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Corona apre un nuovo fronte su Noemi Bocchi: la telefonata con l’ex marito e le accuse che investono anche Totti

Dagli incontri con gli psicologi alla richiesta di denaro che Caucci attribuisce a Noemi, fino al rapporto con la figlia quindicenne e alla gestione del patrimonio di Totti. Corona rilancia anche una sua ricostruzione sull’inizio della relazione tra l’ex capitano e Bocchi.

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Fabrizio Corona contro Totti e Bocchi

    Fabrizio Corona apre un altro capitolo della sua offensiva contro i protagonisti della saga Totti-Blasi e questa volta al centro finisce Noemi Bocchi, compagna dell’ex capitano della Roma e nuova concorrente di Ballando con le stelle. A parlare non è una fonte anonima: nella puntata di Falsissimo, Corona trasmette una telefonata con Mario Caucci, ex marito di Bocchi e padre dei suoi figli.

    Il contenuto è pesante e, proprio per questo, richiede una distinzione netta tra fatti accertati e accuse. Caucci espone la propria versione dei rapporti con l’ex moglie, mentre Corona aggiunge altre affermazioni sulla vita privata e patrimoniale della coppia Totti-Bocchi. Sullo sfondo rimane inoltre un elemento tutt’altro che secondario: nel 2024 Caucci ha ricevuto una condanna in primo grado per maltrattamenti ai danni dell’ex moglie. La vicenda giudiziaria non è però definitiva e dovrà affrontare il giudizio d’appello.

    L’ex marito di Noemi Bocchi: «Deve frequentare incontri con gli psicologi»

    Secondo quanto racconta Caucci nella telefonata trasmessa da Corona, dopo la denuncia presentata contro l’ex moglie, Noemi Bocchi sarebbe stata chiamata a partecipare a una serie di incontri con degli psicologi nell’ambito della situazione riguardante i loro figli.

    Caucci sostiene inoltre che ad alcuni di questi incontri avrebbe partecipato anche Francesco Totti, con l’obiettivo, secondo la ricostruzione dell’ex marito, di dimostrare la capacità della coppia di occuparsi dei ragazzi.

    Si tratta, è bene sottolinearlo, della versione fornita da Caucci nel colloquio mandato in onda da Falsissimo. La telefonata prosegue poi affrontando uno degli aspetti più delicati dello scontro tra i due ex coniugi.

    Caucci accusa Noemi: «Mi avrebbe chiesto dei soldi»

    Caucci sostiene che Bocchi gli avrebbe chiesto del denaro in cambio della decisione di non costituirsi parte civile nell’ambito di un procedimento penale che lo riguardava.

    Anche questa resta un’affermazione dell’ex marito e come tale va considerata. Il dato giudiziario attualmente disponibile racconta infatti che Caucci è stato condannato in primo grado nel 2024 per maltrattamenti ai danni di Noemi Bocchi.

    Durante la puntata è lo stesso Corona a ricordare l’esistenza della condanna, salvo poi schierarsi apertamente con Caucci e sostenere che le accuse contro di lui sarebbero false. Su questo punto, tuttavia, non è la ricostruzione di Falsissimo a poter stabilire cosa sia realmente accaduto: il procedimento dovrà proseguire in appello e, allo stato attuale, rimane la sentenza pronunciata in primo grado.

    Il commento contro Noemi e la rottura con la figlia

    Nella telefonata emerge anche un altro aspetto particolarmente doloroso della vicenda familiare. Caucci racconta che la figlia maggiore, oggi quindicenne, avrebbe scelto di non vederlo dopo una sua pesantissima accusa pubblicata sui social contro l’ex moglie.

    L’uomo aveva infatti commentato sul profilo Instagram di Ballando con le stelle:

    «Da quando in qua chi strumentalizza una violenza, distrugge matrimoni e disintegra i figli diventa una stella?»

    Parole che avevano trasformato lo scontro privato tra gli ex coniugi in un attacco pubblico. Secondo quanto racconta Caucci, proprio dopo quell’episodio il rapporto con la figlia maggiore si sarebbe interrotto.

    Corona: «È Noemi a gestire il patrimonio di Totti»

    Alla testimonianza di Caucci, Corona aggiunge poi le proprie ricostruzioni sulla relazione tra Noemi Bocchi e Francesco Totti. L’ex agente fotografico sostiene che oggi sarebbe proprio Bocchi a gestire il patrimonio dell’ex numero 10 della Roma.

    Anche in questo caso si tratta di un’affermazione di Corona e non di un fatto dimostrato nella telefonata con Caucci.

    Corona torna inoltre alle origini della relazione tra Totti e Bocchi e propone un’altra ricostruzione: secondo lui, sarebbe stata Noemi a informare Francesco dell’esistenza di alcuni messaggi tra Ilary Blasi e Cristiano Iovino.

    Totti, sempre secondo questa versione, avrebbe successivamente cercato quei messaggi sul telefono dell’allora moglie e li avrebbe trovati.

    È uno dei passaggi che Corona utilizza per ricostruire dall’interno il periodo nel quale il matrimonio tra Totti e Blasi stava precipitando verso la separazione. Ma anche qui occorre separare ciò che i protagonisti hanno raccontato direttamente dalle interpretazioni e dalle informazioni attribuite alle fonti di Falsissimo.

    Una guerra che continua ad allargarsi

    Con la telefonata di Mario Caucci, la storia non riguarda più soltanto Francesco Totti, Ilary Blasi e i rispettivi nuovi compagni. Dentro il racconto entrano procedimenti giudiziari, rapporti tra genitori e figli e accuse reciproche che appartengono a vicende familiari ancora estremamente delicate.

    Corona sceglie ancora una volta di portare tutto davanti al pubblico, alternando documenti, testimonianze e proprie conclusioni. Nel caso di Noemi Bocchi, però, un punto resta essenziale: le accuse pronunciate dall’ex marito durante la telefonata rappresentano la sua versione dei fatti, mentre sul procedimento per maltrattamenti esiste, almeno per ora, una condanna di primo grado nei confronti di Caucci.

    Ed è proprio questa distinzione a diventare decisiva davanti a una telefonata destinata inevitabilmente a riaccendere lo scontro attorno alla nuova famiglia di Francesco Totti.

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      Calcio

      Totti, la rivelazione su Noemi Bocchi: «La incontrai per caso in albergo, ero lì con Ilary». Poi il primo bacio di nascosto

      Francesco Totti racconta in Oltre come conobbe davvero Noemi Bocchi. Altro che padel: tutto cominciò per una porta sbagliata durante una vacanza in Sardegna.

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        Una porta sbagliata, Ilary Blasi a pochi metri di distanza e dall’altra parte della stanza la donna che qualche tempo dopo sarebbe diventata la sua nuova compagna. Francesco Totti racconta nel libro autobiografico Oltre un retroscena rimasto a lungo sconosciuto: il primo incontro con Noemi Bocchi.

        Una scena quasi cinematografica, soprattutto alla luce di ciò che sarebbe accaduto dopo. Totti e Ilary erano ancora insieme e si trovavano in vacanza in Sardegna. L’ex capitano della Roma uscì dalla loro suite per raggiungere la stanza dei figli e cercare Cristian, ma sbagliò porta. Fu così che si trovò davanti Noemi.

        Niente padel, dunque, almeno per quanto riguarda il primissimo incontro. Secondo il racconto di Totti, tutto cominciò da quella piccola svista in un albergo sardo.

        Totti sbaglia porta e davanti trova Noemi

        Totti racconta di essere uscito dalla suite che condivideva con Ilary e di essersi diretto verso la camera nella quale soggiornavano i figli. Cercava Cristian, ma bussò alla porta sbagliata.

        Ad aprire trovò Noemi Bocchi.

        Fu lei, con tranquillità, a fargli capire l’errore. Totti si scusò, evidentemente imbarazzato, e la cosa sembrò finire lì. Nessuno dei due poteva sapere quale importanza avrebbe assunto quell’incontro nelle loro vite.

        Il dettaglio che inevitabilmente colpisce è il contesto: Totti incontrò per la prima volta Noemi mentre si trovava in vacanza insieme a Ilary Blasi. Una circostanza che aggiunge un elemento completamente nuovo alla storia della coppia, perché per molto tempo il loro avvicinamento era stato associato soprattutto alla comune passione per il padel.

        Il racconto dell’ex calciatore sposta invece indietro il primo incrocio tra i due e lo colloca quando il matrimonio con Ilary faceva ancora parte della sua vita.

        Poi gli incontri e lo scambio dei numeri

        Quella porta sbagliata non trasformò immediatamente Totti e Noemi in una coppia. Dopo l’episodio in albergo, i due tornarono a incrociarsi in altre occasioni e inizialmente l’ex numero 10 evitò persino di avvicinarsi per salutarla.

        Qualcosa, però, era rimasto.

        Nel libro Totti descrive Noemi come una donna capace di attirare immediatamente l’attenzione: «Era bionda, era bellissima, se ne accorgevano tutti». Ma racconta anche ciò che scoprì conoscendola: «Era dolce, era intelligente, era interessante: bello scoprirlo pian piano, parlandole».

        Arrivò così lo scambio dei numeri di telefono e cominciò una frequentazione destinata a diventare qualcosa di molto più importante.

        La cronologia resta inevitabilmente uno degli aspetti più delicati della vicenda. La separazione tra Francesco Totti e Ilary Blasi sarebbe stata resa pubblica successivamente, mentre il rapporto con Noemi era già cominciato. Una sovrapposizione temporale che negli anni ha alimentato una parte consistente dello scontro pubblico seguito alla fine del matrimonio.

        Il primo bacio con Noemi: «Avevo paura, ero emozionato davvero»

        Tra i passaggi più intimi del racconto c’è quello dedicato al primo bacio. Non arrivò subito, ma molto tempo dopo quell’incontro casuale in Sardegna.

        Totti colloca la scena a Roma, vicino a Piazza del Popolo. Lui e Noemi erano in automobile, nella penombra, e l’ex campione racconta di essersi improvvisamente sentito come un adolescente alle prese con il primo appuntamento.

        «Il primo bacio è arrivato moltissimo tempo dopo. Vicino a Piazza del Popolo, in auto, come due ragazzini, nella penombra. C’avevo un po’ di paura, ero emozionato per davvero».

        Una confessione sorprendentemente vulnerabile per un uomo abituato per tutta la vita a vivere sotto gli occhi di milioni di persone. Totti racconta persino i dubbi che gli attraversarono la testa prima di baciarla: chi avrebbe dovuto fare il primo passo, se chiudere gli occhi, se qualcuno potesse vederli.

        Poi il bacio arrivò.

        «A quanto pare, ci siamo dati il bacio giusto al momento giusto. Con Roma sullo sfondo, e dentro di noi, e davanti a noi».

        Da una porta sbagliata a una nuova vita

        Riletto oggi, il primo incontro assume inevitabilmente un significato diverso. Totti cercava la camera del figlio e trovò per errore quella di Noemi. Ilary era nello stesso albergo, il matrimonio esisteva ancora e quella donna incontrata per pochi istanti sembrava soltanto una sconosciuta.

        Poi sarebbero arrivati nuovi incontri, i numeri di telefono, le conversazioni, il primo bacio e infine una relazione diventata pubblica mentre la separazione tra Totti e Blasi si trasformava in uno dei casi sentimentali più raccontati degli ultimi anni.

        È proprio questo il particolare che rende il racconto contenuto in Oltre così potente: una delle storie d’amore più discusse dello spettacolo italiano non sarebbe cominciata su un campo da padel o con un appuntamento organizzato, ma davanti alla porta sbagliata di una camera d’albergo.

        E dall’altra parte c’era Noemi Bocchi.

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          Calcio

          Chanel Totti spiazza tutti: «Vorrei un figlio, ma manca la materia prima». Poi la confessione su mamma Ilary e papà Francesco

          Chanel confessa a Silvia Toffanin di voler diventare mamma presto, ma al momento non c’è neppure un fidanzato: «Lo vorrei moro». Poi racconta il dolore per la separazione dei genitori e il rapporto speciale con Ilary.

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            «Vorrei diventare mamma presto, ma manca la materia prima». Chanel Totti arriva per la prima volta nel salotto di Verissimo e bastano poche parole per regalare a Silvia Toffanin la confessione perfetta per far partire il gossip.

            La figlia di Francesco Totti e Ilary Blasi, oggi 19enne, non ha ancora trovato l’uomo giusto, ma sembra avere già le idee piuttosto chiare sul futuro: vorrebbe un figlio e non necessariamente tra molti anni. Peccato che, come ammette lei stessa con una battuta, al momento manchi proprio il dettaglio fondamentale: un fidanzato.

            E Chanel non si ferma qui. Racconta persino come dovrebbe essere il candidato ideale: niente biondi, perché in famiglia ne ha già abbastanza. «Vorrei un moro».

            Chanel Totti vuole diventare mamma: «Ma manca la materia prima»

            La confessione arriva quando Silvia Toffanin porta il discorso sulla vita sentimentale della ragazza. Chanel non prova a nascondersi e ammette che, nonostante la giovane età, l’idea della maternità le piace moltissimo.

            «Sì, vorrei diventare mamma presto, ma manca la materia prima», scherza.

            Dietro la battuta c’è però qualcosa di molto più personale. Chanel vorrebbe infatti ricreare con un futuro figlio lo stesso rapporto speciale che sente di avere costruito con mamma Ilary.

            Per adesso, comunque, niente cicogne all’orizzonte. «Al momento nessun corteggiatore», assicura. Quando Toffanin prova allora a costruire almeno l’identikit dell’uomo ideale, Chanel risponde senza troppe esitazioni: «Sicuramente non biondo, a casa siamo tutti così, vorrei un moro».

            Insomma, l’annuncio è fatto. Il progetto bebè esiste, per il casting del papà bisognerà invece aspettare.

            Il legame speciale con mamma Ilary

            Proprio il desiderio di maternità porta inevitabilmente Chanel a parlare di Ilary Blasi. Il rapporto tra madre e figlia appare fortissimo e la ragazza non nasconde quanto quel legame rappresenti per lei un modello.

            Ilary nel frattempo ha ricostruito completamente la propria vita sentimentale accanto a Bastian Müller, fino al matrimonio. Una nuova pagina che Chanel accoglie senza riserve.

            «Se mamma è felice, lo sono anche io», dice.

            Una frase semplice che racconta però quanto siano cambiati gli equilibri della famiglia Totti dopo anni nei quali ogni passaggio della separazione tra Francesco e Ilary è finito sotto una gigantesca lente mediatica.

            «La separazione di mamma e papà? L’ho vissuta male»

            Quando il discorso arriva proprio alla fine del matrimonio dei genitori, il tono cambia.

            Chanel aveva soltanto 15 anni quando, nell’estate del 2022, Francesco Totti e Ilary Blasi annunciarono la separazione. Da quel momento la storia privata della famiglia diventò una delle vicende di gossip più seguite d’Italia, trascinando inevitabilmente anche i figli dentro una tempesta che non avevano scelto.

            «La separazione di mamma e papà? Capita. È successo a noi, ma può accadere in tutte le famiglie», racconta Chanel. Poi ammette: «L’ho vissuta male perché anche sui social parlavano tanto e male di me, senza sapere come stavano veramente le cose».

            Alla fine, spiega, ha dovuto imparare ad accettare ciò che stava accadendo: «Non puoi farci nulla, solo accettarlo e andare avanti».

            Chanel, Cristian e quella gelosia da fratello maggiore

            Nata a Roma il 13 maggio 2007, Chanel è la secondogenita della coppia. Prima di lei è arrivato Cristian, nato nel 2005, mentre Isabel è nata nel 2016.

            Con il fratello maggiore il rapporto sembra seguire tutte le regole non scritte della fratellanza: amore, litigi e una discreta dose di gelosia.

            «Siamo cane e gatto, discutiamo ogni giorno ma ci vogliamo tanto bene. È geloso anche se non vuole ammetterlo», racconta Chanel, definendo comunque Cristian un punto di riferimento nella propria vita.

            Crescere con il cognome Totti, però, non è sempre stato semplice. Chanel racconta di avere capito da bambina che qualcosa nella sua famiglia fosse diverso quando cominciò a notare gli sguardi degli altri.

            «Mi sentivo osservata dalle bambine. Gli occhi addosso non mi sono mai piaciuti. Lì per la prima volta ho capito che qualcosa non andava. Mi ha sempre messo a disagio questa cosa».

            Dopo Pechino Express sogna la moda

            Nonostante sia figlia di uno dei calciatori italiani più famosi di sempre e di una delle conduttrici più popolari della televisione, Chanel non sembra intenzionata, almeno per ora, a trasformare la tv nella propria professione.

            Dopo l’esperienza a Pechino Express insieme a Filippo Laurino, guarda soprattutto alla moda e sogna un progetto personale.

            «Al momento il mondo della tv non è quello che voglio», ha spiegato. «Mi piacerebbe lavorare nel mondo della moda. Portare avanti un progetto tutto mio… vediamo».

            Sul futuro professionale, quindi, ancora qualche punto interrogativo. Su quello sentimentale, invece, almeno l’identikit c’è già: moro, capace di conquistarla e, possibilmente, disposto prima o poi a risolvere quel piccolo problema della “materia prima”.

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              Calcio

              Klopp contro le «svastichelle» dell’AfD: «L’orgoglio tedesco non lo lascio alle persone sbagliate». E si riprende la bandiera

              «Posso essere orgoglioso di essere tedesco pur essendo aperto, inclusivo, amichevole e accessibile». Jürgen Klopp usa la conferenza delle prime convocazioni per lanciare un messaggio politico chiarissimo: «Mi piacerebbe riprendermi la bandiera per me, per noi». E non è certo la prima volta che l’ex Liverpool dice quello che pensa.

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              Jurgen Klopp

                Le svastichelle dell’AfD potranno anche provare a mettere il cappello sulla bandiera tedesca e sull’orgoglio nazionale, ma Jürgen Klopp non ha nessuna intenzione di lasciarglieli in esclusiva. Il nuovo commissario tecnico della Germania doveva presentare le sue prime convocazioni e parlare soprattutto di calcio, invece ha approfittato della conferenza stampa per entrare a gamba tesa nel dibattito aperto dall’avanzata elettorale dell’ultradestra tedesca.

                E lo ha fatto alla sua maniera, senza troppi giri di parole e soprattutto senza rifugiarsi nel comodo recinto dello sport: «Non voglio lasciare l’orgoglio nazionale nelle mani delle persone sbagliate».

                Il concetto che Klopp vuole affermare è molto semplice: essere orgogliosi di essere tedeschi non significa necessariamente condividere le posizioni dell’AfD, chiudersi verso gli altri o lasciare che una determinata parte politica trasformi patriottismo, identità nazionale e bandiera in una propria esclusiva. Per questo il nuovo ct aggiunge una frase ancora più simbolica: «Dal mio punto di vista di sportivo, posso dire che mi piacerebbe riprendermi la bandiera per me stesso, per noi».

                Altro che moduli, centravanti e ballottaggi sulla fascia destra. Klopp ha appena preso possesso della panchina più importante del calcio tedesco e ha già deciso di giocare una partita molto più grande.

                Klopp vede avanzare l’AfD e sbotta: «Mio Dio, che cosa sta succedendo?»

                A provocare la presa di posizione sono state le ultime elezioni, che hanno segnato una nuova avanzata dell’AfD e riaperto in Germania il confronto sulla crescita dell’estrema destra. Klopp non nasconde lo sconcerto di una parte del Paese: «Abbiamo avuto delle elezioni in cui alcuni pensavano che andasse bene e altri pensavano: “Mio Dio, che cosa sta succedendo qui?”».

                Subito dopo arriva la precisazione che ci si aspetterebbe da un uomo di sport: non sono un esperto di politica. Solo che Klopp non usa quella premessa per tirarsi indietro e tornare prudentemente a parlare di pallone. Fa esattamente il contrario e affronta il punto che sembra stargli maggiormente a cuore, cioè il tentativo di identificare l’orgoglio nazionale con una determinata visione politica della Germania.

                «Posso essere orgoglioso di essere tedesco, pur essendo aperto, inclusivo, amichevole e accessibile», spiega. Una frase che contiene praticamente tutto il suo ragionamento: Klopp non vuole rinunciare al patriottismo per contrastare il nazionalismo, ma sottrarre proprio a quest’ultimo la pretesa di possederlo.

                «Riprendiamoci la bandiera»: Klopp sfida il monopolio dell’orgoglio tedesco

                La parte più interessante del discorso sta proprio nel verbo utilizzato dal ct: riprendersi la bandiera. Non metterla da parte perché qualcuno la usa politicamente, non guardarla con sospetto e neppure lasciare che diventi automaticamente il simbolo di una Germania chiusa e radicale, ma rivendicarla come patrimonio di un Paese molto più grande e complesso.

                È anche qui che, secondo Klopp, il calcio può avere un ruolo. Una Nazionale riunisce persone con origini, idee politiche e storie completamente differenti e può creare quel senso di comunità che difficilmente riesce ad altri strumenti. Per il nuovo ct, quindi, indossare la maglia tedesca o sventolare il nero, rosso e oro non deve significare aderire a una particolare idea di Germania.

                Una posizione ancora più significativa in un Paese nel quale il rapporto con nazionalismo, simboli e orgoglio nazionale continua inevitabilmente a fare i conti con il peso della propria storia. Klopp non pensa però che la soluzione consista nell’abbandonare quelle parole a chi le urla più forte: vuole continuare a usarle, semplicemente attribuendo loro un significato completamente diverso.

                Altro che allenatore aziendalista: Klopp parla di politica da vent’anni

                Chi conosce Jürgen Klopp non dovrebbe essere particolarmente sorpreso. L’ex allenatore di Mainz, Borussia Dortmund e Liverpool non appartiene alla categoria degli uomini di calcio che, appena una domanda esce dal rettangolo verde, si rifugiano nel classico «io penso soltanto alla prossima partita».

                Già nel 2004 parlava pubblicamente della propria fiducia nello stato sociale. Nel 2019, dopo le elezioni per il Parlamento europeo, aveva espresso la propria insoddisfazione nei confronti di una politica che, a suo giudizio, lavorava troppo spesso alimentando nelle persone la paura del futuro invece di offrire loro una prospettiva.

                Le sue idee non sono quindi nate con la panchina della Nazionale e neppure con l’ultima avanzata dell’AfD. Klopp ha sempre mostrato una certa allergia alla neutralità di facciata richiesta spesso ai personaggi dello sport e, quando ritiene che una questione riguardi i valori nei quali crede, difficilmente riesce a tenere la bocca chiusa.

                Quando Klopp prese di mira anche Donald Trump

                Nemmeno Donald Trump era riuscito a sfuggire alla lingua dell’allenatore tedesco. Dopo l’arrivo del tycoon alla Casa Bianca, Klopp aveva espresso apertamente la propria incredulità con una frase che lasciava pochissimo spazio alle interpretazioni: «Non è possibile che l’America sia un Paese così grande e importante e alla fine il presidente degli Stati Uniti sia Donald Trump».

                Insomma, nessuna improvvisa conversione del nuovo ct al commento politico. La differenza, semmai, è che adesso le sue parole hanno inevitabilmente un peso diverso, perché non arrivano più soltanto da uno degli allenatori più famosi e vincenti del calcio europeo, ma dall’uomo che rappresenta attraverso la Nazionale uno dei simboli più potenti dell’identità tedesca.

                E proprio per questo la frase sulla bandiera acquista un significato particolare. Klopp sa perfettamente che una Nazionale non può diventare il giocattolo politico di un allenatore, ma allo stesso tempo rivendica il diritto di spiegare quale idea di comunità vorrebbe vedere intorno alla sua squadra.

                Klopp si prende la Germania e lascia le «svastichelle» senza bandiera

                Poi arriverà naturalmente il calcio vero, con le convocazioni contestate, i giocatori lasciati a casa, le partite da vincere e milioni di tedeschi pronti a spiegare al commissario tecnico dove abbia sbagliato formazione. Ma prima ancora di mettere in campo la sua Germania, Klopp ha già scelto una delle immagini attraverso le quali vuole raccontarla: la bandiera tedesca sventolata senza complessi e senza consegnarla a chi pretende di trasformarla nel marchio di una sola parte politica.

                È questa la differenza sostanziale della sua posizione. Klopp non dice che l’orgoglio nazionale sia qualcosa di cui vergognarsi perché l’AfD cerca di appropriarsene. Dice esattamente il contrario: se qualcuno pretende di monopolizzarlo, bisogna strapparglielo di mano.

                «Posso essere orgoglioso di essere tedesco, pur essendo aperto, inclusivo, amichevole e accessibile», ripete il nuovo ct. Una dichiarazione d’intenti che arriva mentre il Paese discute dell’avanzata dell’estrema destra e che trasforma la sua prima Germania in qualcosa di più di una squadra da ricostruire.

                Klopp la bandiera se la tiene. Le svastichelle dell’AfD dovranno farsene una ragione.

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