Cronaca
Finalmente Telegram cambia passo e collabora con le autorità
Un social da oltre un milione di tenti dove proliferano attività illegali e vengono condivisi contenuti violentissimi, insieme a pornografia di ogni tipo, oltre che propaganda terroristica e incitazioni al razzismo.
Dopo roventi polemiche legate alla piattaforma social Telegram, dove sembrava che tutto fosse permesso, la società si impegna a consegnare alle autorità giudiziarie gli indirizzi IP delle connessioni, per risalire all’identità delle persone e ai numeri di telefono degli utenti. Questo nel caso si rendessero necessari procedimenti legali nei loro confronti, riscontrando attività illecite.
Lo annuncia il fondatore
La notizia viene data da Pavel Durov, fondatore di Telegram, attraverso un post sul proprio canale. Un cambiamento resosi assolutamente necessario, dopo che sulla piattaforma sono piovute critiche per i contenuti che proponeva, caratterizzata oltretutto da uno scarso spirito di collaborazione con le autorità, fornendo i dati degli utenti solo in caso di sospetto di attività terroristiche.
Un miliardo di utenti da tutelare
Queste le parole precise di Durov: “Non permetteremo che i malintenzionati mettano a repentaglio l’integrità della nostra piattaforma da quasi un miliardo di utenti”. E’ stato inoltre reso noto che, nelle ultime settimane, Telegram ha coinvolto una squadra di moderatori che, utilizzando l’intelligenza artificiale, ha reso la funzione di ricerca più sicura. “Tutti i contenuti problematici sulla ricerca non sono più accessibili”, puntualizza Durov. Invitando tutti gli iscritti a segnalarne di ulteriori al profilo @SearchReport.
Arrestato e poi rilasciato sotto cauzione
Una stretta che, guarda caso, arriva dopo l’arresto parigino di fine agosto dello stesso Durev, accusato di essersi reso complice delle attività illegali permesse da Telegram. In seguito è stato rilasciato sotto cauzione, con il divieto assoluto di lasciare il territorio francese e l’obbligo di presentarsi due volte alla settimana presso la polizia.
Tutto e di più a portata di click
Le accuse fatte dalla magistratura francese sono particolarmente gravi: frode, traffico di droga, cyberbullismo, criminalità organizzata e promozione di attività terroristiche. Considerazioni alle quali i magistrati francesi sarebbero giunti basandosi su una pretesa assenza di moderazione e di cooperazione con le forze dell’ordine da parte della piattaforma. Un aspetto che avrebbe impedito di interrompere (e a maggior ragione, prevenire), le varie attività illegali, contribuendo anzi ad alimentarle. E non è finita qui. Gli stessi strumenti offerti da Telegram lo avrebbero reso “complice del traffico di droga, dei reati contro i minori e delle frodi”. Basterà tutto questo ad arginare un fenomeno sempre più preoccupante, di facile utilizzo anche da minorenni?
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Cronaca Nera
Simone Montedoro lancia l’allarme: “Usano le mie foto per truffare le donne”, scatta il caso
Simone Montedoro, volto de Il Paradiso delle Signore, racconta in tv una realtà preoccupante: le sue foto usate per truffe online. E avverte: “Non sono io”.
Il volto è il suo, ma dietro non c’è lui. Simone Montedoro rompe il silenzio e lo fa in televisione, a La Volta Buona, raccontando una storia che ha poco a che fare con il gossip leggero e molto con un fenomeno sempre più diffuso. “Usano le mie foto per approcciare le donne”, spiega senza giri di parole. Un problema concreto, che riguarda direttamente la sua immagine ma soprattutto chi finisce nella rete.
Le foto rubate e i profili fake
Il meccanismo è semplice quanto efficace. Qualcuno prende le immagini dell’attore, costruisce identità false e le utilizza per entrare in contatto con donne, spesso sole, facendo leva su fiducia e fascinazione. Una dinamica che negli ultimi anni si è moltiplicata, sfruttando la notorietà di volti conosciuti per rendere le truffe più credibili. E Montedoro, suo malgrado, è diventato uno dei bersagli.
“Non sono io”: l’appello alle vittime
La parte più delicata del racconto arriva proprio qui. L’attore mette in guardia chiunque venga contattato da profili sospetti: “Quello che vi scrive non sono io”. Un messaggio chiaro, diretto, necessario. Perché dietro questi raggiri ci sono spesso persone vulnerabili, che si trovano coinvolte in relazioni costruite ad arte, con conseguenze anche economiche e psicologiche.
Il lato oscuro dei social
Il caso di Montedoro riporta al centro un tema più ampio: l’uso distorto dei social e dell’identità digitale. Bastano poche foto e qualche informazione pubblica per creare una realtà parallela, difficile da smascherare per chi non ha strumenti o esperienza. E mentre i profili falsi continuano a circolare, la linea tra realtà e finzione si fa sempre più sottile.
L’attore ha fatto la sua parte, parlando apertamente e cercando di prevenire altri casi. Ma il fenomeno resta, e cresce. E questa volta, dietro il volto noto, c’è una storia che riguarda molti più di quanto si pensi.
Mondo
Mia Khalifa e la fake news sulla “donazione all’esercito libanese”: cosa ha davvero detto e cosa no
Mia Khalifa finisce al centro di una notizia distorta: non ha annunciato di finanziare l’esercito libanese, ma ha criticato il sistema fiscale USA e i bombardamenti in Libano.
Nel giro di poche ore, il nome di Mia Khalifa è tornato al centro del dibattito online, trascinato da una notizia che ha fatto rapidamente il giro dei social. Secondo diverse ricostruzioni, l’ex attrice avrebbe annunciato l’intenzione di tornare a produrre contenuti per adulti per finanziare l’esercito libanese. Una versione che, però, non trova riscontro nei fatti.
Mia Khalifa, cosa è stato detto davvero
La realtà è più semplice e meno sensazionalistica. Mia Khalifa non ha mai dichiarato di voler sostenere economicamente l’esercito libanese né di voler tornare a produrre video per questo scopo.
Il suo intervento pubblico riguarda invece una critica precisa: quella al fatto che, pagando le tasse negli Stati Uniti, una parte del suo denaro possa contribuire indirettamente al finanziamento delle operazioni militari israeliane in Libano.
Una posizione politica, non un annuncio
Si tratta quindi di una presa di posizione politica, non di un progetto concreto o di un’iniziativa annunciata.
Come nasce la fake news
La distorsione nasce dalla semplificazione estrema di un messaggio complesso. Un meccanismo ormai noto: si prende una dichiarazione, la si decontestualizza e la si trasforma in una notizia più forte, più condivisibile, ma anche meno accurata.
Dal commento alla narrazione virale
Nel passaggio tra social e rilanci, il contenuto si è trasformato, fino a diventare qualcosa che l’interessata non ha mai detto.
Il rischio della disinformazione
Il caso evidenzia ancora una volta quanto sia facile costruire narrazioni fuorvianti, soprattutto quando si intrecciano temi sensibili come guerra, politica e figure mediatiche molto esposte.
Tra opinione e realtà
In questo contesto, la differenza tra ciò che viene detto e ciò che viene raccontato può diventare enorme.
E così, ancora una volta, il dibattito si accende su basi distorte, mentre le parole reali restano sullo sfondo.
Mondo
Torna di moda il ciuccio… per adulti: boom in Cina tra sonno, stress e polemiche
Sempre più adulti in Cina utilizzano ciucci per rilassarsi o dormire meglio. Il prodotto, virale sui social, fa discutere medici ed esperti.
In Cina, il nuovo oggetto del desiderio per molti adulti non è uno smartphone di ultima generazione né un accessorio tecnologico: si tratta di un ciuccio, ma pensato per i grandi. A sorpresa, questo prodotto sta conquistando sempre più utenti, al punto che alcuni negozi online segnalano vendite superiori alle 2.000 unità mensili.
A renderlo virale è stato un video che ha scatenato un’ondata di commenti: chi li usa sostiene che aiutino a ridurre lo stress, favorire il sonno, combattere l’ansia e persino a smettere di fumare. Il ciuccio per adulti ha una struttura simile a quello per neonati, ma con dimensioni maggiori. Il prezzo varia dai 10 ai 500 yuan (circa 1,40-70 euro), e le varianti cromatiche del supporto soddisfano ogni gusto.
“Mi rilassa dopo una giornata difficile”, racconta un utente in una recensione. Un altro scrive: “Da quando lo uso, ho meno voglia di fumare”.
Tuttavia, la comunità medica lancia l’allarme. Zhang Mo, psicologa a Chengdu, avverte: “L’uso del ciuccio può indicare bisogni emotivi non soddisfatti. Meglio affrontare le difficoltà piuttosto che rifugiarsi in comportamenti regressivi”.
Tang Caomin, dentista della stessa città, evidenzia i possibili danni fisici: “Un uso prolungato può provocare dolori mandibolari, difficoltà nella masticazione e spostamento dei denti. Dopo un anno di utilizzo quotidiano, per più di tre ore al giorno, la dentatura può risultarne compromessa”.
Un ulteriore rischio, secondo il medico, è che alcune componenti possano essere inalate durante il sonno, con conseguenze potenzialmente gravi.
Nonostante i pericoli, l’hashtag associato a questi dispositivi ha superato i 60 milioni di visualizzazioni su alcune piattaforme cinesi, dividendo gli utenti tra sostenitori e scettici. “È una follia collettiva”, scrive un commentatore. “Una tassa sulla stupidità”, ironizza un altro.
Intanto, i ciucci per adulti continuano a vendere. E a quanto pare, succhiare un ciuccio da grandi non è più (solo) un gesto infantile, ma una controversa tendenza da milioni di click.
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