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Animali

Perché i gatti si fanno le unghie sul divano? La scienza svela i motivi e come evitare danni ai mobili

Non è solo questione di artigli: un nuovo studio spiega il significato del graffiare nei gatti e come gestirlo per il loro benessere (e per salvare il tuo arredamento).

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    Se hai un gatto, probabilmente hai assistito al suo irrefrenabile desiderio di graffiare divani, poltrone, cuscini o qualsiasi mobile gli capiti a tiro. Ma perché lo fanno? Un recente studio condotto dal ricercatore veterinario Yasemin Salgirli Demirbas, dell’Università di Ankara, ha approfondito il comportamento felino, rivelando che dietro questa abitudine c’è molto più di quanto si possa immaginare.

    Graffiare: una questione di salute e territorio

    Secondo lo studio, graffiare non è solo un modo per i gatti di mantenere i loro artigli affilati. È anche un’attività fondamentale per la loro salute fisica e psicologica. “Graffiare aiuta a prevenire la crescita eccessiva delle unghie, che potrebbe causare problemi di salute,” spiega Salgirli Demirbas. Inoltre, i graffi fungono da indicatori territoriali, lasciando segnali visivi e chimici che permettono ai gatti di comunicare con altri felini.

    Ma non è tutto. Il graffiare è anche un’espressione emotiva. I gatti scelgono spesso superfici in aree socialmente significative per manifestare il loro stato emotivo e affermare la loro presenza nel territorio.

    Stress, personalità e ambiente: i fattori chiave

    La ricerca ha dimostrato che il comportamento di graffiare è influenzato da diversi fattori, tra cui:

    • Presenza di bambini in casa, che può aumentare il livello di stress del gatto.
    • Tratti della personalità del felino, come un temperamento particolarmente attivo o ansioso.
    • Livello di attività fisica, con i gatti più energici che tendono a graffiare di più.

    Questi elementi sottolineano l’importanza di un ambiente adeguato per ridurre lo stress e favorire comportamenti costruttivi. “Fornire nascondigli sicuri, punti di osservazione elevati e ampie opportunità di gioco aiuta a creare un contesto armonioso per il gatto,” suggerisce Salgirli Demirbas.

    Come proteggere i mobili e garantire il benessere del gatto

    La soluzione per salvare il tuo divano e migliorare la qualità della vita del tuo micio? Un tiragraffi ben posizionato. I gatti graffiano in aree significative, quindi è fondamentale scegliere luoghi strategici per il tiragraffi, preferibilmente vicino alle zone sociali o di passaggio.

    Inoltre, proporre materiali appropriati come corde, cartone o tessuti ruvidi può incentivare il gatto a graffiare dove desiderato. “Reindirizzare il graffio verso superfici adatte contribuisce a un ambiente più sereno sia per i gatti che per i loro proprietari,” conclude il ricercatore.

    Un comportamento naturale da rispettare

    In definitiva, graffiare non è solo un gesto naturale per i gatti, ma una necessità per la loro salute e un modo per comunicare. Gestirlo nel modo giusto non solo proteggerà i tuoi mobili, ma rafforzerà anche il rapporto con il tuo amico a quattro zampe.

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      Animali

      In Bangladesh salvano il bufalo “Donald Trump”: il ciuffo identico al presidente lo trasforma in una star social

      Il raro bufalo albino è diventato virale per la somiglianza con Donald Trump. Migliaia di persone hanno invaso la fattoria per fotografarlo e il governo ha deciso di salvarlo dal macello.

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        Doveva finire macellato come milioni di altri animali allevati per il sacrificio rituale dell’Eid al-Adha. Invece è diventato una celebrità nazionale, un fenomeno social e persino un caso politico. Tutto per colpa – o forse per merito – di un ciuffo biondo spettinato che ricorda in modo impressionante quello del presidente Donald Trump.

        Succede in Bangladesh, dove un raro bufalo albino ha attirato l’attenzione di migliaia di persone grazie a una somiglianza tanto assurda quanto irresistibile. Il bovino viveva in una fattoria di Narayanganj, nella provincia di Dhaka, insieme al proprietario Zia Uddin Mridha. Ma nel giro di pochi giorni il suo destino è completamente cambiato.

        Il bufalo “Donald Trump” diventa virale

        A trasformare il bufalo in una star del web sono stati video e fotografie pubblicati sui social network. L’animale, ribattezzato immediatamente “Donald Trump”, ha iniziato a richiamare folle sempre più grandi di curiosi, influencer e famiglie intere desiderose di scattarsi un selfie davanti a quel ciuffo chiarissimo e gonfiato verso l’alto.

        Secondo quanto raccontato dall’allevatore, il soprannome sarebbe nato quasi per gioco grazie al fratello minore. Nessuno però immaginava che quella battuta sarebbe esplosa online fino a trasformare la fattoria in una specie di attrazione turistica improvvisata.

        La situazione sarebbe diventata talmente ingestibile da costringere persino le autorità locali a intervenire per motivi di ordine pubblico. La fila di persone davanti all’allevamento cresceva infatti giorno dopo giorno.

        Doveva essere sacrificato per l’Eid al-Adha

        La storia ha colpito ancora di più perché il bufalo era già stato venduto per il sacrificio rituale previsto durante l’Eid al-Adha, una delle principali festività islamiche, che ricorda la devozione di Abramo disposto a sacrificare il figlio in segno di obbedienza a Dio.

        Ogni anno in Bangladesh vengono macellati milioni di animali durante la celebrazione: mucche, capre, pecore e bufali. Anche il raro esemplare albino sembrava destinato alla stessa sorte.

        Il governo interviene all’ultimo momento

        La svolta sarebbe arrivata poche ore prima della soppressione dell’animale. Il ministro dell’Interno bengalese Salahuddin Ahmed avrebbe deciso di intervenire personalmente rimborsando l’acquirente e ordinando il trasferimento del bufalo allo zoo nazionale di Dhaka.

        Una decisione che ha immediatamente trasformato il bovino in una sorta di mascotte nazionale. Del resto il raro animale non è soltanto curioso dal punto di vista estetico: pesa circa 700 chili e necessita di cure costanti proprio a causa dell’albinismo.

        Il caso social che ha salvato una vita

        In Bangladesh il bufalo “Donald Trump” è ormai diventato molto più di un semplice animale da allevamento. È il simbolo perfetto di come i social network possano cambiare improvvisamente il destino di una storia apparentemente già scritta.

        E mentre migliaia di utenti continuano a condividere foto e video del bovino col ciuffo presidenziale, una cosa appare ormai certa: senza quella somiglianza con Donald Trump, oggi probabilmente nessuno starebbe parlando di lui.

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          Il gatto lascia il cibo nella ciotola? Non è un dispetto: secondo uno studio si “stufa” dell’odore

          I ricercatori dell’Università di Iwate hanno scoperto che i gatti perdono interesse per il cibo quando il cervello si abitua all’odore. Basta però una nuova fragranza per riaccendere l’appetito.

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          Il gatto annusa il cibo

            Chi vive con un gatto conosce perfettamente la scena: ciotola piena, il felino si avvicina, annusa, mangia due bocconi e poi se ne va lasciando tutto lì. Per anni molti proprietari hanno interpretato questo comportamento come un semplice capriccio. In realtà, secondo un nuovo studio giapponese, il motivo sarebbe molto più scientifico.

            Il problema non è il cibo. È il suo odore.

            Lo studio giapponese sui gatti domestici

            La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Physiology & Behavior da un team guidato dal professor Masao Miyazaki dell’Università di Iwate, in Giappone.

            Gli studiosi hanno osservato 12 gatti domestici sani, di età compresa tra i 3 e i 15 anni, sottoponendoli a diversi cicli di alimentazione controllata dopo 16 ore di digiuno.

            Il risultato è stato sorprendente: quando ai gatti veniva proposto sempre lo stesso alimento, la quantità mangiata diminuiva progressivamente. Ma bastava introdurre un odore diverso per far tornare immediatamente l’appetito.

            Il gatto non si stufa del cibo, ma del profumo

            Secondo i ricercatori, il fenomeno si chiama adattamento olfattivo. In pratica il cervello, quando percepisce sempre lo stesso odore per troppo tempo, riduce gradualmente la propria risposta a quello stimolo.

            È lo stesso meccanismo per cui smettiamo di sentire il nostro profumo dopo alcuni minuti o non percepiamo più l’odore della nostra casa.

            Nel caso dei gatti, però, l’olfatto ha un peso enorme nel comportamento alimentare. Quando il cervello si “abitua” a quell’odore, l’interesse verso il cibo cala drasticamente anche se il gatto non è davvero sazio.

            Basta un odore nuovo per riaccendere l’appetito

            La parte più curiosa dell’esperimento riguarda proprio questo passaggio. I ricercatori hanno scoperto che non serviva nemmeno cambiare davvero il cibo nella ciotola.

            Era sufficiente introdurre nell’ambiente un nuovo odore alimentare perché i gatti tornassero a mangiare con maggiore entusiasmo.

            Al contrario, continuare a esporli sempre alla stessa fragranza faceva diminuire ulteriormente l’appetito.

            Un comportamento legato all’evoluzione

            Secondo gli studiosi, questo atteggiamento deriva anche dall’origine evolutiva dei gatti. In natura i felini sono cacciatori solitari che si nutrono di molte piccole prede diverse durante la giornata, non di un unico grande pasto.

            Per questo tendono naturalmente a preferire piccoli pasti frequenti e stimoli alimentari variabili.

            Possibili effetti sulla salute dei gatti

            La scoperta potrebbe avere applicazioni molto concrete soprattutto per i gatti anziani o malati che mangiano poco.

            Cambiare leggermente il profumo del cibo potrebbe infatti aiutare a stimolare nuovamente l’appetito senza modificare completamente la dieta. Al contrario, mantenere sempre lo stesso odore potrebbe aiutare i gatti sovrappeso a mangiare meno.

            I ricercatori sottolineano comunque che lo studio è stato condotto su un campione piccolo e che serviranno ulteriori approfondimenti.

            Ma una cosa ormai sembra chiara: quando il gatto lascia la ciotola piena, molto probabilmente non sta facendo il difficile. Sta semplicemente seguendo il suo naso.

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              Animali

              Vipere in Italia, il vicino di sentiero che non ti aspetti: dove si nascondono e come evitare incontri… troppo ravvicinati

              Altro che solo deserti australiani e foreste tropicali: anche in Italia esistono animali velenosi, e tra questi la vipera è il più noto. Niente panico, però: conoscerla meglio è il modo più intelligente per godersi boschi ed escursioni senza brutte sorprese.

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              serve un articolo giornalistico curioso con titolo, occhiello e catenaccio, cambiando le frasi e verificando i fatti deve essere divertente:

                Il pericolo? A volte striscia dietro casa

                Quando si pensa ad animali pericolosi, la fantasia vola subito verso scenari da documentario: serpenti giganti in Amazzonia, ragni enormi in Australia, scorpioni nascosti tra le dune africane.

                Poi si infilano scarponi e zaino per una tranquilla passeggiata tra i boschi italiani convinti che il massimo rischio sia pestare una pigna. Ed è qui che arriva la sorpresa: anche i nostri sentieri ospitano un rettile capace di mettere in difficoltà escursionisti distratti e animali domestici troppo curiosi.

                La protagonista è la vipera, l’unico serpente velenoso presente stabilmente in gran parte della penisola. Niente mostro da film horror: si tratta di un animale schivo, che preferisce fuggire piuttosto che affrontare un essere umano. Ma se si sente minacciata, può mordere.

                E no, non è il tipo di incontro che si desidera durante una gita con panino e borraccia.

                Le regioni dove l’incontro è più probabile

                Le vipere sono diffuse soprattutto nel Nord e nel Centro Italia, dove trovano l’habitat ideale tra pietraie, prati assolati, boschi radi e zone collinari.

                La loro presenza è ben documentata in Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto ed Emilia-Romagna.

                Molto frequenti anche lungo l’Appennino tosco-emiliano e in diverse aree di Toscana e Umbria.

                Nel Sud gli avvistamenti sono più sporadici, ma non impossibili.

                Tra le specie più diffuse c’è la Vipera aspis, presente in gran parte della penisola, mentre la Vipera berus è più comune nelle zone alpine.

                La buona notizia? Non inseguono nessuno. Non organizzano agguati. E non passano il tempo a complottare contro gli escursionisti.

                Perché le incontriamo soprattutto in primavera?

                La risposta è semplice: anche loro amano il sole.

                Dopo i mesi freddi, le vipere escono dal letargo e cercano superfici tiepide su cui scaldarsi. Massi, sentieri assolati, bordi di muretti e radure diventano le loro “sdraio naturali”.

                Il problema nasce quando un escursionista distratto mette il piede troppo vicino.

                Dal loro punto di vista è l’equivalente di qualcuno che ti piomba sull’asciugamano al mare senza nemmeno salutare.

                Il morso: raro, ma da non sottovalutare

                In Italia i morsi di vipera non sono frequentissimi e raramente risultano letali negli adulti sani, grazie anche alla tempestività dei soccorsi.

                Possono però provocare dolore intenso, gonfiore, nausea, difficoltà respiratorie e complicazioni più serie nei bambini, negli anziani o negli animali domestici.

                Per i cani, in particolare, il rischio aumenta perché tendono ad annusare cespugli e pietre con l’entusiasmo di detective improvvisati.

                E purtroppo il muso è una delle zone più colpite.

                Cosa fare se la incontri

                La regola numero uno è sorprendentemente semplice: fare assolutamente nulla.

                O meglio, fermarsi, mantenere la calma e allontanarsi lentamente.

                Tentare di colpirla con un bastone, fotografarla a pochi centimetri per impressionare gli amici o improvvisarsi esperti di rettili è una pessima idea.

                La vipera morde quasi sempre per difesa.

                Insomma, trattarla con rispetto è il modo migliore per evitare guai.

                Piccoli trucchi per passeggiate senza drammi

                Per ridurre i rischi bastano poche accortezze: scarpe chiuse, attenzione quando si sollevano pietre o tronchi, cane al guinzaglio nelle aree più selvatiche e occhi aperti lungo i sentieri stretti.

                Un bastoncino da trekking che batte leggermente il terreno può inoltre creare vibrazioni percepite dal serpente, che spesso si allontana spontaneamente.

                In pratica, basta annunciare il proprio arrivo. Un po’ come fare rumore entrando in cucina per non spaventare chi sta rubando biscotti.

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