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Gatti & glamour: guida alle unghie da divi!

I gatti sono delle vere stelle del glamour quando si tratta di affilare le unghie. È come una routine di bellezza, ma con un tocco selvaggio. Affilare le unghie è una necessità per loro. È come un’opera d’arte, soddisfacente e allo stesso tempo utile per mantenere i muscoli in forma e per segnare il territorio. E il taglio diventa davvero importante.

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    Se il tuo micio non ha una passerella adatta dove sfoggiare le sue unghie, tocca a te dargli una mano. I gatti indoor, soprattutto, non hanno la possibilità di sfogarsi come i loro amici all’aria aperta. E il taglio diventa davvero importante, specialmente se le sue unghie tendono a diventare più curve di un gatto acrobatico.

    E ora, passiamo ai fatti
    Le unghie dei gatti sono come delle vere gemme, fatte di una proteina fibrosa chiamata cheratina che crescono costantemente. Quando è il momento del taglio, devi essere come un vero esperto distinguendo tra la parte bianca trasparente e la parte rosastra, delicata.

    Ma la parte difficile arriva quando devi fare il taglio. Alcuni gatti saranno come divi sul red carpet, mentre altri potrebbero metterti alla prova quando ti lascia un souvenir sul braccio.
    Tagliare le unghie al tuo micio non deve essere un’impresa temibile. Con un po’ di pazienza e gli strumenti giusti, puoi trasformare questa pratica in un momento di coccole e attenzione.

    Ecco come farlo con stile
    Assicurati di avere tutto il necessario a portata di zampa. Avrai bisogno di tronchesine specifiche per gatti o una lima a grana fine, cotone e disinfettante nel caso di piccole emergenze.

    Prima di iniziare, scegli un momento in cui il tuo gatto è calmo e riposato. Puoi anche rilassarlo con carezze e parole gentili per farlo sentire al sicuro.

    Avvicinati al tuo gatto con calma e con dolcezza. Se è la prima volta che gli tagli le unghie, potrebbe essere utile avvicinarlo gradualmente al processo, iniziando magari solo con il toccargli le zampette.

    Quando il tuo gatto è pronto, prendi la sua zampa con delicatezza e esamina le unghie. Taglia solo la parte traslucida e biancastra dell’unghia, stando attento a non avvicinarti troppo alla polpa rosastra, che è ricca di vasi sanguigni e terminazioni nervose.

    Dopo il taglio, fai una carezza al tuo gatto e offrigli una gustosa ricompensa. In questo modo, assocerà l’esperienza positivamente e sarà più cooperativo la prossima volta.

    Con questi semplici passaggi, tagliare le unghie al tuo micetto diventerà un momento di connessione e cura reciproca, arricchendo il vostro rapporto con un tocco di stile felino.

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      Animali

      Dentro o fuori? Perché il gatto cambia idea davanti alla porta

      Un comportamento che fa sorridere e disperare milioni di proprietari: il continuo avanti e indietro dei gatti tra casa e giardino ha spiegazioni precise.

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      Perché il gatto cambia idea davanti alla porta

        Chi vive con un gatto lo conosce bene: graffia alla porta per uscire, poi miagola subito per rientrare. Una volta dentro, dopo pochi minuti, eccolo di nuovo davanti all’uscio, come se non avesse ancora deciso dove stare. Un atteggiamento che può sembrare un dispetto o un capriccio, ma che in realtà affonda le radici nella biologia e nel comportamento naturale del gatto domestico.

        Il gatto è un animale territoriale (ma prudente)

        A differenza del cane, il gatto è un animale fortemente territoriale. Anche se vive in appartamento, percepisce la casa come una parte del proprio dominio e l’esterno come un’area da controllare. Entrare e uscire non significa scegliere un luogo migliore, ma monitorare due ambienti diversi, verificando che tutto sia sotto controllo.

        Quando è fuori, il gatto resta esposto a rumori, odori e potenziali minacce. Il rientro in casa rappresenta una zona sicura. Al contrario, una volta dentro, nuovi stimoli esterni — un rumore, un altro animale, un odore interessante — possono riattivare la curiosità e spingerlo di nuovo fuori.

        Istinto di controllo e bisogno di sicurezza

        Secondo gli etologi, il gatto tende a mantenere sempre una via di fuga. Sapere di poter entrare o uscire quando vuole riduce lo stress e gli dà un senso di controllo sull’ambiente. Questo comportamento è particolarmente evidente nei gatti che hanno accesso libero all’esterno o che vivono in zone con giardini e cortili.

        Non si tratta di indecisione, ma di una strategia adattiva: il gatto valuta continuamente se l’ambiente in cui si trova è quello più vantaggioso in quel preciso momento, dal punto di vista termico, sensoriale o di sicurezza.

        Temperatura, odori e stimoli cambiano tutto

        Un altro fattore spesso sottovalutato è il microclima. I gatti sono molto sensibili alla temperatura: possono uscire per prendere aria fresca e rientrare pochi minuti dopo se percepiscono freddo, vento o umidità. Allo stesso modo, un odore nuovo — come il passaggio di un altro animale — può spingerli a esplorare, mentre un rumore improvviso li induce a cercare rifugio.

        Anche la luce gioca un ruolo importante: l’alba e il tramonto sono i momenti in cui i gatti sono naturalmente più attivi, perché coincidono con i picchi di attività delle prede in natura.

        È un comportamento normale?

        Sì. Gli esperti di comportamento felino concordano sul fatto che questo atteggiamento rientra nella normalità assoluta, soprattutto nei gatti adulti non sterilizzati o in quelli particolarmente curiosi e vigili. Diventa invece un campanello d’allarme solo se accompagnato da segnali di stress, vocalizzazioni eccessive o cambiamenti improvvisi delle abitudini.

        Come gestire la situazione senza stress

        Per ridurre il continuo avanti e indietro, i veterinari consigliano di arricchire l’ambiente domestico con giochi, tiragraffi e punti di osservazione, come mensole o finestre sicure. Se possibile, una gattaiola consente all’animale di gestire autonomamente i propri spostamenti, diminuendo la frustrazione — la sua e quella del proprietario.

        In definitiva, il gatto che vuole uscire quando è dentro e rientrare quando è fuori non è confuso né viziato. Sta semplicemente facendo ciò che la sua natura gli impone: controllare il territorio, valutare gli stimoli e scegliere, momento per momento, dove sentirsi più al sicuro. Un piccolo promemoria quotidiano di quanto l’istinto resti vivo anche nei felini più domestici.

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          Animali

          Freddo e animali: come proteggerli davvero durante l’inverno

          Cani, gatti e fauna urbana soffrono il freddo più di quanto si pensi: ecco cosa dice la scienza e quali accorgimenti adottare per tutelarli.

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          Freddo e animali

            L’arrivo dell’inverno non è una sfida solo per le persone. Il freddo rappresenta un fattore di rischio concreto anche per gli animali, domestici e non, soprattutto quando le temperature scendono sotto lo zero o si accompagnano a vento, pioggia e umidità. Veterinari e associazioni animaliste ricordano che non tutti gli animali reagiscono allo stesso modo al freddo e che la protezione deve essere calibrata in base a specie, età e condizioni di salute.

            Cani e gatti: non tutti sono “resistenti”

            Contrariamente a un luogo comune molto diffuso, non tutti i cani tollerano bene il freddo. Le razze di piccola taglia, quelle a pelo corto e gli animali anziani o malati sono particolarmente vulnerabili all’ipotermia e ai dolori articolari. Anche i cuccioli, che non hanno ancora sviluppato un’adeguata capacità di termoregolazione, necessitano di attenzioni specifiche.

            I gatti, pur essendo animali agili e autonomi, possono soffrire le basse temperature, soprattutto se vivono all’esterno. Il rischio aumenta durante la notte, quando il freddo è più intenso. Per loro è fondamentale garantire ripari asciutti, isolati dal suolo e dal vento, come cucce coibentate o spazi chiusi e sicuri.

            Alimentazione e acqua: due alleati contro il gelo

            Durante l’inverno, il corpo degli animali consuma più energia per mantenere la temperatura corporea. Per questo, su consiglio del veterinario, può essere utile un leggero aumento dell’apporto calorico, soprattutto per gli animali che trascorrono molto tempo all’aperto. L’acqua deve essere sempre disponibile e non ghiacciata, perché la disidratazione è un rischio spesso sottovalutato anche nei mesi freddi.

            Attenzione alle zampe e alle sostanze tossiche

            Sale, ghiaccio e prodotti antigelo usati sulle strade possono provocare irritazioni alle zampe e intossicazioni se ingeriti leccandosi. Dopo le passeggiate è buona norma pulire e asciugare accuratamente le zampe dei cani. In alcuni casi, l’uso di creme protettive o scarpette specifiche può prevenire lesioni e screpolature.

            Fauna urbana: piccoli gesti che fanno la differenza

            Non solo animali domestici. Uccelli, ricci e altri animali selvatici che vivono in città affrontano in inverno una drastica riduzione delle risorse alimentari. Lasciare ciotole d’acqua non ghiacciata, installare mangiatoie per gli uccelli o rifugi naturali nei giardini può contribuire concretamente alla loro sopravvivenza, senza interferire con i loro comportamenti naturali.

            Mai sottovalutare i segnali di sofferenza

            Brividi, letargia, rigidità nei movimenti o respirazione lenta sono campanelli d’allarme che richiedono un intervento immediato. In questi casi è essenziale portare l’animale in un luogo caldo e contattare il veterinario.

            Proteggere gli animali dal freddo non significa stravolgere le loro abitudini, ma adottare comportamenti responsabili e informati. Piccoli accorgimenti quotidiani possono fare la differenza tra un inverno sicuro e uno pericoloso, ricordandoci che il benessere degli animali passa anche dalla nostra attenzione.

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              Fumo e animali domestici: la salute di cani e gatti è in pericolo anche a casa

              Respirano ciò che respiriamo noi, ma con un rischio maggiore: i pet vivono a stretto contatto con le superfici contaminate dal fumo e ne pagano le conseguenze sulla salute.

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              Fumo e animali domestici

                La casa non è un rifugio quando c’è una sigaretta

                Per chi convive con un cane o un gatto, la casa è un mondo di coccole e sicurezza. Ma se tra quelle mura si fuma, per loro diventa un luogo a rischio. Gli animali non hanno la possibilità di allontanarsi volontariamente dal fumo come farebbe un essere umano: restano dove siamo noi e respirano tutto ciò che produciamo.

                Il fumo passivo contiene migliaia di sostanze nocive, molte delle quali cancerogene. A differenza delle persone, cani e gatti sono più vicini alle superfici — tappeti, divani, cuscini — dove si deposita il cosiddetto fumo di terza mano, quello che resta impregnato negli oggetti e viene ingerito o inalato nel tempo.

                Conseguenze rilevate dai veterinari

                Negli ultimi anni numerosi studi hanno confermato che gli animali esposti al fumo hanno un’incidenza più alta di malattie respiratorie e forme tumorali.

                Nei cani

                • Maggior rischio di tumore nasale, soprattutto nelle razze con muso lungo: le particelle tossiche restano intrappolate nelle cavità nasali.
                • Aumento dei casi di tumore ai polmoni nei cani che vivono con fumatori abituali.
                • Irritazioni a livello di gola, tosse cronica e peggioramento dei sintomi in animali con bronchite o patologie cardiache.

                Nei gatti

                • Il fumo si deposita sul pelo: mentre si puliscono, ingeriscono scorie tossiche.
                • Collegamenti scientificamente documentati con linfoma felino, una forma aggressiva di tumore del sistema immunitario.
                • Conjuntiviti e problemi respiratori ricorrenti.

                Anche altri animali soffrono
                Uccelli da compagnia, roditori e persino rettili possono riportare danni, perché i loro sistemi respiratori sono particolarmente sensibili alle sostanze chimiche inquinanti.

                Il fumo di “terza mano”: un pericolo silenzioso

                Non basta aprire la finestra o fumare in un’altra stanza. Le particelle del tabacco si depositano ovunque: sul pavimento, sui tessuti, nelle cucce. Per un gatto che si lecca il pelo o un cane che si rotola su un tappeto, l’esposizione è continua, anche quando la sigaretta è spenta da ore. Questo tipo di contaminazione è oggi al centro delle preoccupazioni di ricercatori e veterinari, perché gli effetti si accumulano nel tempo.

                I segnali da non ignorare

                Se un animale vive in un ambiente con fumatori, può iniziare a mostrare:

                • starnuti frequenti
                • occhi arrossati e lacrimazione
                • tosse o affanno
                • ridotta tolleranza allo sforzo

                Sono sintomi comuni anche ad altre patologie, ma la prima domanda che il veterinario farà sarà: c’è qualcuno che fuma in casa?

                Proteggere chi ci vuole bene

                La soluzione più efficace è semplice — ma richiede impegno: non fumare in presenza di animali domestici. Se non si riesce a smettere, ecco alcune precauzioni utili:

                • fumare solo all’aperto, lontano dall’ingresso di casa
                • lavare le mani e cambiare la maglia dopo aver fumato, soprattutto prima di accarezzare gli animali
                • ventilare spesso gli ambienti
                • pulire e aspirare regolarmente tessuti e superfici

                Non sono misure sufficienti a eliminare completamente il rischio, ma riducono l’esposizione.

                Un motivo in più per smettere

                Molti proprietari trovano nella tutela dei loro animali la motivazione giusta per dire addio alle sigarette. Gli amici a quattro zampe non giudicano e non chiedono nulla — se non di stare al nostro fianco. Sapere che il fumo può far loro del male aiuta a fare una scelta di salute che vale per tutti i membri della famiglia, umani e non.

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