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Cronaca

Atenei, quanto costano quelli tradizionali e quanto quelli telematici

Una crescita degli atenei privati telematici significa un minor costo complessivo – per la comunità – per ogni studente. Inoltre aiuterebbe a ridurre l’esorbitante prelievo fiscale che grava su imprese, famiglie e lavoratori.

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    Il confronto tra gli atenei tradizionali e quelli telematici in termini di costi per i contribuenti solleva questioni importanti sul finanziamento dell’istruzione superiore in Italia.

    Per lo Stato il costo per singolo studente nelle università telematiche è di 12,5 euro

    Secondo i dati riportati da Aurelio Mustacciuoli di Free Academy, gli studenti delle università statali tradizionali costano allo Stato molto di più rispetto a quelli delle università telematiche. Ogni studente di un’università statale tradizionale costa al contribuente circa 5.701 euro l’anno diversamente dal costo annuo di uno studente delle università private di solo 195 euro. Il divario diventa più evidente quando si considerano gli atenei telematici. In questi casi lo studente grava sullo Stato per soli 12,5 euro all’anno.

    Le telematiche contribuiscono di più alle entrate fiscali

    Le università telematiche contribuiscono comunque alle entrate fiscali dello Stato in maniera maggiore rispetto alle altre. Ad esempio, il gruppo universitario Multiversity, controllato dal fondo CVC Capital Partners, che include atenei come Unipegaso, Mercatorum e San Raffaele Roma, nel 2022 ha versato 43 milioni di euro in imposte dirette.

    Serve maggiore diversificazione

    Ma quindi per lo Stato le università telematiche sarebbero più convenienti rispetto alle altre? E ancora quanto è efficace il sistema attuale di finanziamento dell’istruzione superiore in Italia. Forse sarebbe il caso di promuovere una maggiore presenza di atenei telematici. Una maggiore diversificazione nell’offerta formativa potrebbe da una parte ridurre i costi complessivi per gli studenti e per lo Stato. E soprattutto alleggerire il carico fiscale sulle imprese, sulle famiglie e sui lavoratori.

    Ancora pochi soldi per lo studio

    Anche se l’Italia è tra gli ultimi Paesi europei per numero di laureati (in Europa solo la Romania ha risultati peggiori), il comparto universitario pesa ancora troppo all’interno del bilancio pubblico. Secondo l’ultimo rapporto dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), il Fondo per il finanziamento ordinario delle università è di 9,205 miliardi di euro. Una cifra che copre più dei due terzi delle necessità degli atenei statali. Ma di questa somma, soltanto lo 0,73% (68 milioni di euro) è destinato alle università non statali, sia tradizionali sia telematiche.

    Tipo ateneo a.a. 2022/23 %
    Statale (tradizionale) 1.537.074 studenti 80,5%
    Non statale (tradizionale) 121.269 studenti 6,35%
    Non statale (telematico) 251.017 studenti 13,15%
    Totale 1.909.360 studenti 100%
    Fonte: Mur (Ministero dell’Università e della Ricerca)

    Uno spot per le università Telematiche

    Quindi una crescita degli atenei privati telematici, la cui retta è inferiore al costo che ogni studente comporta per le casse statali, condurrebbe a un minor costo complessivo per ogni studente. E aiuterebbe anche a ridurre l’esorbitante prelievo fiscale che grava sulle imprese, sulle famiglie e sui lavoratori.

    Secondo Mustacciuoli, lo studente tradizionale costa allo Stato 5.701 euro soltanto per l’Ffo, mentre ognuno degli oltre 144 mila studenti di Unipegaso, Mercatorum e San Raffaele Roma (anno accademico 2022-23) porta alle casse statali 331 euro. Cifre che devono far riflettere.

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      Cronaca Nera

      Garlasco, terremoto a un passo dalla chiusura dell’inchiesta: i pm tornano al 2007 e convocano Garofano e gli uomini del Ris

      Massimo riserbo su domande e risposte, ma la mossa della Procura riaccende improvvisamente i riflettori sulle prime indagini scientifiche per l’omicidio di Chiara Poggi. E arriva proprio mentre Andrea Sempio aspetta il nuovo avviso di conclusione delle indagini.

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        Quando sembrava che la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco fosse ormai arrivata all’ultima curva, la Procura di Pavia ha compiuto una mossa a sorpresa. I magistrati sono tornati direttamente al 2007, alle prime indagini scientifiche nella villetta di via Pascoli e agli uomini che cercarono le tracce dell’assassino di Chiara Poggi.

        I pm hanno convocato Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma, e alcuni ufficiali del reparto che parteciparono agli accertamenti sul delitto. Una decisione che arriva in un momento delicatissimo. Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta, aspetta infatti il nuovo avviso di conclusione delle indagini.

        Sul contenuto degli incontri regna il massimo riserbo. Nessuno ha rivelato quali domande abbiano posto i magistrati a Garofano e agli altri militari. Proprio per questo emerge una domanda inevitabile: perché la Procura torna agli uomini del Ris del 2007 proprio adesso, alla vigilia della chiusura dell’inchiesta?

        Non abbiamo ancora una risposta e sarebbe prematuro parlare di nuove prove o di una svolta investigativa. La tempistica, però, resta significativa. Prima di chiudere questa fase dell’indagine, i pm hanno voluto parlare con chi lavorò sulle prove scientifiche diciannove anni fa.

        Garlasco, i pm tornano al Ris che lavorò nella villetta di Chiara

        La convocazione di Luciano Garofano attira inevitabilmente l’attenzione per il ruolo che il generale ricopriva nel 2007. Garofano guidava il Ris di Parma quando il reparto partecipò agli accertamenti successivi al ritrovamento del corpo di Chiara Poggi.

        Oggi la Procura torna a quella stagione investigativa e non si limita ad ascoltare l’ex comandante. I magistrati hanno convocato anche alcuni ufficiali che presero parte alle attività dell’epoca.

        Nessuno, per ora, conosce il punto preciso sul quale si sono concentrate le domande. I pm potrebbero aver voluto chiarire procedure, vecchi accertamenti o aspetti tecnici delle analisi. Potrebbero anche aver cercato un confronto tra quanto emerse allora e gli elementi raccolti nella nuova indagine. Al momento, però, non esistono informazioni pubbliche che permettano di scegliere una di queste ipotesi.

        Resta il dato investigativo. Prima di mettere il punto alla nuova fase dell’inchiesta, la Procura ha ritenuto necessario parlare ancora con gli uomini che entrarono nel caso quando il delitto era appena avvenuto.

        Perché Garofano proprio ora? Il mistero delle domande dei magistrati

        È soprattutto il momento scelto dai pm a rendere la notizia clamorosa. L’inchiesta su Andrea Sempio non si trova infatti all’inizio. Al contrario, la Procura si prepara a concludere l’attività investigativa.

        Ecco perché la domanda pesa: che cosa volevano sapere i magistrati dagli uomini del Ris del 2007?

        Per ora la Procura non lo ha reso noto. Non sappiamo se abbia voluto rileggere una singola traccia alla luce delle conoscenze attuali, chiarire alcuni passaggi dei vecchi verbali o approfondire le modalità degli accertamenti scientifici.

        Non possiamo quindi attribuire alle convocazioni il significato di una nuova scoperta. Possiamo però osservare la sequenza degli eventi: mentre parte il conto alla rovescia per la chiusura delle indagini su Sempio, i pm tornano alle prime analisi scientifiche del caso Garlasco.

        Diciannove anni dopo, quelle indagini tornano così al centro dell’attenzione.

        Andrea Sempio aspetta il nuovo avviso di chiusura

        Il prossimo passaggio riguarda proprio Andrea Sempio. Il procuratore di Pavia Fabio Napoleone aveva indicato già alla fine di maggio i tempi previsti per concludere l’attività investigativa. Ora Sempio aspetta un nuovo avviso di conclusione delle indagini preliminari, dopo quello del 7 maggio.

        La Procura gli contesta l’omicidio volontario di Chiara Poggi e alcune aggravanti. Tra queste figura la crudeltà, che i magistrati collegano al «numero e all’entità delle ferite inferte alla vittima». Gli atti richiamano almeno dodici ferite al cranio e al volto della giovane. Per il movente, invece, l’accusa indica il presunto «rifiuto del suo approccio sessuale».

        Questa rappresenta la ricostruzione della Procura e dovrà confrontarsi con le argomentazioni della difesa. Sempio resta indagato e nei suoi confronti vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

        Con il nuovo avviso di conclusione delle indagini, i difensori potranno conoscere il quadro raccolto dall’accusa. Avranno quindi la possibilità di presentare memorie e documenti, chiedere l’interrogatorio dell’indagato o sollecitare ulteriori accertamenti.

        La consulenza psichiatrica e il no di Sempio ai colloqui

        Tra gli ultimi tasselli dell’inchiesta compare anche la consulenza che la Procura ha affidato al professor Roberto Catanesi. Lo psichiatra deve realizzare una valutazione personologica di Sempio.

        L’incarico mira a verificare se nel 2007 esistessero eventuali condizioni patologiche capaci di incidere sulla capacità di intendere e di volere. Catanesi dovrà inoltre valutare la presenza di eventuali disturbi rilevanti ai fini dell’imputabilità e formulare una valutazione sull’eventuale pericolosità sociale.

        Il professore aveva chiesto di incontrare personalmente Sempio per alcuni colloqui. L’indagato ha scelto di non partecipare agli incontri richiesti dal consulente della Procura.

        Anche questo elemento entra nel materiale che i magistrati stanno raccogliendo nelle battute finali dell’inchiesta. Ed è proprio dentro questo scenario che il ritorno agli uomini del Ris del 2007 acquista un peso particolare.

        Diciannove anni dopo i pm riaprono i fascicoli delle prime indagini

        Il caso Garlasco compie così un nuovo viaggio indietro nel tempo. Mentre la Procura si prepara a chiudere l’inchiesta su Andrea Sempio, i magistrati tornano agli uomini che lavorarono sul caso subito dopo l’omicidio.

        Per la morte di Chiara Poggi esiste già una condanna definitiva, quella di Alberto Stasi. La nuova indagine della Procura di Pavia segue però un percorso diverso e ha portato nuovamente Andrea Sempio al centro degli accertamenti.

        Proprio per questo occorre separare i due piani. La convocazione di Garofano e degli altri ufficiali non consente di parlare di una nuova prova e neppure di una svolta già maturata. Mostra però che i pm hanno ancora voluto verificare alcuni aspetti delle indagini originarie prima di chiudere il nuovo fascicolo investigativo.

        Ed è questo il particolare che sorprende. Tutto sembrava ormai indirizzato verso la conclusione dell’attività della Procura. Invece gli investigatori hanno fatto un ultimo salto nel passato e hanno bussato alla porta di chi, nel 2007, cercò le prime risposte nelle tracce raccolte dopo l’assassinio di Chiara.

        Il conto alla rovescia è iniziato, ma resta una domanda

        Adesso l’attenzione si concentra sul nuovo avviso di conclusione delle indagini per Sempio e sulle successive decisioni della Procura. Solo allora si potrà capire se gli incontri con gli uomini del Ris abbiano aggiunto qualcosa al quadro investigativo.

        Per il momento resta soprattutto la sorpresa della tempistica. A un passo dalla chiusura, i magistrati sono tornati al 2007. Hanno convocato Luciano Garofano e alcuni degli uomini che lavorarono sulle prove scientifiche dopo l’assassinio di Chiara Poggi.

        Non sappiamo che cosa abbiano chiesto e nemmeno quali risposte abbiano ottenuto. Sappiamo però che la Procura ha considerato necessario questo passaggio prima di chiudere una delle fasi più delicate della nuova indagine.

        Ed è sufficiente per riportare al centro del giallo una domanda che sembrava ormai superata dagli eventi: che cosa stanno cercando oggi i pm nelle prime indagini scientifiche sul delitto di Garlasco?

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          Politica

          Silvio Berlusconi, spunta il progetto segreto più incredibile: voleva un musical sulla sua vita. E aveva già scelto il titolo: «Il principe azzurro»

          La rivelazione di Roberto Gasparotti alla vigilia dei 90 anni dalla nascita del Cavaliere: il progetto andò avanti per mesi nel massimo riserbo. Corpo di ballo, attori, musiche, dialoghi cantati e un maxi schermo con le immagini vere della sua vita. «Berlusconi aveva già la scenografia pronta».

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          Silvio Berlusconi

            Se c’è stato un politico italiano che ha sempre avuto una consapevolezza quasi cinematografica della propria immagine, quello è stato Silvio Berlusconi. Ma persino conoscendo il suo rapporto con la televisione, lo spettacolo, la musica e la costruzione della propria immagine pubblica, quello che emerge oggi sembra la trama di un film. O meglio, di un musical. Perché il Cavaliere voleva davvero portare sul palcoscenico la storia della propria vita, dall’imprenditoria alla politica fino ai trionfi del Milan, trasformandola in un gigantesco spettacolo in stile Broadway.

            E aveva già scelto persino il titolo provvisorio: “Il principe azzurro”.

            Non si trattava soltanto di una fantasia raccontata durante una cena o di una delle tante idee lanciate e dimenticate. Il progetto sarebbe andato avanti per mesi e nel massimo segreto, con un giovane attore-autore, un musicista e l’organizzazione di un vero corpo di ballo. Berlusconi aveva inoltre già immaginato la scenografia: mentre sul palco si cantava e si ballava, alle spalle degli interpreti un gigantesco schermo avrebbe mostrato le immagini autentiche della sua vita.

            A raccontare oggi il progetto è Roberto Gasparotti, storico “uomo immagine” del Cavaliere dal 1994 e regista che per oltre vent’anni ne ha curato le principali apparizioni pubbliche. E proprio Gasparotti conserva ancora qualcosa di quel musical mai nato: i fogli con gli appunti e le indicazioni di Berlusconi.

            «Voglio un musical sulla mia vita»: l’ordine era mantenere tutto segreto

            L’idea risalirebbe al periodo tra il 2014 e il 2015. Berlusconi aveva già pensato di raccontarsi attraverso il cinema e aveva registrato un film autobiografico rimasto inedito, con circa sei ore di girato e un incipit che non lasciava molti dubbi sull’impostazione: «Sono Silvio Berlusconi e questa è la mia vita».

            Ma evidentemente il cinema non gli bastava. Nella sua testa prese forma qualcosa di ancora più grande e spettacolare: un musical costruito sulla propria biografia, sul modello dei grandi show americani, nel quale far convivere recitazione, musica, canto, danza e immagini autentiche.

            «Il presidente Berlusconi mi confidò l’intenzione di voler fare un musical sulla sua vita», ha raccontato Gasparotti, spiegando di avere recentemente ritrovato i fogli sui quali aveva annotato le indicazioni ricevute.

            La prima richiesta del Cavaliere fu categorica: nessuno doveva sapere niente. «Mi chiese di lavorare nella massima riservatezza, perché non voleva che tutto “si bruciasse” con una fuga di notizie».

            Ed è probabilmente questo il particolare che rende il retroscena ancora più sorprendente. Per mesi attorno a Berlusconi si lavorò davvero a un progetto che, se fosse arrivato sul palcoscenico, avrebbe inevitabilmente fatto discutere mezza Italia. Eppure non trapelò praticamente nulla.

            Il titolo era già deciso: “Il principe azzurro”

            Anche sul titolo Berlusconi aveva le idee piuttosto chiare. Gasparotti racconta che insieme al “dottore”, come lo chiama nel ricostruire quei mesi, venne individuato un nome provvisorio difficilmente immaginabile per chiunque altro: “Il principe azzurro”.

            In fondo, però, il titolo conteneva molti degli elementi con i quali Berlusconi aveva costruito negli anni la propria rappresentazione pubblica: ottimismo, successo, seduzione, capacità di trasformare la politica in racconto e una propensione allo spettacolo che aveva accompagnato tutta la sua vita, molto prima della discesa in campo.

            Il progetto cominciò quindi a diventare concreto. «Contattai un giovane attore-autore e un musicista. Con il “dottore” scegliemmo come titolo pilota dello show “Il principe azzurro”. Mi organizzai per formare un corpo da ballo», racconta Gasparotti.

            Non era dunque soltanto Berlusconi che immaginava se stesso protagonista di un musical. Qualcuno aveva già cominciato a costruirlo.

            Ballerini, canzoni e un maxi schermo con la vera vita del Cavaliere

            Il particolare più berlusconiano dell’intera storia riguarda probabilmente la scenografia. Anche quella, secondo Gasparotti, era già stata immaginata dal Cavaliere.

            «Berlusconi aveva già la scenografia pronta: mentre si cantava e ballava, su un maxi schermo scorrevano immagini reali della sua vita».

            L’idea era quindi quella di fondere spettacolo e autobiografia. Sul palco attori e ballerini avrebbero raccontato e cantato la storia di Berlusconi, mentre sullo sfondo sarebbe comparso il Berlusconi reale attraverso filmati e fotografie della sua esistenza.

            La materia, del resto, non mancava. L’imprenditore partito dall’edilizia, Milano 2, la nascita della televisione commerciale, Fininvest, l’acquisto del Milan e le vittorie internazionali, la discesa in campo del 1994, Palazzo Chigi, le campagne elettorali, i grandi vertici internazionali e tutto ciò che aveva trasformato la sua vita privata e pubblica in uno dei racconti italiani più discussi degli ultimi decenni.

            Tutto avrebbe dovuto diventare spettacolo. Con tanto di musica e coreografie.

            Gasparotti: «Lavorammo in gran segreto per mesi»

            Gasparotti non era un collaboratore qualsiasi. Era l’uomo che aveva contribuito a costruire alcuni dei momenti televisivi più riconoscibili della storia politica di Berlusconi, a cominciare proprio dal video della discesa in campo del 1994 e dal celebre «L’Italia è il Paese che amo».

            Se Berlusconi voleva trasformare la propria vita in uno spettacolo, dunque, affidare a lui la costruzione visiva del progetto aveva una logica precisa.

            E i lavori andarono avanti molto più di quanto si potrebbe immaginare oggi ascoltando per la prima volta questa storia: «Lavorammo in gran segreto per mesi», rivela Gasparotti.

            Poi accadde qualcosa e il progetto si fermò. «Non se ne fece più nulla», conclude il regista senza trasformare il retroscena in qualcosa che non è. Il musical non arrivò mai sul palco e Il principe azzurro rimase uno dei progetti incompiuti del Cavaliere.

            Anche un film autobiografico di sei ore mai uscito

            Il musical, peraltro, non era l’unico tentativo di Berlusconi di consegnare direttamente il racconto della propria vita alle immagini. Esisteva anche il progetto di un film autobiografico, anch’esso mai distribuito, del quale sarebbero state registrate circa sei ore.

            L’apertura diceva praticamente tutto sull’idea: «Sono Silvio Berlusconi e questa è la mia vita».

            Due progetti differenti, dunque, ma uniti dalla stessa intenzione: non lasciare soltanto agli altri il compito di raccontare Silvio Berlusconi. Nel film sarebbe stato lui a ripercorrere la propria storia; nel musical quella stessa biografia avrebbe assunto la forma di un grande spettacolo, con interpreti, musica, ballerini e le immagini autentiche proiettate sullo sfondo.

            Non sappiamo come sarebbe stato il risultato finale e neppure quanto il progetto fosse arrivato vicino alla realizzazione prima di essere abbandonato. Sappiamo però, attraverso il racconto di Gasparotti, che il lavoro era partito, erano state coinvolte altre persone e per mesi tutto era rimasto segreto.

            “Il principe azzurro”, il grande show di Berlusconi che nessuno ha mai visto

            La storia emerge alla vigilia di quello che sarebbe stato il novantesimo compleanno di Silvio Berlusconi e aggiunge un capitolo curioso alla biografia dell’ex presidente del Consiglio, morto nel giugno 2023.

            Forse non sorprende nemmeno così tanto che l’uomo che aveva cominciato giovanissimo cantando sulle navi da crociera, che amava comporre canzoni, che aveva rivoluzionato la televisione commerciale italiana e trasformato le campagne elettorali in gigantesche macchine di comunicazione avesse immaginato, a un certo punto, di mettere tutta la propria esistenza dentro un musical.

            Sorprende semmai quanto il progetto fosse andato avanti senza che praticamente nessuno ne sapesse nulla.

            C’era il titolo, “Il principe azzurro”. C’erano gli appunti. C’era un attore-autore. C’era un musicista. Si stava organizzando un corpo di ballo. E soprattutto c’era già l’immagine che Berlusconi aveva in testa: il palcoscenico pieno di musica e ballerini e, alle loro spalle, un maxi schermo sul quale sarebbe passata la sua vera vita.

            Poi il sipario non si alzò mai.

            E forse è proprio questo il dettaglio più curioso dell’intera storia: Silvio Berlusconi aveva trascorso una vita intera trasformando politica, impresa, calcio e televisione in spettacolo. Alla fine aveva pensato di trasformare in spettacolo anche Silvio Berlusconi.

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              Politica

              Vannacci, bufera. Matilde Siracusano: «Mi ha spogliata, lo denuncio». E attacca: «Che cosa vile, siamo arrivati troppo in basso»

              La sottosegretaria di Forza Italia reagisce all’immagine manipolata e rilanciata sui social dal leader di Futuro Nazionale: sotto la giacca scompare il top e compare una profonda scollatura. «Non pensavo si potesse arrivare a un livello così basso per fare campagna elettorale». Poi annuncia gli avvocati e stronca l’ipotesi di un’alleanza futura: «Sarebbe un problema serio».

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                «Mi ha spogliata, lo denuncio». Matilde Siracusano non ha nessuna intenzione di lasciar correre dopo la fotografia manipolata e rilanciata sui social da Roberto Vannacci alla vigilia delle elezioni suppletive di Reggio Calabria. Nell’immagine la sottosegretaria di Forza Italia appare seduta a tavola insieme al candidato del centrodestra Fabio Roscioli e a Claudio Lotito, ma qualcuno ha alterato il suo abbigliamento rispetto alla fotografia originale: sotto la giacca il top scompare e lascia il posto a una scollatura molto più profonda.

                La sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, compagna del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, reagisce duramente. Siracusano parla di un gesto «vile», annuncia di avere già coinvolto i propri avvocati e trasforma l’episodio in un caso che va molto oltre una fotografia farlocca pubblicata sui social. L’immagine compare infatti nel pieno di una campagna elettorale e la manipolazione interviene direttamente sul suo corpo e sul modo nel quale appare vestita.

                «Davvero non pensavo si potesse arrivare a un livello così basso per fare campagna elettorale», attacca Siracusano. E sulla decisione di rivolgersi alla magistratura non mostra esitazioni: «Certo. Ne ho già parlato con i miei avvocati».

                Vannacci rilancia la foto modificata: sotto la giacca di Siracusano scompare il top

                Il caso nasce da un post di Vannacci in vista delle elezioni suppletive per la Camera a Reggio Calabria del 27 e 28 settembre. L’ex generale invita i cittadini ad andare a votare e accompagna il messaggio con una fotografia nella quale compaiono Matilde Siracusano, Fabio Roscioli e Claudio Lotito.

                Il problema emerge confrontando quello scatto con l’immagine originale. Qualcuno ha modificato artificialmente l’abbigliamento di Siracusano: nella nuova versione la sottosegretaria mostra una scollatura molto più profonda e non indossa più il top che compare invece nella fotografia autentica. La manipolazione scatena immediatamente una bufera politica e Siracusano spiega che chi ha realizzato il contenuto ha preso lo scatto originale dal suo profilo personale Instagram.

                La sottosegretaria non conosce personalmente Vannacci e racconta di averlo soltanto incrociato indirettamente attraverso le sue apparizioni pubbliche: «No. Per nulla. È capitato forse di incrociarne le gesta o le provocazioni in qualche talk politico. Ma non l’ho mai conosciuto».

                Proprio per questo, racconta, la modifica della fotografia l’ha lasciata inizialmente incredula, prima di provocare una reazione durissima.

                Siracusano furiosa: «Che cosa vile, non pensavo si potesse arrivare così in basso»

                La prima reazione della sottosegretaria non lascia spazio a interpretazioni: «Che cosa vile».

                Siracusano chiarisce anche il significato che attribuisce alla parola: «Ma nel senso più pieno e anche etimologico: cosa povera, che non vale nulla. È assurdo doversi occupare, e nel 2026, di questi mezzucci usati contro gli avversari… Davvero non pensavo si potesse arrivare a un livello così basso per fare campagna elettorale».

                A irritarla particolarmente è il fatto che la manipolazione non riguardi una posizione politica, una dichiarazione o una scelta compiuta nell’esercizio del proprio incarico, ma direttamente il suo corpo. Siracusano lo dice esplicitamente: «Spogliare con un software la compagna del presidente della Regione e trasformarla in uno strumento di propaganda è una cosa che trovo peraltro ridicola, oltre che profondamente grave».

                La sottosegretaria aveva già definito l’episodio un «vero e proprio schifo che va arginato», spiegando di conoscere bene gli attacchi sessisti ma di considerare quanto accaduto qualcosa di diverso proprio per il modo in cui qualcuno ha manipolato una sua fotografia reale e l’ha inserita nella propaganda politica.

                «Sono senza parole. Anzi, qualcuna in siciliano ce l’avrei»

                C’è poi un passaggio nel quale Siracusano lascia capire molto chiaramente quale sarebbe stata la sua reazione se non ricoprisse un incarico istituzionale.

                «Vorrei dire che sono senza parole. In realtà qualche parola ce l’avrei. In siciliano, della mia terra. Molto chiara e netta», racconta. Poi aggiunge: «Ma poiché io rappresento l’istituzione, e ho il dovere di contenere sia l’irritazione sia la pena, per ora diciamo che si muoveranno i miei avvocati. Comunque è un attacco scadente che qualifica pienamente chi lo ha fatto».

                Siracusano ha dunque già coinvolto i legali e annuncia di voler procedere contro Vannacci, sostenendo che la pubblicazione dell’immagine abbia superato il confine della normale polemica politica.

                Alla domanda se intenda denunciarlo risponde senza esitazione: «Certo. Ne ho già parlato con i miei avvocati. Quello che ha fatto è reato. Non si può consentirlo a nessuno, figuriamoci a qualcuno che chiede, anzi minaccia, di andare in Parlamento».

                Questa resta naturalmente la valutazione espressa dalla sottosegretaria. Qualora Siracusano formalizzi la denuncia, spetterà alla magistratura stabilire l’eventuale rilevanza penale della condotta.

                Non è la prima polemica di Vannacci per immagini manipolate

                Il caso Siracusano arriva inoltre a poco più di due mesi da un’altra durissima polemica provocata da contenuti artificiali comparsi sui social di Vannacci. A luglio un video raffigurava l’ex generale nelle vesti di un imperatore romano mentre alcuni avversari politici, tra i quali Elly Schlein, Giuseppe Conte, Romano Prodi e Laura Boldrini, comparivano legati nell’arena all’interno di una rappresentazione violenta. Il filmato provocò numerose reazioni politiche e anche Giorgia Meloni prese pubblicamente le distanze da quelle immagini.

                Questa volta cambia il meccanismo: non compare una scena completamente immaginaria, ma una fotografia reale nella quale qualcuno ha alterato l’abbigliamento di una sottosegretaria.

                Proprio questo elemento occupa il centro della reazione di Siracusano, che contesta l’uso della propria immagine e del proprio corpo come strumenti per un messaggio politico.

                Tajani e Forza Italia contro Vannacci

                La vicenda provoca una reazione immediata anche dentro Forza Italia. Antonio Tajani esprime solidarietà a Siracusano e definisce l’attacco «volgare e inaccettabile», collegandolo, nella propria valutazione politica, alla mancanza di contenuti di chi lo ha ideato.

                Anche altri esponenti politici intervengono sulla vicenda. Le critiche non riguardano soltanto l’effetto della fotografia, ma il principio che porta con sé: modificare artificialmente il corpo e l’abbigliamento di una persona reale per trasformarne l’immagine in materiale di propaganda.

                Siracusano, dal canto suo, sottolinea di non essere neppure candidata alle suppletive di Reggio Calabria e considera quindi ancora più grave il fatto che qualcuno l’abbia trasformata nel bersaglio visivo della campagna.

                Siracusano chiude anche all’alleanza: «Con Vannacci sarebbe un problema serio»

                Ma la vicenda potrebbe lasciare conseguenze che vanno ben oltre la denuncia annunciata. A Siracusano viene posta anche una domanda tutta politica: che cosa accadrebbe se, in futuro, il centrodestra al quale appartiene Forza Italia decidesse di stringere un’alleanza con Vannacci?

                La risposta è altrettanto netta: «Beh. Sarebbe un problema serio».

                La sottosegretaria precisa immediatamente che il giudizio non nasce soltanto dalla fotografia che la riguarda: «E naturalmente non solo per quest’ultimo, comunque emblematico episodio. Io avevo già espresso, anche prima di questa caduta, tutte le mie perplessità sull’ipotesi di un’alleanza con Vannacci…».

                La fotografia manipolata rischia così di diventare qualcosa di più di un incidente social nel pieno della campagna per le suppletive. Siracusano annuncia un’azione legale e contemporaneamente mette sul tavolo una questione politica destinata a pesare anche in futuro, quella dei rapporti tra il centrodestra e il movimento di Vannacci.

                Il punto di rottura, almeno nelle parole della sottosegretaria, nasce proprio da ciò che compare in quella fotografia: qualcuno ha preso l’immagine reale di una donna, ne ha modificato artificialmente il corpo e l’abbigliamento e l’ha trasformata in uno strumento di comunicazione politica. Siracusano non intende liquidare tutto come una provocazione di cattivo gusto e ha già annunciato di essersi rivolta ai propri legali.

                La battaglia nata sui social potrebbe quindi spostarsi in un’aula giudiziaria, mentre sul piano politico resta aperta una frattura che Siracusano descrive senza ambiguità quando parla della possibilità di ritrovarsi un giorno alleata con Vannacci: «Sarebbe un problema serio».

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