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Cronaca Nera

Caso Yara Gambirasio, svolta clamorosa: Bossetti ottiene l’accesso ai reperti. Si riapre la partita giudiziaria?

La Corte ha ordinato una ricognizione completa degli elementi legati all’omicidio di Yara Gambirasio, tra cui osso femorale, margini ungueali e l’apparecchio dentale con materiale pilifero mai esaminato. L’obiettivo della difesa è verificare il DNA attribuito a “Ignoto 1” e cercare nuovi elementi per chiedere la revisione del processo. Ma il tempo trascorso e la conservazione dei reperti restano un’incognita.

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    La vicenda di Yara Gambirasio si arricchisce di un nuovo, clamoroso sviluppo. Il Tribunale di Bergamo ha autorizzato la difesa di Massimo Bossetti ad accedere a tutti i reperti del caso, andando oltre la visione parziale concessa lo scorso anno. Si tratta di un passaggio fondamentale per i legali dell’uomo, condannato in via definitiva per l’omicidio della tredicenne di Brembate Sopra, che da anni chiedono nuove verifiche su elementi chiave delle indagini.

    Questa decisione della Corte dispone il rintracciamento di ogni singolo reperto ancora esistente, compresi oggetti e campioni biologici che non sono mai stati analizzati. Un punto cruciale, visto che molti di questi elementi potrebbero rivelarsi decisivi nella battaglia giudiziaria che la difesa di Bossetti sta portando avanti da tempo.

    I reperti sotto la lente: DNA, unghie e capelli mai esaminati

    Tra i materiali più importanti che saranno oggetto di ricognizione spiccano alcuni campioni biologici della vittima, tra cui una porzione della diafisi femorale – l’osso da cui fu estratto il DNA attribuito a “Ignoto 1” – e l’apparecchio dentale della ragazza. Quest’ultimo, secondo i documenti in mano alla difesa, conterrebbe formazioni pilifere mai sottoposte ad analisi approfondite.

    Un altro elemento di grande interesse sono i margini ungueali, che potrebbero fornire informazioni sui momenti precedenti alla morte della giovane. Restano però numerose incognite: quanti di questi reperti sono ancora disponibili? Sono stati conservati in modo adeguato per essere analizzati dopo così tanto tempo? La Corte ha incaricato le forze dell’ordine di rintracciarli presso l’Istituto di medicina legale di Milano, il Ris di Parma e altre strutture pubbliche o private che potrebbero custodirli.

    L’obiettivo della difesa: riaprire il processo

    Secondo i consulenti della difesa, avere accesso ai reperti potrebbe rappresentare un passo fondamentale per rimettere in discussione il processo. “Ci sono campioni mai esaminati, come tamponi ginecologici e altre tracce biologiche, che potrebbero essere sottoposti a indagini indipendenti per la prima volta”, affermano i legali.

    L’intenzione della difesa è chiara: rianalizzare ogni elemento utile per verificare il profilo genetico della vittima e confrontarlo con quello attribuito a “Ignoto 1”, su cui si è basata la condanna di Bossetti. “Il DNA di Ignoto 1 fu ottenuto per sottrazione”, sostengono i legali, ribadendo il loro scetticismo sulla correttezza delle analisi effettuate durante le indagini.

    Nuove analisi o un vicolo cieco?

    Il compito della Polizia giudiziaria, su delega della Corte, sarà ora quello di rintracciare tutti i reperti. Ma l’incognita più grande resta il fattore tempo: dopo oltre un decennio, alcuni elementi potrebbero essere deteriorati o addirittura andati distrutti, rendendo impossibile qualsiasi nuovo esame.

    Questo passaggio segna comunque un punto importante nella lunga battaglia legale intorno al caso di Yara Gambirasio. Ora la palla passa agli esperti e alle autorità competenti: la ricognizione dei reperti potrebbe portare a nuove rivelazioni o confermare quanto già stabilito dalla giustizia? La difesa è convinta che i nuovi esami potrebbero dare risposte molto diverse da quelle emerse finora.

    La verità, però, resta ancora da scrivere.

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      Cronaca Nera

      Garlasco, Andrea Sempio verso la richiesta di rinvio a giudizio: quattro nuove perizie per blindare l’accusa

      Secondo quanto riportato dal Tg1, i magistrati pavesi sarebbero pronti a depositare entro fine agosto quattro nuove consulenze tecniche sul delitto di Chiara Poggi. L’obiettivo è rafforzare il quadro investigativo e rispondere alle contestazioni della difesa di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio.

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        La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco entra nella fase decisiva. Dopo la chiusura delle indagini notificata a maggio e le memorie depositate dalla difesa, la Procura di Pavia starebbe preparando un ultimo pacchetto di accertamenti prima di decidere formalmente sulla posizione di Andrea Sempio.

        Secondo quanto riportato dal Tg1 e ricostruito da Open, entro la fine di agosto dovrebbero arrivare quattro nuove consulenze tecniche. Il termine indicato per l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio è il 28 settembre.

        Garlasco, nuove verifiche sulle impronte

        Il primo fronte riguarda le tracce presenti nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007.

        L’anatomopatologa Cristina Cattaneo è stata incaricata di approfondire la compatibilità tra la struttura del piede di Sempio e alcune impronte insanguinate rilevate nella casa. L’analisi dovrebbe tenere conto anche delle modificazioni fisiche intervenute in quasi vent’anni.

        L’accertamento coinvolge inoltre la cosiddetta impronta 33, la traccia palmare individuata sulla parete delle scale che conducono al seminterrato. La Procura valuta l’ipotesi che chi scese verso il corpo di Chiara Poggi possa essersi appoggiato al muro. La difesa di Sempio contesta però la riconducibilità dell’impronta al proprio assistito.

        Le scarpe e l’impronta a pallini

        Un secondo approfondimento riguarda le calzature.

        I consulenti Giampaolo Iuliano e Nicola Caprioli stanno verificando la possibile corrispondenza tra l’impronta a pallini rilevata nella villetta e la suola di una scarpa Frau numero 42.

        È un punto delicato, perché quel tipo di impronta entrò anche nel processo che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi, sebbene le scarpe non fossero mai state sequestrate tra i suoi beni.

        La nuova analisi mira dunque a stabilire con maggiore precisione caratteristiche, forma e compatibilità delle tracce.

        Il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi

        Il terzo pilastro riguarda il materiale biologico recuperato sotto le unghie della vittima.

        Il genetista forense Carlo Previderé sta svolgendo ulteriori approfondimenti sul profilo del cromosoma Y che, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe riconducibile alla linea paterna della famiglia Sempio.

        Resta però uno dei punti più controversi dell’intera indagine: le perizie hanno evidenziato che non è possibile stabilire con certezza quando e in quale modo quel materiale sia stato trasferito sotto le unghie di Chiara Poggi.

        La Procura considera comunque la traccia uno degli elementi centrali del fascicolo, mentre la difesa ne contesta il valore probatorio.

        La consulenza psichiatrica senza colloquio con Sempio

        C’è poi la consulenza affidata allo psichiatra Giuseppe Catanesi.

        Andrea Sempio aveva rifiutato di sottoporsi direttamente al colloquio. Il suo legale Liborio Cataliotti aveva spiegato che, secondo la difesa, «l’accertamento dei fatti deve precedere qualsiasi valutazione personologica».

        La consulenza dovrebbe comunque essere svolta sulla base della documentazione disponibile, degli appunti sequestrati nell’abitazione dell’indagato e delle precedenti valutazioni degli esperti del Racis dei Carabinieri.

        Il 28 settembre la data chiave

        Il deposito delle quattro consulenze dovrebbe quindi anticipare la scelta della Procura sulla richiesta di rinvio a giudizio.

        La direzione dell’inchiesta appare sempre più chiara, ma fino alla decisione del gip la posizione di Sempio resta quella di un indagato e tutte le conclusioni scientifiche dovranno essere sottoposte al contraddittorio con la difesa.

        Sul fondo resta anche il capitolo Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. La Procura generale di Milano potrebbe decidere nelle prossime settimane se ci siano elementi per un’eventuale revisione del processo.

        Il mese di settembre, dunque, potrebbe diventare il nuovo spartiacque giudiziario del caso Garlasco: da una parte il possibile processo a Sempio, dall’altra il futuro della condanna che da anni indica in Stasi l’assassino di Chiara.

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          Uomini e Donne, arrestato l’ex cavaliere Rosario Ibello: accusato di truffa e possesso di documenti falsi

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            Secondo la ricostruzione degli investigatori, Rosario Ibello avrebbe utilizzato un documento con una falsa residenza per acquistare biglietti a tariffa agevolata riservati ai residenti di Ischia. L’ex cavaliere di Uomini e Donne è stato arrestato con le accuse di possesso di documenti falsi e truffa.

            Dal Trono Over di Uomini e Donne alle aule di giustizia. Rosario Ibello, ex cavaliere del dating show di Maria De Filippi, è stato arrestato a Ischia con l’accusa di possesso di documenti falsi e truffa ai danni di una compagnia di navigazione. L’uomo, 56 anni, originario di Napoli, è stato fermato dai Carabinieri mentre si trovava al porto, poco prima di lasciare l’isola.

            Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il controllo sarebbe nato come una normale verifica di routine. Durante gli accertamenti, però, i militari avrebbero scoperto che Ibello aveva con sé due documenti d’identità con residenze differenti, circostanza che ha fatto scattare ulteriori verifiche.

            L’accusa: un documento con una falsa residenza per ottenere gli sconti

            Secondo l’ipotesi investigativa, Rosario Ibello avrebbe utilizzato uno dei documenti, che riportava una residenza a Barano d’Ischia, per acquistare il 3 agosto un biglietto marittimo usufruendo delle tariffe agevolate riservate ai residenti dell’isola.

            Gli accertamenti avrebbero poi portato alla scoperta di un secondo documento d’identità con una residenza diversa, facendo emergere il presunto raggiro.

            Sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, poco prima del controllo l’ex cavaliere avrebbe tentato di acquistare un altro biglietto utilizzando lo stesso sistema, circostanza che avrebbe aggravato la sua posizione.

            Le accuse formulate nei suoi confronti sono quelle di possesso di documenti falsi e truffa ai danni di una compagnia di navigazione. Sarà ora l’autorità giudiziaria a valutare le responsabilità dell’uomo nel prosieguo del procedimento.

            Chi è Rosario Ibello

            Rosario Ibello aveva partecipato a Uomini e Donne nell’edizione 2022-2023 come cavaliere del Trono Over.

            Durante il suo percorso nel programma aveva conosciuto alcune dame, senza però riuscire a costruire una relazione stabile. La sua esperienza nel dating show si era conclusa senza trovare la compagna che diceva di cercare.

            Dopo la partecipazione televisiva era tornato alla propria vita privata, fino alla vicenda giudiziaria emersa nelle ultime ore.

            Le indagini sono ancora in corso

            La ricostruzione dei fatti si basa sugli elementi raccolti dai Carabinieri durante il controllo effettuato al porto di Ischia e sulle contestazioni formulate nei confronti dell’ex cavaliere.

            Come previsto dall’ordinamento italiano, Rosario Ibello è da considerarsi presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

            Nelle prossime ore potrebbero emergere ulteriori dettagli sull’inchiesta e sulla posizione difensiva dell’ex protagonista di Uomini e Donne.

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              Fabrizio Corona patteggia per la bancarotta della Fenice: pena convertita in sanzione pecuniaria, versati 40 mila euro

              I giudici hanno approvato il patteggiamento a dieci mesi, convertiti in una pena pecuniaria. Corona aveva già risarcito l’Agenzia delle Entrate con circa 40 mila euro. Per la madre Gabriella Privitera la

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                Fabrizio Corona ha patteggiato una pena pecuniaria nel processo che lo vedeva imputato per bancarotta fraudolenta nell’ambito del fallimento della Fenice Srl, una delle società riconducibili all’ex agente fotografico. L’accordo, già raggiunto tra la Procura di Milano e la difesa, è stato accolto dai giudici della Seconda Sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Nicola Clivio.

                Il procedimento riguardava in particolare la storica abitazione di Corona in via De Cristoforis, a pochi passi da corso Como, immobile che secondo l’accusa avrebbe avuto un valore di circa 2,5 milioni di euro.

                L’accusa sulla casa di via De Cristoforis

                Secondo le indagini coordinate dal pubblico ministero Luigi Luzi, l’immobile sarebbe stato intestato fittiziamente a un collaboratore di Corona e, in questo modo, sottratto al patrimonio della Fenice Srl, successivamente dichiarata fallita.

                Proprio questa operazione è stata al centro dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta, sfociata nell’accordo di patteggiamento raggiunto dall’imputato.

                Dieci mesi convertiti in pena pecuniaria

                La proposta formulata dal difensore Ivano Chiesa, con il consenso della Procura, prevedeva una pena di dieci mesi di reclusione, successivamente convertita in una sanzione pecuniaria.

                Prima della definizione del procedimento, Fabrizio Corona aveva già versato circa 40 mila euro a titolo di risarcimento nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. La pena è stata inoltre concordata in continuazione con una precedente condanna definitiva relativa al fallimento di un’altra società riconducibile all’ex fotografo dei vip.

                La posizione della madre Gabriella Privitera

                Nel processo è imputata anche Gabriella Privitera, madre di Fabrizio Corona, difesa dall’avvocata Cristina Morrone.

                Nel rito abbreviato, lo stesso pubblico ministero ha chiesto la sua assoluzione, ritenendo che fosse inconsapevole del ruolo di amministratrice della società intestata al figlio. La decisione del Tribunale nei suoi confronti è attesa il 15 settembre.

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