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Disinformazione russa a Euro 2024: i cori pro-Putin dei tifosi romeni erano un fake

La vicenda dei cori pro-Putin durante la partita tra Romania e Ucraina a Euro 2024 è un chiaro esempio di come la disinformazione possa essere utilizzata come strumento di propaganda e destabilizzazione. È fondamentale rimanere vigili e critici di fronte alle notizie, verificando sempre la loro veridicità attraverso fonti affidabili e riconosciute.

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    Durante la partita tra Romania e Ucraina, valida per le qualificazioni a Euro 2024, si è diffusa la notizia di presunti cori pro-Putin intonati dai tifosi romeni. Tuttavia, recenti indagini hanno rivelato che tali cori erano in realtà un falso, frutto di una campagna di disinformazione russa.

    La dinamica dei fatti

    La partita, giocata in un clima di alta tensione data la situazione geopolitica tra Russia e Ucraina, è stata il palcoscenico ideale per la diffusione di notizie false. Subito dopo la partita, alcuni media e social network hanno riportato che i tifosi romeni avevano intonato cori a sostegno del presidente russo Vladimir Putin. Questi report hanno immediatamente suscitato indignazione e proteste, soprattutto dalla comunità ucraina e dai loro sostenitori.

    Le indagini e la smentita

    Le autorità e gli organizzatori dell’evento hanno avviato un’indagine approfondita per verificare l’autenticità di questi report. È emerso che i cori pro-Putin erano stati creati digitalmente e diffusi attraverso canali social affiliati alla propaganda russa. Video falsificati e testimonianze non verificabili sono stati utilizzati per costruire una narrativa ingannevole che aveva l’obiettivo di seminare discordia e manipolare l’opinione pubblica.

    Le conseguenze della disinformazione

    Questa vicenda sottolinea l’importanza di verificare le fonti e di essere cauti nel diffondere informazioni non confermate. La disinformazione, specialmente in contesti già tesi come quello tra Russia e Ucraina, può avere conseguenze gravi, alimentando ulteriori tensioni e malintesi. Le autorità romene e ucraine hanno condannato fermamente questa operazione di disinformazione, ribadendo il loro impegno per una comunicazione trasparente e basata sui fatti.

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      Cronaca

      Siete dei latitanti? Scappate qui…

      I Paesi nel mondo in cui non valgono gli accordi per l’estradizione – e quindi quelli in cui è possibile rifugiarsi per sfuggire al carcere in Italia – sono nove in tutto: dal Nepal alla Cambogia, dalle Seychelles alla Malesia, da Capo Verde al Belize, e per finire Giamaica, Madagascar e Namibia. In Italia l’estradizione è regolata dall’articolo 13 del codice penale italiano che stabilisce come sia regolata dalla legge penale italiana, dalle convenzioni e dagli usi internazionali. Il nostro Paese, dal 1873, ha stipulato diversi accordi di estradizione bilatere con moltissimi Paesi nel mondo.

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        Quali sono i Paesi che non hanno accordi di estradizione con l’Italia o che non estradano cittadini italiani latitanti verso il nostro Paese? Il loro elenco può variare e dipendere da diversi fattori. Dalla mancanza di trattati bilaterali alle leggi nazionali che proteggono i delinquenti dalla estradizione, o per considerazioni politiche e diplomatiche.

        I Paesi dove si rischia meno

        Nella lista dei Paesi che spesso non hanno accordi di estradizione con l’Italia o che pongono restrizioni all’estradizione troviamo la Cina che per impostazioni politiche spesso non estrada i propri cittadini. Segue la Russia che ha una politica restrittiva riguardo l’estradizione dei propri cittadini ma non nei confronti di cittadini italiani che hanno commesso crimini. Il Vietnam come la Cina, il raramente estrada i propri cittadini così come l’Arabia Saudita che non concede l’estradizione per vari motivi, inclusi quelli religiosi e politici. L’Iran non ha accordi di estradizione con molti paesi occidentali, compresa l’Italia. La Corea del Nord è estremamente improbabile che accetti qualsiasi richiesta di estradizione.

        La mancanza di cooperazione aiuta la malavita

        Cuba storicamente rifiutata molte richieste di estradizione da paesi occidentali. In Somalia la mancanza di un governo centrale stabile rende difficile qualsiasi cooperazione internazionale sull’estradizione. Così pure in Siria Paese nel quale le attuali condizioni politiche e di sicurezza impediscono accordi di estradizione efficaci. Tutti i Paesi senza relazioni diplomatiche con l’Italia come Bhutan o Tuvalu, Stato insulare polinesiano, potrebbero non avere accordi di estradizione semplicemente perché non hanno relazioni diplomatiche stabilite con l’Italia.

        I magnifici nove

        I Paesi nel mondo in cui con certezza non valgono gli accordi per l’estradizione – e quindi quelli in cui è possibile rifugiarsi per sfuggire al carcere in Italia – sono nove in tutto: dal Nepal alla Cambogia, dalle Seychelles alla Malesia, da Capo Verde al Belize. E inoltre Giamaica, Madagascar e Namibia. In Italia l’estradizione è regolata dall’articolo 13 del codice penale italiano che stabilisce come sia regolata dalla legge penale italiana, dalle convenzioni e dagli usi internazionali. Il nostro Paese, dal 1873, ha stipulato diversi accordi di estradizione bilatere con la maggior parte dei Paesi nel mondo.

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          In primo piano

          Una stanza d’ospedale e una tomba già pronte. Che accade al papa?

          In questo periodo di incertezza, i fedeli continuano a pregare per Papa Francesco, sperando che il suo ministero pastorale possa continuare con vigore e serenità. Le speculazioni e le indiscrezioni rimarranno inevitabili finché non si avranno informazioni ufficiali più dettagliate. Solo il tempo potrà rivelare se queste misure siano precauzioni standard o indizi di un cambiamento imminente nel papato.

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            Papa Francesco si trova al centro di voci inquietanti che circolano tra i fedeli di tutto il mondo. Si tratta delle solite teorie del complotto o questa volta c’è qualcosa di più? La recente preparazione di una tomba nella Basilica di Santa Maria Maggiore e la ristrutturazione di un appartamento ospedaliero nel Palazzo della Basilica hanno sollevato domande significative sulla salute e sul futuro di Papa Francesco.

            La scelta di anticipare la preparazione della propria sepoltura in un luogo così simbolico come Santa Maria Maggiore ha fatto nascere speculazioni su una possibile dimissione o su condizioni di salute non completamente divulgate. Mentre le autorità vaticane tentano di calmarne le preoccupazioni, la necessità di maggiore trasparenza rimane cruciale per dissipare dubbi e incertezze tra i fedeli di tutto il mondo.

            La tomba a Santa Maria Maggiore

            La recente notizia della preparazione di una tomba per Papa Francesco nella Basilica di Santa Maria Maggiore ha suscitato un’ondata di domande e speculazioni tra i fedeli di tutto il mondo. Questa basilica, una delle quattro papali maggiori di Roma, è particolarmente cara al Pontefice, che ha frequentemente visitato la Cappella della Salus Populi Romani per pregare di fronte all’antica icona della Madonna. Fonti vaticane hanno cercato di calmare l’agitazione, sottolineando che è prassi comune per ogni Papa scegliere anticipatamente il proprio luogo di sepoltura. Tuttavia, la preparazione della tomba mentre il Papa è ancora in carica ha sollevato interrogativi sulla sua salute e sul futuro del suo papato.

            L’appartamento con attrezzature ospedaliere preparato in gran segreto

            Parallelamente alla questione della tomba, ha destato preoccupazione la ristrutturazione di un appartamento nel Palazzo della Basilica di Santa Maria Maggiore. Questo appartamento è stato dotato di arredamenti ospedalieri avanzati, i cui lavori sono stati condotti in gran segreto e recentemente completati. La presenza di attrezzature per cure mediche intensive ha portato molti a ipotizzare su una possibile situazione di salute del Pontefice più grave di quanto dichiarato ufficialmente. Le speculazioni si sono concentrate su se questo sia un preparativo per affrontare emergenze sanitarie future o un segnale di una condizione di salute delicata del Papa.

            Ipotesi sulle dimissioni

            Di fronte alle due notizie, cresce l’interrogativo se Papa Francesco stia valutando la possibilità di dimettersi, seguendo il precedente del suo predecessore, Papa Benedetto XVI. Il Pontefice ha precedentemente lasciato intendere che potrebbe considerare le dimissioni se la sua salute non gli permettesse di continuare efficacemente il ministero papale. Tuttavia, c’è una preoccupazione diffusa su una potenziale gravità non ancora comunicata ufficialmente. Mentre alcuni alti prelati manifestano sorpresa, altri sostengono che le misure adottate siano precauzioni standard.

            Reazioni e speculazioni

            Le reazioni all’interno del Vaticano e tra i fedeli sono state variegate. Molti cercano conforto nelle parole e nei gesti del Papa, mentre altri esprimono un crescente bisogno di trasparenza da parte delle autorità vaticane per dissipare dubbi e incertezze. La mancanza di dichiarazioni ufficiali chiare ha alimentato ulteriori speculazioni e teorie. In conclusione, la preparazione di una tomba e la ristrutturazione di un appartamento ospedaliero hanno scatenato un dibattito globale sulla salute e sul futuro di Papa Francesco, con la speranza che il tempo possa portare chiarezza su ciò che riserva il futuro del suo papato.

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              Clima, troppi voli, poco personale: l’estate nera del traffico aereo

              L’estate del 2024 ha messo in evidenza le criticità del sistema del traffico aereo europeo, con ritardi causati da maltempo, congestione e gestione inefficiente delle risorse. La collaborazione tra Eurocontrol, le compagnie aeree e gli aeroporti è essenziale per sviluppare soluzioni a lungo termine che possano garantire un miglioramento della puntualità dei voli e, di conseguenza, della qualità del servizio offerto ai passeggeri.

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              estate in crisi per i ritardi dei voli

                Nell’estate del 2024, i cieli d’Europa sono stati segnati da una crisi dei voli in ritardo senza precedenti dovuti anche dalla variazione del clima. Solo nel mese di giugno, gli orari di partenza e atterraggio non sono stati rispettati per oltre 78.000 ore, creando disagi significativi per i passeggeri e complicando ulteriormente la già difficile situazione del traffico aereo.

                Il cambiamento climatico come causa dei ritardi?

                Eurocontrol ha riportato che su 4,7 milioni di minuti di ritardi registrati a giugno 2024, ben 2 milioni sono stati attribuiti al maltempo. Questo dato rappresenta un aumento rispetto ai 1,3 milioni di minuti di ritardi causati dalle condizioni meteorologiche avverse nel giugno dell’anno precedente. József Váradi, ceo di Wizz Air, sottolinea che il vero problema non è solo il maltempo, ma l’incapacità dei controllori di volo di gestire tali condizioni a causa della mancanza di personale qualificato.

                Una congestione del traffico aereo dovuta alla mala gestione dei voli

                Lo scorso mese di giugno l’Europa è stata attraversata da 33.671 voli giornalieri, un aumento rispetto ai 32.010 dello stesso periodo del 2023. Questa crescita del traffico aereo ha contribuito a congestionare ulteriormente le rotte e a complicare la gestione dei voli.

                Personale e mezzi in balia degli eventi

                Sempre Eurocontrol ha evidenziato che molte compagnie aeree non hanno personale e aerei di riserva sufficienti. Di conseguenza, i ritardi in un volo si ripercuotono sui successivi, creando un effetto domino. Le compagnie più efficienti dispongono di riserve pronte a entrare in azione per evitare che i ritardi si accumulino, ma molte preferiscono non sostenere i costi aggiuntivi.

                E i passeggeri? Esausti

                I ritardi hanno avuto un impatto significativo sui viaggiatori, inclusi anziani, malati e bambini, che si sono trovati spesso smarriti ai gate e hanno perso coincidenze importanti. Nonostante i biglietti aerei siano rimasti costosi, la qualità del servizio è peggiorata, generando frustrazione tra i passeggeri.

                Verso una gestione tattica delle emergenze

                Eurocontrol ha iniziato a prepararsi per i problemi attesi già dall’autunno del 2023, cercando di affinare gli strumenti di previsione degli eventi inattesi. L’obiettivo è una gestione “tattica” delle emergenze meteorologiche, migliorando la coordinazione tra i controllori di volo e le compagnie aeree.

                Più collaborazione per superare le difficoltà

                Il primo luglio, Eurocontrol ha organizzato una riunione a Bruxelles con le associazioni delle compagnie aeree (ANSPs), dei controllori di volo (AOs) e degli aeroporti (APTs). La collaborazione tra questi enti è fondamentale per migliorare la gestione del traffico aereo e affrontare le sfide future.

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