Cronaca Nera
La rivelazione del detenuto: “Chico Forti mi ha chiesto di parlare con la ‘ndragheta per zittire Travaglio e Lucarelli”
Un’ex guardia carceraria racconta un episodio inquietante riguardante Chico Forti, accusato di voler silenziare i giornalisti italiani Marco Travaglio e Selvaggia Lucarelli.
Un ex detenuto ha fatto una rivelazione scioccante, affermando che Chico Forti, l’italiano condannato all’ergastolo negli Stati Uniti per omicidio, gli avrebbe chiesto di intercedere con la ‘ndrangheta per mettere a tacere i giornalisti Marco Travaglio e Selvaggia Lucarelli. Questa notizia, riportata da fonti giornalistiche, getta un’ombra inquietante sul caso già controverso di Forti, suscitando reazioni contrastanti e approfondite indagini sulle dichiarazioni.
Forti, condannato nel 2000 per l’omicidio di Dale Pike, ha sempre sostenuto la sua innocenza, dichiarando di essere vittima di un errore giudiziario. La sua richiesta di intervento da parte della ‘ndrangheta sarebbe avvenuta durante una conversazione in carcere, secondo quanto riportato dall’ex detenuto. Questo nuovo sviluppo potrebbe complicare ulteriormente la situazione legale di Forti, sollevando interrogativi sulla sua condotta e le sue reali intenzioni.
Recentemente, Forti è stato trasferito in un carcere italiano dopo anni di pressioni da parte dell’opinione pubblica sui giudici USA. Al suo arrivo, è stato accolto in pompa magna dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e da molti ministri del suo governo, quasi fosse un eroe invece che un detenuto condannato per omicidio. Questo trattamento ha suscitato polemiche e perplessità, considerando la gravità delle accuse che pendono su di lui.
Marco Travaglio e Selvaggia Lucarelli sono noti per le loro inchieste giornalistiche e la loro attività critica nei confronti di vari casi giudiziari. Le dichiarazioni del detenuto potrebbero rappresentare un tentativo di intimidazione nei loro confronti, sollevando preoccupazioni sulla libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti in Italia.
Le autorità competenti stanno indagando su queste rivelazioni per verificare la veridicità delle affermazioni e le possibili implicazioni legali.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Cronaca Nera
Garlasco, Angela Taccia sfida la Procura: «Se giocano duro, lo facciamo anche noi». E smonta gli indizi contro Sempio: «Mi aspettavo molto di più»
La legale di Andrea Sempio contesta le indagini della Procura di Pavia, dagli scritti attribuiti al suo assistito al DNA sulle unghie di Chiara Poggi. Elisabetta Aldrovandi, avvocata di Stasi, rilancia invece la battaglia per la revisione della condanna: «Spero sia la volta buona».
Angela Taccia non sembra intenzionata a fare sconti alla Procura di Pavia. L’avvocata di Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, ha lanciato un messaggio particolarmente duro agli inquirenti, accusandoli di aver commesso numerosi errori e di aver costruito un quadro indiziario meno solido di quanto si sarebbe aspettata. «Se giocano duro loro, giochiamo duro pure noi», ha dichiarato, annunciando di fatto una linea difensiva combattiva proprio mentre si avvicina il momento delle controconsulenze.
Le parole della legale sono arrivate durante un incontro pubblico dedicato al delitto di Garlasco, al quale ha partecipato anche Elisabetta Aldrovandi, avvocata di Alberto Stasi. Due posizioni difensive differenti, accomunate però dalla convinzione che nella ricostruzione giudiziaria dell’omicidio del 13 agosto 2007 esistano ancora questioni irrisolte.
Angela Taccia contro la Procura: «Perché dovremmo collaborare per forza?»
Il passaggio più polemico dell’intervento di Angela Taccia riguarda la convinzione che, secondo la legale, gli investigatori avrebbero già maturato sulla responsabilità del suo assistito. «La Procura di Pavia è convinta che a uccidere Chiara Poggi sia stato Andrea Sempio e per questo motivo era inutile sottoporci alla loro consulenza psichiatrica», ha affermato.
Da qui la decisione di contestare apertamente l’impostazione dell’inchiesta: «Perché collaborare per forza? A questo punto se giocano duro loro giochiamo duro pure noi».
Una dichiarazione che lascia intravedere un confronto particolarmente acceso tra accusa e difesa. La scelta di non aderire a un accertamento proposto dagli inquirenti rientra nelle prerogative difensive e non costituisce, di per sé, un elemento a carico dell’indagato.
Taccia ha inoltre sottolineato che, a suo giudizio, le criticità non riguardano soltanto la posizione di Sempio, ma investono anche il procedimento che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. «C’è qualcosa che non torna nella sentenza di condanna ad Alberto Stasi, ma anche nel procedimento a carico di Andrea Sempio», ha dichiarato.
Gli scritti di Sempio e il DNA sulle unghie di Chiara Poggi
L’avvocata è entrata anche nel merito di alcuni elementi che hanno attirato l’attenzione degli investigatori. «Mi aspettavo indizi più forti», ha spiegato, sostenendo che nel procedimento siano stati commessi numerosi errori.
Uno dei punti contestati riguarda gli scritti di Andrea Sempio finiti sotto la lente della Procura. Secondo Taccia, quei testi sarebbero stati interpretati in maniera sbagliata, perché non rappresenterebbero riflessioni personali dell’indagato, ma appunti destinati a uno spettacolo teatrale con Gianluigi Nuzzi.
La legale ha poi affrontato la questione del materiale genetico individuato in relazione alle unghie di Chiara Poggi, uno degli aspetti più discussi della nuova inchiesta. Richiamando la perizia della dottoressa Denise Albani, Taccia ha sostenuto che non vi sarebbe nulla di accertabile.
Si tratta, naturalmente, della lettura proposta dalla difesa, che dovrà confrontarsi con le valutazioni tecniche e con gli altri elementi raccolti dagli investigatori. La rilevanza del materiale genetico e la possibilità di attribuirlo a una persona specifica restano questioni centrali nella discussione scientifica e processuale.
Le controconsulenze e la nuova battaglia della difesa
Le dichiarazioni arrivano in una fase delicata dell’inchiesta, dopo la seconda chiusura delle indagini del 28 settembre. La difesa di Andrea Sempio si prepara a depositare le proprie osservazioni e controconsulenze, con l’obiettivo di contestare gli elementi sui quali la Procura intende fondare le successive iniziative giudiziarie.
Taccia ha spiegato che il gruppo difensivo si riunirà per stabilire su quali aspetti concentrare il lavoro. Una scelta che potrebbe riguardare tanto gli accertamenti scientifici quanto l’interpretazione di documenti e dichiarazioni acquisiti nel corso dell’indagine.
Il confronto tra le parti si annuncia quindi particolarmente serrato. Da una parte gli inquirenti, che hanno riaperto una vicenda giudiziaria già sfociata in una condanna definitiva; dall’altra la difesa di Sempio, che contesta la consistenza degli indizi e rivendica la necessità di verificare criticamente ogni passaggio dell’inchiesta.
Andrea Sempio resta indagato e beneficia della presunzione di innocenza. Le contestazioni della sua avvocata non equivalgono, allo stesso modo, a un accertamento di errori da parte della Procura.
Elisabetta Aldrovandi: «Alberto Stasi vittima di un errore giudiziario»
Durante lo stesso incontro è intervenuta anche Elisabetta Aldrovandi, legale di Alberto Stasi, che ha ribadito la convinzione che il suo assistito sia stato vittima di un errore giudiziario.
«Spero che sia la volta buona. Con istanza di revisione spero che si arriverà a far coincidere la verità storica con la verità processuale», ha dichiarato, indicando nella revisione della condanna l’obiettivo della difesa.
Aldrovandi ha voluto inoltre chiarire che le nuove indagini su Andrea Sempio non sono un’iniziativa dei legali di Stasi: «Sia chiaro che le indagini su Andrea Sempio non le stiamo facendo noi, ma la Procura di Pavia. Speriamo quindi che questa sia la volta buona, speriamo nella giustizia per Alberto Stasi».
Le due difese guardano dunque alla stessa inchiesta da prospettive differenti. Per Taccia si tratta di contrastare le accuse che potrebbero essere formulate contro Sempio, mentre per Aldrovandi i nuovi accertamenti potrebbero contribuire a sostenere una futura richiesta di revisione della condanna di Stasi.
Al centro resta l’omicidio di Chiara Poggi, una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica e sulla quale le nuove indagini dovranno fornire risposte fondate su elementi verificabili. Le parole di Angela Taccia segnano intanto un ulteriore irrigidimento del confronto: la difesa di Sempio non intende limitarsi a respingere le contestazioni, ma promette di mettere in discussione l’intera impostazione accusatoria.
Cronaca Nera
Garlasco, Angela Taccia mette in dubbio la condanna di Stasi e le accuse a Sempio: «Qualcosa non torna». Aldrovandi chiede la revisione
Angela Taccia sorprende mettendo in discussione anche la sentenza definitiva contro Alberto Stasi: «Mi aspettavo indizi più forti». Elisabetta Aldrovandi rilancia la battaglia per la revisione e punta al riconoscimento della piena innocenza del suo assistito.
Il caso Garlasco continua a riservare dichiarazioni destinate a riaccendere il confronto sull’omicidio di Chiara Poggi, ma questa volta a sorprendere è soprattutto la posizione di Angela Taccia, avvocata di Andrea Sempio, che ha espresso perplessità non soltanto sulle nuove indagini della Procura di Pavia, ma anche sulla sentenza che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Una presa di posizione significativa, perché arriva proprio dalla legale dell’uomo attualmente indagato per il delitto e riguarda due percorsi giudiziari che, pur essendo collegati alla stessa vicenda, devono essere valutati separatamente.
«C’è qualcosa che non torna nella sentenza di condanna ad Alberto Stasi, ma anche nel procedimento a carico di Andrea Sempio», ha dichiarato Taccia durante un confronto pubblico al quale hanno partecipato anche Elisabetta Aldrovandi, legale di Stasi, e la criminologa Margherita Carlini. L’avvocata ha spiegato di aver esaminato gli atti dell’inchiesta e di considerare poco convincenti alcuni degli elementi sui quali si concentra l’attuale ricostruzione investigativa.
Angela Taccia contesta gli indizi contro Andrea Sempio: «Mi aspettavo qualcosa di più forte»
La difesa di Andrea Sempio non nasconde le proprie perplessità sul materiale raccolto dagli investigatori. «Mi aspettavo indizi più forti. Ci sono stati tanti errori in questo procedimento», ha affermato Angela Taccia, soffermandosi in particolare su alcuni elementi che hanno attirato l’attenzione degli inquirenti e che, secondo la legale, sarebbero stati interpretati in maniera discutibile.
Tra questi figurano gli scritti attribuiti a Sempio, sui quali la difesa propone una spiegazione diversa rispetto alle ipotesi investigative. Secondo Taccia, infatti, non si tratterebbe di riflessioni personali riconducibili al delitto, ma di appunti preparati per uno spettacolo teatrale con Gianluigi Nuzzi. Una distinzione che l’avvocata considera importante per evitare di attribuire a quei testi un significato che, a suo giudizio, non avrebbero.
La legale ha contestato anche il peso attribuito agli elementi genetici individuati sui reperti ungueali di Chiara Poggi, richiamando la consulenza della genetista Denise Albani e sostenendo che, sulla base della lettura proposta dalla difesa, «non c’è nulla di accertabile». Su questi aspetti rimangono valutazioni differenti, che dovranno essere esaminate nelle sedi giudiziarie competenti.
«Se giocano duro loro, giochiamo duro pure noi»: la sfida alla Procura di Pavia
Angela Taccia ha confermato che la difesa di Sempio sta preparando le controdeduzioni alle conclusioni degli inquirenti, con l’obiettivo di contestare gli elementi che ritiene insufficienti o interpretati in maniera errata. Il lavoro coinvolge il collegio legale e i consulenti, chiamati a valutare quali questioni approfondire nelle prossime fasi del procedimento.
Particolarmente netta è stata la spiegazione della mancata adesione alla consulenza psichiatrica proposta dalla Procura. Secondo Taccia, gli investigatori avrebbero già maturato una convinzione precisa sulla responsabilità del suo assistito, rendendo poco utile, dal punto di vista della strategia difensiva, partecipare a quell’accertamento.
«La Procura di Pavia è convinta che a uccidere Chiara Poggi sia stato Andrea Sempio e per questo motivo era inutile sottoporci alla loro consulenza psichiatrica», ha dichiarato l’avvocata, aggiungendo una frase che rende evidente il clima di contrapposizione: «Perché collaborare per forza? A questo punto se giocano duro loro giochiamo duro pure noi».
Si tratta della posizione espressa dalla difesa, mentre Andrea Sempio resta indagato e nei suoi confronti vale pienamente la presunzione di innocenza.
Elisabetta Aldrovandi: «Alberto Stasi è vittima di un errore giudiziario»
Nel confronto è intervenuta anche Elisabetta Aldrovandi, avvocata di Alberto Stasi, che ha ribadito la convinzione che la condanna definitiva del suo assistito debba essere riesaminata. Per la legale, gli approfondimenti investigativi potrebbero contribuire a ricostruire diversamente quanto accaduto nella villetta di Garlasco, aprendo la strada a una richiesta di revisione della sentenza.
«Lui è vittima di un errore giudiziario, spero che sia la volta buona», ha dichiarato Aldrovandi, spiegando quale sia l’obiettivo della strategia difensiva: «Con istanza di revisione spero che si arriverà a far coincidere la verità storica con la verità processuale».
La legale ha precisato che la difesa non intende limitarsi a sollevare dubbi sulla ricostruzione che ha portato alla condanna a 16 anni di carcere. L’obiettivo è ottenere un riconoscimento pieno dell’innocenza di Stasi, attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento giudiziario.
«La mia collega, l’avvocata Giada Bocellari, non si accontenta a infondere in aula il ragionevole dubbio», ha spiegato Aldrovandi, sottolineando la volontà di arrivare a una conclusione che vada oltre la semplice contestazione delle prove utilizzate nel precedente processo.
Garlasco, due difese contestano le ricostruzioni giudiziarie ma le posizioni restano distinte
Uno degli aspetti più interessanti emersi dal confronto riguarda la posizione delle due difese, che contestano elementi diversi delle rispettive vicende giudiziarie. Taccia mette in discussione la consistenza degli indizi raccolti contro Sempio e manifesta perplessità anche sulla condanna di Stasi, mentre Aldrovandi continua a sostenere la necessità di una revisione della sentenza definitiva.
L’avvocata di Stasi ha però voluto chiarire che le indagini su Andrea Sempio non dipendono dalle iniziative del collegio difensivo del suo assistito. «Sia chiaro che le indagini su Andrea Sempio non le stiamo facendo noi, ma la Procura di Pavia», ha precisato, distinguendo il lavoro degli investigatori dalle attività legali finalizzate a ottenere la revisione.
Il quadro giudiziario rimane quindi complesso, con una condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi e una nuova indagine nella quale Andrea Sempio non è stato riconosciuto responsabile di alcun reato. Le dichiarazioni delle avvocate esprimono valutazioni difensive e non modificano, di per sé, le conclusioni raggiunte nei procedimenti giudiziari.
Per Elisabetta Aldrovandi, tuttavia, la speranza è che gli sviluppi della vicenda possano finalmente aprire una strada concreta verso la revisione: «Speriamo quindi che questa sia la volta buona, speriamo nella giustizia per Alberto Stasi».
Cronaca Nera
Ricina, svolta nel giallo di Pietracatella: sequestrati 71 computer, spuntano inquietanti ricerche online e gli investigatori pensano all’Fb
Oltre 200 persone ascoltate dagli investigatori, un abitante su sei del paese. Nel mirino i computer dell’Istituto agrario di Riccia e alcuni messaggi comparsi su Reddit prima e dopo la morte di Antonella e Sara.
Un paese di appena 1.185 abitanti, oltre 200 persone interrogate e adesso 71 computer da passare al setaccio. L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara, 15, avvelenate con la ricina dopo Natale a Pietracatella, in provincia di Campobasso, si concentra sulle tracce digitali. Gli investigatori cercano di scoprire chi abbia effettuato alcune ricerche online sul veleno e se quelle consultazioni possano avere un collegamento con la tragedia. Sullo sfondo emerge anche la possibilità di chiedere la collaborazione dell’Fbi americana.
La Procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, ha disposto un’ispezione informatica che coinvolgerà l’Istituto agrario di Riccia. Gli accertamenti riguarderanno 71 dispositivi, tra computer fissi e portatili, presenti nelle aule, negli uffici e nelle aree vicine alle serre. Gli investigatori avevano già controllato queste ultime nei mesi scorsi, cercando eventuali piante di ricino senza trovarne.
Un abitante su sei ascoltato: oltre 200 testimonianze
L’inchiesta ha coinvolto una parte considerevole della popolazione di Pietracatella. Da metà marzo, quando gli esami hanno individuato la ricina nel sangue delle due vittime, gli investigatori hanno ascoltato oltre 200 persone informate sui fatti. Tra loro figurano familiari, conoscenti e persone vicine a Gianni Di Vita, ex sindaco del paese, marito di Antonella e padre di Sara.
Il parroco, don Stefano, ha affrontato tre audizioni, mentre Laura, cugina di Gianni, ha firmato cinque verbali. Gli inquirenti hanno inoltre ascoltato una docente amica dell’ex sindaco, che ad agosto ha partecipato a un confronto con lui. Anche il marito della donna, tecnico di laboratorio presso l’Istituto agrario di Riccia, ha fornito la propria testimonianza.
I 71 computer e le ricerche sospette sulla ricina
Il nuovo accertamento informatico potrebbe rappresentare un passaggio importante dell’indagine. Gli specialisti della Squadra mobile, diretta da Marco Graziano, e del Servizio centrale operativo esamineranno i dispositivi dell’istituto per individuare eventuali tracce di navigazione collegate al veleno.
La Procura ha disposto l’acquisizione dei dati attraverso copie forensi, che permetteranno agli investigatori di analizzare il contenuto dei computer preservando gli elementi utili all’inchiesta. Il decreto parla esplicitamente di «navigazioni/interrogazioni su piattaforme web degne di interesse investigativo», riferendosi a ricerche contenenti termini come «veleno, ricina e similari».
Resta da stabilire chi abbia effettuato quelle consultazioni e soprattutto quando. La presenza di ricerche sul veleno, da sola, non dimostrerebbe alcuna responsabilità, ma potrebbe fornire indicazioni preziose per ricostruire gli eventi.
I messaggi su Reddit e l’ipotesi di coinvolgere l’Fbi
Un altro elemento che gli investigatori potrebbero approfondire riguarda alcune conversazioni apparse su Reddit. Già nel luglio 2025 un utente aveva chiesto suggerimenti per un racconto di fantasia nel quale un personaggio doveva morire avvelenato senza che gli investigatori riuscissero a identificare la sostanza responsabile. Tra le risposte compariva proprio un riferimento alla ricina.
Le coincidenze diventano ancora più inquietanti considerando alcuni messaggi successivi alla morte di Antonella e Sara. Il 5 gennaio un utente chiedeva quanto tempo le tossine rimanessero nell’organismo e se l’autopsia fosse sempre obbligatoria. Il 15 gennaio compariva invece una domanda sulla possibilità di programmare la cancellazione automatica di un account Reddit o della cronologia Google.
Non esistono, allo stato delle informazioni disponibili, elementi che permettano di attribuire quelle ricerche all’autore dell’avvelenamento. Proprio per chiarire l’origine delle conversazioni, la Procura potrebbe valutare una collaborazione con l’Fbi, anche considerando che Reddit ha sede negli Stati Uniti.
L’autopsia e il dubbio sul doppio avvelenamento
Un ulteriore interrogativo arriva dagli accertamenti medico-legali. Secondo quanto emerge dalla documentazione autoptica, la ricina può provocare i primi effetti già due ore dopo l’ingestione. Un dato che potrebbe assumere particolare importanza nella ricostruzione degli ultimi momenti di vita delle due vittime.
Vittorino Facciolla, avvocato di Gianni Di Vita, che figura tra le parti lese insieme alla figlia Alice, ritiene che questa circostanza possa orientare verso «l’ipotesi di un doppio avvelenamento». Si tratta di una valutazione difensiva che richiede ulteriori riscontri, mentre gli investigatori continuano a cercare elementi capaci di spiegare come Antonella e Sara siano entrate in contatto con il veleno.
Il mistero di Pietracatella resta dunque aperto. Dopo mesi di testimonianze e accertamenti scientifici, l’attenzione si sposta sui computer e sulle tracce lasciate in rete. L’obiettivo è capire se dietro quelle ricerche si nasconda un collegamento concreto con la morte della madre e della figlia.
-
Gossip3 anni faElisabetta Canalis, che Sex bomb! è suo il primo topless del 2024 (GALLERY SENZA CENSURA!)
-
Sex and La City2 anni faDick Rating: che voto mi dai se te lo posto?
-
Cronaca Nera2 anni faBossetti è innocente? Ecco tutti i lati deboli dell’accusa
-
Video2 anni faVideo scandalo a Temptation Island Spagna: lei fa sesso con un tentatore, lui impazzisce in diretta
-
Speciale Grande Fratello2 anni faHelena Prestes, chi è la concorrente vip del Grande Fratello? Età, carriera, vita privata e curiosità
-
Gossip2 anni faLa De Filippi beccata con lui: la strana coppia a cavallo si rilassa in vacanza
-
Moda e modi1 anno faL’estate senza trucco di Belén Rodriguez
-
Speciale Olimpiadi 20242 anni faFact checking su Imane Khelif, la pugile al centro delle polemiche. Davvero è trans?
