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Lifestyle

App per tutti i gusti, divertenti e soprattutto inutili

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    Sappi che per il tuo fedele smartphone esiste un’app per tutto, anche per le attività più buffe ed inutili. Ecco quindi qualche consiglio assolutamente faceto per occupare un po’ di spazio sul tuo telefonino!

    Nothing

    Si tratta di una delle app per Android più strane mai viste che, coerentemente col suo nome… non fa assolutamente nulla! Quando si avvia, appare una schermata grigia vuota con scritto sopra Nothing al centro… e nient’altro. Anche se non serve a niente e non fa niente, è stata scaricata ben 90000 volte con un punteggio di 4.2 nelle recensioni entusiastiche! Bah…

    Ghost Sensor

    Pensata per iPhone, rileva la presenza dei fantasmi. Si presenta con un radar e, se c’è un fantasma nelle vicinanze, mostrerà una foto del fantasma per consentire al fantasma di parlarci. Sì, certamente…

    iShaver Pro

    App che serve a tagliarsi i capelli col telefono. Per iniziare a radere, tenendo premuto il pulsante cadranno capelli e peli sullo schermo. Si può anche scegliere il colore e la lunghezza dei capelli e abilitare la vibrazione, in moda ottenere un effetto più realistico.

    Milk The Cow

    Disponibile sia per Android che per iPhone, permette di mungere una mucca virtualmente.

    Toilet Time

    Si tratta del gioco ideale da fare quando si sta seduti sul water ad aspettare. Contiene diversi mini giochi a “tema” come quello dove prendere la mira o dove tossire al momento giusto per coprire certi rumori…

    Pimple Popper

    E’ l’app per spremere brufoli virtuali, di tutti i tipi, per chi coltiva questa insana passione…

    Die With Me

    Una chat specialissima, in cui si può chattare con altre persone a caso nel mondo, tutte contraddistinte da una caratteristica comune: la batteria del telefono sta al 5% di carica, quindi quasi per spegnersi. La chat si può quindi usare soltanto col 5% di carica.

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      Cucina

      Perché la chiamiamo insalata russa se l’ha inventata un cuoco belga? L’incredibile storia del piatto che ha conquistato il mondo

      Creato a Mosca nel XIX secolo dallo chef Lucien Olivier, il piatto originale prevedeva ingredienti di lusso e una salsa misteriosa. Tra spie di cucina e riadattamenti popolari, ecco la vera evoluzione.

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      Perché la chiamiamo insalata russa se l’ha inventata un cuoco belga? L’incredibile storia del piatto che ha conquistato il mondo

        I vassoi ricoperti di maionese, verdure a dadini e sottaceti compaiono puntuali durante i pranzi di famiglia e i rinfissi di tutto il Paese. L’insalata russa rappresenta un caposaldo indiscutibile della nostra tradizione gastronomica, eppure il suo nome continua a suscitare interrogativi. La risposta alla sua origine risiede in un intreccio affascinante tra ricette di lusso, segreti industriali e profonde trasformazioni storiche.

        Dal ristorante Hermitage alla ricetta segreta di Olivier

        La nascita della pietanza risale agli anni Sessanta dell’Ottocento a Mosca. Qui operava Lucien Olivier, uno chef di origini belga al timone del celebre ristorante Hermitage, frequentato dall’alta società dell’epoca. Il cuoco ideò una preparazione sofisticata e lontanissima da quella attuale, battezzata inizialmente “insalata Olivier”.

        La versione originale comprendeva carne di pernice, quaglie, code di gambero di fiume, caviale e lingua di vitello. Il tutto veniva completato da un tocco di maionese e da una combinazione di spezie di cui Olivier custodì la formula esatta fino alla fine dei suoi giorni, senza mai rivelarla a nessuno.

        Lo spionaggio in cucina e la trasformazione sovietica

        La popolarità del piatto scatenò presto tentativi di imitazione e veri e propri episodi di spionaggio gastronomico. Le cronache del tempo raccontano che Ivan Ivanov, un sous-chef dell’Hermitage, approfittò di un momento di assenza del maestro per analizzare la composizione della salsa segreta, creando poi una propria variante chiamata “Stolichny”.

        Con lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre nel 1917 e il declino della cucina aristocratica, la ricetta conobbe una radicale conversione popolare. Nell’Unione Sovietica i costosi ingredienti originari vennero sostituiti con elementi economici e reperibili: il salame o il pollo presero il posto della selvaggina, mentre patate, carote e piselli rimpiazzarono caviale e crostacei. Esportata all’estero, la preparazione prese il nome della sua terra d’origine, rimanendo invece nota in Russia semplicemente come “salade Olivier”.

        Miti piemontesi e varianti regionali in Italia

        Accanto alla ricostruzione storica ufficiale esistono diverse teorie popolari legate al nostro Paese. Una tradizione piemontese attribuisce l’invenzione a uno chef di corte della famiglia Savoia. In occasione della visita di uno zar in Italia sul finire del XIX secolo, il cuoco avrebbe creato un’insalata a base di barbabietole e panna, chiamata in dialetto “insalata rusa” (ovvero rossa), poi modificata nell’uso dei componenti.

        Sebbene le fonti storiche accreditino saldamente la pista moscovita, queste leggende testimoniano quanto il piatto si sia radicato nella cultura dell’Europa occidentale, diventando un classico atemporale.

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          Lifestyle

          Dalle corsie dei supermercati fino alle nostre tavole: come il packaging biodegradabile sta cambiando la spesa degli italiani per sempre

          La grande distribuzione affronta una rivoluzione sostenibile tra la sostituzione delle vecchie confezioni e le nuove richieste dei consumatori. Tra sfide tecnologiche e costi di filiera, la svolta ecologica ridefinisce il mercato alimentare.

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          Dalle corsie dei supermercati fino alle nostre tavole: come il packaging biodegradabile sta cambiando la spesa degli italiani per sempre

            Negli ultimi anni, il momento di fare la spesa nei punti vendita della grande distribuzione organizzata ha cambiato radicalmente aspetto. L’attenzione verso la tutela dell’ambiente non rappresenta più soltanto una scelta di sensibilità individuale, ma si è trasformata in un vero e proprio pilastro operativo per l’intero settore agroalimentare, spingendo le aziende a ripensare l’intera catena del confezionamento.

            Protezione e trasparenza per gli alimenti freschi

            Questa trasformazione coinvolge dai vassoi per la frutta ai sacchetti per il self-service. I nuovi materiali garantiscono la necessaria protezione, la trasparenza e la sicurezza igienico-sanitaria, contribuendo a preservare la freschezza dei cibi e a prevenire gli sprechi alimentari.

            L’evoluzione tecnologica ha permesso di sviluppare soluzioni in grado di non far piangere la qualità del prodotto: le pellicole di ultima generazione mantengono inalterate le proprietà organolettiche degli alimenti, assicurando al contempo quella barriera protettiva essenziale per la sicurezza dei consumatori.

            L’impatto sulla grande distribuzione

            Per le catene della grande distribuzione organizzata, l’adeguamento comporta una profonda revisione dei processi di approvvigionamento e logistica. Diversi marchi hanno già avviato l’introduzione di contenitori in polpa di cellulosa e film trasparenti biodegradabili nei propri punti vendita.

            Come evidenziato dai report di settore, l’impiego di confezioni eco-compatibili risponde a un’esigenza diffusa tra gli acquirenti. I consumatori mostrano una netta preferenza per le insegne impegnate nella tutela ambientale, trasformando la sostenibilità da semplice obbligo normativo a leva strategica. La presenza di imballaggi sostenibili sugli scaffali influisce direttamente sulle decisioni d’acquisto, premiando i marchi più virtuosi.

            Le sfide tecnologiche e gestionali per l’intera filiera

            La transizione completa verso le bioplastiche richiede tuttavia investimenti significativi nell’adeguamento delle linee di confezionamento e nella gestione dei costi delle materie prime. Le industrie del comparto sono al lavoro per ottimizzare le prestazioni meccaniche e termiche delle nuove pellicole protettive.

            In questo contesto, la corretta gestione del fine vita rappresenta l’ultimo tassello fondamentale. Il conferimento dei packaging nella raccolta differenziata della frazione organica consente di generare compost per l’agricoltura, chiudendo virtuosamente il ciclo delle risorse. Un processo circolare che trasforma lo scarto in risorsa, a patto che l’intera catena — dalla produzione allo smaltimento domestico — funzioni senza interruzioni.

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              Moda

              Belén sorprende tutti: sui social sfoggia la borsa del brand di Gilda Ambrosio, la presunta compagna di Stefano De Martino

              Uno scatto su Instagram e il gossip riparte. Belén Rodriguez si mostra con una borsa di The Attico, il brand creato da Gilda Ambrosio e Giorgia Tordini. Considerando che Ambrosio viene da tempo indicata come la “speciale amica” di Stefano De Martino, il gesto ha subito alimentato le interpretazioni del web.

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                A volte basta un dettaglio per riaccendere il gossip. E stavolta quel dettaglio è una borsa. Nelle ultime ore Belén Rodriguez ha pubblicato su Instagram uno scatto in cui compare con un accessorio ben riconoscibile, taggando anche The Attico, il marchio di moda fondato dalle stiliste Giorgia Tordini e Gilda Ambrosio.

                Un post apparentemente come tanti, se non fosse che proprio Gilda Ambrosio viene da tempo indicata dal gossip come la donna più vicina a Stefano De Martino, ex marito della showgirl argentina. Un particolare che ha inevitabilmente acceso la curiosità dei follower.

                Belén sceglie The Attico e il web si scatena

                La borsa mostrata da Belén appartiene alla collezione di The Attico e, sul sito ufficiale del marchio, viene proposta a un prezzo di circa 1.690 euro.

                La presenza del tag al brand ha fatto subito discutere. C’è chi ipotizza una semplice collaborazione commerciale, chi pensa a un omaggio ricevuto dall’azienda e chi, invece, ci legge un messaggio più sottile. Al momento, però, non ci sono elementi che chiariscano se si tratti di un acquisto personale, di un regalo o di un contenuto promozionale.

                Gilda Ambrosio e Stefano De Martino, il gossip continua

                Da mesi Gilda Ambrosio viene accostata a Stefano De Martino. I due non hanno mai ufficializzato una relazione, ma vengono spesso descritti come molto legati e sono stati più volte fotografati insieme. Né il conduttore né la stilista hanno mai confermato pubblicamente la natura del loro rapporto.

                Proprio per questo motivo la scelta di Belén di mostrare una borsa firmata dal brand di Ambrosio ha attirato l’attenzione degli appassionati di gossip.

                Un gesto casuale o un segnale di distensione?

                È possibile che si tratti semplicemente di una scelta di stile o di una normale collaborazione con un marchio di lusso. Ma nel mondo del gossip anche i dettagli più piccoli finiscono sotto la lente d’ingrandimento.

                Se davvero dietro quello scatto non c’è altro che una borsa particolarmente apprezzata dalla showgirl, il caso si chiuderà in fretta. Se invece il post fosse il riflesso di rapporti ormai sereni tra Belén e Gilda Ambrosio, sarebbe l’ennesima dimostrazione di come, dopo anni di tensioni e indiscrezioni, gli equilibri attorno a Stefano De Martino sembrino essersi fatti decisamente più distesi.

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