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Gossip

Elena Santarelli senza filtri: “Sì, mi sono rifatta le tette. Le ho pagate io, quindi sono mie”

Santarelli racconta con ironia la scelta di rifarsi il seno e rivela di voler fare un intervento alle palpebre, nonostante l’opposizione del marito Bernardo Corradi: “Dice che si incazzerebbe e se ne andrebbe. Un po’ mi frena, ma alla fine farò come mi pare”.

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    Elena Santarelli, ancora una volta, parla senza filtri. Con Selvaggia Lucarelli, la showgirl ha affrontato con disarmante sincerità il tema della chirurgia estetica, mettendo fine — se mai ce ne fosse bisogno — a ogni illazione sul suo aspetto.

    «Non mi sono mai fatta problemi a dire che me le sono rifatte (le tette) — ha dichiarato —. Perché avrei dovuto mentire? Comunque non me l’hanno regalate, sono mie, le ho pagate io». Una frase che è subito diventata virale, per l’ironia e la naturalezza con cui Santarelli ha raccontato una scelta personale spesso oggetto di giudizi o pettegolezzi.

    Nel corso della chiacchierata con Lucarelli, la conduttrice ha aggiunto di avere in mente un intervento di blefaroplastica, ossia la correzione delle palpebre cadenti, ma di dover fare i conti con il dissenso del marito, l’ex calciatore Bernardo Corradi.

    «Dice che si incazzerebbe e se ne andrebbe. Un po’ mi frena, ma farò come mi pare», ha raccontato ridendo, confermando il suo spirito indipendente. Poi ha aggiunto: «Bernardo mi ama così come sono, ma io non vedo nulla di male nel volersi sentire meglio, anche grazie a un ritocco».

    Santarelli ha anche riflettuto sul rapporto tra autenticità e apparenza nel mondo dello spettacolo: «Oggi se ammetti di esserti rifatta sei criticata, e se dici di non averlo fatto ti danno della bugiarda. Io scelgo di essere onesta: il corpo è mio e ci faccio quello che voglio».

    Sui social, i fan hanno apprezzato la sua franchezza, sottolineando come la ex modella resti una delle poche a parlare apertamente di chirurgia senza trasformarla in un tabù.

    Nel frattempo, tra un progetto televisivo e uno familiare, Santarelli sembra pronta — blefaroplastica o no — a continuare a dettare legge sul fronte della sincerità: perché, come dice lei stessa, «la libertà è anche potersi rifare qualcosa senza doverlo giustificare».

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      Gossip

      Marina La Rosa, “gattamorta” sulle app di incontri: chat, flirt e “ergonomia sentimentale”. «I maschi, che mondo stupendo»

      «Ve lo dico io prima che lo facciano altri»: Marina La Rosa anticipa tutti e confessa sui social di aver scaricato un paio di app di incontri “solo per chiacchierare un po’”. L’idea nasce da due amiche, una delle quali già sogna un podcast su questa sua nuova vita digitale. Lei osserva, scrive, flirta e trasforma il tutto in un piccolo laboratorio sociologico: giardinieri, operai, manager, viaggiatori mistici e persino chi dice di mandare “lettere d’amore” ma lavora per Equitalia. Non cerca il fidanzato, ma “qualcosa di più intimo” e fissa anche una regola sull’altezza: meno di 1,70 no, «non è discriminazione, è ergonomia sentimentale».

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        «Ve lo dico io prima che lo facciano altri». Bastano poche righe e Marina La Rosa, la “gattamorta” per eccellenza del primo Grande Fratello, ributta la palla al centro. Nessun scoop rubato, nessuna rivelazione a tradimento: è lei stessa ad annunciare di aver scaricato un paio di app di incontri. Non per trovare il principe azzurro, precisa, ma per curiosità. Per chiacchierare. Per osservare. E, inevitabilmente, per raccontare.

        Il laboratorio segreto sulle dating app
        Tutto nasce da due amiche, A. e M.: la prima le consiglia di provarci “per divertirsi un po’”, la seconda pensa già a trasformare l’esperimento in un podcast. Marina accetta la sfida e si ritrova a fare quello che le viene meglio: scrivere. «Scrivo tantissimo a perfetti sconosciuti. E la cosa mi diverte più del previsto», confessa. L’esperimento diventa subito qualcosa di più di un semplice passatempo. «La trovo interessante anche da un punto di vista sociologico», ammette, con quell’ironia tagliente che l’ha resa un personaggio unico nel panorama televisivo.

        Un “campionario umano” del genere maschile
        Scorrendo profili, bio, messaggi e cliché, Marina parla di una vera e propria collezione di tipi umani. «Una specie di campionario del genere maschile»: il giardiniere, l’operaio, il manager in trasferta perenne, il viaggiatore mistico che scrive frasi pseudo-spirituali, l’“operatore” non meglio identificato. E poi lui, il personaggio più surreale: quello che dice di mandare “lettere d’amore” per lavoro, ma in realtà lavora per Equitalia. Una battuta che sembra uscita da una serie tv, ma che racconta benissimo il cortocircuito tra immagine patinata e realtà. Marina commenta con quattro parole che sono una sentenza: «I maschi. Che mondo stupendo».

        Niente fidanzato, ma “qualcosa di più intimo”
        Chi pensa che Marina sia alla ricerca di un nuovo “grande amore” sbaglia bersaglio. «Non cerco un fidanzato. Cerco qualcosa di più intimo», scrive. Non definisce, non incasella, lascia volutamente la frase in sospeso. Poi, però, la riempie con un’immagine molto concreta: «Uno con cui andare al cinema e mangiare i popcorn dallo stesso contenitore mentre guardiamo il film». Meno promessa d’eternità, più complicità quotidiana. Meno “per sempre”, più “adesso, ma bene”.

        Altezza e “ergonomia sentimentale”
        Infine arriva il paletto che ha acceso i commenti: quello sull’altezza. «È difficile essere alla mia altezza, lo so. Però se non lo siete, non scrivetemi», premette. Poi chiarisce: «Io non sono così alta, sono un metro e settanta, quindi più bassi no. Mi dispiace. Non è discriminazione, è ergonomia sentimentale». Una formula perfetta per spiegare, ridendo, che anche il corpo ha le sue esigenze. E che avere preferenze non è un reato, a patto di dichiararle con onestà.

        Tra autoironia, lucidità e una buona dose di cinismo tenero, Marina La Rosa trasforma il suo debutto sulle app di incontri in un piccolo romanzo di costume. E, ancora una volta, dimostra che quando decide di parlare dei “maschi”, il vero match è quello tra la realtà e la sua penna.

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          Personaggi

          Jennifer Aniston: “Basta con le bugie. Ecco perché non ho avuto figli”

          Dopo anni di speculazioni e giudizi, l’attrice americana rompe il silenzio e rivela la verità sulle sue scelte di vita e sul dolore nascosto dietro la sua immagine pubblica.

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          Jennifer Aniston

            Per quasi trent’anni Jennifer Aniston è stata oggetto di un’ossessione mediatica: la sua vita sentimentale e, soprattutto, la sua maternità mancata. Innumerevoli articoli, commenti e supposizioni hanno dipinto l’attrice come una donna troppo dedita al lavoro, restia alla famiglia o incapace di impegnarsi davvero. Oggi, a 56 anni, Aniston ha deciso di mettere fine a quella che definisce una “falsa narrativa” sulla sua vita privata.

            In una recente intervista rilasciata a Harper’s Bazaar, l’attrice ha parlato apertamente della sofferenza che le ha causato il continuo scrutinio pubblico e ha smentito categoricamente le voci secondo cui non avrebbe mai voluto figli. “Non conoscevano la mia storia, né quello che ho passato negli ultimi vent’anni per cercare di avere una famiglia – ha spiegato –. Non vado in giro a raccontare i miei problemi medici, ma sentivo il bisogno di chiarire che non è mai stata una scelta egoistica”.

            Il riferimento è anche alle numerose critiche che, nel corso degli anni, hanno accompagnato le sue relazioni. Dopo il matrimonio con Brad Pitt, durato dal 2000 al 2005, e quello con Justin Theroux, terminato nel 2018, Aniston è rimasta spesso al centro dell’attenzione più per le sue vicende sentimentali che per la sua carriera. “Non sono affari di nessuno – ha aggiunto –. Ma è impossibile non sentire, a un certo punto, tutto ciò che si dice di te. Ti etichettano come egoista o maniaca del lavoro, ma dimenticano che dietro l’immagine pubblica c’è una persona che prova dolore, proprio come chiunque altro.”

            Oggi Jennifer Aniston continua a lavorare con successo — dalla serie The Morning Show alle sue produzioni cinematografiche — ma lo fa con una nuova consapevolezza. L’attrice riconosce che il suo percorso, anche senza figli, è pienamente valido. “Non mi definisce ciò che non ho – ha concluso –. Mi definisce come ho vissuto, amato e imparato. E questa, per me, è la vera realizzazione.”

            Con parole sincere e disarmanti, la star hollywoodiana ha riportato il dibattito su un terreno più umano, invitando i media e il pubblico a smettere di misurare il valore di una donna in base alla sua maternità. Un messaggio che risuona potente, oltre la fama e oltre lo schermo.

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              Gossip

              “Fuori di Cabello” debutta tra applausi e prime polemiche: Victoria Cabello inciampa con Emma e la domanda su Stefano De Martino

              Accoglienza calorosa per Fuori di Cabello, il podcast che riporta Victoria Cabello al centro della scena. Intelligenza e ironia convincono, ma l’esordio è segnato da una domanda su Stefano De Martino rivolta a Emma: la risposta secca della cantante fa discutere.

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                Il ritorno di Victoria Cabello era uno di quelli attesi con affetto quasi unanime. Fuori di Cabello, il suo nuovo podcast, è stato accolto da una pioggia di osanna: per l’intelligenza, per l’ironia mai addomesticata, per quella capacità tutta sua di osservare il mondo con uno sguardo laterale, colto e spiazzante. Eppure, proprio all’esordio, qualcosa si è incrinato. Non abbastanza da oscurare il progetto, ma sufficiente a far parlare di “partenza col piede sbagliato”.

                Il momento chiave arriva durante l’intervista a Emma Marrone. Cabello chiede alla cantante di autovalutarsi in ambito amoroso su una scala da 1 a 10, specificando che il 10 sarebbe Stefano De Martino. Un riferimento che, per molti, suona gratuito. La reazione di Emma è immediata e gelida: «Ma che ne so io?». Fine. Nessuna risata, nessun rilancio. Il disagio resta lì, sospeso.

                Il ritorno di Victoria Cabello

                Per capire perché l’episodio abbia fatto rumore, bisogna partire dal contesto. Victoria Cabello torna con un podcast dopo anni di presenza televisiva più rarefatta, e lo fa con un format che punta tutto sulla conversazione, sull’ascolto, sullo scambio intelligente. Il pubblico la ritrova brillante, colta, capace di tenere il ritmo senza urlare, qualità sempre più rare nel panorama dei contenuti audio e video.

                Proprio per questo, l’aspettativa era alta. Fuori di Cabello non nasce come un prodotto trash, ma come uno spazio di dialogo raffinato, ironico, libero. L’idea di fondo funziona e l’accoglienza iniziale lo dimostra. Ma basta una domanda mal calibrata per spostare l’attenzione.

                La domanda di troppo

                Chiedere a Emma di autovalutarsi sentimentalmente usando come metro Stefano De Martino non è solo una battuta. È un corto circuito. Emma è stata legata in passato al conduttore di Affari Tuoi, una relazione finita da anni ma mai del tutto archiviata dall’immaginario mediatico. Tirare fuori quel nome, in quel modo, significa riaprire una porta che la cantante, da tempo, sembra voler tenere chiusa.

                Il problema non è l’ironia in sé, ma il bersaglio. La domanda sposta il focus da Emma come artista e persona a Emma come ex. Un terreno scivoloso, soprattutto in un contesto che ambisce a essere più alto del solito gossip.

                La risposta di Emma

                La reazione di Emma Marrone dice molto più di mille analisi. Quel «Ma che ne so io?» non è una battuta, non è una provocazione. È una chiusura. Una risposta secca, quasi infastidita, che segnala un confine. Emma non gioca, non accetta il frame proposto e non lo rilancia. Fine del segmento emotivo.

                Per molti ascoltatori, quel momento ha rappresentato una frattura. Non tanto per la durezza della risposta, quanto per la sensazione che la domanda fosse fuori fuoco rispetto al tono generale del podcast.

                Social divisi

                Sui social, come prevedibile, il dibattito si accende. C’è chi difende Victoria Cabello, parlando di ironia mal interpretata e di una semplice provocazione. Altri, invece, sottolineano come anche le menti più brillanti possano inciampare quando si appoggiano a cliché ormai stanchi: la donna definita dalle sue relazioni, l’ex che ritorna come parametro di valore.

                In mezzo, resta una constatazione: il momento ha funzionato come detonatore, non come contenuto. Ha spostato l’attenzione dal podcast in sé alla polemica, cosa che raramente giova a un progetto appena nato.

                Un inciampo, non una condanna

                Ridurre Fuori di Cabello a questo episodio sarebbe però ingeneroso. Il podcast mostra già una direzione chiara e una voce riconoscibile. L’errore, semmai, è quello di aver sottovalutato la sensibilità di un tema e di un’interlocutrice che, da anni, combatte contro una narrazione riduttiva della propria vita privata.

                Victoria Cabello resta una delle figure più intelligenti del panorama mediatico italiano. Proprio per questo, l’aspettativa su di lei è più alta. E quando si cade, la caduta fa più rumore.

                Una lezione implicita

                Se c’è qualcosa che questo episodio insegna, è che il contesto conta. L’ironia funziona solo quando è condivisa. Altrimenti, diventa una forzatura. Emma lo ha segnalato con una frase sola, asciutta, senza bisogno di spiegazioni.

                Il podcast continuerà, il pubblico resterà, e probabilmente l’episodio verrà archiviato come un inciampo iniziale. Ma resta il segnale: anche nei format più intelligenti, il confine tra provocazione e cliché è sottile. E attraversarlo può costare caro, almeno per una puntata.

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