Cocktail & Wine
Caffè leccese, la bevanda simbolo dell’estate salentina: la ricetta tradizionale che conquista al primo sorso
Più di un semplice caffè freddo, è un piccolo rito estivo che racconta la tradizione salentina. Ecco come prepararlo a casa seguendo la ricetta originale.
In Salento non è estate senza un caffè leccese. Basta sedersi al tavolino di un bar del centro storico di Lecce o passeggiare sul lungomare di Gallipoli per vedere arrivare bicchieri colmi di ghiaccio, latte di mandorla ed espresso appena fatto. Una bevanda semplice, nata quasi per caso, che negli anni è diventata uno dei simboli della Puglia e oggi conquista anche chi è in vacanza per la prima volta.

Il segreto del caffè leccese è tutto nell’equilibrio tra l’intensità dell’espresso e la dolcezza delicata del latte di mandorla, senza coprire il gusto del caffè ma esaltandone gli aromi.
Gli ingredienti della ricetta tradizionale
Per preparare un autentico caffè leccese servono un espresso appena fatto, 30-40 millilitri di latte di mandorla di ottima qualità, abbondante ghiaccio e, a piacere, qualche mandorla tostata tritata per decorare.
La tradizione salentina predilige il latte di mandorla artigianale, ottenuto dalla lavorazione delle mandorle pugliesi, dal gusto più intenso rispetto ai prodotti industriali.

Come si prepara
Riempite un bicchiere alto con cubetti di ghiaccio e versate il latte di mandorla sul fondo. Preparate un espresso ben caldo e versatelo direttamente sul ghiaccio. Il contrasto tra il caffè bollente e il freddo del ghiaccio crea subito una bevanda intensa e piacevolmente rinfrescante.
Mescolate delicatamente prima di bere, così da amalgamare il latte di mandorla con il caffè senza perdere il profumo dell’espresso appena estratto.
Un rito che racconta il Salento
Il caffè leccese nasce nei bar del capoluogo salentino e, secondo la tradizione, iniziò a diffondersi tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando il latte di mandorla era una delle bevande più diffuse nelle estati pugliesi. L’idea di unirlo al caffè fu così apprezzata da trasformarsi rapidamente in un’abitudine quotidiana.
Oggi è molto più di una semplice bevanda: rappresenta uno dei sapori più autentici dell’estate nel Sud Italia e continua a essere una tappa obbligata per chi visita Lecce e il Salento.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Cocktail & Wine
Bianco o rosso a tavola? La guida pratica degli esperti per abbinare il vino giusto a ogni portata ed esaltare i sapori del menu
Selezionare l’etichetta adatta a un pranzo o a una cena va oltre la semplice distinzione tra carne e pesce. Valutare la struttura della pietanza, la presenza di grassi e la persistenza degli aromi consente di creare un’armonia capace di esaltare sia il piatto sia il calice.
Trovarsi di fronte alla carta dei vini al ristorante o allo scaffale dell’enoteca prima di una cena importante suscita spesso un dubbio amletico: meglio un bianco o un rosso? Per decenni, l’accostamento tra cibo e vino è stato guidato da formule rigide e memorizzate, come l’associazione automatica del bianco al pesce e del rosso alle carni. Pur conservando una logica di fondo, la moderna arte dell’abbinamento enogastronomico supera questi dogmi preconfezionati, basandosi su principi più dinamici legati alla struttura, alla persistenza e all’equilibrio dei sapori.
Il principio di concordanza e contrapposizione dei sapori
La regola fondamentale seguita dai sommelier professionisti si fonda sul bilanciamento delle sensazioni gusto-olfattive. I sapori del piatto e del vino possono associarsi per concordanza oppure per contrapposizione. La concordanza si applica principalmente alla dolcezza: un dessert richiede sempre un vino dolce o spumantizzato, poiché un vino secco risulterebbe sgradevolmente acido.
Per le altre componenti, si procede per contrapposizione. Pietanze ricche di grassi o untuosità, come un fritto o un formaggio stagionato, traggono enorme beneficio dall’acidità, dalla sapidità o dall’effervescenza di un bianco fresco o di una bollicina, capaci di ripulire il palato a ogni sorso.
Struttura del piatto e corpo del vino: un legame imprescindibile
Un altro fattore determinante nella scelta della bottiglia è la corrispondenza di struttura. Un piatto leggero, come una tartare di pesce o un’insalata mare e monti, viene irrimediabilmente sopraffatto da un rosso corposo e tannico, che ne annullerebbe i profumi delicati. Al contrario, una preparazione complessa e strutturata, come uno stufato, un brasato o un primo piatto a base di ragù di selvaggina, richiede un vino rosso intenso, affinato e di buona gradazione alcolica, in grado di sostenere l’impatto aromatico della ricetta.
Superare i cliché: quando il rosso va con il pesce e il bianco con la carne
L’evoluzione della cucina e delle tecniche di vinificazione ha infranto diversi tabù tradizionali. Un pesce grasso e saporito preparato in guazzetto, come il tonno o il rombo con pomodorini e olive, si sposa felicemente con un rosso giovane, poco tannico e servito a temperatura fresca. Parallelamente, carni bianche delicate come il coniglio o il petto d’anatra trovano un abbinamento ideale in bianchi complessi, morbidi e strutturati, magari affinati in legno. Sperimentare tenendo conto dell’intensità del piatto rappresenta la chiave per trovare l’unione perfetta.
Cocktail & Wine
Cuba Libre, la storia del cocktail simbolo dell’estate: come nasce e perché continua a conquistare il mondo da oltre un secolo
Semplice da preparare ma ricco di storia, il Cuba Libre è uno dei drink più ordinati durante l’estate. Nato all’Avana all’inizio del Novecento, ancora oggi rappresenta un classico intramontabile degli aperitivi e delle serate all’aperto.
Quando arriva l’estate, pochi cocktail evocano vacanze, spiagge e tramonti quanto il Cuba Libre. Bastano un bicchiere colmo di ghiaccio, rum, cola e una fetta di lime per ritrovarsi con uno dei drink più celebri della storia. Dietro questa apparente semplicità, però, si nasconde un racconto che attraversa guerre, rivoluzioni e oltre cent’anni di tradizione.
Oggi il Cuba Libre è presente nei menu di praticamente ogni bar del mondo, ma le sue origini affondano nella Cuba di inizio Novecento, in un momento storico destinato a cambiare il destino dell’isola.
La leggenda della nascita del Cuba Libre
La versione più conosciuta racconta che il cocktail nacque all’Avana intorno al 1900, poco dopo la guerra d’indipendenza cubana dalla Spagna.
Secondo la tradizione, alcuni soldati americani presenti sull’isola iniziarono a mescolare il rum locale con la Coca-Cola, appena arrivata a Cuba dagli Stati Uniti, aggiungendo qualche goccia di lime per rendere il drink ancora più fresco.
Al momento del brindisi qualcuno avrebbe pronunciato le parole “¡Por Cuba Libre!”, il motto che celebrava la libertà conquistata dall’isola. Da quel momento il cocktail avrebbe preso il nome con cui è conosciuto ancora oggi.
Anche se alcuni dettagli della storia restano discussi dagli storici, il legame tra il drink e quel particolare periodo storico è ormai entrato nella cultura popolare.
Il segreto è tutto negli ingredienti
Nonostante sembri uno dei cocktail più semplici da preparare, il Cuba Libre richiede ingredienti di qualità.
La ricetta tradizionale prevede rum bianco cubano, cola ben fredda, succo di lime fresco e molto ghiaccio. Il lime non rappresenta un semplice elemento decorativo: la sua acidità bilancia la dolcezza della cola e valorizza gli aromi del rum.
Molti bartender consigliano di utilizzare un bicchiere highball, riempito completamente di ghiaccio, versando prima il rum e poi la cola per mantenere il drink fresco più a lungo.
Perché continua a essere uno dei cocktail più amati
A differenza di altri drink più elaborati, il Cuba Libre non ha mai seguito davvero le mode. È rimasto fedele alla propria identità, conquistando generazioni diverse grazie alla sua semplicità.
Si abbina perfettamente agli aperitivi estivi, alle grigliate in giardino e alle serate in terrazza. Il suo gusto fresco e immediato lo rende ideale anche per chi si avvicina per la prima volta al mondo della mixology.
Naturalmente va consumato con moderazione, ricordando che il rum è un distillato ad alta gradazione alcolica.
Più di un secolo dopo la sua nascita, il Cuba Libre continua a raccontare una storia fatta di libertà, convivialità e sapori tropicali. Un cocktail essenziale, ma capace di evocare l’atmosfera dell’Avana a ogni sorso.
Cocktail & Wine
Non solo Aperol: sette Spritz alternativi che stanno conquistando i cocktail bar dell’estate 2026
Dal raffinato Select Spritz veneziano al profumatissimo Hugo, fino alle versioni con limoncello, pompelmo e fiori di sambuco: il mondo dello Spritz si rinnova con ricette che stanno conquistando bartender e appassionati.
Quando si parla di aperitivo, il primo pensiero va quasi sempre all’Aperol Spritz. Il suo colore arancione brillante è diventato uno dei simboli dell’estate italiana. Eppure, negli ultimi anni, i cocktail bar hanno iniziato a proporre interpretazioni sempre più creative, capaci di soddisfare chi cerca sapori nuovi senza allontanarsi troppo dalla ricetta originale.






La base rimane la stessa: vino frizzante, una componente amaricante e una nota di freschezza. Cambiando il liquore, però, cambia completamente l’esperienza nel bicchiere.
Select Spritz, il grande classico veneziano
Molti lo considerano il vero antenato dello Spritz moderno. Nato a Venezia, il Select Spritz utilizza l’omonimo bitter al posto dell’Aperol, regalando un gusto più deciso, erbaceo e leggermente speziato.
Tradizionalmente viene servito con un’oliva verde, dettaglio che gli conferisce una personalità immediatamente riconoscibile.
Hugo Spritz, il più fresco dell’estate
Chi preferisce profumi delicati sceglie sempre più spesso l’Hugo Spritz.
Preparato con sciroppo di sambuco, prosecco, soda, lime e foglie di menta, offre un gusto floreale e leggero che si abbina perfettamente alle serate più calde. È uno dei cocktail più richiesti nelle località di montagna e nei beach club del Mediterraneo.
Limoncello Spritz e Pampelle Spritz
Il Limoncello Spritz ha conquistato rapidamente il Sud Italia per poi diffondersi in tutta Europa. L’aroma intenso del limone rende il cocktail particolarmente fresco e ideale da accompagnare a piatti di pesce o aperitivi estivi.
Sempre più apprezzato è anche il Pampelle Spritz, preparato con il celebre aperitivo francese al pompelmo rosa. Il risultato è un cocktail elegante, agrumato e meno dolce rispetto alle versioni tradizionali.
Campari Spritz, Cynar Spritz e Italicus Spritz
Per chi ama gli aperitivi più strutturati esiste il Campari Spritz, caratterizzato da un’amarezza più marcata e da un gusto intenso che conquista soprattutto gli appassionati dei cocktail classici.
Il Cynar Spritz, invece, sorprende con le sue note erbacee e vegetali, mentre l’Italicus Spritz rappresenta una delle versioni più moderne. Il liquore al bergamotto dona infatti profumi agrumati e floreali che lo rendono raffinato e molto apprezzato dalla mixology contemporanea.
Perché gli Spritz alternativi piacciono sempre di più
La nuova tendenza riflette il desiderio di personalizzare anche il momento dell’aperitivo. I bartender sperimentano ingredienti locali, liquori artigianali e garnish sempre più ricercati, trasformando uno dei cocktail più popolari al mondo in una famiglia di ricette capace di adattarsi ai gusti più diversi.
Il successo delle varianti dimostra che lo Spritz continua a evolversi senza perdere la propria identità. Cambiano aromi, colori e sfumature, ma resta immutata la sua vocazione: accompagnare con leggerezza uno dei rituali più amati dell’estate italiana.
-
Gossip3 anni faElisabetta Canalis, che Sex bomb! è suo il primo topless del 2024 (GALLERY SENZA CENSURA!)
-
Sex and La City2 anni faDick Rating: che voto mi dai se te lo posto?
-
Cronaca Nera2 anni faBossetti è innocente? Ecco tutti i lati deboli dell’accusa
-
Video2 anni faVideo scandalo a Temptation Island Spagna: lei fa sesso con un tentatore, lui impazzisce in diretta
-
Speciale Grande Fratello2 anni faHelena Prestes, chi è la concorrente vip del Grande Fratello? Età, carriera, vita privata e curiosità
-
Gossip2 anni faLa De Filippi beccata con lui: la strana coppia a cavallo si rilassa in vacanza
-
Moda e modi1 anno faL’estate senza trucco di Belén Rodriguez
-
Speciale Olimpiadi 20242 anni faFact checking su Imane Khelif, la pugile al centro delle polemiche. Davvero è trans?
