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Cucina

Il pollo al forno è un piatto che piace a tutti!

Un piatto classico della cucina italiana, perfetto per un pranzo in famiglia o una cena con gli amici. La carne succosa e saporita del pollo si sposa perfettamente con l’acidità del limone, creando un gusto irresistibile con la crosticina croccante.

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    È un secondo piatto sicuro che non vi deluderà mai. Se siete alla ricerca di una ricetta semplice, gustosa e infallibile, il pollo al forno è la scelta perfetta per voi.

    Sovracosce di pollo al forno al limone e pepe risa
    Ingredienti per 4 persone
    4 sovracosce di pollo
    2 limoni
    Olio extravergine d’oliva q.b.
    1 spicchio di aglio
    Chicchi di pepe rosa q.b.
    Sale q.b.

    Procedimento
    Lava e asciuga le sovracosce di pollo. In una ciotola capiente, mescola l’olio extravergine d’oliva, il succo dei limoni, l’aglio tritato, il pepe rosa e il sale, aggiungi le sovracosce di pollo alla marinata e mescola bene per ricoprirle uniformemente. Lascia insaporire qualche ora in frigo.

    Disponi le sovracosce di pollo, con la marinata, in una teglia da forno e cuoci per 40-50 minuti, a 190 gradi girandole a metà cottura. Sforna le sovracosce di pollo e servile ben calde e croccanti con fette di limone.

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      Cucina

      Albume rosso nell’uovo: quando il colore è un campanello d’allarme

      Non sempre ciò che appare insolito è innocuo: un cambiamento cromatico dell’albume può indicare contaminazioni pericolose

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      Albume rosso nell’uovo: quando il colore è un campanello d’allarme

        Quando rompiamo un uovo ci aspettiamo un albume limpido, quasi trasparente, e un tuorlo compatto dal colore giallo o aranciato. È un’immagine familiare che associamo istintivamente alla freschezza e alla sicurezza dell’alimento. Ma cosa succede quando, al contrario, l’albume appare rosato o addirittura rossastro? In questi casi il dubbio è legittimo e, secondo gli esperti, non va mai ignorato.

        «Un albume visibilmente rosso o rosato non rientra nella normalità», spiega il biologo nutrizionista Simone Gabrielli. «Nella maggior parte dei casi si tratta di un segnale di contaminazione batterica, spesso legata a microrganismi come alcuni ceppi di Pseudomonas, capaci di produrre pigmenti che alterano il colore dell’albume». Questa colorazione, sottolinea l’esperto, non ha nulla a che vedere con la cottura né con variazioni fisiologiche dell’uovo: quando il colore è diffuso e anomalo, l’alimento va eliminato senza esitazioni.

        Negli ultimi anni il tema è tornato alla ribalta anche sui social, dove alcuni video diventati virali hanno mostrato le conseguenze del consumo di uova dall’aspetto alterato. In un caso molto discusso, un creator aveva ingerito volontariamente un uovo con albume rosso, finendo poi in ospedale per un’infezione batterica. Episodi di questo tipo hanno spinto nutrizionisti e divulgatori scientifici a ribadire un messaggio chiaro: l’aspetto dell’uovo è un indicatore importante della sua sicurezza.

        È fondamentale, però, non fare confusione. «Le piccole striature rosse che talvolta si osservano nel tuorlo sono un’altra cosa», precisa Gabrielli. «Si tratta di residui di minuscoli capillari che possono rompersi durante la formazione dell’uovo e non rappresentano un rischio per la salute. Diverso è il caso di un albume uniformemente colorato».

        Un uovo sano presenta un albume trasparente o leggermente opalescente e un tuorlo compatto. Segnali come odore sgradevole, consistenza eccessivamente liquida associata a cattivo odore, guscio danneggiato o colorazioni insolite — rosse, verdastre o grigiastre — devono invece far scattare l’allarme. In queste situazioni, l’uovo non dovrebbe mai essere consumato, soprattutto se destinato a preparazioni crude o poco cotte.

        Le conseguenze dell’ingestione di un uovo contaminato possono andare oltre un semplice disturbo passeggero. I sintomi più comuni includono nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e febbre, ma nei soggetti più fragili — bambini, anziani o persone immunodepresse — l’infezione può diventare più seria e richiedere cure mediche.

        In cucina, dunque, la prudenza resta la migliore alleata. Un colore anomalo non è una curiosità, ma un segnale di possibile contaminazione. E quando si tratta di sicurezza alimentare, il consiglio degli esperti è uno solo: in caso di dubbio, meglio rinunciare.

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          Torta alle noci: il dolce rustico che profuma d’autunno

          Dalla tradizione contadina arriva una ricetta semplice e nutriente, dove le noci — ricche di omega 3 e minerali — diventano protagoniste assolute. Ecco come prepararla passo passo, con qualche consiglio per varianti più leggere o ancora più golose.

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            Il gusto autentico della semplicità

            Tra i dolci “da credenza” più amati, la torta alle noci è una coccola perfetta per la stagione fredda. Un impasto morbido e fragrante, preparato con pochi ingredienti genuini, che racchiude tutto il profumo dei frutti autunnali.
            Originaria delle zone appenniniche dove le noci erano facilmente reperibili, questa torta era spesso servita nelle case di campagna come dessert delle feste, o a colazione con una tazza di latte appena munto.

            Oggi, è tornata protagonista grazie al suo equilibrio tra gusto rustico e dolcezza naturale. Le noci, oltre a regalare aroma e croccantezza, apportano grassi buoni, proteine vegetali, calcio e vitamina E. Un’ottima scelta per chi vuole concedersi un dolce fatto in casa senza rinunciare al benessere.

            Ingredienti (per uno stampo da 22 cm)

            • 180 g di farina 00
            • 150 g di noci sgusciate
            • 120 g di burro morbido (oppure 80 ml di olio di semi per una versione light)
            • 130 g di zucchero di canna
            • 3 uova
            • 8 g di lievito per dolci
            • 1 cucchiaino di cannella in polvere
            • 1 pizzico di sale
            • Zucchero a velo q.b. per la decorazione

            Per una variante più golosa, puoi aggiungere 50 g di gocce di cioccolato fondente o farcire la torta con crema al mascarpone.
            Per una versione più leggera, sostituisci lo zucchero con eritritolo o dolcificante naturale e riduci la quantità di burro.

            Procedimento

            1. Prepara le noci: sguscia i gherigli e frullali a impulsi in un mixer fino a ottenere una granella fine ma non oleosa.
            2. Monta il burro con lo zucchero (o l’olio con lo zucchero se preferisci la variante light) fino a ottenere una crema chiara e soffice.
            3. Incorpora le uova, una alla volta, continuando a montare finché l’impasto risulta omogeneo.
            4. Aggiungi le noci tritate e mescola delicatamente con una spatola per distribuirle in modo uniforme.
            5. Profuma con la cannella e unisci la farina setacciata con il lievito e un pizzico di sale. Amalgama fino a ottenere un composto cremoso ma non liquido.
            6. Versa l’impasto in uno stampo da 22 cm rivestito con carta da forno e livella la superficie.
            7. Cuoci in forno statico preriscaldato a 180°C per circa 40 minuti. Verifica la cottura con uno stecchino: se esce asciutto, la torta è pronta.
            8. Lascia raffreddare completamente, poi spolverizza con zucchero a velo prima di servire.

            Quando e come gustarla

            La torta alle noci è un dolce che sa di casa: ottima a colazione con una bevanda calda o a merenda, accompagnata da un tè speziato o una tisana al miele. Servita con panna montata o crema alla vaniglia, si trasforma in un dessert raffinato per il dopocena.
            Grazie alla sua consistenza umida, si conserva perfettamente per 3–4 giorni sotto una campana di vetro, mantenendo intatto tutto il suo profumo.

            Un piccolo segreto

            Per un sapore ancora più intenso, tosta leggermente le noci in padella per pochi minuti prima di tritarle: rilasceranno gli oli essenziali e daranno al dolce un aroma irresistibile.

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              Cucina

              Kimchi, l’anima della cucina coreana: perché piace così tanto e fa anche bene

              Dalla necessità di conservare le verdure all’inverno alla scoperta dei benefici dei cibi fermentati: la storia del kimchi racconta molto più di una semplice ricetta.

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              Kimchi

                Per i coreani il kimchi non è un piatto qualunque, ma un elemento quotidiano e irrinunciabile, presente a colazione, pranzo e cena. Ogni pasto tradizionale coreano lo prevede, in decine di varianti diverse. Il suo sapore deciso, che combina piccantezza, acidità e umami, può sorprendere chi lo assaggia per la prima volta, ma proprio questa complessità spiega perché sia così amato e profondamente legato all’identità nazionale.

                Le origini di un piatto millenario

                La storia del kimchi affonda le radici in tempi antichissimi. Già oltre duemila anni fa, nella penisola coreana, si conservavano le verdure con il sale per affrontare i lunghi inverni. Le prime versioni erano semplici e prive di spezie: il peperoncino, oggi ingrediente iconico, arrivò solo nel XVII secolo, dopo essere stato introdotto in Asia dalle rotte commerciali. Da allora il kimchi ha iniziato a evolversi, diventando il piatto che conosciamo oggi, preparato soprattutto con cavolo napa, ravanelli, aglio, zenzero e pasta di peperoncino fermentata.

                Il kimjang, una tradizione collettiva

                Il legame tra kimchi e cultura coreana è così profondo che esiste una pratica riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale: il kimjang. Si tratta del rito autunnale durante il quale famiglie e comunità si riuniscono per preparare grandi quantità di kimchi da consumare nei mesi freddi. Non è solo un momento culinario, ma un’occasione di condivisione e trasmissione di saperi tra generazioni.

                Perché ai coreani piace così tanto

                Il successo del kimchi è legato a più fattori. Da un lato, il gusto intenso si sposa perfettamente con riso, zuppe e piatti a base di carne o pesce. Dall’altro, il sapore fermentato soddisfa il palato abituato a cibi complessi e bilanciati. In Corea, inoltre, il kimchi è sinonimo di casa e comfort: ogni famiglia custodisce una ricetta personale, considerata parte della propria identità.

                I benefici per la salute

                Oltre al valore culturale, il kimchi è apprezzato anche per le sue proprietà nutrizionali. Essendo un alimento fermentato, è ricco di probiotici naturali che favoriscono la salute dell’intestino e contribuiscono all’equilibrio della flora batterica. È inoltre povero di calorie, ma ricco di fibre, vitamine A, B e C, e sali minerali. Alcuni studi suggeriscono che il consumo regolare di kimchi possa sostenere il sistema immunitario e contribuire al controllo del colesterolo, se inserito in una dieta equilibrata.

                Un simbolo che ha conquistato il mondo

                Negli ultimi anni il kimchi ha superato i confini della Corea, diventando protagonista della cucina internazionale. Chef e nutrizionisti lo apprezzano per la sua versatilità e per il valore dei cibi fermentati, sempre più presenti nelle diete moderne.

                In Corea, però, resta soprattutto un simbolo di appartenenza: un piatto che racconta storia, clima, tradizioni e il rapporto profondo tra cibo e comunità. Un motivo in più per capire perché, per i coreani, il kimchi non sia solo buono, ma indispensabile.

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