In primo piano
Red Carpet, I look migliori della prima giornata di Cannes 2024

Sulla Costa Azzurra è ufficialmente iniziata la 77ª edizione del Festival di Cannes. Che sin dal 1939 guida il cammino delle tendenze cinematografiche e dei cineasti e interpreti più attesi e amati. Tuttavia, non è solo questo. Poiché sulle Scalinate Rosse, la settima arte si fonde armoniosamente con la moda, trasformando la Montée – la scalinata del Palais, tinta di rosso – in una passerella che ruba mille sguardi. Ecco i più suggestivi outfit scelti dalle celebrità per il Festival di Cannes 2024.

L’eleganza non ha età
Meryl Streep è una celebre attrice statunitense conosciuta per il suo talento nel recitare in una vasta gamma di ruoli, che spaziano dal dramma alla commedia. Si è presentata con un classico abito di seta in tonalità perlata, delicatamente drappeggiato sul lato. Una creazione haute couture firmata Maria Grazia Chiuri per Dior Haute Couture. Gli accessori che ha scelto: gli occhiali, una clutch a forma esagonale laccata bianca, e un paio di orecchini pendenti che ciondolano dai lobi delle orecchie lasciati a vista grazie ai capelli raccolti in uno chignon basso.

Un’esplosione di colore
Heidi Klum, tedesca naturalizzata statunitense ha indossato un elegante abito dalle linee drappeggiate, firmato dal designer libanese Saiid Kobeisy, che metteva in risalto sia le gambe che il décolleté. Il colore rosso, molto in voga quest’anno, era la scelta perfetta. La supermodella ha optato per un trucco naturale, concentrando l’attenzione soprattutto sugli occhi con un delicato smokey eyes dai toni neutri. Per quanto riguarda i capelli, ha sfoggiato uno splendido taglio a farfalla voluminoso e mosso, con onde larghe e morbide che incorniciavano elegantemente il viso.

I ruggenti anni venti
La sorpresa di questo primo giorno a Cannes 2024 è stata Taylor Hill. Ha mostrato uno splendido taglio di capelli pixie ispirato agli anni ’20, dall’effetto wet. I suoi capelli cortissimi, tagliati con precisione e leggermente disordinati, hanno conferito alla modella un aspetto giocoso e seducente, evocando le icone del cinema muto. La supermodella americana ha scelto di indossare un abito bianco e nero, con una silhouette impeccabile firmata Balmain. Che ha evidenziato una scollatura arricchita da un collier a colletto mozzafiato di Messika.

Brillare come una stella
La cineasta statunitense, fresca del trionfo al botteghino del suo ultimo film “Barbie”, Greta Gerwig, membro della giuria del festival. Ha deciso di distinguersi con un elegante vestito aderente di paillettes color bordeaux, realizzato da Saint Laurent. Con un taglio di capelli corto e un look dall’effetto bagnato, portato con slancio verso un lato, la regista americana ha catturato l’attenzione di tutti.

Femminilità in total red
Quest’anno il look con capelli bagnati ha fatto breccia anche nel cuore di Juliette Binoche. Per il suo outfit da red carpet, la famosa attrice francese ha optato per un audace tocco di rosso. Indossando un sfarzoso abito lungo con spalle scese e il manico lungo dal taglio impeccabile, firmato Dior e ideato da Maria Grazia Chiuri. L’outfit incarna l’essenza stessa dell’eleganza.

La “signora delle tenebre” in versione romantica
Negli ultimi anni, le celebrità hanno attinto dagli archivi per il Festival di Cannes. E questa tendenza è proseguita con l’elegante abito di Eva Green, proveniente dalla collezione Primavera 2016 di Giorgio Armani Privé. Tuttavia la “signora delle tenebre” ha scelto un look molto romantico. Indossando un vestito, anche se è nero, adornato con paillettes e una gonna trasparente in tulle.

Una pioggia di paillettes
L’attrice francese, Léa Seydoux, ha fatto il suo ingresso sul red carpet indossando un sontuoso abito lungo decorato con paillettes argentate. Con uno spacco sensuale sul davanti e con eleganti spalle scese, firmato Louis Vuitton. Adornata con gioielli selezionati dalla prestigiosa collezione di alta gioielleria del marchio francese. Le sue ciocche bionde leggermente ondeggianti aggiungevano quel tocco di fascino hollywoodiano del quale solo lei conosce il segreto.

Il Vecchio Hollywood in risalto
Indubbiamente, Romee Strijd, incantevole come sempre, sfavilla sul red carpet in una tonalità rosa tenue, indossando un capo firmato Eman Alajlan. La modella olandese di alto profilo ha optato per un’elegante mise in puro stile “Vecchio Hollywood” (che abbiamo visto anche a Met Gala). Con la sua chioma bionda raccolta in morbide onde. Il look è caratterizzato da un trucco rosa abbinato all’abito arricchito da un lungo strascico ricoperto di piume e numerosi cristalli.
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In primo piano
Papa Francesco e la musica: arte, preghiera e incontro di anime

Il compianto Jorge Maria Bergoglio è senza dubbio il pontefice che ha saputo portare la musica nel cuore del messaggio spirituale. Amava il tango, apprezzava Claudio Baglioni, suggeriva Arvo Pärt per la meditazione e – unico nella storia recente – ha persino citato il grande musicista brasiliano Antonio Carlos Jobim in un documento ufficiale. La fede, per lui, aveva un ritmo tutto suo: profondo, inclusivo e – per certi versi sorprendentemente “rock”. Capace di riportare la Chiesa ai valori fondamentali di misericordia e accoglienza, in grado di fare sentire tutti accettati, ognuno coi propri difetti. Un potente che rinuncia alla sua potenza e si mostra al mondo con la sua sofferenza: soprattutto di questi tempi si tratta di un messaggio potentissimo, la straordinarietà della normalità Un uomo che arriva dalla fine del mondo che crede in un mondo migliore… non lo puoi facilmente fermare, proprio come il rock.
Un papa con la musica nel cuore (e nella mente)
Che Papa Francesco avesse un’anima musicale si era capito fin dall’inizio del suo pontificato. Cresciuto nei quartieri popolari di Buenos Aires, dove il tango era parte della quotidianità, ha sempre riconosciuto alla musica un potere unico: quello di unire le anime, parlare senza parole e guarire il cuore. Ma il suo rapporto con la musica non si fermava alla tradizione argentina.
L’arte che unisce
Fra gli artisti italiani più vicini a Papa Francesco c’è senza dubbio Claudio Baglioni, più volte ospite in Vaticano per eventi benefici. Il pontefice ha elogiato pubblicamente i testi del cantautore romano, capaci di raccontare le sfumature dell’umanità con delicatezza e profondità. Baglioni, da parte sua, ha ricambiato con affetto, definendo Francesco “una voce fuori dal coro” in grado di toccare corde profonde come solo un vero artista sa fare.
Consigli per la meditazione
Nei momenti di dolore o riflessione – come i giorni di lutto personale o collettivo – Papa Francesco ha invitato i fedeli a trovare nella musica una forma di preghiera. Una delle opere più adatte a questo scopo è senza dubbio il Te Deum del grande compositore estone Arvo Pärt, un capolavoro di spiritualità sonora: sospeso, essenziale, capace di trasportare l’anima in uno spazio sacro senza tempo. Perfetto per chi cerca raccoglimento, questo brano si trasforma in un ponte tra la terra e il cielo, tra il dolore e la speranza.
Jobim e l’arte dell’incontro: la musica come linguaggio di pace
In un gesto che ha sorpreso molti, Papa Francesco ha citato Antonio Carlos Jobim, uno dei padri della bossa nova, in un documento ufficiale. Nella sua visione pastorale, l’“arte dell’incontro” – espressione resa celebre da Jobim – è centrale: significa accogliere l’altro, costruire ponti, abbattere muri. Anche attraverso la musica. Una citazione che racchiude tutta la modernità di questo pontefice: capace di usare riferimenti colti e popolari per lanciare messaggi di unità, dialogo e misericordia.
La fede può suonare come una sinfonia
Papa Francesco è stato un uomo che parlava dritto al cuore della gente, anche con la musica. Con un’attitudine speciale per l’ascolta, citava i grandi della musica mondiale, consigliava brani per l’anima. Impossibile non ricordare il suo videomessaggio andato in onda durante l’ultimo festival di Sanremo, che conteneva un messaggio:
La musica è bellezza, la musica è strumento di pace. È una lingua che tutti i popoli, in diversi modi, parlano e raggiunge il cuore di tutti. La musica può aiutare la convivenza dei popoli.
Penso, in questo momento, a mia mamma che mi raccontava e mi spiegava alcuni brani di opere liriche facendomi conoscere il senso di armonia e i messaggi che la musica può donare. Penso direttamente a tanti bambini che non possono cantare, non possono cantare la vita, e piangono e soffrono per le tante ingiustizie del mondo, per le tante guerre, le situazioni di conflitto. Le guerre distruggono i bambini. Non dimentichiamo mai che la guerra è sempre una sconfitta.
in uno fra i tanti episodi informali che l’hanno visto protagonista nel quale, liberandosi dalle briglie del protocollo, si fece portare in un negozio di dischi a Roma per acquistare un vinile di musica classica. Un negozio che Papa Francesco conosceva bene, fin dai tempi in cui si recava a Roma in veste di sacerdote e poi come cardinale di Buenos Aires, nel periodo in cui aveva preso alloggio nella vicina Casa del Clero di via della Scrofa.
In copertina su Rolling Stone
Più volte in copertina su riviste come Rolling Stone, sia nella sua edizione americana che italiana, nel 2015 uscì Pope Francis – Wake Up!, l’album musicale con parole e preghiere dello stesso Bergoglio la cui uscita era stata annunciata, con gran fanfara mediatica, come il “disco prog” del Santo Padre. In un tempo di rumore stridente e distrazioni di ogni tipo, quasi sempre malsane, il Santo Padre ci ha insegna che anche una nota può diventare preghiera. Soprattutto da oggi dove, senza di lui, in molti si sentiranno un po’ più soli.
Cronaca
Il nostro grazie commosso a Papa Francesco: una luce che continuerà a guidarci
Con la sua umiltà, il suo coraggio e il suo amore per gli ultimi, Papa Francesco ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa e dell’umanità.

Oggi, come direttore di LaCity Magazine e a nome di tutta la nostra redazione, desidero esprimere il nostro più profondo cordoglio per la scomparsa di Papa Francesco. La notizia della sua morte ci ha raggiunti all’alba, colpendoci nel cuore in un modo che è difficile descrivere. Non si spegne soltanto una delle figure più amate e rivoluzionarie della Chiesa cattolica contemporanea; si spegne una luce che ha illuminato, per oltre un decennio, il cammino del mondo intero, non solo dei fedeli.
Jorge Mario Bergoglio è stato, e resterà, un esempio di rettitudine, coraggio e straordinaria applicazione del Vangelo nella vita concreta. In un’epoca in cui troppe volte la coerenza tra parole e azioni si è fatta labile, Papa Francesco ha saputo testimoniare con forza che la fede non è un concetto astratto, ma un impegno quotidiano fatto di gesti, ascolto e servizio.
Il suo sorriso disarmante, la sua semplicità autentica, la sua voce ferma ma mai arrogante hanno incarnato una Chiesa capace di parlare al cuore di tutti. Francesco non ha mai cercato il consenso. Ha cercato l’incontro, il perdono, la verità. È stato il Papa dei ponti, non dei muri. Il Papa che non ha avuto paura di chinarsi davanti al dolore dei migranti, degli emarginati, dei poveri, degli scartati dalla società.
Come non ricordare la sua solitudine eroica quella sera di pioggia, in una Piazza San Pietro deserta, durante la pandemia? In quell’immagine, che resterà per sempre scolpita nella memoria collettiva, c’era tutta la grandezza di quest’uomo: fragile e fortissimo, umile e immenso, capace di farsi piccolo davanti a Dio e di elevarsi come guida morale universale.
Papa Francesco ci ha insegnato a vivere il Vangelo non come un elenco di precetti, ma come un movimento dell’anima verso l’altro. “Chi sono io per giudicare?”, disse nel 2013, cambiando in una sola frase la storia della Chiesa moderna. Con quell’umanità disarmante ha aperto nuove strade di inclusione e di misericordia, rimanendo sempre fedele alla verità più profonda della fede cristiana: l’amore.
Anche nel momento più buio della Chiesa, quello delle ferite inferte dagli abusi, non ha taciuto. Non ha coperto, non ha voltato lo sguardo. Ha affrontato il dolore, ha chiesto perdono, ha imposto riforme. Con la forza mite di chi sa che la verità può far male, ma è l’unica strada che salva.
Come direttore, come cristiano, come semplice essere umano, sento oggi il bisogno di dire grazie. Grazie per averci insegnato a non avere paura della tenerezza. Grazie per averci ricordato che il vero potere sta nel servire, e che l’autorità spirituale non si misura in privilegi ma in capacità di chinarsi sulle ferite del mondo.
A Papa Francesco dobbiamo la rinascita di una Chiesa che, senza paura, ha camminato nei deserti dell’indifferenza per portare semi di speranza. Dobbiamo il coraggio di una voce che, sola tra i potenti della terra, ha saputo alzarsi a difesa del creato, degli ultimi, della dignità umana.
La sua morte ci lascia un vuoto immenso. Ma la sua eredità è una promessa. È il Vangelo vivo che continua a chiamarci, ogni giorno, a essere operatori di pace, testimoni di amore, costruttori di fraternità.
In queste ore di lutto e di preghiera, affido al cuore di ciascuno il suo ultimo, silenzioso insegnamento: vivere pienamente il tempo che ci è dato, seminando speranza anche nei terreni più aridi. Come lui ha fatto, instancabilmente, fino all’ultimo respiro.
Da tutta LaCity Magazine, dal nostro cuore più autentico, salga una sola parola: grazie, Santo Padre. Continueremo a camminare sulle strade che ci ha indicato. E porteremo nel mondo, come meglio potremo, la luce che ci ha lasciato.
In primo piano
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Nel dettaglio
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2. Giornalista junior o candidato che desideri prendere il patentino, dotato di conoscenza del mondo dello spettacolo e dei principali personaggi che lo animano, dotato di una buona penna e desideroso di crescere, che conosca la SEO e le sue principali regole.
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Dove rivolgersi
La ricerca di tutte le posizioni riguarda nello specifico la sede di Milano e si rivolge all’uno e all’altro sesso. I candidati possono spedire un cv alla mail redazione@lacitymag.it, i profili ritenuti interessanti verranno richiamati.
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