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Cronaca Nera

Garlasco, la mamma di Sempio contro la vittima: «Maledetta Chiara, muoiano i Poggi». Le frasi choc registrate dalle cimici

Daniela Ferrari intercettata nella sua abitazione mentre l’inchiesta sul figlio Andrea entra nel vivo. Dalla rabbia contro Chiara Poggi e la sua famiglia alla paura del carcere, fino alle domande sul Dna, sulla catenina della vittima e sul possibile movente: cosa raccontano davvero le conversazioni finite agli atti.

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La madre di Andrea Sempio

    «Maledetta Chiara». Poi la rabbia si allarga alla famiglia Poggi, con parole ancora più pesanti e un augurio di morte. A pronunciarle è Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, senza sapere che gli investigatori stanno ascoltando e registrando le conversazioni dentro casa. È il 29 ottobre 2025 e la nuova inchiesta sull’omicidio di Garlasco sta entrando nella fase più delicata. Quasi un anno dopo, quelle parole emergono dagli atti e mostrano quale fosse il clima nella famiglia dell’uomo tornato al centro delle indagini sulla morte di Chiara Poggi.

    La frase è violentissima, soprattutto perché ha come bersaglio una ragazza assassinata a 26 anni nella propria casa. Sul piano giudiziario, però, occorre tenere distinti i due piani: lo sfogo di Daniela Ferrari non costituisce una prova contro Andrea Sempio, né può essere utilizzato da solo per ricostruire ciò che accadde nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. Le intercettazioni assumono interesse perché raccontano paure, ragionamenti e reazioni della famiglia mentre gli investigatori tornano a esaminare Dna, impronte e altri elementi del delitto.

    «Maledetta Chiara»: la rabbia della madre contro i Poggi

    Daniela Ferrari parla mentre la pressione sulla famiglia Sempio cresce. La donna se la prende direttamente con Chiara e poi con i suoi familiari. Non sa che ogni parola viene catturata dalle microspie piazzate dagli investigatori e destinata a entrare nel materiale della nuova inchiesta.

    Dietro quella rabbia emerge soprattutto la convinzione della madre che il figlio stia subendo un’ingiustizia. Daniela difende Andrea e vive ogni nuovo accertamento come una minaccia. È in questo clima che pronuncia l’invettiva contro la vittima e i Poggi.

    Il particolare inevitabilmente impressiona, ma il suo significato investigativo deve essere valutato nel contesto. Andrea Sempio continua a dichiararsi innocente e sostiene di non avere avuto alcun ruolo nell’omicidio. Per la morte di Chiara esiste inoltre una sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di reclusione. La nuova indagine della Procura di Pavia ha però riportato Sempio al centro del caso, aprendo un nuovo scenario giudiziario.

    La paura che Andrea finisca in carcere

    Le cimici non registrano soltanto rabbia. Dentro casa Sempio emerge anche la paura. I genitori parlano dell’eventualità che Andrea possa essere arrestato e Daniela arriva a evocare l’immagine delle «arance» da portargli in carcere.

    La famiglia segue con attenzione quasi ossessiva ogni sviluppo dell’inchiesta. Si discute degli accertamenti genetici, delle impronte, delle misurazioni sul corpo di Andrea e degli oggetti sui quali gli investigatori potrebbero cercare nuove tracce. Ogni notizia diventa materia di conversazione perché potrebbe incidere sulla posizione del figlio.

    Il Dna rappresenta uno dei punti più delicati. Gli accertamenti sul materiale genetico recuperato dalle unghie di Chiara sono tornati al centro della nuova indagine e hanno prodotto un confronto durissimo tra consulenti dell’accusa e della difesa. Proprio mentre gli specialisti lavorano, le intercettazioni restituiscono la preoccupazione dei genitori per quello che le analisi potrebbero rivelare.

    In una conversazione compare anche una chiavetta Usb. Giuseppe Sempio domanda al figlio di una chiavetta che non ricorda se fosse collegata al computer, mentre Andrea risponde di non averne avute e cerca di capire a quale dispositivo si riferisca il padre. Anche questo dialogo viene registrato e finisce nel materiale raccolto dagli investigatori.

    La catenina di Chiara e la domanda sul possibile movente

    Tra le conversazioni intercettate ce n’è una che riguarda direttamente un oggetto appartenuto alla vittima. Daniela Ferrari parla della possibilità che gli investigatori effettuino nuovi accertamenti sulla catenina indossata da Chiara e manifesta preoccupazione per l’eventuale presenza di materiale genetico.

    Ma un altro dialogo attira ancora di più l’attenzione. Madre e figlio affrontano il tema del movente e Daniela si domanda che cosa Chiara avrebbe potuto scoprire di tanto importante da spingere qualcuno a ucciderla.

    Andrea sviluppa un ragionamento generale: qualcosa che appare insignificante a una persona può assumere un valore enorme per un’altra. È una conversazione che inevitabilmente incuriosisce alla luce della nuova indagine, ma anche in questo caso non si tratta di una confessione e non dimostra l’esistenza di uno specifico movente collegato a Sempio.

    Proprio le intercettazioni mostrano quanto possa diventare rischioso estrapolare una singola frase da conversazioni molto più ampie. Gli investigatori le hanno raccolte insieme a una grande quantità di altro materiale e dovranno essere gli eventuali passaggi processuali a stabilire quale parte possa avere un effettivo valore probatorio.

    Le scarpe, l’impronta 33 e quei venti chili in più

    Daniela Ferrari commenta anche le nuove misurazioni antropometriche effettuate sul figlio. La madre contesta il confronto tra l’Andrea di oggi e il ragazzo che era nel 2007, sottolineando che nel frattempo sarebbe aumentato di circa venti chili. C’è però una cosa che, osserva, non sarebbe cambiata: il numero delle scarpe.

    Il particolare acquista interesse perché proprio le impronte sono tornate al centro della nuova indagine. Gli accertamenti hanno riguardato anche la compatibilità delle misure del piede di Sempio con una calzatura numero 42 presa in esame dagli specialisti. Compatibilità, naturalmente, non significa identificazione certa dell’autore di un’impronta, e la questione rappresenta uno dei terreni sui quali accusa e difesa sono destinate a confrontarsi.

    C’è poi l’impronta 33, uno degli elementi più discussi della nuova fase investigativa. La difesa di Sempio punta a contestarne interpretazione e attribuzione, mentre gli inquirenti continuano a inserirla nel complesso degli elementi raccolti durante gli accertamenti.

    Quelle parole contro Chiara che adesso diventano un caso

    Tra Dna, impronte, oggetti riesaminati e conversazioni registrate, è però inevitabile che siano le parole di Daniela Ferrari a provocare la reazione più forte. «Maledetta Chiara» diventa una frase difficilissima da ascoltare perché pronunciata contro una giovane donna assassinata e incapace, naturalmente, di replicare.

    Ma trasformare la rabbia della madre in una prova della colpevolezza del figlio sarebbe un salto che gli atti, da soli, non consentono. Le intercettazioni mostrano una famiglia spaventata, arrabbiata e concentrata sulle possibili conseguenze dell’inchiesta. Raccontano il clima dentro casa Sempio, non risolvono il delitto.

    Andrea Sempio continua a respingere ogni accusa. La Procura, invece, ha raccolto gli elementi che ritiene rilevanti per sostenere la propria ricostruzione. Sarà il procedimento giudiziario a stabilire quale peso abbiano davvero Dna, impronte, consulenze e tutti gli altri accertamenti. Le urla della madre restano fuori da quella prova decisiva, ma aggiungono un nuovo e durissimo capitolo umano al caso Garlasco.

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      Cronaca Nera

      Garlasco, spunta un’impronta che potrebbe scagionare sia Stasi sia Sempio: «La scarpa è un 39». De Rensis annuncia nuove prove

      Nuove indiscrezioni sul delitto di Garlasco: un’impronta di scarpa trovata nella villetta di Chiara Poggi potrebbe non essere compatibile né con Andrea Sempio né con Alberto Stasi. Milo Infante anticipa la possibile svolta, mentre la difesa prepara nuovi depositi.

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      Garlasco, 80 detective improvvisati a caccia dell’assassino

        Un’impronta di scarpa rinvenuta nella villetta di Chiara Poggi potrebbe aprire un nuovo fronte nel delitto di Garlasco. Secondo le indiscrezioni anticipate da Milo Infante durante Le verità nascoste, la difesa di Andrea Sempio avrebbe individuato elementi che metterebbero in discussione la compatibilità dell’impronta non soltanto con il proprio assistito, ma anche con Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio del 13 agosto 2007.

        Si tratta, per il momento, di informazioni non ufficiali, che dovranno essere valutate alla luce delle consulenze tecniche e degli atti depositati.

        Garlasco, l’impronta sarebbe di una scarpa numero 39

        A commentare le anticipazioni è stato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, che ha riferito di aver ricevuto informazioni analoghe sulla possibile misura della scarpa.

        «Indiscrezioni parlerebbero di un’impronta più vicina al 39 che non al 40, quindi molto lontana dalla calzata di Andrea Sempio, ma anche lontana da quella di Alberto Stasi. Chi può dirlo? Lo scopriremo», ha dichiarato.

        Se confermata, la valutazione potrebbe assumere rilievo nell’analisi delle tracce presenti sulla scena del crimine. Tuttavia, la sola misura attribuita a un’impronta non sarebbe sufficiente a escludere definitivamente una persona dalla ricostruzione del delitto.

        Garlasco, la difesa di Sempio prepara una «prova formidabile»

        Il 18 ottobre scadrà il termine indicato per il deposito delle controconsulenze della difesa di Andrea Sempio, attualmente indagato per omicidio aggravato dalla Procura di Pavia.

        Tra gli accertamenti figurerebbe anche un approfondimento sulle impronte di scarpa, che l’avvocato Liborio Cataliotti ha definito «una prova formidabile». Non sono ancora disponibili elementi sufficienti per stabilire quale sia il contenuto effettivo della consulenza.

        Garlasco, De Rensis torna sulle analisi del Dna

        Antonio De Rensis è intervenuto anche sulle contestazioni relative agli accertamenti effettuati nel settembre 2007 sul Dna rinvenuto sui pedali della bicicletta di Stasi.

        Il legale ha richiamato il verbale del 24 settembre, soffermandosi sulla parola «sinora», utilizzata in riferimento ai risultati comunicati ai consulenti presenti.

        Secondo De Rensis, quel termine potrebbe assumere particolare importanza per ricostruire quali informazioni fossero effettivamente conosciute dai consulenti e dagli investigatori.

        Garlasco, la difesa di Stasi annuncia nuovi documenti

        Il penalista ha inoltre commentato le recenti dichiarazioni dell’avvocata Giada Bocellari, che aveva anticipato la scoperta di un ulteriore episodio ritenuto grave riguardante gli accertamenti del 2007.

        «È stato fatto molto lavoro quest’estate da parte di Giada e da parte mia. Sono elementi molto importanti che non verranno svelati qui, ma verranno depositati», ha spiegato De Rensis.

        La difesa intende quindi presentare formalmente nuovi elementi, senza anticiparne pubblicamente il contenuto. Il loro eventuale valore probatorio dovrà essere esaminato nelle sedi competenti, mentre la condanna definitiva di Stasi rimane pienamente valida e Sempio conserva la presunzione di innocenza.

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          Cronaca Nera

          Garlasco, la difesa di Alberto Stasi annuncia nuove rivelazioni sui laboratori del Ris: «Abbiamo scoperto qualcosa di gravissimo»

          Nuovo colpo di scena nel delitto di Garlasco. L’avvocata Giada Bocellari annuncia di aver individuato un altro episodio controverso nei laboratori del Ris di Parma. Intanto Andrea Sempio incontra i suoi legali a Roma per preparare le controdeduzioni.

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          Delitto di Garlasco, spuntano due test negativi nascosti per 19 anni: la verità sulla bici di Stasi

            Il delitto di Garlasco torna al centro dell’attenzione dopo le dichiarazioni dell’avvocata Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Durante la trasmissione Quarta Repubblica, la difesa ha annunciato di aver individuato nelle carte un nuovo episodio riguardante i laboratori del Ris di Parma, che considera di gravità almeno pari alle contestazioni già sollevate sugli accertamenti effettuati sulla bicicletta di Stasi.

            «Adesso non posso dire, ma vi posso garantire che non è finita qui», ha dichiarato Bocellari, anticipando possibili ulteriori sviluppi senza rivelare la natura delle nuove criticità individuate.

            Garlasco, la difesa di Stasi contesta le analisi del Ris

            Al centro delle dichiarazioni della legale ci sono le contro-analisi relative al campione che aveva evidenziato la presenza del Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta di Alberto Stasi. Secondo la ricostruzione della difesa, successivi accertamenti con esito negativo avrebbero potuto contribuire a scagionare il suo assistito già diciannove anni fa.

            Bocellari sostiene che quei risultati non siano stati acquisiti nei procedimenti che hanno portato alla condanna definitiva di Stasi. Si tratta di contestazioni avanzate dalla difesa, che non modificano automaticamente il valore della sentenza.

            Garlasco, Bocellari annuncia un’altra scoperta nei laboratori

            La legale ha spiegato che l’esame della documentazione non è ancora concluso e che sarebbero emersi ulteriori elementi meritevoli di approfondimento.

            «Due cose gravissime che sono accadute, non sono però le uniche, perché stiamo andando avanti a leggere», ha affermato, aggiungendo: «C’è qualcosa di una gravità almeno pari a questa. Avviene sempre in quei famosi laboratori».

            Bocellari non ha fornito dettagli sufficienti per valutare la nuova contestazione. Sarà quindi necessario attendere che la difesa renda pubblici gli elementi ai quali fa riferimento.

            Garlasco, Andrea Sempio incontra i legali a Roma

            Parallelamente prosegue la nuova inchiesta della Procura di Pavia, nella quale Andrea Sempio, 38 anni, risulta indagato per omicidio aggravato. Sempio ha incontrato i propri avvocati al centro Genomica di Roma per preparare le controdeduzioni alle conclusioni degli accertamenti.

            «Riusciremo a chiarire tutto appena potremo», ha dichiarato. I suoi legali stanno lavorando alle osservazioni da depositare nell’ambito dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.

            La madre di Sempio: «Attendiamo il proscioglimento»

            Nei giorni scorsi anche Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, aveva ribadito pubblicamente la propria convinzione sull’innocenza del figlio, dichiarando di attendere il suo proscioglimento.

            La donna aveva espresso preoccupazione per le conseguenze personali dell’inchiesta, mentre lo stesso Sempio aveva raccontato di temere un possibile errore giudiziario.

            La Procura di Pavia dovrà valutare gli elementi raccolti e le osservazioni difensive. Nel frattempo, le nuove dichiarazioni dell’avvocata Bocellari riaccendono il confronto sugli accertamenti scientifici del caso Garlasco, senza che le contestazioni annunciate costituiscano, allo stato, una prova di irregolarità.

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              Cronaca Nera

              Ricina, svolta nelle indagini a Pietracatella: controllati 21 computer nel liceo dove insegna un’amica di Gianni De Vita

              Gli investigatori cercano tracce digitali sul veleno che ha ucciso Sara e Antonella Di Vita. Acquisiti i dati del liceo di Riccia dove lavora un’amica di lunga data di Gianni Di Vita. Sotto esame ricerche online, accessi al dark web e file cancellati.

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              Pietracatella, la svolta nel giallo della ricina: Antonella e Sara uccise per errore? Il veleno poteva essere destinato a Gianni Di Vita

                L’inchiesta sul duplice avvelenamento da ricina di Pietracatella entra in una fase decisiva con l’analisi delle tracce informatiche custodite nei computer di alcuni istituti scolastici del Molise. Questa mattina, 14 ottobre, gli investigatori hanno effettuato accertamenti al Liceo Scientifico Galileo Galilei di Riccia, dove insegna matematica Monia, un’amica di lunga data di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, Antonella e Sara, morte tra il 27 e il 28 dicembre scorso.

                L’indagine della Procura di Larino riguarda un’ipotesi di duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo di veleno ed è attualmente a carico di ignoti. La docente, già ascoltata come persona informata sui fatti, non risulta indagata.

                Ricina, controllati 21 computer nel liceo di Riccia

                Gli accertamenti, coordinati dalla Squadra Mobile di Campobasso con il supporto del Servizio centrale operativo, sono cominciati alle 9.15 e si sono conclusi poco dopo le 14. Le operazioni informatiche sono entrate nel vivo intorno alle 13, dopo l’arrivo del tecnico specializzato.

                Sono stati esaminati 21 computer, senza procedere al sequestro delle apparecchiature. Presente Giovanni Alfonso, consulente informatico della difesa di Gianni e Alice Di Vita, parti offese nel procedimento.

                L’attenzione si concentra sui dati conservati dal server centrale e sulle attività effettuate attraverso le postazioni scolastiche, accessibili mediante credenziali personali.

                Ricina, gli investigatori cercano ricerche online e file cancellati

                Gli specialisti stanno verificando cronologie di navigazione, accessi informatici e informazioni eventualmente eliminate. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbero già emersi alcuni elementi considerati rilevanti, dei quali non è stato precisato il contenuto.

                Il decreto della Procura prevede ricerche relative alla ricina, ai veleni e a sostanze chimiche potenzialmente collegate alla loro preparazione. Gli accertamenti riguardano anche eventuali collegamenti al dark web, l’utilizzo di Tor e il recupero di dati cancellati.

                L’obiettivo è individuare possibili tracce digitali utili a ricostruire le circostanze dell’avvelenamento.

                Ricina, verifiche anche nelle scuole di Campobasso e Casacalenda

                Le operazioni al Galileo Galilei seguono quelle effettuate ieri nell’Istituto Agrario di Riccia, dove sono stati controllati altri 71 computer, portando a 92 il numero complessivo delle postazioni finora esaminate.

                Domani, 15 ottobre, gli accertamenti proseguiranno al Liceo Classico Mario Pagano di Campobasso, frequentato dalle sorelle Di Vita. Venerdì sarà invece la volta del Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, collegato a Laura Di Vita, cugina di Gianni.

                Le persone ascoltate nell’ambito delle verifiche scolastiche mantengono la posizione di testimoni. Separatamente, cinque operatori sanitari risultano ancora indagati nel primo procedimento per omicidio colposo.

                La Procura punta ora a ricostruire eventuali collegamenti tra le attività digitali e il veleno responsabile delle due morti, senza che gli accertamenti finora descritti consentano di attribuire responsabilità individuali.

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