Cronaca
Contro i bracconieri è consentito l’uso dell’arma nucleare… nessuna pietà per chi spara ai rinoceronti
“Rhisotope” è un progetto innovativo che prevede l’innesto di materiali radioattivi nei corni dei rinoceronti per renderli rintracciabili e non edibili.
Non si tratta di un annuncio di un gruppo di facinorosi difensori delle specie animali. Tranquilli. Nessuna bomba verrà sganciate contro i bracconieri. Ma qualcosa di radioattivo c’è per davvero. Dopo tre anni di studi, il progetto sperimentale “Rhisotope” è entrato nella sua fase realizzativa. Il progetto prevede l’innesto di materiali radioattivi nei corni dei rinoceronti per renderli rintracciabili e non edibili. Circa venti esemplari hanno già ricevuto il trattamento.
Perché è stata adottata questa soluzione e che conseguenze ha sugli animali
L’obiettivo principale è fermare il bracconaggio. E fin qui siamo tutto d’accordo. Ma siamo sicuri che i rinoceronti non subiranno dei danni? I radioisotopi permettono di individuare i corni alle frontiere e nei porti, rendendoli anche inutilizzabili per il consumo umano. James Larkin, direttore dell’unità di Fisica delle radiazioni e della salute dell’Università del Witwatersrand, ha guidato il progetto. L’iniezione dei radioisotopi nei corni avviene senza dolore per gli animali, utilizzando dosi bassissime che non impattano la loro salute né l’ambiente.
Obiettivo: ridurre il commercio illegale dei corni
La presenza di materiale radioattivo dovrebbe fungere da deterrente per i bracconieri, rendendo i corni meno attraenti sul mercato nero. Questo metodo si aggiunge ai tentativi già effettuati in precedenza, come la colorazione con vernici speciali e il taglio preventivo dei corni. Pratiche che non hanno avuto molto successo. I promotori sperano che questo approccio possa ridurre significativamente il commercio illegale.
Controllo e monitoraggio
Dopo l’innesto dei radioisotopi, gli animali saranno monitorati e sottoposti a controlli periodici, incluso il prelievo di sangue. Il progetto prevede di estendere il trattamento ad altri rinoceronti in diverse riserve. La radioattività nei corni durerà circa cinque anni, dopodiché sarà necessario un richiamo. Questo metodo rappresenta una soluzione potenzialmente più efficace rispetto al taglio del corno. L’implementazione di rilevatori a livello globale, già presenti in numerosi aeroporti e posti di frontiera, contribuirà a intercettare il commercio illegale, sperando di portare un cambiamento significativo nella lotta contro il bracconaggio.
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Cronaca Nera
Garlasco, è arrivato il giorno che può cambiare tutto: scade il tempo per Sempio, ma sul caso Stasi esplode un nuovo giallo
La data cerchiata in rosso è arrivata. Mentre la Procura di Pavia deve decidere la prossima mossa nell’indagine su Andrea Sempio, arriva la clamorosa frenata sulla revisione della condanna di Alberto Stasi: «A noi non risulta», sbotta Pino Rinaldi.
Il 28 settembre è arrivato. Da settimane è la data cerchiata in rosso nel calendario del nuovo caso Garlasco, quella attorno alla quale si concentrano indiscrezioni, attese e interrogativi sull’inchiesta che ha riportato Andrea Sempio al centro dell’omicidio di Chiara Poggi. Ma proprio mentre il conto alla rovescia arriva a zero, sulla vicenda irrompe un altro colpo di scena che riguarda Alberto Stasi e la possibile revisione della sua condanna definitiva.
Lo scenario sembrava abbastanza chiaro: da una parte la Procura di Pavia al lavoro sull’indagine Sempio, dall’altra la Procura generale di Milano impegnata a studiare gli elementi emersi negli ultimi mesi per valutare un’eventuale iniziativa sul processo Stasi. Adesso, però, qualcosa sembra essersi inceppato.
La Procura generale milanese, secondo quanto emerso negli ultimi giorni, non avrebbe intenzione di muoversi autonomamente per chiedere la revisione e attenderebbe invece un’iniziativa dei difensori di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Una svolta che ha sorpreso anche Pino Rinaldi, che in diretta a Ignoto X ha reagito con poche parole destinate inevitabilmente a riaccendere il caso: «A noi non ci risulta». E subito dopo: «Qui lo dico e qui lo nego».
Il 28 settembre è arrivato: che cosa può succedere a Sempio
È però sul fronte di Andrea Sempio che oggi si concentra inevitabilmente l’attenzione. Il 28 settembre rappresenta una scadenza importante nell’inchiesta della Procura di Pavia, ma non bisogna immaginarlo come un interruttore capace di accendere o spegnere improvvisamente il caso.
Gli inquirenti devono decidere come procedere dopo mesi di accertamenti che hanno riportato sotto la lente elementi vecchi e nuovi del delitto di via Pascoli. Tra questi ci sono il Dna trovato sulle unghie di Chiara, gli accertamenti antropometrici su Sempio, la discussa impronta a pallini rilevata nella villetta e la consulenza affidata allo psichiatra Roberto Catanesi, che aveva chiesto di incontrare personalmente l’indagato ricevendo il suo rifiuto.
Secondo la ricostruzione accusatoria della Procura, Sempio avrebbe colpito Chiara almeno dodici volte con un oggetto contundente. Gli inquirenti ipotizzano inoltre un movente collegato a un presunto approccio sessuale respinto dalla ragazza e hanno approfondito anche l’ipotesi dell’esistenza di un video intimo che ritraeva Chiara con Stasi. Sono contestazioni della Procura ancora tutte da sottoporre al vaglio giudiziario: Sempio è indagato e non esiste nei suoi confronti alcuna sentenza di colpevolezza.
Ma proprio adesso scoppia il giallo sulla revisione di Stasi
Mentre Pavia arriva a questo passaggio cruciale, sul binario parallelo di Alberto Stasi si registra invece una brusca frenata.
La procuratrice generale di Milano Francesca Nanni aveva cominciato già a maggio a studiare gli atti del processo, compresa una relazione di circa cento pagine predisposta dai magistrati pavesi. Nei mesi successivi si era quindi fatta strada la possibilità che fosse proprio la Procura generale a valutare un’iniziativa per la revisione della condanna.
Ora lo scenario appare diverso.
L’ufficio milanese non intenderebbe promuovere direttamente la revisione e la prima mossa dovrebbe arrivare dalla difesa del condannato. Sarebbero dunque Bocellari e De Rensis a dover eventualmente bussare alla porta della Corte d’Appello di Brescia, depositando una richiesta costruita sugli elementi emersi dalle nuove indagini.
Non significa che la revisione sia stata bocciata o che quella strada sia improvvisamente chiusa. Significa però che è cambiato chi dovrebbe fare la prima mossa, ed è proprio questo particolare a rendere ancora più enigmatico quanto sta accadendo.
«A noi non risulta»: la reazione che riapre il caso
La sorpresa è esplosa pubblicamente quando Pino Rinaldi ha letto la nota relativa alla posizione della Procura generale e ha reagito in diretta.
«A noi non ci risulta», ha detto il giornalista, aggiungendo immediatamente: «Qui lo dico e qui lo nego».
Parole che non dimostrano naturalmente l’esistenza di una decisione diversa, ma fotografano bene la confusione che si è creata attorno alla partita della revisione. Per mesi si è guardato alla Procura generale come a uno dei possibili motori di una riapertura del processo Stasi; adesso la palla sembra invece tornare improvvisamente nelle mani dei suoi avvocati.
E la domanda diventa inevitabile: perché, dopo mesi trascorsi a studiare le carte e dopo l’acquisizione dei nuovi elementi, la Procura generale non intenderebbe prendere direttamente l’iniziativa?
Stasi e Sempio, due partite diverse sullo stesso omicidio
È il punto più delicato dell’intera vicenda. Alberto Stasi resta il condannato definitivo per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre Andrea Sempio è indagato nella nuova inchiesta aperta dalla Procura di Pavia. Le due vicende possono incontrarsi sugli elementi investigativi, ma dal punto di vista giudiziario seguono strade differenti.
Qualunque sviluppo dell’indagine su Sempio non cancella automaticamente la condanna di Stasi. Per rimettere in discussione quella sentenza serve il percorso previsto per la revisione, con una richiesta che dovrà essere esaminata dalla magistratura competente.
Ed è proprio questo a rendere il 28 settembre ancora più carico di tensione. Da una parte c’è Pavia, chiamata a scegliere come proseguire nell’inchiesta Sempio; dall’altra c’è la partita di Stasi, sulla quale la mossa che molti immaginavano potesse arrivare dalla Procura generale sembra improvvisamente allontanarsi.
A quasi vent’anni dall’assassinio di Chiara Poggi, dunque, Garlasco arriva a una delle giornate più attese con più domande di quante ne avesse alla vigilia. Il calendario ha finito il suo conto alla rovescia, ma la storia giudiziaria del delitto di via Pascoli sembra tutt’altro che vicina alla parola fine.
Cronaca Nera
Garlasco, terremoto a un passo dalla chiusura dell’inchiesta: i pm tornano al 2007 e convocano Garofano e gli uomini del Ris
Massimo riserbo su domande e risposte, ma la mossa della Procura riaccende improvvisamente i riflettori sulle prime indagini scientifiche per l’omicidio di Chiara Poggi. E arriva proprio mentre Andrea Sempio aspetta il nuovo avviso di conclusione delle indagini.
Quando sembrava che la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco fosse ormai arrivata all’ultima curva, la Procura di Pavia ha compiuto una mossa a sorpresa. I magistrati sono tornati direttamente al 2007, alle prime indagini scientifiche nella villetta di via Pascoli e agli uomini che cercarono le tracce dell’assassino di Chiara Poggi.
I pm hanno convocato Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma, e alcuni ufficiali del reparto che parteciparono agli accertamenti sul delitto. Una decisione che arriva in un momento delicatissimo. Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta, aspetta infatti il nuovo avviso di conclusione delle indagini.
Sul contenuto degli incontri regna il massimo riserbo. Nessuno ha rivelato quali domande abbiano posto i magistrati a Garofano e agli altri militari. Proprio per questo emerge una domanda inevitabile: perché la Procura torna agli uomini del Ris del 2007 proprio adesso, alla vigilia della chiusura dell’inchiesta?
Non abbiamo ancora una risposta e sarebbe prematuro parlare di nuove prove o di una svolta investigativa. La tempistica, però, resta significativa. Prima di chiudere questa fase dell’indagine, i pm hanno voluto parlare con chi lavorò sulle prove scientifiche diciannove anni fa.
Garlasco, i pm tornano al Ris che lavorò nella villetta di Chiara
La convocazione di Luciano Garofano attira inevitabilmente l’attenzione per il ruolo che il generale ricopriva nel 2007. Garofano guidava il Ris di Parma quando il reparto partecipò agli accertamenti successivi al ritrovamento del corpo di Chiara Poggi.
Oggi la Procura torna a quella stagione investigativa e non si limita ad ascoltare l’ex comandante. I magistrati hanno convocato anche alcuni ufficiali che presero parte alle attività dell’epoca.
Nessuno, per ora, conosce il punto preciso sul quale si sono concentrate le domande. I pm potrebbero aver voluto chiarire procedure, vecchi accertamenti o aspetti tecnici delle analisi. Potrebbero anche aver cercato un confronto tra quanto emerse allora e gli elementi raccolti nella nuova indagine. Al momento, però, non esistono informazioni pubbliche che permettano di scegliere una di queste ipotesi.
Resta il dato investigativo. Prima di mettere il punto alla nuova fase dell’inchiesta, la Procura ha ritenuto necessario parlare ancora con gli uomini che entrarono nel caso quando il delitto era appena avvenuto.
Perché Garofano proprio ora? Il mistero delle domande dei magistrati
È soprattutto il momento scelto dai pm a rendere la notizia clamorosa. L’inchiesta su Andrea Sempio non si trova infatti all’inizio. Al contrario, la Procura si prepara a concludere l’attività investigativa.
Ecco perché la domanda pesa: che cosa volevano sapere i magistrati dagli uomini del Ris del 2007?
Per ora la Procura non lo ha reso noto. Non sappiamo se abbia voluto rileggere una singola traccia alla luce delle conoscenze attuali, chiarire alcuni passaggi dei vecchi verbali o approfondire le modalità degli accertamenti scientifici.
Non possiamo quindi attribuire alle convocazioni il significato di una nuova scoperta. Possiamo però osservare la sequenza degli eventi: mentre parte il conto alla rovescia per la chiusura delle indagini su Sempio, i pm tornano alle prime analisi scientifiche del caso Garlasco.
Diciannove anni dopo, quelle indagini tornano così al centro dell’attenzione.
Andrea Sempio aspetta il nuovo avviso di chiusura
Il prossimo passaggio riguarda proprio Andrea Sempio. Il procuratore di Pavia Fabio Napoleone aveva indicato già alla fine di maggio i tempi previsti per concludere l’attività investigativa. Ora Sempio aspetta un nuovo avviso di conclusione delle indagini preliminari, dopo quello del 7 maggio.
La Procura gli contesta l’omicidio volontario di Chiara Poggi e alcune aggravanti. Tra queste figura la crudeltà, che i magistrati collegano al «numero e all’entità delle ferite inferte alla vittima». Gli atti richiamano almeno dodici ferite al cranio e al volto della giovane. Per il movente, invece, l’accusa indica il presunto «rifiuto del suo approccio sessuale».
Questa rappresenta la ricostruzione della Procura e dovrà confrontarsi con le argomentazioni della difesa. Sempio resta indagato e nei suoi confronti vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Con il nuovo avviso di conclusione delle indagini, i difensori potranno conoscere il quadro raccolto dall’accusa. Avranno quindi la possibilità di presentare memorie e documenti, chiedere l’interrogatorio dell’indagato o sollecitare ulteriori accertamenti.
La consulenza psichiatrica e il no di Sempio ai colloqui
Tra gli ultimi tasselli dell’inchiesta compare anche la consulenza che la Procura ha affidato al professor Roberto Catanesi. Lo psichiatra deve realizzare una valutazione personologica di Sempio.
L’incarico mira a verificare se nel 2007 esistessero eventuali condizioni patologiche capaci di incidere sulla capacità di intendere e di volere. Catanesi dovrà inoltre valutare la presenza di eventuali disturbi rilevanti ai fini dell’imputabilità e formulare una valutazione sull’eventuale pericolosità sociale.
Il professore aveva chiesto di incontrare personalmente Sempio per alcuni colloqui. L’indagato ha scelto di non partecipare agli incontri richiesti dal consulente della Procura.
Anche questo elemento entra nel materiale che i magistrati stanno raccogliendo nelle battute finali dell’inchiesta. Ed è proprio dentro questo scenario che il ritorno agli uomini del Ris del 2007 acquista un peso particolare.
Diciannove anni dopo i pm riaprono i fascicoli delle prime indagini
Il caso Garlasco compie così un nuovo viaggio indietro nel tempo. Mentre la Procura si prepara a chiudere l’inchiesta su Andrea Sempio, i magistrati tornano agli uomini che lavorarono sul caso subito dopo l’omicidio.
Per la morte di Chiara Poggi esiste già una condanna definitiva, quella di Alberto Stasi. La nuova indagine della Procura di Pavia segue però un percorso diverso e ha portato nuovamente Andrea Sempio al centro degli accertamenti.
Proprio per questo occorre separare i due piani. La convocazione di Garofano e degli altri ufficiali non consente di parlare di una nuova prova e neppure di una svolta già maturata. Mostra però che i pm hanno ancora voluto verificare alcuni aspetti delle indagini originarie prima di chiudere il nuovo fascicolo investigativo.
Ed è questo il particolare che sorprende. Tutto sembrava ormai indirizzato verso la conclusione dell’attività della Procura. Invece gli investigatori hanno fatto un ultimo salto nel passato e hanno bussato alla porta di chi, nel 2007, cercò le prime risposte nelle tracce raccolte dopo l’assassinio di Chiara.
Il conto alla rovescia è iniziato, ma resta una domanda
Adesso l’attenzione si concentra sul nuovo avviso di conclusione delle indagini per Sempio e sulle successive decisioni della Procura. Solo allora si potrà capire se gli incontri con gli uomini del Ris abbiano aggiunto qualcosa al quadro investigativo.
Per il momento resta soprattutto la sorpresa della tempistica. A un passo dalla chiusura, i magistrati sono tornati al 2007. Hanno convocato Luciano Garofano e alcuni degli uomini che lavorarono sulle prove scientifiche dopo l’assassinio di Chiara Poggi.
Non sappiamo che cosa abbiano chiesto e nemmeno quali risposte abbiano ottenuto. Sappiamo però che la Procura ha considerato necessario questo passaggio prima di chiudere una delle fasi più delicate della nuova indagine.
Ed è sufficiente per riportare al centro del giallo una domanda che sembrava ormai superata dagli eventi: che cosa stanno cercando oggi i pm nelle prime indagini scientifiche sul delitto di Garlasco?
Politica
Silvio Berlusconi, spunta il progetto segreto più incredibile: voleva un musical sulla sua vita. E aveva già scelto il titolo: «Il principe azzurro»
La rivelazione di Roberto Gasparotti alla vigilia dei 90 anni dalla nascita del Cavaliere: il progetto andò avanti per mesi nel massimo riserbo. Corpo di ballo, attori, musiche, dialoghi cantati e un maxi schermo con le immagini vere della sua vita. «Berlusconi aveva già la scenografia pronta».
Se c’è stato un politico italiano che ha sempre avuto una consapevolezza quasi cinematografica della propria immagine, quello è stato Silvio Berlusconi. Ma persino conoscendo il suo rapporto con la televisione, lo spettacolo, la musica e la costruzione della propria immagine pubblica, quello che emerge oggi sembra la trama di un film. O meglio, di un musical. Perché il Cavaliere voleva davvero portare sul palcoscenico la storia della propria vita, dall’imprenditoria alla politica fino ai trionfi del Milan, trasformandola in un gigantesco spettacolo in stile Broadway.
E aveva già scelto persino il titolo provvisorio: “Il principe azzurro”.
Non si trattava soltanto di una fantasia raccontata durante una cena o di una delle tante idee lanciate e dimenticate. Il progetto sarebbe andato avanti per mesi e nel massimo segreto, con un giovane attore-autore, un musicista e l’organizzazione di un vero corpo di ballo. Berlusconi aveva inoltre già immaginato la scenografia: mentre sul palco si cantava e si ballava, alle spalle degli interpreti un gigantesco schermo avrebbe mostrato le immagini autentiche della sua vita.
A raccontare oggi il progetto è Roberto Gasparotti, storico “uomo immagine” del Cavaliere dal 1994 e regista che per oltre vent’anni ne ha curato le principali apparizioni pubbliche. E proprio Gasparotti conserva ancora qualcosa di quel musical mai nato: i fogli con gli appunti e le indicazioni di Berlusconi.
«Voglio un musical sulla mia vita»: l’ordine era mantenere tutto segreto
L’idea risalirebbe al periodo tra il 2014 e il 2015. Berlusconi aveva già pensato di raccontarsi attraverso il cinema e aveva registrato un film autobiografico rimasto inedito, con circa sei ore di girato e un incipit che non lasciava molti dubbi sull’impostazione: «Sono Silvio Berlusconi e questa è la mia vita».
Ma evidentemente il cinema non gli bastava. Nella sua testa prese forma qualcosa di ancora più grande e spettacolare: un musical costruito sulla propria biografia, sul modello dei grandi show americani, nel quale far convivere recitazione, musica, canto, danza e immagini autentiche.
«Il presidente Berlusconi mi confidò l’intenzione di voler fare un musical sulla sua vita», ha raccontato Gasparotti, spiegando di avere recentemente ritrovato i fogli sui quali aveva annotato le indicazioni ricevute.
La prima richiesta del Cavaliere fu categorica: nessuno doveva sapere niente. «Mi chiese di lavorare nella massima riservatezza, perché non voleva che tutto “si bruciasse” con una fuga di notizie».
Ed è probabilmente questo il particolare che rende il retroscena ancora più sorprendente. Per mesi attorno a Berlusconi si lavorò davvero a un progetto che, se fosse arrivato sul palcoscenico, avrebbe inevitabilmente fatto discutere mezza Italia. Eppure non trapelò praticamente nulla.
Il titolo era già deciso: “Il principe azzurro”
Anche sul titolo Berlusconi aveva le idee piuttosto chiare. Gasparotti racconta che insieme al “dottore”, come lo chiama nel ricostruire quei mesi, venne individuato un nome provvisorio difficilmente immaginabile per chiunque altro: “Il principe azzurro”.
In fondo, però, il titolo conteneva molti degli elementi con i quali Berlusconi aveva costruito negli anni la propria rappresentazione pubblica: ottimismo, successo, seduzione, capacità di trasformare la politica in racconto e una propensione allo spettacolo che aveva accompagnato tutta la sua vita, molto prima della discesa in campo.
Il progetto cominciò quindi a diventare concreto. «Contattai un giovane attore-autore e un musicista. Con il “dottore” scegliemmo come titolo pilota dello show “Il principe azzurro”. Mi organizzai per formare un corpo da ballo», racconta Gasparotti.
Non era dunque soltanto Berlusconi che immaginava se stesso protagonista di un musical. Qualcuno aveva già cominciato a costruirlo.
Ballerini, canzoni e un maxi schermo con la vera vita del Cavaliere
Il particolare più berlusconiano dell’intera storia riguarda probabilmente la scenografia. Anche quella, secondo Gasparotti, era già stata immaginata dal Cavaliere.
«Berlusconi aveva già la scenografia pronta: mentre si cantava e ballava, su un maxi schermo scorrevano immagini reali della sua vita».
L’idea era quindi quella di fondere spettacolo e autobiografia. Sul palco attori e ballerini avrebbero raccontato e cantato la storia di Berlusconi, mentre sullo sfondo sarebbe comparso il Berlusconi reale attraverso filmati e fotografie della sua esistenza.
La materia, del resto, non mancava. L’imprenditore partito dall’edilizia, Milano 2, la nascita della televisione commerciale, Fininvest, l’acquisto del Milan e le vittorie internazionali, la discesa in campo del 1994, Palazzo Chigi, le campagne elettorali, i grandi vertici internazionali e tutto ciò che aveva trasformato la sua vita privata e pubblica in uno dei racconti italiani più discussi degli ultimi decenni.
Tutto avrebbe dovuto diventare spettacolo. Con tanto di musica e coreografie.
Gasparotti: «Lavorammo in gran segreto per mesi»
Gasparotti non era un collaboratore qualsiasi. Era l’uomo che aveva contribuito a costruire alcuni dei momenti televisivi più riconoscibili della storia politica di Berlusconi, a cominciare proprio dal video della discesa in campo del 1994 e dal celebre «L’Italia è il Paese che amo».
Se Berlusconi voleva trasformare la propria vita in uno spettacolo, dunque, affidare a lui la costruzione visiva del progetto aveva una logica precisa.
E i lavori andarono avanti molto più di quanto si potrebbe immaginare oggi ascoltando per la prima volta questa storia: «Lavorammo in gran segreto per mesi», rivela Gasparotti.
Poi accadde qualcosa e il progetto si fermò. «Non se ne fece più nulla», conclude il regista senza trasformare il retroscena in qualcosa che non è. Il musical non arrivò mai sul palco e Il principe azzurro rimase uno dei progetti incompiuti del Cavaliere.
Anche un film autobiografico di sei ore mai uscito
Il musical, peraltro, non era l’unico tentativo di Berlusconi di consegnare direttamente il racconto della propria vita alle immagini. Esisteva anche il progetto di un film autobiografico, anch’esso mai distribuito, del quale sarebbero state registrate circa sei ore.
L’apertura diceva praticamente tutto sull’idea: «Sono Silvio Berlusconi e questa è la mia vita».
Due progetti differenti, dunque, ma uniti dalla stessa intenzione: non lasciare soltanto agli altri il compito di raccontare Silvio Berlusconi. Nel film sarebbe stato lui a ripercorrere la propria storia; nel musical quella stessa biografia avrebbe assunto la forma di un grande spettacolo, con interpreti, musica, ballerini e le immagini autentiche proiettate sullo sfondo.
Non sappiamo come sarebbe stato il risultato finale e neppure quanto il progetto fosse arrivato vicino alla realizzazione prima di essere abbandonato. Sappiamo però, attraverso il racconto di Gasparotti, che il lavoro era partito, erano state coinvolte altre persone e per mesi tutto era rimasto segreto.
“Il principe azzurro”, il grande show di Berlusconi che nessuno ha mai visto
La storia emerge alla vigilia di quello che sarebbe stato il novantesimo compleanno di Silvio Berlusconi e aggiunge un capitolo curioso alla biografia dell’ex presidente del Consiglio, morto nel giugno 2023.
Forse non sorprende nemmeno così tanto che l’uomo che aveva cominciato giovanissimo cantando sulle navi da crociera, che amava comporre canzoni, che aveva rivoluzionato la televisione commerciale italiana e trasformato le campagne elettorali in gigantesche macchine di comunicazione avesse immaginato, a un certo punto, di mettere tutta la propria esistenza dentro un musical.
Sorprende semmai quanto il progetto fosse andato avanti senza che praticamente nessuno ne sapesse nulla.
C’era il titolo, “Il principe azzurro”. C’erano gli appunti. C’era un attore-autore. C’era un musicista. Si stava organizzando un corpo di ballo. E soprattutto c’era già l’immagine che Berlusconi aveva in testa: il palcoscenico pieno di musica e ballerini e, alle loro spalle, un maxi schermo sul quale sarebbe passata la sua vera vita.
Poi il sipario non si alzò mai.
E forse è proprio questo il dettaglio più curioso dell’intera storia: Silvio Berlusconi aveva trascorso una vita intera trasformando politica, impresa, calcio e televisione in spettacolo. Alla fine aveva pensato di trasformare in spettacolo anche Silvio Berlusconi.
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