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Michelle Hunziker e Aurora Ramazzotti: un tatuaggio segreto svela il loro legame indissolubile

Le due star, Michelle Hunziker e Aurora Ramazzotti hanno deciso di imprimere sulla pelle un messaggio profondo e significativo. Scopriamo cosa si sono tatuate e qual è il significato nascosto dietro questa scelta.

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    Michelle e Aurora, un duo madre-figlia che incanta il pubblico per la loro complicità, hanno appena svelato un nuovo, intimo dettaglio del loro legame. Le due hanno infatti deciso di farsi un tatuaggio identico, un segno indelebile che testimonia la loro unione speciale.

    A lungo tenuto segreto, il tatuaggio è emerso sui social, lasciando i fan senza parole. Michelle e Aurora hanno scelto di incidere sulla loro pelle la frase in tedesco “Liebe Ohne Leiden”, che tradotta significa “Amore senza sofferenza”. Un messaggio profondo e carico di significato, che va ben oltre la semplice estetica.

    Ma cosa ha spinto le due donne a compiere questo gesto? Michelle ha voluto condividere con i suoi follower le sue riflessioni sull’amore, spiegando che desidera per sua figlia un sentimento puro e privo di sofferenza, un legame basato sulla complicità, la fiducia e la reciproca crescita. Un augurio che, a quanto pare, Aurora ha già trovato nel suo rapporto con il compagno Goffredo Cerza.

    La scelta del tatuaggio non è casuale. Il tedesco, lingua di origine svizzera della Hunziker, aggiunge un tocco personale e sottolinea le radici della showgirl. Inoltre, la frase “Liebe Ohne Leiden” è un invito a coltivare relazioni autentiche e appaganti, dove l’amore sia fonte di gioia e serenità.

    Le reazioni dei fan non si sono fatte attendere. In molti hanno espresso la loro ammirazione per il coraggio e la sincerità delle due donne, sottolineando come questo gesto sia la prova tangibile di un legame unico e speciale.

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      Gossip

      Corona: “Ho una malattia che non riesco a curare. Sto male, è una roba brutta che non guarisce”.

      Ospite a Radio Marte, Fabrizio Corona è tornato a parlare dei problemi di salute che lo hanno portato a un ricovero nel reparto di cardiologia. «Sto male, è una roba brutta che non guarisce», ha detto, sostenendo di non riuscire a curarsi da due mesi. Nonostante i consigli dei medici, ha spiegato di voler proseguire con i suoi progetti e ha annunciato nuovi contenuti online in arrivo a inizio marzo.

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        Fabrizio Corona è tornato a parlare pubblicamente delle sue condizioni di salute dopo il ricovero dello scorso weekend.Lo ha fatto in radio, con toni diretti e senza alleggerire le parole: «Sto male, ho una malattia, una roba brutta che non guarisce. Sono stato ricoverato varie volte, da due mesi non riesco a curarla». La frase, pronunciata durante un intervento a Radio Marte, riapre l’attenzione su un problema che lui stesso descrive come persistente e difficile da gestire.

        Corona è stato ricoverato per tre giorni nel reparto di cardiologia dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Nei giorni scorsi erano circolate immagini scattate in ospedale, pubblicate online, e l’episodio aveva alimentato domande sulle sue condizioni. Nell’intervista radiofonica, l’ex fotografo ha legato la sua situazione a un malessere che, a suo dire, si trascina da tempo, spiegando che le cure non starebbero producendo gli effetti sperati.

        Il punto su cui insiste, però, è un altro: la scelta – o la necessità, come la racconta lui – di non fermarsi. «Per me è uno sforzo. I medici dicono “ti devi fermare dieci giorni”, un amico con cui lavoro mi dice “i grandi campioni si fermano e ripartono”, ma io non ho il tempo, soprattutto ora», ha dichiarato. E poi la frase che sintetizza la sua postura, più mentale che fisica: «In questo momento ogni giorno vale oro. Sto combattendo la battaglia più importante della mia vita, ogni giorno ha un valore, non posso permettermi di stare quattro giorni a letto».

        Il messaggio è chiaro: Corona racconta un corpo che chiede pausa e un’agenda che, invece, pretende presenza. Nella sua ricostruzione c’è un conflitto tra ciò che prescrivono i medici e ciò che lui considera indispensabile sul piano personale e professionale. È una dinamica che conoscono in molti, soprattutto quando la salute entra in collisione con l’ansia del tempo, con l’urgenza di “non perdere il momento”, con la convinzione – più o meno razionale – che fermarsi significhi concedere terreno.

        Di fatto, dopo il ricovero, Corona è tornato rapidamente agli impegni programmati. Lunedì sera è stato ospite a Napoli del programma Peppy Night di Peppe Iodice, in onda su Canale 21, e lì ha ribadito la sua intenzione di restare operativo nonostante i problemi di salute. Nel corso della serata ha anche annunciato l’uscita di un nuovo contenuto online prevista per il 2 marzo, indicando come temi Mediaset e Alfonso Signorini.

        È un passaggio che, inevitabilmente, si intreccia con il contesto giudiziario già noto che lo riguarda. Corona, infatti, è coinvolto in una vicenda legale che ha prodotto provvedimenti e iniziative civili, e la sua attività comunicativa è da tempo oggetto di attenzione e contestazioni. In questo quadro, l’annuncio di nuovi contenuti aggiunge ulteriore tensione mediatica, anche perché arriva a pochi giorni da un ricovero in cardiologia e dentro un racconto personale che lui stesso definisce di “battaglia”.

        Resta, al momento, un elemento centrale: Corona non ha specificato pubblicamente la natura della “malattia” di cui parla, limitandosi a descriverla come «una roba brutta che non guarisce» e dicendo di non riuscire a curarla «da due mesi». Sono parole sue, non una diagnosi medica resa nota, e in assenza di dettagli clinici verificabili l’unico dato certo è il ricovero e la testimonianza diretta che lui ha scelto di mettere in pubblico.

        Nel suo intervento, la salute non è diventata un tema da proteggere nel privato, ma un capitolo del personaggio: vulnerabilità dichiarata, pressione del lavoro, rifiuto della pausa. È un registro che Corona usa da sempre, anche quando racconta sé stesso: la vita come campo di scontro, il tempo come risorsa che non si può perdere, la narrazione come parte della sopravvivenza.

        E così, mentre da un lato dice «sto male», dall’altro ribadisce «non posso fermarmi». È la contraddizione che tiene insieme questa storia: un ricovero in cardiologia che suggerirebbe prudenza, e una scelta di ripartire immediatamente che, nelle sue parole, non è un capriccio ma una necessità. In mezzo resta l’unica cosa davvero concreta, al di là delle dichiarazioni: la prossima data, il 2 marzo, e la promessa di un nuovo fronte mediatico, in un momento in cui lui stesso ammette di essere fisicamente in difficoltà.

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          Melissa Satta: “Con Carlo Beretta penso a matrimonio e figlio”. E su Boateng: “Dopo di lui ho perso dieci chili”

          Ospite a Verissimo, Melissa Satta si racconta senza filtri: è aperta all’idea di nozze e maternità con Carlo Beretta. Poi torna sulla rottura con Kevin Prince Boateng: “Ho perso dieci chili”. Un’intervista tra progetti, fragilità e nuovi equilibri sentimentali.

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            Melissa Satta sceglie Verissimo per mettere ordine nel racconto della sua vita sentimentale. Nessun mistero, nessuna frase sospesa a metà. “Con Carlo Beretta sono aperta a un matrimonio e un figlio”. Una dichiarazione che suona come un progetto, non come un’ipotesi.

            La relazione con Beretta, lontana dai clamori e più discreta rispetto a storie passate, sembra aver trovato una dimensione stabile. E l’ex velina non esclude di allargare la famiglia.

            Il futuro con Carlo Beretta

            “Mi sento serena”, è il sottotesto che attraversa l’intervista. Con Carlo Beretta la prospettiva cambia: non solo complicità, ma visione condivisa. Parlare apertamente di matrimonio e maternità significa riconoscere che la storia non è un flirt da copertina, ma un legame che guarda avanti.

            Satta non si nasconde dietro formule prudenti. È “aperta”, parola chiave che racconta disponibilità e maturità. Dopo relazioni intense e molto esposte mediaticamente, oggi il tono appare più solido, meno impulsivo.

            Il capitolo Boateng e il peso della fine

            Poi arriva il passaggio più personale. “Boateng? Dopo la fine della storia con lui ho perso dieci chili”. Una frase che fotografa l’impatto emotivo di quella rottura.

            Kevin Prince Boateng è stato un capitolo importante della sua vita, anche per la famiglia costruita insieme. Ma la fine della relazione, racconta Satta, ha lasciato un segno fisico oltre che emotivo. Perdere peso non come scelta estetica, ma come effetto collaterale di un periodo complicato.

            Tra fragilità e ripartenza

            Il racconto non è drammatico, ma sincero. Melissa Satta mostra la fragilità senza indulgere nel vittimismo. La perdita di peso diventa simbolo di un momento in cui l’equilibrio era venuto meno.

            Oggi, però, lo scenario è diverso. Con Carlo Beretta si parla di futuro, di famiglia, di un possibile nuovo figlio. Una traiettoria che guarda avanti senza cancellare il passato.

            A Verissimo, tra confessioni e sorrisi, emerge l’immagine di una donna che ha attraversato tempeste sentimentali e ora rivendica la propria stabilità. Il matrimonio e la maternità non sono annunci ufficiali, ma possibilità concrete. E dopo dieci chili persi per dolore, l’idea è quella di costruire con leggerezza.

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              Saul Nanni esce allo scoperto su Deva Cassel: “Sono innamorato”. E racconta due anni e mezzo di amore in corsa

              L’attore, ora sugli schermi in “La Gioia”, conferma a Verissimo la relazione con Deva Cassel: “Quasi due anni e mezzo”. Poi descrive un amore fatto di vite che si ascoltano e si rincorrono. E parla con rispetto dei genitori di lei: “Personaggi incredibili, è sempre un piacere ascoltarli”.

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                “Sono innamorato, sì. È un periodo molto bello”. Saul Nanni lo dice senza fare il solito giro di parole da intervista prudente. A Verissimo, dove spesso le mezze frasi diventano titoli e i silenzi vengono interpretati come comunicati stampa, l’attore sceglie la strada più lineare: confermare e raccontare.

                Nanni, ora sugli schermi in “La Gioia”, mette nero su bianco anche la durata della relazione con Deva Cassel: “Quasi due anni e mezzo oramai, sì, tutto procede”. Una frase che, da sola, spazza via il chiacchiericcio da “flirt del momento” e restituisce l’idea di un legame che non è nato ieri, né vive solo di scatti rubati e red carpet.

                Un amore che si rincorre, senza sceneggiate

                Il cuore del racconto è tutto in un passaggio che suona molto più vero di tante dichiarazioni patinate: “Sono due vite che in qualche modo si ascoltano, ci rincorriamo un po’ di qua, un po’ di là, però tutto procede, siamo contenti, siamo felici”.

                Dentro c’è la normalità di chi lavora, viaggia, incastra set e impegni, e prova a tenere insieme l’idea di coppia con la realtà di agende che non si parlano mai. Niente promesse urlate, niente romanticismo da cartolina. Piuttosto una complicità costruita nel movimento, con quella maturità che spesso arriva solo quando smetti di raccontare l’amore e inizi a viverlo.

                Deva Cassel, nome pesante e vita propria

                Deva Cassel, figlia di Vincent Cassel e Monica Bellucci, è uno di quei nomi che non entrano in una stanza: ci entrano con un’eco. Ma il punto, qui, è un altro. Perché Nanni non parla di lei come “la figlia di”, ma come della persona con cui condivide un pezzo di vita. Il cognome famoso è lo sfondo inevitabile, non il centro del discorso.

                E forse è proprio questo che rende l’intervista interessante: la sensazione che, per una volta, la coppia non stia vendendo una favola. Sta descrivendo un equilibrio possibile, con tutte le complicazioni che comporta.

                Vincent e Monica, ascoltare invece di impressionare

                Poi c’è il capitolo “genitori”, che con Deva Cassel non è un dettaglio. Saul Nanni li nomina con un rispetto netto, quasi disarmante: “Sono dei personaggi incredibili che hanno tantissimo da raccontare, è sempre un piacere ascoltare qualsiasi cosa mi vogliono dire…”.

                È una frase che evita la trappola dell’adulazione e sceglie l’intelligenza: non l’ansia di piacere, ma la voglia di ascoltare. Un modo elegante per dire che, sì, quando ti trovi davanti due figure così, la cosa più sensata non è fare scena. È stare zitto e imparare.

                In un panorama dove spesso le storie d’amore vengono consumate in tempo reale, l’idea di una relazione che dura “quasi due anni e mezzo” e viene raccontata con misura fa rumore proprio perché non urla. E forse, per una volta, è questo il vero colpo di scena.

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