Lifestyle
Notte da incubo: perché guardare film horror prima di dormire rovina il sonno
Halloween è il momento perfetto per una maratona di film da brivido. Ma la scienza conferma: la paura sullo schermo può disturbare seriamente il riposo.
È ormai una tradizione di Halloween: dolcetti sul tavolino, luci spente e una maratona di film horror fino a notte fonda. Ma questa attività, tanto amata dagli appassionati del genere, può trasformarsi in un incubo vero e proprio quando arriva l’ora di dormire. Secondo diverse ricerche, guardare film spaventosi prima di andare a letto altera la qualità del sonno e mantiene il cervello in uno stato di allerta anche dopo la fine dei titoli di coda.
Uno studio pubblicato da Betway Insider nel 2024 ha analizzato le reazioni di un gruppo di volontari esposti a film dell’orrore prima di dormire: i partecipanti hanno impiegato oltre 26 minuti in più per addormentarsi rispetto al gruppo di controllo, che aveva praticato attività rilassanti come la meditazione. Non solo: i soggetti “horror” hanno registrato più risvegli notturni e una riduzione significativa del sonno profondo.
Il corpo in allerta
Perché succede? Guardare un film horror significa, per il cervello, trovarsi in una situazione di pericolo. Le immagini di violenza, minaccia o suspense attivano il sistema nervoso simpatico, responsabile della risposta “attacco o fuga”. In pratica, l’organismo rilascia adrenalina e cortisolo, ormoni dello stress che aumentano il battito cardiaco, la sudorazione e la vigilanza.
«Il cervello non distingue sempre tra paura reale e paura simulata», spiega la psicologa del sonno Sara Mednick, docente all’Università della California. «Dopo un film horror, il corpo rimane in uno stato di iperattività fisiologica, rendendo difficile rilassarsi e addormentarsi».
Questa tensione può durare anche diverse ore, soprattutto se il film è stato visto al buio, in silenzio e da soli — tutti elementi che amplificano la risposta emotiva.
Il prezzo (biologico) della paura
Nonostante tutto, il genere horror non è privo di benefici. Alcuni studi, come quello condotto dall’Università di Westminster, hanno dimostrato che una pellicola particolarmente spaventosa può far bruciare fino a 100 calorie in un’ora, per effetto dell’aumento della frequenza cardiaca. Tuttavia, il prezzo da pagare arriva a notte inoltrata: insonnia, sogni agitati e una sensazione di “vuoto” o stanchezza al risveglio, dovuti al sonno frammentato.
Chi soffre già di ansia o disturbi del sonno è particolarmente vulnerabile. L’esposizione a stimoli spaventosi prima del riposo, unita al consumo di zuccheri tipico della serata di Halloween — caramelle, cioccolato e snack — può amplificare l’irrequietezza e rendere ancora più difficile addormentarsi.
L’ironia del giorno dopo
C’è anche chi, al contrario, sostiene di riuscire a dormire profondamente dopo un horror. Alcune ricerche ipotizzano che queste persone abbiano una maggiore resilienza emotiva o una minore risposta fisiologica alla paura, ma la teoria — secondo cui riuscire a dormire dopo L’Esorcista potrebbe essere un segno di tratti psicopatici — resta una curiosità più che una verità scientifica.
Per la maggior parte delle persone, però, il consiglio è chiaro: meglio programmare la maratona di film spaventosi nel pomeriggio o nelle prime ore della sera, lasciando al cervello il tempo di “disattivarsi” prima di andare a letto.
E se proprio non si può rinunciare a un brivido notturno, un trucco social diventato virale suggerisce di guardare un episodio di Topolino o una commedia leggera subito dopo l’horror, per aiutare il cervello a ricalibrarsi.
In definitiva, la paura è una scarica di adrenalina irresistibile, ma anche un sabotatore silenzioso del sonno. La vera sfida di Halloween, forse, è trovare l’equilibrio tra il divertimento e il riposo. Perché, se è vero che un buon film dell’orrore può far battere forte il cuore, il mattino dopo il vero mostro potrebbe essere solo lo specchio, con le nostre occhiaie da zombie.
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Cocktail & Wine
Piña Colada e Virgin Colada: storia, differenze e ricette dei cocktail tropicali che profumano d’estate e conquistano ogni brindisi
Ananas, cocco e ghiaccio: bastano pochi ingredienti per portare nei bicchieri l’atmosfera dei Caraibi. La Piña Colada resta uno dei cocktail più amati al mondo, mentre la Virgin Colada permette di gustarne tutto il sapore anche senza alcol.
Basta un sorso per sentirsi in vacanza. La Piña Colada è il cocktail che più di ogni altro richiama spiagge bianche, palme e tramonti tropicali. Cremosa, fresca e profumata, è diventata un simbolo dell’estate grazie al perfetto equilibrio tra rum, ananas e latte di cocco.
Chi preferisce evitare l’alcol può però scegliere la Virgin Colada, una variante analcolica che conserva tutto il gusto esotico dell’originale e conquista anche bambini, sportivi e chi deve mettersi alla guida.
La storia della Piña Colada
La Piña Colada nasce a Porto Rico, dove ancora oggi viene considerata il cocktail nazionale. Secondo la versione più accreditata, fu preparata nel 1954 dal barman Ramón “Monchito” Marrero all’interno del Caribe Hilton di San Juan.
Da allora è diventata uno dei cocktail estivi più richiesti al mondo, entrando nella cultura pop grazie anche alla celebre canzone Escape (The Piña Colada Song) di Rupert Holmes.
La ricetta classica prevede rum bianco, succo di ananas fresco, crema o latte di cocco e ghiaccio tritato, frullati fino a ottenere una consistenza morbida e vellutata.
Virgin Colada, tutto il gusto senza alcol
La Virgin Colada nasce dalla stessa ricetta, ma elimina completamente il rum. Il risultato è una bevanda fresca, cremosa e naturalmente dolce, ideale in qualsiasi momento della giornata.
Per prepararla bastano:
- 150 ml di succo di ananas;
- 80 ml di latte o crema di cocco;
- ghiaccio tritato;
- una fetta di ananas e una ciliegia per decorare.
Si frulla tutto per pochi secondi fino a ottenere una consistenza densa e spumosa. Chi desidera una versione ancora più fresca può aggiungere qualche foglia di menta oppure qualche goccia di succo di lime.
Quale scegliere?
La Piña Colada resta perfetta per un aperitivo o una serata tra amici, mentre la Virgin Colada rappresenta la soluzione ideale per chi desidera un drink estivo senza rinunciare al gusto.
Entrambe condividono gli stessi profumi tropicali e la stessa cremosità. Cambia soltanto la presenza del rum, ma l’atmosfera da vacanza resta identica. Servite in un bicchiere alto, con molto ghiaccio e una fetta di ananas fresca, trasformano anche un semplice pomeriggio in terrazza in un piccolo viaggio ai Caraibi.
Animali
Il cane ha davvero caldo? I segnali che molti proprietari ignorano e che possono diventare pericolosi durante l’estate
Acqua fresca non basta. Le alte temperature possono mettere seriamente a rischio la salute dei cani, soprattutto di alcune razze. Ecco i comportamenti da evitare e i segnali che richiedono un intervento immediato.
Ogni estate si ripete la stessa scena: il cane ansima, cerca l’ombra e si sdraia sul pavimento più fresco della casa. Molti proprietari pensano che sia una reazione normale, ma non sempre è così. Quando il termometro supera i 35 o addirittura i 40 gradi, i nostri amici a quattro zampe possono andare incontro a situazioni molto pericolose.
A differenza delle persone, i cani non sudano attraverso tutto il corpo. Eliminano il calore soprattutto ansimando e, in misura minore, attraverso i cuscinetti delle zampe. Questo sistema funziona fino a un certo punto. Se temperatura e umidità diventano troppo elevate, l’organismo può non riuscire più a raffreddarsi.
I segnali da non sottovalutare
Un cane che ha caldo ansima con la lingua ben fuori dalla bocca, cerca superfici fresche e beve più spesso. Se però il respiro diventa sempre più affannoso, compaiono abbondante salivazione, debolezza, difficoltà a camminare, vomito, diarrea o disorientamento, potrebbe trattarsi di un principio di colpo di calore.
Nei casi più gravi possono comparire collasso, perdita di coscienza e convulsioni. Si tratta di un’emergenza veterinaria che richiede un intervento immediato.
In attesa di raggiungere il veterinario bisogna portare il cane all’ombra, bagnarlo gradualmente con acqua fresca ma non ghiacciata e favorire la ventilazione. Immergerlo improvvisamente nell’acqua gelida può essere controproducente.
Attenzione all’asfalto: può ustionare le zampe
Molti pensano che il problema sia soltanto il sole diretto. In realtà uno dei rischi maggiori è rappresentato dall’asfalto, che nelle giornate più torride può raggiungere temperature molto superiori a quelle dell’aria.
Un test semplice consiste nell’appoggiare il dorso della mano sul terreno per alcuni secondi. Se risulta difficile mantenerla, significa che anche i polpastrelli del cane rischiano di ustionarsi.
Per questo le passeggiate dovrebbero svolgersi la mattina presto o dopo il tramonto, privilegiando prati e zone ombreggiate.
Tosare il cane? Non sempre è una buona idea
Uno degli errori più frequenti riguarda il pelo. Molti proprietari pensano che rasarlo completamente aiuti l’animale a stare meglio.
In realtà, per numerose razze il mantello svolge una funzione isolante: protegge sia dal freddo sia dal calore e contribuisce a schermare la pelle dai raggi solari. Una tosatura troppo corta può aumentare il rischio di scottature e rendere più difficile la naturale regolazione della temperatura.
Diverso è il caso di alcune razze a pelo che cresce continuamente, come Barboni, Maltese, Shih Tzu e Bichon, che beneficiano di una toelettatura regolare purché non venga eliminata completamente la protezione del mantello.
Le razze più a rischio
I cani brachicefali, come Bulldog inglese, Bulldog francese, Carlino e Boxer, sopportano molto meno il caldo a causa della conformazione del muso, che rende più difficile disperdere il calore.
Particolarmente vulnerabili sono anche i cuccioli, gli animali anziani, quelli obesi e i cani che soffrono di malattie cardiache o respiratorie.
Le regole che possono salvargli la vita
Le passeggiate nelle ore più fresche, acqua sempre disponibile, ombra, pause frequenti e nessuna attività fisica intensa nelle ore centrali della giornata rappresentano le migliori difese contro il caldo.
C’è poi una regola che non dovrebbe nemmeno essere ricordata, ma che ogni estate continua purtroppo a riempire le cronache: non lasciare mai un cane chiuso in automobile, nemmeno per pochi minuti. La temperatura all’interno dell’abitacolo può aumentare rapidamente fino a livelli incompatibili con la vita.
Con qualche attenzione in più, anche le giornate più calde possono trasformarsi in un’estate serena da vivere insieme al proprio compagno a quattro zampe.
Moda
Pareo, non solo in spiaggia: cinque modi eleganti per trasformarlo nell’accessorio più versatile dell’estate
Un semplice foulard può trasformarsi in un abito, una gonna, un top o persino in un accessorio per capelli. Ecco cinque idee facili da realizzare per sfruttare al meglio il pareo durante tutta l’estate.
Per anni è rimasto confinato tra lettino e battigia, usato soprattutto per coprirsi quando si andava al bar dello stabilimento. Oggi il pareo vive una seconda giovinezza. Le passerelle e lo street style lo hanno riportato al centro della moda estiva, trasformandolo in uno degli accessori più versatili del guardaroba.

Il suo punto di forza è la semplicità. Bastano pochi nodi per cambiare completamente look senza occupare spazio in valigia. In lino, cotone leggero o seta, tinta unita oppure con fantasie tropicali, il pareo accompagna ormai ogni momento della giornata, dal mare all’aperitivo.



Cinque modi eleganti per indossarlo
1. L’abito monospalla
È forse la trasformazione più scenografica. Si avvolge il pareo intorno al corpo e si annodano le estremità su una spalla, creando un vestito morbido e raffinato, perfetto per un pranzo vista mare o un aperitivo al tramonto.
2. La gonna lunga
Basta avvolgerlo in vita e fissarlo con un nodo laterale. Il risultato è una gonna fluida che si abbina facilmente a un top bianco, una camicia in lino o un semplice costume intero.
3. Il top
Piegando il pareo a triangolo e annodandolo dietro il collo e sulla schiena si ottiene un top fresco e originale. Con pantaloni palazzo o shorts in lino crea un look estivo semplice ma molto attuale.
4. La sciarpa o lo scialle
Quando arriva la brezza della sera, il pareo diventa uno scialle leggerissimo da appoggiare sulle spalle. Una soluzione elegante che completa anche gli outfit più essenziali senza appesantirli.
5. La fascia per capelli o il turbante
Le influencer e le maison di moda l’hanno riportata in primo piano. Arrotolato e annodato tra i capelli, il pareo protegge dal sole, tiene in ordine l’acconciatura e aggiunge un tocco glamour anche al look più minimal.
Colori, fantasie e tessuti: come scegliere quello giusto
Le tendenze dell’estate premiano i toni naturali, il bianco, il sabbia, il verde salvia e l’azzurro polvere, ma resistono anche le grandi stampe floreali, le fantasie botaniche e i motivi ispirati ai paesaggi tropicali.
Per chi cerca un capo davvero versatile, la scelta migliore resta un pareo in tinta unita o con disegni discreti: si abbina più facilmente sia al costume sia agli abiti da città.
Anche le dimensioni contano. Un modello ampio permette di creare tutte le trasformazioni possibili, dall’abito alla gonna, mentre quelli più piccoli risultano ideali come foulard o fascia per capelli.
In fondo è proprio questa la magia del pareo: con un solo accessorio si possono creare decine di outfit diversi. Leggero, pratico e sempre elegante, continua a essere uno dei grandi protagonisti dell’estate, dimostrando che, a volte, il capo più semplice è anche quello capace di reinventarsi meglio.
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