Moda
Vip in costume: la spiaggia diventa passerella
L’estate 2025 prosegue a gonfie vele, e con lei il consueto carosello di foto da Instagram dei vip in costume, tra sabbia dorata, yacht discreti come condomini e selfie studiati con più attenzione di un piano di comunicazione. Perché non basta staccare la spina: bisogna farlo con stile, possibilmente tropicale e fotogenico. Il risultato? La spiaggia si trasforma in un red carpet bollente, dove ogni costume racconta una storia e ogni scelta stilistica lancia un messaggio, consapevole o meno.

Elisabetta Canalis, Alessia Marcuzzi, Melissa Satta
Elisabetta Canalis apre le danze con un bikini rosso fuoco, minimal ma d’effetto, ispirato alla lingerie essenziale, quasi intimo da boudoir ma con la grinta giusta per essere notata tra un tuffo e l’altro. Un solo colore, una dichiarazione precisa: basta poco, se quel poco lo sai portare come si deve.
Diversa la strategia di Alessia Marcuzzi, che opta per un tono più profondo, scuro e sofisticato con i dettagli metallici, quasi a voler sussurrare invece che gridare. Un costume che sembra dire: “Sono qui, ma potrei andarmene da un momento all’altro”, e proprio per questo affascina.
Poi arriva Melissa Satta e butta all’aria ogni equilibrio con una scelta spiazzante e furbissima: fantasia con tre stampe animalier differenti tra coppe diverse e slip. Il tutto mixato con una sicurezza da passerella e il sorriso di chi sa benissimo di star giocando una partita estetica tutta sua, senza badare troppo alle regole. Un inno alla libertà stilistica che, a quanto pare, ha fatto scuola.

Chiara Ferragni, Diletta Leotta, Elisabetta Gregoraci
Chiara Ferragni, infatti, spiazza tutti con un costume che sembra doppio, bianco sopra nero, ma che in realtà è un abile gioco di design: un effetto ottico pensato per confondere, attrarre, dividere. Sembra due pezzi, ma è uno solo, con linee che si sovrappongono e creano un layering visivo interessante, quasi un trompe-l’œil da spiaggia. È un esperimento dichiarato, ma perfettamente riuscito.
Diletta Leotta, invece, gioca sul terreno sicuro del print animalier, ma con un taglio moderno e aggressivo: spalline larghe, scollatura profonda, e quell’aria da regina del lido che non deve chiedere nulla a nessuno. Il leopardato, insomma, non muore mai, cambia solo pelle.
E se la tendenza 2025 sembra oscillare tra il ritorno della stampa selvaggia e l’essenzialità grafica, Elisabetta Gregoraci riesce a inserirsi nel mezzo con un costume che mescola classicità e tocchi handmade: bretelle lavorate a uncinetto, taglio aderente, colori neutri e dettagli che ricordano il lavoro artigianale delle nonne, ma reinterpretato in chiave glam. Un po’ Ibiza, un po’ Ravello, decisamente chic.
Il messaggio che emerge è chiaro: i costumi da bagno delle vip non sono semplici capi estivi, ma vere e proprie dichiarazioni di stile, costruite con la stessa cura con cui si sceglie un look da evento ufficiale. I corpi diventano tele su cui disegnare mood, umori, racconti personali. L’estetica varia dal sexy sfacciato al retrò ricercato, passando per il finto casual e il tecnologico strategico. Ogni vip, una scuola di pensiero.
Ma la vera protagonista è la voglia di stupire, anche solo con un dettaglio: un fiocco asimmetrico, una spallina annodata in modo inedito, un tessuto tecnico che riflette la luce. Non c’è più distinzione tra giorno e notte, tra bagno in mare e set fotografico: tutto è immagine, tutto è dichiarazione. Anche il pareo usato come turbante, anche l’infradito che strizza l’occhio al minimalismo da passerella. La spiaggia, ormai, è un palcoscenico dove si recita l’estate con copioni scritti a suon di costumi pensati per essere ricordati.
Il monocolore resta una certezza, ma solo se reinterpretato con tagli estremi o silhouette da body sculpt. Il rosso è il nuovo nero, il nero non è mai davvero andato via, ma a dominare la scena sono i contrasti: optical, materici, cromatici. Si gioca con texture lucide, inserti a rete, cuciture che sembrano disegnate con il compasso. Il corpo si modella, si scolpisce, si racconta. E ogni vip sembra avere un messaggio implicito cucito addosso: chi sfoggia sicurezza, chi ironia, chi eleganza composta, chi sensualità dichiarata. Ma il comune denominatore è uno solo: nessuna vuole passare inosservata. Nemmeno in vacanza.
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Moda
Scontro fatale in auto per la manager di Dior Mathilde Favier: la tragedia in Francia e il cordoglio di Delphine Arnault e della maison
L’incidente si è verificato lungo le strade delle Deux-Sèvres, in Francia. La vettura su cui viaggiava la manager 57enne insieme al compagno Nicolas Altmayer si è scontrata con un mezzo pesante. Il ricordo commosso di Delphine Arnault e il cordoglio ufficiale della maison
Il mondo della moda e dell’alta sartoria perde una delle sue figure più conosciute e apprezzate, da anni punto di riferimento capace di fare da ponte tra la maison Dior e il panorama dello spettacolo internazionale. Mathilde Favier, direttrice nonché responsabile delle pubbliche relazioni di Christian Dior Couture, ha perso la vita in un tragico incidente avvenuto nel dipartimento delle Deux-Sèvres, nella regione francese della Nuova Aquitania. L’esperta di fashion aveva cinquantasette anni.
La dinamica dello scontro stradale e l’apertura delle indagini
A dare conferma del drammatico evento è stata la procura di Niort, che ha ricostruito la notizia del sinistro stradale avvenuto intorno alle ore 16:00 di lunedì 17 agosto su una strada ad Airvault. Al fianco di Mathilde Favier viaggiava il compagno Nicolas Altmayer, noto produttore cinematografico che ha firmato pellicole di successo come Estate ’85, L’anno che verrà e Monsieur Aznavour.
Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalle autorità locali, la vettura su cui si trovavano la manager e il produttore è rimasta coinvolta in uno scontro mortale con un mezzo pesante che procedeva nel senso di marcia opposto, mentre l’automobile effettuava una manovra di sorpasso. Per chiarire le circostanze esatte dell’impatto e accertare le eventuali responsabilità, la magistratura ha aperto un’indagine con l’ipotesi di reato di omicidio stradale.
Il messaggio ufficiale di Dior e il ricordo di Delphine Arnault
La notizia ha suscitato profondo cordoglio nell’ambiente della moda internazionale. Attraverso l’account ufficiale su Instagram, la maison Dior ha rilasciato una dichiarazione accorata per comunicare la scomparsa della propria dirigente, sottolineando come la donna abbia «dato un contributo straordinario alla reputazione di Christian Dior Couture attraverso il suo impegno e la sua eleganza. Era una donna eccezionale, la cui gioia comunicativa, il talento e la lealtà erano esemplari».
Alla nota della casa di moda si è aggiunto il messaggio personale di Delphine Arnault, dal 2023 CEO di Christian Dior Couture, che ha espresso così il proprio dolore: «Mathilde amava la vita con passione. Con la sua morte, Dior perde un’incredibile professionista, e io ho perso un’amica leale. Il suo ottimismo e coraggio suscitavano ammirazione. Ci mancheranno profondamente il suo sorriso e il suo talento. Oggi provo una profonda tristezza. I miei pensieri vanno ai suoi figli, a sua madre, alle sue sorelle, alla sua famiglia, ai suoi numerosi amici e al suo team che amava così tanto».
Moda
Nostalgia Y2K alla prova del 2026: cosa resta (e cosa scompare per sempre) della moda anni 2000
Dopo anni di dominio incontrastato sulle passerelle e nei feed di TikTok, l’estetica di inizio millennio affronta una fase di selezione naturale. Tra ritorni inaspettati e addii definitivi, ecco come stiamo reinterpretando quel caos creativo.
C’è stato un momento in cui abbiamo pensato che la febbre per gli anni Duemila sarebbe stata una meteora passeggera. Invece, camminando per le strade e osservando le ultime collezioni, la sentenza è chiara: la tendenza Y2K non ha intenzione di abbandonarci, ma sta vivendo una profonda maturazione.
L’estetica nata a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio si è trasformata in una reazione spontanea al rigido minimalismo del quiet luxury che ha dominato gli armadi per stagioni. Tuttavia, il modo in cui ci vestiamo non è più una replica esatta dei red carpet del passato. È in corso una vera e propria operazione di filtraggio.
Cosa resta: i campioni indiscussi del guardaroba
Ci sono elementi degli anni Duemila che hanno ormai ottenuto lo status di classici contemporanei, grazie alla loro capacità di fondersi con le esigenze di praticità quotidiane:
- I pantaloni Cargo e i Wide-Leg Denim: La comodità ha vinto. I jeans strettissimi faticano a tornare, sostituiti da silhouette ampie, tessuti morbidi e tasconi strategici.
- Le superfici metalliche e i tessuti lucidi: L’ottimismo futuristico di inizio millennio continua a contagiare i capispalla, con bomber argentati e giacche viniliche usati come pezzo forte su outfit altrimenti neutri.
- Gli accessori “Main Character”: Occhiali da sole a mascherina, borse mini da portare a spalla (le iconiche baguette) e mollette a farfalla continuano a essere il trucco preferito per dare personalità a un look basic.
- Il fatto verificato: I dati analitici sui trend evidenziano che la sopravvivenza della moda Y2K è dovuta a un “escapismo emotivo”. Le nuove generazioni cercano una moda che sia un gioco e non una sfilata di perfezione formale. La regola d’oro attuale prevede però il bilanciamento: un solo pezzo forte Y2K abbinato a capi sartoriali e moderni (come un crop top abbinato a un blazer oversize strutturato).
Cosa sparisce: gli eccessi che non ci mancheranno
Se da un lato celebriamo il ritorno del denim, dall’altro stiamo assistendo all’eliminazione di tutto ciò che risultava eccessivamente scomodo o “forzato”:
- La vita ultra-bassa estrema: Sebbene i tagli a vita bassa resistano, sono stati sostituiti da più portabili medie altezze o pantaloni relaxed con coulisse. I tagli inguinali che rendevano impossibile persino sedersi sono stati ufficialmente accantonati.
- Il total look “Pop Star”: L’effetto nostalgia totale (stile tuta in ciniglia dalla testa ai piedi o sovrapposizioni selvagge di gonne sopra i pantaloni) cede il passo a un look più consapevole. Vestirsi come se si dovesse girare un videoclip di MTV nel 2001 non è più considerato cool, ma un travestimento.
Il verdetto: l’era del “Maximalismo Gentile”
La moda non copia mai il passato in modo identico, lo reinterpreta attraverso la lente del presente. La tendenza Y2K si è ripulita della sua originaria tossicità (legata a canoni di magrezza estrema e materiali plastici di scarsa qualità) per abbracciare l’inclusività e lo streetwear d’avanguardia.
Oggi non si tratta più di seguire ciecamente le regole di un’epoca, ma di rubarne l’energia vibrante e la spensieratezza. Il revival continua, ma a modo nostro.
Moda
Dopamine Dressing: il segreto di moda che usa la psicologia dei colori nei vestiti per stimolare il buonumore e trasformare le giornate no
L’abbigliamento smette di essere pura estetica per diventare uno strumento di benessere emotivo. I fashion psychologist analizzano l’impatto dei toni vivaci e dei tessuti avvolgenti sulla mente, svelando le combinazioni cromatiche ideali per scacciare lo stress quotidiano.
La rivoluzione emotiva nel guardaroba contemporaneo
In un’epoca in cui il benessere personale rappresenta una priorità assoluta, il modo di vivere la moda ha subito una trasformazione profonda. Il concetto di eleganza non si misura più soltanto attraverso il rigore sartoriale o l’aderenza ai trend delle passerelle, ma tramite la capacità degli abiti di generare sensazioni positive. Questa nuova sensibilità ha portato alla ribalta il dopamine dressing, un approccio allo stile che sfrutta l’associazione tra percezione visiva, stimolazioni tattili e risposta neurochimica. Scegliere un determinato capo d’abbigliamento al mattino non costituisce un gesto superficiale, ma un vero e proprio atto di cura verso se stessi, capace di condizionare la percezione della giornata e l’atteggiamento verso le sfide esterne.
La scienza dei colori e la spinta della neurochimica
La connessione tra le tonalità indossate e lo stato d’animo affonda le sue radici nella psicologia cognitiva e nella neurobiologia. Le sfumature cromatiche non sono semplici elementi decorativi, ma stimoli capaci di attivare risposte fisiologiche precise.
“Quando indossiamo colori saturi e brillanti che associiamo a ricordi felici o a sensazioni di energia, il nostro cervello rilascia dopamine”, spiegano gli esperti dell’osservatorio della Fashion Psychology Institute nei loro studi sull’impatto degli abiti. “L’effetto non deriva esclusivamente dal colore in sé, ma dal significato personale e culturale che attribuiamo a quella tonalità. Un giallo solare, un rosa acceso o un blu cobalto agiscono come un’iniezione di vitalità, abbassando i livelli di cortisolo e aumentando la sicurezza in se stessi”.
Questo meccanismo dimostra come la scelta consapevole degli accostamenti cromatici possa contrastare la stanchezza mentale e migliorare l’interazione sociale.
Come praticare il Dopamine Dressing senza commettere errori
Sperimentare questa filosofia di stile non richiede la sostituzione radicale dell’intero armadio, ma un’introduzione graduale di tocchi di colore strategically posizionati. Chi predilige uno stile sobrio o legato ai toni neutri può iniziare inserendo un singolo elemento d’impatto, come un blazer rosso fuoco, una borsa verde smeraldo o un paio di calzature dorate su un outfit monocromatico. Gli esperti suggeriscono di prestare attenzione anche alla texture dei tessuti: la morbidezza del cashmere, la freschezza del lino o la lucentezza della seta amplificano il messaggio positivo inviato al cervello. Sperimentare con le sfumature che generano un senso immediato di gioia rappresenta il modo più autentico per trasformare il guardaroba in uno scudo contro il grigiore quotidiano.
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