Cronaca Nera
Garlasco, Marco Poggi e il dubbio sull’impronta 33: “Se fosse insanguinata, diventerebbe difficile da spiegare”
Marco Poggi racconta il momento in cui gli investigatori gli hanno mostrato l’impronta 33, trovata sulle scale interne della villetta di Garlasco. “Mi hanno detto che era di Andrea Sempio. Se fosse insanguinata, diventerebbe difficile da spiegare”.
Marco Poggi rompe il silenzio a Quarto Grado e affronta uno dei punti più delicati della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco: l’impronta 33, trovata sulla parete destra delle scale interne della villetta dove il 13 agosto 2007 venne trovato il corpo di Chiara Poggi. Un’impronta che gli investigatori hanno attribuito ad Andrea Sempio e che, secondo Marco, può diventare un elemento decisivo solo a una condizione precisa.
L’impronta 33 mostrata dagli investigatori
Il fratello di Chiara racconta cosa è accaduto durante il sit con gli investigatori. «Nel sit di questi mesi con gli investigatori mi hanno chiesto di descrivere quali sono i luoghi principali della casa che frequentavo di più con i miei amici. Ho detto che i miei amici potevano essere passati dalle scale interne di casa perché portavano a una cantina che noi usavamo come magazzino, c’erano anche i giochi in scatola. Ci passavo con i miei amici. Non so dire chi è sceso di preciso. Dopo che mi è stata fatta questa domanda mi hanno mostrato l’impronta 33».
Poi arriva il passaggio centrale: «Mi hanno detto che era di Andrea Sempio. Nella foto quella impronta era rossa tanto che ricordo di essere uscito da quel sit pensando che ci fosse del sangue. Poi ho capito che quel rosso non era sangue. Se fosse insanguinata diventa difficile da spiegare».
Marco Poggi quindi non liquida l’impronta come irrilevante. Al contrario, distingue tra una possibile presenza spiegabile in casa, visto che gli amici frequentavano anche le scale interne, e un’impronta eventualmente insanguinata, che cambierebbe il peso dell’elemento.
Le intercettazioni di Sempio in auto
A Poggi vengono poi chiesti i discorsi fatti da Andrea Sempio da solo in macchina, intercettati dagli investigatori, nei quali avrebbe parlato del delitto di Garlasco. Anche su questo punto Marco mostra prudenza e non dice di aver trovato un collegamento chiaro.
«La mia reazione è di incredulità e di non averci trovato il nesso. Ero abbastanza confuso dopo averli sentiti una prima volta. Li ho sentiti in queste settimane e rimango della mia idea, ovvero che ci manca un nesso. Non sono neanche sicuro che vengano dette certe parole».
Per il fratello di Chiara, dunque, quelle frasi non bastano da sole a costruire un quadro convincente. Ma il ragionamento sull’impronta 33 resta diverso: se quell’impronta avesse davvero sangue, la spiegazione diventerebbe molto più complicata.
I rapporti tra Andrea Sempio e casa Poggi
Marco ricostruisce anche il rapporto tra Andrea Sempio e la sua famiglia. «Io e Andrea Sempio ci siamo conosciuti a scuola a Garlasco. Eravamo molto amici all’epoca dell’omicidio, siamo tuttora amici, anche se non ci si vede».
Sulle chiamate fatte da Sempio al telefono fisso di casa Poggi, aggiunge: «Penso che Chiara mi avrebbe chiamato, visto che Andrea era un mio amico. Me lo sarei aspettato, mi sarei aspettato che lo dicesse a qualcuno».
Quanto alla possibilità che Sempio sia rimasto da solo nella stanza di Chiara, Marco non la esclude: «Non posso escludere che sia andato in bagno o che sia andato a bere e di averlo lasciato da solo in camera di Chiara davanti al pc di famiglia. Tutti usavamo quello. Non mi risulta che siano state prese cose di nascosto dai miei amici».
Sui video intimi di Chiara e Alberto Stasi, precisa: «Non ho mai visto quei video, sapevo della loro presunta esistenza solo da una chat che ho letto su Msn. Non ho mai detto questa cosa ai miei amici. Non ho ricordo di aver mai detto di queste cose, sono cose private di mia sorella».
“Sono convinto che Andrea Sempio sia innocente”
Marco Poggi ribadisce la propria posizione sulle nuove indagini: «Non mi ha convinto quello che è stato detto su di lui, non ho cambiato idea. Sono invece convinto che la sentenza su Stasi sia la verità. Non pretendiamo che lo sia per tutti».
Quando gli viene chiesto dell’atteggiamento che gli inquirenti hanno definito “ostile” e “oppositivo” sulle accuse ad Andrea Sempio, risponde: «Sono convinto che Andrea Sempio sia innocente. Non era il messaggio che volevo far passare. Se avessi trovato qualcosa per scagionare Stasi lo avrei presentato. Siamo i primi a voler mettere un punto su quanto accaduto, siamo stanchi di fare sempre gli stessi pensieri».
La posizione di Marco Poggi, quindi, non cancella il dubbio sull’impronta 33. Anzi, lo mette al centro: la frequentazione della casa può spiegare una traccia sulle scale, ma non necessariamente una traccia insanguinata. Ed è proprio lì che, per il fratello di Chiara, si gioca il confine tra un elemento compatibile con il passato e un fatto capace di cambiare la lettura dell’intera vicenda.
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Cronaca Nera
Garlasco, tutta la verità sul rapporto tra Angela Taccia e Andrea Sempio: prima l’amore, poi l’amicizia, oggi la difesa
Dal vecchio gruppo di amici di Garlasco al legame affettivo, fino all’ingresso nel pool legale: una storia personale che attraversa vent’anni e arriva nel cuore di uno dei casi giudiziari più seguiti d’Italia.
Angela Taccia non è soltanto una delle avvocate che difendono Andrea Sempio. Lo conosce da vent’anni, ha condiviso con lui una parte della propria giovinezza e ha raccontato personalmente che tra loro, quando erano ragazzi, nacque una relazione sentimentale. La storia finì, ma il rapporto sopravvisse e cambiò forma: prima l’amore, poi l’amicizia, infine una fiducia così profonda da entrare direttamente nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.
Non si tratta di una suggestione costruita nei salotti televisivi né di una ricostruzione nata dal gossip. Taccia ha confermato il legame e ha spiegato di conoscere Sempio molto prima delle indagini, delle consulenze e dell’attenzione mediatica. Proprio questa conoscenza personale rende il loro rapporto uno degli aspetti più discussi del nuovo capitolo del caso Garlasco.
Dalla compagnia di amici alla relazione sentimentale
Il rapporto tra Andrea Sempio e Angela Taccia nasce nell’ambiente dei ragazzi che frequentavano Marco Poggi, fratello di Chiara. Erano giovani, vivevano nella stessa realtà di provincia e appartenevano a una rete di amicizie che il delitto del 13 agosto 2007 avrebbe poi trasformato in materia giudiziaria e televisiva.
Taccia non aveva ancora compiuto diciotto anni quando qualcuno uccise Chiara Poggi nella villetta di via Pascoli. Conosceva però molti ragazzi della compagnia e con Sempio aveva costruito un rapporto che andava oltre l’amicizia.
La relazione terminò, ma i due non si persero. Negli anni il legame diventò un’amicizia profonda, tanto che Sempio, parlando della propria vita privata, ha pronunciato una frase che ha attirato l’attenzione: «Sono amato, non sono fidanzato». Tra le persone che gli vogliono bene ha indicato proprio Angela Taccia, descrivendo il loro attuale rapporto come «fraterno».
Questa definizione racconta il presente, ma non cancella il passato. Prima ci fu una storia d’amore, poi rimase l’affetto. Oggi quell’affetto accompagna una delle difese più delicate della cronaca giudiziaria italiana.
L’ex fidanzata che oggi lo difende
Angela Taccia siede ora nel pool legale di Andrea Sempio, tornato al centro dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. La professionista ha scelto di esporsi anche pubblicamente e di raccontare un uomo molto diverso dal profilo che, secondo lei, alcuni hanno costruito attraverso vecchi messaggi, forum online e frammenti di vita estratti dal loro contesto.
Quando parla di Sempio, Taccia non usa soltanto gli strumenti dell’avvocata. Parla anche da persona che lo conosce da quando era ragazzo.
Ha ricordato che gli amici lo chiamavano «Gandhi» per la sua tendenza a cercare il dialogo e a evitare gli scontri. Ha difeso il suo carattere e ha respinto il tentativo di ricavare un profilo violento da vecchi messaggi pubblicati in rete.
«Se viene diffuso qualche messaggio in cui ha fatto il gradasso con frasi non condivisibili, non significa che stesse esprimendo il suo vero io», ha spiegato. Poi ha aggiunto: «Non vedo alcuna connessione tra quello che lui ha scritto e un’azione omicidiaria. Non si può giudicare una persona sulla base di qualche messaggio».
Le sue parole rappresentano una precisa linea difensiva, ma rivelano anche il peso della conoscenza diretta. Taccia rivendica di conoscere Sempio prima delle carte processuali, prima dell’indagine bis e prima che il suo nome tornasse al centro del dibattito nazionale.
L’intreccio con Alessandro Biasibetti
Nel quadro dei vecchi rapporti personali compare anche Alessandro Biasibetti, già legato sentimentalmente ad Angela Taccia e oggi fra’ Alessandro, diacono domenicano. Anche lui frequentava quell’ambiente e gli investigatori hanno acquisito il suo Dna, insieme a quello di altri soggetti, nell’ambito dei nuovi accertamenti genetici.
Biasibetti non risulta indagato. Il prelievo del suo profilo genetico non implica alcuna accusa, ma dimostra quanto il nuovo filone investigativo abbia riaperto rapporti, frequentazioni e legami rimasti sullo sfondo per quasi vent’anni.
L’avvocata di Sempio ha dunque avuto una relazione con l’attuale indagato e, in un altro momento della propria vita, con un uomo appartenente alla stessa cerchia di conoscenze, oggi coinvolto soltanto nei confronti genetici. Nessuno di questi elementi possiede, da solo, un valore processuale. Insieme, però, descrivono la fitta rete umana che circondava Chiara, Marco Poggi e i loro amici.
Garlasco continua a essere anche questo: non soltanto impronte, Dna e perizie, ma una storia di amici, ex fidanzati, famiglie che si conoscono e rapporti che riaffiorano dopo anni.
Una difesa fondata sulla fiducia
La domanda che molti lettori si pongono riguarda il peso del legame personale nella strategia difensiva. Andrea Sempio ha pieno diritto di scegliere l’avvocata alla quale affidare la propria difesa, anche quando si tratta di un’ex compagna diventata amica. Il precedente rapporto sentimentale non crea automaticamente un’incompatibilità professionale.
Per Sempio, Taccia rappresenta una figura di fiducia assoluta: conosce la sua storia, il suo carattere, le sue amicizie e il contesto nel quale è cresciuto. Per Taccia, difenderlo significa anche sostenere l’immagine dell’uomo che ha conosciuto per due decenni e che considera distante da quella emersa in alcune ricostruzioni mediatiche.
Proprio qui il rapporto professionale incontra la dimensione privata. La difesa nasce da un legame antico, attraversato dall’amore, dall’amicizia e da una fedeltà che ha resistito al tempo.
Prima l’amore, poi l’amicizia, ora la difesa
La storia può essere riassunta in pochi passaggi: Angela Taccia e Andrea Sempio si conoscono da ragazzi, iniziano una relazione, si lasciano senza interrompere il rapporto, diventano amici e, quasi vent’anni dopo, si ritrovano fianco a fianco nella nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi.
In mezzo ci sono la vecchia compagnia di Garlasco, Marco Poggi, Alessandro Biasibetti, i ricordi comuni e una rete di rapporti che l’omicidio ha consegnato per sempre alla cronaca.
Questo intreccio non dimostra la colpevolezza o l’innocenza di nessuno. Andrea Sempio resta indagato e gode della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva. Angela Taccia non risulta indagata e Alessandro Biasibetti non risulta indagato.
Il loro passato, però, aiuta a comprendere perché Taccia non rappresenti per Sempio una semplice professionista scelta per affrontare un procedimento giudiziario. È un’ex fidanzata diventata amica e poi difensore. Prima l’amore, poi l’amicizia, oggi il tribunale.
Cronaca Nera
Mario Adinolfi ai domiciliari, l’accusa della Procura: “Sistema Ponzi”, danno da 5 milioni e soldi usati per beni di lusso
Secondo la Procura di Roma, il presunto sistema avrebbe causato un danno vicino ai cinque milioni di euro. Nell’ordinanza si parla anche del rischio di inquinamento probatorio e dell’utilizzo del denaro per acquistare orologi, lingotti, quadri, imbarcazioni e finanziare viaggi.
Non si tratta soltanto di una presunta truffa da milioni di euro, ma di un’inchiesta che coinvolge uno dei volti più noti del panorama politico e mediatico italiano. Mario Adinolfi, giornalista e fondatore del Popolo della Famiglia, è stato posto agli arresti domiciliari dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma che ipotizza i reati di truffa ed evasione fiscale. Secondo gli inquirenti, il presunto sistema avrebbe provocato un danno vicino ai cinque milioni di euro, mentre altri 400 mila euro sarebbero riconducibili a evasione fiscale.
La Procura: “Schema ispirato al Ponzi” e investimenti mai restituiti
Al centro dell’indagine c’è la cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un circuito attraverso il quale sarebbero stati raccolti fondi da privati con la promessa di rendimenti molto elevati, legati alle scommesse sportive. Per aderire era richiesto il versamento di quote comprese tra 3.000 e 10.000 euro, con prospettive di guadagni fino al 40% annuo grazie a un presunto team di esperti e ad algoritmi dedicati.
Adinolfi ha sempre sostenuto la trasparenza dell’iniziativa, dichiarando in passato che il capitale investito fosse garantito e che eventuali richieste di rimborso anticipate comportassero soltanto la rinuncia agli utili maturati. Tuttavia, secondo la ricostruzione della Procura, numerosi partecipanti avrebbero denunciato di non essere riusciti a recuperare il denaro versato.
Tra gli episodi riportati figura quello di una donna invalida residente nella provincia di Roma che, vivendo con meno di 800 euro al mese, avrebbe investito i propri risparmi confidando nelle promesse di rendimento. Un altro partecipante, intervistato dalle Iene, ha dichiarato: «Non sono un figurante. Ho vissuto sulla mia pelle danni economici e personali. Se non riavrò il mio capitale, renderò pubblica la mia testimonianza».
Il rischio di inquinamento probatorio
Nell’ordinanza firmata dal gip Giulia Arcieri viene evidenziato anche il rischio di inquinamento probatorio. Secondo il giudice, l’indagato potrebbe influenzare le persone che hanno già sporto denuncia o quelle che devono ancora essere ascoltate dagli investigatori.
L’ordinanza sottolinea inoltre che alcuni denuncianti sarebbero particolarmente vulnerabili, sia per condizioni di salute sia perché avrebbero investito l’intero patrimonio nel sistema contestato. Per questo motivo, secondo la Procura, esisterebbe il rischio che possano essere indotti a modificare o ritrattare le proprie dichiarazioni attraverso promesse economiche o altri vantaggi.
Gli investigatori stanno inoltre ricostruendo i flussi finanziari, attività che potrebbe portare all’emersione di ulteriori ipotesi di reato.
I soldi destinati a orologi, lingotti, quadri e viaggi
Uno degli aspetti evidenziati dagli accertamenti della Guardia di Finanza riguarda la destinazione del denaro raccolto. Secondo gli inquirenti, parte delle somme sarebbe stata utilizzata per acquistare beni di lusso, tra cui orologi, lingotti d’oro, monete straniere, quadri, imbarcazioni e per finanziare viaggi.
Il gip definisce il meccanismo contestato una “truffa finanziaria basata sulla raccolta sistematica di fondi privati ispirata allo schema Ponzi”, riportando anche alcuni esempi di investitori che avrebbero perso cifre consistenti: una persona avrebbe versato 152 mila euro ricevendone indietro soltanto 5 mila, un’altra oltre 86 mila euro senza ottenere alcuna restituzione, mentre un investitore avrebbe affidato quasi 222 mila euro recuperandone soltanto 60 mila.
Negli ultimi anni la vicenda era già finita sotto i riflettori grazie ad alcune inchieste delle Iene, culminate anche in un acceso confronto tra Adinolfi e l’inviato Filippo Roma durante un evento elettorale. L’inchiesta giudiziaria è tuttora nella fase delle indagini preliminari e le accuse dovranno essere vagliate nel corso del procedimento, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
Cronaca Nera
Garlasco, il giallo dei diritti tv su Alberto Stasi: spunta l’ipotesi dei 500 mila euro, ma l’avvocato De Rensis smentisce
Secondo l’indiscrezione, due case di produzione avrebbero acquisito i diritti per raccontare il caso Garlasco. Si parla anche di una cifra superiore ai 500 mila euro per la storia di Alberto Stasi, ma dalla difesa arriva una smentita secca.
Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione, questa volta non per una nuova perizia o per un atto della Procura, ma per una possibile operazione televisiva e cinematografica. Nelle scorse ore Gabriele Parpiglia, nella sua newsletter, ha scritto che due case di produzione avrebbero acquisito i diritti per realizzare progetti audiovisivi sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli.
L’indiscrezione ha iniziato subito a circolare, anche perché al centro del racconto ci sarebbe Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto e da poco fuori dal carcere dopo aver ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali dal Tribunale di Sorveglianza di Milano. Ma l’avvocato Antonio De Rensis, che difende Stasi insieme a Giada Bocellari ed Elisabetta Aldrovandi, ha liquidato la notizia con poche parole: «Non mi risulta».
I due progetti raccontati da Parpiglia
Secondo quanto riportato da Parpiglia, i progetti sarebbero due. Il primo riguarderebbe una docu-serie della società di produzione indipendente Groenlandia, con protagonista proprio Alberto Stasi. Il secondo sarebbe invece un film prodotto da Colorado Film e ispirato al libro Il ragionevole dubbio di Garlasco, scritto da Stefano Vitelli, il giudice che nel 2009 assolse Stasi in primo grado.
Sempre secondo l’indiscrezione, Stasi avrebbe dovuto partecipare in prima persona al progetto documentaristico. Un elemento che ha aumentato l’interesse attorno alla vicenda, anche alla luce della nuova fase giudiziaria aperta sul delitto di Chiara Poggi.
La cifra dei 500 mila euro
Il passaggio più discusso riguarda però la somma che sarebbe stata pattuita per la cessione dei diritti della storia di Stasi. Nella newsletter si parla di una cifra superiore ai 500 mila euro.
Una ricostruzione che, al momento, non trova conferme ufficiali. Open riporta la smentita dell’avvocato De Rensis, mentre Fanpage.it ha provato a contattare senza successo sia la difesa di Stasi sia la casa di produzione Groenlandia per ottenere conferme o ulteriori precisazioni.
Il caso Garlasco resta aperto
La nuova attenzione mediatica arriva mentre l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi continua a produrre sviluppi. Il caso è stato ufficialmente riaperto l’anno scorso e la notizia è diventata pubblica l’11 marzo 2025. Il 7 maggio 2026 la Procura di Pavia ha chiuso le indagini nei confronti di Andrea Sempio.
Il 38enne, amico del fratello della vittima, inizialmente indagato in concorso con ignoti o con lo stesso Stasi, oggi viene indicato dagli inquirenti come unico presunto omicida di Chiara Poggi. La Procura gli contesta anche l’aggravante della crudeltà. In questo quadro ancora delicatissimo, l’ipotesi di una docu-serie o di un film sul caso riaccende inevitabilmente il dibattito. Ma, almeno per ora, dalla difesa di Alberto Stasi arriva una sola risposta: «Non mi risulta».
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