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Alveare Horror: l’ape regina e il triste destino dei suoi maschi!

Scopriamo il ruolo vitale dei fuchi nell’alveare e come contribuiscono alla riproduzione e alla sopravvivenza della colonia. La loro vita agiata, il loro ruolo nell’accoppiamento con l’ape regina e l’importanza del loro contributo genetico.

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    Andiamo per ordine
    All’inizio della loro vita i maschi delle api conducono una vita agiata e meravigliosa, facendosi imboccare dalle femmine dell’alveare e trascorrendo le giornate sugli alberi, come al bar. I fuchi, noti anche come droni, sono i maschi all’interno di un alveare di api. Il ruolo principale dei fuchi è quello di accoppiarsi con l’ape regina durante i voli nuziali. Durante questo periodo, i fuchi lasciano l’alveare e si aggregano in aree aperte o in punti di aggregazione noti come “arene di accoppiamento”.

    Vita da pascià che pagano a caro prezzo
    In queste arene cercano di accoppiarsi con l’ape regina durante i suoi voli nuziali, anche se solo una piccola percentuale dei fuchi avrà l’opportunità di accoppiarsi con l’ape regina. A differenza delle api operaie, i fuchi non partecipano alle attività quotidiane all’interno dell’alveare, come la costruzione dei favi, la raccolta del polline e del nettare, o la cura delle larve e delle uova. Sono invece dipendenti dall’alveare per il loro sostentamento e devono essere nutriti dalle api operaie. I fuchi sono incapaci di nutrirsi da soli in quanto non possono raccogliere il cibo come le api operaie. Quindi, dipendono dalle api operaie per il loro sostentamento. Vengono nutriti dalle api operaie con il nettare e il polline raccolto, e a volte con la pappa reale.

    E poi, che succede?
    Dopo l’accoppiamento, la maggior parte dei fuchi muore, poiché l’organo riproduttivo viene strappato via dalla regina durante l’accoppiamento stesso. Dopo l’accoppiamento, la femmina con un colpo di coda stacca il pene al drone facendoglielo esplodere in volo e il resto dei maschi uccisi per mano delle ancelle. E i sopravvissuti? Muoiono nei prati di fame e di stenti.

    Ma è tutto organizzato dalla natura
    Complessivamente, il ruolo principale dei fuchi nell’alveare è quello di fornire il materiale genetico per la prossima generazione di api all’interno della colonia. Sebbene siano meno numerosi e attivi rispetto alle api operaie, il loro contributo è essenziale per la riproduzione e la sopravvivenza della colonia nel suo complesso.

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      Piante e animali domestici: quando la bellezza può diventare pericolo

      Oleandro, stella di Natale, ficus e persino aloe vera: specie diffuse nelle case italiane possono causare sintomi gravi se ingerite dagli animali. Ecco come scegliere piante sicure e convivere con il verde in tranquillità.

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      Piante

        Una casa piena di piante regala colore, freschezza e armonia. Tuttavia, per chi vive con cani o gatti, il verde domestico può nascondere insidie inaspettate. Molte specie ornamentali, pur bellissime alla vista, contengono sostanze tossiche in grado di provocare disturbi anche gravi se ingerite o, in alcuni casi, semplicemente toccate.

        Secondo i dati dell’ASPCA Animal Poison Control Center, ogni anno migliaia di segnalazioni riguardano avvelenamenti accidentali causati da piante comuni. In Italia, anche l’ENPA e il Centro Antiveleni di Milano ricordano che i sintomi possono variare da semplici irritazioni a crisi respiratorie potenzialmente fatali.

        Fiori belli ma pericolosi

        Tra i principali “veleni verdi” presenti nei giardini italiani spiccano oleandro, rododendro e ciclamino. L’oleandro (Nerium oleander), in particolare, contiene glicosidi cardiaci, sostanze che possono alterare il battito cardiaco e risultare letali anche in piccole quantità. Anche il rododendro e l’azalea rilasciano tossine capaci di causare salivazione eccessiva, vomito e debolezza muscolare.

        Attenzione anche alle piante con bacche, spesso decorative: tasso, vischio e agrifoglio possono sembrare innocui ma contengono alcaloidi e saponine pericolose per il sistema nervoso e gastrointestinale degli animali.

        Pericoli dentro casa

        Non serve un giardino per incorrere in rischi. Anche molte piante da appartamento diffuse nei salotti e negli uffici possono essere dannose. Il ficus benjamina, ad esempio, se masticato, può provocare irritazioni orali e gastriche. La monstera deliciosa, molto di moda per il suo aspetto tropicale, contiene ossalati di calcio che causano bruciore alla bocca e gonfiore alla lingua di cani e gatti.

        Persino alcune piante grasse, considerate generalmente innocue, meritano attenzione: l’aloe vera, benefica per l’uomo, può causare vomito, tremori e diarrea negli animali.

        Durante il periodo natalizio, poi, il rischio aumenta: stella di Natale, vischio e agrifoglio sono tra le principali cause di intossicazione stagionale. Tutte contengono sostanze irritanti che, se ingerite, possono portare a vomito, ipersalivazione e, nei casi più gravi, convulsioni.

        Segnali da non ignorare

        Quando un animale entra in contatto con una pianta tossica, i sintomi possono comparire in pochi minuti o dopo alcune ore. Tra i più comuni: vomito, diarrea, salivazione eccessiva, difficoltà respiratorie, tremori o apatia. In presenza di questi segnali, è fondamentale contattare subito il veterinario o un centro antiveleni veterinario, portando, se possibile, un campione della pianta ingerita per facilitarne l’identificazione.

        Come scegliere piante sicure

        Fortunatamente, esistono moltissime alternative sicure per chi ama il verde ma non vuole mettere a rischio la salute dei propri animali. Tra le specie consigliate ci sono felci, palme areca, piante ragno (chlorophytum), calatee e violette africane, tutte non tossiche secondo le linee guida ASPCA.

        Un’altra buona abitudine è posizionare le piante pericolose fuori dalla portata degli animali, magari su mensole alte o in spazi inaccessibili. In giardino, invece, si possono delimitare aree “animal friendly” con varietà innocue e resistenti.

        Un equilibrio possibile

        Con un po’ di attenzione e informazione, è possibile godersi la bellezza delle piante senza correre rischi. Prima di acquistare una nuova specie, è sempre utile verificare la sua compatibilità con gli animali domestici: bastano pochi minuti di ricerca per evitare situazioni potenzialmente gravi.

        Proteggere i nostri compagni a quattro zampe non significa rinunciare al verde, ma scegliere con consapevolezza. Le piante rendono la casa più accogliente, ma la loro bellezza non deve mai mettere in pericolo la salute di chi ci vive accanto — persone o animali che siano.

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          Come accarezzare un gatto (senza farsi graffiare): il linguaggio segreto delle fusa

          Capire quando, dove e come accarezzare un gatto è fondamentale per costruire un legame autentico e sereno con lui. Gli esperti spiegano come interpretare i segnali felini e cosa evitare per non trasformare un momento di coccole in una fonte di stress.

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          Come accarezzare un gatto

            Il contatto, una questione di fiducia reciproca

            Posare la mano sul dorso di un gatto può sembrare un gesto spontaneo, ma in realtà racchiude una complessa dinamica relazionale. Non tutti i gatti amano essere toccati e, come per gli esseri umani, la fiducia si conquista nel tempo.

            «Il primo passo è lasciare che sia il gatto a decidere se avvicinarsi – spiega Andrea Mancino, ingegnere biomedico e divulgatore esperto di comportamento felino –. Restare fermi, parlargli con tono calmo e offrirgli la mano perché la annusi è il modo migliore per fargli capire che non rappresentiamo una minaccia».

            Quando il micio ci sfiora con il muso o si strofina contro di noi, significa che ci ha accettati nel suo spazio personale. Ma questo non vuol dire che possiamo toccarlo ovunque o in qualunque momento.

            Le zone “sicure” e quelle off-limits

            I gatti amano le carezze sotto il mento, dietro le orecchie, lungo il dorso e sui fianchi. Queste aree sono ricche di terminazioni nervose e ghiandole odorose, che rilasciano feromoni legati al piacere e al riconoscimento.

            «Meglio evitare la pancia, le zampe e la coda – avverte Mancino – perché sono zone molto sensibili, spesso percepite come vulnerabili. Anche le carezze troppo vigorose sulla testa possono infastidirli».

            Il segreto sta nella delicatezza: accarezzare sempre nel verso del pelo, con movimenti lenti e regolari. Se il gatto chiude gli occhi, fa le fusa o si rilassa, è un segnale positivo. Se invece irrigidisce il corpo, muove nervosamente la coda o si allontana, è meglio fermarsi subito.

            Ogni gatto ha il suo carattere (e i suoi limiti)

            Non esiste un modo universale di accarezzare un gatto: ogni animale ha la propria personalità. Ci sono mici che cercano costantemente il contatto fisico, e altri che lo evitano quasi del tutto. L’importante è rispettare i confini che ci impongono.

            «Osservare il linguaggio del corpo è fondamentale – sottolinea Mancino –. Un gatto che si irrigidisce o abbassa le orecchie ci sta dicendo di smettere. Insistere può compromettere la fiducia».

            La pazienza è una virtù chiave, soprattutto con gatti timidi o poco socializzati. In questi casi, l’esperto consiglia di lasciare che l’animale ci osservi da lontano, imparando gradualmente a riconoscerci tramite la voce e l’odore.

            Creare un ambiente sicuro e rispettoso

            Per far sentire il gatto a proprio agio, è importante che abbia un luogo “sacro” dove rifugiarsi: una cuccia chiusa, una scatola o una mensola sopraelevata. «Mai disturbarlo quando si nasconde – spiega Mancino –. Deve sapere che quello spazio è inviolabile, solo così potrà sentirsi al sicuro».

            Con il tempo, quando la fiducia si sarà consolidata, il gatto potrebbe decidere di mostrare la pancia: un segno di completa apertura. Tuttavia, non sempre significa che desidera essere accarezzato in quella zona. In realtà, nella maggior parte dei casi è solo un gesto di rilassamento.

            Dalle carezze alla relazione: quando il legame è completo

            Riconoscere i segnali di piacere e di disagio del gatto permette di costruire una relazione empatica e rispettosa. Quando il micio si lascia accarezzare con tranquillità, chiude gli occhi e fa le fusa, significa che il legame è saldo e basato sulla fiducia.

            «Ogni carezza è una forma di comunicazione – conclude Mancino –. Non serve imporsi o forzare l’interazione: basta imparare ad ascoltare il gatto, perché sarà lui a dirci quando è il momento giusto».

            Un’occasione per incontrare i gatti

            Chi vuole conoscere da vicino il mondo felino potrà farlo al SuperCat Show 2025, in programma alla Fiera di Roma il 15 e 16 novembre. L’evento ospiterà oltre 600 gatti di razze diverse, dagli eleganti Maine Coon ai curiosi Cornish Rex, e un’area adozioni curata dall’associazione Arca – Gatti della Piramide.

            Oltre alle competizioni e alle esposizioni, ci saranno incontri con esperti del comportamento felino, tra cui lo stesso Andrea Mancino, pronti a svelare i segreti per migliorare la convivenza con i nostri amici a quattro zampe.

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              Avere un serpente in casa: moda in crescita, ma non sempre una scelta per tutti

              Tra normative, esigenze ambientali e rischi sanitari, tenere un serpente come animale domestico richiede preparazione e responsabilità. Prima di adottarne uno è fondamentale capire di cosa ha davvero bisogno.

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                Negli ultimi anni i serpenti sono usciti dall’immaginario da film per entrare nelle abitazioni di molti appassionati. Silenziosi, privi di odore e meno impegnativi rispetto ai classici animali da compagnia, stanno attirando un pubblico sempre più vasto. Ma la domanda è inevitabile: accogliere un serpente in casa è davvero una buona idea?

                Gli esperti concordano su un primo punto essenziale: non tutti i serpenti sono adatti alla vita domestica. Le specie più diffuse negli allevamenti autorizzati sono quelle non velenose e di piccola-media taglia, come il Pantherophis guttatus (serpente del grano) o il Python regius (pitone reale). Al contrario, molte specie velenose o di grandi dimensioni sono vietate o richiedono permessi specifici, che variano da Paese a Paese e, in Italia, da Regione a Regione. Prima dell’acquisto è quindi necessario informarsi presso autorità locali e negozi autorizzati.

                Cura e habitat: più complessi di quanto sembri

                A differenza di un cane o un gatto, un serpente non socializza con l’uomo e non esprime affetto. Questo non significa che sia “semplice da gestire”. Ogni specie necessita di un terrario con parametri ambientali precisi: temperatura controllata, umidità adeguata, ricambi d’aria, rifugi per ridurre lo stress e substrati sicuri. Molti esemplari soffrono se privati di condizioni corrette, sviluppando problemi respiratori o difficoltà nella muta.

                L’alimentazione rappresenta un’altra responsabilità importante: la maggior parte dei serpenti domestici si nutre di piccoli animali, spesso surgelati, da somministrare in modo sicuro e con intervalli adeguati. Non esistono mangimi “universali”: forzare il cibo o alimentare specie diverse in modo identico può essere dannoso.

                Rischi e precauzioni per la salute

                Anche se i serpenti non sono pericolosi nella maggior parte dei casi, è fondamentale adottare norme igieniche corrette. Come altri rettili, possono essere portatori di Salmonella: lavarsi accuratamente le mani dopo la manipolazione è una precauzione standard raccomandata da numerose autorità sanitarie internazionali. Vanno inoltre evitati contatti con bambini piccoli o persone immunodepresse.

                La manipolazione deve essere limitata e rispettosa: il serpente non è un animale da coccolare e può reagire con morsicature se si sente minacciato. Prima dell’adozione è raccomandata una visita da un veterinario esperto in animali esotici, una figura non sempre disponibile in tutte le zone.

                Una scelta consapevole

                Avere un serpente non è illegale né necessariamente pericoloso, ma non è una scelta improvvisabile. Richiede tempo, conoscenza e un impegno costante nel garantire condizioni di vita adeguate. Per chi cerca compagnia interattiva o un animale per bambini, probabilmente non è l’opzione più adatta.

                Adottarlo solo perché “di moda” può trasformarsi in un problema etico e sanitario. Informarsi, chiedere consiglio e valutare attentamente se si è pronti: è questo il vero primo passo prima di portare un serpente in casa.

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