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Politica

Fabrizio Corona sfida Giorgia Meloni e scende in politica: «Io sono il nuovo Berlusconi». Nasce “Per la Verità” e punta alle elezioni

Immigrazione irregolare, droga e prostituzione legalizzate, stop all’intelligenza artificiale che sostituisce i lavoratori, over 50, giovani, sanità e tasse. Poi l’affondo contro l’esecutivo: «Dio, patria e famiglia? Ha tradito tutto». E nasce King TV, la piattaforma che dovrà rendere Corona indipendente dalle Big Tech.

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    Alla fine Fabrizio Corona lo ha fatto davvero. Dopo settimane di indiscrezioni, provocazioni, loghi comparsi sulla sua scrivania e un video costruito come una personale riedizione della celebre discesa in campo di Silvio Berlusconi, l’ex re dei paparazzi ha annunciato ufficialmente la nascita del suo movimento politico. Si chiama “Per la Verità” e, almeno nelle intenzioni del fondatore, non vuole essere una trovata pubblicitaria destinata a esaurirsi con la prossima puntata di Falsissimo.

    «Non è uno scherzo grottesco, ma è pura realtà», scandisce Corona.

    E questa volta non si limita ad annunciare un simbolo o a promettere una futura candidatura. In oltre venti minuti mette insieme una sorta di manifesto politico ancora disordinato, volutamente provocatorio e condito dal consueto linguaggio senza filtri. Dentro c’è praticamente tutto: l’attacco al governo Meloni e ai partiti tradizionali, la guerra alle Big Tech, l’immigrazione, la legalizzazione delle droghe e della prostituzione, la sanità, la scuola, i giovani, gli over 50, le tasse, l’intelligenza artificiale, la Rai, le Ztl e persino un nuovo modello di città.

    Corona definisce la sua creatura «un movimento liberale antisistema che pone al centro la libertà dell’individuo stesso». Poi avverte il Palazzo che, questa volta, intende misurarsi davvero con i voti: «Vediamo i sondaggi tra uno o due giorni a quanto mi danno, perché se mi danno oltre il tre sono cazzi amari per tutti».

    «Io sono il nuovo Berlusconi»: la discesa in campo di Fabrizio Corona

    Il riferimento a Silvio Berlusconi, evocato già nei giorni precedenti attraverso i social, diventa esplicito durante la puntata.

    Corona parte da un ragionamento molto semplice: Berlusconi si presentò agli italiani come l’imprenditore che, dopo aver dimostrato di saper costruire e governare le proprie aziende, avrebbe applicato quelle capacità allo Stato.

    «Berlusconi quando è sceso in campo ha detto una cosa che era giusta. Ha fatto l’imprenditore, ha costruito una marea di aziende e siccome è stato capace di costruire le aziende sue, avrebbe saputo gestire l’azienda dello Stato, perché lo Stato è un’azienda».

    Poi la frase destinata inevitabilmente a diventare il manifesto della sua personale discesa in campo: «Io sono il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo».

    Corona accompagna il paragone con una delle sue consuete provocazioni sessuali, quindi torna alla politica e spiega perché, secondo lui, avrebbe le carte in regola per governare: «In che cosa sono bravo io? A fare i soldi. Quindi sono qui per fare fare i soldi al nostro Paese».

    Il primo terreno sul quale applicare questa filosofia sarebbe il turismo. L’Italia, sostiene, possiede un patrimonio straordinario che non sarebbe riuscita a trasformare in ricchezza: «Abbiamo il Paese più bello del mondo che non viene sfruttato». Un Paese che, aggiunge subito dopo con una formula assai meno istituzionale, «stiamo trasformando in un Paese di merda».

    Corona contro il governo Meloni: «Dio, patria e famiglia? Ha tradito tutto»

    Il movimento non si colloca né a destra né a sinistra, almeno secondo il suo fondatore. Ma uno dei bersagli principali della prima uscita politica di Corona è inevitabilmente il governo guidato da Giorgia Meloni.

    La presidente del Consiglio non viene mai nominata direttamente, ma il riferimento politico è inequivocabile.

    «Il governo di destra, quello che ci governa oggi, ha basato tutta la sua campagna elettorale su tre parole: Dio, patria, famiglia», attacca Corona. Poi arriva l’affondo: «E proprio questo ha tradito. Ha tradito la patria, ha tradito Dio […] e la famiglia. Che cosa ha fatto questo governo per la famiglia?».

    Non è l’unico passaggio dedicato all’attuale classe dirigente. Corona la attacca persino sul terreno dell’immagine: «Chi c’è al governo oggi non ci rappresenta nemmeno nell’estetica. Hanno un’estetica che non rappresenta la storia del nostro Paese».

    E insiste: «Li avete visti in faccia chi governa? Li avete visti come parlano l’italiano? Come si vestono, come si atteggiano? Quello che vi dicono, come vi mentono».

    Il giudizio viene poi esteso all’intero sistema politico. Destra, sinistra, centrodestra e centrosinistra, per Corona, sarebbero ormai soltanto etichette svuotate di significato. «Non esistono più i partiti, non esistono più i valori, gli ideali della destra di una volta, della sinistra di una volta, di un centro di una volta».

    La politica sarebbe diventata marketing, algoritmi, cellulari e narrazione social. E Corona trova anche una definizione perfetta per la sua requisitoria: «I politici di oggi sono i fuffa guru nuovi che non vendono come farvi guadagnare, ma vi vendono il sogno di un Paese che non esiste».

    Immigrazione, Corona usa la ruspa con gli irregolari: «Via dal mio Paese»

    È sull’immigrazione che “Per la Verità” assume una posizione che difficilmente potrebbe essere definita progressista.

    Corona attacca quello che considera un modello indiscriminato di accoglienza e pronuncia una frase durissima: «Noi non la vogliamo più questa cazzo di integrazione».

    Subito dopo, però, precisa la propria posizione distinguendo nettamente tra immigrazione regolare e clandestinità: «Via gli immigrati che non sono regolari, che violano il concetto di legge, che non possono stare secondo la legge all’interno di questo Paese. Basta applicare la legge».

    Per Corona chi possiede competenze, lavora ed è regolarmente in Italia deve invece essere accolto. Fa gli esempi di un ingegnere indiano, un medico egiziano e un cuoco senegalese, poi cita il proprio autista e le collaboratrici domestiche filippine: «Ben vengano a lavorare, a sporcarsi le mani».

    Il criterio, insomma, dovrebbe essere estremamente semplice: ingresso e permanenza per chi rispetta le regole e contribuisce alla società, espulsione per chi è irregolare o delinque.

    Droga e prostituzione legalizzate: il programma libertario di “Per la Verità”

    Se sull’immigrazione Corona utilizza argomenti che potrebbero piacere a una parte della destra, pochi minuti dopo sposta il suo movimento su posizioni decisamente libertarie.

    La prostituzione, secondo lui, dovrebbe diventare un’attività legale, regolamentata e tassata: «Vogliamo che la prostituzione diventi un business che faccia guadagnare lo Stato come in Svizzera».

    Ancora più radicale la proposta sulle sostanze stupefacenti: «La droga legalizziamola tutta e guadagniamoci esattamente come si fa per i farmaci».

    È probabilmente il punto che rende più evidente la natura politicamente ibrida del progetto. Corona pesca contemporaneamente da mondi molto diversi, rifiutando esplicitamente la tradizionale collocazione destra-sinistra.

    Giovani e intelligenza artificiale: «Non stiamo facendo un cazzo»

    Il tema sul quale Corona insiste maggiormente è però quello delle nuove generazioni.

    «Che cosa stiamo facendo per i nostri giovani? Cosa stiamo facendo per la nuova classe dirigente?», domanda. La risposta arriva immediatamente: «Un cazzo, un cazzo, un cazzo. Niente».

    Corona descrive una generazione costretta a studiare per decenni per poi entrare in un mercato del lavoro nel quale rischia di essere sostituita da chatbot e sistemi di intelligenza artificiale.

    Ed è proprio sull’IA che arriva una delle prime proposte concrete attribuite al nuovo movimento: «L’uso dell’intelligenza artificiale è il primo provvedimento che un movimento Per la Verità, che significa libertà, deve sostenere».

    L’obiettivo dichiarato è «impedire che l’intelligenza artificiale entri a gamba tesa nel mondo del lavoro».

    Corona prevede inoltre un futuro nel quale l’IA potrebbe trasformarsi in un gigantesco moltiplicatore delle disuguaglianze. I figli delle famiglie meno abbienti, sostiene, potrebbero ritrovarsi a studiare davanti a un tablet con un avatar al posto dell’insegnante, mentre i ricchi continueranno a permettersi tutor umani altamente qualificati.

    Il risultato sarebbe «un dislivello totale tra i ricchi che arriveranno sempre più in alto e i poveri che scenderanno sempre più in basso».

    La guerra alle Big Tech: «Siamo comandati da un cazzo di algoritmo»

    È qui che la politica si salda perfettamente con la storia personale di Corona e con quanto accaduto negli ultimi mesi a Falsissimo.

    Meta, Google, YouTube e le altre grandi piattaforme vengono dipinte come un potere sovranazionale capace di decidere chi può parlare, cosa può essere pubblicato e perfino quale pezzo della vita digitale di una persona possa continuare a esistere.

    «Siamo comandati da un cazzo di algoritmo», tuona Corona.

    Il fondatore di Falsissimo ricorda i profili social che gli sono stati chiusi e le puntate rimosse dalle piattaforme, citando i casi Signorini, Bova e Rodriguez. La sua tesi è che affidare interamente informazione, identità e attività economica alle Big Tech significhi consegnare a società private un potere enorme sulla libertà individuale.

    Corona arriva a definire Falsissimo «un impero editoriale di libertà, di espressione, free speech».

    Da qui nasce la seconda gamba del progetto politico.

    Nasce King TV: Corona si costruisce anche il suo social network

    “Per la Verità” non avrà soltanto pagine Instagram e canali social tradizionali. Corona annuncia la creazione di una propria piattaforma, King TV, sulla quale intende trasferire i suoi contenuti e costruire un social network indipendente.

    «Il primo passo per la creazione di questo movimento è l’apertura di una piattaforma, di una piattaforma libera», annuncia. «La pago io. Io la costruisco e ci metto i miei contenuti. E col cazzo che me li chiudono questi contenuti».

    Sulla piattaforma dovrebbero essere caricate anche le puntate eliminate altrove. E Corona promette agli utenti un vero social con storie, feed, commenti, messaggi diretti, condivisioni e salvataggi.

    «Qui non ti cancello niente», assicura.

    Invita inoltre altri creator a utilizzarlo gratuitamente: «Se volete partecipare a questa piattaforma, venite, è gratuito, vi ospito».

    E anticipa già il contenuto con cui intende lanciarla: la parte finale del racconto dedicato a Belen Rodriguez e quello che definisce «il faccia a faccia».

    L’attacco alla Rai: «Pagata con i nostri soldi»

    Nella requisitoria contro il sistema finisce inevitabilmente anche la Rai. E qui Corona torna a usare il lanciafiamme.

    «Pensate alla Rai, pagata coi nostri soldi, ce lo prendono dalla bolletta», esordisce. Poi parla di «persone del circolino inserite lì per rapporti politici, amico di quello, amico di quello».

    Seguono accuse pesantissime, comprese allusioni a rapporti personali e sessuali che, secondo Corona, influenzerebbero carriere e distribuzione degli spazi. Sono affermazioni del fondatore di Falsissimo, delle quali non vengono forniti nella puntata elementi che consentano di considerarle fatti accertati.

    Corona parla inoltre di «programmi di merda che non servono a un cazzo», «notizie filtrate» e di un servizio pubblico incapace, a suo giudizio, di offrire ai cittadini l’informazione per la quale pagano.

    Tasse, sanità, Ztl, over 50: nel programma di Corona entra di tutto

    La bordata contro lo Stato è altrettanto brutale. «Lo Stato è peggio di un cravattaro di Tor Bella Monaca: ti succhia il 70% dei tuoi guadagni per non darti niente», sostiene Corona.

    Attacca le liste d’attesa della sanità pubblica raccontando di avere incontrato al parco un’anziana malata di tumore che, secondo il suo racconto, non avrebbe avuto il denaro necessario per rivolgersi alla sanità privata e avrebbe ricevuto un appuntamento dopo nove mesi.

    Poi passa al costo della benzina e alle Ztl, con un attacco particolare al sistema delle multe di Milano.

    C’è spazio anche per gli over 50, che Corona considera una risorsa espulsa troppo facilmente dal mercato del lavoro. Arriva a proporre «l’obbligo alle aziende di assumere degli over 50».

    E chiede interventi anche per i padri separati che, sostiene, dopo la fine di un matrimonio possono perdere casa e stabilità economica fino a ritrovarsi a vivere in automobile.

    «Dobbiamo ripartire dalla bellezza»: la guerra ai grattacieli e al cemento

    Dentro questo sorprendente primo manifesto entra persino l’urbanistica.

    «Dobbiamo ripartire dalla bellezza», dice Corona. Poi attacca le città trasformate dal cemento, i grandi interventi immobiliari e quelli che definisce «grattacieli a forma di banana col logo dell’assicurazione».

    «I bambini non possono più giocare in cortile. I nostri spazi non sono più nostri, sono di qualche fondo che controlla il potere. Dove sono gli alberi? Dov’è il verde?».

    La fotografia che ne ricava è una delle immagini più efficaci dell’intera puntata: «Siamo come detenuti in grandissime scatole di design».

    Corona vuole entrare nel sistema per diventare «la spina nel fianco del potere»

    Alla fine tutti i fili vengono annodati.

    Falsissimo sarà il megafono. King TV dovrebbe diventare la piattaforma indipendente. Il nuovo social dovrà creare la comunità. “Per la Verità” sarà il movimento destinato, almeno nelle intenzioni di Corona, a portare quella comunità dentro le urne.

    «Per cambiare, per cercare la verità insieme bisogna dare fastidio, bisogna rischiare, bisogna essere sovversivi come una spina nel fianco di qualsiasi forma di potere», proclama.

    Corona sostiene che Falsissimo sia già stato «la spina nel fianco dell’informazione». Adesso vuole alzare la posta: «Voglio dare fastidio non all’informazione, ma al potere e voglio entrare dentro il potere».

    Nel mirino mette contemporaneamente politica, televisione e giustizia, promettendo di occuparsi anche della condizione dei detenuti. Poi si rivolge direttamente alla sua platea: «Se voi seguendo il mio movimento mi aiutate, gli facciamo il culo a questi potenti del cazzo».

    Prima di chiudere invita i presenti ad accendere i cellulari. «Questa roba qua entrerà nella storia», dice.

    Poi trasforma lo studio di Falsissimo nel primo comizio di “Per la Verità”. Il pubblico ripete insieme a lui lo slogan: «Noi siamo Per la Verità. Noi siamo Per la Verità».

    Che Corona riesca davvero a trasformare milioni di visualizzazioni in milioni di voti è tutto da vedere. Costruire un partito significa organizzazione, candidati, territori, regole, firme e una classe dirigente che oggi ancora non esiste. Ma dopo questa puntata una cosa è certa: Fabrizio Corona non sta più soltanto giocando a fare politica. Ha annunciato di voler entrare nel Palazzo, ha scelto il nome, ha abbozzato il programma, ha indicato i nemici e soprattutto possiede già qualcosa che molti aspiranti leader inseguono per anni senza trovarlo: un pubblico enorme al quale parlare direttamente.

    Ora resta da capire quanti di quei follower siano disposti a diventare elettori.

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      Politica

      Vannacci e Corona, altro che incontro casuale: mezz’ora faccia a faccia. E dentro Futuro Nazionale qualcuno sbotta: «Ci mancava solo questa»

      Prima il colloquio di Fabrizio Corona con il coordinatore Massimiliano Simoni, poi il confronto riservato con Roberto Vannacci durato circa trenta minuti. Sul tavolo ci sarebbe anche la comunicazione social. Ma nel partito non tutti gradiscono: «Invece di pensare ai territori si dà al gossip»

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      Vannacci e Corona (foto da Il Giornale)

        Altro che una stretta di mano davanti alle telecamere. Roberto Vannacci e Fabrizio Corona si sono parlati per circa mezz’ora a Marina di Pietrasanta, al termine dell’appuntamento di Futuro Nazionale al Bagno Biondetti. E quello che inizialmente poteva sembrare soltanto l’incontro curioso tra due personaggi diversissimi assume adesso contorni decisamente più interessanti.

        Prima dell’evento Vannacci aveva minimizzato la presenza dell’ex re dei paparazzi: «L’ho saputo ieri per caso, ma se viene mi fa piacere». Corona, dal canto suo, aveva spiegato di essere arrivato per ascoltare quello che considera «il più forte nei sondaggi». Poi, però, è successo qualcosa in più.

        Prima Simoni, poi mezz’ora da solo con Vannacci

        Corona avrebbe parlato inizialmente con Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale di Futuro Nazionale. Successivamente, su suggerimento dello stesso Simoni secondo la ricostruzione attribuita a fonti del partito, sarebbe arrivato il faccia a faccia con Vannacci.

        Non una chiacchierata di cortesia: circa trenta minuti di confronto, definito dalle stesse fonti di Futuro Nazionale «piuttosto lungo e articolato». Nessuna alleanza politica risulta annunciata e Corona continua a portare avanti il movimento che ha recentemente lanciato. Ha però riconosciuto di avere alcune idee in comune con Vannacci.

        Uno dei temi del colloquio sarebbe stato il mondo dei social, terreno sul quale Corona possiede una notevole capacità di generare attenzione e viralità. Secondo la ricostruzione pubblicata oggi, Vannacci guarderebbe proprio a questa esperienza per rafforzare la comunicazione digitale del suo progetto politico.

        Ma nel partito qualcuno non la prende bene

        Ed è qui che cominciano i problemi. L’avvicinamento tra i due non entusiasma tutti dentro Futuro Nazionale. Un coordinatore territoriale del partito ha affidato a una dichiarazione anonima tutto il proprio malumore: «Ci mancava solo questa. Invece di pensare ai territori Vannacci si dà al gossip. Mi sa che questa storia non finisce bene…».

        La frase fotografa una tensione interna che potrebbe accompagnare gli eventuali sviluppi del rapporto con Corona. Perché l’ex re dei paparazzi non si è presentato soltanto come personaggio dello spettacolo: ha recentemente lanciato un proprio movimento e a Marina di Pietrasanta indossava la spilla del progetto.

        Corona e Vannacci: cosa succede adesso?

        Per ora non esiste alcun accordo politico ufficiale. Esiste però un incontro che, alla luce della sua durata e del passaggio preliminare con Simoni, appare più sostanzioso di quanto lasciassero immaginare le prime dichiarazioni.

        E c’è soprattutto un particolare: Vannacci sta lavorando alla crescita di Futuro Nazionale, mentre Corona ha appena deciso di affacciarsi direttamente sulla scena politica. Due percorsi distinti che venerdì 2 ottobre, sulla spiaggia di Marina di Pietrasanta, si sono incrociati per mezz’ora.

        Abbastanza per far nascere una domanda su che cosa si siano realmente detti. E, a giudicare dalla prima reazione arrivata dall’interno di Futuro Nazionale, abbastanza anche per cominciare a far discutere il partito.

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          Politica

          Fabrizio Corona cerca candidati per il suo partito: «Mi danno fino al 10%». E il tour diventa la prima prova generale della sua discesa in politica

          L’ex re dei paparazzi vuole imprenditori ma anche persone comuni: «Carisma, decisione e fedeltà». Poi rivendica percentuali che, in assenza di istituti e metodologie, non risultano verificabili: «Alcuni sondaggi mi danno al 3%, altri al 10%»

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            Fabrizio Corona non cerca più soltanto milioni di visualizzazioni. Adesso cerca candidati. Ed è probabilmente questo il dettaglio che cambia completamente la prospettiva della sua annunciata discesa in politica. Perché fondare un movimento sui social può essere una provocazione, mostrare un simbolo può essere una formidabile operazione di comunicazione, ma cominciare a cercare persone da inserire nelle future liste significa almeno prepararsi alla possibilità di arrivare davvero davanti agli elettori.

            Il movimento si chiama «Per la Verità», esattamente come il nuovo spettacolo con il quale Corona partirà il 13 novembre dal PalaUbroker di Bassano del Grappa. Una coincidenza soltanto apparente: il tour potrebbe diventare anche la prima gigantesca vetrina del nuovo progetto, mettendo fisicamente Corona davanti a quella comunità che finora lo ha seguito soprattutto attraverso Falsissimo e i social.

            Corona cerca i suoi candidati: «Carisma, decisione e fedeltà»

            La vera novità è che dietro le quinte sarebbe già partita la ricerca degli uomini e delle donne da schierare qualora Per la Verità arrivasse davvero alle elezioni. Corona non sembrerebbe interessato soltanto ai personaggi conosciuti e, anzi, vorrebbe pescare soprattutto fuori dai tradizionali apparati di partito.

            «Imprenditori, sì. Ma anche tanta gente comune disposta a mettersi in gioco», è la linea indicata. E per entrare nella squadra servirebbero soprattutto tre caratteristiche: «Carisma, decisione e fedeltà alla causa».

            Un casting politico, insomma, costruito secondo una logica molto più vicina al mondo di Corona che alle vecchie sezioni di partito. Il curriculum dentro consigli comunali, correnti e segreterie conterebbe meno della capacità di esporsi, comunicare e aderire completamente al progetto.

            «Alcuni sondaggi mi danno al 10%»

            Corona, intanto, comincia già a parlare di percentuali. «Alcuni sondaggi mi danno al 3%, altri al 10%», sostiene.

            Numeri che vanno presi per quello che sono: una dichiarazione dello stesso Corona. Senza il nome degli istituti che avrebbero effettuato le rilevazioni, il campione, la data e la metodologia utilizzata, quelle percentuali non possono essere considerate sondaggi elettorali verificabili.

            Ma il fatto che Corona ragioni ormai apertamente in termini di consenso dice molto sulla direzione intrapresa. E il 3 per cento non è una cifra casuale: era già la prima soglia indicata quando aveva presentato pubblicamente il movimento.

            «Né destra né sinistra, siamo l’antisistema»

            Anche l’identità che Corona vuole attribuire a Per la Verità è ormai piuttosto definita. «Il mio sarà il partito della gente, dei non allineati, dei né di destra né di sinistra, di chi è stufo di bugie e di inganni. Siamo l’antisistema, contro il sistema», ha dichiarato.

            Nel suo primo manifesto aveva già messo insieme temi molto differenti: immigrazione, sanità, scuola, lavoro, intelligenza artificiale, tasse, padri separati, legalizzazione delle droghe e regolamentazione della prostituzione. Un contenitore volutamente trasversale, accompagnato dall’attacco tanto al governo quanto alle opposizioni.

            Corona rivendica anche un metodo completamente diverso da quello dei partiti tradizionali: «Io ho le idee chiare e non ho bisogno dei gazebo per preparare il programma».

            Il tour «Per la Verità» parte il 13 novembre

            Il primo appuntamento con il pubblico arriverà il 13 novembre alle 21 a Bassano del Grappa, dove debutterà Per la verità – La grande truffa italiana tra politica, potere e spettacolo.

            Corona promette uno show costruito attorno ai suoi territori preferiti: politica, lobby, televisione, gossip, social e retroscena del potere. Ci saranno racconti personali, documenti, provocazioni e la sua interpretazione dei meccanismi che governano consenso e notorietà.

            Ma dopo l’annuncio del movimento è impossibile considerarlo soltanto uno spettacolo. Il nome è lo stesso del progetto politico e il pubblico di Corona costituisce inevitabilmente anche il primo bacino nel quale cercare simpatizzanti, collaboratori e forse proprio quei candidati che adesso starebbe selezionando.

            La sfida vera: trasformare Falsissimo in voti

            È qui che comincia la parte più complicata dell’operazione. Corona possiede qualcosa che qualsiasi nuovo movimento politico pagherebbe oro per avere: notorietà e un pubblico già enorme. Ma milioni di visualizzazioni non equivalgono automaticamente a milioni di voti e un follower non diventa necessariamente un elettore.

            La scommessa di Per la Verità sarà esattamente questa: capire quanti degli italiani che seguono Corona per le sue inchieste, gli scoop, le provocazioni e le battaglie mediatiche siano disposti a seguirlo anche quando dall’altra parte non ci sarà più il pulsante «play», ma una scheda elettorale.

            Il 13 novembre comincerà il tour. Nel frattempo Corona starebbe già costruendo la squadra. Ed è questo il particolare che rende la storia molto più interessante: stavolta non cerca soltanto spettatori. Cerca persone da candidare.

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              Politica

              Silvio Berlusconi, spunta il progetto segreto più incredibile: voleva un musical sulla sua vita. E aveva già scelto il titolo: «Il principe azzurro»

              La rivelazione di Roberto Gasparotti alla vigilia dei 90 anni dalla nascita del Cavaliere: il progetto andò avanti per mesi nel massimo riserbo. Corpo di ballo, attori, musiche, dialoghi cantati e un maxi schermo con le immagini vere della sua vita. «Berlusconi aveva già la scenografia pronta».

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              Silvio Berlusconi

                Se c’è stato un politico italiano che ha sempre avuto una consapevolezza quasi cinematografica della propria immagine, quello è stato Silvio Berlusconi. Ma persino conoscendo il suo rapporto con la televisione, lo spettacolo, la musica e la costruzione della propria immagine pubblica, quello che emerge oggi sembra la trama di un film. O meglio, di un musical. Perché il Cavaliere voleva davvero portare sul palcoscenico la storia della propria vita, dall’imprenditoria alla politica fino ai trionfi del Milan, trasformandola in un gigantesco spettacolo in stile Broadway.

                E aveva già scelto persino il titolo provvisorio: “Il principe azzurro”.

                Non si trattava soltanto di una fantasia raccontata durante una cena o di una delle tante idee lanciate e dimenticate. Il progetto sarebbe andato avanti per mesi e nel massimo segreto, con un giovane attore-autore, un musicista e l’organizzazione di un vero corpo di ballo. Berlusconi aveva inoltre già immaginato la scenografia: mentre sul palco si cantava e si ballava, alle spalle degli interpreti un gigantesco schermo avrebbe mostrato le immagini autentiche della sua vita.

                A raccontare oggi il progetto è Roberto Gasparotti, storico “uomo immagine” del Cavaliere dal 1994 e regista che per oltre vent’anni ne ha curato le principali apparizioni pubbliche. E proprio Gasparotti conserva ancora qualcosa di quel musical mai nato: i fogli con gli appunti e le indicazioni di Berlusconi.

                «Voglio un musical sulla mia vita»: l’ordine era mantenere tutto segreto

                L’idea risalirebbe al periodo tra il 2014 e il 2015. Berlusconi aveva già pensato di raccontarsi attraverso il cinema e aveva registrato un film autobiografico rimasto inedito, con circa sei ore di girato e un incipit che non lasciava molti dubbi sull’impostazione: «Sono Silvio Berlusconi e questa è la mia vita».

                Ma evidentemente il cinema non gli bastava. Nella sua testa prese forma qualcosa di ancora più grande e spettacolare: un musical costruito sulla propria biografia, sul modello dei grandi show americani, nel quale far convivere recitazione, musica, canto, danza e immagini autentiche.

                «Il presidente Berlusconi mi confidò l’intenzione di voler fare un musical sulla sua vita», ha raccontato Gasparotti, spiegando di avere recentemente ritrovato i fogli sui quali aveva annotato le indicazioni ricevute.

                La prima richiesta del Cavaliere fu categorica: nessuno doveva sapere niente. «Mi chiese di lavorare nella massima riservatezza, perché non voleva che tutto “si bruciasse” con una fuga di notizie».

                Ed è probabilmente questo il particolare che rende il retroscena ancora più sorprendente. Per mesi attorno a Berlusconi si lavorò davvero a un progetto che, se fosse arrivato sul palcoscenico, avrebbe inevitabilmente fatto discutere mezza Italia. Eppure non trapelò praticamente nulla.

                Il titolo era già deciso: “Il principe azzurro”

                Anche sul titolo Berlusconi aveva le idee piuttosto chiare. Gasparotti racconta che insieme al “dottore”, come lo chiama nel ricostruire quei mesi, venne individuato un nome provvisorio difficilmente immaginabile per chiunque altro: “Il principe azzurro”.

                In fondo, però, il titolo conteneva molti degli elementi con i quali Berlusconi aveva costruito negli anni la propria rappresentazione pubblica: ottimismo, successo, seduzione, capacità di trasformare la politica in racconto e una propensione allo spettacolo che aveva accompagnato tutta la sua vita, molto prima della discesa in campo.

                Il progetto cominciò quindi a diventare concreto. «Contattai un giovane attore-autore e un musicista. Con il “dottore” scegliemmo come titolo pilota dello show “Il principe azzurro”. Mi organizzai per formare un corpo da ballo», racconta Gasparotti.

                Non era dunque soltanto Berlusconi che immaginava se stesso protagonista di un musical. Qualcuno aveva già cominciato a costruirlo.

                Ballerini, canzoni e un maxi schermo con la vera vita del Cavaliere

                Il particolare più berlusconiano dell’intera storia riguarda probabilmente la scenografia. Anche quella, secondo Gasparotti, era già stata immaginata dal Cavaliere.

                «Berlusconi aveva già la scenografia pronta: mentre si cantava e ballava, su un maxi schermo scorrevano immagini reali della sua vita».

                L’idea era quindi quella di fondere spettacolo e autobiografia. Sul palco attori e ballerini avrebbero raccontato e cantato la storia di Berlusconi, mentre sullo sfondo sarebbe comparso il Berlusconi reale attraverso filmati e fotografie della sua esistenza.

                La materia, del resto, non mancava. L’imprenditore partito dall’edilizia, Milano 2, la nascita della televisione commerciale, Fininvest, l’acquisto del Milan e le vittorie internazionali, la discesa in campo del 1994, Palazzo Chigi, le campagne elettorali, i grandi vertici internazionali e tutto ciò che aveva trasformato la sua vita privata e pubblica in uno dei racconti italiani più discussi degli ultimi decenni.

                Tutto avrebbe dovuto diventare spettacolo. Con tanto di musica e coreografie.

                Gasparotti: «Lavorammo in gran segreto per mesi»

                Gasparotti non era un collaboratore qualsiasi. Era l’uomo che aveva contribuito a costruire alcuni dei momenti televisivi più riconoscibili della storia politica di Berlusconi, a cominciare proprio dal video della discesa in campo del 1994 e dal celebre «L’Italia è il Paese che amo».

                Se Berlusconi voleva trasformare la propria vita in uno spettacolo, dunque, affidare a lui la costruzione visiva del progetto aveva una logica precisa.

                E i lavori andarono avanti molto più di quanto si potrebbe immaginare oggi ascoltando per la prima volta questa storia: «Lavorammo in gran segreto per mesi», rivela Gasparotti.

                Poi accadde qualcosa e il progetto si fermò. «Non se ne fece più nulla», conclude il regista senza trasformare il retroscena in qualcosa che non è. Il musical non arrivò mai sul palco e Il principe azzurro rimase uno dei progetti incompiuti del Cavaliere.

                Anche un film autobiografico di sei ore mai uscito

                Il musical, peraltro, non era l’unico tentativo di Berlusconi di consegnare direttamente il racconto della propria vita alle immagini. Esisteva anche il progetto di un film autobiografico, anch’esso mai distribuito, del quale sarebbero state registrate circa sei ore.

                L’apertura diceva praticamente tutto sull’idea: «Sono Silvio Berlusconi e questa è la mia vita».

                Due progetti differenti, dunque, ma uniti dalla stessa intenzione: non lasciare soltanto agli altri il compito di raccontare Silvio Berlusconi. Nel film sarebbe stato lui a ripercorrere la propria storia; nel musical quella stessa biografia avrebbe assunto la forma di un grande spettacolo, con interpreti, musica, ballerini e le immagini autentiche proiettate sullo sfondo.

                Non sappiamo come sarebbe stato il risultato finale e neppure quanto il progetto fosse arrivato vicino alla realizzazione prima di essere abbandonato. Sappiamo però, attraverso il racconto di Gasparotti, che il lavoro era partito, erano state coinvolte altre persone e per mesi tutto era rimasto segreto.

                “Il principe azzurro”, il grande show di Berlusconi che nessuno ha mai visto

                La storia emerge alla vigilia di quello che sarebbe stato il novantesimo compleanno di Silvio Berlusconi e aggiunge un capitolo curioso alla biografia dell’ex presidente del Consiglio, morto nel giugno 2023.

                Forse non sorprende nemmeno così tanto che l’uomo che aveva cominciato giovanissimo cantando sulle navi da crociera, che amava comporre canzoni, che aveva rivoluzionato la televisione commerciale italiana e trasformato le campagne elettorali in gigantesche macchine di comunicazione avesse immaginato, a un certo punto, di mettere tutta la propria esistenza dentro un musical.

                Sorprende semmai quanto il progetto fosse andato avanti senza che praticamente nessuno ne sapesse nulla.

                C’era il titolo, “Il principe azzurro”. C’erano gli appunti. C’era un attore-autore. C’era un musicista. Si stava organizzando un corpo di ballo. E soprattutto c’era già l’immagine che Berlusconi aveva in testa: il palcoscenico pieno di musica e ballerini e, alle loro spalle, un maxi schermo sul quale sarebbe passata la sua vera vita.

                Poi il sipario non si alzò mai.

                E forse è proprio questo il dettaglio più curioso dell’intera storia: Silvio Berlusconi aveva trascorso una vita intera trasformando politica, impresa, calcio e televisione in spettacolo. Alla fine aveva pensato di trasformare in spettacolo anche Silvio Berlusconi.

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