Cronaca
L’album fotografico di Leone XIV, il Papa social che punge Trump, difende i migranti e ironizza sul rapporto tra mariti e mogli
Sul suo account personale, il cardinale Robert Prevost – oggi Papa Leone XIV – ha condiviso prese di posizione nette contro le politiche migratorie trumpiane e a favore dell’Ucraina, dei diritti civili e delle vittime di abusi nella Chiesa. Ma tra i post spunta anche un video dell’era Covid su uomini e donne che potrebbe far storcere più di un naso.
Il nuovo Pontefice non è certo un conservatore silenzioso. Chi ha sbirciato nel suo profilo X – l’ex Twitter – si è trovato davanti a una manciata di post, selezionati con cura ma tutt’altro che anodini. Lì, dove ancora si presenta come “Católico, agustino, Obispo”, Robert Francis Prevost ha lasciato tracce inequivocabili del suo pensiero sociale e politico, tra affinità con papa Francesco, strali contro Donald Trump, difesa dei migranti e una certa propensione per le battute discutibili.


L’ultimo post è del 15 aprile scorso, appena qualche settimana prima dell’elezione al soglio pontificio, ed è già un messaggio pesante: Prevost rilancia l’indignazione per la deportazione in Salvador di Kilmar Abrego Garcia, un cittadino americano, in una vicenda che coinvolge direttamente le politiche migratorie dell’amministrazione Trump in tandem con il presidente salvadoregno Bukele. “Non vedete la sofferenza? La vostra coscienza non viene disturbata?”, si chiede il post originario, amplificato dal futuro Leone XIV. Parole dure, che sembrano parlare a una Chiesa che non vuole più limitarsi al silenzio diplomatico.



Ma è J.D. Vance, vice di Trump e astro nascente della destra americana, a guadagnarsi più di un attacco da parte del cardinale. Due post, datati 3 e 13 febbraio, rilanciano articoli che lo criticano apertamente. Il primo è firmato da Kat Armas, scrittrice cubano-americana, che contesta la gerarchia dell’amore umano proposta da Vance: “Prima la famiglia, poi il vicino, poi la nazione, infine il resto del mondo”. Una visione “non evangelica”, secondo Armas, e condivisa da Prevost. Il secondo post è un articolo di Sam Sawyer, gesuita e direttore di America Magazine, che accusa il vice di Trump di strumentalizzare il cristianesimo per giustificare una chiusura verso i migranti.




Non si tratta di esternazioni estemporanee: già nel 2017, quando l’America era scossa dalle immagini dei bambini separati dai genitori al confine e rinchiusi in gabbie, Prevost si era fatto sentire rilanciando il cardinale Cupich: “Non c’è nulla di cristiano in queste politiche. La vergogna ricade su tutti noi”.
Dalla guerra in Ucraina alla pena di morte, passando per George Floyd e i preti pedofili, il profilo social del nuovo Papa è disseminato di post che suonano come un manifesto valoriale. Diversi sono gli omaggi a papa Francesco, soprattutto per la sua posizione sulla guerra scoppiata nel 2022. In un video personale del 2022, Prevost afferma con chiarezza che la pena di morte è “inammissibile”, mentre nel 2020 aderisce alla condanna dell’uccisione di George Floyd da parte di un agente a Minneapolis, unendosi al coro che chiede giustizia e riforme.
Ma non tutto è allineato allo spirito di compassione e giustizia sociale. Il 28 giugno 2020, nel pieno del lockdown, Prevost ha ripostato un video satirico che rischia di creare più imbarazzo che simpatia. Protagonisti una moglie iperprotettiva e un marito frustrato: lei srotola il metro per misurare la distanza sociale ogni volta che lui si avvicina per un gesto d’affetto, ma alla fine è lui, mentre conta le banconote, a usare lo stesso metro per tenerla lontana. Un finale che strappa risate facili ma può anche apparire come una caduta di stile per chi, oggi, porta il nome di Leone XIV.
In tempi di trasparenza e comunicazione diretta, non stupisce che un papa moderno abbia lasciato una traccia digitale così netta. Quel che sorprende, piuttosto, è la varietà del tono: dal Vangelo all’ironia da social, dalle denunce profetiche ai video da forward su WhatsApp. Un Papa che twitta, insomma. E che, a quanto pare, non sempre si autocensura.
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Politica
Barbara Berlusconi racconta la depressione e la diagnosi di Adhd da adulta: «Dare un nome alle cose cambia tutto»
In un’intervista al Corriere della Sera, Barbara Berlusconi racconta la depressione iniziata dieci anni fa e la successiva diagnosi di Adhd. Una scoperta difficile da accettare, ma anche liberatoria, che l’ha aiutata a comprendere il proprio modo di gestire tempo, concentrazione e organizzazione.
Barbara Berlusconi racconta per la prima volta una parte molto intima della propria vita. La figlia di Silvio Berlusconi e Veronica Lario ha attraversato una lunga depressione e, dopo anni di terapia e domande rimaste senza risposta, ha scoperto in età adulta di avere l’Adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività.
La diagnosi non ha cancellato le difficoltà, ma le ha permesso di riconoscere un funzionamento mentale diverso e di liberarsi almeno in parte dal senso di colpa che l’aveva accompagnata per anni.
Barbara Berlusconi e la lunga depressione
«Da ragazza avevo più insicurezze. Con la maturità ho trovato una forza interiore che si è riflessa anche nel modo in cui mi vedo», ha raccontato al Corriere della Sera.
Il periodo più difficile è iniziato circa dieci anni fa. «È cominciata una depressione impegnativa, durata a lungo», ha ammesso. A un certo punto ha deciso di chiedere aiuto e di affrontare un lungo percorso terapeutico.
«Ho fatto tanta terapia. Per molto tempo non capivo», ha spiegato. Soltanto osservando con maggiore attenzione le proprie abitudini e le fatiche quotidiane ha deciso di approfondire le cause di quel malessere.
La diagnosi di Adhd arrivata in età adulta
Gli accertamenti hanno portato alla diagnosi di Adhd, un disturbo del neurosviluppo che può continuare a manifestarsi anche nella vita adulta.
«Da adulta è stato faticoso accettarlo, ma anche liberatorio. Dare un nome alle cose cambia tutto», ha raccontato Barbara Berlusconi.
La diagnosi le ha permesso di reinterpretare molti aspetti della propria vita: «Non era dunque una mia colpa, non era mancanza di volontà. Ho solo una struttura mentale diversa, dove tempo, organizzazione e concentrazione funzionano in un altro modo».
Una consapevolezza che non ha risolto automaticamente ogni problema, ma le ha consentito di individuare strategie concrete per gestire meglio la quotidianità.
«Adesso arrivo in ritardo di dieci minuti, non di un’ora»
Barbara Berlusconi racconta i propri progressi anche attraverso un esempio apparentemente semplice.
«Adesso arrivo in ritardo di dieci minuti, non di un’ora. Non le sembra un piccolo successo?», ha detto con ironia.
Lo psichiatra Claudio Mencacci, co-presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia, ha spiegato all’Adnkronos Salute che la difficoltà nel percepire e organizzare il tempo può rientrare tra le manifestazioni dell’Adhd. Percorsi educativi e psicologici possono aiutare le persone a sviluppare strumenti più efficaci per affrontare questi aspetti.
L’esperto ha inoltre ricordato che Adhd e depressione possono presentarsi insieme e che, in alcuni casi, i sintomi depressivi emergono dopo anni di difficoltà non riconosciute.
La maternità e le difficoltà simili di uno dei figli
Anche la maternità ha spinto Barbara Berlusconi a comprendere meglio se stessa. Uno dei suoi figli presenta infatti difficoltà simili alle sue.
«Mi sono detta che dovevo comprendere prima di tutto me stessa per poter davvero aiutare lui», ha raccontato.
Quel percorso le ha permesso di smettere di interpretare ogni fatica come una mancanza personale e di iniziare a cercare soluzioni adatte al proprio modo di funzionare.
Perché l’Adhd nelle donne viene scoperto più tardi
Secondo Mencacci, l’Adhd nelle donne resta spesso sottodiagnosticato. I segnali possono apparire meno evidenti rispetto alle manifestazioni più facilmente riconoscibili nei maschi e venire confusi con disorganizzazione, ansia, fragilità emotiva o scarsa forza di volontà.
Il racconto di Barbara Berlusconi accende così l’attenzione su una condizione ancora associata quasi esclusivamente all’infanzia, ma che può accompagnare una parte delle persone anche nell’età adulta.
La sua testimonianza non offre ricette universali, ma consegna un messaggio preciso: riconoscere una difficoltà e darle un nome può diventare il primo passo per affrontarla senza continuare a colpevolizzarsi.
Cronaca
Jared Leto accusato da quattro donne: la Bbc racconta presunti abusi e molestie su ragazze minorenni
Quattro donne accusano Jared Leto di presunti reati sessuali commessi quando erano adolescenti. Le testimonianze fanno parte del documentario della Bbc Jared Leto: Hollywood’s Dark Secret. L’attore, contattato dall’emittente britannica, non ha risposto alle accuse.
Nuove pesanti accuse investono Jared Leto. Un documentario della Bbc, intitolato Jared Leto: Hollywood’s Dark Secret, raccoglie le testimonianze di dieci donne che raccontano presunti episodi avvenuti tra il 2002 e il 2016, quando l’attore premio Oscar e frontman dei Thirty Seconds to Mars aveva tra i 30 e i 40 anni.
Le accuse raccolte dalla Bbc
Quattro delle donne descrivono episodi che, se confermati, configurerebbero gravi reati. Una sostiene di essere stata aggredita sessualmente in un motel quando aveva 17 anni. Un’altra racconta che Leto l’avrebbe minacciata di violenza sessuale quando aveva 19 anni, dopo essere rimasta sola con lui in una stanza d’albergo.
Una terza donna afferma di aver avuto un rapporto sessuale con l’attore in California quando aveva 17 anni, età inferiore a quella del consenso prevista in quello Stato. Secondo il suo racconto, Leto avrebbe minimizzato proprio il tema dell’età legale. Una quarta testimone sostiene invece di essere stata contattata ripetutamente con telefonate a sfondo sessuale quando aveva 16 anni e di aver ricevuto la proposta di avere un rapporto.
Le altre testimonianze
La Bbc riferisce inoltre che una delle donne avrebbe ricevuto un accordo di riservatezza per non parlare della relazione con l’attore, documento che l’emittente afferma di aver visionato. La donna racconta di essersi rifiutata di firmarlo.
Altre quattro donne dichiarano di aver ricevuto telefonate giudicate inappropriate quando erano molto giovani, mentre un’altra sostiene che, a 14 anni, Leto avrebbe chiesto a una guardia del corpo di accompagnarla nel backstage di un festival dopo un commento osceno.
Due ex collaboratori della band hanno inoltre raccontato al documentario di aver assistito a comportamenti che li mettevano a disagio, sostenendo che il cantante invitasse frequentemente ragazze adolescenti nel backstage, nel camerino o negli studi di registrazione.
Nessuna replica dell’attore
In totale sono dieci le donne intervistate dalla Bbc e nove hanno deciso di rendere pubblica la propria storia per la prima volta. Secondo quanto riferisce l’emittente britannica, Jared Leto è stato contattato più volte per rispondere alle accuse, ma non avrebbe fornito alcuna replica.
Al momento non risultano condanne o decisioni giudiziarie relative ai fatti descritti nel documentario. Le accuse restano quindi tali e dovranno essere eventualmente accertate nelle sedi competenti.
Mondo
Karyna Shuliak, chi è l’ultima fidanzata di Jeffrey Epstein che potrebbe ereditare oltre 100 milioni di dollari del finanziere
Secondo il New York Times, Karyna Shuliak fu l’ultima persona contattata da Jeffrey Epstein prima della morte. Oggi la dentista bielorussa potrebbe ricevere oltre 100 milioni di dollari e un anello di diamanti lasciati dal finanziere nel suo patrimonio.
Karyna Shuliak è tornata al centro dell’attenzione internazionale dopo le ricostruzioni pubblicate dal New York Times sul suo rapporto con Jeffrey Epstein. La dentista bielorussa, oggi 37enne, sarebbe infatti la principale beneficiaria del patrimonio lasciato dal finanziere morto nel 2019 e potrebbe ereditare oltre 100 milioni di dollari, oltre a un anello di diamanti che Epstein avrebbe destinato a lei «in previsione del matrimonio».
La loro relazione iniziò nel 2011, quando Shuliak aveva poco meno di 22 anni e lavorava come assistente in uno studio dentistico a New York. Secondo la ricostruzione del quotidiano americano, il primo contatto sarebbe nato grazie a una conoscente comune che mostrò una sua fotografia a Epstein. Da quell’incontro prese forma un rapporto destinato a cambiare completamente la vita della giovane.
Come Karyna Shuliak entrò nella vita di Jeffrey Epstein
Epstein avrebbe aiutato la giovane a realizzare il sogno di diventare dentista negli Stati Uniti. Le avrebbe procurato un’abitazione a Manhattan, sostenuto economicamente gli studi e favorito il suo ingresso alla Columbia University grazie ai rapporti con alcuni docenti dell’ateneo.
Nel tempo Shuliak assunse anche un ruolo nella gestione del patrimonio del finanziere. Secondo quanto riportato da Repubblica, ottenne inoltre la cittadinanza americana attraverso un matrimonio con una donna legata all’entourage di Epstein, una scelta che, secondo alcune e-mail citate dalle ricostruzioni giornalistiche, avrebbe dovuto attirare meno attenzioni rispetto ad altre soluzioni.
Le distanze dal giro di Epstein e l’ultima telefonata
Pur mantenendo un rapporto personale con Epstein, Shuliak avrebbe cercato di prendere le distanze dalle attività che ruotavano attorno al finanziere. In una comunicazione riportata dalla stampa americana gli avrebbe scritto: «Per favore divertiti, ma tienimi lontana da tutto questo», riferendosi al suo giro di giovani donne.
Secondo il New York Times, però, tra i due esisteva un forte legame affettivo. Sarebbe stata proprio Karyna Shuliak l’ultima persona contattata telefonicamente da Epstein dal carcere la sera del 9 agosto 2019, poche ore prima che venisse trovato morto nella sua cella.
Nessuna accusa nei suoi confronti
Il nome di Karyna Shuliak è tornato a circolare soprattutto per il possibile ruolo di erede del patrimonio del finanziere, ma nei suoi confronti non risultano accuse di complicità nei reati contestati a Epstein. Allo stesso tempo non è mai diventata una delle sue accusatrici.
Oggi la 37enne esercita la professione di dentista e ha completato un master in odontoiatria alla Columbia University. La sua storia continua però a intrecciarsi con quella di uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni, anche per il patrimonio multimilionario che potrebbe ricevere in eredità.
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