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Animali

Leone XIV e gli animali: c’è un’anima anche per loro? Speranze, precedenti e quella foto a cavallo in Perù

Il pontificato di Leone XIV sarà attento anche alla questione animale? Mentre riemerge una foto che lo ritrae a cavallo durante la missione in Perù, torna il confronto con i suoi predecessori: dal commosso epitaffio per l’elefante Annone scritto da Leone X al cardellino di Pio XII, fino ai gatti di Benedetto XVI e alla compassione cosmica di Giovanni Paolo II.

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    Il nome scelto – Leone XIV – evoca forza, tradizione, magari un pizzico di audacia. Ma per chi ama gli animali, risveglia anche una domanda concreta e affettuosa: questo Papa sarà sensibile al tema della vita non umana? Si prenderà cura, come fece San Francesco, dei “fratelli minori”? O manterrà un approccio più distaccato, come fecero molti suoi predecessori? Per ora, da Robert Francis Prevost, missionario agostiniano divenuto Pontefice, non sono arrivate parole ufficiali in merito. Ma è bastato che circolasse una vecchia foto – lui a cavallo in Perù, durante gli anni trascorsi come vescovo missionario – per riaccendere la speranza di chi sogna un Papa capace di riconoscere negli animali non solo la dignità, ma anche un’anima.

    Una speranza che affonda le radici nei contrasti del recente passato. Papa Francesco, nonostante il nome, ha spesso relegato gli animali a un ruolo marginale. Famosa – e discussa – la sua dichiarazione secondo cui “chi ama gli animali al posto dei figli è egoista”, così come l’episodio in cui rifiutò di benedire un cane definito “bambino” dalla sua anziana padrona. Parole e gesti che, per molti, hanno fatto riemergere il limite di un’antropocentrismo ecclesiale che fatica a vedere nel Creato altro da sé.

    Eppure, il Catechismo della Chiesa cattolica è chiarissimo: “Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura. […] Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro”. Un’indicazione che ha trovato rispecchiamento in alcuni pontificati del passato. Leone X, ad esempio, amava così tanto il suo elefante Annone – donato dal re del Portogallo nel 1514 – da assisterlo sul letto di morte e scriverne un epitaffio di proprio pugno. Non solo: chiese a Raffaello di dipingerlo. L’opera andò perduta, ma alcuni schizzi sopravvivono.

    Anche Pio XII mostrò una delicatezza sincera: lo ricordiamo ritratto con un uccellino posato sul dito, ma anche protagonista di un discorso ai lavoratori del mattatoio di Roma, in cui parlò della necessità di “interdire le inutili crudeltà” verso gli animali. Paolo VI, dal canto suo, nel 1969 disse ai veterinari: “Anche gli animali sono creature di Dio, e la loro muta sofferenza è segno dell’attesa di redenzione”. E, secondo alcune fonti, consolò un bambino in lacrime per la morte del cane dicendo: “Un giorno li rivedremo nell’eternità di Cristo”.

    Giovanni Paolo II, in un’udienza del 1990, sottolineò che anche gli animali hanno ricevuto da Dio “un soffio vitale”, e citò i Salmi per ribadire che tutti gli esseri viventi “attendono da Dio il loro cibo”. Un’apertura spirituale profonda, che Benedetto XVI – pur grande amante dei gatti – non fece propria: per lui, le creature “non chiamate all’eternità” morivano definitivamente. Ratzinger, però, nutriva sincero affetto per i felini: li sfamava sotto i porticati della Congregazione per la dottrina della fede e si fermava a parlarci, secondo il cardinale Tarcisio Bertone, in dialetto bavarese. Non gli si perdona, tuttavia, il ritorno alla mozzetta bordata di pelliccia d’ermellino.

    Ora tocca a Leone XIV. Le sue prime parole da Papa sono state sobrie, centrate sul Vangelo e sul servizio. Nessun accenno diretto agli animali, ma chi ne ha a cuore la sorte attende. Attende che un Pontefice moderno, magari memore del suo passato agostiniano e missionario, si esprima con chiarezza su un tema che unisce etica, compassione e spiritualità. Perché la Chiesa non salvi solo le anime con due gambe. Anche quelle con quattro zampe, un becco o le ali.

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      Animali

      Adottare un cane anziano cambia la vita in meglio: la guida definitiva per accogliere un pet adulto e scoprire tutti i suoi vantaggi insospettabili

      Mentre i cuccioli monopolizzano l’attenzione delle famiglie, i cani anziani restano spesso invisibili nei box. Gli etologi e i veterinari spiegano come la maturità di un animale si traduca in una convivenza priva di stress, con tempi di adattamento veloci e gratificanti.

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      Adottare un cane anziano cambia la vita in meglio: la guida definitiva per accogliere un pet adulto e scoprire tutti i suoi vantaggi insospettabili

        Il mito da sfatare sulle adozioni della terza età

        Quando si decide di allargare la famiglia accogliendo un quattro zampe, l’immaginario collettivo corre quasi sempre verso la figura di un cucciolo vivace e batuffoloso. Questa preferenza istintiva porta spesso a ignorare i tanti ospiti adulti o anziani che popolano i canili del nostro paese, condannandoli a trascorrere l’ultimo capitolo della propria vita dietro le sbarre di una gabbia. Molte persone temono che un cane maturo porti con sé traumi insuperabili, un carattere ormai rigido o troppe problematiche di salute. La realtà etologica e la pratica quotidiana nei rifugi svelano tuttavia uno scenario del tutto differente: adottare un pet anziano si rivela frequentemente una scelta vincente, capace di regalare una convivenza pacifica, consapevole e priva delle fisiologiche complicazioni legate alla crescita dei primi anni.

        I vantaggi insospettabili della maturità canina

        Un cane anziano possiede un bagaglio di competenze sociali e una stabilità emotiva che un cucciolo deve ancora costruire con fatica e pazienza.

        “I cani adulti e anziani offrono una prevedibilità caratteriale straordinaria che azzera le sorprese per la famiglia accogliente”, spiegano gli esperti di etologia applicata dell’associazione Senior Pet Care Foundation nei loro manuali per l’adozione responsabile. “La personalità dell’animale è già definita, il livello di energia si adatta perfettamente ai ritmi della vita domestica e la gestione delle passeggiate risulta molto più semplice. Un cane maturo ha già superato la fase della masticazione distruttiva degli oggetti di casa, gestisce con naturalezza i bisogni fisiologici all’esterno e sa rassicurare l’ambiente familiare con una presenza calma e discreta”.

        Questa serenità di fondo si traduce in un inserimento domestico molto più rapido e privo dello stress da iperattività tipico dei cuccioli.

        Come preparare la casa per un’accoglienza perfetta

        Gestire l’arrivo di un pet anziano richiede piccoli accorgimenti pratici progettati per rispettare le sue esigenze fisiche. Il primo passo consiste nell’allestire una zona riposo confortevole, posizionando cuccette ortopediche o cuscini spessi in punti della casa riparati dalle correnti d’aria e lontani dal passaggio frequente. Se la pavimentazione risulta scivolosa, l’inserimento di tappeti antiscivolo aiuta l’animale a muoversi senza timore di perdere l’equilibrio o sforzare le articolazioni. Sul fronte veterinario, una visita di controllo approfondita permette di calibrare l’alimentazione e impostare le eventuali terapie di supporto per la mobilità. Rispettare i tempi di esplorazione dell’animale senza forzare il contatto fisico nei primi giorni crea una base di fiducia incrollabile, aprendo la strada a un legame profondo e autentico.

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          Il macabro regalo sullo zerbino: perché il tuo gatto ti lascia animali morti davanti alla porta e cosa si nasconde dietro questo strano gesto

          Trovare un topo o un uccellino senza vita sull’ingresso di casa è un’esperienza comune per chi possiede un felino. Gli esperti di comportamento animale spiegano che questo rituale apparentemente spietato affonda le radici in un istinto biologico insospettabile.

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          Il macabro regalo sullo zerbino: perché il tuo gatto ti lascia animali morti davanti alla porta e cosa si nasconde dietro questo strano gesto

            L’istinto ancestrale del predatore casalingo

            Anche il gatto più pacifico, che trascorre la maggior parte del tempo a dormire sul divano di casa, conserva intatto il patrimonio genetico dei suoi antenati selvatici. La caccia non è legata al senso di fame, dato che gli animali domestici ricevono cibo nutriente e bilanciato ogni giorno dai loro proprietari, ma rappresenta un bisogno etologico fondamentale. Quando un gatto avvista una potenziale preda in giardino, si attiva un circuito neurologico indipendente dallo stimolo dell’appetito. Questo spiega perché, dopo aver catturato un piccolo roditore o un volatile, il felino non lo consumi, ma decida di trasportarlo fin dentro le mura domestiche, dando inizio a un comportamento che spesso destabilizza i proprietari ma che risponde a rigide regole sociali della specie.

            La teoria dell’insegnamento e del branco

            La spiegazione scientifica più accreditata tra gli etologi riguarda la trasmissione delle competenze di caccia, un comportamento tipico delle madri verso i gattini. Nelle colonie feline, le femmine portano prede tramortite o morte al nido per insegnare ai piccoli come maneggiarle e nutrirsi.

            “I gatti sterilizzati che vivono in appartamento tendono a proiettare questo istinto materno e protettivo verso i loro umani, considerati membri disfunzionali del branco”, spiegano gli specialisti della International Society of Feline Medicine nei loro manuali di comportamento. “Dal punto di vista del gatto, l’essere umano è un predatore totalmente incapace di procacciarsi il cibo da solo, e il cadavere lasciato sulla porta non è altro che un tentativo di sfamare la propria famiglia adottiva”.

            Il nucleo domestico viene quindi identificato come il luogo sicuro, il nido in cui depositare le risorse della caccia. Inoltre, portare la preda a casa consente al felino di ricevere una gratificazione psicologica, condividendo il successo dell’operazione con le figure di riferimento.

            Come gestire il comportamento senza punizioni

            Reagire con urla, punizioni o manifestazioni di disgusto di fronte al macabro regalo è del tutto inutile e rischia di compromettere il legame di fiducia con l’animale. Il gatto non può comprendere l’orrore umano di fronte a un topo morto, poiché per lui si tratta di un comportamento virtuoso e naturale. Gli esperti consigliano di rimuovere la preda con discrezione, distogliendo l’attenzione del gatto con un gioco o un premio alternativo. Per limitare l’impatto della caccia sulla fauna locale, l’applicazione di un piccolo campanello al collare (dotato di chiusura di sicurezza antisoffoco) o la limitazione delle uscite libere durante le ore dell’alba e del crepuscolo, i momenti in cui le prede sono più attive e vulnerabili, si rivelano le strategie più efficaci.

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              Come cambia il gatto quando invecchia: le attenzioni quotidiane, i controlli medici e i trucchi per farlo vivere a lungo felice

              Superata la soglia dei sette-dieci anni, l’organismo del gatto comincia ad attraversare trasformazioni lente e progressive. Le raccomandazioni dei veterinari indicano come riconoscere i dolori articolari, adattare l’ambiente domestico e calibrare la dieta quotidiana

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              Come cambia il gatto quando invecchia: le attenzioni quotidiane, i controlli medici e i trucchi per farlo vivere a lungo felice

                L’aspettativa di vita dei felini domestici ha raggiunto traguardi considerevoli, superando spesso i quindici o persino i vent’anni di età grazie alle migliori cure e alla nutrizione moderna. Tuttavia, il processo di invecchiamento porta con sé inevitabili mutamenti fisiologici, metabolici e comportamentali. Riconoscere per tempo la transizione verso la fase della terz’età consente ai proprietari di calibrare le attenzioni quotidiane e preservare un’ottima qualità della vita per il proprio animale.

                I segnali dell’invecchiamento e i cambi di comportamento

                A partire dagli otto o dieci anni, il ritmo di vita del gatto tende a rallentare in maniera naturale. L’animale dedica più ore al riposo, riduce le sessioni di gioco e può mostrare una minore propensione al salto o all’arrampicata. Gli specialisti della medicina veterinaria sottolineano la necessità di osservare attentamente i dettagli quotidiani: la comparsa di rigidità nei movimenti, una riduzione della frequenza con cui il gatto cura il proprio mantello o una difficoltà improvvisa nell’accedere alla cassetta igienica possono rappresentare i sintomi precoci dell’osteoartrite felina, una condizione dolorosa molto comune negli esemplari anziani.

                Adattare l’ambiente domestico e la lettiera

                Quando la mobilità e la flessibilità diminuiscono, la casa deve trasformarsi per venire incontro alle ridotte capacità fisiche del gatto senior. Piccoli accorgimenti strutturali possono fare una grande differenza nel mantenere l’autonomia dell’animale. È consigliabile posizionare scalette o rampe per facilitare la salita su divani e letti, oltre a sostituire le cassette igieniche dai bordi alti con modelli dotati di un ingresso ribassato. Anche la ciotola del cibo e quella dell’acqua dovrebbero essere leggermente rialzate da terra per non affaticare le vertebre cervicali durante i pasti.

                L’importanza dell’alimentazione e dei controlli medici regolari

                L’invecchiamento comporta un’alterazione delle capacità digestive e della percezione del gusto. I gatti anziani possono tendere all’obesità se mantengono un apporto calorico alto a fronte di un ridotto movimento, oppure al deperimento muscolare in presenza di patologie croniche come l’insufficienza renale, l’ipertiroidismo o il diabete. Per questa ragione, la dieta deve essere formulata con proteine di elevata qualità biologica e un bilanciato apporto di fibre e minerali.

                I protocolli veterinari raccomandano di intensificare le visite di controllo, portando la frequenza a cadenza semestrale. Gli esami periodici del sangue e delle urine permettono di diagnosticare precocemente eventuali disturbi e di intervenire con terapie farmacologiche mirate, garantendo al gatto un’anzianità serena e priva di dolori.

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