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Gossip

Rodriguez vs Rodriguez: le due sorelle ai ferri conti, anzi… cortissimi

Che fine ha fatto l’idillio tra le sorelle più glamour d’Italia? Belen e Cecilia Rodriguez non si mostrano più insieme da settimane e il web ha fiutato qualcosa. Tra unfollow sospetti, compleanni ignorati e sensuali balletti in consolle, le indiscrezioni si moltiplicano: è davvero rottura definitiva tra le due? Scopriamo insieme tutti i retroscena (e gli indizi social) della soap familiare più seguita del momento.

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    Un tempo inseparabili, oggi distanti: che succede tra Belen e Cecilia? Erano una volta la coppia di sorelle più affiatata di Instagram: unite da sangue, selfie e collaborazioni pubblicitarie. Ma oggi il silenzio social tra le due fa rumore. Non un like, non una storia insieme, non un commento: nulla. E a far scoppiare la bomba è la solita, puntuale Deianira Marzano: “È rottura vera, non chiacchiere da bar”.

    Il mistero dell’unfollow e il “balletto maledetto”

    A dare forza ai sospetti, ci ha pensato anche l’esperto di gossip Andrea Rosica. Secondo lui, il rapporto tra le sorelle sarebbe ai minimi storici, con tanto di blocchi sui social. Il motivo? Pare che Belen si sia lasciata andare a un balletto un po’ troppo provocante vicino a… Damante. Un dettaglio piccante che non avrebbe fatto piacere alla fidanzata del dj né, a quanto pare, a Cecilia e al suo compagno Ignazio Moser.

    Compleanno dimenticato: un silenzio che fa rumore

    Se i balletti sexy non fossero abbastanza, ecco l’indizio più chiacchierato: il compleanno del figlio di Belen è passato inosservato da parte della zia Cecilia. Niente auguri pubblici, niente foto amarcord, niente cuoricini. Un vuoto che su Instagram, dove si celebra anche la giornata mondiale del caffè, è un segnale fortissimo.

    Una lite lunga mesi? Ecco cosa possiamo immaginare

    Tra supposizioni e frecciatine, emerge un sospetto: la frattura tra le sorelle potrebbe essere iniziata già da tempo, covando sotto la cenere tra un like mancato e una vacanza fatta separatamente. Le dinamiche familiari, si sa, sono complesse. Ma quando entrano in gioco storie Instagram e unfollow, il tutto assume proporzioni da thriller psicologico… con filtri bellezza attivati.

    Rodriguez gate: realtà o trovata pubblicitaria?

    Certo, quando si parla di celebrità abituate a stare sotto i riflettori, il dubbio è lecito: e se fosse tutta una strategia? Liti, silenzi e riappacificazioni fanno sempre bene all’engagement. Ma finché non arriveranno dichiarazioni ufficiali (o un selfie di pace), resta il mistero.

    Sorelle coltelli o si tratta di uno scherzo social?

    Il caso Rodriguez tiene banco e i fan attendono con il fiato sospeso. Intanto, Belen si gode il sole e Cecilia i boschi col cane: mondi separati, almeno per ora. La soap argentina-italiana continua, e noi restiamo sintonizzati… con popcorn alla mano e notifiche attive.

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      Belen Rodriguez torna a Sanremo per la serata delle cover: sul palco con Samurai Jay tra musica, imbarazzo e confessioni private

      Ritorno all’Ariston per Belen Rodriguez, che salirà sul palco del Festival di Sanremo nella serata delle cover insieme a Samurai Jay. La showgirl racconta il suo rapporto complicato con il canto, il maggiore agio nel ruolo di conduttrice e una vita sentimentale ferma da due anni.

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        Un ritorno che non passa inosservato. Belen Rodriguez sarà di nuovo sul palco del Festival di Sanremo, protagonista della serata delle cover insieme a Samurai Jay. Un’apparizione che segna un nuovo capitolo del rapporto, mai davvero interrotto, tra la showgirl argentina e l’Ariston.

        Il ritorno avviene in una veste particolare, quella della performance musicale, un terreno che Belen non ha mai nascosto di vivere con una certa difficoltà. Una presenza che unisce spettacolo, curiosità e inevitabile attenzione mediatica.

        Il rapporto complicato con il canto
        Belen non lo nasconde e lo dice con franchezza: “Cantare mi imbarazza, è più forte di me”. Una dichiarazione che restituisce un’immagine meno patinata e più autentica della sua esperienza sul palco. Se da un lato la musica la mette a disagio, dall’altro il ruolo di presentatrice resta il suo habitat naturale. “Mentre se devo presentare mi sento molto più a mio agio”, ha spiegato, sottolineando una differenza netta tra i due ruoli.

        Una consapevolezza maturata negli anni, tra televisione, grandi eventi e palcoscenici prestigiosi, che rende il suo ritorno alla serata delle cover ancora più significativo.

        L’intesa artistica con Samurai Jay
        La scelta di condividere il palco con Samurai Jay aggiunge un elemento di novità e sperimentazione. La serata delle cover è da sempre uno spazio di contaminazione e reinterpretazione, e l’incontro tra mondi apparentemente lontani promette un momento fuori dagli schemi tradizionali del Festival.

        Per Belen si tratta di una sfida controllata, affrontata accanto a un artista che rappresenta un linguaggio musicale diverso, più contemporaneo e urbano, perfettamente in linea con lo spirito della serata.

        Vita privata, una pausa che dura da due anni
        Non solo musica. A margine dell’annuncio, Belen ha parlato anche della sua vita sentimentale, con parole nette: “Sono sola da due anni, non mi piace nessuno”. Una dichiarazione che segna una distanza evidente dai riflettori del gossip che per anni hanno accompagnato ogni suo movimento.

        “Credo che i miei gusti stiano cambiando”, ha aggiunto, lasciando intendere una fase di riflessione personale, lontana da relazioni eclatanti e da narrazioni pubbliche forzate. Un passaggio che restituisce l’immagine di una donna in trasformazione, più selettiva e meno incline a esporsi.

        Il ritorno di Belen Rodriguez a Sanremo, tra palco e parole, si muove così su due binari: quello dello spettacolo e quello di un racconto personale più misurato, che accompagna una presenza destinata comunque a far parlare.

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          Chappell Roan e il look dei Grammy che divide: “Non era così scandaloso. Esercitate il libero arbitrio”

          Il vestito sembrava lasciare il seno scoperto, ma in realtà prevedeva copricapezzoli protesici color pelle. La cantante minimizza le accuse e rilancia: libertà di scelta e ironia.

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            Sul red carpet dei Grammy 2026 è bastato un abito per trasformare Chappell Roan nel tema più discusso della serata. Non per una performance o per un discorso, ma per un look definito da alcuni “troppo spinto” e da altri semplicemente coerente con la sua estetica pop, teatrale e provocatoria.

            Al centro della polemica c’è l’impressione, per molti spettatori, che la cantante fosse a petto nudo. Un effetto ottico che ha scatenato commenti, critiche e accuse di voler scioccare a tutti i costi. Roan, però, ha risposto senza toni difensivi: «Secondo me non era nemmeno così scandaloso. Consiglio a tutti di esercitare il proprio libero arbitrio, è davvero divertente». Una replica che ridimensiona la polemica e la riporta sul terreno della scelta personale.

            Le reazioni social e il sostegno delle star
            Come spesso accade, la discussione si è spostata rapidamente sui social. Tra chi parlava di “eccesso gratuito” e chi difendeva il diritto di una popstar di giocare con immagine e sensualità. A schierarsi dalla parte di Roan sono arrivate anche colleghe del mondo dello spettacolo, tra cui Dove Cameron e Dita Von Teese, che hanno apprezzato la sua risposta e il suo approccio libero all’estetica.

            Il dibattito, in fondo, segue un copione già visto: quando una donna usa il proprio corpo come parte del linguaggio artistico, la reazione pubblica si divide sempre tra chi legge emancipazione e chi vede provocazione.

            Come funzionava davvero l’abito
            A chiarire l’aspetto tecnico è stata la truccatrice di Roan, Sasha Glasser, in un’intervista ad Allure. L’effetto “nudo” era costruito con precisione: la cantante indossava copricapezzoli protesici dipinti della stessa tonalità della sua pelle, realizzati dal brand Out of Kit. Nessuna nudità reale, quindi, ma un lavoro di make-up e styling studiato per creare un’illusione visiva.

            Glasser ha anche raccontato che i tatuaggi sul petto e sulla schiena sono stati decisi all’ultimo minuto, tanto che la notte precedente ai Grammy è stata dedicata alla stampa e alla preparazione dei dettagli. Un lavoro artigianale più che una provocazione improvvisata.

            Pop, immagine e libertà di scelta
            Il caso Chappell Roan dice qualcosa di più ampio sul pop contemporaneo: l’immagine è parte integrante del racconto artistico. I red carpet sono palcoscenici tanto quanto il palco vero e proprio, e ogni scelta visiva diventa messaggio.

            Roan, dal canto suo, non sembra intenzionata a cambiare registro. La sua risposta non cerca di placare gli hater, ma di spostare la responsabilità sullo sguardo di chi guarda. In altre parole: scegliere come apparire è suo diritto, scegliere come reagire è diritto degli altri.

            E in mezzo, come sempre, c’è il rumore dei social che amplifica tutto.

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              «Se continuano così Corona diventa Robin Hood»: parla l’avvocato Chiesa

              o storico avvocato di Fabrizio Corona, parla di libertà di parola, diffamazione, censura preventiva e prepara il terreno a uno scontro legale che va ben oltre il destino dell’ex re dei paparazzi.

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                «Se continuano così Fabrizio Corona diventa Robin Hood». La frase non è una provocazione social né una battuta da talk show, ma la sintesi di una strategia difensiva che promette di trasformarsi in uno scontro giudiziario di lunga durata. A pronunciarla è Ivano Chiesa, avvocato che da anni assiste Fabrizio Corona, intervenuto nel podcast Gurulandia per commentare il provvedimento del Tribunale di Milano che ha imposto all’ex agente fotografico il divieto di diffondere contenuti ritenuti diffamatori nei confronti di Alfonso Signorini e ha portato al blocco di due puntate di Falsissimo.

                Secondo Chiesa, quella decisione rappresenta molto più di una misura cautelare su un singolo caso: «È un precedente non solo pericoloso, ma potenzialmente un boomerang per chi l’ha messo in piedi». Il cuore del problema, spiega il legale, non è la natura del format di Corona né il fatto che Falsissimo non sia una testata giornalistica, ma un nodo più profondo e scivoloso: chi decide, prima della pubblicazione, che cosa sia diffamatorio e che cosa no.

                Nel corso dell’intervista, Chiesa richiama direttamente l’articolo 21 della Costituzione e ribadisce un principio che considera non negoziabile: il diritto di cronaca come conseguenza diretta della libertà di parola. «È una delle libertà più importanti, davanti alla quale altri diritti costituzionalmente garantiti cedono il passo», sostiene. Ed è proprio su questo punto che individua la “frattura” introdotta dal provvedimento del giudice, una frattura che rischia di estendersi ben oltre il caso Corona.

                L’avvocato contesta anche l’idea che la questione ruoti attorno alla mancanza di una qualifica giornalistica del progetto: «Se prendo gli stessi contenuti e li affido a una testata, diventano leciti? No. Il giudice dice che si applicano gli stessi principi perché si tratta di diritto di parola». Un passaggio che, nella lettura di Chiesa, apre scenari imprevedibili per tutto il sistema mediatico italiano, comprese trasmissioni televisive storicamente abituate a muoversi sul filo della satira e dell’inchiesta. Non a caso cita programmi come Striscia la Notizia e Le Iene, ricordando di aver assistito in passato numerosi soggetti che si erano sentiti danneggiati dai loro servizi: «Adesso ho uno strumento in più», osserva.

                Nonostante la critica frontale alla decisione del Tribunale di Milano, Chiesa sottolinea di aver invitato il suo assistito a rispettarla scrupolosamente. «Giusto o sbagliato che sia, va rispettata», racconta, spiegando che il divieto non riguarda il parlare di Signorini in assoluto, ma il farlo in termini diffamatori. Una distinzione che, secondo il legale, è tutto fuorché semplice: «Chi stabilisce prima che cosa è diffamatorio o no?». È qui che si annida, a suo avviso, il vero corto circuito giuridico.

                Nel ragionamento dell’avvocato rientra anche la natura delle accuse mosse da Corona. La diffamazione, ricorda, è punita nella maggior parte dei casi con una sanzione pecuniaria e diventa penalmente più grave solo in presenza di affermazioni palesemente false e gravemente lesive, come l’attribuzione infondata di reati a un magistrato. Diverso, sostiene Chiesa, sarebbe il caso di Signorini, accusato di fatti che rientrerebbero in un procedimento penale aperto: «La gente ha diritto di sapere», afferma, distinguendo tra la sfera privata e l’ipotesi di condotte penalmente rilevanti.

                Il fronte dello scontro, però, non si limita alle aule di giustizia. Dopo il blocco delle prime puntate per ordine del giudice, anche l’episodio 21 di Falsissimo è stato oscurato a seguito di uno strike per copyright richiesto da Mediaset. Una mossa che Chiesa definisce «interessante» e che ammette di non aver mai visto prima in casi simili: «La userò in futuro», dice, riconoscendo implicitamente che la battaglia si sta spostando anche sul terreno tecnico e procedurale delle piattaforme digitali.

                È in questo contesto che l’avvocato parla apertamente di «una battaglia giudiziaria potentissima». A suo dire, Mediaset starebbe utilizzando «tutti gli strumenti leciti e legali a disposizione», compresa la strada del copyright, forte di un apparato legale di alto livello. La replica di Corona, almeno nelle intenzioni del suo difensore, non sarà arretrare ma reggere l’urto, anche a costo di pagare un prezzo personale elevato.

                Chiesa si mostra tranquillo anche rispetto alle verifiche avviate dall’Agcom sul canale YouTube di Corona: «Facciano quello che devono fare», commenta, minimizzando l’impatto immediato. Il punto, ribadisce, è un altro: la censura preventiva non può diventare una prassi accettata. «Se io ti diffamo, tu mi fai causa. Se ho sbagliato, vengo condannato. Ma bloccare prima non può passare», dice, rivendicando una posizione che dichiara di sostenere prima ancora che da avvocato di Corona, da cittadino.

                Nel corso dell’intervista emerge anche il rapporto personale tra i due, raccontato con toni a metà tra l’ironia e la complicità. Chiesa descrive Corona come un uomo «molto intelligente», cambiato dagli anni e dalle esperienze giudiziarie, ma ancora animato da una spinta fuori dagli schemi. «La sua forza è non dover rendere conto a nessuno», afferma, spingendosi fino a immaginare uno scenario paradossale in cui l’ex re dei paparazzi, stretto tra divieti e querele, finisca per incarnare una figura da ribelle popolare. Da qui la metafora di Robin Hood.

                Intanto Corona continua a muoversi sul fronte social. Dopo la chiusura dei suoi profili da parte di Meta, ha aperto nuovi account su Instagram e YouTube, annunciando l’intenzione di andare avanti. Il ritorno temporaneo del profilo “originale”, durato poche ore prima di una nuova sospensione, ha aggiunto ulteriore tensione a una vicenda già incandescente. E in serata è arrivata l’ennesima escalation: una causa civile da 160 milioni intentata da Mediaset e da numerosi volti dell’azienda, da Maria De Filippi a Ilary Blasi, da Gerry Scotti a Samira Lui.

                Come finirà è impossibile dirlo. Di certo, però, la vicenda ha già superato i confini del personaggio Corona per diventare un caso che interroga il sistema mediatico, il rapporto tra giustizia e informazione e il limite sottile tra tutela della reputazione e libertà di parola. La partita è appena iniziata. E promette di essere lunga, rumorosa e carica di conseguenze che andranno ben oltre Falsissimo.

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