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Cronaca

“Signorini mi ha portato nel camerino e ha cercato di baciarmi”. Nuova puntata di Falsissimo: Corona va in onda e spara ad alzo zero su Mediaset

Tra riprese amatoriali, il racconto di Vito Coppola (“Signorini mi ha portato nel suo camerino”) e l’ipotesi che l’uscita di Signorini da Chi non sia casuale, Corona costruisce un atto d’accusa che scuote il mondo Mediaset. Ma la verità, come al solito, è un’altra cosa…

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    L’appuntamento era per il 2 marzo. E Corona aveva annunciato sfaceli. Ma la nuova puntata di Falsissimo, andata in onda ieri sera alle 21 sul canale YouTube di Fabrizio Corona, ha portato ben poco di nuovo alla causa dell’ex re dei paparazzi: il solito minestrone a base di Alfonso Signorini, il Grande Fratello, Cinecittà e un nome che fino a poche ore fa era sconosciuto ai più, Vito Coppola. Un riassunto delle puntate precedenti dove si autoproclama vergine e martire. Con i soliti versi e versetti, i refrain come “paurina”, l’atteggiamento da paladino della verità. Ma prove? nessuna. Almeno se parliamo di reati. Schifo? tanto, con la descrizione di un sistema – chiamiamolo SIgnorini – in cui ogni rapporto è mercificato.

    Manzi tatuati, dai bicipiti gonfi e poco dotati intellettualmente, un presentatore francamente viscido e volgare che ci prova con il belloccio di turno in maniera perlomeno patetica. Ma il cattivo gusto, il viscidume è un reato? Su una cosa Corona ha ragione, Mediaset avrebbe dovuto fare prima di tutto un po’ di pulizia. Perché il comportamento di Signorini è francamente improprio. Il filmato in chat sdraiato sul letto in cui chiede a Coppola se può “toccarsi” pensando a lui ne è un esempio lampante. Ma l’altro appare consenziente, anzi, lo spinge, lo provoca, lo eccita. Non solo non si nega e non dice mai di no, ma alimenta la tresca. Insomma il reato dov’è?

    Corona fa quello che sa fare meglio: monta un racconto in cui ogni tassello sembra incastrarsi con il successivo, lasciando però sempre uno spazio di ambiguità che alimenta il dubbio. Al centro c’è la testimonianza di Coppola, che nel video racconta in prima persona: “Signorini mi ha portato nel camerino. Ha provato a baciarmi e io mi sono opposto”. Ma che questo sia realmente successo nessuna prova. Una frase che, isolata, è già un titolo. Inserita in una narrazione più ampia diventa un detonatore. Ma di prove neppure l’ombra. C’è la parola del ragazzo contro quella del presentatore.

    Secondo quanto mostrato nella puntata, Coppola sarebbe entrato negli studi di Cinecittà dopo essere stato prelevato dall’autista personale del conduttore. Le immagini, riprese dallo stesso ragazzo con il cellulare, mostrerebbero corridoi, retro del set, lo studio del Grande Fratello, l’“acquario”, specchi che riflettono le luci e le telecamere. “Immagini girate dall’interno, da qualcuno che non avrebbe dovuto trovarsi lì”, insiste Corona nel suo commento.

    La ricostruzione proposta nel format parla di incontri ripetuti, di una cena in camerino e della presenza, a un certo punto, anche di alcuni autori del programma. Non c’è una sentenza, non c’è un atto formale: c’è un racconto che diventa accusa pubblica, con toni durissimi. Corona annuncia e manda in onda anche un audio in cui, sostiene, Signorini chiamerebbe Coppola prima di una diretta per scusarsi di essere stato “troppo”. Il contenuto viene presentato come elemento chiave, ma resta affidato all’interpretazione di chi ascolta.

    Tanto più che Signorini fa avances, ma Coppola non si tira certo indietro, Flirta, risponde chiamando “amore” il conduttore. Bacio a bacio. Insomma. Due adulti apparentemente consenzienti in una relazione omosessuale. Non è Signorini che offre la tv a Coppola, ma Coppola che chiede a Signorini e gli racconta del provino che vuole affrontare a Uomini e Donne. Coppola lo provoca e lui risponde. Coppola lo seduce e lui si fa sedurre. Dov’è il reato?

    Anzi, Signorini mette le mani avanti, gli dice chiaramente che vuole avere rapporti sessuali con lui. E Coppola ci sta, ride, gli manda baci entusiasti. Lo chiama amore. Risponde tono su tono. Gli invia foto. Insomma, due adulti che flirtano. Non sembra proprio che Signorini abbia messo alcun tipo di aut aut. Insomma, il reato sembrerebbe non esserci. Non c’è alcun ricatto. Tanto squallore quello sì. Una tresca che dura tre mesi, in cui un conduttore non più giovanissimo – e esperto del mondo del gossip e dei retro le quinte dello star system – si lascia andare con una faciloneria incredibile. Falsissimo sembra solo una scusa per sbandierare i gusti sessuali personali – e decisamente poco attraenti – di Signorini. E le risposte di Coppola sembrano non solo pienamente consenzienti, ma anche assolutamente invitanti. Il suo è un semaforo verde su tutta la linea, e l’altro va avanti senza freni. Ma alla fine solo due adulti che parlano di sesso.

    Secondo Corona a far pendere la bilancia verso le molestie sarebbe il fatto che Signorini avrebbe invitato il ragazzo in camerino al Grande Fratello per dimostrargli la sua potenza. Approfittando così della sua posizione dominante per convincerlo a concedergli il suo corpo. Ma qui si potrebbe obiettare che Coppola, da tre mesi, rispondeva in maniera esplicita e positiva (anzi, entusiasta) alle sue avances. E non è che prima il ragazzo – al momento di contattare il giornalista – non sapesse con chi stava parlando. L’impressione è che non solo lo sapesse perfettamente, ma che fosse consapevole della sua posizione e che abbia fatto di tutto per sedurre il conduttore in modo da farsi aiutare ad entrare in tv. Tutto il contrario, insomma, di quello che vuole dimostrare Corona. Sembra proprio Coppola a far credere a Signorini di essere disponibile e compiaciuto. Ed è il ragazzo a portare avanti la tresca per tre mesi senza mai tirarsi indietro.

    Il tutto, ovviamente, viene presentato da Corona come una verità assoluta, Ma non lo è: senza alcun contradditorio, senza alcuna risposta da parte di Signorini. Una sola campana. Che tra l’altro appare decisamente poco credibile. Il tutto immerso in un mare di squallore. Semmai sembra incredibile che un uomo adulto e scafato come dovrebbe essere Alfonso Signorini cada in una simile trappole. “A me mi piacciono le donne, non mi piacciono gli uomini”, dice alla fine Coppola a Corona. Sarà, ma per tre mesi ha retto il gioco, provocando e seducendo l’uomo dall’altra parte dello smartphone. Anzi, alla fine Signorini chiude la redazione dicendo “Ho sentito che nei tuoi baci e nei tuoi abbracci non c’era passione. Comunque per lavoro o per consigli, per te ci sono”. Insomma, ci sono stati anche baci e abbracci da parte del ragazzo…

    Insomma, il solito Corona. Con la sua verità personale. Con le sue accuse fondate sul nulla. Ma lui non si ferma e sfodera i suoi slogan “Se volete fermarmi dovete spararmi”. Poi l’affondo istituzionale: “In un paese normale il Grande Fratello non dovrebbe più andare in onda”. Corona chiama in causa Endemol, chiedendo di fermare la prossima edizione per verificare tutto. “Sono quindici anni che si commettono reati”, dice nel video, usando un linguaggio che va ben oltre la semplice critica televisiva. E rilancia anche sul piano legale, ricordando la causa in corso con Signorini e avvertendo che, in caso di rimozione dei contenuti, chiederà milioni di euro di danni se l’udienza dovesse dargli ragione.

    E qui c’è la prima e vera notizia: quei soldi saranno usati dal re dei paparazzi per entrare in politica. Lo conferma lui stesso che rivela anche che Vannacci lo ha contattato perché entrasse nel suo partito. Ma lui ha risposto picche. In ogni caso la puntata va via lenta, piena di recriminazioni, di insulti spesso gratuiti. Francamente noiosa (Marina Berlusconi docet). La parte più interessante è quando Corona svela di essere stato ricoverato per una prostatite… e questo è tutto dire.

    Il passaggio più velenoso, però, è quello che collega la puntata a una notizia che ha già scosso il mondo dell’editoria: l’addio di Signorini alla direzione editoriale di Chi. Per Corona non è una coincidenza. “Non è un caso”, ripete. La sua tesi è che l’uscita sia legata proprio ai temi trattati in Falsissimo, una mossa per gestire l’impatto mediatico prima che il materiale diventasse pubblico. Un’interpretazione, questa, che al momento resta una lettura personale e non trova conferme ufficiali.

    A margine, Corona attacca anche Selvaggia Lucarelli, sostenendo che “se avesse un’etica dovrebbe ritirarsi immediatamente dal Grande Fratello”, accusandola di incoerenza per aver accettato di far parte di un contesto che in passato avrebbe criticato. Il risultato è un quadro falsamente (o falsissimamente) esplosivo, che mescola video amatoriali, testimonianze riportate, audio rubati e interpretazioni personali. Come spesso accade con Falsissimo, il confine tra denuncia e spettacolo è sottile, E quello con la diffamazione, inesistente. Il racconto si regge su un equilibrio instabile tra ciò che viene mostrato e ciò che viene suggerito. Ma la verità, quella vera, non ha nulla a che vedere con tutto questo.

    Di certo c’è che la puntata è uscita, è stata vista e commentata, e ha rimesso al centro del dibattito pubblico nomi e ruoli pesanti. Se si tratti di un’inchiesta destinata a produrre conseguenze o dell’ennesimo ciclone mediatico lo diranno i prossimi giorni. Per ora, la bomba è stata lanciata. E il rumore, quello sì, si sente eccome. Ma tra un’atomica e un petardo – per quanto grosso – la differenza è sostanziale.

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      Cronaca Nera

      Pietracatella, la svolta nel giallo della ricina: Antonella e Sara uccise per errore? Il veleno poteva essere destinato a Gianni Di Vita

      L’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte per avvelenamento da ricina a Pietracatella, affronta una svolta decisiva orientata sullo scambio di bersaglio, ipotizzando che il vero destinatario fosse Gianni Di Vita.

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      Pietracatella, la svolta nel giallo della ricina: Antonella e Sara uccise per errore? Il veleno poteva essere destinato a Gianni Di Vita

        E se il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita fosse stato destinato a qualcun altro? È la domanda che apre uno degli scenari più inquietanti nell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella. Il paese in provincia di Campobasso sconvolto dalla morte delle due donne dopo Natale. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori ci sarebbe infatti quella che il vero bersaglio dell’avvelenamento fosse Gianni Di Vita, marito di Antonella, padre di Sara ed ex sindaco del paese. Madre e figlia potrebbero dunque aver ingerito la ricina senza essere le destinatarie dell’azione omicida. Una possibilità ancora tutta da dimostrare ma che, se trovasse conferma, cambierebbe radicalmente la ricostruzione del delitto.

        La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, continua a coordinare un’indagine contro ignoti per duplice omicidio premeditato, senza escludere alcuna pista. Le ultime iniziative investigative riportano però l’attenzione sui rapporti personali e familiari delle vittime, mentre gli specialisti della Polizia cercano di ricostruire il percorso del veleno. Individuare chi possa averlo procurato e stabilire in quale momento sia entrato in contatto con gli alimenti o le sostanze ingerite dalle due donne.

        Il punto cruciale è capire se Antonella e Sara fossero effettivamente gli obiettivi dell’assassino oppure se la ricina fosse stata preparata per colpire un’altra persona. In quest’ultimo caso, gli investigatori dovrebbero ricostruire non soltanto le modalità dell’avvelenamento, ma anche le ragioni per cui il presunto bersaglio sarebbe sopravvissuto mentre a perdere la vita sono state sua moglie e sua figlia.

        Il movente passionale, le voci sulla separazione e il rapporto fra Gianni Di Vita e Monia

        Tra gli scenari presi in considerazione nell’inchiesta c’è quello di un possibile movente passionale, legato alla situazione matrimoniale di Antonella Di Ielsi e Gianni Di Vita. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, la donna avrebbe manifestato l’intenzione di separarsi dal marito, mentre sarebbero emerse indiscrezioni su presunte relazioni sentimentali dell’ex sindaco. Circostanze sulle quali gli investigatori starebbero cercando riscontri, senza che questo consenta di attribuire responsabilità a nessuna delle persone coinvolte.

        Particolare attenzione sarebbe stata riservata al rapporto fra Gianni Di Vita e Monia, un’amica di vecchia data che insegna matematica al liceo scientifico di Riccia. I due, secondo quanto emerso dalle ricostruzioni dell’inchiesta, sarebbero stati messi a confronto negli uffici della Squadra mobile per chiarire alcune divergenze nelle rispettive dichiarazioni. Un passaggio investigativo che rientrerebbe nel tentativo di ricostruire le relazioni personali attorno alla famiglia e individuare eventuali tensioni precedenti alla tragedia.

        La questione diventa particolarmente delicata proprio alla luce dell’ipotesi che il veleno potesse essere destinato a Gianni Di Vita. Se gli investigatori riuscissero a dimostrare che l’ex sindaco era il bersaglio originario, anche la ricerca del movente dovrebbe seguire una direzione differente, concentrandosi su eventuali contrasti che lo riguardavano direttamente. Al momento, tuttavia, non risultano elementi pubblicamente accertati che permettano di collegare le vicende sentimentali all’avvelenamento.

        L’incontro del 22 dicembre e i messaggi di Natale: sotto esame gli ultimi contatti di Antonella

        Un altro elemento finito sotto la lente degli investigatori riguarda Michele, marito di Monia e tecnico presso l’Istituto Agrario di Riccia. Secondo le ricostruzioni pubblicate, l’uomo avrebbe incontrato Antonella Di Ielsi la sera del 22 dicembre nello studio di commercialista di Gianni Di Vita, a Campobasso, circa ventiquattro ore prima del presunto avvelenamento. Michele avrebbe inoltre continuato a scambiare messaggi con la donna durante le festività natalizie. Anche quando Antonella aveva già cominciato ad accusare i primi sintomi del malessere che l’avrebbe portata alla morte.

        Gli investigatori starebbero cercando di ricostruire con precisione la successione di questi contatti. Perché stabilire chi abbia incontrato Antonella nelle ore precedenti all’avvelenamento e quali rapporti siano proseguiti nei giorni successivi potrebbe contribuire a individuare il momento in cui la ricina è entrata nella vicenda. L’attenzione si concentra quindi sugli spostamenti, sugli incontri e sulle comunicazioni delle persone che frequentavano la famiglia. Nel tentativo di trovare elementi capaci di chiarire una dinamica ancora avvolta da numerosi interrogativi.

        Nessuna delle informazioni emerse attribuisce però a Michele o a Monia un ruolo nell’avvelenamento. Gli accertamenti sui loro rapporti con la famiglia Di Vita rappresentano una parte della ricostruzione investigativa e non costituiscono, di per sé, un elemento di responsabilità penale.

        Blitz nelle scuole del Molise, fino a 200 computer sotto esame: gli investigatori cercano tracce della ricina

        Parallelamente agli approfondimenti sui rapporti personali, la Procura ha disposto quattro perquisizioni informatiche negli istituti scolastici del Molise. Con verifiche e sequestri che potrebbero interessare complessivamente circa 200 computer, fra laboratori didattici e uffici di presidenza. I decreti firmati dalla procuratrice Antonelli puntano a ricostruire eventuali attività digitali collegate alla ricina, cercando di stabilire se qualcuno abbia utilizzato dispositivi o connessioni delle scuole per raccogliere informazioni sulla sostanza tossica.

        Il primo intervento riguarda l’Istituto Agrario di Riccia, dove lavora Michele, mentre gli accertamenti dovrebbero proseguire al liceo scientifico della stessa cittadina, dove insegna Monia. Al liceo classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella maggiore Alice, diplomatasi a luglio. L’ultima tappa prevista è il liceo Silvio Di Lalla di Casacalenda, dove insegna come docente di sostegno Laura Di Vita, cugina di Gianni, che sarebbe già stata ascoltata sei volte in Questura.

        Gli specialisti della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo cercano tracce di navigazione, accessi ai dispositivi e ricerche online che possano avere attinenza con il veleno. La scelta di estendere gli accertamenti a più istituti suggerisce la volontà di verificare un insieme ampio di possibili collegamenti, senza limitare l’analisi a un solo ambiente o a una sola persona. L’obiettivo è individuare eventuali elementi digitali che permettano di risalire a chi si sia interessato alla ricina. Soprattutto, capire se quell’interesse possa avere un collegamento concreto con il duplice omicidio.

        Il mistero di Reddit e le domande sui semi di ricino: chi cercava informazioni sul veleno?

        A rendere ancora più complessa l’indagine è l’attività attribuita a un utente di Reddit che avrebbe pubblicato domande sulla possibilità di provocare la morte attraverso l’impiego di semi di ricino schiacciati. Un dettaglio che assume particolare interesse alla luce della sostanza individuata nell’inchiesta e che potrebbe spiegare l’attenzione degli investigatori verso le tracce lasciate sulla rete.

        Il problema principale è risalire da un’attività online a una persona identificabile e, successivamente, stabilire se esista davvero un collegamento con quanto accaduto a Pietracatella. Per questo le verifiche informatiche riguardano non soltanto i singoli computer, ma anche le connessioni utilizzate, gli eventuali registri di accesso e gli altri dati digitali che potrebbero contribuire alla ricostruzione. La presenza di una ricerca sospetta, infatti, non sarebbe sufficiente da sola a dimostrare il coinvolgimento di chi l’ha effettuata in un delitto.

        Le indagini si sviluppano così lungo due direttrici che potrebbero anche incrociarsi: da una parte la ricerca di chi si sia procurato informazioni sulla ricina. Dall’altra la ricostruzione dei rapporti personali e delle possibili ragioni che avrebbero potuto spingere qualcuno a colpire la famiglia Di Vita.

        Antonella e Sara erano davvero i bersagli? L’ipotesi che potrebbe cambiare tutta l’inchiesta

        L’interrogativo più importante riguarda ancora la scelta delle vittime. Se Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita fossero state avvelenate deliberatamente, gli investigatori dovrebbero individuare un movente legato a entrambe oppure a una delle due. Se invece il veleno fosse stato destinato a Gianni Di Vita, la morte della moglie e della figlia potrebbe rappresentare l’esito di un’azione omicida diretta contro un’altra persona.

        Sono scenari profondamente diversi, che richiedono riscontri altrettanto differenti e che, allo stato delle informazioni disponibili, restano ipotesi investigative. La ricostruzione dei contatti precedenti alla tragedia, gli accertamenti informatici nelle scuole e l’analisi dei rapporti personali potrebbero fornire nuovi elementi per capire chi abbia avuto accesso alla ricina e quale fosse il reale obiettivo dell’avvelenamento.

        La domanda che continua a pesare sul giallo di Pietracatella è dunque se qualcuno abbia voluto uccidere Antonella e Sara oppure se le due donne siano morte per aver ingerito un veleno preparato per Gianni Di Vita. Una distinzione decisiva, perché individuare il destinatario originario della ricina potrebbe significare anche avvicinarsi alla persona che ha progettato il duplice delitto.

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          Cronaca

          Papa Leone XIV, intervento al polmone riuscito: il Vaticano conferma che tutto è andato secondo i piani e il Pontefice è tornato in stanza

          L’intervento chirurgico per rimuovere il nodulo polmonare è terminato con esito positivo. La Sala Stampa vaticana conferma che i medici hanno rispettato tempi e modalità previsti. Papa Leone XIV è già rientrato nella sua stanza.

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          L'annuncio a sorpresa di papa Leone XIV in piazza San Pietro: "I medici hanno trovato un nodulo, dovrò operarmi"

            L’operazione a Papa Leone XIV è riuscita e il Pontefice è già tornato nella sua stanza al Policlinico Gemelli di Roma. La conferma arriva direttamente dalla Sala Stampa della Santa Sede, che ha diffuso una nota ufficiale al termine dell’intervento chirurgico.

            «L’intervento si è concluso positivamente, nei tempi e nei modi previsti e il Santo Padre è rientrato in stanza», comunica il Vaticano.

            La notizia mette fine alle ore di attesa per l’esito dell’operazione. Il Pontefice ha affrontato oggi, martedì 13 ottobre, l’asportazione di un nodulo polmonare individuato durante alcuni accertamenti medici.

            Il ricovero al Gemelli e l’operazione al polmone

            Leone XIV era arrivato al Policlinico Gemelli nella tarda mattinata, accompagnato dal suo medico personale Luigi Carbone. Prima di raggiungere il reparto aveva salutato le persone presenti all’ingresso dell’ospedale.

            Il ricovero era stato programmato per consentire ai chirurghi di rimuovere il nodulo. Lo stesso Pontefice aveva annunciato la diagnosi durante l’Angelus, spiegando che i medici avevano individuato una formazione «in una fase molto iniziale» e «ben localizzata».

            Gli specialisti avevano consigliato di intervenire rapidamente per evitarne l’aumento di volume. L’operazione si è svolta nel pomeriggio e, secondo la comunicazione ufficiale della Santa Sede, ha rispettato il programma stabilito.

            I medici che seguono il Pontefice

            Accanto a Leone XIV c’è Luigi Carbone, già referente sanitario di Papa Francesco e oggi medico personale del Pontefice. Carbone dirige la Sanità e Igiene del Governatorato vaticano e ha una lunga esperienza nella medicina d’urgenza.

            Il professor Stefano Margaritora dirige invece il reparto di chirurgia toracica del Gemelli, la specialità coinvolta nell’intervento al polmone.

            A seguire il Papa durante la degenza sarà anche Massimiliano Strappetti, infermiere che ha già assistito Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.

            Ora una settimana di convalescenza

            Con l’operazione conclusa positivamente, per Leone XIV comincia il periodo di recupero. Il programma sanitario prevede una degenza di circa una settimana al Gemelli.

            Nei prossimi giorni i medici controlleranno il decorso postoperatorio e valuteranno le condizioni del Pontefice. La durata effettiva del ricovero dipenderà dall’andamento della ripresa.

            Intanto, la comunicazione ufficiale del Vaticano porta la notizia più attesa: l’intervento è riuscito, si è svolto secondo i tempi previsti e Papa Leone XIV è già rientrato nella sua stanza.

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              Cronaca

              Alessandro Basciano e Sophie Codegoni, arriva il giorno della verità: venerdì il giudice decide sul processo per stalking. Cosa rischia il dj

              Il 16 ottobre il Tribunale di Milano dovrà decidere se rinviare a giudizio Alessandro Basciano per le accuse di stalking nei confronti di Sophie Codegoni. Dopo l’arresto del 2024, il dj continua a proclamarsi innocente e punta al proscioglimento.

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              Alessandro Basciano e Sophie Codegoni, arriva il giorno della verità: venerdì il giudice decide sul processo per stalking. Cosa rischia il dj

                Alessandro Basciano e Sophie Codegoni tornano al centro dell’attenzione, ma questa volta non per una nuova lite sui social, una riconciliazione o qualche indiscrezione sulla loro tormentata storia d’amore. Venerdì 16 ottobre, davanti al Tribunale di Milano, il dj e influencer di 37 anni affronterà un appuntamento giudiziario decisivo: la giudice dovrà stabilire se accogliere la richiesta della Procura e rinviarlo a giudizio per stalking nei confronti dell’ex compagna oppure disporre il proscioglimento. Una decisione particolarmente attesa dopo quasi due anni di tensioni, accuse reciproche e una vicenda giudiziaria che nel novembre 2024 aveva portato anche all’arresto dell’ex concorrente del Grande Fratello Vip.

                Basciano ha sempre respinto le accuse, sostenendo la propria estraneità ai comportamenti contestati dagli inquirenti, mentre la Procura di Milano ritiene di avere raccolto elementi sufficienti per chiedere l’apertura di un processo. La prossima udienza rappresenta dunque un passaggio fondamentale per una vicenda che ha trasformato una delle coppie più seguite del gossip italiano nei protagonisti di un caso giudiziario.

                Alessandro Basciano e Sophie Codegoni, cosa succederà il 16 ottobre in tribunale

                L’udienza preliminare davanti alla giudice Lorenza Pasquinelli era inizialmente prevista per il 7 ottobre, ma il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta di rinvio presentata dall’avvocato Leonardo D’Erasmo, difensore di Alessandro Basciano, per un legittimo impedimento. Il nuovo appuntamento è stato quindi fissato per venerdì 16 ottobre, quando la giudice dovrebbe pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura.

                Il legale del dj ha definito l’udienza uno «spartiacque», una parola che sintetizza l’importanza della decisione per il suo assistito. Se la richiesta dell’accusa verrà accolta, Basciano dovrà affrontare un processo nel quale saranno esaminate le contestazioni relative ai presunti atti persecutori nei confronti dell’ex compagna. Se invece la giudice riterrà che non sussistano i presupposti per procedere, potrà disporre una sentenza di non luogo a procedere, evitando così l’apertura del dibattimento.

                La decisione, in ogni caso, non rappresenterà una sentenza di condanna o di assoluzione nel merito delle accuse. Un eventuale rinvio a giudizio consentirebbe infatti all’accusa e alla difesa di confrontarsi sulle prove durante il processo, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.

                Le accuse di stalking e l’arresto di Alessandro Basciano nel novembre 2024

                L’inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero Antonio Pansa, che contesta ad Alessandro Basciano il reato di atti persecutori nei confronti di Sophie Codegoni. Secondo la ricostruzione della Procura, i comportamenti oggetto dell’indagine riguarderebbero una serie di episodi avvenuti tra il 2023 e il 2024, durante un periodo particolarmente difficile della relazione tra i due ex protagonisti del reality.

                La vicenda aveva assunto una dimensione giudiziaria ancora più rilevante nel novembre 2024, quando Basciano era stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta. Da quel momento, il dj ha continuato a contestare la ricostruzione accusatoria, negando di avere perseguitato l’ex compagna e difendendo pubblicamente la propria posizione.

                La difesa punta ora a ottenere una decisione favorevole già nella fase preliminare, evitando che il procedimento arrivi al dibattimento. Di diverso avviso è la Procura, che attraverso la richiesta di rinvio a giudizio ha manifestato la volontà di portare le contestazioni davanti a un tribunale per sottoporle al vaglio processuale.

                Dal Grande Fratello Vip alla separazione: la storia d’amore diventata un caso giudiziario

                Alessandro Basciano e Sophie Codegoni si erano conosciuti e innamorati durante il Grande Fratello Vip, conquistando rapidamente l’attenzione del pubblico. La loro relazione era proseguita anche fuori dalla Casa, tra apparizioni televisive, dichiarazioni romantiche e una presenza costante sui social network, dove migliaia di follower seguivano gli sviluppi della loro vita sentimentale.

                La nascita della figlia aveva rappresentato un momento particolarmente importante per la coppia, che sembrava avere trovato una stabilità dopo l’esperienza televisiva. Con il passare del tempo, però, il rapporto aveva cominciato a deteriorarsi, fino alla separazione e a una lunga successione di tensioni, accuse reciproche e dichiarazioni pubbliche che avevano alimentato il gossip.

                L’intervento della magistratura ha successivamente spostato la vicenda su un piano completamente diverso, perché le contestazioni di stalking non riguardano più le dinamiche sentimentali raccontate in televisione o sui social, ma comportamenti sui quali sarà eventualmente chiamato a pronunciarsi un giudice. Una distinzione fondamentale, soprattutto considerando la grande esposizione mediatica dei due protagonisti e l’attenzione che continua ad accompagnare ogni sviluppo della loro vicenda personale.

                Basciano rischia il processo, mentre la Procura chiede il rinvio a giudizio

                La giornata di venerdì 16 ottobre potrebbe dunque segnare un passaggio decisivo nella vicenda giudiziaria di Alessandro Basciano. L’accoglimento della richiesta della Procura comporterebbe l’apertura di un processo per stalking, durante il quale l’influencer avrebbe la possibilità di difendersi dalle accuse e contestare gli elementi raccolti dagli investigatori. Un’eventuale decisione di non luogo a procedere, invece, eviterebbe il dibattimento, pur restando soggetta agli strumenti di impugnazione previsti dalla legge.

                Per il dj, che ha sempre proclamato la propria innocenza, l’obiettivo è chiudere il procedimento senza dover affrontare un processo. La Procura, al contrario, ritiene necessario sottoporre le contestazioni a un ulteriore esame giudiziario. Dopo mesi nei quali la vicenda è stata accompagnata da polemiche e dichiarazioni pubbliche, sarà quindi il Tribunale di Milano a stabilire quale strada dovrà seguire il procedimento, mentre resta ferma la presunzione di innocenza di Basciano fino a un’eventuale condanna definitiva.

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                  Grande Fratello Vip, Jonathan Kashanian protetto dal programma? Il pubblico lo boccia con il 17% e Andreas Muller lo travolge con il 60%
                  Speciale Grande Fratello2 ore ago

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                  Speciale Grande Fratello14 ore ago

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                  Tra texture avvolgenti e sfumature calde, l'ecopelliccia si conferma il trend irrinunciabile della stagione fredda 2026-2027
                  Moda15 ore ago

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                  Speciale Grande Fratello15 ore ago

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                  Pagato per non fare nulla: la storia di Shoji Morimoto, il "nullafacente in affitto" di Tokyo che ha conquistato i media mondiali
                  Curiosità16 ore ago

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                  Achille Lauro
                  Musica16 ore ago

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