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Lifestyle

App per tutti i gusti, divertenti e soprattutto inutili

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    Sappi che per il tuo fedele smartphone esiste un’app per tutto, anche per le attività più buffe ed inutili. Ecco quindi qualche consiglio assolutamente faceto per occupare un po’ di spazio sul tuo telefonino!

    Nothing

    Si tratta di una delle app per Android più strane mai viste che, coerentemente col suo nome… non fa assolutamente nulla! Quando si avvia, appare una schermata grigia vuota con scritto sopra Nothing al centro… e nient’altro. Anche se non serve a niente e non fa niente, è stata scaricata ben 90000 volte con un punteggio di 4.2 nelle recensioni entusiastiche! Bah…

    Ghost Sensor

    Pensata per iPhone, rileva la presenza dei fantasmi. Si presenta con un radar e, se c’è un fantasma nelle vicinanze, mostrerà una foto del fantasma per consentire al fantasma di parlarci. Sì, certamente…

    iShaver Pro

    App che serve a tagliarsi i capelli col telefono. Per iniziare a radere, tenendo premuto il pulsante cadranno capelli e peli sullo schermo. Si può anche scegliere il colore e la lunghezza dei capelli e abilitare la vibrazione, in moda ottenere un effetto più realistico.

    Milk The Cow

    Disponibile sia per Android che per iPhone, permette di mungere una mucca virtualmente.

    Toilet Time

    Si tratta del gioco ideale da fare quando si sta seduti sul water ad aspettare. Contiene diversi mini giochi a “tema” come quello dove prendere la mira o dove tossire al momento giusto per coprire certi rumori…

    Pimple Popper

    E’ l’app per spremere brufoli virtuali, di tutti i tipi, per chi coltiva questa insana passione…

    Die With Me

    Una chat specialissima, in cui si può chattare con altre persone a caso nel mondo, tutte contraddistinte da una caratteristica comune: la batteria del telefono sta al 5% di carica, quindi quasi per spegnersi. La chat si può quindi usare soltanto col 5% di carica.

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      Animali

      Incantevoli veli blu: le Meduse Blubber e i segreti degli abissi

      Le meduse blu, le blubber, sono le affascinanti abitanti degli oceani australiani e del Sud-est asiatico. Queste creature marine di colore blu brillante e la loro forma rotonda e carnosa, le rende facilmente riconoscibili tra le altre specie di meduse. Ma, nonostante la loro apparente delicatezza, sono dotate di tentacoli corti e robusti, molto velenosi

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        Le meduse blu, conosciute scientificamente come Catostylus mosaicus e comunemente chiamate meduse blubber, rappresentano una delle creature marine più affascinanti e pittoresche degli oceani. Con il loro colore blu brillante e la loro forma caratteristica, sono una presenza comune nelle acque costiere dell’Australia e del Sud-est asiatico.

        Caratteristiche fisiche
        Le meduse blu blubber sono facilmente riconoscibili grazie al loro colore intenso e alla loro forma rotonda e carnosa. La campana, o ombrella, può raggiungere un diametro di 30-45 cm e presenta una consistenza soda e gelatinosa. Al di sotto della campana, si trovano otto braccia orali corte e robuste, utilizzate per catturare il plancton, che costituisce la loro principale fonte di nutrimento. Sebbene il loro veleno non sia pericoloso per l’uomo, può causare fastidiose irritazioni cutanee e una sensazione di bruciore.


        Dove vivino
        Le blu blubber popolano prevalentemente le acque costiere dell’Australia e del Sud-est asiatico, dove trovano le condizioni ideali per la loro sopravvivenza. Prediligono le acque calde e temperate, spesso abbondanti di nutrienti grazie alla presenza di correnti costiere.


        Queste meduse tendono a formare grandi banchi, che possono essere avvistati vicino alla superficie dell’acqua. Le loro aggregazioni possono causare danni alle reti da pesca e disturbare le attività balneari. Tuttavia, comprendere meglio il loro comportamento e la loro ecologia può aiutare a mitigare questi impatti e a promuovere una convivenza sostenibile tra le meduse e le comunità costiere.

        Le meduse blu blubber sono creature straordinarie che arricchiscono la biodiversità marina con la loro presenza unica e le loro interessanti caratteristiche biologiche. Mentre continuiamo a esplorare e proteggere i mari, le meduse blu blubber rimangono un simbolo della bellezza e della complessità del mondo marino.

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          Animali

          I gatti d’estate: dove vanno (e cosa pensano) quando noi andiamo in ferie?

          Mentre prepariamo le valigie e ci preoccupiamo di affidarli alla vicina o alla cat sitter, i nostri gatti ci guardano con sufficienza e si preparano alle loro ferie alternative: casa libera, terrazzi da esplorare, letti da occupare. Ma dove vanno davvero? E soprattutto: che cosa pensano di noi e delle nostre ferie?

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            Chiunque viva con un gatto sa che il concetto di “abbandono” è del tutto unilaterale. Noi ci struggiamo per lasciarli a casa, pianifichiamo tabelle di pappe e coccole con precisione militare, e loro? Ci osservano infilare il borsone nella macchina con lo stesso sguardo con cui fissano un insetto prima di farlo sparire: freddo, distante, un po’ incuriosito, ma già oltre.

            Dove vanno i gatti d’estate? Domanda errata. La vera domanda è: che cosa diventano, quando la casa resta tutta per loro? La risposta breve è: monarchi assoluti. La lunga è più interessante. Alcuni si sdraiano nella nostra metà del letto come se l’avessero aspettato da una vita. Altri si arrampicano dove avevano sempre finto di non arrivare. I più ambiziosi si trasformano in filosofi silenziosi che contemplano il tramonto dalla finestra, sognando il giorno in cui finalmente ci trasferiremo altrove, possibilmente per sempre.

            Per chi ha la fortuna (o sfortuna) di avere un giardino, i gatti d’estate diventano esploratori. Si allontanano con nonchalance, spariscono per ore, poi tornano affamati, impolverati, soddisfatti. Forse hanno visitato case altrui. Forse hanno flirtato con una gatta rossa che vive due isolati più in là. Forse hanno soltanto dormito dietro un vaso.

            E quando li chiamiamo in videochiamata? Fanno finta di non sentire. Un orecchio si muove, il mento resta saldo. Se potessero parlare, direbbero: “Ti ho lasciato le crocchette, non mi sembra il caso di esagerare con le emozioni”.

            Poi, al nostro ritorno, li troviamo indifferenti. Nessuna corsa verso la porta, nessun salto di gioia. Solo un’occhiata. Ma la notte, quando tutto è spento, li sentiamo avvicinarsi. E allora sì, ci perdonano. Perché, in fondo, la vacanza è anche per loro. Da noi.

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              Tempo libero ed interessi

              Racchettoni, beach volley e sfide sulla sabbia: quando lo sport diventa il vero protagonista dell’estate

              Dai classici racchettoni al beach volley, fino ai nuovi fenomeni come il beach tennis, gli sport da spiaggia uniscono generazioni, allenano corpo e spirito e trasformano ogni angolo di litorale in un’arena improvvisata. Perché il divertimento, d’estate, si gioca rigorosamente a piedi nudi.

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                C’è chi si rilassa all’ombra con un libro e chi, appena messo piede in spiaggia, comincia a cercare racchette, palloni, reti e sfidanti. Perché per molti, l’estate non è solo il tempo del riposo: è la stagione degli sport da spiaggia, quell’universo parallelo dove ogni granello di sabbia può diventare terreno di gioco e ogni passante, potenziale avversario o compagno di squadra.

                In cima alla classifica del culto estivo c’è lui: il gioco dei racchettoni. Senza reti, senza punteggi, senza regole scritte. Solo due giocatori (a volte tre, a volte venti, dipende), una pallina che rimbalza sul bagnasciuga e un obiettivo non detto ma chiarissimo: non farla cadere. L’unica vera regola è il ritmo. Il suono delle racchette che battono è l’inno non ufficiale di ogni spiaggia italiana. E più la pallina vola, più il cerchio degli spettatori cresce. Gli scambi diventano coreografie acrobatiche, tra tuffi, rovesci e urla di incoraggiamento. Non c’è premio in palio, ma chi arriva a cento palleggi consecutivi si sente già leggenda locale.

                Poi c’è il beach volley, con la sua estetica perfetta e le sue regole olimpiche. Qui si fa sul serio: la rete c’è, il campo è segnato, il punteggio conta. Due contro due, o quattro contro quattro se ci si vuole solo divertire, ma l’energia resta la stessa. Tuffi sulla sabbia, schiacciate improvvisate, murate da replay. Sotto il sole cocente o al tramonto, tra amici o sconosciuti, ogni partita diventa una piccola epica. E chi perde… paga da bere.

                In ascesa verticale c’è il beach tennis, versione chic dei racchettoni con racchette più tecniche, regole più rigide e giocatori spesso agguerritissimi. È l’unico sport in cui puoi ritrovarti contro un ragazzino quattordicenne in costume e occhiali da sole che gioca meglio di te che hai passato un mese in palestra. Ma va bene così: sulla sabbia, il talento conta più dei muscoli.

                Lo sport da spiaggia è democratico, gratuito, istintivo. Non chiede abbonamenti né scarpe da ginnastica. Ti basta un costume e un po’ di voglia di muoverti. E dietro ogni sfida c’è sempre la scusa giusta: smaltire la piadina appena mangiata, conoscere la ragazza del telo accanto, dare un senso alla digestione o semplicemente ritrovare il ragazzino che c’è in te.

                D’altronde, sulla spiaggia nessuno si prende troppo sul serio. Anche se poi ogni estate ha il suo campione, e ogni bagno la sua leggenda. Quello che “non ha mai perso una partita”, quello che gioca con la mano sinistra perché con la destra mangia il gelato, quello che ti dice “facciamo piano” e dopo due minuti ti schiaccia in faccia. Ma anche questo è parte del gioco. Ed è per questo che, estate dopo estate, racchettoni, palloni e risate continueranno a volare. Sempre più in alto. E sempre più a lungo.

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