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Tina Cipollari sul trono di Uomini e Donne: “Se passa Elon Musk, lo acchiappo al volo!”

L’opinionista più iconica di Uomini e Donne si siede sul trono alla ricerca del vero amore. Nessun prototipo, ma un requisito fondamentale: che non sia uno da mantenere! E se passasse Elon Musk…?

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    Tina Cipollari torna alla carica. Dopo anni passati a demolire corteggiatori improbabili e scontrarsi con dame e cavalieri, la storica opinionista di Uomini e Donne ha deciso di mettersi in gioco e diventare tronista.

    L’annuncio arriva direttamente dalle pagine di Chi, dove la Cipollari, con il solito mix di ironia e schiettezza, spiega le sue motivazioni: «Sono single da un po’ e mi sono stufata di stare da sola».

    E se qualcuno pensa che i figli possano essere scioccati dalla scelta della madre, Tina lo zittisce subito: «Preoccupati? Per carità! Quante donne divorziate cercano un compagno? Io dopo il matrimonio ho avuto una relazione durata cinque anni. Preoccupati di cosa?».

    Ma che tipo di uomo cerca? Qui le richieste sono chiare: «L’uomo ideale non esiste. Deve incuriosirmi, piacermi. Non ho un prototipo, ma ovviamente sarà un uomo maturo. Se arriva un trentenne, non mi interessa».

    Elon Musk in arrivo a Uomini e Donne?

    La Cipollari non perde occasione per un’uscita esilarante: «Se Elon Musk passa a Uomini e Donne, lo acchiappo al volo!». Ma niente illusioni: «Non dico che deve essere miliardario, ma chi pensa che lo mantenga io, ciaone!».

    Del resto, su questo punto non transige: «A me non è mai capitato di pagare la cena a un uomo, figuriamoci una vacanza!». Insomma, spiantati, scansafatiche e finti ricconi possono anche evitare di presentarsi.

    E il matrimonio? Tina sorprende tutti: «Sì, voglio sposarmi. Cerco un marito, ma uno che sappia badare a sé stesso. Di squattrinati travestiti da uomini di mondo ne girano a centinaia».

    Il sesso? “Non è la mia priorità”

    Sempre su Chi, la Cipollari si lascia andare a una confessione che spiazza: «Non ho mai dato grande importanza al sesso, nemmeno da giovane». Per lei conta il carattere, anzi: «È la parte più bella del corpo, l’organo più affascinante».

    E ai suoi figli adolescenti ripete sempre la stessa cosa: «Il carattere è quello che ti resta tutta la vita».

    Niente perditempo: Tina sa già come deve finire

    C’è solo un avvertimento per i futuri corteggiatori: «Astenersi perditempo». Nessuna voglia di giocare: «Alla mia età non si può perdere tempo. Se arriva quello giusto, matrimonio con rito civile, niente abito bianco. Mi sono già sposata in chiesa una volta».

    E chi sarà il fortunato? «Un vedovo? Uno che non si è mai sposato? Qualcuno che sta da solo? Chissà… ma sarà difficile!».

    Difficile sì, ma non impossibile. E ora tutti si chiedono: chi avrà il coraggio di corteggiare la regina indiscussa di Uomini e Donne?

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      Gossip

      «Se continuano così Corona diventa Robin Hood»: parla l’avvocato Chiesa

      o storico avvocato di Fabrizio Corona, parla di libertà di parola, diffamazione, censura preventiva e prepara il terreno a uno scontro legale che va ben oltre il destino dell’ex re dei paparazzi.

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        «Se continuano così Fabrizio Corona diventa Robin Hood». La frase non è una provocazione social né una battuta da talk show, ma la sintesi di una strategia difensiva che promette di trasformarsi in uno scontro giudiziario di lunga durata. A pronunciarla è Ivano Chiesa, avvocato che da anni assiste Fabrizio Corona, intervenuto nel podcast Gurulandia per commentare il provvedimento del Tribunale di Milano che ha imposto all’ex agente fotografico il divieto di diffondere contenuti ritenuti diffamatori nei confronti di Alfonso Signorini e ha portato al blocco di due puntate di Falsissimo.

        Secondo Chiesa, quella decisione rappresenta molto più di una misura cautelare su un singolo caso: «È un precedente non solo pericoloso, ma potenzialmente un boomerang per chi l’ha messo in piedi». Il cuore del problema, spiega il legale, non è la natura del format di Corona né il fatto che Falsissimo non sia una testata giornalistica, ma un nodo più profondo e scivoloso: chi decide, prima della pubblicazione, che cosa sia diffamatorio e che cosa no.

        Nel corso dell’intervista, Chiesa richiama direttamente l’articolo 21 della Costituzione e ribadisce un principio che considera non negoziabile: il diritto di cronaca come conseguenza diretta della libertà di parola. «È una delle libertà più importanti, davanti alla quale altri diritti costituzionalmente garantiti cedono il passo», sostiene. Ed è proprio su questo punto che individua la “frattura” introdotta dal provvedimento del giudice, una frattura che rischia di estendersi ben oltre il caso Corona.

        L’avvocato contesta anche l’idea che la questione ruoti attorno alla mancanza di una qualifica giornalistica del progetto: «Se prendo gli stessi contenuti e li affido a una testata, diventano leciti? No. Il giudice dice che si applicano gli stessi principi perché si tratta di diritto di parola». Un passaggio che, nella lettura di Chiesa, apre scenari imprevedibili per tutto il sistema mediatico italiano, comprese trasmissioni televisive storicamente abituate a muoversi sul filo della satira e dell’inchiesta. Non a caso cita programmi come Striscia la Notizia e Le Iene, ricordando di aver assistito in passato numerosi soggetti che si erano sentiti danneggiati dai loro servizi: «Adesso ho uno strumento in più», osserva.

        Nonostante la critica frontale alla decisione del Tribunale di Milano, Chiesa sottolinea di aver invitato il suo assistito a rispettarla scrupolosamente. «Giusto o sbagliato che sia, va rispettata», racconta, spiegando che il divieto non riguarda il parlare di Signorini in assoluto, ma il farlo in termini diffamatori. Una distinzione che, secondo il legale, è tutto fuorché semplice: «Chi stabilisce prima che cosa è diffamatorio o no?». È qui che si annida, a suo avviso, il vero corto circuito giuridico.

        Nel ragionamento dell’avvocato rientra anche la natura delle accuse mosse da Corona. La diffamazione, ricorda, è punita nella maggior parte dei casi con una sanzione pecuniaria e diventa penalmente più grave solo in presenza di affermazioni palesemente false e gravemente lesive, come l’attribuzione infondata di reati a un magistrato. Diverso, sostiene Chiesa, sarebbe il caso di Signorini, accusato di fatti che rientrerebbero in un procedimento penale aperto: «La gente ha diritto di sapere», afferma, distinguendo tra la sfera privata e l’ipotesi di condotte penalmente rilevanti.

        Il fronte dello scontro, però, non si limita alle aule di giustizia. Dopo il blocco delle prime puntate per ordine del giudice, anche l’episodio 21 di Falsissimo è stato oscurato a seguito di uno strike per copyright richiesto da Mediaset. Una mossa che Chiesa definisce «interessante» e che ammette di non aver mai visto prima in casi simili: «La userò in futuro», dice, riconoscendo implicitamente che la battaglia si sta spostando anche sul terreno tecnico e procedurale delle piattaforme digitali.

        È in questo contesto che l’avvocato parla apertamente di «una battaglia giudiziaria potentissima». A suo dire, Mediaset starebbe utilizzando «tutti gli strumenti leciti e legali a disposizione», compresa la strada del copyright, forte di un apparato legale di alto livello. La replica di Corona, almeno nelle intenzioni del suo difensore, non sarà arretrare ma reggere l’urto, anche a costo di pagare un prezzo personale elevato.

        Chiesa si mostra tranquillo anche rispetto alle verifiche avviate dall’Agcom sul canale YouTube di Corona: «Facciano quello che devono fare», commenta, minimizzando l’impatto immediato. Il punto, ribadisce, è un altro: la censura preventiva non può diventare una prassi accettata. «Se io ti diffamo, tu mi fai causa. Se ho sbagliato, vengo condannato. Ma bloccare prima non può passare», dice, rivendicando una posizione che dichiara di sostenere prima ancora che da avvocato di Corona, da cittadino.

        Nel corso dell’intervista emerge anche il rapporto personale tra i due, raccontato con toni a metà tra l’ironia e la complicità. Chiesa descrive Corona come un uomo «molto intelligente», cambiato dagli anni e dalle esperienze giudiziarie, ma ancora animato da una spinta fuori dagli schemi. «La sua forza è non dover rendere conto a nessuno», afferma, spingendosi fino a immaginare uno scenario paradossale in cui l’ex re dei paparazzi, stretto tra divieti e querele, finisca per incarnare una figura da ribelle popolare. Da qui la metafora di Robin Hood.

        Intanto Corona continua a muoversi sul fronte social. Dopo la chiusura dei suoi profili da parte di Meta, ha aperto nuovi account su Instagram e YouTube, annunciando l’intenzione di andare avanti. Il ritorno temporaneo del profilo “originale”, durato poche ore prima di una nuova sospensione, ha aggiunto ulteriore tensione a una vicenda già incandescente. E in serata è arrivata l’ennesima escalation: una causa civile da 160 milioni intentata da Mediaset e da numerosi volti dell’azienda, da Maria De Filippi a Ilary Blasi, da Gerry Scotti a Samira Lui.

        Come finirà è impossibile dirlo. Di certo, però, la vicenda ha già superato i confini del personaggio Corona per diventare un caso che interroga il sistema mediatico, il rapporto tra giustizia e informazione e il limite sottile tra tutela della reputazione e libertà di parola. La partita è appena iniziata. E promette di essere lunga, rumorosa e carica di conseguenze che andranno ben oltre Falsissimo.

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          Ritorno di fiamma con freno a mano: Alba Parietti e Fabio Adami brindano alla riconciliazione, ma lei torna ai Parioli

          Avvistati prima in atteggiamenti teneri e poi a tavola nel ristorante romano La Barchetta, Alba Parietti e Fabio Adami sembrano aver ritrovato l’armonia. Ma la showgirl, con cautela tutta piemontese, avrebbe scelto di rientrare nella sua casa ai Parioli.

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            Il copione è quello classico delle storie che non vogliono finire davvero. Dopo essere stati avvistati alla stazione di Milano in atteggiamenti inequivocabilmente teneri, Alba Parietti e Fabio Adami sono riapparsi insieme pochi giorni dopo a Roma, seduti a un tavolo del ristorante La Barchetta, storico ritrovo dell’amica di lei.

            Attorno, un piccolo coro di amici comuni, calici alzati e sorrisi che sanno di benvenuto ufficiale. Il brindisi, raccontano i presenti, era chiaramente dedicato alla loro riconciliazione. Non una cena qualunque, ma una di quelle serate in cui si celebra un “di nuovo insieme” senza bisogno di proclami.

            Lui innamorato, lei con il freno tirato
            Si mormora che Adami si dichiari ancora perdutamente innamorato, convinto che certi legami, anche quando si spezzano, sappiano sempre ritrovare la strada. Alba, invece, avrebbe scelto una linea più misurata. Nessuna fuga romantica, nessuna convivenza bis, almeno per ora.

            La Parietti, con quella prudenza tutta torinese che negli anni è diventata quasi una cifra stilistica, avrebbe deciso di tornare comunque nella sua casa ai Parioli. Un gesto che dice molto più di mille dichiarazioni: il sentimento può anche esserci, ma l’indipendenza resta una priorità non negoziabile.

            La saggezza dell’esperienza
            Chi la conosce bene giura che non si tratti di freddezza, ma di esperienza. Dopo tanto vissuto pubblico e privato, Alba sembra applicare alla lettera una regola non scritta: i ritorni di fiamma si gustano un passo alla volta. Senza slanci avventati, senza promesse affrettate.

            Per ora, dunque, la coppia si concede cene, sorrisi e complicità ritrovata. Ma ognuno torna a casa propria. Perché, come insegnano i saggi – e come Alba sembra sapere benissimo – fidarsi è bene. Non fidarsi è meglio.

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              Can Yaman, nuova liaison a Madrid tra polemiche e minacce social.

              Avvistato a cena con la giovane influencer Lorena Ramiro, già legata in passato a Pedri, Can Yaman accende il dibattito social. La ragazza rompe il silenzio dopo insulti e minacce. Alice Campello, invece, dribbla le domande sulla separazione

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                Mentre in Italia cresce l’attesa – e la curiosità – per vederlo sul palco dell’Ariston come co-conduttore del Festival di Sanremo, Can Yaman finisce al centro della cronaca rosa spagnola. Archiviata la relazione con la DJ Sara Bluma, l’attore sarebbe stato sorpreso a cena a Madrid, nel ristorante asiatico Salvaje, in compagnia di Lorena Ramiro, 22 anni, volto già noto al gossip iberico.

                Lorena Ramiro, infatti, non è una sconosciuta: in passato è stata legata a Pedri, stella del Barcellona e della nazionale. Un dettaglio che ha contribuito a far esplodere l’attenzione mediatica – e, purtroppo, anche il lato più tossico dei social.

                Insulti e minacce dopo le foto
                Dopo la diffusione delle immagini della cena con Yaman, l’influencer è stata bersagliata da critiche, offese e persino minacce dirette sui suoi profili social. Una pressione tale da spingerla a intervenire pubblicamente con un video, nel tentativo di fermare l’escalation. “Non ho fatto nulla di male, non ho sfasciato alcuna famiglia e non ho ucciso nessuno”, ha dichiarato, visibilmente scossa ma determinata a difendersi.

                Un episodio che riaccende il dibattito sul trattamento riservato alle giovani donne coinvolte – spesso loro malgrado – nelle relazioni con personaggi famosi, soprattutto quando entrano in gioco fandom molto attivi.

                Can Yaman resta in silenzio
                Da parte dell’attore, al momento, nessun commento ufficiale. Yaman continua a mantenere il massimo riserbo sulla sua vita privata, lasciando che siano foto e indiscrezioni a parlare. Un silenzio che, inevitabilmente, alimenta ulteriori speculazioni alla vigilia della sua esposizione mediatica sanremese.

                E mentre Sanremo si avvicina e i riflettori si accendono, il gossip corre più veloce di qualsiasi scaletta.

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