Gossip
Chiara Ferragni è davvero rinata? Oppure sta solo cercando di farcelo credere?
Chiara Ferragni, tra copertine in Romania e passerelle di secondo piano, tenta il rilancio dopo la crisi. Ma le grandi maison la ignorano, le sue aziende sono in bilico e il nuovo fidanzato sembra più una dichiarazione di status che un colpo di fulmine. La sua favola social regge ancora o siamo alla disperata operazione di restyling?
Chiara Ferragni sta davvero uscendo dalla crisi o sta solo cercando di convincerci che il peggio è passato? La regina delle Instagram Stories, maestra nell’arte di girare la frittata e mostrarsi sempre dalla parte giusta della storia, sta affilando le armi della propaganda digitale per riprendersi il trono.
A guardare il suo profilo, sembra che la tempesta sia ormai un lontano ricordo: copertine, eventi, sfilate. Eppure, a ben vedere, qualcosa non torna. Gli inviti alla Milano Fashion Week ci sono stati, certo, ma dai brand di fascia media come Roberto Cavalli, DSquared e Giuseppe Morabito. I tempi in cui Prada e Gucci la volevano in prima fila sembrano lontani anni luce. E mentre da noi è ancora una presenza ingombrante e scomoda, è in Spagna e in Grecia che trova spazio. Non proprio le capitali del lusso.
La rinascita passa da… Atene?
Quando il gioco si fa duro, i duri scappano. O almeno, provano a ricostruire il proprio impero altrove. La Ferragni ha inaugurato un pop-up store in Grecia, dove è stata accolta come una super vip e, per qualche ora, ha potuto illudersi di essere ancora la regina del jet set. Poi, volo per la Spagna, ospite d’onore ai Premios Goya, dove ha avuto l’onore di firmare il libro delle personalità illustri accanto a Barack Obama e le Spice Girls.
Ma è stato il viaggio a Dubai a dare il tocco finale al “restyling”: invitata da Forbes al World Government Summit per parlare della sua carriera sui social, ha colto l’occasione per ribadire che è ancora una potenza. Un messaggio chiaro: “Guardate quanto sono importante, nonostante tutto”.
Dalle ceneri del Pandoro-gate al Principe Azzurro giusto
Mentre Ferragni cerca di riscrivere la narrativa del suo ultimo anno, è impossibile dimenticare il fatidico dicembre 2023, quando il “Pandoro-gate” ha dato il via al crollo della sua immagine pubblica. Le scuse impacciate in tuta grigia, l’accusa di pratiche commerciali scorrette, la crisi con Fedez, il gossip, la perdita di contratti milionari.
Ma Chiara, si sa, sa sempre come trasformare una sconfitta in una nuova opportunità. E quale miglior modo per voltare pagina se non un nuovo fidanzato? Ma mica uno qualunque. Dimenticate il Fedez tamarro di Rozzano, con tatuaggi ovunque e il bisogno costante di attenzione. Ora nella sua vita c’è Giovanni Tronchetti Provera, erede della dinastia Pirelli. Separato, tre figli, ricchissimo. Un uomo di mondo, elegante, riservato. Il genere di compagno che ti riabilita per definizione.
Tutto bello, ma le aziende?
A marzo arriverà il vero test: l’assemblea degli azionisti della società che gestisce il suo marchio. Il bilancio 2023 non è ancora stato approvato e se qualcosa andrà storto, le passerelle e i viaggi in prima classe non basteranno a risollevarla.
Chiara Ferragni vuole convincerci che è tornata. Ma i grandi brand la ignorano, le aziende navigano in acque torbide e il pubblico non ha dimenticato. Riuscirà a farcela o la sua immagine patinata finirà per sgretolarsi definitivamente?
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Reali
Re Carlo, Andrea ed Epstein: Buckingham Palace apre alla polizia, mentre la monarchia e Downing Street affondano nello stesso fango
Dopo le nuove rivelazioni sugli Epstein Files, i Windsor iniziano a parlare: prima Edoardo, poi William e Kate, ora Carlo. Intanto il Daily Mail chiede scuse alle vittime e lo scandalo travolge anche Starmer, tra dimissioni e accuse incrociate.
Buckingham Palace ha scelto una formula secca, quasi chirurgica, ma il messaggio è politico prima ancora che istituzionale: re Carlo è “pronto a collaborare” con la polizia della Thames Valley nella valutazione delle accuse che continuano a riguardare il principe Andrea. Nella dichiarazione del Palazzo si insiste su una “profonda preoccupazione” espressa dal sovrano “con parole e attraverso azioni senza precedenti”, segnale che la linea della Casa reale non è più solo difensiva, ma punta a far capire che il treno può partire anche senza il duca di York a bordo.
Perché l’onda non si ferma. Le “continue rivelazioni” sugli Epstein Files tornano a mettere Andrea al centro di un racconto sempre più tossico, con un dettaglio che pesa come un macigno: la descrizione di immagini in cui l’ex principe viene ritratto “gattoni e scalzo” mentre “accarezza una donna stesa a terra”. È materiale che, al di là della sua natura e delle sue implicazioni, ha l’effetto di far saltare la strategia del silenzio granitico che per anni ha protetto – o tentato di proteggere – l’istituzione.
Il gelo dei Windsor comincia a creparsi
A inizio giornata sono arrivate anche le parole del principe e della principessa di Galles. William e Kate, attraverso un portavoce, si dicono “profondamente preoccupati per le continue rivelazioni” e ribadiscono che “i loro pensieri sono sempre dedicati alle vittime”. Una presa di posizione calibrata, certo, ma pur sempre un passo in avanti per una coppia che, su Andrea, ha sempre preferito far parlare le distanze e i protocolli.
Dietro la scelta c’è anche il contesto: il portavoce di Kensington Palace ha parlato mentre William atterrava a Riad per una visita di tre giorni in Arabia Saudita, “espressamente chiesta” dal governo Starmer. In agenda, secondo quanto riportato, c’è anche un incontro con Mohammed bin Salman e un lavoro di “rinsaldamento” dei rapporti tra Regno Unito e Arabia su dossier commerciali e soprattutto su intelligence e anti-terrorismo. È il tipo di missione che richiede una credibilità istituzionale senza macchie fresche addosso, e lo scandalo Epstein è tutto fuorché una macchia vecchia.
Edoardo rompe il ghiaccio, il Daily Mail alza il volume
La sequenza è interessante: William e Kate escono allo scoperto dopo che il principe Edoardo aveva “rotto il ghiaccio” durante un evento a Dubai la scorsa settimana, quando gli era stato chiesto del caso. La risposta, asciutta e volutamente spostata altrove, è diventata una linea: “Bisogna pensare innanzitutto alle vittime”. Traduzione: l’imbarazzo resta, ma la priorità dichiarata è un’altra, e intanto il fratello “famigerato” viene lasciato sempre più solo.
Anche perché la pressione non arriva solo dall’opinione pubblica. Oggi perfino il Daily Mail, tradizionalmente molto rispettoso della Royal Family, spinge in prima pagina perché re Carlo parli direttamente dello scandalo e della figura di Andrea: “Il sovrano deve chiedere immediatamente scusa alle vittime del pedofilo americano”. Il clima, per il monarca, diventa una palude che risucchia. E si somma a contestazioni dal vivo: a Clitheroe, nel Lancashire, un abitante gli avrebbe rinfacciato “Per quanto tempo hai saputo delle malefatte di Andrea?”. Domanda brutale, perché insinua la corresponsabilità non dei fatti, ma della conoscenza e della gestione.
Starmer travolto: il contagio politico degli Epstein Files
Lo scandalo non sta bruciando solo i Windsor. Sta divorando anche Downing Street. Il testo racconta di una “terra bruciata” intorno a Starmer dopo la caduta dell’ex ambasciatore Mandelson, implicato per la sua amicizia con Epstein, e l’addio di Morgan McSweeney, definito il “Rasputin” del primo ministro e consigliere supremo. Oggi si sarebbe dileguato anche il capo delle comunicazioni Tim Allan, altro profilo blairiano e vicino a Mandelson, che prima di dimettersi avrebbe salutato così: “Auguro il meglio al nuovo team di Number 10”. E, in una nota quasi grottesca, la sua immagine WhatsApp ora reciterebbe: “Sono fuori ufficio, a giocare a golf!”.
Starmer, però, prova a restare in piedi. Smentisce un passo indietro e parla a chi è rimasto a Downing Street: “Abbiamo un dovere pubblico”. Ammette: “Mi pento della decisione che ho preso di nominare Mandelson. E mi sono scusato con le vittime”. Poi rilancia con una promessa politica: “In pochi mesi inizieremo il lavoro per far uscire mezzo milione di bambini dalla povertà… Dobbiamo dimostrare che la politica possa essere una forza per il bene”. Parole che suonano come un tentativo di cambiare musica mentre la sala balla un’altra canzone. E intanto, nel racconto che circola, i giorni a Number 10 “sembrano oramai contati”.
Gossip
Selvaggia Lucarelli smonta la favola della censura: “Corona non è un perseguitato, ma l’imprenditore del risentimento”
La blogger interviene sul caso delle chiusure social e sull’offensiva contro Mediaset e le piattaforme: “Qui non c’è libertà d’espressione sotto attacco, ma un progetto di potere travestito da crociata”.
Selvaggia Lucarelli entra a gamba tesa nel dibattito sulle presunte “iniziative antidemocratiche” delle piattaforme social, ribaltando completamente la narrazione che negli ultimi giorni ha visto Fabrizio Corona e il suo entourage presentarsi come vittime di censura. Per la blogger, il problema non è affatto la libertà di informazione, ma l’uso spregiudicato dei social come megafono per diffamazione, spettacolarizzazione del conflitto e costruzione di consenso.
Lucarelli chiarisce subito il punto: quando si parla di “libera informazione”, in questo caso, si intende “quello che Corona vomita su YouTube da anni, con una svolta ancora più aggressiva e priva di scrupoli nell’ultimo anno”. Un’attività che, ricorda, viene affrontata con estrema leggerezza anche dal suo avvocato, Ivano Chiesa, il quale avrebbe spiegato che “tanto la diffamazione ormai è punita con la pena pecuniaria”, lasciando intendere che le conseguenze siano un dettaglio trascurabile.
Secondo Lucarelli, il vittimismo costruito attorno alle chiusure degli account social – da Instagram a YouTube – serve a rafforzare un’immagine precisa: quella del martire colpito dai poteri forti perché “dice la verità al popolo”. Ma la blogger smonta l’impianto alla base di questa retorica, chiedendosi quali sarebbero, nel concreto, le grandi verità svelate: orientamenti sessuali presunti, tradimenti, messaggi privati, gossip trasformato in clava.
Il passaggio più inquietante, osserva Lucarelli, è il cambio di registro. Dalle invettive ai palchi delle discoteche fino alle dichiarazioni fuori dai tribunali, Corona parla sempre più spesso “al popolo”, evocando numeri, consenso e perfino scenari politici. “Il mio è più di un partito politico”, avrebbe detto, arrivando a evocare la possibilità di una lista civica e di un ingresso diretto nella sfera del potere. Un parallelo che la blogger non esita a tracciare con la genesi del Movimento 5 Stelle: vittimismo mediatico, nemici ben identificati, istituzioni delegittimate, folla mobilitata online.
La differenza, però, è sostanziale. Se Beppe Grillo intercettava il malcontento sociale legato a lavoro, diseguaglianze e politica, Corona – scrive Lucarelli – intercetta “i delusi 2.0 dalla mancata visibilità”, una rabbia narcisistica alimentata dal confronto costante con i numeri dei social. Non c’è un progetto collettivo, ma un bisogno personale di attenzione e potere.
Nel mirino finiscono anche le accuse alle piattaforme, definite “un frignare molto furbo”. Le regole sono chiare, ricorda Lucarelli: i social sono spazi privati, con condizioni precise. Violare copyright o policy non è censura, è una conseguenza prevista. E porta esempi personali di contenuti rimossi o segnalati, a dimostrazione che non esiste alcun trattamento speciale.
Infine, l’aspetto più grave: la denuncia di Mediaset, che ipotizza non solo diffamazione e stalking digitale, ma anche aggiotaggio finanziario. Un’accusa pesante, che chiama in causa il possibile impatto economico delle campagne di delegittimazione. Eppure, nella percezione pubblica, la blogger nota come il racconto dominante resti quello del perseguitato.
La conclusione è netta: la favola della censura serve a nobilitare un’operazione di potere economico e narcisistico. “Non è in pericolo la libertà di parola”, scrive Lucarelli. “È in pericolo la capacità collettiva di distinguere tra critica, informazione e sfruttamento sistematico dell’odio”. E aggiunge una stoccata finale: Corona non si è infiltrato nel sistema in silenzio. “Lo avete visto arrivare. E vi andava bene così”.
Gossip
Elisabetta Canalis confessa il suo debole per Ricky Martin: “Se la foto fosse arrivata a 13 anni, sarei morta”
Uno scatto diventato virale e una battuta che conquista il pubblico. Elisabetta Canalis ammette senza filtri la sua passione per Ricky Martin, trasformando un semplice incontro in un racconto generazionale.
Elisabetta Canalis non ha mai nascosto il suo lato ironico e spontaneo, e anche questa volta lo dimostra con una frase capace di far sorridere. Commentando la foto che la ritrae accanto a Ricky Martin, la showgirl ha ammesso senza esitazioni: “La foto con lui? Se fosse successo quando avevo 13 anni, sarei morta”.

Una battuta che racconta molto più di quanto sembri, perché dietro c’è il ricordo di un idolo adolescenziale che ha segnato un’epoca.
Un entusiasmo da fan, senza pose
Nel racconto di Elisabetta Canalis non c’è costruzione, né strategia social. C’è piuttosto la sincerità di chi, pur avendo frequentato per anni il mondo dello spettacolo internazionale, riesce ancora a lasciarsi sorprendere da certi incontri.
Ricky Martin, per intere generazioni, non è stato solo una popstar globale, ma un vero fenomeno culturale. Ritrovarselo accanto oggi diventa così un cortocircuito tra presente e passato, tra carriera adulta e sogni da ragazzina.
Quando gli idoli crescono con noi
Il riferimento ai 13 anni non è casuale. È l’età in cui la musica diventa identità, in cui un volto, una canzone, un videoclip possono imprimersi in modo indelebile. Canalis lo racconta con leggerezza, ma anche con una punta di nostalgia, trasformando una semplice foto in un racconto condivisibile.
Un modo per ricordare che, dietro ogni personaggio pubblico, resta sempre qualcuno che ha avuto poster in camera e canzoni consumate a forza di riascoltarle.
Una normalità che conquista
Il successo della frase sta proprio qui: nel mostrare una normalità disarmante. Nessuna posa da diva, nessuna distanza. Solo l’ammissione di un entusiasmo che non ha bisogno di essere giustificato.
E forse è anche per questo che il commento di Elisabetta Canalis ha colpito così tanto. Perché racconta un’emozione semplice, immediata, capace di attraversare età e ruoli. Proprio come le canzoni di Ricky Martin.
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