Società
“Come sposare un milionario”: il nuovo fenomeno social che divide e fa discutere
Dalle piattaforme digitali emergono consigli e testimonianze di donne che puntano a relazioni con uomini facoltosi, rilanciando il dibattito su ruolo femminile e tradizioni. Tra aspirazioni al lusso e ritorno ai ruoli tradizionali, esperte e sociologhe analizzano un trend in crescita anche in Italia
Il titolo potrebbe far pensare al celebre film con Marilyn Monroe, ma “Come sposare un milionario” è oggi molto più di una semplice commedia romantica: è un vero e proprio fenomeno social che sta prendendo piede, soprattutto negli Stati Uniti, attraverso piattaforme come TikTok e Instagram. Donne che condividono strategie, consigli e testimonianze su come attrarre e sposare uomini ricchi, alimentando un dibattito acceso sui ruoli di genere e sul valore dell’indipendenza economica femminile.
Guru dell’amore facoltoso
Una delle figure più emblematiche di questo movimento è la californiana Karla Elía, che si presenta sul suo sito web come un’esperta di relazioni dedicata ad aiutare le donne a connettersi con il proprio scopo di attrarre partner benestanti. “Ognuna ha il potenziale per avere un nucleo familiare unito e un matrimonio in cui il denaro non è un problema”, afferma Elía, che sostiene di aver applicato con successo le sue stesse strategie nella propria vita sentimentale.
In un’intervista al Sun, Elía ha spiegato che l’uomo ideale dovrebbe avere una “mentalità da fornitore”, ossia essere disposto e capace di investire economicamente nella relazione. I suoi consigli spaziano da come presentarsi in società a come identificare e attrarre uomini con risorse finanziarie significative.
Il ritorno delle tradwives
Questo fenomeno si inserisce nel contesto più ampio della rinascita delle tradwives (abbreviazione di “traditional wives”), donne che scelgono di abbandonare la carriera per dedicarsi completamente alla gestione della casa e alla cura dei figli, sostenute finanziariamente dai propri mariti. Sui social media, profili come quello di Sahar Khorramnezhad, un’avvocatessa che ha lasciato il lavoro dopo aver incontrato il suo compagno benestante, o “Nath, la ragazza casalinga”, raccolgono migliaia di follower condividendo uno stile di vita incentrato sul supporto al partner e sulla cura della famiglia.
Queste donne sostengono che la vera felicità è arrivata nel momento in cui hanno deciso di dedicarsi esclusivamente ai loro compagni, abbracciando ruoli tradizionali che molti pensavano appartenessero al passato. Tuttavia, questa tendenza solleva domande e critiche, soprattutto quando si intreccia con discorsi legati al suprematismo bianco e alle ideologie maschiocentriche dell’estrema destra.
Un fenomeno in ascesa e le sue radici sociologiche
Per comprendere le cause di questo trend, El País ha consultato Beatriz Ranea, sociologa e docente all’Università Complutense di Madrid, nonché autrice del libro “Puttanerie: Uomini, mascolinità e prostituzione”. Secondo Ranea, questo movimento rappresenta una reazione patriarcale ai progressi femministi degli ultimi anni.
“Penso che sia una risposta articolata alle mobilitazioni femministe e al tentativo del movimento di abbattere la divisione tra pubblico e privato”, spiega Ranea. “Con l’aumento delle mobilitazioni femministe, c’è una controreazione volta a ristabilire lo status quo patriarcale, ricollocando le donne nel ruolo di moglie e casalinga perfetta”. La sociologa sottolinea come questa tendenza sia alimentata anche da forze politiche di estrema destra con agende chiaramente anti-genere e anti-femministe, contribuendo a rinforzare stereotipi e dinamiche di dipendenza economica.
L’espansione del fenomeno oltre gli USA
Questo trend non si limita agli Stati Uniti. In Spagna, il sito di incontri di lusso Seeking conta circa 480.000 utenti registrati tra i 20 e i 50 anni, molti dei quali cercano esplicitamente uno stile di vita lussuoso attraverso le proprie relazioni. Solo il 26% degli utenti dichiara di cercare il “vero amore”, mentre il 46,4% mira a uno “stile di vita lussuoso”. Anche applicazioni come My Sugar Daddy stanno guadagnando popolarità, promuovendo relazioni basate su benefici economici reciproci, come evidenziato da campagne pubblicitarie provocatorie.
E in Italia?
Nel contesto italiano, il fenomeno sembra essere ancora marginale. Flaminia Saccà, professoressa ordinaria di Sociologia dei Fenomeni Politici all’Università La Sapienza di Roma e presidente dell’Osservatorio indipendente sui media contro la violenza nel linguaggio sulle donne, esprime scetticismo sulla diffusione di questa tendenza nel nostro Paese.
“È possibile che ci troviamo di fronte a una bolla mediatica che dà l’illusione di un fenomeno diffuso, ma che in realtà è molto limitato”, afferma Saccà. “Le mie osservazioni tra le studentesse universitarie non suggeriscono affatto un’aspirazione a ruoli ancillari come accadeva negli anni Ottanta e Novanta, quando molte ragazze sognavano di diventare veline o mogli di calciatori. Si tratta ormai di un fenomeno antico”.
Secondo la professoressa, se questo trend dovesse emergere in Italia, sarebbe probabilmente amplificato a livello politico, ma al momento non sembra avere radici profonde nella società italiana, dove l’indipendenza economica e professionale delle donne continua a essere un valore condiviso e perseguito.
INSTAGRAM.COM/LACITYMAG
Società
La trappola mentale dell’effetto Spotlight: perché siamo convinti che tutti notino i nostri difetti quando in realtà nessuno ci sta guardando
L’ansia di sentirsi costantemente giudicati dagli altri nasce da un bias cognitivo diffuso. Gli studi scientifici dimostrano come il cervello umano sovrastimi l’attenzione altrui sui propri errori, condizionando la vita sociale e la percezione della propria immagine.
L’illusione di riflettori sempre puntati
Entrare in una stanza affollata con un ritardo minimo, commettere una piccola imperfezione nel parlare durante una riunione o indossare un capo con una leggera piega sgradevole scatena spesso un’ondata immediata di imbarazzo. In quei momenti la mente proietta uno scenario ben preciso: uno cono di luce puntato addosso, pronto a mostrare a ogni presente quel singolo difetto o errore. Questa sensazione di essere perennemente al centro dell’attenzione pubblica rappresenta una delle distorsioni cognitive più pervasive della psiche umana. L’ansia sociale che ne deriva non è la conseguenza di una reale severità del mondo esterno, ma il risultato di un meccanismo egocentrico del cervello che tende a prendere la propria prospettiva interna e a proiettarla in modo sproporzionato sulle menti delle persone circostanti.
La dimostrazione scientifica di Gilovich e Savitsky
La codificazione di questa trappola della percezione si deve alle ricerche condotte dagli psicologi Thomas Gilovich e Victoria Medvec della Cornell University insieme a Kenneth Savitsky del Williams College. Attraverso una serie di esperimenti celebri, i ricercatori hanno dimostrato quanto la valutazione dell’attenzione altrui sia palesemente alterata.
“Negli esperimenti chiedevamo ai partecipanti di indossare una maglietta imbarazzante prima di entrare in una stanza piena di sconosciuti”, spiegano i ricercatori nei loro articoli accademici dedicati alla percezione sociale. “Chi indossava il capo era convinto che almeno la metà delle persone presenti avrebbe notato l’immagine bizzarra sulla maglia. La verifica reale ha rivelato che meno del venti per cento dei presenti si era accorto di cosa ci fosse scritto. Questo divario sistematico dimostra l’esistenza dell’effetto Spotlight: sovrastimiamo drammaticamente la misura in cui i nostri errori e il nostro aspetto vengono notati dagli altri”.
Gli studiosi hanno confermato che le persone sono troppo assorbite dai propri pensieri e dai propri difetti per dedicare attenzione ai dettagli marginali di chi le circonda.
Liberarsi dal peso del giudizio immaginario
Comprendere il funzionamento dell’effetto Spotlight permette di disinnescare gran parte dell’ansia da prestazione che condiziona le interazioni quotidiane. Sapere che gli altri applicano a se stessi lo stesso filtro autocentrato riduce drasticamente la paura di sbagliare o di apparire imperfetti. Gli esperti di psicologia cognitiva suggeriscono di allenare la mente al decentramento, spostando la concentrazione dall’analisi paranoica dei propri dettagli all’ascolto dell’ambiente circostante. Riconoscere che l’attenzione altrui nei nostri confronti è fugace ed estremamente ridotta non riduce il nostro valore, ma regala una straordinaria sensazione di libertà, restituendo la giusta dimensione ai piccoli incidenti di percorso della vita di tutti i giorni.
Società
Perché gli incompetenti sono così sicuri di sé e i saggi pieni di dubbi: la trappola della mente che si chiama effetto Dunning-Kruger
L’arroganza dell’ignoranza e l’esitazione dell’esperienza non sono semplici tratti caratteriali. La ricerca scientifica analizza il bias pervasivo che impedisce ai meno esperti di riconoscere i propri limiti, portando gli esperti a sottovalutare la propria preparazione.
Il meccanismo invisibile della sovrastima di sé
In qualunque discussione, dalla politica alla scienza fino ai dibattiti da bar, capita quotidianamente di osservare una dinamica bizzarra: le persone meno qualificate manifestano una incrollabile sicurezza nelle proprie opinioni, mentre i veri professionisti tendono a esprimersi con prudenza e sfumature. Questo fenomeno non è una semplice questione di carattere o di maleducazione, ma la manifestazione di un preciso meccanismo della mente umana. La tendenza a valutare le proprie capacità in modo sproporzionato rispetto alla realtà risponde a una falla nei processi metacognitivi, ovvero la capacità di riflettere sul proprio stesso pensiero e di monitorare l’accuratezza delle proprie conoscenze.
La scoperta scientifica di Dunning e Kruger
Lo studio di questa distorsione si deve ai due psicologi sociali David Dunning e Justin Kruger della Cornell University, che nel 1999 hanno codificato formalmente il bias che oggi porta il loro nome. Attraverso una serie di esperimenti volti a testare la logica, la grammatica e l’umorismo dei partecipanti, i ricercatori hanno evidenziato un modello costante e paradossale.
“I soggetti che si collocavano nel quartile più basso nei test sovrastimavano drasticamente le proprie prestazioni, credendo di essere ben al di sopra della media”, spiegano i ricercatori nei loro articoli accademici dedicati ai processi di autovalutazione. “La loro stessa incompetenza li privava della capacità di rendersi conto di quanti errori stessero commettendo. Al contrario, le persone altamente competenti tendevano a sottovalutare la propria superiorità, dando per scontato che i compiti da loro ritenuti facili risultassero ugualmente semplici per chiunque altro”.
L’effetto Dunning-Kruger dimostra quindi che per riconoscere la propria ignoranza in un determinato campo occorre possedere proprio quella competenza necessaria a valutare il campo stesso.
Dal picco dell’ignoranza alla consapevolezza
Il percorso di apprendimento umano tracciato dalla psicologia cognitiva segue una parabola ben precisa. Nella prima fase di approccio a una nuova materia, la scarsità di nozioni crea una falsa sensazione di padronanza, definita informalmente come il picco della presunzione. Man mano che lo studio si approfondisce e la conoscenza aumenta, l’individuo comincia a intravedere l’immensità della materia, crollando nella fase dell’insicurezza. Solo continuando a studiare e ad accumulare esperienza reale si risale verso una sicurezza matura e consapevole. Riconoscere l’esistenza di questo bias rappresentativo aiuta a sviluppare un sano scetticismo verso le proprie certezze immediate, ricordando che il dubbio e la cautela, ben lontani dall’essere segnali di debolezza, costituiscono il vero marchio distintivo dell’intelligenza critica.
Società
Estate e tradimenti, perché aumenta la voglia di nuove emozioni? Cosa succede davvero nella nostra mente
Non è il sole a far nascere un tradimento, ma un insieme di fattori psicologici e sociali che durante l’estate tendono ad amplificarsi. Ecco quali sono e perché la stagione delle vacanze può mettere alla prova anche le coppie più solide.
Ogni estate torna puntuale la convinzione che sia la “stagione dei tradimenti”. Le cronache di gossip sembrano confermarlo e i motori di ricerca registrano un aumento delle domande su crisi di coppia, separazioni e nuove relazioni. Ma è davvero il caldo a cambiare le persone?
Secondo gli psicologi, la risposta è no. L’estate non crea problemi di coppia dal nulla, ma può amplificare desideri, fragilità e bisogni che durante il resto dell’anno rimangono nascosti dalla routine.
Il desiderio di rompere la routine
Per molti mesi l’anno la vita è scandita da orari, lavoro e responsabilità. Le vacanze interrompono questo schema e riportano al centro il tempo libero, la socialità e la ricerca del piacere.
In questo contesto aumenta la disponibilità a sperimentare, a conoscere persone nuove e a vivere situazioni fuori dall’ordinario. Non significa automaticamente cercare un tradimento, ma essere più aperti alle novità.
Più occasioni, meno controllo
L’estate moltiplica le occasioni di incontro: spiagge, concerti, viaggi, aperitivi e feste all’aperto favoriscono nuove conoscenze. Anche l’abbigliamento più leggero e il clima rilassato possono aumentare la percezione dell’attrazione reciproca.
Gli esperti sottolineano però che le opportunità non sono la causa dell’infedeltà. Una relazione stabile e soddisfacente difficilmente entra in crisi soltanto perché cambiano lo scenario o la stagione.
Quando il tradimento è il sintomo di altro
Per molti terapeuti di coppia, il tradimento rappresenta spesso la conseguenza di difficoltà già presenti: problemi di comunicazione, distanza emotiva, bisogno di sentirsi nuovamente desiderati o ricerca di conferme personali.
L’estate può semplicemente offrire il contesto in cui questi bisogni emergono con maggiore forza.
Al contrario, per molte coppie le vacanze rappresentano un’opportunità preziosa per ritrovare tempo da dedicarsi, condividere nuove esperienze e rafforzare il legame. Più che la stagione dei tradimenti, l’estate può diventare quella della riscoperta reciproca.
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