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Gossip

Zero l’eterno e lo stile oltre le note (Gallery)

Renato Zero è un artista unico e inimitabile, che segna ogni volta la musica e la cultura italiana. Il suo stile è un’ulteriore dimostrazione della sua personalità e del suo talento. Anche a 73 anni, conferma di essere capace di reinventarsi continuamente e di sperimentare stili sempre nuovi e sorprendenti, non solo per la sua musica, ma anche per il suo look.

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    Renato, infiamma l’estate
    Nelle recenti foto scattate a Roma, lo vediamo sfoggiare canottiere o magliette, pantaloni baggy e sandali, il tutto completato da occhiali da sole. Un outfit ricercato, che lo rende ancora una volta un pioniere. Mail Re dei Sorcini continua il suo trionfale viaggio nel “Autoritratto Tour”, con una manciata di date estive in Sardegna e un fitto programma autunnale che lo vedrà protagonista nei più grandi palasport italiani.


    Non solo musica
    Renato Zero non è solo un grande artista, ma anche un’icona di stile e un simbolo di libertà di espressione. Il suo modo di essere e di vestirsi lo rende un punto di riferimento per le nuove generazioni, che in lui vedono un esempio di autenticità e coraggio. Il tour “Autoritratto” è un’occasione per ripercorrere i successi di una carriera straordinaria e per immergersi nel fantastico mondo di Renato Zero. Un viaggio imperdibile per tutti gli amanti della buona musica e dello spettacolo vero.

    Un’ispirazione per le nuove generazioni
    Renato Zero è un’ispirazione per le nuove generazioni, che lo vedono come un artista libero e autentico. Il suo modo di essere e di vestirsi dimostra che non c’è un’età per essere stilosi e che l’importante è sentirsi a proprio agio.

    Un inno alla libertà di espressione
    Oltre ad essere un grande artista, Renato Zero è anche un simbolo di libertà di espressione. Con la sua musica e il suo stile, ha sempre combattuto contro le discriminazioni e i pregiudizi.

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      Reali

      Dal guardaroba reale al delitto: la storia choc di Jane Andrews diventa serie tv e riaccende il mito dark di Fergie

      Jane Andrews, ex guardarobiera della duchessa di York, finita in carcere per omicidio, diventa protagonista di una serie tv che mescola cronaca nera e scandali reali

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        C’è una storia che sembra scritta per la televisione, e infatti lo è diventata. Quella di Jane Andrews, la stylist di Sarah Ferguson condannata all’ergastolo per l’omicidio del fidanzato, arriva sul piccolo schermo con una serie dal titolo The Lady. Un nome che suona familiare e che, tra coincidenze e suggestioni, riporta alla mente altre narrazioni controverse. Ma qui la realtà supera qualsiasi fiction.

        Dalla provincia alla corte reale: l’ascesa di Jane Andrews
        Assunta nel 1988 come guardarobiera, Jane Andrews entra nel mondo dorato della famiglia reale britannica partendo da origini tutt’altro che aristocratiche. Accanto a Sarah Ferguson, duchessa di York, resta per quasi un decennio, fino al 1997, vivendo in prima linea gli anni in cui Fergie dominava le cronache mondane. Un periodo fatto di visibilità, eccessi e scelte stilistiche spesso discusse, che portano anche la firma della stessa Andrews.

        Gli anni di Fergie tra gossip e outfit disastrosi
        La serie non si limita a raccontare il delitto, ma affonda nelle radici di quella parabola. Al centro ci sono anche gli anni turbolenti di Sarah Ferguson, tra copertine, polemiche e look che hanno fatto discutere mezzo mondo. In quel racconto, Jane Andrews non è solo una figura di contorno, ma una presenza costante, parte integrante di un sistema fatto di immagine, pressione e visibilità continua.

        Dal glamour al crimine: la caduta che diventa racconto
        Poi arriva la svolta, quella che trasforma una carriera costruita tra abiti e riflettori in una vicenda giudiziaria drammatica. L’omicidio del fidanzato segna il punto di non ritorno, portando Andrews a una condanna all’ergastolo e consegnando la sua storia alla cronaca nera. The Lady promette di tenere insieme questi due mondi, il glamour e il lato oscuro, mostrando come la linea che li separa possa essere più sottile di quanto si immagini.

        Un racconto che intreccia aristocrazia, ambizione e caduta, e che dimostra ancora una volta come le storie più incredibili non abbiano bisogno di essere inventate.

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          Speciale Grande Fratello

          Ascanio Pacelli stronca il Grande Fratello Vip: “Solo gente che vuole mettersi in mostra”

          Pacelli critica il Grande Fratello Vip e rilancia il format con sconosciuti: “Così resta più autentico, oggi la fama che lascia è minima”

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            Ascanio Pacelli prende le distanze dal Grande Fratello e lo fa senza troppi giri di parole. L’ex concorrente, che il reality lo conosce bene sia da dentro che da fuori, oggi ammette di non seguirlo più e punta il dito contro una deriva che, secondo lui, ha snaturato il format.

            “Meglio i Nip: più autenticità, meno strategia”
            Il punto di Pacelli è chiaro: il Grande Fratello funziona quando è fatto da persone comuni. “Preferisco di gran lunga quello con sconosciuti”, spiega, sottolineando come il racconto diventi più vero quando non ci sono personaggi già abituati alle dinamiche della visibilità. Nei Nip, secondo lui, resta spazio per storie genuine, meno costruite e meno condizionate dalla ricerca di consenso.

            La stoccata al Vip: “È una corsa a farsi notare”
            Molto più duro il giudizio sul Grande Fratello Vip, che Pacelli non nasconde di trovare poco interessante. “Diventa una corsa a mettersi in mostra per cercare poi di ottenere un altro lavoro nei cinque o sei mesi successivi”, dice, mettendo in discussione le reali motivazioni di chi entra nella Casa. Una critica che tocca un tema noto: il reality come trampolino più che come esperienza.

            La fama? “Oggi lascia poco o nulla”
            C’è poi un passaggio che fotografa il presente del format. Pacelli ridimensiona anche il peso mediatico del Grande Fratello di oggi: “La scia che può lasciarti è davvero piccola”. Un cambiamento netto rispetto agli anni d’oro del reality, quando bastava partecipare per restare sotto i riflettori a lungo. Oggi, invece, secondo lui, chi è intelligente sfrutta l’occasione e poi torna alla propria vita, senza inseguire illusioni.

            Un giudizio netto, che riapre il dibattito su cosa sia diventato davvero il Grande Fratello. E soprattutto su cosa il pubblico voglia ancora vedere.

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              Gossip

              Corona fuori controllo in Falsissimo: Ilary Blasi nel mirino, Lucarelli attaccata e Belen già nel prossimo bersaglio

              La puntata 23, “La supponenza del potere”, chiude il ciclo sul presunto sistema Signorini ma finisce per raccontare soprattutto altro: l’insulto come metodo, la sessuofobia come arma, l’umiliazione personale come spettacolo. E a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta le donne

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                Più che un’inchiesta, una scarica. Più che una chiusura, una resa rabbiosa. Nell’episodio 23 di Falsissimo, annunciato da Fabrizio Corona come l’ultimo capitolo del racconto sul presunto “sistema Signorini”, il contenuto si sfarina quasi subito e a restare in piedi è soprattutto il tono: feroce, scomposto, ossessivo. Sotto la montagna di parole, di davvero nuovo c’è poco. A crescere, invece, è la violenza del linguaggio. Ed è lì che la puntata mostra il suo volto peggiore.

                Ilary Blasi trasformata in bersaglio
                La più colpita è senza dubbio Ilary Blasi. Non viene attaccata soltanto sul piano televisivo o professionale, ma ridotta a corpo da esporre, a simbolo da sbeffeggiare, a pretesto per una miscela tossica di rancori, allusioni sessuali, giudizi sul fisico e veleni economici. Il passaggio più rivelatore è quello in cui Corona inserisce Blasi dentro una genealogia di donne che, nel suo racconto, esisterebbero solo in funzione degli uomini avuti accanto. Non è più una critica: è una cancellazione. Non si contesta una carriera, la si nega. Non si discute un ruolo, lo si umilia.

                Poi il colpo si sposta sul patrimonio, sui soldi, sul corpo. Il discorso deraglia fino al body shaming e alla volgarità più gratuita. E proprio qui la puntata tocca il suo punto più basso, perché il bersaglio femminile viene prima svuotato della propria identità, poi accusato di essersi costruito tutto sulle spalle di un uomo, infine messo letteralmente alla gogna.

                Lucarelli nel mirino, Belen già evocata come prossima preda
                Se Ilary è il bersaglio corporeo, Selvaggia Lucarelli diventa invece quello morale. Corona la colpisce usando il caso dolorosissimo della ristoratrice Giovanna Pedretti come clava polemica, trasformando una tragedia in un processo personale. Anche qui il registro non è quello dell’analisi, ma della demolizione. Il tono è livido, il linguaggio violentissimo, la misura assente.

                E poi c’è Belen Rodriguez. Non ancora al centro, ma già evocata con quella formula tipica di chi vuole lasciare il sospetto sul tavolo prima dell’affondo finale. “Toccherà anche a Belen”, dice Corona, e la frase basta per far capire il resto: non una notizia, non un fatto nuovo, ma l’annuncio di un prossimo regolamento di conti. Un avvertimento più che un’inchiesta.

                La misoginia come metodo, non come incidente
                Il punto, però, è proprio questo: in questa puntata l’insulto non è un eccesso, è il metodo. Il sesso, il corpo, la vita privata, le relazioni diventano strumenti per delegittimare, umiliare, sporcare. E quando questo schema si abbatte soprattutto sulle donne, il risultato è chiarissimo: più che una puntata di denuncia, va in onda una forma di misoginia travestita da verità scomoda.

                Alla fine, ciò che resta addosso non sono le rivelazioni promesse. Restano gli insulti, il body shaming, la sessuofobia, le allusioni tossiche e quel senso di accanimento personale trasformato in spettacolo. Corona annuncia la fine di Falsissimo, ma il retrogusto dell’ultima puntata è quello di uno sfogo fuori controllo. E forse è proprio questo il dato più rivelatore di tutti.

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