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Cronaca

Alessitimia e crimini efferati: la psicopatologia dietro gli omicidi di Impagnatiello e Pifferi

Alessia Pifferi e Alessandro Impagnatiello sono due casi drammatici legati all’alessitimia, un disturbo che impedisce di riconoscere e gestire le emozioni. Ma quanto influisce davvero sulle azioni criminali?

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    L’alessitimia è un disturbo psicologico che può influire profondamente sul comportamento umano, ma non giustifica azioni criminali estreme. Recentemente, questa condizione è stata diagnosticata in due protagonisti di tragiche vicende: Alessandro Impagnatiello, accusato di aver ucciso la fidanzata Giulia Tramontano, e Alessia Pifferi, condannata all’ergastolo per l’omicidio della figlia di 18 mesi, Diana. Sebbene l’alessitimia possa spiegare alcuni tratti comportamentali, entrambi sono stati ritenuti capaci di intendere e volere secondo la perizia psichiatrica. Ma che cos’è esattamente l’alessitimia e come influisce sul comportamento umano?

    Cos’è l’alessitimia e come incide sulla vita emotiva

    Il termine “alessitimia”, derivato dal greco, significa “mancanza di parole per esprimere emozioni”. Questo disturbo psicologico impedisce a chi ne soffre di riconoscere, comprendere e verbalizzare le proprie emozioni, rendendo difficile relazionarsi con gli altri e prendere decisioni razionali. Le persone alessitimiche tendono a confondere emozioni e sensazioni fisiche, mostrando una scarsa empatia e difficoltà nell’elaborare e comunicare i propri sentimenti.

    Alessitimia e crimine: perché giustifica azioni estreme

    Sebbene l’alessitimia possa essere associata a disturbi psicologici come ansia, depressione e disturbi alimentari, non può essere considerata una giustificazione per comportamenti criminali. Nei casi di Alessia Pifferi e Alessandro Impagnatiello, le perizie psichiatriche hanno confermato che, nonostante il disturbo emotivo, entrambi erano pienamente consapevoli delle loro azioni e quindi responsabili. L’alessitimia, sebbene comprometta la capacità di regolare le emozioni, non scusa comportamenti impulsivi e violenti.

    Trattamento dell’alessitimia con la psicoterapia e gli approcci Terapeutici

    Il trattamento dell’alessitimia è possibile attraverso tecniche di psicoterapia cognitivo-comportamentale, che mirano a migliorare la consapevolezza emotiva e la gestione delle emozioni. Questi trattamenti aiutano i pazienti a sviluppare una maggiore empatia e a migliorare la comunicazione emotiva. Tuttavia, la diagnosi e il trattamento devono essere condotti da professionisti qualificati, in quanto il disturbo può avere un impatto significativo sulla vita emotiva e relazionale dell’individuo.

    L’alessitimia non è una scusa per commettere crimini!

    L’alessitimia, pur essendo una condizione che può compromettere gravemente la consapevolezza emotiva e la gestione delle emozioni, non deve essere vista come una scusante per crimini violenti. Sebbene questa psicopatologia possa spiegare comportamenti impulsivi e difficoltà affettive, la responsabilità individuale resta fondamentale. La consapevolezza emotiva è essenziale per un corretto funzionamento sociale e per la gestione delle proprie azioni, ed è importante che i disturbi psicologici vengano trattati in modo adeguato per evitare conseguenze devastanti.

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      Cronaca Nera

      Uomini e Donne, arrestato l’ex cavaliere Rosario Ibello: accusato di truffa e possesso di documenti falsi

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        Secondo la ricostruzione degli investigatori, Rosario Ibello avrebbe utilizzato un documento con una falsa residenza per acquistare biglietti a tariffa agevolata riservati ai residenti di Ischia. L’ex cavaliere di Uomini e Donne è stato arrestato con le accuse di possesso di documenti falsi e truffa.

        Dal Trono Over di Uomini e Donne alle aule di giustizia. Rosario Ibello, ex cavaliere del dating show di Maria De Filippi, è stato arrestato a Ischia con l’accusa di possesso di documenti falsi e truffa ai danni di una compagnia di navigazione. L’uomo, 56 anni, originario di Napoli, è stato fermato dai Carabinieri mentre si trovava al porto, poco prima di lasciare l’isola.

        Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il controllo sarebbe nato come una normale verifica di routine. Durante gli accertamenti, però, i militari avrebbero scoperto che Ibello aveva con sé due documenti d’identità con residenze differenti, circostanza che ha fatto scattare ulteriori verifiche.

        L’accusa: un documento con una falsa residenza per ottenere gli sconti

        Secondo l’ipotesi investigativa, Rosario Ibello avrebbe utilizzato uno dei documenti, che riportava una residenza a Barano d’Ischia, per acquistare il 3 agosto un biglietto marittimo usufruendo delle tariffe agevolate riservate ai residenti dell’isola.

        Gli accertamenti avrebbero poi portato alla scoperta di un secondo documento d’identità con una residenza diversa, facendo emergere il presunto raggiro.

        Sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, poco prima del controllo l’ex cavaliere avrebbe tentato di acquistare un altro biglietto utilizzando lo stesso sistema, circostanza che avrebbe aggravato la sua posizione.

        Le accuse formulate nei suoi confronti sono quelle di possesso di documenti falsi e truffa ai danni di una compagnia di navigazione. Sarà ora l’autorità giudiziaria a valutare le responsabilità dell’uomo nel prosieguo del procedimento.

        Chi è Rosario Ibello

        Rosario Ibello aveva partecipato a Uomini e Donne nell’edizione 2022-2023 come cavaliere del Trono Over.

        Durante il suo percorso nel programma aveva conosciuto alcune dame, senza però riuscire a costruire una relazione stabile. La sua esperienza nel dating show si era conclusa senza trovare la compagna che diceva di cercare.

        Dopo la partecipazione televisiva era tornato alla propria vita privata, fino alla vicenda giudiziaria emersa nelle ultime ore.

        Le indagini sono ancora in corso

        La ricostruzione dei fatti si basa sugli elementi raccolti dai Carabinieri durante il controllo effettuato al porto di Ischia e sulle contestazioni formulate nei confronti dell’ex cavaliere.

        Come previsto dall’ordinamento italiano, Rosario Ibello è da considerarsi presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

        Nelle prossime ore potrebbero emergere ulteriori dettagli sull’inchiesta e sulla posizione difensiva dell’ex protagonista di Uomini e Donne.

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          Politica

          Giorgia Meloni si tuffa nel mare di Roma prima dell’autunno caldo: cena in famiglia, costume verde e due ore lontano da Palazzo Chigi

          Prima delle vacanze con la figlia Ginevra, Giorgia Meloni si concede un fine settimana di semi-relax: sabato la festa riservata all’Antica Pesa di Trastevere, domenica un bagno tra le onde. Ma sulla scrivania restano sondaggi meno rassicuranti, tensioni nella maggioranza e un autunno politico già rovente.

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            Giorgia Meloni si tuffa nel mare del litorale romano e per due ore lascia sulla terraferma dossier, vertici e alleati irrequieti. Costume intero verde, capelli sciolti e nessun palco dal quale arringare la folla: la presidente del Consiglio ha scelto una breve fuga domenicale prima di rientrare a casa, dove ad attenderla, secondo il racconto del settimanale Chi, c’erano carte e documenti della settimana che precede Ferragosto.

            Più che una vacanza, una sospensione balneare dei lavori. Il tempo di entrare in acqua, affrontare qualche onda e respirare lontano da Palazzo Chigi. Le ferie vere dovrebbero arrivare più avanti e Giorgia Meloni dovrebbe trascorrerle insieme alla figlia Ginevra. Intanto, però, la premier si è regalata un assaggio d’estate a pochi chilometri da Roma.

            Giorgia Meloni al mare prima dell’autunno politico

            Le fotografie mostrano la presidente del Consiglio sorridente mentre entra in acqua e si tuffa tra le onde. Nessuna località precisa è stata resa nota, ma il servizio colloca la breve pausa sul litorale romano e racconta una permanenza durata soltanto poche ore.

            Il bagno arriva in un momento politicamente delicato. Fratelli d’Italia resta il primo partito, ma gli ultimi sondaggi non restituiscono tutti la stessa fotografia: alcune rilevazioni lo collocano intorno al 27%, altre segnalano una discesa più marcata. A preoccupare il centrodestra è soprattutto la crescita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che sottrae consensi anche al partito della premier e complica gli equilibri in vista delle elezioni del 2027.

            In mare, almeno, il problema delle coalizioni si riduce a uno solo: restare a galla. Sulla spiaggia, invece, attendono una maggioranza da tenere insieme, la manovra economica e una lunga serie di questioni destinate a riaccendersi dopo la pausa estiva.

            La cena con la madre Anna e la sorella Arianna

            Il fine settimana era cominciato sabato sera all’Antica Pesa, storico ristorante di Trastevere, dove Giorgia Meloni e la sorella Arianna hanno festeggiato i 74 anni della madre Anna Paratore. Una cena strettamente familiare, senza tavolate di partito, ministri o accompagnatori: soltanto la festeggiata e le sue due figlie.

            Anna Paratore sarebbe arrivata per prima, seguita da Arianna. La presidente del Consiglio ha raggiunto il locale poco dopo, accompagnata dalla scorta e con un grande mazzo di fiori. Dopo la cena, la torta e le candeline, le tre sono rientrate a casa senza prolungare la serata.

            Una parentesi riservata che ha riportato le sorelle Meloni alla dimensione precedente agli incarichi politici e all’esposizione pubblica: Giorgia lontana dalla presidenza del Consiglio, Arianna lontana dall’organizzazione di Fratelli d’Italia ed entrambe semplicemente figlie riunite per il compleanno della madre.

            Due ore di libertà, poi il ritorno ai dossier

            La domenica al mare ha completato il fine settimana di semi-relax. Meloni ha indossato il costume, affrontato le onde e recuperato qualche ora di normalità prima di tornare alle questioni di governo. Il calendario ufficiale mostra del resto un’attività istituzionale ancora piena nei primi giorni di agosto, tra riunioni e appuntamenti pubblici.

            Il tuffo non raffredderà naturalmente l’autunno che attende la premier. Le tensioni dentro il centrodestra, la competizione alla sua destra e le scadenze economiche torneranno a bussare appena chiusi gli ombrelloni. Per il momento Giorgia Meloni ha scelto il rimedio più semplice: un mazzo di fiori per la madre, una cena con la sorella e due ore in mare prima di ricominciare.

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              Mondo

              Jared Leto, le accuse nel documentario BBC e il grande silenzio di Hollywood: «Lo sapevano tutti, ma nessuno ha fatto nulla»

              Jared Leto: Hollywood’s Dark Secret raccoglie accuse relative a fatti che sarebbero avvenuti tra il 2002 e il 2016, alcune quando le donne erano adolescenti. Leto replica: «Non ho mai aggredito sessualmente nessuno». Ma l’inchiesta pone una domanda più vasta: perché voci note da anni non hanno mai prodotto conseguenze?

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              Jared Leto accusato da quattro donne: la Bbc racconta presunti abusi e molestie su ragazze minorenni

                Le accuse rivolte a Jared Leto nel documentario della BBC non avrebbero sorpreso una parte di Hollywood. Il vero scandalo, secondo chi conosce da vicino l’industria dell’intrattenimento, non starebbe soltanto nei racconti emersi, tutti respinti dall’attore, ma nel fatto che per anni siano circolate voci, allusioni e segnalazioni senza che nessuno riuscisse a trasformarle in un caso pubblico capace di produrre conseguenze.

                Il documentario Jared Leto: Hollywood’s Dark Secret, diretto da Alice McShane, ha richiesto circa diciotto mesi di lavoro. Dieci donne hanno accettato di parlare e quattro hanno formulato accuse relative a possibili condotte penalmente rilevanti. I fatti raccontati si collocherebbero tra il 2002 e il 2016, quando alcune delle presunte vittime erano adolescenti. La BBC afferma di avere sottoposto le testimonianze a un lavoro di verifica; le accuse, però, non risultano accertate giudiziariamente e Jared Leto le ha negate in modo categorico.

                Jared Leto e le accuse: «Assolutamente false»

                Dopo la trasmissione del documentario, il premio Oscar ha diffuso una dichiarazione molto netta: «Non ho mai aggredito sessualmente nessuno in tutta la mia vita. Queste accuse sono assolutamente e categoricamente false». Una risposta breve, senza entrare nel merito delle singole testimonianze raccolte dalla BBC.

                L’inchiesta televisiva riprende e amplia il lavoro pubblicato nel giugno 2025 da Air Mail. In quell’occasione diverse donne avevano accusato l’attore e leader dei Thirty Seconds to Mars di comportamenti inappropriati e presunte condotte di adescamento. Anche allora i rappresentanti di Leto avevano respinto le contestazioni.

                La BBC avrebbe inoltre rintracciato più di cento segnalazioni comparse nel corso degli anni sul web. Un’enorme massa di racconti e sospetti che, proprio perché disseminata tra social network, siti di gossip e testimonianze anonime, era rimasta facile da ignorare, screditare oppure archiviare come semplice rumore digitale.

                Il «segreto di Pulcinella» che Hollywood non voleva vedere

                La domanda centrale del documentario supera il singolo caso Jared Leto: come può un ambiente sostenere che «lo sapevano tutti» e, contemporaneamente, non fare nulla? La risposta passa attraverso il sistema di potere che governa Hollywood: carriere fragili, accesso alle star, contratti di riservatezza, studi legali aggressivi e il timore di finire fuori dal giro che conta.

                Per decenni l’industria ha tollerato atteggiamenti abusivi o umilianti in nome del talento, del genio e della libertà creativa. Chi provava a opporsi rischiava di sentirsi dire che aveva frainteso, che gli altri non vedevano alcun problema oppure che parlare avrebbe significato non lavorare mai più. Meccanismi già emersi con forza durante lo scandalo Weinstein, quando molte persone raccontarono di avere taciuto per paura di perdere opportunità e mezzi di sostentamento.

                Il risultato è una forma di complicità collettiva nella quale nessuno protegge apertamente nessuno, ma tutti trovano una buona ragione per voltarsi dall’altra parte. Il produttore teme di perdere il film, l’agente il cliente, il giornalista l’accesso alle star e la presunta vittima la propria carriera.

                La nuova strategia delle star: negare e aspettare

                Dopo il #MeToo, la gestione degli scandali è cambiata. Alle lunghe interviste riparatorie e alle scuse pubbliche si è sostituita una strategia molto più semplice: negare in poche righe, evitare altre dichiarazioni e attendere che l’attenzione si sposti altrove.

                In un sistema mediatico sempre più fragile, resistere può funzionare. Le redazioni che seguono Hollywood dipendono spesso da interviste, anteprime, inviti e rapporti con gli uffici stampa. Una testata che insiste su un’inchiesta rischia di perdere accesso non soltanto alla celebrità coinvolta, ma anche ad altri artisti rappresentati dalle stesse agenzie.

                Per questo un documentario realizzato da un grande marchio come la BBC ha un peso diverso da una denuncia pubblicata su Instagram. Arriva dopo mesi di verifiche, passa attraverso gli avvocati e raccoglie testimonianze in una forma molto più difficile da liquidare con un’alzata di spalle.

                Il documentario BBC può davvero cambiare qualcosa?

                Alice McShane e la produttrice Jessica Sartenaer hanno dichiarato di voler continuare a indagare. Durante la lavorazione, alcune fonti avrebbero manifestato timore nel parlare, mentre altre donne si sarebbero fatte avanti soltanto dopo avere saputo del progetto.

                Resta da capire se questa volta il rumore durerà abbastanza da incrinare il meccanismo. Hollywood ha già dimostrato di saper riabilitare personaggi travolti dagli scandali, soprattutto quando il pubblico continua a comprare biglietti, ascoltare dischi o riempire i teatri.

                Jared Leto potrebbe quindi tornare presto sul set oppure vedere la propria carriera segnata dalle accuse. Al momento non esiste una risposta. Esiste però una domanda dalla quale l’industria non può più scappare: quante volte è possibile sostenere che tutti sapevano, prima che quel silenzio diventi una responsabilità?

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