Lifestyle
App per tutti i gusti, divertenti e soprattutto inutili
Sappi che per il tuo fedele smartphone esiste un’app per tutto, anche per le attività più buffe ed inutili. Ecco quindi qualche consiglio assolutamente faceto per occupare un po’ di spazio sul tuo telefonino!
Nothing
Si tratta di una delle app per Android più strane mai viste che, coerentemente col suo nome… non fa assolutamente nulla! Quando si avvia, appare una schermata grigia vuota con scritto sopra Nothing al centro… e nient’altro. Anche se non serve a niente e non fa niente, è stata scaricata ben 90000 volte con un punteggio di 4.2 nelle recensioni entusiastiche! Bah…
Ghost Sensor
Pensata per iPhone, rileva la presenza dei fantasmi. Si presenta con un radar e, se c’è un fantasma nelle vicinanze, mostrerà una foto del fantasma per consentire al fantasma di parlarci. Sì, certamente…
iShaver Pro
App che serve a tagliarsi i capelli col telefono. Per iniziare a radere, tenendo premuto il pulsante cadranno capelli e peli sullo schermo. Si può anche scegliere il colore e la lunghezza dei capelli e abilitare la vibrazione, in moda ottenere un effetto più realistico.
Milk The Cow
Disponibile sia per Android che per iPhone, permette di mungere una mucca virtualmente.
Toilet Time
Si tratta del gioco ideale da fare quando si sta seduti sul water ad aspettare. Contiene diversi mini giochi a “tema” come quello dove prendere la mira o dove tossire al momento giusto per coprire certi rumori…
Pimple Popper
E’ l’app per spremere brufoli virtuali, di tutti i tipi, per chi coltiva questa insana passione…
Die With Me
Una chat specialissima, in cui si può chattare con altre persone a caso nel mondo, tutte contraddistinte da una caratteristica comune: la batteria del telefono sta al 5% di carica, quindi quasi per spegnersi. La chat si può quindi usare soltanto col 5% di carica.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Lifestyle
Sempre stanchi il lunedì mattina? La colpa è del “social jetlag” del weekend che distrugge il sonno e come guarire in due mosse
Spostare in avanti gli orari della sveglia e del sonno durante il sabato e la domenica crea uno sfasamento biologico identico a un volo transoceanico. Gli esperti spiegano come questa abitudine apparentemente innocua alteri il metabolismo e l’umore di inizio settimana.
Il lunedì mattina inizia il sabato sera
La sensazione di spossatezza, nebbia cognitiva e malumore che accompagna il risveglio all’inizio della settimana lavorativa ha finalmente un nome scientifico. Non si tratta di semplice pigrizia o della classica avversione per il rientro in ufficio, ma di una vera e propria alterazione dei ritmi circadiani nota come social jetlag. Questo fenomeno si verifica quando gli orari del sonno dettati dagli impegni sociali e dal tempo libero del fine settimana deviano bruscamente da quelli imposti dai ritmi biologici e lavorativi dei giorni feriali. Anche se l’intenzione comune è quella di recuperare il riposo arretrato, la cronobiologia dimostra che modificare i pattern del sonno produce l’effetto opposto, sballando l’orologio interno dell’organismo.
Gli effetti biologici dello sfasamento orario
Il meccanismo del social jetlag agisce come un viaggio invisibile attraverso diversi fusi orari. Andare a dormire due ore più tardi il venerdì e il sabato, per poi svegliarsi a mezzogiorno, costringe il corpo a un continuo sforzo di riadattamento che si sconta inevitabilmente alla ripresa delle attività.
“Il nostro orologio biologico centrale, situato nell’ipotalamo, ha bisogno di costanza per regolare la produzione di melatonina e cortisolo”, spiegano i ricercatori del Circadian Rhythms Institute nei loro approfondimenti sulla salute del sonno. “Quando cambiamo drasticamente gli orari nel weekend, creiamo una discrepanza tra il tempo sociale e il tempo biologico. Questo sfasamento non causa solo stanchezza, ma è associato a un aumento del senso di fame, a una minore reattività mentale e a una maggiore irritabilità durante il lunedì”.
L’illusione di compensare il debito di sonno prolungando il riposo mattutino non fa altro che posticipare la fase dell’addormentamento della domenica sera, innescando un circolo vizioso di insonnia e stanchezza che si trascina per i giorni successivi.
Le strategie per riprogrammare l’orologio interno
Risolvere questo cortocircuito richiede piccoli accorgimenti mirati nello stile di vita, senza dover rinunciare alla socialità. La regola fondamentale consiste nel mantenere costante l’orario della sveglia, limitando la variazione a un massimo di sessanta minuti rispetto ai giorni lavorativi. Se si fa tardi la sera, gli esperti suggeriscono di compensare con un breve riposo pomeridiano, della durata non superiore ai venti o trenta minuti, da effettuare nel primo pomeriggio per evitare di compromettere il riposo notturno. Un altro fattore cruciale è l’esposizione alla luce naturale: spalancare le finestre o fare una passeggiata appena svegli blocca immediatamente la secrezione di melatonina, segnalando al cervello che la giornata è iniziata e facilitando il riallineamento del ritmo circadiano in vista della settimana.
Lifestyle
Quale frutta mangiare a settembre per fare il pieno di vitamine: la guida stagionale tra antiossidanti, gusto e benessere naturale
La comparsa di una sporgenza o di una curvatura accentuata alla base del collo e sul tratto dorsale deriva spesso da una postura scorretta prolungata e da squilibri muscolari. Eseguire movimenti mirati di estensione e rinforzo permette di contrastare la rigidità e prevenire dolori
L’arrivo di settembre porta con sé il cambio di stagione, il rientro ai ritmi di lavoro quotidiani e la necessità di sostenere il sistema immunitario in vista dell’autunno. Per affrontare questo periodo di transizione senza accumulare stanchezza, la natura offre una varietà di frutti ricchi di acqua, zuccheri naturali, sali minerali e principi attivi protettivi. Riempire il carrello con prodotti di stagione garantisce l’assunzione di cibi al massimo del loro profilo nutrizionale e della loro fragranza organolettica.
L’uva e i fichi: la carica di energia immediata e antiossidanti
Tra i simboli indiscussi del mese di settembre spicca l’uva, sia nella varietà bianca sia in quella nera. Questo frutto si distingue per l’elevato contenuto di acqua, potassio e flavonoidi, in particolare il resveratrolo presente nella buccia dell’uva nera, un potente antiossidante utile per la salute cardiovascolare. L’uva offre una riserva d’energia subito disponibile per contrastare l’affaticamento tipico del cambio stagionale.
Accanto all’uva troviamo i fichi freschi. Sebbene spesso additati per la loro dolcezza, i fichi apportano una quantità significativa di fibre solubili, utili per regolarizzare il transito intestinale. Sono inoltre una fonte preziosa di calcio, potassio e ferro, rappresentando uno spuntino ideale per chi pratica sport o necessita di una ricarica di sali minerali dopo le giornate calde.
Prugne e pere: alleate dell’intestino e della vitamina C
Un altro pilastro della spesa settembrina è rappresentato dalle prugne o susine. Che vengano consumate fresche oppure essiccate, le prugne spiccano per le proprietà depurative e per la ricchezza di potassio e vitamina A, sostanza fondamentale per proteggere la vista e la salute della pelle dopo l’esposizione al sole estivo.
Iniziano inoltre a fare la loro comparsa le prime varietà di pere autunnali. Ricche di pectina — una fibra solubile che aiuta a controllare i livelli di colesterolo nel sangue — le pere garantiscono un buon apporto di vitamina C e boro, un minerale che favorisce la fissazione del calcio nelle ossa e supporta la prontezza mentale.
I frutti di bosco e le prime mele: protezione e difese immunitarie
Il mese di settembre offre ancora gli ultimi raccolti di frutti di bosco, come more e mirtilli. Piccoli ma concentrati di virtù nutrizionali, questi frutti sono rinomati per l’altissimo contenuto di antocianine, molecole che proteggono i vasi sanguigni, migliorano la microcircolazione e contrastano l’invecchiamento cellulare.
Infine, con le prime mele di nuovo raccolto si introduce un classico della nutrizione quotidiana. Grazie alla presenza di quercetina e vitamina C, la mela contribuisce a rinforzare le difese immunitarie e a modulare l’assorbimento degli zuccheri nel sangue, completando un cestino della spesa bilanciato e salutevole.
Cucina
Moussaka, il grande classico della cucina greca che racconta il Mediterraneo
Dalle sue origini mediorientali alla versione moderna codificata in Grecia, ecco storia, ingredienti e procedimento passo dopo passo.
La moussaka è uno dei piatti più rappresentativi della cucina greca e, più in generale, dell’area mediterranea orientale. Stratificata, profumata e sostanziosa, viene spesso paragonata alle lasagne italiane per struttura, ma il suo gusto è unico e riconoscibile, grazie all’uso delle melanzane, delle spezie e della cremosa besciamella che la completa. Oggi è considerata un simbolo della gastronomia ellenica, servita sia nelle taverne tradizionali sia nelle cucine domestiche.
Le origini della moussaka
Le radici della moussaka affondano nel Medio Oriente e nei Balcani, dove piatti a base di melanzane e carne erano diffusi già in epoca ottomana. Il termine deriva dall’arabo musaqqa‘a, che indica una pietanza “raffreddata”, spesso a base di verdure cotte. La versione che conosciamo oggi, con strati ben definiti e copertura di besciamella, è però relativamente recente: fu codificata negli anni Venti del Novecento dallo chef greco Nikolaos Tselementes, che introdusse tecniche e influenze francesi nella cucina greca moderna. Da allora, la moussaka è diventata un piatto identitario della Grecia.
Gli ingredienti della moussaka tradizionale
Per preparare una moussaka classica per 4–6 persone occorrono:
- 3 melanzane grandi
- 500 g di carne macinata di agnello o manzo
- 1 cipolla
- 2 spicchi d’aglio
- 400 g di pomodori pelati o passata
- 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
- Olio extravergine d’oliva
- Cannella e noce moscata
- Sale e pepe
Per la besciamella:
- 80 g di burro
- 80 g di farina
- 1 litro di latte
- 1 uovo
- 50 g di formaggio grattugiato (kefalotyri o pecorino)
Il procedimento passo dopo passo
Si inizia dalle melanzane, che vanno tagliate a fette nel senso della lunghezza, salate e lasciate riposare per circa 30 minuti per eliminare l’amaro. Dopo averle sciacquate e asciugate, si friggono in olio caldo oppure si cuociono in forno per una versione più leggera.
Nel frattempo si prepara il ragù: in una padella si soffriggono cipolla e aglio tritati con olio extravergine d’oliva, si aggiunge la carne macinata e la si lascia rosolare. Si uniscono quindi pomodori, concentrato, sale, pepe e un pizzico di cannella, lasciando cuocere a fuoco medio finché il sugo si restringe.
Per la besciamella si scioglie il burro, si aggiunge la farina mescolando, poi il latte caldo a filo, fino a ottenere una crema liscia. A fuoco spento si incorporano uovo, formaggio e una grattugiata di noce moscata.
A questo punto si assembla la moussaka: in una pirofila si alternano strati di melanzane e carne, terminando con un abbondante strato di besciamella. Si cuoce in forno a 180 °C per circa 40–45 minuti, finché la superficie risulta dorata.
Dopo un breve riposo, la moussaka è pronta per essere servita: un piatto ricco, conviviale e profondamente legato alla storia e ai sapori del Mediterraneo.
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