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Gossip

Ilary Blasi senza filtri: la sua sfida col paracadute e il retroscena su Bastian Muller

Dal brivido del volo all’autenticità fuori e dentro lo schermo: Ilary Blasi ha affrontato il lancio col paracadute senza esitazioni, seguita passo dopo passo dal compagno Bastian Muller. La presidente del centro di paracadutismo che l’ha ospitata svela dettagli inediti: «Non potevamo credere ai nostri occhi. A telecamere spente? È esattamente come la vedete».

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    Ilary Blasi ha deciso di lanciarsi nel vuoto. Letteralmente. La conduttrice, protagonista della docuserie Ilary su Netflix, si è messa alla prova con un lancio col paracadute da un’aviosuperficie di Nettuno, nella periferia romana. Un gesto che per lei non è solo una prova di coraggio, ma un simbolo della nuova fase della sua vita.

    Dietro le quinte, chi ha assistito all’evento racconta un’esperienza sorprendente. «Quando abbiamo saputo che si sarebbe lanciata, siamo rimasti senza parole», confessa Arianna Di Magno, presidente del Centro di paracadutismo Crazy Fly, dove si sono svolte le riprese.

    E se molti pensano che certi momenti siano studiati a tavolino per fare spettacolo, lei smentisce ogni dubbio: «Ilary è esattamente come appare in TV. Senza filtri, senza pose. Si è subito ambientata, come se fosse una di noi».

    La gaffe sul paracadute e la reazione senza censure

    Il momento più esilarante? La sua espressione quando l’istruttore le ha mostrato la posizione da assumere se il paracadute non si fosse aperto.

    «Era convinta che fosse la posizione corretta per la caduta libera. Quando ha scoperto il vero motivo, ha lanciato un’esclamazione colorita che ci ha fatto morire dal ridere. La scena è stata talmente spontanea che la produzione ha deciso di non tagliarla», racconta Di Magno.

    Un momento che ha confermato ancora una volta quanto Ilary non abbia paura di mostrarsi per quella che è, senza filtri né artifici televisivi.

    Bastian Muller, un sostegno costante

    A fianco della conduttrice, durante tutto il percorso, c’era Bastian Muller, il compagno con cui ha voltato pagina dopo il turbolento divorzio da Francesco Totti. «È stato accanto a lei in ogni fase: dal briefing alla preparazione del volo. Ha seguito ogni momento con attenzione e ha aspettato con calma il suo atterraggio», spiega la presidente del centro.

    Se Ilary affrontava le sue paure, Bastian non ha perso un istante per dimostrarle il suo supporto, senza clamore, ma con discrezione e presenza costante. «Si vede che tra loro c’è un bellissimo equilibrio. Lui è un uomo gentile e pacato, sempre pronto a sostenerla».

    Un nuovo capitolo, senza paura

    Ilary Blasi ha sempre dimostrato di non temere le sfide, e il lancio nel vuoto è solo l’ennesima dimostrazione del suo carattere. Un gesto simbolico, che segna la sua rinascita dopo mesi di gossip e chiacchiere sulla sua vita privata.

    E se qualcuno aveva ancora dubbi su di lei, chi l’ha vista da vicino garantisce: «Niente di costruito, niente di artefatto. Ilary è quella che vedete: diretta, spontanea e capace di trasformare anche la paura in un’occasione per ridere».

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      Reali

      Due tentativi di intrusione a Kensington Palace: arrestato un 39enne inglese, processo senza imputato

      Derek Egan, 39 anni, è stato arrestato dopo aver tentato due intrusioni a Kensington Palace, residenza del principe William e di Kate Middleton. Fermato grazie alle telecamere di sicurezza, è accusato di violazione di domicilio. Il tribunale ha escluso la libertà su cauzione e disposto il proseguimento del procedimento in sua assenza.

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        Per due volte, a distanza di appena quarantotto ore, ha cercato di introdursi all’interno di Kensington Palace. Protagonista della vicenda è Derek Egan, 39 anni, cittadino inglese, arrestato e accusato di violazione di domicilio dopo aver tentato l’irruzione nella residenza londinese del Principe William e di sua moglie Kate Middleton.

        Secondo quanto riferito dalla polizia, si tratta di due episodi distinti avvenuti il 21 e il 23 dicembre 2025, pochi giorni prima di Natale. In entrambi i casi, l’uomo sarebbe stato individuato nell’area di Palace Green, a Kensington, zona sottoposta a un sistema di sorveglianza particolarmente stringente.

        Due episodi ravvicinati e l’intervento della sicurezza
        Il primo tentativo risale al 21 dicembre, il secondo al 23. In entrambe le occasioni Egan avrebbe cercato di avvicinarsi in modo non autorizzato all’area del palazzo. A tradirlo sono state le telecamere di sicurezza, che hanno consentito alle forze dell’ordine di intercettarlo e fermarlo prima che potesse accedere agli spazi interni.

        La polizia ha chiarito che, al momento delle intrusioni, il Principe e la Principessa del Galles non si trovavano all’interno del palazzo. William e Kate utilizzano infatti un’ala di Kensington Palace come residenza ufficiale quando sono a Londra, ma erano assenti durante i fatti.

        L’udienza e le accuse confermate
        Il 30 dicembre Derek Egan è comparso davanti al Westminster Magistrates’ Court, dove sono state formalmente confermate le accuse di violazione di domicilio. Il giudice ha fissato un’ulteriore udienza per la conferma delle dichiarazioni al 6 gennaio, stabilendo però che il procedimento proseguirà in assenza dell’imputato.

        Una decisione motivata dal comportamento definito “aggressivo e disordinato” tenuto dall’uomo sia nei confronti delle forze dell’ordine sia durante la comparizione in tribunale.

        Nessuna cauzione e rischio carcere
        Il magistrato ha inoltre respinto la richiesta di libertà su cauzione. Secondo il tribunale, esiste una concreta possibilità che, in caso di condanna, Egan possa ricevere una pena detentiva. Un elemento che ha pesato nella decisione di mantenerlo in custodia e di accelerare l’iter giudiziario.

        La vicenda riporta l’attenzione sui livelli di sicurezza che circondano le residenze reali britanniche, soprattutto in un periodo sensibile come quello delle festività. Kensington Palace, pur essendo in parte aperto al pubblico e inserito nel tessuto urbano di Londra, resta uno dei luoghi più sorvegliati della capitale.

        Sicurezza e allerta costante
        Il doppio tentativo di intrusione, ravvicinato nel tempo, viene letto come un episodio serio, anche alla luce della recidiva nel giro di pochi giorni. Un segnale che ha portato le autorità a intervenire con decisione, evitando qualsiasi sottovalutazione.

        Il procedimento giudiziario ora proseguirà nelle prossime settimane, mentre le misure di sicurezza attorno a Kensington Palace restano sotto osservazione costante.

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          Gossip

          Diletta Leotta: “Quando rubarono le mie foto intime mi sono sentita paralizzata. La colpa non è mai della vittima, ma di chi viola la sua privacy”

          “Oggi sono Ambassador di Meta per la sicurezza online, ma allora non esistevano parole come revenge porn. Mi hanno colpita due volte: con l’hack e con il giudizio. È tempo di smettere di proteggere i carnefici.”

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            “È cominciato tutto con un messaggio da un’amica: ‘Hai visto le foto che stanno girando in rete?’”. Così Diletta Leotta, oggi 34 anni, ricorda il giorno in cui la sua vita cambiò. Era il 2016, aveva 26 anni e una carriera televisiva in ascesa quando alcune immagini private, salvate nel suo archivio Cloud, furono rubate e diffuse online insieme al suo numero di telefono.

            “Ho cercato su Google, e intanto il mio cellulare ha iniziato a impazzire. Chiamate, messaggi, insulti. Mi sono sentita paralizzata, violata nella mia libertà.” Un trauma vissuto in solitudine, aggravato da una reazione pubblica feroce. “C’era persino un programma che insinuava che fosse colpa mia. Ma non era così. La colpa non è mai della vittima.”

            Leotta, che oggi è Ambassador di Meta per la sicurezza digitale, ricorda il percorso difficile che l’ha portata dalla vergogna alla denuncia: “All’inizio ho provato sconforto e paura, poi ho trovato il coraggio di rivolgermi alla polizia postale. All’epoca non si parlava ancora di revenge porn. Non avevo strumenti né leggi che mi tutelassero. Mi sono ritrovata a combattere contro un gigante invisibile.”

            Da allora la conduttrice di Dazn ha trasformato quella ferita in una battaglia civile. “Bisogna smettere di colpevolizzare chi subisce e cominciare a punire davvero chi viola la privacy. Finché non si farà chiarezza su questo, continueremo a proteggere i carnefici.”

            Oggi, a distanza di quasi dieci anni, Leotta guarda avanti ma non dimentica. “Rispetto al 2016 molto è cambiato. Almeno ora queste violenze hanno un nome, e le persone sanno di non essere sole. Ma c’è ancora tanto da fare: le ragazze e i ragazzi devono capire che non devono vergognarsi, ma denunciare.”

            Una ferita che l’ha resa più forte, una storia che oggi racconta per dare forza a chi ha paura di parlare.

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              Gossip

              La “maledizione delle Kardashian” è finita: Kendall Jenner prende in giro i suoi ex nello spot del Super Bowl

              Nel nuovo spot andato in onda durante il Super Bowl, Kendall Jenner ironizza sulla presunta “maledizione delle Kardashian”, secondo cui ogni giocatore di basket che esce con lei finirebbe in crisi. Tra maglie NBA bruciate e battute sul proprio stile di vita, la modella trasforma il gossip in una potente operazione di auto-marketing.

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                Per anni è stata raccontata come una leggenda nera del gossip sportivo: la “maledizione delle Kardashian”. Ora Kendall Jenner ha deciso di prenderla, accenderle un fiammifero e ridurla in cenere in prima serata, durante lo Super Bowl.

                Nello spot, Kendall guarda in camera e dice con finta innocenza: «Internet dice che sono maledetta e che ogni giocatore di basket che esce con me attraversa un periodo difficile». Subito dopo arriva la scena cult: accende un fiammifero e lo lancia in un cesto pieno di maglie NBA. Non maglie qualsiasi, ma quelle dei Los Angeles Lakers, dei Philadelphia 76ers e dei Phoenix Suns. Traduzione visiva: i suoi ex.

                Ex illustri e carriere sotto la lente
                Le divise rimandano senza troppi giri di parole a Devin Booker, Ben Simmons e Blake Griffin, tre nomi che, per il popolo del web, sarebbero la prova vivente della “maledizione”. Coincidenze sportive, infortuni, cali di rendimento? Per Internet no: colpa di Kendall. E lei, invece di smentire, rilancia.

                La battuta sulla villa e il colpo finale
                La provocazione continua quando Kendall mostra la sua villa, la piscina, il lusso ostentato senza complessi. Poi la stoccata: «In quale altro modo pensi che potrei permettermi tutto questo? Facendo la modella?». La risposta è implicita e volutamente assurda: secondo la narrazione ironica dello spot, il suo stile di vita sarebbe finanziato dai soldi guadagnati “puntando contro” le carriere dei suoi ex, destinati a floppare subito dopo la rottura.

                Autoironia come strategia perfetta
                Il messaggio è chiaro: la “maledizione delle Kardashian” non esiste più, se mai è esistita. Kendall se ne appropria, la svuota e la trasforma in intrattenimento. Dove altri avrebbero gridato al sessismo o al pregiudizio, lei sceglie l’arma più efficace: l’autoironia feroce, calibrata per diventare virale.

                Nel grande circo del Super Bowl, tra spot milionari e storytelling ipercontrollato, Kendall Jenner riesce a fare una cosa semplice e potentissima: ridere del gossip prima che sia il gossip a ridere di lei.

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