Connect with us

Animali

Come vedono i cani? Ve lo spieghiamo noi

La visione dei cani è unica e affascinante, con una maggiore sensibilità alla luminosità e ai movimenti, soprattutto nelle condizioni di scarsa luce. Comprendere come vedono i cani ci permette di apprezzare meglio il loro mondo e di fornire loro l’ambiente migliore possibile per vivere una vita felice e sana.

Avatar photo

Pubblicato

il

    Sei mai rimasto affascinato dal modo in cui il tuo cane interagisce con l’ambiente circostante? Ti sei chiesto come riesca a catturare la palla al volo o a individuare un oggetto in movimento anche al buio? La visione dei cani è un argomento affascinante che solleva molte domande. In questo articolo, esploreremo le peculiarità della visione canina, fornendo risposte esaurienti su come vedono i nostri amici pelosi. Scopriremo insieme le differenze nei loro occhi rispetto ai nostri e come queste influenzano la loro percezione del mondo che li circonda. Preparati a entrare nel mondo visivo dei cani e a comprendere meglio la loro straordinaria capacità visiva.

    Come vedono i cani? Le curiosità sulla loro visione

    Hai mai notato come il tuo cane riesca a catturare al volo la palla che gli lanci senza alcuna difficoltà? O magari ti sei chiesto come vedono di notte i nostri amici a quattro zampe e se sono realmente daltonici. Gli occhi dei cani operano in modo leggermente diverso rispetto ai nostri, e in questo articolo esploreremo le principali differenze, rispondendo alla domanda su come vedono i cani effettivamente.

    I cani riescono a vedere i colori?

    I nostri occhi umani possiedono circa sei milioni di coni, le cellule sensoriali responsabili della percezione dei colori in modo tricromatico. Questo significa che percepiamo i colori di base rosso, blu e verde. Al contrario, gli occhi dei cani, dicromatici, hanno una limitata capacità di percepire il rosso e il verde. Possono distinguere solo tra blu e giallo. Poiché i cani percepiscono i colori in modo limitato, si affidano principalmente alla luminosità degli oggetti per orientarsi.

    Come percepiscono i cani i movimenti?

    I bastoncelli presenti nella retina dei cani sono cellule sensoriali specializzate nella percezione della luce e del buio. Grazie a queste cellule, i cani hanno una soglia di fusione dello sfarfallio significativamente più alta rispetto agli esseri umani. Questo significa che possono percepire gli oggetti in movimento, come una palla “volante”, molto meglio di noi. Tuttavia, hanno una minore capacità di vedere oggetti immobili rispetto a noi.

    La visione notturna dei cani

    Essendo strettamente imparentati con i lupi, i cani hanno sviluppato una visione notturna eccezionale. Questa capacità è dovuta principalmente alla presenza di un elevato numero di bastoncelli nella retina, nonché al tapetum lucidum, uno strato riflettente situato dietro la retina che ottimizza la visione crepuscolare. Il tapetum lucidum riflette la luce che penetra nell’occhio, stimolando le cellule sensoriali e consentendo ai cani di vedere bene al buio.

    Struttura dell’occhio dei cani

    L’occhio dei cani è fondamentalmente simile al nostro, diviso in tre sezioni: anteriore, centrale e posteriore. La cornea, la pupilla, l’iride, la retina e il nervo ottico sono alcune delle componenti chiave dell’occhio canino che contribuiscono alla sua straordinaria capacità visiva.

      SEGUICI SU INSTAGRAM
      INSTAGRAM.COM/LACITYMAG

      Animali

      Il macabro regalo sullo zerbino: perché il tuo gatto ti lascia animali morti davanti alla porta e cosa si nasconde dietro questo strano gesto

      Trovare un topo o un uccellino senza vita sull’ingresso di casa è un’esperienza comune per chi possiede un felino. Gli esperti di comportamento animale spiegano che questo rituale apparentemente spietato affonda le radici in un istinto biologico insospettabile.

      Avatar photo

      Pubblicato

      il

      Autore

      Il macabro regalo sullo zerbino: perché il tuo gatto ti lascia animali morti davanti alla porta e cosa si nasconde dietro questo strano gesto

        L’istinto ancestrale del predatore casalingo

        Anche il gatto più pacifico, che trascorre la maggior parte del tempo a dormire sul divano di casa, conserva intatto il patrimonio genetico dei suoi antenati selvatici. La caccia non è legata al senso di fame, dato che gli animali domestici ricevono cibo nutriente e bilanciato ogni giorno dai loro proprietari, ma rappresenta un bisogno etologico fondamentale. Quando un gatto avvista una potenziale preda in giardino, si attiva un circuito neurologico indipendente dallo stimolo dell’appetito. Questo spiega perché, dopo aver catturato un piccolo roditore o un volatile, il felino non lo consumi, ma decida di trasportarlo fin dentro le mura domestiche, dando inizio a un comportamento che spesso destabilizza i proprietari ma che risponde a rigide regole sociali della specie.

        La teoria dell’insegnamento e del branco

        La spiegazione scientifica più accreditata tra gli etologi riguarda la trasmissione delle competenze di caccia, un comportamento tipico delle madri verso i gattini. Nelle colonie feline, le femmine portano prede tramortite o morte al nido per insegnare ai piccoli come maneggiarle e nutrirsi.

        “I gatti sterilizzati che vivono in appartamento tendono a proiettare questo istinto materno e protettivo verso i loro umani, considerati membri disfunzionali del branco”, spiegano gli specialisti della International Society of Feline Medicine nei loro manuali di comportamento. “Dal punto di vista del gatto, l’essere umano è un predatore totalmente incapace di procacciarsi il cibo da solo, e il cadavere lasciato sulla porta non è altro che un tentativo di sfamare la propria famiglia adottiva”.

        Il nucleo domestico viene quindi identificato come il luogo sicuro, il nido in cui depositare le risorse della caccia. Inoltre, portare la preda a casa consente al felino di ricevere una gratificazione psicologica, condividendo il successo dell’operazione con le figure di riferimento.

        Come gestire il comportamento senza punizioni

        Reagire con urla, punizioni o manifestazioni di disgusto di fronte al macabro regalo è del tutto inutile e rischia di compromettere il legame di fiducia con l’animale. Il gatto non può comprendere l’orrore umano di fronte a un topo morto, poiché per lui si tratta di un comportamento virtuoso e naturale. Gli esperti consigliano di rimuovere la preda con discrezione, distogliendo l’attenzione del gatto con un gioco o un premio alternativo. Per limitare l’impatto della caccia sulla fauna locale, l’applicazione di un piccolo campanello al collare (dotato di chiusura di sicurezza antisoffoco) o la limitazione delle uscite libere durante le ore dell’alba e del crepuscolo, i momenti in cui le prede sono più attive e vulnerabili, si rivelano le strategie più efficaci.

          Continua a leggere

          Animali

          Come cambia il gatto quando invecchia: le attenzioni quotidiane, i controlli medici e i trucchi per farlo vivere a lungo felice

          Superata la soglia dei sette-dieci anni, l’organismo del gatto comincia ad attraversare trasformazioni lente e progressive. Le raccomandazioni dei veterinari indicano come riconoscere i dolori articolari, adattare l’ambiente domestico e calibrare la dieta quotidiana

          Avatar photo

          Pubblicato

          il

          Autore

          Come cambia il gatto quando invecchia: le attenzioni quotidiane, i controlli medici e i trucchi per farlo vivere a lungo felice

            L’aspettativa di vita dei felini domestici ha raggiunto traguardi considerevoli, superando spesso i quindici o persino i vent’anni di età grazie alle migliori cure e alla nutrizione moderna. Tuttavia, il processo di invecchiamento porta con sé inevitabili mutamenti fisiologici, metabolici e comportamentali. Riconoscere per tempo la transizione verso la fase della terz’età consente ai proprietari di calibrare le attenzioni quotidiane e preservare un’ottima qualità della vita per il proprio animale.

            I segnali dell’invecchiamento e i cambi di comportamento

            A partire dagli otto o dieci anni, il ritmo di vita del gatto tende a rallentare in maniera naturale. L’animale dedica più ore al riposo, riduce le sessioni di gioco e può mostrare una minore propensione al salto o all’arrampicata. Gli specialisti della medicina veterinaria sottolineano la necessità di osservare attentamente i dettagli quotidiani: la comparsa di rigidità nei movimenti, una riduzione della frequenza con cui il gatto cura il proprio mantello o una difficoltà improvvisa nell’accedere alla cassetta igienica possono rappresentare i sintomi precoci dell’osteoartrite felina, una condizione dolorosa molto comune negli esemplari anziani.

            Adattare l’ambiente domestico e la lettiera

            Quando la mobilità e la flessibilità diminuiscono, la casa deve trasformarsi per venire incontro alle ridotte capacità fisiche del gatto senior. Piccoli accorgimenti strutturali possono fare una grande differenza nel mantenere l’autonomia dell’animale. È consigliabile posizionare scalette o rampe per facilitare la salita su divani e letti, oltre a sostituire le cassette igieniche dai bordi alti con modelli dotati di un ingresso ribassato. Anche la ciotola del cibo e quella dell’acqua dovrebbero essere leggermente rialzate da terra per non affaticare le vertebre cervicali durante i pasti.

            L’importanza dell’alimentazione e dei controlli medici regolari

            L’invecchiamento comporta un’alterazione delle capacità digestive e della percezione del gusto. I gatti anziani possono tendere all’obesità se mantengono un apporto calorico alto a fronte di un ridotto movimento, oppure al deperimento muscolare in presenza di patologie croniche come l’insufficienza renale, l’ipertiroidismo o il diabete. Per questa ragione, la dieta deve essere formulata con proteine di elevata qualità biologica e un bilanciato apporto di fibre e minerali.

            I protocolli veterinari raccomandano di intensificare le visite di controllo, portando la frequenza a cadenza semestrale. Gli esami periodici del sangue e delle urine permettono di diagnosticare precocemente eventuali disturbi e di intervenire con terapie farmacologiche mirate, garantendo al gatto un’anzianità serena e priva di dolori.

              Continua a leggere

              Animali

              Come preparare il tuo animale all’arrivo di un neonato in casa: la guida per una convivenza serena

              Dal primo contatto olfattivo alla riorganizzazione degli spazi domestici: i passi fondamentali per educare cani e gatti alla presenza del bebè, tutelando il benessere di tutta la famiglia.

              Avatar photo

              Pubblicato

              il

              Autore

              Come preparare il tuo animale all'arrivo di un neonato in casa: la guida per una convivenza serena

                L’arrivo di un neonato è un evento straordinario che rivoluziona i ritmi, le priorità e le abitudini di qualsiasi nucleo familiare. In questo vortice di emozioni e preparativi, tuttavia, c’è un componente della famiglia che rischia di vivere il cambiamento con forte disorientamento: il nostro animale domestico. Che si tratti di un cane abituato a essere il centro indiscusso delle attenzioni o di un gatto estremamente territoriale, l’introduzione di una nuova vita in casa rappresenta una transizione delicata che non va assolutamente improvvisata.

                Preparare il proprio amico a quattro zampe prima del parto non è solo una scelta di buon senso per prevenire stress e gelosie, ma è il presupposto fondamentale per gettare le basi di un legame unico e indissolubile tra l’animale e il bambino. Cani e gatti percepiscono i nostri stati d’animo e i cambiamenti ormonali della madre già durante la gravidanza; muoversi d’anticipo permette loro di metabolizzare le novità in modo graduale e positivo.

                Giocare d’anticipo: la desensibilizzazione ai nuovi stimoli

                I neonati portano con sé un universo sensoriale del tutto inedito per un animale: pianti acuti, movimenti imprevedibili, odori sconosciuti e una serie di nuovi oggetti ingombranti come culle, passeggini e fasciatoi. Il segreto per evitare che l’animale associ queste novità a un senso di minaccia o di esclusione sta nella desensibilizzazione preventiva.

                • La familiarizzazione con gli oggetti: Montate la culla, il passeggino e il box qualche mese prima della nascita del bambino. Permettete al cane o al gatto di annusarli sotto la vostra supervisione, associando questi momenti a coccole o premietti.
                • I nuovi suoni: Abuate l’animale ai rumori tipici dei neonati. Riprodurre registrazioni di pianti di neonati a basso volume durante i momenti di relax o di gioco aiuta a normalizzare quel suono, evitando reazioni di ansia o di eccitazione quando il bambino sarà a casa.
                • La gestione degli spazi: Se intendete vietare l’accesso dell’animale alla futura cameretta del bebè, fatelo mesi prima del parto. Se lo farete solo al ritorno dall’ospedale, l’animale assocerà la perdita del territorio alla presenza del neonato, innescando sentimenti di rivalità.

                Il potere dell’olfatto: la presentazione della copertina

                Per i nostri animali, in particolare per il cane e per il gatto, l’olfatto è il canale principale di conoscenza del mondo. Sfruttare questo senso prima dell’incontro ufficiale è una delle strategie più efficaci consigliate dagli esperti di comportamento animale.

                Mentre la mamma e il neonato si trovano ancora in ospedale, il neopapà o un familiare dovrebbe portare a casa una copertina, un body o un cappellino indossato dal piccolo. Lasciate che l’animale annusi l’indumento in totale tranquillità. Non forzatelo, ma premiatelo con una carezza o un biscotto quando mostra curiosità verso l’odore del bambino. In questo modo, quando il neonato farà il suo ingresso ufficiale in casa, il suo odore non sarà quello di un estraneo, ma sarà già associato a qualcosa di familiare, rassicurante e positivo.

                Il rientro a casa e il primo incontro ufficiale

                Il giorno del rientro dall’ospedale è carico di tensione e stanchezza. Per gestire al meglio il primo impatto, è preferibile che la neomamma entri in casa da sola per salutare l’animale con calore, poiché non lo vede da giorni. Solo dopo che l’eccitazione iniziale si sarà placata, si potrà procedere alla presentazione del neonato.

                L’incontro deve avvenire in un’atmosfera di assoluta calma. Tenete il cane al guinzaglio morbido (senza tensioni) o lasciate il gatto libero di avvicinarsi alla sua velocità. Permettete loro di annusare i piedi del bambino da una distanza di sicurezza, mantenendo un tono di voce basso, dolce e rassicurante. Evitate di urlare o di allontanare bruscamente l’animale: se mostrate paura o rabbia, il vostro amico a quattro zampe registrerà che il neonato è fonte di punizioni e stress.

                Mantenere la routine per disinnescare la gelosia

                La causa principale di stress per un animale domestico dopo la nascita di un bambino è l’improvvisa perdita di attenzioni e il totale stravolgimento della routine. Per quanto possibile, è vitale preservare i suoi punti di riferimento: l’orario delle passeggiate, i momenti del pasto e i giochi non dovrebbero subire drastici tagli.

                Cercate di non ignorare l’animale quando il bambino è sveglio per poi riempirlo di attenzioni solo quando il piccolo dorme. L’animale deve capire che la presenza del bebè porta cose belle anche a lui, come attenzioni extra, lodi e bocconcini prelibati. Coinvolgerlo delicatamente nelle attività quotidiane, come le passeggiate con la carrozzina, farà sentire il vostro compagno di vita peloso ancora parte integrante del branco.

                  Continua a leggere
                  Advertisement

                  Ultime notizie