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Cronaca Nera

Garlasco, Capra ammette: «Sapevo dei test negativi sulla bici di Stasi». Scoppia la bufera: «Si deve vergognare»

Il genetista consulente della famiglia Poggi sostiene di avere visto i risultati già il 24 settembre 2007 e afferma che anche i consulenti della difesa fossero presenti. Avato e Fabbri lo smentiscono duramente: «Assolutamente falso, mai avuta conoscenza». Carmelo Abbate esplode: «Perché non si fermò tutto e non si parlò con il magistrato?»

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Delitto di Garlasco, Alberto Stasi lascia il carcere: affidato ai servizi sociali dopo oltre dieci anni

    Il giallo dei due test negativi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi diventa uno scontro frontale tra i protagonisti delle analisi del 2007. E questa volta le versioni sono inconciliabili. Marzio Capra, genetista e consulente della famiglia Poggi, sostiene di avere saputo già allora dell’esistenza dei risultati negativi. Gli ex consulenti di Stasi, Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri, replicano invece di non averli mai visti né di averne mai conosciuto l’esistenza.

    Una contraddizione enorme, perché riguarda proprio quei tracciati del 20 settembre 2007 che oggi sono al centro delle nuove verifiche della Procura di Pavia.

    Capra: «I dati negativi? Li ho visti il 24 settembre»

    Capra ha affrontato direttamente la questione durante Quarto Grado. Il genetista ha precisato che non sarebbe possibile stabilire automaticamente se le verifiche negative riguardassero lo stesso campione, ma poi ha pronunciato la frase destinata a riaccendere il caso: «A me hanno detto dei dati negativi, li ho visti, me lo hanno detto il 24, quando ho firmato il verbale dove mi sono stati fatti vedere tutti i risultati ottenuti».

    Non solo. Quando gli viene ricordato che Fabbri sostiene di non avere mai visto quei risultati, Capra replica: «Sarà stato distratto», aggiungendo: «Io ero con loro».

    Il punto diventa così esplosivo. Se quei test erano conosciuti già nel settembre 2007, resta da comprendere perché non risultino successivamente nella documentazione processuale e perché non sarebbero arrivati neppure ai periti nominati dal giudice nel 2009.

    Abbate esplode: «Lei si deve vergognare»

    È a quel punto che Carmelo Abbate attacca frontalmente Capra. La domanda riguarda proprio ciò che sarebbe accaduto dopo il risultato negativo: «Perché l’analisi del 20 non viene data al magistrato?».

    Il confronto si accende rapidamente. Abbate contesta al genetista il mancato intervento davanti a due risultati apparentemente incompatibili e arriva all’accusa più pesante: «In presenza di un’analisi A e un’analisi B non si può andare avanti, ci si deve fermare e si deve parlare col magistrato. Lei avrebbe dovuto dirlo e si deve vergognare!».

    Avato e Fabbri: «È assolutamente falso»

    La replica degli ex consulenti di Alberto Stasi è durissima. Avato e Fabbri negano categoricamente di avere conosciuto nel 2007 l’esistenza delle due corse negative.

    Secondo la loro versione, non ricevettero alcuna comunicazione né videro gli elettroferogrammi. I due definiscono quindi «assolutamente falsa» la ricostruzione di Capra e annunciano che le sue affermazioni, considerate «gravissime e incomprensibili», avranno tutela nelle sedi competenti.

    Non solo: hanno intenzione di chiedere alla Procura di Pavia di essere ascoltati come persone informate sui fatti, proprio per chiarire definitivamente che cosa accadde in quei giorni.

    Garlasco, adesso bisogna capire chi sapeva

    La questione va ben oltre una lite televisiva. Il 19 settembre 2007 l’analisi del campione proveniente dai pedali aveva restituito il profilo genetico di Chiara. Il giorno successivo, secondo i dati oggi recuperati, due nuove corse avrebbero invece dato esito totalmente negativo.

    Ora Capra sostiene di averne avuto conoscenza quattro giorni dopo. Avato e Fabbri affermano l’esatto contrario.

    È questo il nuovo interrogativo del caso Garlasco: chi sapeva dell’esistenza dei test negativi nel settembre 2007? E soprattutto, se erano conosciuti, perché quei risultati non entrarono nel processo che avrebbe portato alla condanna di Alberto Stasi?

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      Cronaca Nera

      Garlasco, il Dna di Chiara «sparisce» dai pedali in 24 ore: i due test fantasma e quel numero identico sul cucchiaino

      Il 19 settembre 2007 sui pedali della bici di Alberto Stasi compare il profilo genetico di Chiara. Il giorno dopo lo stesso campione viene analizzato altre due volte e non restituisce nulla. Ora la Procura indaga su una coincidenza sorprendente: pedali e cucchiaino avevano entrambi 2,78 nanogrammi di Dna

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      Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino

        Un giorno il Dna di Chiara Poggi c’è, quello successivo scompare. Non una volta, ma in due analisi consecutive. E di quei due test negativi, secondo la nuova ricostruzione della Procura di Pavia, negli atti processuali non sarebbe rimasta traccia. È uno dei misteri più clamorosi riemersi dalla nuova inchiesta su Garlasco e potrebbe mettere in discussione una certezza durata quasi vent’anni: il Dna di Chiara sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi potrebbe non esserci mai stato.

        Tutto ruota attorno al campione «bu_p», ottenuto dai pedali della Umberto Dei sequestrata a Stasi. I primi test per individuare sangue diedero risultato negativo. Dopo la purificazione, però, gli specialisti quantificarono 2,78 nanogrammi di Dna.

        Il 19 settembre c’è Chiara, il giorno dopo non c’è più nulla

        Il 19 settembre 2007 l’analisi restituisce il profilo genetico di Chiara. Un risultato pesantissimo, che entra immediatamente nella prima indagine. Ma il giorno successivo accade qualcosa che soltanto molti anni dopo avrebbe assunto un significato completamente diverso.

        Il laboratorio ripete l’analisi due volte. Entrambe le corse elettroforetiche danno risultato negativo: nessun profilo utilizzabile e nessun Dna attribuibile a Chiara. Secondo le nuove consulenze, però, quei due tracciati non compaiono negli atti dei processi contro Stasi.

        I test «fantasma» ritrovati nella memoria delle macchine

        A far riemergere quelle analisi sono stati i raw data, i dati grezzi delle apparecchiature del Ris acquisiti dalla Procura nel novembre 2025. Una sorta di memoria del laboratorio che conserva lavorazioni e risultati.

        Le verifiche dei consulenti hanno così riportato alla luce una sequenza sorprendente: un test positivo contro due negativi effettuati a meno di ventiquattr’ore di distanza. Da qui la domanda che oggi interessa gli investigatori: quale dei risultati fotografava davvero ciò che si trovava sui pedali?

        Quel «2,78» identico sul cucchiaino di Chiara

        A rendere il caso ancora più singolare c’è un numero: 2,78 nanogrammi. È la quantità attribuita al campione dei pedali, ma esattamente lo stesso valore compare anche per un reperto completamente diverso, il cucchiaino usato da Chiara per la colazione.

        La Procura sta quindi verificando anche l’ipotesi di un errore nella registrazione oppure di uno scambio accidentale tra campioni. Se fosse accaduto, il Dna attribuito ai pedali potrebbe essere arrivato proprio dal cucchiaino, mentre i due test negativi del giorno successivo potrebbero raccontare ciò che si trovava realmente sulla bicicletta.

        Resta infine l’altro grande interrogativo: perché quei due risultati negativi non compaiono negli atti? Gli investigatori stanno ricostruendo chi ne fosse a conoscenza e che cosa accadde nel laboratorio. Quasi vent’anni dopo, uno degli elementi più conosciuti del caso Garlasco si è così trasformato nel suo contrario: non più una certezza, ma un nuovo mistero.

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          Cronaca Nera

          Garlasco, i genitori di Chiara blindano Sempio: «Per noi il colpevole resta Stasi». E sulle nuove indagini gelano tutti

          La posizione dei genitori di Chiara appare granitica: la nuova inchiesta non sembra scalfire la certezza sulla responsabilità di Alberto Stasi e la fiducia nell’innocenza di Andrea Sempio. «Non è perché una Procura fa un’indagine che uno cambia idea». Poi la rivelazione sui soldi ricevuti dall’ex fidanzato della figlia.

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          I genitori di Chiara Poggi a Verissimo

            I genitori di Chiara Poggi arrivano a Verissimo e, quando Silvia Toffanin porta il discorso sulle nuove indagini di Garlasco, emerge una convinzione che appare praticamente inscalfibile: l’ipotesi che Andrea Sempio possa essere colpevole non sembra neppure entrare nel loro ragionamento. Per Giuseppe Poggi e Rita Preda il responsabile dell’omicidio della figlia resta Alberto Stasi, condannato in via definitiva dalla giustizia italiana. Una certezza che non sembra vacillare davanti agli elementi finiti al centro della nuova inchiesta e che assume ancora più peso quando Giuseppe Poggi rivela: «Delle nuove indagini non abbiamo letto neppure una riga».

            Garlasco, per i genitori di Chiara il colpevole resta Alberto Stasi

            Giuseppe Poggi non lascia molti margini quando affronta la posizione della famiglia sulla nuova inchiesta. «Non intendo dire qualcosa su questa nuova indagine. La giustizia ci ha dato un colpevole, per noi è Stasi. Se ci darà un altro, ne prenderemo atto. Per noi, per il momento, rimane Stasi».

            Non si tratta, spiega, di un rifiuto pregiudiziale davanti alla possibilità che la giustizia possa arrivare un giorno a conclusioni differenti. Per il padre di Chiara pesano però gli anni trascorsi nelle aule giudiziarie e soprattutto una condanna definitiva. «Non è perché una Procura fa un’indagine che uno cambia idea. Otto anni di processo sono lunghi, non è facile cambiare idea. Non ci intestardiamo».

            Poco dopo ribadisce ancora il concetto: «Non è che non vogliamo cambiare idea su Alberto Stasi, ma per noi vale la sentenza della giustizia italiana». Rita Preda ricorda inoltre che i Poggi, inizialmente, avevano creduto proprio all’innocenza del fidanzato della figlia: «Quando Alberto è entrato in carcere abbiamo interrotto ogni rapporto. Prima credevamo che Alberto fosse innocente. Invece ora no, siamo convinti».

            Andrea Sempio colpevole? Un’ipotesi che non sembra scalfire le certezze dei Poggi

            È sulla posizione nei confronti di Andrea Sempio che l’intervista diventa ancora più interessante. La nuova indagine, l’impronta 33 e gli accertamenti sulle tracce genetiche hanno riportato il caso Garlasco dentro uno scenario investigativo completamente nuovo. Eppure dalle parole di Giuseppe Poggi e Rita Preda non emerge, almeno per il momento, un dubbio capace di mettere realmente in discussione la convinzione maturata negli anni.

            «Delle nuove indagini non abbiamo letto neppure una riga», ammette Giuseppe Poggi. Una frase destinata inevitabilmente a far discutere, soprattutto perché arriva insieme alla difesa dell’innocenza di Sempio e alla convinzione che Stasi resti il responsabile.

            I genitori di Chiara non contestano comunque il lavoro degli investigatori. «Non abbiamo niente in contrario sulle nuove indagini, ma vorremmo che finisse tutto com’è. Chiara deve riposare in pace». È forse questa la frase che meglio fotografa il loro stato d’animo: nessuna opposizione formale agli accertamenti, ma il desiderio evidente che quasi vent’anni di processi, sospetti e ricostruzioni possano finalmente terminare.

            Giuseppe Poggi aggiunge anche un particolare sui rapporti con Sempio: «Non ho mai visto Sempio in casa mia, mia moglie sì». La famiglia ha già chiarito di considerarlo innocente e di non voler chiedere un risarcimento a una persona che, secondo la propria convinzione attuale, non ha ucciso Chiara.

            Le intercettazioni della madre di Sempio: «Non ci sembra giusto dopo 19 anni»

            Neppure le intercettazioni della madre di Andrea Sempio sembrano modificare questa posizione. Quando Silvia Toffanin chiede ai genitori di Chiara come giudichino quelle frasi, Giuseppe Poggi preferisce non entrare nel merito: «Non le giudichiamo, non ci sembra giusto dopo 19 anni».

            I Poggi manifestano anzi disagio per quelle conversazioni: «Ci hanno dato fastidio. Non riteniamo giusto che le abbiano fatte». Anche davanti a uno degli aspetti più discussi delle ultime settimane, quindi, evitano di utilizzare quelle parole per riconsiderare il giudizio sulla famiglia Sempio.

            Il risultato è una posizione estremamente compatta: per Giuseppe Poggi e Rita Preda esiste una sentenza definitiva che indica Alberto Stasi come assassino della figlia. Le nuove indagini potranno eventualmente cambiare questo quadro, ma dovrà essere ancora una volta la giustizia a farlo.

            I soldi di Stasi alla famiglia Poggi: «Se dobbiamo restituirli, sono lì»

            Poi arriva un’altra rivelazione destinata a fare rumore. Giuseppe Poggi parla apertamente del risarcimento economico versato da Alberto Stasi e spiega che quei soldi confluiscono in un conto.

            «Se dobbiamo ridare i soldi che Stasi ci ha dato, lo faremo. C’è un conto su cui Alberto versa i due quinti del suo stipendio. Abbiamo fatto una transazione per una cifra minore. Se dobbiamo ridarli sono lì. Il conto è intestato a me, mia moglie e mio figlio Marco».

            Il padre di Chiara affronta quindi direttamente anche uno degli eventuali effetti di un futuro ribaltamento giudiziario. Se la giustizia dovesse arrivare a conclusioni differenti e sorgesse la necessità di restituire quanto ricevuto, sostiene che la famiglia sarebbe pronta a farlo.

            La madre di Alberto Stasi: «Non ci ha mai chiesto di incontrarci»

            C’è poi un rapporto umano rimasto inevitabilmente schiacciato sotto il peso dell’omicidio e dei processi: quello tra i Poggi e la famiglia Stasi. Giuseppe replica alle parole della madre di Alberto, secondo la quale i genitori di Chiara non vorrebbero incontrarla: «La madre di Stasi dice che non vogliamo incontrarla, ma non ce l’ha mai chiesto».

            Questo non significa che oggi sarebbero disposti a farlo. «Comunque no, non ce la sentiamo di incontrarla dopo quello che è successo», precisa Giuseppe. Rita ricorda che ogni rapporto con Alberto si interruppe dopo il suo ingresso in carcere.

            «Non ricordo più la voce di Chiara»: il momento più doloroso a Verissimo

            Poi Garlasco, Stasi e Sempio scompaiono per qualche minuto e rimangono soltanto un padre e una madre. Giuseppe Poggi confessa qualcosa di terribile nella sua semplicità: «Non mi ricordo più la sua voce e non l’ho mai sognata».

            Rita, invece, Chiara l’ha sognata: «Io sì, e sembravano attimi di vita che lei mi regalava». È uno dei momenti più dolorosi dell’intervista, perché riporta al centro la ragazza che rischia continuamente di sparire dietro il gigantesco caso mediatico costruito attorno al suo omicidio.

            Giuseppe racconta anche quanto abbiano ferito la famiglia alcune delle ricostruzioni circolate negli anni: «Hanno detto persino che l’ha uccisa suo fratello Marco, che era tornato apposta dalla montagna per uccidere sua sorella».

            Ed è proprio questo il punto sul quale i genitori insistono davanti a Silvia Toffanin. «Ci sono tante trasmissioni, ma di Chiara si parla troppo poco», dice Giuseppe. Rita ammette di essere arrivata alla saturazione: «Lui segue tutto, io invece sono stanca. Sembra che esista solo Garlasco in tv».

            Quasi vent’anni dopo il delitto, il caso è tornato ovunque. Ma i Poggi sembrano desiderare soprattutto che finisca. La loro posizione su Andrea Sempio appare, almeno oggi, senza incrinature. Quella su Alberto Stasi altrettanto: «Per noi rimane Stasi». E soltanto una nuova conclusione della giustizia, spiegano, potrebbe convincerli a cambiare idea.

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              Garlasco, l’annuncio della legale di Stasi: «Abbiamo un elemento che farà scalpore». E non riguarda le vecchie indagini del 2007

              La difesa del condannato per l’omicidio di Chiara Poggi prepara una nuova mossa: «Ci sono altri elementi a nostra disposizione, uno farà particolare scalpore». Bocellari mantiene il segreto, mentre Avato e Fabbri annunciano iniziative contro Capra: «Falso che conoscessimo i due test negativi»

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              Delitto di Garlasco, spuntano due test negativi nascosti per 19 anni: la verità sulla bici di Stasi

                «Abbiamo in mano un elemento che farà scalpore». Poche parole e il caso Garlasco si arricchisce immediatamente di un altro mistero. A pronunciarle è Giada Bocellari, avvocata di Alberto Stasi, che anticipa l’esistenza di una nuova carta della difesa senza però rivelare di che cosa si tratti.

                L’annuncio arriva mentre l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, con Andrea Sempio indagato, continua a produrre nuovi sviluppi e dopo la scoperta delle due analisi negative effettuate nel 2007 sul campione dei pedali della bicicletta di Stasi.

                Bocellari: «Un elemento farà particolare scalpore»

                Bocellari sceglie accuratamente le parole: «Ci sono altri elementi che la difesa ha a disposizione oggi, uno dei quali farà particolare scalpore a mio giudizio, che tuttavia non riguarda le indagini del 2007».

                È proprio quest’ultima precisazione a rendere ancora più interessante l’annuncio. Se l’elemento non appartiene alla prima inchiesta, potrebbe collegarsi a sviluppi successivi o alla nuova attività investigativa. L’avvocata, però, non aggiunge altro e non consente per ora di stabilire quale sia la natura della nuova carta.

                L’obiettivo della difesa resta quello di raccogliere elementi utili a sostenere l’innocenza di Stasi e a preparare un’eventuale richiesta di revisione della condanna definitiva.

                Esplode lo scontro sui due test «fantasma» dei pedali

                Intanto diventa sempre più duro lo scontro sulle due corse elettroforetiche negative effettuate il 20 settembre 2007 sul campione proveniente dai pedali. Il genetista della famiglia Poggi Marzio Capra ha sostenuto che i consulenti di Stasi, Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri, fossero stati informati dell’esistenza dei risultati negativi durante una riunione del 24 settembre.

                Avato e Fabbri respingono completamente questa ricostruzione: «La circostanza risulta assolutamente falsa». I due annunciano che le affermazioni di Capra «troveranno adeguata tutela nelle sedi competenti» e intendono chiedere alla Procura di Pavia di ascoltarli come persone informate sui fatti.

                «Non abbiamo mai visto quei risultati»

                La loro versione è categorica: «Non abbiamo mai avuto conoscenza, né visiva né documentale, né in quella data né successivamente durante il processo, che quel campione avesse dato esiti negativi».

                Secondo Avato e Fabbri, quei risultati non entrarono mai nel fascicolo e non comparvero negli atti processuali o nelle consulenze. A loro sostegno ricordano anche quanto affermò il professor Angelo Giarda nel settembre 2007: i consulenti di Stasi avrebbero conosciuto soltanto due tracciati, quello di confronto di Chiara e l’unico risultato positivo del pedale del 19 settembre.

                Mentre genetisti e consulenti si preparano così a un nuovo scontro, resta sospesa la frase della Bocellari. La difesa di Stasi sostiene di possedere qualcosa di nuovo, estraneo alle indagini del 2007 e capace di «fare scalpore». Che cosa sia, per ora, è la nuova domanda del caso Garlasco.

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