Cronaca Nera
Così Filippo Turetta progettò la morte di Giulia
Prima di compiere il femminicidio, Filippo Turetta aveva preparato una lista dettagliata di oggetti e azioni necessarie. Un piano meticoloso che getta nuova luce sul terribile evento.
Durante le indagini sul femminicidio di Giulia Cecchettin, gli inquirenti hanno scoperto una lista scritta da Filippo Turetta: «Fare il pieno, controllare sportelli, ferramenta, lacci di scarpe, calzini, sacchetti immondizia, nastro adesivo, legare sopra caviglie e sopra ginocchia, spugna bagnata in bocca, coltello». La lista non si limitava agli strumenti del delitto, ma comprendeva anche azioni da compiere, come fare il pieno di carburante, suggerendo una pianificazione meticolosa e premeditata.
Questo ritrovamento mette in evidenza la natura deliberata e calcolata dell’omicidio, smentendo qualsiasi ipotesi di un atto impulsivo. Gli oggetti elencati, combinati con le azioni programmate, dipingono un quadro di fredda determinazione e di un’attenzione ossessiva ai dettagli, che aggiunge un ulteriore strato di orrore al crimine.
La premeditazione del delitto
La scoperta della lista è una prova schiacciante della premeditazione di Turetta. Gli investigatori ritengono che l’omicidio di Giulia sia stato il culmine di un piano studiato nei minimi particolari, con l’obiettivo di controllare e sopprimere ogni possibilità di fuga o resistenza da parte della vittima.
Un caso che scuote l’opinione pubblica
Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha profondamente scosso l’opinione pubblica, già sensibilizzata dal crescente numero di casi di violenza sulle donne. La scoperta della lista di Turetta aggiunge un elemento di orrore e mette in luce la necessità di interventi più efficaci per prevenire tali tragedie. Il dettaglio con cui l’omicidio è stato pianificato evidenzia quanto sia fondamentale riconoscere e intervenire tempestivamente in situazioni di rischio.
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Cronaca Nera
Garlasco, il mistero di Milo Infante: dopo la diretta sparisce un’ora e 40 di “Verità Nascoste”. Che cosa è successo davvero?
Quasi due ore cancellate dalla versione disponibile su Mediaset Infinity, proprio quelle dedicate al caso più discusso del momento. In studio c’era anche Gennaro Cassese, ex comandante dei carabinieri di Vigevano e oggi indagato. Nessuna spiegazione ufficiale: sui social parte la caccia al perché.
C’è qualcosa di curioso, e parecchio, accaduto a “Verità Nascoste”, il programma di Milo Infante su Rete 4. Perché la puntata trasmessa in televisione e quella che gli spettatori hanno ritrovato successivamente su Mediaset Infinity non coincidono affatto. E non stiamo parlando di qualche minuto eliminato per esigenze tecniche.
Manca circa un’ora e quaranta.
Per giunta non un’ora e quaranta qualsiasi. Dalla versione online è sparito proprio il lungo blocco dedicato al delitto di Garlasco, alle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi e ai tanti interrogativi tornati prepotentemente al centro della cronaca.
Un taglio enorme, impossibile da non notare. E infatti qualcuno lo ha notato.
Milo Infante parla di Garlasco, poi online sparisce tutto
Durante la diretta televisiva Milo Infante aveva dedicato una parte consistente della trasmissione al caso Poggi, confrontandosi con numerosi ospiti. In studio c’erano Piero Colaprico, Umberto Brindani, Sarah Viola, Monica Leofreddi e Gennaro Cassese.
Poi la puntata è arrivata sulla piattaforma streaming del gruppo e sorpresa: Garlasco non c’era più.
Chi non aveva seguito la trasmissione in televisione e pensava di recuperarla successivamente si è trovato davanti una puntata molto più corta, poco più di un’ora, senza il lungo approfondimento che gli spettatori della diretta avevano invece regolarmente visto.
Ed è qui che una semplice stranezza televisiva comincia ad assumere i contorni di un piccolo giallo.
Tra gli ospiti c’era anche Gennaro Cassese
A rendere ancora più interessante la faccenda è la presenza tra gli ospiti di Gennaro Cassese, che all’epoca dell’omicidio di Chiara Poggi comandava la compagnia dei carabinieri di Vigevano.
Cassese è stato iscritto dalla Procura di Pavia nel registro degli indagati per false informazioni ai pubblici ministeri nell’ambito delle nuove indagini.
Naturalmente questo dato non dimostra alcun collegamento con la successiva sparizione della parte di trasmissione. Sarebbe scorretto sostenere il contrario senza elementi concreti. Ma è altrettanto evidente che la presenza di uno dei personaggi coinvolti nei nuovi sviluppi dell’inchiesta renda ancora più forte la curiosità intorno a ciò che è accaduto dopo la messa in onda.
Perché quella parte è stata eliminata?
Qualcuno ha chiesto di cancellare il blocco su Garlasco?
Ed eccoci alla domanda che sta inevitabilmente facendo discutere gli spettatori.
Qualcuno si è lamentato dopo la trasmissione? È arrivata una richiesta di intervento? Qualche affermazione pronunciata durante il dibattito ha creato problemi? Oppure dietro alla sparizione non c’è assolutamente nulla di misterioso e si tratta semplicemente di un errore tecnico?
Al momento non esiste una spiegazione ufficiale che consenta di scegliere una di queste ipotesi.
E bisogna fermarsi qui con le certezze.
Non risulta infatti confermata l’esistenza di diffide, reclami o richieste di cancellazione. Ma proprio l’assenza di una spiegazione rende inevitabile chiedersi perché sia scomparsa una porzione tanto consistente della trasmissione e, soprattutto, perché sia sparito integralmente proprio l’approfondimento su Garlasco.
Sui social parte la caccia all’ora e 40 scomparsa
Gli spettatori più attenti hanno cominciato a segnalare la differenza tra quanto visto su Rete 4 e quanto successivamente pubblicato online. E da lì sono partite domande, supposizioni e inevitabili teorie.
D’altra parte il caso Garlasco sembra ormai possedere una caratteristica singolare: ogni volta che sembra esserci una risposta, compare immediatamente una nuova domanda.
Questa volta, però, la domanda non riguarda impronte, testimonianze, reperti o verbali d’indagine. Riguarda la televisione.
Ci sono infatti alcuni punti sui quali non sembra esserci molto da discutere: il blocco dedicato a Garlasco è andato in onda, gli spettatori lo hanno visto e nella versione online non compare.
Sul resto, almeno per ora, rimane il punto interrogativo.
Il piccolo paradosso di “Verità Nascoste”
E alla fine c’è persino un dettaglio involontariamente perfetto.
Il programma si chiama “Verità Nascoste”. Nella puntata Milo Infante dedica quasi due ore al mistero di Garlasco e, quando la trasmissione arriva online, proprio quelle immagini diventano improvvisamente difficili da ritrovare.
Sembra quasi una trovata pubblicitaria scritta apposta. Solo che, almeno per quanto se ne sa, non lo è.
Finché non arriverà una spiegazione, quindi, il nuovo piccolo mistero legato a Garlasco non si trova a Pavia e nemmeno nella villetta di via Pascoli. Si trova dentro una trasmissione televisiva: che cosa è successo in quell’ora e quaranta per farla sparire dalla versione online?
E soprattutto: chi ha deciso che chi non l’aveva vista in diretta non avrebbe potuto rivederla?
Cronaca Nera
Garlasco, Angela Taccia si gioca tutto su Sempio: «Se ha ucciso Chiara smetto di fare l’avvocato e mi ritiro sulle montagne»
Angela Taccia affida a Oggi la difesa più personale di Andrea Sempio: ricostruisce il rapporto nato nel gruppo di Marco Poggi, descrive un ragazzo incapace di sopportare la violenza e respinge ogni sospetto. «Quando tutto finirà, spero che gli chiederanno scusa».
Angela Taccia non usa formule prudenti, non cerca ripari e non lascia aperta alcuna via di fuga.Anzi, rilancia e mette sul tavolo la propria carriera, la propria credibilità e quasi una vita intera di ricordi condivisi. «Se Andrea Sempio ha ucciso Chiara, io smetto di fare l’avvocato e mi ritiro sulle montagne», afferma. Non è soltanto una dichiarazione di fiducia professionale nell’uomo che oggi difende nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. È una presa di posizione assoluta, fondata sulla convinzione di conoscere Sempio meglio di chiunque altro e di poter escludere che dietro il ragazzo frequentato per anni si nascondesse un assassino.
Taccia parla come avvocato, ma soprattutto come persona che faceva parte dello stesso gruppo di amici che ruotava intorno a Marco Poggi, fratello minore di Chiara. «Quei ragazzi erano una seconda famiglia per me», racconta a Oggi. È proprio da questa vicinanza che nasce una difesa costruita non soltanto sugli atti, ma su quasi vent’anni di rapporti, confidenze, litigi, serate trascorse insieme e momenti difficili. Nel racconto della legale, Andrea Sempio non appare come un conoscente occasionale, ma come uno dei punti fermi della sua vita.
«Eravamo una seconda famiglia»
Angela Taccia ricorda con precisione il momento in cui entrò in quel gruppo. Era Halloween del 2005, aveva sedici anni ed era fidanzata con Alessandro Biasibetti, suo compagno di liceo. Fu lui a portarla a Garlasco, al pub Punto Zero, e a presentarle gli amici: Andrea Sempio, Marco Poggi, Mattia Capra e Roberto Freddi. Da quel momento iniziarono i sabati sera trascorsi insieme, tra cene, birre e poche fughe in discoteca.
«Ho detto in tv che eravamo degli “sfigatelli” perché non ci sfasciavamo di alcol come gli altri e andavamo in discoteca al massimo una volta al mese», spiega.Taccia proveniva da un ambiente molto diverso. Racconta una famiglia legata all’Università Cattolica, la danza classica, il pianoforte, le vacanze a Stresa e i golf club frequentati da persone che «avevano castelli in Scozia». In quel contesto, persino chi viveva una normalità borghese cercava spesso di mostrarsi diverso da ciò che era.
I ragazzi di Garlasco, invece, la conquistarono proprio perché non avevano bisogno di costruirsi un personaggio. «Erano genuini, diretti, schietti, non avevano bisogno di fingere di essere quello che non erano e non gli importava niente di giudicare gli altri», racconta. Biasibetti era brillante, parlava con lei di musica e letteratura, mentre la sua famiglia le offriva quella stabilità che Taccia cercava dopo la separazione dei genitori. «Sembrava quella del Mulino Bianco, quasi mi adottarono. Ero proprio innamorata e lo era pure lui, mi scriveva poesie».
Andrea Sempio, invece, all’inizio mantenne le distanze. «Mi chiamava “la randagia da divano”, ci ha messo tre anni a diventare mio amico», ricorda. Taccia decise però che prima o poi avrebbe abbattuto quella barriera. «Un giorno gli dissi: “Cascasse il mondo, io diventerò la tua migliore amica e tu ringrazierai Dio per questo”. Non sembrava felice all’idea».
Il rapporto con Chiara Poggi e il giorno dell’omicidio
Angela Taccia conosceva Chiara Poggi, ma il rapporto tra loro restò sempre superficiale. «Ogni tanto veniva fuori ad aprirci. “Ciao, c’è Marco? ”. “Sì, arriva”. Tutto qui». La legale precisa di non essere mai entrata a giocare ai videogiochi con gli altri perché era negata. Non descrive quindi una frequentazione diretta con la vittima, ma una presenza legata soprattutto all’amicizia con il fratello.
Il 13 agosto 2007 Angela Taccia si trovava a Stresa.Alessandro Biasibetti era invece in Trentino con Marco Poggi. Fu lui a telefonarle per comunicarle che qualcosa di terribile era accaduto a Garlasco. «Mi chiamò: “È successa una cosa terribile, forse una tragedia, dobbiamo tornare subito a Garlasco, la sorella di Marco sta malissimo, non capiamo se sia morta o no, forse è caduta dalle scale, forse una rapina, siamo tutti nel panico”».
Quella telefonata segna il punto in cui l’adolescenza del gruppo finisce bruscamente. Dopo l’omicidio di Chiara, gli amici si strinsero ancora di più intorno a Marco. «La tragedia ci unì ancora di più», racconta Taccia. Lei e Biasibetti andavano a prenderlo a casa della nonna, cercavano di proteggerlo e soprattutto evitavano di tempestarlo di domande. Quando Marco riusciva a uscire, nonostante i giornalisti, le convocazioni dei carabinieri e la pressione delle indagini, gli amici sentivano il dovere di distrarlo.
«Lo chiamavamo “il Panda” perché era pacioso e voleva starsene nel suo ambiente», ricorda Taccia, che però respinge l’immagine di un ragazzo fragile o incapace di reagire. «Ha una forte personalità, è un ragazzo che sa quello che vuole, intelligente». Nonostante il trauma, Marco iniziò l’università, si laureò e trovò lavoro.
«Andrea non sopportava la violenza»
Il ritratto che Angela Taccia consegna a Oggi di Andrea Sempio si scontra frontalmente con quello che emerge da mesi nel dibattito intorno al caso. La legale ricorda un ragazzo dall’aspetto duro, con capelli lunghi, magliette di gruppi metal e anfibi, ma descrive comportamenti che considera incompatibili con la brutalità dell’omicidio di Chiara Poggi.
«Usciva dai locali chiedendo “permesso” e “scusi”, cedeva il passo agli anziani», racconta.In un’occasione Sempio si accorse di un grillo in difficoltà e rimase indietro per sistemarlo su una pianta. Notava persino le formiche in fila e chiedeva agli amici di non calpestarle. «Leggeva, ascoltava Tom Waits. Era un po’ burbero ma, mentre borbottava, aiutava gli altri».
Taccia ricorda soprattutto ciò che accadde tra il 2009 e il 2010, quando attraversò un periodo familiare particolarmente difficile e smise per qualche tempo di frequentare il gruppo. Sempio fu l’unico ad accorgersi immediatamente della sua assenza. «Mi scrisse un messaggio, era la prima volta: “Come mai non mi rompi più le scatole? Qualcosa non va? ”. Nessun altro se n’era accorto».
Da quel momento Sempio cercò di aiutarla con consigli concreti. Le suggerì libri, canzoni, liste di cose che avrebbe voluto fare e attività capaci di farle ritrovare equilibrio. Fu lui a consigliarle lo yoga dopo averne letto i benefici. «Lo pratico ancora oggi», racconta.
«So riconoscere chi ha una doppia vita»
Uno dei passaggi più netti dell’intervista riguarda l’ipotesi che Andrea Sempio potesse mostrare agli amici un volto e nasconderne un altro. Angela Taccia respinge questa possibilità e chiama in causa un’esperienza personale molto dolorosa. «Io l’ho vista una persona insospettabile che aveva una doppia vita», spiega riferendosi a un proprio familiare.
Secondo la legale, chi conduce un’esistenza nascosta lascia inevitabilmente tracce: contraddizioni, nervosismi immotivati, sparizioni, spiegazioni offerte senza che nessuno le abbia chieste.«So cogliere i segnali», afferma. Nel comportamento di Sempio non avrebbe mai notato nulla di simile.
«Andrea non poteva avere una doppia vita, né essere un assassino. Non sopportava la violenza, si turbava persino se qualcuno si azzuffava fuori dai locali», insiste. Intorno al 2014 iniziò a praticare Krav Maga, una tecnica di lotta e difesa personale, proprio per superare la paura dello scontro fisico. «Tornava pieno di lividi», racconta Taccia, che interpreta quella scelta come il tentativo di affrontare una fragilità e non come l’espressione di una natura aggressiva.
La legale risponde anche alla domanda sull’assenza di ex fidanzate disposte a parlare pubblicamente. «Non si impegnava con nessuna, non si sentiva abbastanza maturo», spiega, escludendo che dietro il silenzio delle donne possa nascondersi qualcosa di oscuro.
La fine della storia con Biasibetti e la scelta del convento
L’intervista a Oggi ricostruisce anche il rapporto tra Angela Taccia e Alessandro Biasibetti, uno dei protagonisti indiretti della storia del gruppo. La loro relazione terminò intorno al 2013. «Lui cambiò. Non so cosa successe, frequentava la facoltà di legge, ma sembrava che non gli interessasse più. Si allontanò da noi sempre di più, finché un giorno ci lasciammo».
Taccia confessa di non avere mai compreso fino in fondo quella trasformazione. Quando gli amici scoprirono che Biasibetti era diventato frate domenicano, rimasero tutti disorientati. «Ancora non mi capacito che sia potuto cambiare così tanto», afferma.
Con gli altri membri del gruppo, invece, la legale ha mantenuto i rapporti.Dopo avere assunto la difesa di Sempio, però, ha deciso di prendere le distanze per non confondere il ruolo professionale con quello personale. «Ho detto a tutti che avrei preso le distanze perché non voglio confondere i piani». Anche Marco Poggi avrebbe manifestato preoccupazione per lei, temendo che l’esposizione mediatica potesse schiacciarla.
Le critiche per la felpa, i jeans e i post sui social
Angela Taccia affronta anche le polemiche che l’hanno investita dopo le perquisizioni nella casa di Sempio. Alcuni commentatori criticarono il suo abbigliamento, jeans e felpa, mentre altri attaccarono alcune frasi pubblicate sui social, tra cui «Lotta dura senza paura» e «Cpp I love you».
La legale respinge ogni accusa. «Mi chiamarono alle cinque del mattino per le perquisizioni, cosa avrei dovuto indossare? », domanda. La frase «Lotta dura senza paura» proveniva dal suo profilo privato e, secondo Taccia, qualcuno inventò persino un richiamo dell’Ordine degli avvocati. «Falso. Non ho mai ricevuto richiami».
Quanto al riferimento al Codice di procedura penale, la legale lo lega alla propria formazione alla Cattolica e al professor Angelo Giarda, che guidò la difesa di Alberto Stasi nei processi. Taccia ricorda le parole che il docente le rivolse durante un esame: «Si ricordi di andare avanti fregandosene dei commenti degli altri. Prenda il Codice di procedura penale come la Bibbia, lei deve amarlo».
«Neanche morta. Andrea è innocente»
Alla domanda se abbia mai pensato di lasciare la difesa, Angela Taccia risponde senza esitazioni: «Neanche morta».Il marito, racconta, comprende quello che prova e la sostiene. La legale non nasconde il coinvolgimento personale, ma lo trasforma nella ragione stessa per cui intende andare fino in fondo.
«Andrea è innocente», afferma. Per Taccia non esistono margini, distinguo o possibilità alternative. La convinzione nasce dalla conoscenza dell’uomo, dalla frequentazione quotidiana, dai ricordi di un’intera vita e dalla lettura degli atti. È consapevole del peso di una dichiarazione tanto assoluta, ma decide ugualmente di pronunciarla.
L’intervista a Oggi si chiude con un auspicio che contiene insieme rabbia, fiducia e desiderio di riscatto: «Quando questa storia finirà, spero che gli chiederanno tutti scusa». Per Angela Taccia, dunque, il futuro di Andrea Sempio non dipende soltanto dalla conclusione di un’indagine. Riguarda la possibilità di restituire dignità a un uomo che considera innocente e al quale sente di dovere molto più di una difesa tecnica.
La sua scommessa è totale. Se sbaglia, ha già annunciato che abbandonerà la professione. Se ha ragione, pretende che chi oggi associa il nome di Andrea Sempio all’omicidio di Chiara Poggi trovi il coraggio di fare un passo indietro. Nel frattempo, Angela Taccia resta al suo fianco e affida al settimanale Oggi la dichiarazione più forte pronunciata finora: «Se Andrea ha ucciso Chiara, io smetto di fare l’avvocato e mi ritiro sulle montagne».
Cronaca Nera
Garlasco, spunta l’audio di Sempio sul «sistema»: «Se mi dai i soldi ti aiuto». E fa il nome di un carabiniere
Un’intercettazione del 2017 di Andrea Sempio sarà trasmessa da Massimo Giletti a Lo Stato delle Cose. L’indagato parla di un presunto meccanismo attraverso il quale persone finite sotto indagine avrebbero potuto ricevere «aiuto» in cambio di denaro e cita l’ex responsabile della polizia giudiziaria Silvio Sapone.
Un nuovo audio di Andrea Sempio riporta il caso Garlasco al centro dell’attenzione. La registrazione risale al 2017, quando la Procura di Pavia indagava per la prima volta sull’amico di Marco Poggi, e contiene una frase destinata a sollevare nuovi interrogativi: «Mi hanno detto che c’era un sistema: se mi dai i soldi ti aiuto».
Massimo Giletti trasmetterà l’intercettazione lunedì 21 settembre durante Lo Stato delle Cose, su Rai 3, ma le anticipazioni hanno già rivelato il passaggio più delicato. Sempio non parla soltanto di un presunto sistema per aiutare chi finiva sotto indagine. Nella stessa conversazione cita anche Silvio Sapone, all’epoca responsabile della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Pavia.
Il contenuto dell’audio assume oggi un significato particolare proprio perché gli investigatori stanno ricostruendo ciò che accadde durante le indagini del 2017 su Sempio.
Garlasco, cosa dice Andrea Sempio nel nuovo audio
Il passaggio anticipato contiene parole molto precise. Andrea Sempio dice: «Questo Sapone mi ha chiamato una volta perché, a quanto mi hanno detto, c’era anche un sistema in cui loro cercavano di prendere le persone che erano sottoposte a indagine e… se mi dai i soldi ti aiuto».
La frase richiede però cautela. Sempio usa infatti le parole «a quanto mi hanno detto» e riferisce quindi una circostanza che sostiene di avere appreso da altre persone. Nel frammento finora diffuso non dice di avere pagato qualcuno e non afferma neppure che la sua famiglia abbia consegnato denaro a Sapone.
L’audio, dunque, non prova da solo l’esistenza di un sistema corruttivo. Mostra però che già nel 2017 Sempio parlava di un presunto meccanismo attraverso il quale qualcuno avrebbe potuto aiutare persone coinvolte in un’indagine in cambio di denaro.
Ed è proprio questo particolare a rendere oggi quella conversazione particolarmente interessante.
Chi è Silvio Sapone e perché Sempio lo cita
Il nome di Silvio Sapone non compare per la prima volta nelle nuove verifiche sul caso Garlasco. Nel 2017 Sapone guidava la sezione di polizia giudiziaria della Procura di Pavia e gli investigatori hanno riesaminato i suoi contatti con Andrea Sempio nel periodo della prima inchiesta.
Sapone ha sempre negato qualsiasi favore nei confronti di Sempio o della sua famiglia. Agli investigatori ha spiegato che le telefonate servivano a organizzare la convocazione del giovane e ha dichiarato di non ricordare nei dettagli il contenuto di alcuni contatti.
Il nuovo audio aggiunge però un elemento: è Andrea Sempio stesso a pronunciare il nome di Sapone e subito dopo parla di ciò che gli avrebbero raccontato su un presunto sistema di aiuti alle persone indagate.
Questo non permette di attribuire automaticamente quel «se mi dai i soldi ti aiuto» a Sapone. Per capire esattamente a chi si riferisse Sempio bisognerà conoscere il contesto completo della conversazione e confrontarlo con gli altri atti dell’inchiesta.
Il caso Venditti e il nodo dei soldi
Il nuovo audio arriva mentre gli inquirenti continuano a ricostruire ciò che accadde nel 2017 attorno alla prima indagine su Andrea Sempio.
Uno dei filoni più delicati aveva coinvolto l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, accusato nell’ipotesi investigativa di avere ricevuto denaro per favorire l’archiviazione di Sempio. La giustizia ha però archiviato la sua posizione.
Questo passaggio ha escluso, sul piano giudiziario, l’ipotesi accusatoria formulata nei suoi confronti, ma le verifiche sulle vicende che circondarono l’indagine del 2017 hanno acceso l’attenzione anche sui rapporti e sui contatti di alcuni uomini della polizia giudiziaria.
In questo scenario entra adesso la registrazione di Sempio.
Il punto non consiste nel trasformare quella frase in una prova che oggi non rappresenta. Il vero elemento di interesse sta nel fatto che Sempio parlava già allora di soldi, persone indagate e di un presunto «sistema» capace di offrire aiuto.
Le telefonate a Sempio prima dell’interrogatorio
Gli investigatori hanno inoltre riesaminato i contatti avvenuti prima dell’interrogatorio di Andrea Sempio del 10 febbraio 2017.
Gli inquirenti vogliono ricostruire perché alcuni appartenenti alla polizia giudiziaria entrarono in contatto con lui prima della convocazione formale e quale fosse il contenuto di quelle comunicazioni.
Sapone ha spiegato che la Procura stava valutando di sentire Sempio a verbale e che i contatti servivano proprio a organizzare la convocazione. In seguito i magistrati avrebbero deciso di cambiare strategia e di intercettarlo prima di procedere all’interrogatorio.
Ora il nuovo audio offre un altro elemento da confrontare con quella sequenza di telefonate e con gli atti dell’inchiesta del 2017.
Giletti: «Nuovi interrogativi sulle indagini del 2017»
Massimo Giletti ha anticipato sui social parte della registrazione e sostiene che il contenuto apra «nuovi interrogativi sulle indagini condotte dalla Procura di Pavia nel 2017».
Il conduttore ha anche ricordato un elemento fondamentale per leggere correttamente la vicenda: l’indagine non ha dimostrato che Mario Venditti abbia ricevuto denaro dalla famiglia Sempio per ottenere l’archiviazione di Andrea e la giustizia ha archiviato la posizione dell’ex procuratore.
L’attenzione si concentra quindi su ciò che accadde attorno alla prima inchiesta e sui rapporti tra Sempio e alcuni uomini che lavoravano nella polizia giudiziaria.
Durante la puntata di Lo Stato delle Cose si discuterà proprio di questi aspetti e del significato dell’intercettazione.
Andrea Sempio verso la chiusura delle nuove indagini
L’audio arriva inoltre in una fase decisiva della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.
Andrea Sempio è tornato sotto indagine per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia in via Pascoli. Per quel delitto la giustizia ha condannato definitivamente Alberto Stasi a 16 anni di carcere.
La difesa di Sempio attende adesso la conclusione delle indagini e l’accesso agli atti raccolti dagli inquirenti. Il suo avvocato Liborio Cataliotti ha spiegato di voler aspettare la notifica dell’avviso di fine indagini e la successiva discovery prima di esprimere valutazioni.
Nel frattempo, la registrazione del 2017 aggiunge un nuovo tassello alla ricostruzione di quegli anni.
L’audio non dimostra che qualcuno abbia pagato per ottenere favori e non prova l’esistenza del «sistema» descritto nella conversazione. Ma consegna agli investigatori e all’opinione pubblica un dato preciso: mentre la Procura di Pavia indagava su di lui nel 2017, Andrea Sempio parlava di un presunto meccanismo nel quale denaro e aiuto alle persone indagate comparivano nella stessa frase: «Se mi dai i soldi ti aiuto».
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