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Gossip

L’erede dei Beretta festeggia a Dubai con Melissa Satta: un compleanno con torta… esplosiva!

Carlo Gussalli Beretta celebra il suo compleanno a Dubai con Melissa Satta: il dettaglio della torta a forma di pistola fa discutere. Un tocco di cattivo gusto o una semplice trovata ironica?

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    Rampollo milionario di casa Beretta, erede della storica dinastia di produttori d’armi. Nipote di Bartolomeo Beretta, fondatore della celebre azienda, suo padre Pietro è l’attuale vicepresidente della fabbrica. Anche il giovane ragazzo ama le armi ed è un grande appassionato di caccia.

    La location è da sogno… ma l’elemento singolare è un altro

    Per festeggiare i suoi 28 anni ha scelto Dubai, naturalmente accompagnato dalla sua fidanzata Melissa Satta. Un compleanno da sogno, tra sole, mare e lusso sfrenato. Tuttavia, a catturare l’attenzione non sono stati i panorami mozzafiato o la cena esclusiva, bensì… la torta. Sì, perché il dolce scelto per l’occasione era a tema pistola e proiettili, un dettaglio che ha fatto alzare più di un sopracciglio.

    Un dessert “da sparo”: ironia o cattivo gusto?

    Mentre molti si aspettavano un classico dolce di compleanno decorato con candele scintillanti o cuori romantici (d’altronde era anche San Valentino…), la scelta di una torta con una pistola ha lasciato perplessi. Una celebrazione che strizza l’occhio alla tradizione di famiglia o una mossa discutibile? Sui social il dibattito si è acceso: c’è chi ha trovato la trovata simpatica e chi, invece, ha giudicato il gesto di dubbio gusto, soprattutto in un momento storico in cui il tema delle armi è particolarmente sensibile.

    Melissa Satta e Carlo Beretta: amore e lusso negli Emirati

    Al di là della controversa torta “da sparo”, la coppia si è goduta una vacanza da sogno negli Emirati Arabi. Melissa e Carlo hanno soggiornato in una location esclusiva, il Sirene by GAIA di Dubai, un ristorante di lusso specializzato in pesce. Tra cene romantiche e momenti di relax sotto il sole, i due hanno condiviso scatti della loro fuga d’amore sui social, facendo sognare i fan.

    Una relazione che procede a gonfie vele

    Melissa Satta e Carlo Gussalli Beretta si frequentano dalla primavera del 2024 e sembrano sempre più affiatati. L’ex velina ha raccontato in un’intervista quanto sia felice accanto a Carlo, lasciando intendere che la relazione potrebbe avere un futuro importante. Il piccolo Maddox, figlio di Melissa nato dal matrimonio con Kevin-Prince Boateng, ha già un buon rapporto con il nuovo compagno della madre, consolidando sempre più l’idea di una famiglia allargata e armoniosa.

    Un compleanno da ricordare, per un motivo o per un altro…

    Tra lusso, amore e una torta che ha fatto discutere, il compleanno di Carlo Beretta a Dubai non è certo passato inosservato. Se l’obiettivo era far parlare di sé, la missione è riuscita. Resta solo da capire se il dolce esplosivo sia stato davvero una scelta azzeccata… o un colpo a salve.

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      Gossip

      Cristiano Cucchini rompe il silenzio su Raoul Bova: “Dicevano che lo sceglievo perché ci andavo a letto”

      Cristiano Cucchini ricostruisce l’origine dei rumors sul suo rapporto con Raoul Bova e liquida tutto con una battuta diventata proverbiale: “Se fosse stato vero, avrei dovuto scegliere mezza Roma”.

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        Certe voci non muoiono mai, semplicemente tornano a galla a intervalli regolari. Cristiano Cucchini, agente storico di molti attori, ha deciso di chiarire una volta per tutte un pettegolezzo che lo accompagna da oltre trent’anni e che riguarda il suo rapporto con Raoul Bova. Una storia che nasce negli anni ’90, quando Bova era reduce dal successo de La Piovra e il suo nome cominciava a pesare davvero nel panorama della fiction italiana.

        Cucchini racconta l’episodio con precisione quasi chirurgica. Dopo La Piovra, si reca in Rai per un progetto e, durante una riunione, gli viene chiesto quale attore sceglierebbe per una nuova fiction destinata alla messa in onda. La risposta è immediata: Bova. È in quel momento che qualcuno, senza troppi giri di parole, insinua che quella scelta non sia professionale ma personale.

        L’origine del pettegolezzo negli anni ’90
        “Qualcuno – non ricordo nemmeno chi – mi disse che avevo fatto il nome di Bova perché ci andavo a letto”, racconta Cucchini. Un’accusa buttata lì, con la leggerezza tipica di certi ambienti, ma sufficiente a trasformarsi in voce di corridoio e poi in leggenda metropolitana. Una di quelle frasi che non hanno bisogno di prove per circolare.

        La replica, però, è rimasta impressa quanto l’insinuazione. Cucchini racconta di aver risposto senza scomporsi: “Se lo avessi scelto per questo, avrei dovuto scegliere mezza Roma”. Una battuta secca, ironica, ma anche definitiva, che smonta il pettegolezzo con una risata e lo riporta alle sue reali dimensioni.

        Professionalità contro malizia
        Nel racconto dell’agente c’è soprattutto la fotografia di un’epoca in cui il confine tra vita privata e scelte professionali veniva spesso sporcato da allusioni gratuite. Bova, in quel momento, era semplicemente uno degli attori più credibili e promettenti del panorama televisivo. Indicarlo come scelta naturale per una fiction non aveva nulla di sorprendente, se non per chi cercava altro sotto la superficie.

        Cucchini non indulge in vittimismo né in recriminazioni. Si limita a ricostruire i fatti e a ricordare come certi meccanismi funzionino da sempre allo stesso modo: un nome forte, un agente influente, una frase sussurrata e il gioco è fatto.

        Una voce che ritorna ciclicamente
        Il fatto che questo pettegolezzo torni a circolare ancora oggi dice molto sulla sua natura. Non è una notizia, non è uno scandalo, ma una vecchia insinuazione che riemerge quando il nome di Raoul Bova torna al centro dell’attenzione mediatica. E ogni volta trova qualcuno disposto a riprenderla senza chiedersi da dove nasca davvero.

        Con poche parole, Cucchini chiude il cerchio e rimette la storia nel suo contesto: quello di una battuta infelice trasformata in leggenda. Il resto, come spesso accade, è solo rumore.

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          Personaggi

          Paul Mescal e Gracie Abrams, amore allo scoperto: le foto su Instagram che raccontano due anni insieme

          Dalle fototessere in cabina agli abbracci negli stadi vuoti fino ai pomeriggi sugli spalti del baseball: Gracie Abrams celebra su Instagram una relazione lunga due anni con Paul Mescal.

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            La domanda circolava da mesi, alimentata da avvistamenti, silenzi e qualche apparizione calibrata: Paul Mescal e Gracie Abrams stanno insieme ufficialmente? Ora la risposta è arrivata, senza comunicati né interviste esclusive, ma nel modo più contemporaneo possibile: un carosello di fotografie su Instagram.

            È stata proprio Gracie Abrams a scegliere il suo profilo social per condividere una serie di scatti che non lasciano spazio a interpretazioni. Immagini intime, quasi domestiche, che raccontano una storia lontana dal clamore: fototessere scattate in una cabina, abbracci negli stadi vuoti, pomeriggi passati sugli spalti a guardare una partita di baseball. Un racconto per frammenti che celebra due anni d’amore senza bisogno di dichiarazioni ufficiali.

            Lui star del cinema, lei regina delle classifiche
            Paul Mescal è oggi uno degli attori più gettonati della sua generazione. Dalla consacrazione internazionale ai grandi set cinematografici, la sua carriera corre veloce e sotto i riflettori. Gracie Abrams, dall’altra parte, ha scalato le classifiche mondiali costruendo una fanbase solida e trasversale, grazie a un pop intimo e autobiografico che parla soprattutto alle nuove generazioni.

            Due percorsi diversi, ma compatibili, che sembrano essersi incontrati lontano dal red carpet. Ed è proprio questa normalità a colpire nelle immagini condivise: nessuna posa studiata, nessun evento glamour, solo momenti rubati alla routine.

            Una conferma senza proclami
            Il post non è accompagnato da lunghe didascalie né da dichiarazioni solenni. Le fotografie parlano da sole e sembrano suggerire una scelta precisa: rendere pubblico ciò che, di fatto, esiste da tempo, senza trasformarlo in uno spettacolo. Due anni insieme, raccontati con leggerezza e misura, lontano dalle logiche dell’ufficializzazione forzata.

            In un’epoca in cui le relazioni delle celebrity vengono spesso annunciate come lanci promozionali, Mescal e Abrams scelgono un’altra strada. Più discreta, più coerente con l’immagine che entrambi hanno costruito.

            Social come album privato
            Il risultato è un album sentimentale condiviso con milioni di follower, che funziona proprio perché non cerca l’effetto virale. È la quotidianità a fare notizia: sedersi sugli spalti, ridere in una cabina fotografica, abbracciarsi quando non c’è nessuno a guardare.

            La conferma, a questo punto, è tutta qui. E forse è proprio questo il segnale più forte: una storia importante raccontata senza alzare la voce.

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              Personaggi

              “I miei fan? Stupidi”: Fabrizio Corona lo dice in tv. E a questo punto dobbiamo credergli

              In un’intervista alla televisione svizzera, Fabrizio Corona definiva “stupidi” i suoi stessi follower, spiegando che il guadagno nasce dal vendere contenuti a chi lo segue senza spirito critico. Una dichiarazione che oggi suona come una confessione.

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                Che Fabrizio Corona non abbia mai avuto particolare stima del suo pubblico non è una novità. La differenza, questa volta, è che lo ha detto lui. Senza filtri, senza ambiguità, senza nemmeno la solita ironia di copertura. Un anno fa, intervistato dalla televisione svizzera, Corona spiegava con brutalità chirurgica come funziona il suo rapporto con i follower. E il ritratto che ne usciva non era lusinghiero.

                “I numeri li fai guadagnando, vendendo agli stupidi che ti seguono”, diceva. Poi affondava il colpo: “Perché la maggior parte delle persone che seguono questa cosa, la massa, sono tutti stupidi”. Non haters, non critici, non avversari. I suoi. I fan. Quelli che cliccano, pagano, condividono.

                La teoria Corona: massa, numeri, incassi
                Nessuna invettiva emotiva, nessuno scatto d’ira. Al contrario: Corona parlava con la calma di chi sta spiegando un modello di business. Secondo la sua visione, il successo non nasce dal contenuto, ma dal meccanismo. Più la massa è acritica, più è monetizzabile. Più è rumorosa, più produce valore economico.

                Una dichiarazione che ribalta la retorica classica dell’influencer riconoscente al proprio pubblico. Qui non c’è gratitudine, non c’è comunità. C’è un mercato. E dall’altra parte del bancone, parole sue, ci sono “stupidi”.

                Quando la confessione vale più dell’accusa
                La cosa interessante è che non siamo davanti a un’accusa mossa da terzi, né a un’inchiesta, né a una ricostruzione ostile. È una definizione auto-inflitta. Se lo dice Corona, verrebbe da pensare, perché non dovremmo credergli? In fondo è sempre stato il primo a rivendicare lucidità, cinismo, capacità di leggere il sistema mediatico meglio degli altri.

                Il punto, semmai, è un altro: quanti di quelli che oggi lo seguono, lo difendono, lo rilanciano, hanno ascoltato davvero quelle parole? E quanti, ascoltandole, hanno deciso che andava bene lo stesso?

                Il cortocircuito perfetto
                Il paradosso è tutto qui. Corona costruisce consenso dicendo apertamente di disprezzarlo. E il consenso non solo regge, ma cresce. È il cortocircuito definitivo del personaggio: dire la verità più scomoda possibile e scoprire che non cambia nulla. Perché la macchina, una volta avviata, non ha più bisogno di rispetto reciproco.

                Alla fine resta una frase che pesa come un macigno e che oggi, riascoltata, suona meno come una provocazione e più come un manifesto. I fan? Stupidi. Se lo dice lui, forse, conviene smettere di far finta di niente.

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