Lifestyle
Scintillanti tesori marini: i gioielli perfetti
Senza rinunciare allo stile, indossiamo i monili giusti anche per andare al mare. Personalizziamo il nostro look con lo stile boho chic o con i classici gioielli marini, per brillare sotto il sole con stile e sicurezza.
Nel mondo della moda estiva, i gioielli da spiaggia rappresentano un connubio perfetto tra stile e praticità. Mentre ci si prepara per una giornata di relax sulla sabbia, è importante scegliere accessori che non solo aggiungano un tocco di eleganza al nostro outfit, ma che siano anche in grado di resistere alle condizioni marine e alle attività all’aperto.


Collane leggere e anelli boho
Dalle collane leggere con dettagli marini ai braccialetti resistenti all’acqua, i gioielli da spiaggia offrono la possibilità di esprimere la propria personalità mentre ci si gode il dolce suono delle onde e i raggi caldi del sole. In questo articolo, esploreremo una selezione di gioielli pensati appositamente per le giornate estive sulla spiaggia, con un’attenzione particolare alla loro funzionalità e al loro stile senza tempo.


Catene lunghe e accessori per piedi e gambe
Collane Lunghe e Layering
Le collane lunghe e il layering sono una scelta popolare per gli outfit da spiaggia. Opta per collane lunghe con ciondoli minimalisti o dettagli marini, come conchiglie, stelle marine o coralli, per un look boho chic e rilassato. Puoi anche giocare con il layering, sovrapponendo diverse lunghezze di collane per un look più audace e intricato.


Braccialetti in gomma e collana con piccole pietre turchesi
Braccialetti in Corda o Gomma
I braccialetti in corda o gomma sono un’opzione leggera e comoda per la spiaggia. Scegli braccialetti colorati o con dettagli marini, come ancore o timoni, per aggiungere un tocco giocoso al tuo polso. Questi braccialetti sono resistenti all’acqua e alla salsedine, il che li rende perfetti per le giornate sulla spiaggia.
Orecchini Minimalisti
Per gli orecchini da spiaggia, opta per stili minimalisti e leggeri che non si sentiranno appesantiti o ingombranti. Piccoli cerchi, perle o pendenti sottili sono scelte ideali che aggiungono un tocco di eleganza senza essere eccessivi. Assicurati di scegliere materiali resistenti alla corrosione, come l’argento sterling o l’acciaio inossidabile, per garantire che i tuoi orecchini mantengano il loro splendore anche dopo essere stati esposti all’ambiente marino.
Anelli in Argento o Acciaio
Gli anelli in argento o acciaio sono una scelta elegante e resistente per completare il tuo look da spiaggia. Opta per design minimalisti e sottili che non ostacolino le attività sulla spiaggia, ma aggiungano un tocco di raffinatezza alle tue mani. Puoi anche optare per anelli con motivi marini, come conchiglie o onde, per un tocco giocoso e tematico.
Occhiali da Sole con Catena per Collane
Infine, considera l’aggiunta di un tocco di funzionalità al tuo look da spiaggia con una catena per occhiali da sole che si trasforma anche in collana. Questi accessori versatili ti permettono di tenere i tuoi occhiali da sole al sicuro intorno al collo quando non li stai indossando, evitando di perderli o danneggiarli sulla sabbia.
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Lifestyle
La rivoluzione verde sotto casa: quando il giardinaggio domestico diventa economia e protesta
In un’epoca di crisi climatica e inflazione alimentare, la coltivazione urbana torna a essere un atto semplice ma potente: seminare, curare e raccogliere diventa insieme protesta ecologica, risparmio quotidiano e riconquista dello spazio urbano.
C’è una rivoluzione che non fa rumore, non usa slogan e non riempie le piazze. Spunta silenziosa tra le crepe dei marciapiedi, sui balconi dei palazzi e nei cortili dimenticati delle periferie. È la rivoluzione verde del giardinaggio urbano, un fenomeno che mescola attivismo ambientale, risparmio domestico e una nuova cultura del “fare da sé”.
Uno dei simboli più curiosi di questa tendenza sono le cosiddette seed bombs, letteralmente “bombe di semi”: piccole sfere di argilla, terriccio e semi che vengono lanciate in spazi urbani abbandonati per far nascere fiori e piante. La tecnica, resa popolare dal naturalista giapponese Masanobu Fukuoka negli anni Trenta, consiste proprio nel proteggere i semi all’interno di una pallina di terra che li aiuta a germogliare anche in ambienti difficili.
Negli anni Settanta l’idea è diventata anche un gesto politico. A New York un gruppo di attivisti guidati da Liz Christy iniziò a coltivare lotti urbani abbandonati, dando origine a quello che oggi è conosciuto come guerrilla gardening: una forma di giardinaggio praticata su terreni inutilizzati o trascurati per restituire verde agli spazi urbani.
Da allora la “guerriglia verde” si è diffusa in molte città del mondo e anche in Italia, dove gruppi spontanei di cittadini trasformano aiuole degradate e terreni incolti in piccoli giardini urbani. Non si tratta soltanto di abbellire il paesaggio: l’obiettivo è riappropriarsi degli spazi pubblici e denunciare, in modo creativo, l’abbandono di molte aree cittadine.
Parallelamente, il fenomeno ha assunto una dimensione domestica. Sempre più persone coltivano ortaggi su balconi e terrazzi, creando micro-orti in vaso. Secondo indagini citate da Coldiretti e Censis, quasi la metà degli italiani coltiva almeno qualche pianta o ortaggio in casa, spinta soprattutto dal desiderio di cibo più sano e naturale.
Il risparmio economico non è sempre enorme, ma il vantaggio è reale: pomodori, insalate, erbe aromatiche o zucchine crescono facilmente anche in spazi ridotti, riducendo gli acquisti al supermercato e limitando gli sprechi. Inoltre, il giardinaggio urbano permette di accorciare la filiera alimentare e di ridurre l’impatto ambientale legato al trasporto del cibo.
Così, tra balconi trasformati in piccoli orti e “attacchi verdi” alle aree abbandonate, il giardinaggio sta cambiando volto. Non è più solo una passione per pollici verdi, ma una forma di partecipazione civile. Piantare un seme, oggi, può essere un gesto minuscolo ma anche un modo concreto per ridisegnare le città e il rapporto tra cittadini, natura ed economia domestica.
Viaggi
La valigia “intelligente”: con il metodo Sudoku bastano 9 capi per creare fino a 27 outfit diversi in viaggio
Preparare la valigia senza riempirla troppo è una piccola arte. Sempre più travel planner e consulenti di stile consigliano il cosiddetto “metodo Sudoku”: scegliere pochi capi ben combinabili per moltiplicare le possibilità di abbinamento durante una vacanza.
Il problema della valigia troppo piena
Chi viaggia lo sa: fare la valigia è spesso più complicato della partenza stessa. La paura di dimenticare qualcosa porta a infilare nel bagaglio più vestiti del necessario, con il risultato di trascinarsi trolley pesanti e spesso inutilmente pieni.
Negli ultimi anni, però, tra blogger di viaggio e consulenti di stile ha preso piede una strategia semplice ma efficace: il cosiddetto metodo “Sudoku” della valigia. Il nome richiama il famoso rompicapo giapponese basato su combinazioni logiche, perché anche in questo caso tutto ruota attorno alla capacità di incastrare gli elementi nel modo più intelligente possibile.
L’idea di fondo è minimalista ma pratica: portare solo nove capi principali, scelti in modo strategico, che possano essere combinati tra loro per ottenere fino a 27 outfit diversi.
Come funziona la regola dei 9 capi
Il metodo parte da una struttura semplice, divisa in tre categorie fondamentali del guardaroba:
- 3 capi superiori (magliette, camicie o top)
- 3 capi inferiori (pantaloni, gonne o jeans)
- 3 capi jolly come giacche leggere, cardigan o blazer
Se ogni capo della prima categoria può essere abbinato con uno della seconda e completato con uno della terza, le combinazioni possibili diventano molte più di quanto si immagini.
Ad esempio, tre maglie possono essere indossate con tre pantaloni diversi e completate con tre giacche. Il risultato è un sistema di abbinamenti che permette di creare decine di look diversi pur avendo pochi vestiti in valigia.
Naturalmente a questi nove capi base si possono aggiungere accessori leggeri come foulard, cinture o gioielli, che cambiano ulteriormente l’aspetto di un outfit senza occupare spazio.
Il segreto: colori e tessuti compatibili
Perché il metodo funzioni davvero, la scelta dei capi deve seguire alcune regole di base.
La prima riguarda la palette dei colori. Gli esperti consigliano di puntare su tonalità neutre e facilmente abbinabili – come nero, beige, blu o bianco – e aggiungere eventualmente uno o due colori più vivaci.
La seconda regola è la versatilità dei tessuti. Un blazer leggero, ad esempio, può funzionare sia con un look casual sia con uno più elegante. Allo stesso modo un paio di pantaloni semplici può essere indossato di giorno con una t-shirt o la sera con una camicia.
Infine conta anche la stratificazione: capi leggeri che possono essere sovrapposti permettono di affrontare cambi di temperatura senza portare troppi indumenti.
Una strategia amata dai viaggiatori minimalisti
Il metodo Sudoku della valigia è diventato popolare soprattutto tra chi viaggia spesso, dai nomadi digitali ai professionisti che si spostano per lavoro. Ridurre il numero di capi significa alleggerire il bagaglio, evitare stress negli aeroporti e avere comunque a disposizione look diversi per ogni occasione.
Inoltre questa tecnica incoraggia un approccio più consapevole alla moda, basato sulla qualità e sulla combinabilità degli indumenti piuttosto che sulla quantità.
Cucina
Strudel di mele: storia, tradizione e la ricetta autentica del grande classico dell’Alto Adige
Dalle antiche influenze dell’Impero Ottomano fino alle tavole dell’Europa alpina: lo strudel è un viaggio nel tempo che profuma di mele, cannella e cultura gastronomica.
Lo strudel di mele è uno dei dolci più rappresentativi dell’Alto Adige e, più in generale, dell’area mitteleuropea. La sua fama va ben oltre le montagne italiane: Austria, Germania, Ungheria e molti Paesi dell’Est lo considerano parte integrante del loro patrimonio culinario. Ma lo strudel non è nato tra i meleti dell’Adige: la sua origine affonda in un passato sorprendente, fatto di contaminazioni e scambi culturali.
Dalle corti ottomane alle Alpi: un dolce in viaggio
Lo strudel, nella sua forma attuale, deriva da un dolce molto più antico: il baklava, specialità unica della tradizione mediorientale e balcanica. Fu durante l’espansione dell’Impero Ottomano — tra il XVI e XVII secolo — che ricette simili al baklava raggiunsero l’Europa centrale. Gli austriaci le reinterpretarono sostituendo gli ingredienti più ricchi (come miele e frutta secca) con materie prime locali, in particolare le mele, abbondanti nella regione alpina.
Il primo documento scritto che cita lo “strudel” risale al 1696 e si trova negli archivi della Biblioteca di Vienna. Da lì, il dolce si diffuse rapidamente nelle cucine borghesi e poi in quelle popolari, diventando un simbolo della tradizione contadina dell’Alto Adige, dove l’incontro tra culture germaniche e italiane ha plasmato un’identità unica anche nel cibo.
La ricetta tradizionale dello Strudel di mele
Di strudel esistono oggi tantissime varianti: con pasta tirata, pasta sfoglia, uvetta ammollata nel rum, pangrattato tostato nel burro o frutta secca. La ricetta che segue si ispira alla versione classica altoatesina, quella che meglio conserva l’autenticità storica pur essendo alla portata di ogni cucina domestica.
Ingredienti (per 6–8 porzioni)
Per la pasta tirata:
- 250 g di farina 00
- 1 uovo
- 30 g di olio di semi
- 1 pizzico di sale
- 100 ml circa di acqua tiepida
Per il ripieno:
- 1 kg di mele (preferibilmente Renetta o Golden)
- 80 g di zucchero
- 60 g di uvetta
- 40 g di pinoli (opzionali ma tradizionali)
- 1 cucchiaino di cannella
- Succo di mezzo limone
- 40 g di pangrattato
- 40 g di burro
Per la finitura:
- Burro fuso q.b.
- Zucchero a velo q.b.
Procedimento
1. Preparate la pasta tirata
Impastate farina, uovo, olio e sale, aggiungendo l’acqua poco alla volta fino a ottenere un composto elastico. Lavoratelo almeno 10 minuti: la caratteristica dello strudel è proprio la sua pasta sottilissima. Formate una palla, copritela e lasciate riposare 30 minuti.
2. Preparate il ripieno
Sbucciate le mele, tagliatele a fettine sottili e mescolatele con zucchero, cannella, uvetta ammollata e strizzata, pinoli e succo di limone. Fate fondere il burro in padella e tostate il pangrattato fino a doratura: servirà ad assorbire l’umidità del ripieno, come vuole la tradizione.
3. Stendete la pasta
Stendete la pasta prima con il mattarello, poi con le mani, su un canovaccio infarinato. Deve diventare quasi trasparente, tanto da poter leggere un giornale attraverso: è il segno della corretta elasticità.
4. Assemblate e arrotolate
Distribuite il pangrattato tostato sulla pasta, lasciando un bordo libero, poi aggiungete il ripieno di mele. Aiutandovi con il canovaccio, arrotolate delicatamente lo strudel. Sigillate bene le estremità.
5. Cottura
Adagiate il rotolo su una teglia con carta da forno, spennellate con burro fuso e cuocete in forno a 180°C per 40–45 minuti, finché sarà dorato.
6. Servizio
Lasciate intiepidire e spolverate con zucchero a velo. È perfetto servito con crema alla vaniglia o gelato fiordilatte.
Un dolce che racconta una storia
Lo strudel di mele è molto più di una ricetta: è il simbolo dell’incontro tra culture, della capacità del cibo di migrare, trasformarsi e radicarsi altrove. Oggi rappresenta una delle specialità più amate dell’Alto Adige, dove ogni famiglia conserva la propria versione tramandata da generazioni.
Prepararlo in casa significa riportare nella propria cucina un pezzo di storia europea, fatta di profumi antichi e gesti pazienti — gli stessi che, secoli fa, hanno dato vita a uno dei dolci più iconici e rassicuranti della tradizione alpina. Buon viaggio… e buon strudel.
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