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Gossip

Iva Zanicchi a cuore aperto: «Ho rivisto la fede grazie a Fausto»

Iva Zanicchi, una delle voci più amate della musica italiana, è stata ospite d’eccezione a Verissimo. L’artista ha ripercorso la sua straordinaria carriera e ha aperto il suo cuore, raccontando momenti indimenticabili della sua vita.

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    Silvia Toffanin ha accolto nel suo salotto televisivo una delle voci più amate della musica italiana: Iva Zanicchi. L’Aquila di Ligonchio, con la sua energia e la sua schiettezza, ha regalato al pubblico di Verissimo un’intervista emozionante e ricca di aneddoti. L’artista ha voluto ricordare con affetto il marito Fausto Pinna, scomparso lo scorso anno. “Lo sento molto vicino – ha confidato Iva a Silvia Toffanin – sento che mi sgrida ancora, sento la sua voce. Ho ritrovato la fede e questo mi aiuta tantissimo”. Un legame profondo, quello tra Iva e Fausto, che ha segnato profondamente la vita della cantante.

    Ma l’intervista non si è limitata ai ricordi più intimi. Iva Zanicchi ha ripercorso anche le tappe fondamentali della sua carriera, raccontando aneddoti curiosi e inediti. Ha parlato del suo rapporto speciale con Luciano Manzotti, definendolo “più che un amico, un bravissimo giornalista, ed è un tanti più amico di Orietta Berti che mio”.

    E poi, con la sua voce calda e avvolgente, ha raccontato un episodio drammatico vissuto durante la guerra: “Nel mio paese i tedeschi ci hanno messo al muro”. L’artista ha descritto con emozione quei momenti di terrore, ricordando le urla delle SS e la paura negli occhi di sua madre. “Mia mamma aveva 4 figli e allattava mio fratello, eravamo seduti su questo tronco di albero di castagno, e mia madre lo faceva tremare, io mi chiedevo: ‘perché è così agitata la mamma?’”. Fortunatamente, un giovane ufficiale austriaco intervenne salvando la loro vita.

    L’intervista a Iva Zanicchi è stata un viaggio emozionante attraverso la vita di una donna straordinaria, che ha saputo affrontare le gioie e i dolori della vita con coraggio e determinazione. Un’artista che continua a incantare il pubblico con la sua voce e la sua autenticità.

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      Personaggi

      Chiara Ferragni soccorsa con l’ossigeno in Perù: la spiegazione del malore dopo la scalata della Montagna dei Sette Colori

      Durante un’escursione sul celebre Monte Vinicunca a oltre 5.000 metri di altitudine insieme al compagno Josè Hernandez e ad alcuni amici, l’influencer ha accusato i sintomi del “soroche”. L’intervento tempestivo dello staff dell’hotel ha permesso un rapido recupero in 15 minuti

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      Chiara Ferragni soccorsa con l'ossigeno in Perù: la spiegazione del malore dopo la scalata della Montagna dei Sette Colori

        Una foto scattata mentre indossa una mascherina attaccata a una bombola di ossigeno ha catturato l’attenzione dei follower di Chiara Ferragni, mostrando un momento di fragilità vissuto durante una vacanza in Perù. L’influencer si trovava nel Paese sudamericano in compagnia del fidanzato Josè Hernandez e di un gruppo di amici, tra i quali figuravano diversi medici la cui presenza ha contribuito a rassicurarla tempestivamente. A provocare il malessere è stato un episodio legato all’elevata altitudine delle vette andine.

        L’escursione sul Monte Vinicunca e il malessere a scoppio ritardato

        Nei giorni precedenti al malore, l’influencer si era arrampicata sul monte Vinicunca, una vetta situata a oltre 5.000 metri di quota, stupendosi di non aver avvertito alcun disturbo durante la faticosa salita. L’imprevisto si è presentato qualche giorno più tardi mentre mangiava una pizza: l’imprenditrice ha avvertito un forte colpo di calore associato alla sensazione che il proprio corpo non rispondesse adeguatamente ai comandi.

        Una volta rientrata in hotel, ha descritto la sintomatologia al personale, ricevendo la conferma che il malessere era direttamente collegato all’altitudine raggiunta durante l’escursione. Su consiglio degli esperti, si è sottoposta a una terapia a base di ossigeno puro per circa quindici minuti, lasso di tempo sufficiente per permetterle di recuperare le forze e riprendere regolarmente il viaggio senza ulteriori complicazioni.

        Perché visitare la Montagna dei Sette Colori nella stagione secca

        La scelta di visitare il Monte Vinicunca nel periodo compreso tra maggio e settembre risponde a precise ragioni climatiche. Nelle Ande peruviane questi mesi corrispondono alla stagione secca, periodo in cui il meteo garantisce cieli limpidi e assenza di precipitazioni, fattori indispensabili per ammirare le straordinarie sfumature cromatiche nate dai depositi di minerali stratificatisi nel corso di milioni di anni.

        Tuttavia, il panorama mozzafiato richiede un tributo fisico notevole. A quote superiori ai 5.000 metri la concentrazione di ossigeno nell’aria crolla ed è frequente accusare il cosiddetto soroche, il classico mal di montagna. Questo disturbo agisce spesso a scoppio ritardato, presentando il conto quando l’organismo si trova in fase di apparente riposo dopo aver sostenuto un grande sforzo.

        Cos’è il soroche e l’assistenza negli hotel andini

        Il soroche è un fenomeno del tutto naturale che si presenta quando ci si spinge sopra i 2.500 o 3.000 metri di altezza senza concedere al corpo il tempo necessario per acclimatarsi. La rarefazione dell’aria fa sì che ogni singolo respiro introduca una quantità minore di ossigeno nel sangue, provocando sintomi come mal di testa, vertigini, nausea, spossatezza e affanno.

        Nelle strutture ricettive delle zone andine, come la città di Cusco, la gestione del mal di montagna rappresenta una procedura all’ordine del giorno. Gli alberghi dispongono regolarmente di piccole bombole di ossigeno collegate a mascherine monouso. In presenza di ospiti con difficoltà respiratorie o saturazione bassa, la somministrazione di ossigeno per dieci o quindici minuti stabilizza l’organismo, consentendo un immediato e completo recupero fisico.

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          Reali

          Harry e Meghan tornano nel Regno Unito, gli Spencer li aspettano. Lady Eliza: «Ci piacerebbe molto andare a trovarli»

          Mentre Harry e Meghan arrivano a Birmingham con i figli, dalla famiglia Spencer arriva un segnale di affetto. Lady Eliza Spencer, cugina del principe, commenta il ritorno dei Sussex: «È emozionante, ci piacerebbe trovare un momento per andare a trovarli».

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            La famiglia Spencer si schiera al fianco di Harry e Meghan nel momento più osservato del loro ritorno nel Regno Unito. Mentre l’arrivo dei Sussex a Birmingham insieme ai figli riaccende inevitabilmente l’attenzione sui rapporti con la Royal Family, dalla famiglia della principessa Diana arriva un messaggio decisamente più caloroso.

            A parlare è Lady Eliza Spencer, cugina di Harry, che mercoledì pomeriggio ha partecipato a un evento nell’esclusivo quartiere londinese di Knightsbridge. Inevitabile la domanda sul ritorno del principe, accompagnato questa volta da Meghan e dai bambini. E la risposta non lascia spazio a freddezze: «Certo che è emozionante! Ci piacerebbe molto trovare un momento per andare a trovarli».

            Lady Eliza Spencer commenta il ritorno di Harry e Meghan

            Lady Eliza si trovava da Hackstons, a Knightsbridge, per presentare il suo marchio di vino rosé quando la conversazione si è spostata sull’argomento che sta monopolizzando l’attenzione della stampa britannica: il ritorno a casa del cugino.

            La modella non ha nascosto l’entusiasmo e ha fatto capire che gli Spencer sarebbero felici di incontrare Harry, Meghan e i loro figli durante la permanenza nel Regno Unito.

            «Certo che è emozionante!», ha risposto, aggiungendo subito il desiderio di riuscire a organizzare una visita. Parole semplici, ma destinate inevitabilmente ad assumere un significato particolare in giornate nelle quali ogni gesto nei confronti dei Sussex viene passato al microscopio.

            Gli Spencer restano vicini al principe Harry

            Il legame di Harry con la famiglia materna ha sempre avuto un valore particolare. Gli Spencer rappresentano per il principe il ramo familiare di Lady Diana, morta nel 1997, e nel corso degli anni non sono mancati segnali della vicinanza tra il duca di Sussex e i parenti della madre.

            Le parole di Lady Eliza confermano almeno pubblicamente un clima molto diverso da quello che per anni ha accompagnato il racconto dei difficili rapporti tra Harry, Meghan e alcuni componenti della famiglia reale.

            Nessuna cautela diplomatica nella sua risposta e soprattutto nessun imbarazzo: il ritorno del cugino è una notizia «emozionante» e l’auspicio è riuscire a incontrarlo.

            Harry e Meghan a Birmingham con i figli

            A rendere particolarmente significativa questa visita è anche la presenza dei bambini. Harry e Meghan sono arrivati a Birmingham insieme ai figli, trasformando il viaggio in un ritorno familiare sul quale inevitabilmente si concentrano le attenzioni dei media britannici.

            Resta da vedere quali incontri accompagneranno la loro permanenza e se ci sarà davvero occasione per una riunione con gli Spencer. Lady Eliza, intanto, ha fatto sapere chiaramente da che parte soffia il vento nella famiglia di Diana.

            Mentre intorno ai Sussex continuano interrogativi, indiscrezioni e ricostruzioni sui rapporti con i Windsor, da Knightsbridge è arrivato un invito molto più semplice: gli Spencer vorrebbero andare a trovarli.

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              Personaggi

              Clizia Incorvaia, il messaggio body positive: «Hai diritto di cambiare senza odiarti. Il corpo delle donne non è materia pubblica»

              Clizia Incorvaia lancia un forte messaggio di body positivity e self love contro l’ossessione social per il fisico femminile: «Se sei in forma è merito di soldi e filtri, se non lo sei ti sei lasciata andare. Il problema è il nostro corpo?».

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                Clizia Incorvaia sceglie di parlare di corpo, cambiamento e soprattutto del diritto delle donne a non essere continuamente giudicate per il proprio aspetto. Lo fa con un lungo messaggio body positive e di self love pubblicato sui social, partendo da una frase scritta in maiuscolo che contiene già il senso della sua riflessione: «HAI DIRITTO DI CAMBIARE SENZA PER QUESTO ODIARTI».

                Il punto sollevato da Incorvaia riguarda un meccanismo che sui social sembra non lasciare vie d’uscita. Qualunque sia l’aspetto di una donna, sostiene, qualcuno troverà comunque una ragione per giudicarlo, attribuirgli spiegazioni o stabilire che cosa avrebbe dovuto fare diversamente.

                Clizia Incorvaia: «Se sei in forma sono soldi, filtri e trattamenti»

                «Perché sui SOCIAL succede una cosa curiosa. Se sei in forma, ti dicono che è genetica, soldi, filtri, trattamenti», scrive Clizia.

                Essere soddisfatte del proprio corpo, dunque, non basta. Il risultato viene messo in discussione, attribuito alla fortuna genetica oppure alla possibilità economica di ricorrere a trattamenti. E anche una fotografia diventa terreno per interrogarsi sull’utilizzo di filtri e ritocchi.

                Il paradosso arriva immediatamente dopo, quando Incorvaia ribalta la situazione: «Se non sei in forma, ti giudicano perché “ti sei lasciata andare”». Due condizioni opposte che conducono allo stesso risultato: il giudizio.

                «Il corpo delle donne è ancora materia di discussione pubblica»

                Da qui la domanda con la quale Clizia porta la riflessione oltre il semplice tema della forma fisica: «Quindi il problema qual è? Il nostro corpo o il fatto che il CORPO DELLE DONNE venga ancora considerato materia di discussione pubblica?».

                È questo il cuore del suo messaggio. Non stabilire quale corpo debba essere considerato bello, sano o desiderabile, ma contestare l’idea che l’aspetto femminile debba necessariamente essere sottoposto all’esame degli altri.

                Un fenomeno che i social hanno amplificato, trasformando fotografie e video in spazi nei quali chiunque può sentirsi autorizzato a valutare peso, forme, età e cambiamenti fisici di una donna.

                Il messaggio di self love: «Hai diritto di cambiare»

                Incorvaia riporta quindi la questione al rapporto con se stessi. Cambiare non significa dover cominciare a odiarsi, né essere obbligati a corrispondere all’immagine che gli altri hanno costruito di noi.

                Il suo messaggio body positive parte proprio da questa libertà: accettare che il corpo possa trasformarsi e sottrarlo alla continua ricerca dell’approvazione esterna.

                Perché nel ragionamento di Clizia il cortocircuito è evidente: se sei in forma, qualcuno troverà il modo di contestarti anche quella. Se ingrassi o semplicemente cambi, qualcun altro stabilirà che ti sei «lasciata andare». Ed è proprio qui che arriva la sua domanda, molto meno banale di quanto possa sembrare: il problema è davvero il corpo delle donne o il bisogno degli altri di continuare a giudicarlo?

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