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Un rene donato, un invito mancato: l’amicizia spezzata tra Selena Gomez e Francia Raísa

Un matrimonio da favola a Santa Barbara ha coronato la storia d’amore tra la popstar e il produttore musicale. Ma l’assenza di Francia Raísa, l’amica che donò a Selena un rene nel 2017, ha acceso il dibattito sui social.

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Selena Gomez

    Il 27 settembre 2025, Selena Gomez e Benny Blanco hanno pronunciato il loro “sì” in una cerimonia che sembra uscita da una favola. Il matrimonio, celebrato nella cornice elegante di Santa Barbara, ha riunito circa 170 ospiti tra amici, familiari e star internazionali. La sposa, in un abito bianco firmato Valentino, ha incantato tutti con un look classico e raffinato, mentre il produttore musicale — con cui fa coppia dal 2023 — ha optato per uno smoking sobrio ma elegante.

    A rendere l’evento ancora più scintillante è stata la lista degli invitati vip: Taylor Swift, Ed Sheeran, Paris Hilton, Paul Rudd, Cara Delevingne e i co-protagonisti della serie Only Murders in the Building, Martin Short e Steve Martin. Proprio Taylor Swift, tra i testimoni più emozionati, ha scritto su Instagram: “Selena è la cosa più bella che abbia mai visto nella mia vita.”

    Mentre le foto ufficiali riempivano i social, un dettaglio ha però catturato l’attenzione dei fan: l’assenza di Francia Raísa, l’amica storica che nel 2017 donò un rene a Selena, salvandole la vita.

    L’assenza che fa rumore

    Mentre a Santa Barbara si celebrava il matrimonio dell’anno, Francia Raísa postava su Instagram un video in cui ballava per strada a Los Angeles insieme al coreografo Sasha Farber, indossando abiti sportivi. Nessuna menzione alle nozze della cantante, nessun augurio pubblico.

    In pochi minuti, il post è stato sommerso dai commenti dei fan: “Non eri invitata al matrimonio?”, “Sei la sua eroina, dovevi essere lì.” L’attrice di Grown-ish non ha risposto, mantenendo un riserbo che ha alimentato ancora di più le ipotesi di un allontanamento definitivo tra le due.

    Un’amicizia nata dal cuore e messa alla prova

    Selena e Francia si erano conosciute nel 2007 a un evento benefico, legandosi in modo profondo. Nel 2017, quando la popstar si ammalò gravemente a causa del lupus, Francia si sottopose ai test di compatibilità e scoprì di poterle donare un rene. L’operazione andò a buon fine e Selena pubblicò una foto che fece il giro del mondo: le due amiche nei letti d’ospedale, mano nella mano, accompagnata dal messaggio “Non potrò mai ringraziarti abbastanza, sorella.”

    Ma, secondo quanto riportato dal Daily Mail e da People, il loro legame avrebbe iniziato a incrinarsi poco dopo. Francia non avrebbe gradito alcune scelte di vita della cantante, come il consumo occasionale di alcol, ritenendole pericolose dopo il trapianto. Nonostante una riconciliazione nel 2018, il rapporto non è mai tornato quello di un tempo.

    La frattura definitiva sarebbe arrivata nel 2022, con l’uscita del documentario “Selena Gomez: My Mind & Me” su Apple TV+, dove la storia del trapianto non viene menzionata. Francia avrebbe vissuto quell’omissione come un colpo basso, sentendosi “cancellata” dal racconto di un momento che aveva segnato entrambe.

    Tra silenzi e parole taglienti

    A complicare ulteriormente la situazione fu un’intervista di Selena a Rolling Stone, in cui definì Taylor Swift “la sua unica amica nell’industria musicale”. Francia commentò con un secco “Interessante”, al quale Selena rispose in modo altrettanto diretto: “Scusa se non ho menzionato ogni persona che conosco.”

    Nel 2023, Francia aveva provato a smorzare i toni dichiarando a Today che non c’era rancore, ma solo “bisogno di spazio”. Tuttavia, la sua assenza dalle nozze — confermata da E! News e da Us Weekly — sembra raccontare un’altra verità.

    Un silenzio che pesa più di mille parole

    Né Selena Gomez né Francia Raísa hanno rilasciato commenti ufficiali dopo il matrimonio. Fonti vicine alla coppia, citate da People, parlano di una “scelta ponderata” di non invitare l’attrice “per evitare situazioni scomode”.

    Intanto, i fan si dividono: c’è chi difende Selena, sostenendo il diritto di ogni sposa a scegliere chi avere accanto in un giorno così importante, e chi non riesce a dimenticare il legame che le univa.

    A distanza di otto anni dal trapianto che commosse il mondo, resta l’immagine di due giovani donne legate da un gesto di amore estremo. E ora separate da un silenzio che, forse, racconta la fragilità anche dei rapporti più profondi.

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      Jennifer Aniston: “Basta con le bugie. Ecco perché non ho avuto figli”

      Dopo anni di speculazioni e giudizi, l’attrice americana rompe il silenzio e rivela la verità sulle sue scelte di vita e sul dolore nascosto dietro la sua immagine pubblica.

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      Jennifer Aniston

        Per quasi trent’anni Jennifer Aniston è stata oggetto di un’ossessione mediatica: la sua vita sentimentale e, soprattutto, la sua maternità mancata. Innumerevoli articoli, commenti e supposizioni hanno dipinto l’attrice come una donna troppo dedita al lavoro, restia alla famiglia o incapace di impegnarsi davvero. Oggi, a 56 anni, Aniston ha deciso di mettere fine a quella che definisce una “falsa narrativa” sulla sua vita privata.

        In una recente intervista rilasciata a Harper’s Bazaar, l’attrice ha parlato apertamente della sofferenza che le ha causato il continuo scrutinio pubblico e ha smentito categoricamente le voci secondo cui non avrebbe mai voluto figli. “Non conoscevano la mia storia, né quello che ho passato negli ultimi vent’anni per cercare di avere una famiglia – ha spiegato –. Non vado in giro a raccontare i miei problemi medici, ma sentivo il bisogno di chiarire che non è mai stata una scelta egoistica”.

        Il riferimento è anche alle numerose critiche che, nel corso degli anni, hanno accompagnato le sue relazioni. Dopo il matrimonio con Brad Pitt, durato dal 2000 al 2005, e quello con Justin Theroux, terminato nel 2018, Aniston è rimasta spesso al centro dell’attenzione più per le sue vicende sentimentali che per la sua carriera. “Non sono affari di nessuno – ha aggiunto –. Ma è impossibile non sentire, a un certo punto, tutto ciò che si dice di te. Ti etichettano come egoista o maniaca del lavoro, ma dimenticano che dietro l’immagine pubblica c’è una persona che prova dolore, proprio come chiunque altro.”

        Oggi Jennifer Aniston continua a lavorare con successo — dalla serie The Morning Show alle sue produzioni cinematografiche — ma lo fa con una nuova consapevolezza. L’attrice riconosce che il suo percorso, anche senza figli, è pienamente valido. “Non mi definisce ciò che non ho – ha concluso –. Mi definisce come ho vissuto, amato e imparato. E questa, per me, è la vera realizzazione.”

        Con parole sincere e disarmanti, la star hollywoodiana ha riportato il dibattito su un terreno più umano, invitando i media e il pubblico a smettere di misurare il valore di una donna in base alla sua maternità. Un messaggio che risuona potente, oltre la fama e oltre lo schermo.

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          Aurora Ramazzotti esplode dopo la tragedia di Capodanno: «Tacete. Non serve il vostro commento senza empatia»

          Dopo la tragedia avvenuta durante i festeggiamenti di Capodanno in Svizzera, Aurora Ramazzotti prende posizione contro i commenti che accusano le vittime. Un intervento duro, privo di filtri, che riapre il tema della responsabilità morale di chi giudica senza empatia.

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            La rabbia di Aurora Ramazzotti non è trattenuta, non è diplomatica, non cerca consenso. È una rabbia cruda, esplicita, che nasce dall’indignazione per ciò che sta accadendo sui social dopo la tragedia di Capodanno in Svizzera, dove decine di giovani hanno perso la vita. Davanti a commenti che colpevolizzano le vittime, Aurora sceglie di intervenire senza filtri: «Non serve il vostro commento del cazzo, tacete. Senza empatia».

            Parole forti, che non lasciano spazio a interpretazioni. Un attacco diretto a quella parte di pubblico adulto che, anziché fermarsi davanti al dolore, sente il bisogno di giudicare, spiegare, distribuire colpe. Un riflesso sempre più diffuso nel dibattito online, dove la tragedia diventa occasione per esercitare superiorità morale.

            La reazione davanti al cinismo

            Il punto non è solo lo sfogo. Il punto è il bersaglio. Aurora Ramazzotti non se la prende genericamente con “i social”, ma con un preciso atteggiamento: quello di chi, davanti a una strage, sposta l’attenzione dalle responsabilità strutturali o dagli eventi ai comportamenti delle vittime. Chi c’era, come era vestito, cosa stava facendo, perché era lì.

            Un meccanismo antico, che però sui social assume una violenza nuova. Per Aurora è intollerabile. Il suo messaggio è chiaro: il silenzio, in certi casi, è l’unica forma di rispetto possibile. Tutto il resto è rumore, o peggio, crudeltà travestita da opinione.

            Il tema della colpevolizzazione

            Le parole di Aurora Ramazzotti si inseriscono in un dibattito più ampio, che emerge puntualmente dopo ogni tragedia collettiva. La colpevolizzazione delle vittime è una scorciatoia emotiva: serve a chi commenta per sentirsi al sicuro, per prendere le distanze, per convincersi che “a me non succederebbe”. È una forma di autodifesa psicologica, che però ha un costo umano altissimo.

            Dire che “non dovevano essere lì”, che “se la sono cercata”, che “certi ambienti portano a questo” significa rimuovere la complessità e soprattutto il dolore. Aurora, con il suo linguaggio diretto, rifiuta questa dinamica e la smaschera senza giri di parole.

            Un linguaggio che divide

            Il tono usato — esplicito, volgare, privo di mediazioni — ha inevitabilmente diviso il pubblico. C’è chi lo giudica eccessivo, chi lo trova necessario. Ma il punto, ancora una volta, non è la forma. È il contenuto. Aurora Ramazzotti non sta cercando di essere educata, sta cercando di essere efficace.

            In un contesto in cui il dolore viene spesso commentato come un fatto astratto, il linguaggio crudo diventa uno strumento per rompere la bolla dell’indifferenza. Non è un post “per piacere”, è un post per fermare qualcosa.

            Il ruolo dei personaggi pubblici

            Quando una figura pubblica prende posizione in modo così netto, il rischio è sempre quello di essere accusata di moralismo o protagonismo. Ma in questo caso, l’intervento di Aurora non si pone su un piano di superiorità. Non dice “io sono migliore”. Dice: basta. Basta giudicare, basta spiegare la morte degli altri, basta trasformare una tragedia in un processo sommario.

            È una presa di posizione che non cerca di educare, ma di porre un limite. E forse è proprio questo che la rende scomoda.

            Empatia come responsabilità

            La parola chiave del messaggio è “empatia”. Non come concetto astratto, ma come responsabilità concreta. Empatia significa sapere quando fermarsi, quando non aggiungere nulla, quando non trasformare ogni evento in un’opinione da esibire.

            Aurora Ramazzotti chiede questo: non commenti migliori, ma meno commenti. Non spiegazioni più intelligenti, ma silenzio. Un silenzio che non è vuoto, ma carico di rispetto per chi non c’è più e per chi resta.

            Una reazione che fotografa il presente

            Il suo sfogo racconta molto del nostro tempo. Un’epoca in cui tutto è commentabile, tutto è giudicabile, tutto diventa occasione per prendere posizione. Anche la morte. Anche il dolore altrui. E in questo flusso continuo di parole, chi chiede di tacere appare quasi rivoluzionario.

            Aurora Ramazzotti lo fa senza filtri, senza mediazioni, senza preoccuparsi di risultare scomoda. E proprio per questo il suo intervento colpisce.

            Oltre il post

            Che piaccia o no il modo in cui lo ha detto, il messaggio resta. La tragedia di Capodanno in Svizzera non è un caso di studio, non è una lezione morale, non è un terreno per dimostrare quanto si è lucidi o distaccati. È una ferita aperta.

            E davanti alle ferite, a volte, l’unica cosa sensata da fare è tacere.

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              Personaggi

              “Stefano De Martino? Un comico nato!” Kledi Kadiu racconta il suo ex allievo di Amici

              Kledi Kadiu, uno dei professori storici della scuola di canto e ballo Amici di Maria De Filippi, racconta l’incontro con Stefano De Martino nuovo conduttore del programma Rai, Affari Tuoi.

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                Kledi Kadiu, ballerino e storico insegnante di Amici di Maria De Filippi, ha condiviso i suoi pensieri su Stefano De Martino in una recente intervista.

                Affari Tuoi è una grande prova per De Martino

                Kledi, profugo dall’Albania con la nave Vlora, ha ricordato il loro primo incontro nel 2009, quando Stefano era un allievo nella scuola di Amici. Descrivendo De Martino come “un comico nato“, Kledi ha parlato con affetto e ammirazione del successo del giovane conduttore, esprimendo la sua felicità i successi ottenuti con il programma Rai Affari Tuoi.

                Una vita difficile prima di raggiungere il successo

                Kledi ha una storia fatta di restrizioni e molte rinunce. Nato a Tirana nel 1974 nel 1991 riuscì a salire su una nave merci e, insieme ad altre 14.000 persone, sbarcò al porto di Bari. Una scena diventata iconica. Nei giorni successivi quei profughi furono rimandati tutti in Albania. Ma un anno dopo per Kledi si presenta una nuova occasione. A Tirana arriva una compagnia di danza di Mantova in cerca di ballerini. Kledi coglie l’attimo e parte per l’Italia senza ma e senza se.

                L’amicizia tra De Martino e Kadiu è nata tra le attenzioni della De Filippi

                Il ballerino ha anche scherzato sul fatto che, nonostante la loro amicizia e le esperienze condivise (come una sessione di Flyboard a Napoli), Stefano continua a non chiamarlo per nome ma solo per cognome manifestando una certa riverenza anche se in maniera scherzosa.

                Un ritorno stabile ad Amici? Forse in futuro

                Per quanto riguarda il suo possibile ritorno ad Amici, Kledi ha confermato che per ora non sarà una presenza fissa nel programma. Ma nel prossimo futuro potrebbe essere coinvolto come giudice per alcune sfide, come avvenuto negli anni scorsi.

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