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Cronaca

Donald Trump si addormenta in tribunale e diventa Sleepy Don

Tra sonnellini e battute ironiche, Trump continua il suo viaggio nel mondo del gossip e della politica, con un occhio aperto e uno chiuso. Che dire, sembra proprio che il sonno non conosca barriere, nemmeno in tribunale!

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trump dorme

    Il magnate delle polemiche, Donald Trump, ha dato spettacolo in tribunale, ma non per le sue solite ardite dichiarazioni o i suoi discorsi infuocati. No, questa volta è stato catturato dal sonno durante il processo a porte chiuse “Hush Money” (“Soldi per il silenzio”), in cui è accusato di aver cercato di zittire la pornostar Stormy Daniels con un assegno eccessivamente gonfio.

    Immaginatevi la scena: Trump, con la testa chinata e il mento sull’orlo del petto, in una posa da sonnellino degno di una copertina di rivista. Troppi affanni e preoccupazioni per il tycoon, immerso in una marea di processi e con una campagna presidenziale che gli fa l’occhiolino. Sembrava proprio che i suoi occhi avessero firmato un “out of office” permanente.

    La corrispondente del New York Times, Maggie Haberman, ha fatto il suo scoop su Twitter: “Trump sembra dormire”, ha scritto. “La sua testa continua ad abbassarsi e la sua bocca si allenta”. E non è rimasta sola nell’osservazione, perché altri giornalisti presenti in aula hanno confermato l’episodio, descrivendo la scena come un remake di “La bella addormentata nel tribunale”.

    Ma non è finita qui. I reporter Jack Queen di Reuters, Erik Uebelacker di Courthouse News e Stewart Bishop di Law360 hanno tutti fornito la loro testimonianza ocularmente, descrivendo la caduta del mento di Trump sul petto come un evento epico. Sembrava che il sonno lo avesse colpito due volte, come una maledizione da fiaba moderna.

    Naturalmente, l’incidente ha dato vita a un nuovo soprannome per il presidente addormentato: “Sleepy Don”. I suoi fan lo hanno preso con orgoglio, affermando che solo un vero duro può permettersi di crollare in tribunale. Ma i suoi critici non hanno perso tempo a sbeffeggiarlo, ricordando ironicamente il suo “Sleepy Joe” rivolto a Joe Biden.

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      Italia

      Carnevale 2026: l’Italia in maschera, viaggio tra sfilate, carri e riti antichi regione per regione

      Nel 2026 la tradizione si rinnova da Nord a Sud: ecco come ogni regione celebra il periodo più colorato dell’anno, tra folklore, satira e identità locali.

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      Carnevale 2026: l’Italia in maschera

        Il Carnevale in Italia non è una festa sola, ma un mosaico di tradizioni che cambiano volto e significato attraversando le regioni. Anche nel 2026, nel periodo che precede la Quaresima, il Paese si trasformerà in un grande palcoscenico all’aperto, fatto di sfilate, maschere, riti simbolici e feste popolari. Ogni territorio conserva un modo unico di vivere il Carnevale, spesso legato alla propria storia sociale e culturale.

        Piemonte e Valle d’Aosta: riti storici e figure simboliche

        In Piemonte il Carnevale è dominato da celebrazioni storiche come lo Storico Carnevale di Ivrea, celebre per la Battaglia delle Arance, rievocazione di una rivolta medievale diventata simbolo di libertà. In Valle d’Aosta sopravvivono tradizioni alpine come la Coumba Freida, con maschere rustiche e costumi che richiamano la vita contadina e i cicli della natura.

        Lombardia: tra satira e Carnevale Ambrosiano

        La Lombardia ospita uno dei Carnevali più particolari d’Italia: il Carnevale Ambrosiano di Milano, che si conclude alcuni giorni dopo rispetto al resto del Paese. Sfilate, feste di quartiere e spettacoli per famiglie animano la città, mentre in altre province resistono maschere tradizionali come Meneghino e parate a tema satirico.

        Veneto: lo spettacolo di Venezia

        Il Carnevale di Venezia resta uno dei più famosi al mondo, con eventi che mescolano eleganza, teatro e suggestione. Balli in maschera, cortei in costume d’epoca e spettacoli sull’acqua attirano visitatori da ogni parte. Accanto a Venezia, anche città come Verona e Treviso propongono sfilate di carri allegorici e feste popolari.

        Emilia-Romagna e Toscana: carri monumentali e creatività

        Viareggio, in Toscana, è sinonimo di Carnevale grazie ai suoi giganteschi carri in cartapesta, spesso dedicati alla satira politica e sociale. In Emilia-Romagna spiccano manifestazioni storiche come il Carnevale di Cento, gemellato con quello di Rio de Janeiro, e numerose feste locali che coinvolgono intere comunità.

        Centro Italia: tradizioni popolari e rievocazioni

        In Umbria, Marche e Lazio il Carnevale alterna eventi cittadini e riti più intimi. A Roma tornano feste in maschera e spettacoli per bambini, mentre in alcuni borghi resistono celebrazioni legate al mondo agricolo e a figure simboliche che rappresentano l’inverno e il suo “processo”.

        Sud Italia: folklore, musica e identità

        Il Carnevale nel Sud è spesso legato alla musica e alla danza. In Campania, eventi come il Carnevale di Saviano o di Palma Campania uniscono sfilate e tradizioni musicali. In Puglia e Basilicata compaiono maschere arcaiche, mentre in Calabria e Sicilia il Carnevale diventa occasione di festa collettiva, con carri allegorici, dolci tipici e rituali di comunità.

        Isole: tra maschere ancestrali e feste urbane

        La Sardegna conserva alcune delle maschere più antiche d’Europa, come i Mamuthones e Issohadores, legate a riti propiziatori di origine precristiana. In Sicilia, accanto alle grandi sfilate cittadine, sopravvivono tradizioni locali che mescolano teatro popolare, ironia e devozione.


        Il Carnevale 2026 si conferma così non solo come momento di svago, ma come patrimonio culturale diffuso. Dietro ogni maschera c’è una storia, dietro ogni sfilata un’identità collettiva che continua a reinventarsi, mantenendo vivo uno dei riti più antichi e sentiti della tradizione italiana.

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          Cronaca

          Signorini allarga il fronte: denunciati Google Italia e Google Ireland per i contenuti di Corona su Falsissimo

          Nuovo capitolo nella guerra legale tra Alfonso Signorini e Fabrizio Corona: denuncia contro Google per concorso in diffamazione aggravata. I legali parlano di “campagna a scopo di lucro”, mentre Corona minimizza e rilancia

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            La battaglia giudiziaria che coinvolge Alfonso Signorini e Fabrizio Corona si arricchisce di un nuovo e potenzialmente esplosivo capitolo. Gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, legali del conduttore, hanno presentato una denuncia nei confronti di Google Italia e Google Ireland, accusando il colosso tecnologico di non aver rimosso contenuti ritenuti diffamatori e documenti ottenuti in maniera illecita.

            Secondo i legali, le richieste di rimozione sarebbero state ignorate o gestite con risposte standardizzate e tardive, senza che si arrivasse alla cancellazione dei materiali. Per questo motivo, i rappresentanti delle filiali italiana e irlandese della società sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati per concorso in diffamazione aggravata e continuata.

            La questione della responsabilità delle piattaforme
            Nella nota dei difensori di Signorini, il caso viene presentato come un precedente cruciale sul tema della responsabilità digitale. I legali contestano ai “Signori del web” di trincerarsi dietro strutture di governance complesse per evitare responsabilità dirette sui contenuti pubblicati sulle piattaforme.

            «Si tratta di una campagna diffamatoria a scopo di lucro, con ricavi generati anche dal contributo di YouTube, di proprietà Google», sostengono Aiello e Missaglia, aggiungendo che la permanenza online dei contenuti avrebbe aggravato il danno alla reputazione del loro assistito. Nella denuncia si insiste anche sulla necessità che le grandi aziende tecnologiche rispettino parametri etici e regole civili, senza considerare internet uno spazio senza limiti.

            Le prossime azioni legali: Meta e TikTok nel mirino
            La strategia legale non si fermerebbe a Google. I legali annunciano iniziative analoghe contro Meta e TikTok. Con l’obiettivo dichiarato di tutelare la reputazione del conduttore e contrastare la diffusione dei contenuti considerati illeciti.

            Nel frattempo, per i materiali diffusi tramite il programma Falsissimo, Corona risulta indagato per revenge porn. Un filone giudiziario che continua a pesare sul quadro complessivo della vicenda.

            La replica di Corona
            Interpellato all’uscita dal tribunale di Milano, Corona ha liquidato le iniziative legali con scetticismo: «Si dovrebbero rivolgere a Meta. Prima avevano anche chiesto danni a piattaforme come Google e YouTube, ma è impossibile. Non puoi farlo», ha dichiarato, ribadendo la sua posizione sulla difficoltà di chiamare in causa i colossi del web.

            Il contenzioso, ormai, non riguarda più solo il rapporto tra Signorini e Corona. Ma si sta trasformando in un test giuridico sulla responsabilità delle piattaforme digitali nella gestione dei contenuti.

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              Cronaca

              A chi va l’eredità di Valentino: un miliardo di dollari tra case, arte e diritti, con Giammetti al centro del lascito

              Lo stilista non ha avuto figli. Il testamento definirà la distribuzione del patrimonio personale e il ruolo della “famiglia elettiva”. Lascia un patrimonio stimato oltre il miliardo di dollari, frutto di investimenti, cessione della maison e diritti d’immagine

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              Valentino

                Non ha avuto figli, ma ha costruito una famiglia di affetti e di lavoro che oggi diventa il perno di un’eredità immensa. La morte di Valentino Garavani apre inevitabilmente il capitolo più delicato: quello del patrimonio personale, stimato oltre il miliardo di dollari, e della sua destinazione. Una ricchezza che non è fatta solo di conti e immobili, ma di memoria creativa, opere d’arte, case simbolo di un’epoca e di un modo unico di intendere il lusso.

                Al centro di tutto c’è Giancarlo Giammetti, socio storico e compagno per molti anni, l’uomo che ha accompagnato Valentino in ogni passaggio decisivo della carriera. Dal 2016 guida la Fondazione Valentino, l’istituzione incaricata di custodire e promuovere il lascito culturale e stilistico dello stilista. Non un semplice ruolo amministrativo, ma la continuità di un progetto condiviso per decenni, che ha trasformato un talento individuale in un impero globale.

                Accanto a lui compaiono le altre figure della cosiddetta “famiglia elettiva”. Il nipote Oscar Garavani e i fratelli Sean e Anthony Sax, cresciuti accanto allo stilista e considerati parte integrante della sua vita quotidiana, personale e professionale. Sarà il testamento a stabilire come verrà distribuito il patrimonio, ma è evidente che la gestione non sarà affidata a estranei: Valentino ha sempre costruito attorno a sé un cerchio ristretto, fatto di fedeltà più che di formalità.

                L’eredità creativa, invece, segue un percorso già tracciato. Alla guida della maison resta Alessandro Michele, chiamato a mantenere vivo il Dna di uno degli ultimi grandi imperatori della moda italiana. Un passaggio di testimone che riguarda lo stile e non la proprietà, ma che pesa quanto un lascito economico: la continuità di un nome che ha segnato la storia del costume mondiale.

                Il patrimonio personale di Valentino è il risultato di una vita di successi imprenditoriali oltre che artistici. Già nel 1998, con la cessione della maison al gruppo Hdp, lo stilista aveva incassato circa 300 milioni di dollari. A quella cifra si sono aggiunti negli anni investimenti, diritti d’immagine, royalties e una gestione oculata delle proprie attività. Non solo moda, dunque, ma un vero portafoglio finanziario costruito con la stessa cura riservata agli abiti.

                Imponente anche il patrimonio immobiliare. La storica villa sull’Appia Antica a Roma, teatro di feste leggendarie e incontri tra capi di Stato e star di Hollywood, il castello di Wideville vicino Parigi, lo chalet a Gstaad, e altre residenze tra Italia, Londra e New York. Case che non sono mai state semplici dimore, ma scenografie di una vita vissuta come un’opera d’arte continua.

                Dentro quelle mura Valentino custodiva anche una collezione d’arte multimilionaria, con opere classiche e contemporanee. Tra i pezzi più noti spicca il ritratto realizzato da Andy Warhol nel 1974, simbolo del legame tra lo stilista e la cultura pop internazionale. Ogni oggetto, ogni quadro, ogni mobile racconta un pezzo della sua visione estetica.

                La gestione di un simile patrimonio non è solo questione di divisioni ereditarie, ma di tutela di un universo culturale. La Fondazione Valentino nasce proprio per questo: conservare archivi, abiti, documenti, e trasformarli in memoria viva. Un compito che Giammetti conosce meglio di chiunque altro, avendo condiviso con lo stilista ogni scelta, dal primo atelier alle passerelle globali.

                Resta da capire come verranno bilanciati gli aspetti privati con quelli pubblici. Da un lato i beni personali, dall’altro il valore simbolico di un nome che continua a produrre ricchezza e prestigio. Il testamento sarà la bussola, ma le linee di fondo sembrano già tracciate: proteggere il patrimonio senza disperdere l’identità.

                Valentino lascia un’eredità che va oltre i numeri. È un modo di intendere la bellezza, un codice riconoscibile in ogni abito rosso, in ogni ricamo, in ogni sfilata. La sua “famiglia elettiva” avrà il compito di trasformare quel mondo in futuro, senza tradirne l’anima. E questa, forse, è la parte più complessa di qualunque lascito: non dividere le cose, ma custodire lo spirito che le ha generate.

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