Personaggi
Monica Setta contro il «GialappaShow»: “Satira sì, ma difendo il mio programma”
Monica Setta non si dice offesa dall’imitazione di Giulia Vecchio, ma si muove per tutelare il suo nome e il programma di Rai2, denunciando il rischio di una deriva social dannosa.
Bene ma non benissimo. Monica Setta, protagonista del programma Storie di donne al bivio su Rai2, ha deciso di muoversi legalmente dopo essere stata oggetto di una imitazione nel GialappaShow di Tv8. La giornalista, pur riconoscendo il valore della satira, ha chiesto ai suoi legali di scrivere alla rete per “evitare la deriva social e tutelare il marchio Rai” legato al suo programma.
Nonostante il tono tutto sommato disteso con cui ha commentato l’accaduto, Monica Setta ha sollevato un problema concreto: cercando il suo nome online, i primi risultati che emergono riguardano la parodia di Giulia Vecchio piuttosto che il suo lavoro effettivo. “Questo genera confusione nei lettori”, ha spiegato, chiarendo che la sua azione non è motivata da permalosità personale, ma da una precisa esigenza di tutela della propria immagine professionale.
La giornalista ha voluto comunque sottolineare di non mettere in discussione il diritto di satira: “Ormai lo sport nazionale è fare la mia imitazione e mi fa anche piacere, perché è un omaggio al successo di Storie di donne al bivio. Non ho mai pensato di bloccare la Gialappa, anche se le centinaia di messaggi che mi arrivano parlano di body shaming. La satira fa il suo mestiere, dà fastidio e mi sta bene”.
Tuttavia, i legali di Setta hanno ritenuto necessario agire. “Non mi sono offesa, ho 60 anni e se avessi voluto mi sarei rifatta come tante colleghe, ma sono contraria alla chirurgia plastica e alle rappresentazioni difformi dalla realtà oggettiva”, ha precisato. Nella parodia del GialappaShow, Giulia Vecchio interpreta infatti una Setta estremamente caricaturale, intenta a intervistare personaggi femminili improbabili con domande imbarazzanti su sesso e morte.
Nel frattempo, Monica Setta si gode il successo reale del suo programma. Storie di donne al bivio tornerà su Rai2 anche quest’estate, con nuove puntate previste a giugno e luglio in prima serata. “È stata una stagione record”, ha dichiarato soddisfatta. “Il programma ha funzionato in ogni collocazione portandosi tre punti e mezzo sopra la media di rete”.
Quanto alla ricetta del successo, la conduttrice è chiara: “Ingredienti metaforicamente a chilometro zero, poco costosi ma di qualità, e la mia storica prudenza. Mi avevano chiesto di partire subito con le prime serate a inizio 2025, ma preferisco aspettare: da buona artigiana, voglio che la torta sia ben cotta prima di tirarla fuori dal forno”.
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Personaggi
Aurora Ramazzotti, un nuovo tatuaggio per celebrare l’amore e una fase speciale della vita
Aurora Ramazzotti festeggia nove anni d’amore con Goffredo Cerza e sceglie un tatuaggio simbolico: un piccolo drago rosso, carico di significati, che accompagna un periodo di grandi cambiamenti.
Aurora Ramazzotti sta attraversando uno dei momenti più intensi e luminosi della sua vita. Da tempo impegnata nel ruolo di mamma del piccolo Cesare, nato nel 2023, l’influencer e conduttrice guarda ora anche al futuro con il compagno storico Goffredo Cerza, con cui è legata da quasi un decennio e con il quale si prepara a convolare a nozze. La data del matrimonio, attesa nei prossimi mesi estivi, resta avvolta nella riservatezza, ma i due continuano a condividere con discrezione frammenti del loro percorso.
Proprio in occasione del loro nono anniversario, celebrato nei giorni scorsi, Aurora ha deciso di concedersi un gesto personale e simbolico: una visita in studio da una tatuatrice per aggiungere un nuovo disegno alla sua collezione di tatuaggi. Un modo intimo per fissare sulla pelle un momento che segna una fase di crescita, tra affetti consolidati e nuovi inizi.
La scelta dell’artista e lo stile
Per il nuovo tatuaggio Aurora Ramazzotti si è affidata a Elisa Rossini, tatuatrice nota per la tecnica fine line, uno stile caratterizzato da linee sottilissime e dettagli delicati. Sui social, Aurora ha documentato l’esperienza con la consueta ironia, mostrandosi distesa sul lettino durante la seduta e sdrammatizzando l’attesa con piccoli gesti quotidiani. Uno scatto, in particolare, ha fatto sorridere i fan: un tarallo appoggiato sull’addome, “in pausa” fino alla fine del tatuaggio, come lei stessa ha raccontato con leggerezza.
L’outfit scelto per l’occasione – una gonna a pieghe con top e cardigan blu navy – riflette ancora una volta il suo stile semplice ma curato, lontano dagli eccessi e sempre molto personale.
Il drago rosso: simbolo e significato
Il risultato finale è un tatuaggio di dimensioni ridotte, circa cinque centimetri, posizionato sull’interno dell’avambraccio sinistro, appena sotto un altro disegno già presente. Si tratta di un dragone giapponese realizzato in inchiostro rosso, curato nei minimi particolari nonostante la grandezza contenuta.
Nella tradizione orientale, il drago è un simbolo potente: rappresenta forza, saggezza, protezione e prosperità. A differenza dell’immaginario occidentale, non è una creatura da temere, ma una figura benevola, legata all’equilibrio e alla longevità. Il colore rosso, inoltre, richiama energia vitale, passione e coraggio, ma anche un senso di difesa e buon auspicio.
Un segno che racconta un momento
Sebbene Aurora non abbia esplicitato il significato personale del tatuaggio, la scelta del soggetto e del momento sembra parlare da sé. Tra la maternità, una relazione solida e i preparativi per il matrimonio, il dragone rosso appare come un simbolo di forza interiore e protezione, quasi un talismano per il futuro.
Ancora una volta, Aurora Ramazzotti utilizza il linguaggio del corpo e dei simboli per raccontare chi è e dove sta andando, condividendo con il pubblico non solo immagini, ma frammenti autentici di una vita in continua evoluzione.
Personaggi
Kendall Jenner rompe la tradizione: “I miei figli non avranno un nome che inizi con la K”
La supermodella guarda al futuro senza fretta di diventare madre e prende le distanze da uno dei simboli più riconoscibili della dinastia Kardashian-Jenner
Kendall Jenner non ha alcuna intenzione di affrettare i tempi per diventare madre, ma quando immagina il suo futuro da genitore una cosa è già chiara: i suoi figli non porteranno un nome che inizi con la lettera K. Una scelta che può sembrare marginale, ma che in realtà rappresenta una presa di posizione netta rispetto a una delle tradizioni più iconiche della sua famiglia.
In diverse interviste, la modella ha raccontato di avere già una lista di nomi che le piacciono, tutti lontani dall’iniziale che accomuna quasi tutti i membri del clan Kardashian-Jenner. Kendall ha spiegato di apprezzare i nomi semplici, equilibrati, facili da pronunciare e da portare nella vita quotidiana, senza l’obbligo di essere immediatamente riconoscibili o “brandizzati”.
La lettera K, infatti, è diventata nel tempo un vero e proprio marchio di famiglia. Tutto ha avuto inizio con Kris Jenner, matriarca e manager del clan, che ha dato ai figli avuti da Robert Kardashian i nomi Kourtney, Kim, Khloé e Rob (unica eccezione). Successivamente, con Bruce Jenner — oggi Caitlyn — sono arrivate Kendall e Kylie, consolidando definitivamente l’identità alfabetica della famiglia.
Quella che inizialmente era una scelta personale è diventata col tempo un elemento distintivo potentissimo, capace di rafforzare l’immagine del brand Kardashian-Jenner nell’industria dell’intrattenimento. La K è diventata sinonimo di visibilità, successo e riconoscibilità globale, alimentata da reality show, social media e imperi imprenditoriali.
Proprio per questo, Kendall ha spesso manifestato un rapporto più ambivalente con la fama rispetto alle sorelle. Pur essendo una delle top model più richieste al mondo, ha sempre cercato di mantenere una maggiore riservatezza sulla sua vita privata. La decisione di non proseguire la tradizione dei nomi con la K va letta anche in questa chiave: il desiderio di offrire ai propri figli un’identità meno esposta e meno legata a un’eredità mediatica già scritta.
Kendall ha anche espresso una certa diffidenza verso i nomi troppo ricercati o volutamente eccentrici, sempre più diffusi tra le celebrità. Secondo la modella, un nome dovrebbe accompagnare una persona per tutta la vita senza diventare un peso o un’etichetta. Una visione che contrasta con la tendenza, spesso spettacolarizzata, a scegliere nomi pensati più per stupire che per durare nel tempo.
La sua posizione non rappresenta una rottura polemica con la famiglia, ma piuttosto una naturale affermazione di individualità. In un contesto in cui l’identità è spesso costruita come prodotto, Kendall Jenner rivendica il diritto alla semplicità e alla scelta personale.
Rinunciare alla K, in questo senso, non è solo una questione di lettere, ma un modo per segnare un confine simbolico tra ciò che è stato e ciò che verrà. Una dichiarazione silenziosa ma chiara: anche nella famiglia più famosa del mondo, non tutte le tradizioni sono destinate a continuare.
Personaggi
Gabriel Garko a Verissimo, la rivelazione che spiazza tutti: «Mi sono sposato due anni fa» e la vita pubblica “da fiction”
Nel salottino di Silvia Toffanin, Gabriel Garko arriva per parlare del film Colpa dei sensi con Anna Safroncik. Poi lascia tutti interdetti: racconta un matrimonio celebrato in Comune e tenuto nascosto, rivendicando la distanza tra immagine pubblica e vita privata.
L’ingresso è quello di sempre: sorriso controllato, tono lieve, promozione di un nuovo progetto. Gabriel Garko torna a Verissimo per presentare Colpa dei sensi, film che lo vede protagonista insieme ad Anna Safroncik. Ma l’intervista prende una piega inattesa quando l’attore decide di aprire una parentesi personale rimasta chiusa fino a oggi.
La frase arriva senza preparazione, quasi come se fosse un dettaglio qualunque, e invece riorganizza tutta la conversazione: «Mi sono sposato due anni fa. Ho due anelli, uno di fidanzamento e uno da matrimonio. La mia vita pubblica è stata una fiction, con storie d’amore inventate come quella con Eva Grimaldi». È una dichiarazione che suona come uno strappo netto tra ciò che è stato raccontato e ciò che, per scelta, è rimasto fuori scena.
Gli anelli e il confine tra pubblico e privato
Il particolare dei due anelli non è un vezzo da salotto: diventa un segnale visibile, concreto, di un cambiamento di postura. Garko, nello stesso passaggio, spiega di aver protetto con cura ciò che contava davvero: «Sono sempre stato molto attento, perché le mie storie vere le ho tenute per me». E, parlando del passato, cita anche relazioni come quella con Manuela Arcuri, a conferma di quanto la sua vita sentimentale sia stata, negli anni, un terreno continuamente osservato e interpretato.
Il matrimonio tenuto nascosto, fino all’ultimo
A sorprendere non è solo l’esistenza delle nozze, ma il modo in cui sono state organizzate. Nessun annuncio, nessuna anticipazione, nessuna comunicazione “di rito”. «Quando ho preso questa decisione ho organizzato tutto affinché non uscisse la notizia. Era il 2 dicembre, non l’ho comunicato a nessuno, neanche alla mia famiglia. Glielo abbiamo detto il giorno stesso». Parole che raccontano un’intimità gestita come una cassaforte: non per mistero, ma per controllo.
Una cerimonia in Comune, “in quattro”
Anche il rito, a suo dire, è stato ridotto all’essenziale, volutamente blindato: «Eravamo in quattro in Comune, soli». Una scelta che chiude il cerchio con l’idea di “fiction” evocata dall’attore: se per anni la narrazione pubblica ha prodotto trame e personaggi, qui la scena viene svuotata, resa minima, quasi invisibile. E proprio per questo, paradossalmente, più potente.
In studio l’effetto è immediato: la promozione del film resta sullo sfondo e il racconto personale diventa notizia, perché ribalta anni di etichette e di copioni. Non c’è rivalsa, però: c’è la calma di chi decide, finalmente, cosa far entrare nel campo visivo.
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