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Cronaca Nera

Garlasco, Stefania Cappa riapre il nodo dei video di Chiara Poggi: “Me ne parlò lei”. E Marco ora vacilla su Sempio

Stefania Cappa racconta ai carabinieri che Chiara le avrebbe parlato dei filmati con Stasi “in modo sereno”. Intanto Marco Poggi, dopo gli audio di Andrea Sempio, ammette uno spiraglio inquietante.

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    Il delitto di Garlasco torna a infilarsi là dove fa più male: nella vita privata di Chiara Poggi, nei suoi rapporti più intimi, nei ricordi di famiglia e nelle zone d’ombra che, dopo diciannove anni, continuano a produrre domande. Le nuove deposizioni delle gemelle Cappa e di Marco Poggi rimettono al centro dell’inchiesta il tema dei presunti video intimi girati da Chiara con Alberto Stasi, all’epoca suo fidanzato e unico condannato in via definitiva per l’omicidio.

    Stefania Cappa: “Chiara me ne parlò”

    Sentita come persona informata sui fatti, Stefania Cappa, cugina di Chiara e oggi avvocata, ha raccontato ai carabinieri di essere stata a conoscenza di quei filmati. “Me ne aveva parlato”, ha spiegato, ricordando un Natale in cui Chiara l’avrebbe portata in camera per mostrarle un regalo ricevuto da Alberto: un completino. “Poi anche nei mesi dopo mi parlò dei video fatti”.

    Secondo il racconto di Stefania, Chiara non ne parlava con imbarazzo o paura, ma “in maniera molto serena e semplice”. Il quadro che emerge è quello di una ragazza innamorata, che condivideva con la cugina confidenze, sogni e progetti durante i pomeriggi trascorsi insieme nella villetta di via Pascoli. Diversa invece la posizione della sorella gemella Paola Cappa, che ha dichiarato di non aver mai saputo nulla di quei video: “Questo mi fa supporre che si imbarazzasse a parlarne con me”.

    L’allarme prima del delitto

    Nel racconto di Stefania entra anche un episodio avvenuto pochi giorni prima dell’omicidio. La cugina ricorda il suono di un allarme e la reazione improvvisa di Chiara, vista uscire di corsa in strada con una canottiera bianca, pantaloncini corti e infradito. Un abbigliamento molto simile a quello che avrebbe indossato il giorno della morte. Secondo Stefania, Chiara era “molto spaventata”, come se avesse percepito una minaccia fuori casa.

    Gli audio di Sempio e i dubbi di Marco Poggi

    Il passaggio più delicato riguarda però Marco Poggi, fratello della vittima, chiamato oggi a fare i conti con gli audio di Andrea Sempio, amico d’infanzia e ora nuovamente al centro dell’attenzione degli inquirenti. In uno dei soliloqui intercettati in auto, Sempio farebbe riferimento a un video, dicendo che “lei nel video sembrava proprio… si è spostata”. Una frase che, per chi indaga, potrebbe indicare che quel filmato lo avesse visto davvero.

    Marco, che per anni ha difeso l’amico, davanti ai magistrati appare spiazzato e definisce tutto “surreale”. Ribadisce di non aver mai mostrato video intimi della sorella agli amici, ma apre per la prima volta a una possibilità minima e inquietante: “Può essere successo che io mi sia allontanato un paio di minuti”. Per prendere da bere o andare in bagno. Non dice che sia accaduto, anzi precisa di non averne memoria. Ma quello spiraglio basta a rendere ancora più fragile il muro delle certezze.

    Il movente che agita la Procura

    Il punto investigativo, oggi, ruota proprio attorno a questo: se Andrea Sempio avesse davvero visto quei filmati, e se da lì fosse nata un’ossessione per Chiara. È una pista che resta da verificare, ma che le nuove deposizioni rendono meno astratta rispetto al passato. Perché se Stefania conferma che quei video esistevano nel racconto di Chiara, Marco non riesce più a escludere con assoluta certezza che qualcuno possa averli visti senza il suo consenso.

    A diciannove anni dal delitto, Garlasco continua così a muoversi tra prove, ricordi, silenzi e frasi intercettate. E ogni nuovo dettaglio sembra riaprire una stanza che nessuno, davvero, è mai riuscito a chiudere.

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      Cronaca Nera

      Garlasco, colpo di scena tra Sempio e la sua avvocata: «Siamo stati amanti». Taccia racconta tutto: «L’ho lasciato io. E sui forum l’avrei menato»

      Dalla relazione tenuta lontana dai riflettori al marito per il quale dice di essere ancora innamorata, fino alla scoperta dei migliaia di messaggi di Sempio nei forum di seduzione: «Ero furente, non mi aveva detto niente». Ma sull’ex fidanzato non arretra di un millimetro: «Rimbambito a volte, ma non certo un assassino».

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      Angela Taccia

        Altro che semplice amicizia ventennale. Angela Taccia e Andrea Sempio sono stati fidanzati, e per tre mesi hanno condiviso qualcosa di decisamente più intimo delle serate con gli amici, delle vacanze e di quel rapporto quasi fraterno che negli ultimi anni era diventato parte del racconto pubblico intorno al nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. A raccontarlo adesso è proprio l’avvocata che oggi siede al fianco di Sempio e lo difende insieme al collega Liborio Cataliotti.

        Il particolare cambia completamente sapore a una storia che sembrava ormai conosciuta in ogni dettaglio. Taccia aveva raccontato più volte di conoscere Sempio da una vita, di frequentarlo fin da ragazza, di aver condiviso con lui e Marco Poggi amicizie, feste, vacanze e sabati sera. Quello che finora era rimasto molto più in ombra è che nel 2014 quell’amicizia diventò una relazione sentimentale vera e propria.

        E quando le viene chiesto se tra loro ci fosse stato qualcosa di più di un bacio, Taccia liquida ogni possibile ambiguità con una risposta parecchio efficace: «Io le cose le faccio bene o non le faccio. Siamo stati insieme tre mesi nel 2014».

        «L’ho lasciato io»: Angela Taccia racconta la storia con Sempio

        A chiudere quella relazione sarebbe stata lei. Taccia racconta di aver incontrato quello che sarebbe diventato suo marito e di aver scelto quindi di interrompere la storia con Andrea. Nel ricordarlo oggi parla del coniuge come dell’uomo di cui è ancora innamorata, mentre con Sempio il rapporto ha cambiato pelle, tornando nell’alveo di una profonda amicizia e trasformandosi infine, con la riapertura dell’inchiesta di Garlasco, anche in un rapporto tra avvocata e assistito.

        Ed è proprio qui che la vicenda assume contorni quasi da romanzo popolare: l’ex fidanzata che molti anni dopo si ritrova a difendere l’ex compagno dall’accusa più terribile, quella di aver partecipato all’omicidio di Chiara Poggi. Taccia non nasconde che la sua certezza sull’innocenza di Sempio nasce anche dalla conoscenza personale accumulata nel corso degli anni, compresi quelli in cui tra loro esisteva un rapporto sentimentale.

        La legale sostiene di non riconoscere affatto nell’uomo che ha conosciuto il profilo violento che, a suo giudizio, qualcuno avrebbe cercato di ricavare da intercettazioni e altri elementi emersi dall’indagine. Taccia lo descrive invece come «delicato» e «tenero», ricorda il suo rapporto molto stretto con gli amici e osserva che anche con le donne frequentate dopo di lei avrebbe mantenuto buoni rapporti.

        Poi arriva la definizione che vale da sola mezza intervista: «È un ragazzo perbene, rimbambito a volte, ma non certo un assassino».

        L’ex fidanzata che oggi lo difende: «So che è innocente»

        Naturalmente quella di Taccia rimane la convinzione personale e professionale della sua avvocata: Andrea Sempio è indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, mentre per quel delitto Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva. Ma proprio la natura del vecchio rapporto permette di capire perché la legale utilizzi parole tanto nette quando parla del carattere del suo assistito.

        «Posso dire che Andrea Sempio è sicuramente innocente, ne sono più che certa», sostiene Taccia, spiegando che, senza questa convinzione, avrebbe impostato diversamente la strategia difensiva insieme a Cataliotti. Aggiunge inoltre di non ritenerlo una persona disturbata o violenta e chiama direttamente in causa la loro lunga frequentazione: erano troppo amici, dice, perché lei non si accorgesse di eventuali aspetti di quel genere.

        C’è però qualcosa che persino l’ex fidanzata e amica storica non sapeva affatto di Andrea Sempio. Ed è forse il particolare più curioso di tutta la vicenda.

        I 3.000 messaggi nei forum di seduzione: «Non me l’aveva mai detto»

        Quando è esploso il caso del vecchio profilo attribuito a Sempio su Italian Seduction Club, con oltre tremila interventi pubblicati tra il 2009 e il 2016, Angela Taccia racconta di essere rimasta di sasso. Di quell’attività online non sapeva nulla, nonostante proprio nel mezzo di quel periodo i due fossero stati sentimentalmente legati.

        E la reazione dell’avvocata, almeno a sentirla raccontare oggi, non è stata esattamente quella di una professionista imperturbabile davanti a una novità processuale. «Ero furente: non mi aveva detto niente», racconta, spiegando di aver scoperto la vicenda da altre persone e di essersi trovata impreparata quando la storia è diventata pubblica. Poi aggiunge: «L’avrei menato per due giorni».

        Taccia considera quei vecchi interventi delle sciocchezze che non rappresenterebbero il Sempio conosciuto personalmente. Alcuni contenuti del forum, però, sono finiti inevitabilmente sotto i riflettori anche per il tono e per gli argomenti affrontati: tra quelli riportati pubblicamente c’è una riflessione sullo stupro e ci sono messaggi relativi a una ragazza per la quale Sempio aveva descritto una forte infatuazione. La difesa ha sostenuto che quella ragazza non fosse Chiara Poggi e ha ridimensionato l’idea di una vera «ossessione», parlando piuttosto di una cotta.

        Il paradosso resta irresistibile dal punto di vista del gossip: la donna che per tre mesi era stata la sua fidanzata non conosceva quella parte della sua vita virtuale.

        Da fidanzati ad avvocata e assistito: il rapporto che non si è mai spezzato

        Dopo la fine della relazione, Taccia e Sempio non si sono persi. Il loro legame è sopravvissuto alla parentesi sentimentale e negli anni è tornato a essere un’amicizia molto stretta. Sempio stesso, parlando pubblicamente del rapporto con la legale, lo aveva definito «fraterno» e aveva inserito Taccia tra le persone che gli vogliono bene.

        Oggi, però, quella stessa donna deve difenderlo nel momento più complicato della sua vita. E la rivelazione arriva proprio mentre l’inchiesta attraversa una fase delicatissima. La Procura di Pavia ha affidato allo psichiatra forense Roberto Catanesi una consulenza personologica su Sempio. Il consulente aveva chiesto di incontrare direttamente l’indagato, ma la difesa ha declinato l’invito, sostenendo che un eventuale esame dovesse svolgersi con le garanzie del contraddittorio.

        È dunque un rapporto con parecchie vite quello tra Angela Taccia e Andrea Sempio: amici, fidanzati, ex fidanzati, amici di nuovo e infine avvocata e assistito. Una sequenza che, dentro una vicenda già traboccante di personaggi, retroscena e colpi di scena, aggiunge un particolare che difficilmente passerà inosservato.

        Perché adesso, quando Angela Taccia dice di conoscere Andrea Sempio da vent’anni e di essere convinta che non sia un uomo violento, sappiamo che quella conoscenza non nasce soltanto dalle serate trascorse nella stessa compagnia. Per tre mesi, nel 2014, Andrea Sempio è stato il suo uomo.

        E l’ex fidanzata che oggi lo difende continua a metterci la faccia: «Rimbambito a volte, ma non certo un assassino».

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          Cronaca Nera

          Garlasco, i mostri nascosti nei diari di Sempio: stupri, donne aggredite, cadaveri e decapitazioni. Ora li studia lo psichiatra

          Andrea Sempio ha rifiutato di incontrare lo psichiatra Roberto Catanesi, incaricato dalla Procura di Pavia. Il consulente deve quindi lavorare soprattutto sul materiale sequestrato: anni di agende, appunti, soliloqui e navigazioni internet. Scritti inquietanti che non dimostrano naturalmente un omicidio, ma che ora devono essere interpretati scientificamente per capire se rivelino eventuali condizioni patologiche e quale rapporto possano avere con i fatti contestati.

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            Garlasco, i mostri nascosti nei diari di Sempio. È difficile trovare un’altra parola davanti ad alcune delle creature che popolano i sogni, i pensieri e le ricerche consegnate per anni da Andrea Sempio alle sue agende e al web. Mostri che, attenzione, possono appartenere soltanto all’immaginario di un uomo e non provano affatto che quell’uomo abbia commesso un delitto. Ma sono proprio quelle pagine, insieme ai soliloqui registrati durante le indagini e all’altro materiale raccolto dagli investigatori, che oggi sono finite sul tavolo del professor Roberto Catanesi, lo psichiatra incaricato dalla Procura di Pavia di cercare di capire che cosa raccontino della personalità dell’indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

            E dentro quelle carte c’è un universo oscuro. Sempio racconta sogni nei quali accoltella delle persone. In un altro compare una ragazza bionda che usa un taser contro di lui: Sempio reagisce, le salta addosso e, secondo la sintesi contenuta negli atti, «le apre la faccia». In un altro ancora, secondo quanto riportato dalla Rai sulla documentazione investigativa, sogna di violentare un’amica. Parallelamente, le navigazioni internet esaminate dagli investigatori mostrerebbero interessi che spaziano dal satanismo agli assassini, dai predatori sessuali alla violenza sulle donne, fino ai cadaveri, alle decapitazioni, agli esami autoptici e ai fenomeni cadaverici.

            I sogni violenti di Sempio: «Accoltella delle persone» e aggredisce una donna

            È probabilmente il capitolo più impressionante delle Moleskine sequestrate. Sempio aveva l’abitudine di scrivere molto e affidava alla carta non soltanto ciò che gli accadeva, ma anche riflessioni, paure, frustrazioni e sogni. I carabinieri hanno trovato decine di agende, bloc-notes e fogli, una massa di materiale che permette di osservare per anni una parte del suo mondo interiore.

            Alcuni sogni assumono una forma esplicitamente violenta. Nell’informativa viene riassunto quello nel quale «sogna che accoltella delle persone». Poi c’è la donna bionda: lei lo colpisce con un taser, lui reagisce, le si avventa contro e le apre la faccia. La Rai riferisce inoltre di un sogno nel quale Sempio aggredisce sessualmente una sua amica.

            È necessario fermarsi esattamente qui con le interpretazioni. Sognare un omicidio o un’aggressione non rende assassini, così come mettere per iscritto una fantasia violenta non dimostra di averla realizzata. Il significato psicopatologico di quel materiale, ammesso che ne abbia uno, è precisamente ciò che deve stabilire uno specialista e non ciò che può decidere chi legge qualche frase estrapolata da un diario.

            Ma quelle frasi esistono. E oggi sono entrate nell’indagine.

            «Autolesionismo, commesso cose brutte. Paura. Poca esperienza sessuale. Dolore»

            C’è poi un passaggio molto diverso, forse persino più interessante perché Sempio sembra tentare una sorta di autoritratto. Tra il 2018 e il 2019 scrive di avere attraversato esperienze che gli altri non avrebbero mai vissuto. Poi mette in fila alcuni elementi della propria biografia: famiglia non benestante, pochi amici, difficoltà di integrazione, insicurezza. E arrivano quattro parole particolarmente pesanti: «autolesionismo, commesso cose brutte». Seguono paura, scarsa esperienza sessuale e dolore.

            Che cosa siano quelle «cose brutte», però, quelle pagine rese pubbliche non lo spiegano. Sarebbe scorretto trasformare una frase indeterminata in una confessione o collegarla automaticamente all’omicidio di Chiara Poggi. Sempio stesso ha sempre respinto questa lettura e sostiene che i suoi diari raccolgano soprattutto i momenti negativi della propria vita, proprio perché utilizzava la scrittura come sfogo. In un’intervista ha spiegato che, quando stava bene, semplicemente faceva altro e che selezionare soltanto quelle pagine significa mostrare un unico lato della sua personalità.

            In un’altra annotazione del 2021, però, compare ancora un’espressione che ha attirato l’attenzione degli investigatori. Sempio scrive di sapersi difendere perché avrebbe «visto, subito e fatto cose», aggiungendo con rabbia che gli altri avrebbero dovuto provare a vivere anche soltanto metà di ciò che aveva vissuto lui.

            Satanismo, predatori sessuali, cadaveri e decapitazioni

            I diari non sono l’unico materiale esaminato. C’è anche ciò che Sempio cercava online.

            L’informativa investigativa, riportata da diverse fonti, parla di numerose navigazioni che mostrerebbero interesse per satanismo, omicidi, assassini, predatori sessuali, violenza sulle donne, cadaveri e decapitazioni. Nell’elenco compaiono persino esame autoptico e fenomeni cadaverici. Agli atti risultano inoltre fotografie e ricerche a sfondo sessuale collegate ad amiche.

            Tra il materiale analizzato compare anche un «test del serial killer», insieme a messaggi, post, pagine di diario e scritti sullo stupro. È questo complesso documentale, già passato attraverso l’analisi del Racis dei carabinieri, che assume ora una nuova importanza nella consulenza psichiatrica disposta dalla Procura.

            Ancora una volta, però, la distinzione è fondamentale: interessarsi a omicidi, autopsie, satanismo o serial killer non equivale a commetterli. Altrimenti bisognerebbe probabilmente sottoporre a indagine mezza popolazione di lettori di thriller. La questione per gli specialisti è capire se, considerate insieme e inserite nella storia personale di Sempio, quelle tracce abbiano oppure no un significato clinico.

            Garlasco, Sempio e il buco nei diari: la sua vita prima del 2017 quasi scompare

            C’è infine un particolare meno spettacolare ma forse ancora più curioso. I manoscritti acquisiti dagli investigatori coprono sostanzialmente il periodo dal 2018 al 2025, poco prima della perquisizione del maggio 2025.

            Secondo l’informativa, nonostante la forte propensione di Sempio ad annotare pensieri e riflessioni, la sua vita precedente al 2017 risulta invece quasi completamente assente dalla documentazione esaminata. I carabinieri descrivono il 2017 quasi come una barriera oltre la quale il racconto autobiografico diventa rarefatto.

            Ed è una coincidenza temporale inevitabilmente destinata ad attirare l’attenzione: proprio nel 2017 Sempio entrò per la prima volta direttamente nel nuovo capitolo giudiziario legato al delitto di Garlasco. Ma anche in questo caso un’assenza documentale non dimostra che qualcosa sia stato volontariamente cancellato.

            Nelle agende successive, invece, l’inchiesta compare. Sempio annota gli sviluppi giudiziari che riguardano Garlasco e Alberto Stasi: «Molta ansia – 2 archiviazioni», «Stasi ha chiesto la riapertura», «mamma in panico per la cosa di Stasi», fino agli appunti sul ricorso in Cassazione.

            Perché lo psichiatra sta studiando proprio queste pagine

            È qui che la vicenda diventa attuale. La Procura ha affidato la consulenza al professor Roberto Catanesi, docente di psicopatologia forense dell’Università di Bari, chiedendogli di verificare l’eventuale presenza di condizioni patologiche capaci di incidere sulla capacità di intendere e di volere, l’esistenza di disturbi o alterazioni significative, il loro eventuale rapporto con i fatti contestati e la possibile pericolosità sociale.

            Sempio, però, ha rifiutato di sottoporsi personalmente all’esame dello psichiatra. La difesa contesta la scelta e la tempistica della Procura e sostiene che prima debbano venire l’accertamento dei fatti e le prove. Catanesi deve quindi procedere senza un colloquio clinico diretto, lavorando sugli scritti, sui documenti e sui soliloqui disponibili.

            Ed è proprio questo a trasformare quelle vecchie Moleskine in qualcosa di molto più importante di una raccolta di pensieri privati.

            Per anni Andrea Sempio vi ha lasciato paure, frustrazioni, sessualità, rabbia, sogni e fantasie che probabilmente non immaginava sarebbero mai usciti da quelle pagine. Oggi uno psichiatra forense deve attraversare quel materiale cercando di distinguere ciò che può appartenere alla normale parte oscura dell’immaginazione umana da ciò che potrebbe eventualmente assumere un significato clinico.

            La domanda giudiziaria, però, rimane un’altra e non può essere sostituita da nessuna analisi della personalità: Andrea Sempio ha ucciso Chiara Poggi a Garlasco?

            Su questo dovranno parlare le prove. I mostri dei suoi diari, per quanto inquietanti, da soli non possono rispondere.

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              Cronaca Nera

              Pietracatella, la verità può essere nascosta nel computer di Di Vita: cosa cercano gli investigatori tra chat, ricina e segreti familiar

              Dalle ricerche su internet alle chat, dai pasti consumati prima dell’avvelenamento ai rapporti familiari: la Procura vuole ricostruire l’intera memoria digitale dei dispositivi

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              Ricina a Pietracatella

                Nel giallo di Pietracatella potrebbe essere una memoria digitale a custodire qualche frammento decisivo della verità sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, vittime dell’avvelenamento da ricina nel dicembre scorso. Gli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato stanno per passare al setaccio un computer e dieci pen drive che gli investigatori hanno sequestrato a Gianni Di Vita il 31 luglio. E questa volta non cercheranno soltanto file o documenti: proveranno a ricostruire rapporti, abitudini, conversazioni, ricerche online e ogni traccia capace di raccontare che cosa accadde nella famiglia prima della cena del 23 dicembre.

                La procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha affidato agli esperti dello Sco l’estrazione dei dati contenuti nei dispositivi. Le operazioni inizieranno alle 10 di lunedì 28 settembre negli uffici della Questura di Campobasso. Si tratta di un accertamento tecnico irripetibile e le parti potranno seguirlo attraverso i rispettivi legali e consulenti.

                Gli investigatori avevano trovato il materiale nello studio di Gianni Di Vita, dove lavorava anche la moglie Antonella. Gli specialisti avranno davanti una quantità potenzialmente enorme di informazioni perché la Procura ha scelto un arco temporale amplissimo: dalla prima accensione dei dispositivi fino al loro ultimo utilizzo.

                Cosa cercano nel computer e nelle dieci pen drive

                È il contenuto dell’incarico affidato agli specialisti a rendere particolarmente delicato questo nuovo passaggio dell’inchiesta. La Procura vuole individuare eventuali dati relativi a rapporti, relazioni e legami collegabili a navigazioni internet finalizzate a procurarsi ricina da parte delle due vittime, Sara e Antonella.

                Gli investigatori cercano però anche molto altro. Gli specialisti dovranno recuperare elementi capaci di ricostruire i rapporti delle due donne con familiari, parenti e amici, oltre alle loro abitudini quotidiane. Passeranno al setaccio chat, fotografie, registrazioni vocali, note, cronologie di navigazione, indirizzi email, account social e dati relativi alle posizioni memorizzate dai dispositivi.

                Potrebbero assumere importanza persino eventuali annotazioni sugli alimenti consumati nei giorni precedenti all’avvelenamento, così come pagine di diario, lettere, documenti o riferimenti a patologie delle due vittime che gli inquirenti ancora non conoscevano.

                Gli investigatori proveranno così a ricostruire, pezzo dopo pezzo, la vita digitale della famiglia prima che tutto precipitasse.

                La domanda sulla ricina

                Il punto più delicato resta inevitabilmente il veleno. Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morirono dopo l’esposizione alla ricina, una sostanza estremamente tossica, e la Procura indaga per duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo del mezzo venefico.

                Gli accertamenti digitali potrebbero chiarire se i dispositivi conservino tracce di ricerche sulla sostanza, sul modo di procurarsela o su altri elementi collegabili all’avvelenamento. Proprio per questo la Procura non ha circoscritto l’esame alle settimane immediatamente precedenti alle morti, ma ha chiesto agli specialisti di scandagliare l’intera vita dei supporti informatici.

                Gli esperti avranno inizialmente sessanta giorni per completare il lavoro, anche se la Procura potrà concedere una proroga qualora la mole dei dati richiedesse più tempo.

                Gli interrogatori e le persone ascoltate

                Parallelamente agli accertamenti tecnici prosegue il lavoro sulle testimonianze. Il 21 settembre gli investigatori hanno ascoltato in Questura il fratello di Antonella e sua moglie, rimasti per alcune ore negli uffici della Squadra Mobile. Nel pomeriggio hanno sentito anche due amici di Sara, un ragazzo e una ragazza accompagnati dalle rispettive madri.

                Gli inquirenti hanno convocato altre persone informate sui fatti e cercano di ricostruire non soltanto le ultime ore delle due vittime, ma anche la rete di relazioni che circondava la famiglia.

                Il 22 settembre gli investigatori hanno inoltre tenuto in Questura un vertice operativo per fare il punto sull’inchiesta e stabilire i successivi passi investigativi.

                I reperti analizzati in Germania

                La partita non si gioca soltanto sul terreno digitale. Restano fondamentali gli accertamenti scientifici sui reperti che gli specialisti hanno raccolto nell’abitazione di Pietracatella durante il lungo sopralluogo.

                Nella casa gli esperti hanno effettuato 131 prelievi. Le analisi condotte in Germania avrebbero fornito indicazioni che hanno rafforzato la pista dell’omicidio. Gli investigatori attendono gli esiti completi degli accertamenti per l’inizio di ottobre, anche se i tecnici potrebbero chiedere più tempo per concludere il lavoro.

                La domanda centrale resta la stessa: come è arrivata la ricina nella casa e attraverso quale veicolo Antonella e Sara l’hanno assunta?

                La cena del 23 dicembre e il particolare di Gianni Di Vita

                Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’intossicazione risalirebbe alla cena del 23 dicembre, quando Gianni Di Vita si trovava a tavola insieme alla moglie e alla figlia. L’uomo ha riferito di avere accusato a sua volta disturbi gastrointestinali, ma i successivi accertamenti non hanno rilevato ricina nel suo organismo.

                Antonella e Sara, invece, morirono.

                Ora computer e pen drive potrebbero raccontare qualcosa che finora è rimasto nascosto: conversazioni, ricerche, spostamenti, rapporti o semplici dettagli quotidiani capaci di acquistare un significato completamente diverso alla luce di ciò che accadde quella sera.

                Per questo il 28 settembre potrebbe segnare un altro passaggio importante nell’inchiesta di Pietracatella. Gli investigatori cominceranno a interrogare non una persona, ma la memoria digitale che quella famiglia ha lasciato dietro di sé prima che la ricina entrasse nella sua storia.

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