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Chiara Ferragni e Giovanni Tronchetti Provera: vacanze di famiglia e affari da salvare

Mentre Fenice Srl affronta una crisi finanziaria con un aumento di capitale da 6 milioni, Chiara Ferragni ritrova la serenità privata accanto a Giovanni Tronchetti Provera. A Sankt Moritz già prime prove di famiglia allargata con i rispettivi figli.

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    Chiara Ferragni sembra aver trovato un nuovo equilibrio, almeno nella vita privata. Mentre l’impero imprenditoriale scricchiola sotto il peso delle inchieste e dei bilanci in affanno, l’influencer da milioni di follower si gode la sua nuova relazione con Giovanni Tronchetti Provera, rampollo della storica dinastia che guida la Pirelli. E non si tratta più solo di flirt o weekend rubati agli impegni lavorativi: i due fanno ormai coppia fissa e stanno muovendo passi importanti verso quella che sembra essere una vera e propria famiglia allargata.

    A rivelare i dettagli è il settimanale “Chi”, che immortala la coppia a Sankt Moritz durante un romantico soggiorno tra neve e piste da sci. Un clima di serenità e normalità che stride con il caos che Ferragni sta affrontando sul fronte professionale, tra lo scandalo Balocco e le difficoltà finanziarie della sua Fenice Srl. Ma, almeno a giudicare dagli scatti rubati tra una gita in bicicletta e una sosta nelle baite chic dell’Engadina, la tensione sembra essersi allentata nella sfera personale.

    Le immagini raccontano di una complicità crescente non solo tra Chiara e Giovanni, ma anche tra i rispettivi figli: Leone e Vittoria da un lato, i tre figli di Tronchetti Provera dall’altro. I ragazzi, stando a quanto riferisce il magazine di Alfonso Signorini, avrebbero già trascorso alcune vacanze insieme, e Giovanni sarebbe stato visto più volte mentre accompagnava i bambini a lezione di sci a bordo di un pick-up. Un segnale chiaro che l’orizzonte sentimentale della Ferragni si stia allargando ben oltre il ruolo di madre single.

    Intanto, mentre tra le montagne svizzere Chiara e Giovanni costruiscono un nuovo equilibrio familiare, sul fronte business la tempesta non sembra placarsi. Fenice Srl – la società a cui fanno capo i marchi dell’imprenditrice – continua a essere al centro di voci sempre più insistenti su un possibile crollo. E così, mentre le telecamere li inseguono sulla neve, l’altra metà della scena si consuma nelle stanze dei manager e dei consulenti.

    Proprio in questi giorni, la Ferragni è corsa ai ripari, sottoscrivendo tramite la holding Sisterhood un aumento di capitale superiore ai 6 milioni di euro per salvare la società. Una mossa decisiva che si aggiunge alle operazioni di risanamento messe in atto sotto la supervisione di Claudio Calabi, amministratore unico di Fenice, e con la compartecipazione di Alchimia Spa. Lo conferma la nota ufficiale diramata dalla holding: Sisterhood si è dichiarata disponibile a coprire anche la parte di aumento non sottoscritta dagli altri soci, per garantire la continuità operativa dell’azienda.

    In sostanza, mentre le cifre ballano nei bilanci e gli avvocati lavorano senza sosta, Chiara Ferragni e Giovanni Tronchetti Provera sembrano aver scelto di concentrarsi su qualcosa che le strategie aziendali non possono garantire: un nuovo capitolo personale, fatto di famiglia allargata e gite sulle Alpi. Un’oasi di pace che, almeno per ora, pare resistere alla bufera mediatica.

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      Michelle Hunziker e Serena Autieri, vacanza sulla neve insieme: amicizia solida nonostante i vecchi rumors di lite

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        Non è solo neve e panorami da cartolina: la vacanza di Michelle Hunziker e Serena Autieri è anche il racconto di un legame che resiste al tempo e ai rumors. Le due, amatissime dal pubblico, hanno scelto la montagna per respirare aria buona, ritrovare energia e vivere quella normalità fatta di risate e momenti leggeri che spesso la vita sotto i riflettori fa dimenticare.

        Un’amicizia che resiste al gossip

        Negli anni non sono mancati i mormorii su presunte incomprensioni e freddure tra loro. Ma ogni volta, puntualmente, arrivano i fatti a smentire le fantasie del gossip. Anche questa volta la prova è nei loro sorrisi, nella sintonia spontanea che traspare dai video e nelle foto che raccontano un’amicizia vera, naturale, senza retorica.

        Neve, sport e grande intesa

        Le giornate scorrono tra sci di fondo, passeggiate in paesaggi innevati e tanto divertimento. Michelle e Serena si mostrano rilassate, complici, padrone di quel mix di ironia e grazia che le ha rese popolari e vicine al pubblico. Niente pose forzate: solo il piacere di stare insieme e condividere un pezzo di quotidianità.

        Il bello di restare se stesse

        Forse è proprio questa la chiave: restare se stesse, senza inseguire mode, senza inseguire chiacchiere. La montagna diventa così sfondo di un’amicizia che non ha bisogno di giustificarsi, solo di essere vissuta. E i follower, come sempre, osservano, commentano e si affezionano un po’ di più.

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          Gossip

          «Il sesso era come una droga per me»: Walter Nudo si confessa a cuore aperto

          In una lunga confessione televisiva, Walter Nudo ripercorre le zone d’ombra della sua vita: un’infanzia segnata dal non sentirsi visto, una sessualità vissuta come dipendenza e la presa di coscienza maturata con il tempo. Parole forti, personali, che spostano il racconto dal gossip all’autobiografia emotiva.

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            Walter Nudo torna a raccontarsi senza filtri e senza scorciatoie. Lo fa in televisione, davanti a un pubblico ampio, scegliendo il registro più rischioso: quello della verità emotiva. Ospite di Ciao Maschio, il programma condotto da Nunzia De Girolamo in onda su Rai 1, l’attore ripercorre le fratture della sua vita privata, legandole a un tema delicato come la dipendenza dal sesso.

            «Il sesso era come una droga per me», ammette. Un’affermazione netta, che non cerca giustificazioni. Nudo racconta di un periodo in cui il rapporto con le donne era segnato dalla compulsività, da incontri ravvicinati e senza futuro. «Andavo con una donna e poi non volevo più vederla. Anche con tre o quattro donne in poche ore. Era un rifiuto». Non un vanto, ma una constatazione amara.

            Un’infanzia “tosta” e la ferita del non sentirsi visto

            Il racconto parte da lontano. Dall’infanzia, che Nudo definisce “tosta”, segnata da difficoltà mai comprese fino in fondo. «Balbettavo quando avevo cinque anni, sono dislessico e l’ho scoperto solo dieci anni fa. Da piccolo pensavo solo di essere un po’ più stupido degli altri». Parole che restituiscono il senso di isolamento e di inadeguatezza vissuto da bambino.

            Un disagio che, confessa, lo ha portato anche a pensieri estremi quando aveva appena dodici anni. Un passaggio doloroso, raccontato con misura, che spiega quanto profonde fossero le ferite interiori. Ma, secondo Nudo, il nodo centrale resta uno: il rapporto con la madre.

            «Con tutte le donne cercavo mia madre»

            È qui che il racconto si fa più spiazzante. L’attore parla della madre come di una figura distante, un’“artista mancata” che allora percepiva incapace di vederlo davvero. «Le ferite più forti arrivano dai genitori. Dal non essere visti. Quando mamma o papà omettono, vuol dire che non esistiamo». Una frase che sintetizza la sua lettura psicologica di quegli anni.

            Da adulto, quella mancanza si sarebbe riversata nelle relazioni. «Con tutte le donne che ho avuto, io cercavo mia mamma», dice. Il sesso, in questa prospettiva, diventa un tentativo di colmare un vuoto originario, di riappropriarsi di un potere emotivo mai avuto. «È come se i nostri genitori ci avessero tolto il potere di essere noi stessi. Io cercavo di riprendermelo così».

            La dipendenza, il rifiuto, la consapevolezza

            Nudo non si autoassolve. Riconosce il danno fatto e la responsabilità personale. Parla di un comportamento compulsivo, di rapporti consumati e subito scartati, di un meccanismo che oggi legge come autodistruttivo. La svolta, racconta, arriva con la maturità e con un lavoro profondo su se stesso.

            «Ho chiesto scusa a tutte le donne che ho avuto nella mia vita», rivela. Un gesto che per lui rappresenta il passaggio dalla giustificazione alla responsabilità. «Erano un mezzo per compensare quella ferita. Quando realizzi una cosa, hai il dovere di alzarti in piedi e dirlo». Nessuna retorica salvifica, solo la presa d’atto di un percorso lungo e faticoso.

            Un racconto che va oltre il gossip

            La confessione di Walter Nudo, per quanto forte e destinata a far discutere, si muove su un terreno diverso dal semplice scandalo. È il racconto di come le fragilità infantili possano riemergere in forme impreviste nell’età adulta, influenzando relazioni, desideri e scelte.

            In televisione, dove spesso le storie personali vengono semplificate o spettacolarizzate, Nudo sceglie di esporsi con un linguaggio diretto, a tratti scomodo. Il risultato è un ritratto umano, imperfetto, che mette al centro il tema della consapevolezza più che quello dell’assoluzione.

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              Interviste

              Gelato al cioccolato, la verità di Malgioglio: «Nessun doppio senso, Pieraccioni s’è inventato la storia del marocchino»

              Dal budino salato all’amicizia con Mina e Carrà, fino al ciuffo biondo copiato da tutti: Malgioglio smonta leggende e rivendica l’arte di trasformare gli equivoci in icone.

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                Cristiano Malgioglio ha deciso di chiudere il caso Gelato al cioccolato. Altro che avventure piccanti: «Non c’è nessun doppio senso». A spazzare via anni di malizie è lo stesso autore del brano, portato al successo da Pupo. «Mi venne voglia di budino al cioccolato, la governante confuse zucchero e sale ed è nato il “dolce un po’ salato”. La storia del mio amante marocchino? Quella l’ha inventata Pieraccioni. Pupo è un amico, ma figuratevi se devo andare in Marocco per trovare compagnia».

                La leggenda del testo “bollente” ha fatto sorridere generazioni di ascoltatori, ma Malgioglio la tratta per quello che è: un gioco. «Sto al gioco perché voglio bene a Pupo, ma di diritti d’autore dall’Est non vedo un centesimo. E lui dice pure che è la canzone preferita di Putin».

                Non è la prima volta che un testo di Malgioglio scatena polemiche. L’importante è finire, censurata in radio, fu criticata persino da sua madre: «Mi disse che avevo scritto una schifezza». Oggi è un classico della musica italiana. Con Raffaella Carrà, inizialmente snobbò A far l’amore comincia tu: «Mi sembrava orrenda, poi divenne un inno». Per Amanda Lear scrisse Ho fatto l’amore con me, e non sono mancati rifiuti eccellenti: disse no a Julio Iglesias («Io creo, non traduco»), ma con Mina trovò la svolta. «La incontrai, mi aggrappai alla sua gonna e le chiesi di ascoltarmi. Nacque L’importante è finire».

                Il resto è show: da Cher che lo aspettava con ansia, a Jennifer Lopez fotografata solo con lui a Sanremo, fino a Lady Gaga che accettò il suo ghiacciolo già leccato. «La più grande», ricorda.

                Poi il ciuffo biondo, nato da un errore di decolorazione: «Ero arancione come un caco. Sophia Loren mi disse: “Ti porterà fortuna”. Aveva ragione: mi hanno copiato in tanti, ma i miei capelli sono ancora qui».

                E l’amore? «Mi sono innamorato quattro volte. Sono come Messalina, lascio io per paura di essere lasciato. Con Onur, il mio fidanzato turco, vivo la quotidianità. L’amore è una carezza, una passeggiata al mare. Non solo sesso sotto le coperte».

                La morale, se di morale si può parlare, è che Malgioglio resta fedele al suo stile: trasformare leggende in spettacolo e equivoci in icona pop. Gelato al cioccolato compreso.

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