Cronaca
Epstein spiava Berlusconi: le email segrete di Mediaset su Endemol del miliardario pedofilo
Due email “super confidenziali” rivelano che il principale consigliere economico dell’ex principe Andrea informò Epstein delle trattative su Endemol e dell’ingresso del fondo Apollo, guidato allora da Leon Black. I dettagli finanziari furono comunicati con giorni di anticipo rispetto alle operazioni ufficiali.
Nel marzo 2012, mentre su Canale 5 andava in onda il “Grande Fratello”, un altro livello di partita si giocava lontano dalle telecamere. Non davanti a milioni di telespettatori, ma attraverso due email riservatissime. A riceverle era Jeffrey Epstein. A inviarle, secondo quanto emerge dagli Epstein files, David Stern, principale consigliere economico dell’ex principe Andrea.
Le comunicazioni sono datate 9 e 22 marzo 2012. Gli oggetti delle email parlano chiaro: “Accordo Edm” e “Endemol”. Non si tratta di generiche considerazioni di mercato, ma di dati definiti “super confidenziali”. Stern anticipa a Epstein le mosse finanziarie che di lì a poco Mediaset e la banca britannica Barclays avrebbero compiuto su Endemol, la società olandese produttrice del “Grande Fratello” e di numerosi altri format televisivi, partecipata all’epoca dal gruppo della famiglia Berlusconi.
Nel primo messaggio del 9 marzo, Stern descrive la situazione di Endemol con parole nette: società “in default sul debito, azioni senza valore”. Fornisce cifre precise. Il debito complessivo valeva 1,8 miliardi di euro. Il valore dell’impresa veniva stimato in 1,1 miliardi, tra 6,1 e 6,4 volte il margine operativo lordo atteso per il 2012, previsto tra 170 e 180 milioni.
Seguono dettagli ancora più sensibili. Cyrte, il fondo del fondatore di Endemol John de Mol, deteneva il 22% del debito senior, contabilizzato al 20% del suo valore nominale. Era in procinto di acquistare un ulteriore 18% del debito senior da Barclays, operazione che sarebbe stata formalizzata il 21 marzo, dodici giorni dopo la prima email. L’obiettivo era salire al 40% e puntare successivamente al 60%, comprando un altro 27% in trattativa con le banche, con Goldman e con il fondo Apollo. Il prezzo, secondo quanto scritto da Stern, sarebbe oscillato tra 100 e 200 milioni.
L’operazione prevedeva un’uscita degli acquirenti in due o tre anni. Sono informazioni tecniche, ma estremamente delicate. Anticipano con precisione tempistiche, percentuali, soggetti coinvolti e valori economici. Informazioni che, se conosciute in anticipo, permettono di comprendere in quale direzione si stia muovendo una società quotata e quali equilibri azionari stiano per cambiare.
Il 21 aprile 2012 Barclays esce effettivamente da Endemol vendendo le sue obbligazioni. Nello stesso giorno Pier Silvio Berlusconi dichiara all’Ansa che Mediaset resta azionista-creditore della società olandese. Pochi giorni prima, il 3 aprile, anche Mediaset aveva venduto il 6% dei titoli, già azzerati a bilancio, incassando quasi 65 milioni di euro. Alla notizia dell’uscita, il titolo Mediaset in Borsa sale del 2,06%.
Il compratore, sia nel caso di Barclays sia in quello di Mediaset, è il fondo Apollo. All’epoca l’amministratore delegato era Leon Black, imprenditore statunitense poi dimessosi per i rapporti con Epstein. Tra il 2012 e il 2017 Black versò al finanziere 158 milioni di dollari per consulenze finanziarie. Il nome di Black compare anche in alcune immagini diffuse negli Epstein files.
La seconda email, datata 22 marzo 2012, rafforza il quadro. Stern riferisce a Epstein informazioni raccolte il 19 marzo da un suo “amico che ha a che fare con Cyrte”, dopo un confronto con l’allora amministratore delegato Frank Botman. Conferma che Cyrte sta lavorando con Apollo per superare il 60% del debito complessivo di Endemol e che l’obiettivo è acquistare un ulteriore 20% con il supporto di un investitore terzo, circostanza che si realizzerà effettivamente.
Non risultano, nei file, email di risposta da parte di Epstein. Ma l’interesse del finanziere per operazioni finanziarie di alto livello emerge in più occasioni nella documentazione. In questo caso, le informazioni riguardano direttamente una società legata a Mediaset e a un’operazione che coinvolgeva attori bancari e fondi internazionali.
Nel 2014 anche Rupert Murdoch entrerà nella cordata di Endemol insieme a Shine Group. Nel frattempo la società continuerà a produrre format di successo e, oggi, Endemol Shine Italy è partner di Mediaset per programmi come il “Grande Fratello” e “La Ruota della Fortuna”.
Resta il dato centrale: nel marzo 2012 Jeffrey Epstein riceveva in anticipo dettagli finanziari riservati su una complessa operazione che coinvolgeva Endemol, Mediaset, Barclays, Cyrte e Apollo. Informazioni trasmesse dal principale consigliere economico dell’ex principe Andrea, con cifre e tempistiche che avrebbero trovato conferma nei giorni successivi. Un capitolo che aggiunge un ulteriore tassello alla rete di relazioni e interessi finanziari che ruotavano attorno al nome di Epstein ben oltre i confini dei suoi scandali giudiziari.
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Cronaca Nera
Caso Garlasco, l’intervista ad Andrea Sempio: i chiarimenti sulle telefonate a Chiara Poggi e i dubbi sulle perizie
Delitto di Garlasco, Andrea Sempio parla a Porta a Porta: “L’impronta 33 non è riconducibile a me, serve una certezza”
Tornato al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria, Andrea Sempio rompe il silenzio nel corso dell’intervista rilasciata al programma Porta a Porta. L’indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco ha ripercorso i punti chiave che lo vedono coinvolto, a partire dall’impronta 33 repertata sulla parete della villetta in cui nell’agosto del 2007 è stata uccisa la ventiseienne Chiara Poggi.
L’analisi dell’impronta e la contestazione sul sangue rappresentano uno dei passaggi più delicati del suo intervento. Sempio ha dichiarato in merito al segno sulla parete: «Non è attribuibile a me né a nessun altro».
Le contestazioni sulle tracce e sulla misura delle scarpe
Entrando nel dettaglio dei rilievi scientifici, Sempio ha espresso forte scetticismo sugli esiti delle ultime consulenze tecniche relative alla presenza di materiale ematico sull’impronta a muro. «Qualora non riuscissimo a convincere un giudice di questa cosa, e quindi diventa ‘la 33 è di Sempio’, va bene – ha aggiunto – ma è su un muro in un punto in cui ci sono impronte di altre persone. Oggi, da quello che ho visto dall’ultima consulenza non si arriva a dire che è insanguinata. Si arriva a dire che non si può escludere che non ci fosse il sangue. A me non serve sapere però cosa non si può escludere, serve una certezza».
Un altro nodo centrale riguarda l’impronta lasciata sul pavimento da una scarpa taglia 42. Su questo punto l’intervistato ha chiarito la propria calzata: «Tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora in casa, anche vecchie, sono tutte 44. Noi la prova l’abbiamo fatta anche con le scarpe del 42 e non mi stava».
Sulla traccia biologica rinvenuta sotto le unghie della vittima, Sempio si mostra perentorio: «La conclusione della perizia Albani è stata che con quella traccia non possiamo farci nulla. Non è una traccia solida, non è replicata, è mista, è degradata. Ogni volta che l’analizzavano, sono venuti fuori risultati differenti. A me pare che il discorso Dna ormai sia risolto».
I rapporti con Chiara Poggi e la smentita sui video
Nel ricostruire il legame con la vittima, Sempio ha ricordato di aver parlato con Chiara soltanto due volte. Se fosse accaduto qualcosa di anomalo durante quelle conversazioni, ha osservato, la giovane ne avrebbe fatto cenno in famiglia o al fidanzato.
L’intervistato ha ribadito l’assenza di qualsiasi interesse personale: «Non c’è nessuno che possa dire che io gli abbia mai parlato di Chiara o che Chiara abbia mai parlato di me quindi anche questa idea che ci potesse essere un interesse non c’è da nessuna parte». Quanto ai filmati intimi della ragazza, Sempio ha precisato: «Non li ho mai visti, ho scoperto della loro esistenza attraverso i media».
La paura della reclusione e la posizione su Alberto Stasi
La prospettiva di una svolta drammatica nella vicenda giudiziaria rimane uno dei pensieri più complessi da gestire nella vita quotidiana. «Per quanto tu puoi sentirti sicuro su certi elementi e dire ok secondo me questa cosa si può spiegare, comunque poi dovrei riuscire a spiegarla in aula e non è così automatico. Quindi il pensiero che ci possa si possa arrivare al carcere c’è. Francamente cerco di non pensarci cerco proprio di non immaginarmi quell’eventualità».
Sempio ha poi ricordato le difficoltà vissute dalla propria famiglia, spiegando che l’ansia dei genitori è costante e definendo logica la paura in una situazione del genere. Riguardo alla posizione del fidanzato della vittima, ha infine concluso: «Per quanto riguarda Stasi, la condanna è giusta, ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente, alcune cose che vengono sollevate non mi convincono».
Mondo
La tragedia di Nir Oz a tre anni dalla strage: storia del kibbutz spazzato via, i dati sulle vittime e le famiglie spezzate
Massacro nel kibbutz di Nir Oz, il luogo simbolo del 7 ottobre: le cifre ufficiali tra vittime, ostaggi liberati e dispersi
In un’oasi agricola fondata nel 1955 a meno di due chilometri dal confine con la Striscia di Gaza, il tempo si è fermato alle 6:30 del mattino del 7 ottobre 2023. A tre anni da quel drammatico evento. Il kibbutz Nir Oz resta il simbolo delle perdite più devastanti e sproporzionate di tutta l’incursione coordinata da Hamas nel sud di Israele. Una comunità di circa quattrocento persone è stata aggredita e sistematicamente distrutta prima dell’arrivo dei soccorsi militari.
I dati e i report raccolti dalle autorità israeliane e dalle associazioni delle vittime tracciano il quadro esatto della tragedia vissuta dal kibbutz, trasformato in un teatro di devastazione e rapimenti di massa.
Le cifre dell’attacco: un quarto della popolazione coinvolta
Nelle ore del blitz, oltre 150 miliziani armati sono penetrati nell’area residenziale da più direzioni, superando le recinzioni di perimetro. Secondo le ricostruzioni ufficiali e i dati di tracciamento delle vittime, circa un quarto degli abitanti del kibbutz Nir Oz è stato ucciso o deportato.
Nel corso della sola giornata dell’incursione si sono contati 47 morti diretti sul posto, inclusi alcuni civili in fuga dal vicino festival musicale Re’im. Il bilancio complessivo delle vittime collegate al kibbutz – sommando le persone assassinate nelle abitazioni a coloro che sono deceduti successivamente durante la prigionia – ha raggiunto la quota di 69 morti accertati. Oltre il 60% delle abitazioni e delle strutture comunitarie è stato incendiato o raso al suolo dai miliziani e dai saccheggiatori giunti nelle ore successive.
I numeri dei rapimenti e le fasi delle liberazioni
Oltre ai morti sul campo, la comunità di Nir Oz ha subito il numero più alto di rapimenti individuali. Nel complesso, 76 persone sono state prese in ostaggio dalle milizie e trasportate all’interno del territorio della Striscia di Gaza.
Tra gli ostaggi figuravano intere famiglie, neonati, donne e anziani, comprese figure storiche dell’attivismo per la pace come la novantenne Yaffa Adar e Yocheved Lifshitz. Quest’ultima è stata tra le prime persone a essere rilasciate per motivi umanitari nelle settimane successive al blitz. Durante le tregue e gli accordi di scambio avvenuti nel corso del tempo. Diversi residenti hanno potuto fare ritorno a casa, portando sollievo parziale ma lasciando ancora diverse famiglie nel limbo e nell’attesa della restituzione delle salme.
Chi è sopravvissuto e la condizione attuale della comunità
I residenti rimasti illesi o scampati alla cattura nascondendosi nelle stanze blindate (mamad) sono stati evacuati nelle ore successive all’intervento dell’esercito e trasferiti temporaneamente nelle strutture ricettive del Paese.
A tre anni di distanza, Nir Oz resta un luogo profondamente segnato, presidiato da volontari e dai lavoratori impiegati nella gestione dei campi agricoli di arachidi, avocado e grano. La piena ricostruzione e il rientro definitivo restano legati al ricordo delle vittime e al completamento dei processi di riparazione e memoria storica.
Cronaca Nera
Pietracatella, chi cercava la ricina online? Reddit cancella gli IP dopo 100 giorni e adesso nel giallo entra anche l’FBI
Gli investigatori cercano gli autori di alcuni inquietanti messaggi comparsi sulla piattaforma prima e dopo il duplice avvelenamento. Ma una parte degli indirizzi IP potrebbe non essere più disponibile. La Procura frena: nessun legame tra quei post e le vittime è stato finora dimostrato.
Chi cercava informazioni sulla ricina online? È una delle domande più inquietanti emerse nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita a Pietracatella. Gli investigatori stanno passando al setaccio alcuni contenuti comparsi su Reddit e hanno chiesto anche la collaborazione dell’FBI, ma si sono trovati davanti a un ostacolo: la piattaforma americana cancella automaticamente dopo 100 giorni alcuni indirizzi IP collegati all’attività degli utenti.
Quel messaggio sui «veleni ad azione rapida»
Tra i post sotto osservazione ce n’è uno pubblicato alle 2.13 del 25 dicembre 2025 da un account chiamato “Expensive_Estate1897”. L’utente chiedeva informazioni sui «veleni ad azione rapida» e nella conversazione compariva anche un riferimento alla ricina. La coincidenza ha inevitabilmente attirato l’attenzione degli investigatori, che ora cercano di capire chi si nascondesse dietro quel profilo.
Esiste poi un’altra conversazione, molto più recente, nella quale un utente chiedeva quale veleno potesse uccidere un personaggio di fantasia rendendo difficile individuarne la causa. Tra le risposte compariva ancora la ricina. Nessuno dei due contenuti, però, risulta finora collegato sul piano probatorio al duplice omicidio di Pietracatella.
Reddit cancella alcuni IP dopo 100 giorni
A complicare le verifiche intervengono le politiche di conservazione dei dati di Reddit. Alcuni indirizzi IP vengono eliminati dopo 100 giorni, compreso quello associato alla pubblicazione di un contenuto. Diverso il caso dell’IP utilizzato al momento della creazione dell’account, che può essere conservato più a lungo.
Anche recuperare quest’ultimo dato, però, non basterebbe da solo a identificare chi abbia materialmente scritto un determinato messaggio. Gli investigatori dovranno incrociare le eventuali informazioni disponibili con altre tracce digitali per provare a ricostruire identità, connessioni e tempi.
Entra in campo l’FBI, ma la Procura frena
Proprio per approfondire il filone informatico gli inquirenti italiani hanno chiesto il supporto dell’FBI. Questo non significa, però, che sia già stato individuato negli Stati Uniti chi effettuò le ricerche sulla ricina. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha frenato sulle indiscrezioni: «Non ci sono risposte di nessun genere sulla ricina».
L’inchiesta procede per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno, al momento a carico di ignoti. E mentre proseguono gli accertamenti scientifici, resta aperto un interrogativo diventato centrale nel giallo: chi cercò quelle informazioni sulla ricina e, soprattutto, quelle ricerche hanno davvero qualcosa a che fare con la morte di Antonella e Sara?
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