Lifestyle
Quando il licenziamento diventa un nuovo inizio: sempre più donne riscrivono la propria carriera dopo una caduta
Dalle storie di due ex direttrici internazionali alle difficoltà del mercato italiano, fino alla tutela dei diritti e alla salute mentale: ecco come affrontare una transizione lavorativa complessa e ripartire con consapevolezza.
Il licenziamento continua a essere percepito come uno dei momenti più critici della vita professionale. Eppure, molte donne stanno iniziando a raccontarlo in modo diverso. A rimettere in discussione la narrazione tradizionale sono state Laura Brown e Kristina O’Neill, già direttrici di due riviste internazionali molto note. Che dopo aver perso il lavoro senza preavviso hanno scelto di trasformare quel passaggio in un’occasione di rinascita. Nel loro libro All the cool girls get fired (Ebury Edge, 2025). Diventato rapidamente un bestseller negli Stati Uniti, sostengono che la fine di un impiego non coincide necessariamente con la fine della carriera, ma può essere un punto di rilancio. Il tema riguarda anche l’Italia, dove le lavoratrici affrontano un mercato caratterizzato da bassi tassi di occupazione femminile. Diffusione del part-time involontario e scarse opportunità di carriera stabile. Comprendere diritti, strumenti di protezione e impatto psicologico è essenziale per affrontare una fase che può rivelarsi più complessa del previsto.
Secondo i dati dell’INPS relativi al 2023, il tasso di occupazione femminile resta fermo al 52,5 per cento, mentre soltanto una parte ridotta delle nuove assunzioni riguarda contratti a tempo indeterminato. In questo contesto, perdere il lavoro significa spesso confrontarsi con fragilità economiche e scarse tutele familiari. Gli esperti del Winning Women Institute evidenziano come i gruppi più esposti al rischio di licenziamento siano le neolaureate, le donne in gravidanza e quelle con più di cinquant’anni. Ma la vulnerabilità non deve trasformarsi in rassegnazione. Investire nella formazione, aggiornare le competenze digitali e considerare percorsi professionali alternativi può aprire nuove strade, come dimostra la stessa Brown, che ha fondato un’agenzia di comunicazione dopo anni nel mondo editoriale.
La perdita del lavoro implica anche decisioni immediate sul piano finanziario. Le autrici del libro sottolineano l’importanza di affrontare il tema senza imbarazzo, adottando un approccio più trasparente rispetto alle proprie possibilità economiche. Ridurre le spese, ridimensionare gli impegni e chiedere supporto alla rete sociale non è un segno di debolezza. Ma una strategia utile per superare un periodo transitorio, soprattutto in un Paese dove l’indipendenza economica femminile resta disomogenea.
Accanto agli aspetti pratici, esistono tutele giuridiche spesso sottovalutate. L’avvocata Elisabetta Boffi, specializzata in diritto del lavoro, ricorda che il termine per impugnare un licenziamento è di 60 giorni. Mentre sono 180 i giorni per presentare un ricorso al Giudice del Lavoro. Alcune condizioni, come la maternità nel primo anno di vita del bambino o l’arrivo di un minore adottato, rendono nullo il licenziamento. In caso di dubbi, rivolgersi a un legale o a un sindacato è un primo passo indispensabile per valutare la correttezza della procedura e tutelarsi.
Il tema della salute mentale merita altrettanta attenzione. Come spiega la psicologa clinica Gaia Bresciani, il licenziamento può generare ansia, senso di inadeguatezza e perdita di identità professionale, soprattutto per chi associa fortemente il proprio valore personale alla carriera. Mantenere routine equilibrate, fissare obiettivi realistici, programmare tempi definiti per la ricerca di lavoro e concedersi pause rigenerative aiuta a evitare sovraccarichi emotivi o veri e propri stati depressivi.
La vera trasformazione culturale sta forse proprio qui: riconoscere che la fine di un impiego non annulla ciò che si è costruito. Le storie raccolte da Brown e O’Neill – da figure note come Oprah Winfrey a professioniste meno celebri – mostrano che il licenziamento può anche diventare l’inizio di una fase più consapevole. Parlare apertamente delle difficoltà, condividere l’esperienza e cercare sostegno sono passi che non solo alleggeriscono il peso personale. Ma contribuiscono a cambiare il modo in cui collettivamente interpretiamo questo passaggio di vita. In un mercato del lavoro ancora fragile, il racconto di chi si rialza può diventare uno strumento di forza per tutte.
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Lifestyle
Addio al prato tradizionale per risparmiare acqua: le piante tappezzanti che eliminano il tagliaerba
Dimenticare le annaffiature quotidiane e le tosature del fine settimana è finalmente possibile. Un manto erboso alternativo composto da specie come la Lippia nodiflora e la Frankenia laevis sfida il caldo record mantenendo il verde in giardino senza sprecare risorse preziose.
Le estati sempre più calde e le ricorrenti restrizioni sull’uso dell’acqua potabile stanno trasformando il classico prato “all’inglese” in un lusso insostenibile per l’ambiente e per il portafoglio. Mantenere un manto d’erba tradizionale richiede migliaia di litri d’acqua a stagione e continui interventi di rasatura. Per far fronte a questa criticità, il mondo dell’architettura del paesaggio guarda con crescente interesse al concetto di prato alternativo o “a scomparsa”, basato su specie tappezzanti e piante succulente in grado di sopravvivere a temperature estreme riducendo la richiesta idrica fino all’80%.
Le varietà botaniche che resistono alla siccità estrema
La risposta più efficace alle temperature che superano i 40°C arriva da una selezione di piante prostrate e rustiche capaci di formare manti compatti e calpestabili. Tra queste spicca la Lippia nodiflora, un’essenza della famiglia delle Verbenaceae che sviluppa un apparato radicale profondo in grado di attingere all’umidità negli strati inferiori del suolo. Una volta affrancata, la pianta richiede rarissimi interventi d’irrigazione, regalandosi in estate con una fioritura ricca di piccoli fiori graditi agli impollinatori.
Accanto alla Lippia si collocano la Frankenia laevis, particolarmente indicata per i terreni salini e le zone costiere, e la Zoysia tenuifolia, una graminacea macroterma dal manto soffice che non necessita di continui tagli. Inserire queste varietà significa azzerare quasi del tutto la manutenzione e garantire la copertura del suolo anche nelle condizioni climatiche più torride.
Risparmio idrico ed eliminazione della manutenzione
Sostituire la classica erba da giardino con le specie tappezzanti stravolge l’impatto ecologico dello spazio verde. Mentre un tappeto erboso comune perde rigore al primo accenno di afa, l’impiego di varietà alternative consente di eliminare l’uso dei tagliaerba a motore, abbattendo le emissioni di carbonio e l’inquinamento acustico nei quartieri residenziali.
La capacità di queste piante di espandersi orizzontalmente tramite stoloni permette di coprire uniformemente il terreno, soffocando la crescita delle erbe infestanti. La struttura fogliare riduce al minimo la traspirazione, permettendo alla vegetazione di superare lunghi periodi di totale assenza di pioggia senza ingiallire o degradarsi.
Preparazione del terreno e vantaggi per l’ecosistema
La posa di un prato alternativo può avvenire tramite piantine in alveolo o rotoli pronti all’uso, preferibilmente durante la stagione autunnale o all’inizio della primavera. La preparazione del suolo richiede semplici operazioni di pulizia e livellamento, dato che queste varietà prosperano anche su terreni poveri, sassosi o calcarei, purché ben drenati per evitare ristagni.
Oltre al netto risparmio sulla bolletta dell’acqua e alla drastica riduzione dei tempi di gestione, questa scelta botanica favorisce la biodiversità locale. Le fioriture estive offrono nutrimento prezioso ad api e farfalle, trasformando i giardini privati in piccoli rifugi ecologici capaci di resistere al cambiamento climatico senza rinunciare alla resa estetica.
Lifestyle
Mantenere l’attenzione a lungo è possibile: i passi fondamentali per organizzare lo spazio, gestire il tempo e concentrarsi subito
Mantenere il focus su un singolo compito è diventato un problema diffuso tra notifiche continue e stanchezza mentale. Organizzare lo spazio di lavoro, pianificare brevi pause e limitare il multitasking sono i primi passi essenziali per ritrovare lucidità ed efficienza quotidiana
Nel contesto quotidiano attuale, caratterizzato da un flusso ininterrotto di sollecitazioni digitali e notifiche sullo smartphone, mantenere l’attenzione focalizzata su un unico compito è diventata una vera e propria sfida. Che si tratti di preparare un esame universitario, completare un progetto d’ufficio o semplicemente portare a termine la lettura di un libro, la mente tende spontaneamente a vagare. Per arginare la frammentazione del pensiero esistono tuttavia alcuni accorgimenti pratici e semplici da applicare, capaci di restituire continuità ed efficienza al nostro rendimento.
L’organizzazione dello spazio fisico e la bonifica digitale
Il primo passo per favorire la concentrazione risiede nella preparazione dell’ambiente circostante. Lavorare o studiare su una scrivania disordinata moltiplica gli stimoli visivi e aumenta il senso di affaticamento cerebrale. Mantenere sulla superficie soltanto il materiale strettamente necessario all’attività corrente aiuta a perimetrare il campo visivo.
Ugualmente determinante risulta l’azzeramento delle distrazioni digitali. Allontanare il telefono dalla propria vista, silenziare le chat di gruppo o impostare la modalità “Non disturbare” riduce drasticamente la tentazione di controllare lo schermo ogni volta che si incontra un passaggio complesso o un calo temporaneo di motivazione.
La gestione del tempo e la tecnica delle pause brevi
Puntare a sessioni di studio o lavoro di molte ore consecutive senza interruzioni si rivela quasi sempre controproducente. La capacità di attenzione dell’essere umano segue cicli definiti, oltre i quali l’efficienza cala in modo fisiologico.
Pianificare blocchi di lavoro focalizzato intervallati da pause brevi rappresenta una strategia di comprovata efficacia. Alternare, ad esempio, 25 o 40 minuti di applicazione totale a 5 minuti di stacco completo permette al cervello di ricaricarsi senza perdere il filo del discorso. Durante la pausa è fondamentale allontanarsi dalla postazione, sgranchirsi le gambe ed evitare di consultare i social media, così da concedere un reale riposo alla vista e alla mente.
L’eliminazione del multitasking e la chiarezza degli obiettivi
Creder di poter svolgere più compiti contemporaneamente genera un’illusione di produttività che in realtà frammenta la memoria di lavoro. Definire un unico obiettivo chiaro prima di iniziare – come la stesura di una singola pagina o la lettura di un capitolo – aiuta a canalizzare le energie cognitive verso quel traguardo circoscritto.
Prima di mettersi all’opera è utile stilare una lista sintetica e prioritaria delle cose da fare, affrontando una sola voce per volta e cancellandola solo dopo averla completata. Questo approccio riduce l’ansia da accumulo e restituisce una sensazione immediata di controllo sul proprio tempo.
Cucina
Fresco, speziato e facile da servire: la guida completa per realizzare il gelo di cannella monoporzione con acqua aromatizzata e amido
Un’infusione di ventiquattro ore per estrarre tutto il profumo delle stecche di cannella, seguita da una cottura veloce con amido di mais e zucchero. Nasce così un dessert monoporzione fresco e vellutato, da completare con granella di nocciole croccante e foglioline d
Per chi desidera portare in tavola un dessert al cucchiaio raffinato, leggero e ricco di profumo, il gelo di cannella rappresenta una proposta ideale. Tipico della tradizione pasticcera siciliana, questo dolce conquista per la sua consistenza gelatinosa ma morbida e per l’intenso aroma speziato, perfetto da gustare ben freddo al termine di un pranzo o una cena.
Gli ingredienti essenziali per la preparazione
La riuscita del piatto si basa su pochissimi elementi di qualità ben dosati. La ricetta richiede 22 grammi di stecche di cannella e 520 ml di acqua minerale per la fase di estrazione degli aromi. La struttura del gelo si ottiene grazie a 60 grammi di amido di mais, mentre la componente dolce è affidata a 100 grammi di zucchero semolato. Per l’impiattamento finale servono granella di nocciole, altre stecche di cannella e foglioline di menta fresca.
La doppia fase d’infusione e la cottura del composto
Il segreto della ricetta risiede nella pazienza. Come primo passaggio, occorre spezzare manualmente le stecche di cannella e riporle all’interno di una ciotola, per poi versarvi sopra l’acqua, coprire ermeticamente e lasciare in macerazione a temperatura ambiente per 24 ore.
Trascorso il tempo previsto, il liquido aromatizzato va trasferito in un pentolino, portato a ebollizione e subito tolto dal fuoco per lasciarlo raffreddare completamente. A questo punto si filtra il decotto attraverso un colino a maglie fini per rimuovere qualsiasi residuo solido della spezia. In un secondo pentolino si setacciano l’amido di mais e lo zucchero, incorporando a filo l’acqua alla cannella e mescolando continuamente per scongiurare la formazione di grumi.
Il riposo in frigorifero e la decorazione finale
Il pentolino va poi posto su fiamma media: si cuoce il preparato senza mai smettere di mescolare con una frusta fino al raggiungimento del bollore e all’addensamento della crema. Raggiunta la densità corretta, si lascia sobbollire il composto per un paio di minuti prima di spegnere.
Il liquido caldo va subito distribuito negli stampini monoporzione. Dopo un primo raffreddamento a temperatura ambiente, i contenitori vanno riposti in frigorifero per almeno 4 ore, permettendo al gelo di rassodarsi perfettamente. Al momento del servizio, il dolce si estrae dallo stampo e si guarnisce in superficie con una spolverata di granella di nocciole, stecche di cannella decorative e la menta fresca.
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