Lifestyle
Ma dove vai se la “sexyness” non ce l’hai?
Il vero successo professionale deriva da una combinazione equilibrata di carisma, fiducia in sé stessi, capacità comunicative, aspetto curato e autenticità. La vera sexyness nel lavoro è la capacità di ispirare e guidare gli altri rimanendo sempre fedeli a sé stessi, senza indossare maschere che appaiono artificiali. In definitiva, l’autenticità è ciò che rende una persona realmente attraente e rispettata nel mondo professionale.
Il termine “sexyness” professionale è tutto un insieme di cose diverse. Non si riferisce semplicemente all’attrattiva fisica, ma a un insieme più ampio di qualità. Tra queste il carisma, la fiducia in sé stessi, la presenza scenica e la capacità di comunicare efficacemente. In un ambiente lavorativo sempre più competitivo, questo mix di caratteristiche può essere determinante per avere successo.
Il carisma o ce l’hai o non ce l’hai
Il carisma è spesso considerato una delle qualità principali dei leader di successo. Le persone carismatiche attirano l’attenzione, ispirano fiducia e motivano gli altri. Non è legato all’aspetto fisico, ma alla capacità di far sentire le persone a proprio agio e di trasmettere sicurezza. Studi psicologici dimostrano che i leader carismatici hanno maggiori probabilità di ottenere promozioni e riconoscimenti rispetto ai loro colleghi meno carismatici.
La fiducia in sé stessi è contagiosa
Chi dimostra di credere nelle proprie capacità in qualunque ambiente di lavoro operi è percepito come più competente e riesce a creare un ciclo virtuoso che alimenta il successo professionale. La fiducia in sé stessi migliora le performance individuali, e inoltre influisce positivamente anche su chi lavora con noi.
Tutto il potere alla comunicazione
Un elemento essenziale della cosiddetta sexyness professionale è la capacità di comunicare efficacemente, avere un forte “communication impact“. Al suo interno questa capacità include un sacco di cose. Dalla gestualità alla postura, dallo standing alla capacità di mantenere il contatto visivo. Un’elevata competenza comunicativa può fare la differenza in molte situazioni professionali. Per esempio durante presentazioni o riunioni importanti. Executive manager e imprenditori di successo spesso investono tempo e risorse nello sviluppo delle proprie capacità comunicative, per trasformare idee in visioni condivise e mobilitare persone verso obiettivi comuni.
E comunque l’aspetto fisico conta e così anche la cura personale
Sebbene l’aspetto fisico ereditato dal DNA sia un dato di realtà, essere curati e presentabili può influire sulle prime impressioni, soprattutto in settori dove l’immagine ha un peso rilevante. Tuttavia, l’aspetto fisico da solo non è sufficiente. La combinazione tra aspetto, carisma e competenze crea un impatto duraturo. È fondamentale anche il grado di accettazione di se stessi. Amarsi e prendersi cura di sé emerge ed è ben visibile nelle interazioni personali e professionali. Migliora l’autenticità percepita dal prossimo.
Il vero segreto della sexyness? L’autenticità
Essere autentici significa essere fedeli a se stessi, ai propri valori e alle proprie convinzioni. Questa autenticità traspare nelle interazioni con gli altri, creando connessioni genuine e durature. Le persone autentiche sono viste come più affidabili e degne di rispetto, qualità essenziali per costruire una carriera di successo.
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Società
Farina di larve: sarà l’ingrediente del futuro?
Dai prodotti da forno agli snack, ecco dove si trova e cosa dice la legge sulle farine realizzate con larve.
Negli ultimi anni, la farina di larve ha conquistato l’attenzione del settore alimentare globale, grazie al suo profilo nutrizionale e alla sostenibilità ambientale. Con l’approvazione del Ministero dell’Agricoltura in Italia, i prodotti contenenti ingredienti derivati da insetti, come la farina di larve, stanno per fare il loro ingresso nei supermercati italiani. Ma cosa significa esattamente questa novità? E in quali alimenti potremmo trovare questo ingrediente innovativo?
Cos’è la farina di larve e perché è sostenibile
Questa farina è ottenuta dalla lavorazione di insetti come il Tenebrio molitor, noto anche come verme della farina. Questo ingrediente è ricco di proteine (fino al 70%), vitamine e minerali, rappresentando un’alternativa nutriente e sostenibile rispetto alle fonti proteiche tradizionali come carne e pesce. L’allevamento di insetti richiede meno risorse rispetto agli animali da reddito: meno acqua, meno suolo e meno emissioni di gas serra. Inoltre, gli insetti possono essere nutriti con scarti organici, contribuendo a ridurre gli sprechi alimentari. Per questo, la farina è vista come una soluzione promettente per affrontare le sfide della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale.
Cosa dice la legge
In Europa, l’uso di queste farine è regolamentato dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), che ne ha approvato il consumo umano dopo rigorosi test di sicurezza. In Italia, il Ministero dell’Agricoltura ha stabilito che i prodotti contenenti farina di larve devono garantire un’etichettatura chiara e trasparente, indicando la presenza di ingredienti derivati da insetti.
Dove troviamo già la farina di larve
Tutti noi mangiamo senza saperlo almeno un prodotto alimentare che contiene farina di larve presente infatti già in diversi prodotti alimentari. Ecco alcuni.
Prodotti da forno. Pane, cracker e biscotti arricchiti con farina di larve offrono un maggiore apporto proteico, attirando l’interesse di chi cerca alimenti nutrienti e sostenibili.
Snack e barrette energetiche. La farina di larve è ideale per snack proteici, perfetti per sportivi e consumatori attenti alla salute.
Pasta e cereali. La pasta arricchita con farina di larve potrebbe diventare un’alternativa innovativa, combinando tradizione e sostenibilità.
Alimenti per animali. La farina di larve è già utilizzata come ingrediente nei mangimi per animali domestici e da allevamento, grazie al suo alto valore nutrizionale.
Etichettatura e trasparenza
Per garantire la fiducia dei consumatori, è essenziale che i prodotti contenenti farina di larve riportino un’etichettatura chiara e dettagliata. Le normative europee richiedono che venga specificata la presenza di insetti, con indicazioni come “farina di Tenebrio molitor” o “proteine derivate da insetti”.
Ma cosa pensano i consumatori?
A perte il fatto che spesso non lo sappiamo e non ce ne rendiamo conto l’accettazione da parte dei consumatori resta ancora una sfida. Sebbene molti apprezzino i benefici ambientali e nutrizionali, altri mostrano scetticismo o diffidenza verso l’idea di mangiare insetti. Tuttavia, l’industria alimentare sta lavorando per rendere questi prodotti più familiari, presentandoli in forme “tradizionali” come snack o prodotti da forno, dove la farina di larve è un ingrediente “nascosto”. E quindi?
Il futuro è assai farinoso
Nonostante le sfide culturali e normative, la farina di larve rappresenta un’opportunità unica per rivoluzionare il settore alimentare. Con il sostegno delle istituzioni e una comunicazione trasparente, questo ingrediente potrebbe diventare sempre più comune sulle nostre tavole, contribuendo a un futuro più sostenibile e nutriente.
Animali
“Gli manca solo la parola”! Come i cani ci comprendono e comunicano con gli umani
Le sorprendenti capacità cognitive dei cani: dal riconoscimento delle parole alle emozioni celate nel nostro tono di voce, fino a come interpretare i loro segnali vocali e comportamentali.
Per chi convive con un cane, è evidente quanto sembrano comprendere più di quanto immaginiamo. I cani non solo riconoscono parole e frasi, ma sono anche in grado di interpretare emozioni e intenzioni. Studi recenti offrono una spiegazione scientifica a questa profonda connessione.
Come capiscono il nostro linguaggio
Ricerche avanzate hanno dimostrato che i cani elaborano il linguaggio in modo simile agli esseri umani. Ad esempio, uno studio dell’Università Loránd Eötvös di Budapest ha monitorato l’attività cerebrale di alcuni cani mentre ascoltavano diverse parole. I risultati hanno mostrato che non si limitano a riconoscere i suoni, ma colgono anche il contesto e il tono delle frasi.
Comprendono da 89 a 200 parole e segnali
Inoltre, uno studio condotto alla Dalhousie University ha evidenziato che i cani possono riconoscere una media di 89 parole, alcune legate a comandi specifici come “siediti” o “vieni qui”, altre a oggetti di uso comune e persino nomi propri. Esistono, però, casi eccezionali: alcuni cani possono memorizzare oltre 200 parole, dimostrando una capacità straordinaria. Ricerche avanzate hanno dimostrato che i cani elaborano il linguaggio in modo simile agli esseri umani. Ad esempio, uno studio dell’Università Loránd Eötvös di Budapest ha monitorato l’attività cerebrale di alcuni cani mentre ascoltavano diverse parole. I risultati hanno mostrato che non si limitano a riconoscere i suoni, ma colgono anche il contesto e il tono delle frasi. Ad esempio, un cane può percepire la tristezza nel tono di voce o nella postura del padrone e reagire offrendo conforto. Allo stesso modo, riesce a distinguere una voce maschile da una femminile, associandola a volti familiari.
Il ruolo del tono e del contesto nella comunicazione uomo-cane
Coerenza è la parola chiave. I cani comprendono meglio i comandi e le parole se pronunciate con tono deciso e coerente. Un messaggio confuso, come dire “no” con un sorriso, può destabilizzarli. Mantenere una corrispondenza tra linguaggio verbale e non verbale è essenziale per una comunicazione efficace.
La comunicazione vocale dei cani: come interpretare il loro abbaiare
Gli abbai dei cani non sono semplici rumori, ma veri e propri segnali comunicativi. Ecco alcune delle situazioni più comuni. Abbaio breve e ripetuto: esprime eccitazione o richiesta di attenzione. Abbaio profondo e isolato: segnala un possibile pericolo o una situazione di allerta. Abbaio accompagnato da lamenti: può indicare disagio, paura o bisogno di aiuto. Abbaio prolungato e insistente: spesso esprime noia o frustrazione. Imparare a distinguere questi segnali permette di rispondere meglio ai bisogni del proprio amico a quattro zampe. E’ bene comunque ricordare che ogni gesto, tono di voce o sguardo contribuisce a rafforzare il legame. Se impariamo a interpretare meglio i segnali del nostro amico a quattro zampe, scopriremo quanto profondamente riesca a “parlarci” a suo modo.
Società
Deconcentrati, stressati, ansiosi. I nostri adolescenti sono a rischio
Non dormono, non si concentrano, stanno poco in società: così lo smartphone ha reso depressi e ansiosi i nostri adolescenti.
Il libro “La generazione ansiosa” di Jonathan Haidt (Rizzoli editore) ha posto una questione importante. Qual è l’impatto degli smartphone e dei social media sul benessere mentale degli adolescenti. L’autore ha presentato un quadro preoccupante, supportato da dati molto inquietanti. L’uso eccessivo degli smartphone ha portato a un aumento della depressione, ansia e dei suicidi tra i giovani. La “Grande riconfigurazione dell’infanzia“, come la definisce Haidt, ha spostato i ragazzi dal gioco libero all’isolamento digitale, privandoli delle esperienze sociali fondamentali per il loro sviluppo emotivo e mentale.
Come i social stanno rovinando i nostri figli
L’autore sostiene che l’abuso dello smartphone, combinato con l’iperprotettività dei genitori, ha creato una generazione più vulnerabile, costantemente in modalità di difesa, incapace di affrontare rischi e frustrazioni. I bambini di oggi sono meno preparati a gestire le sfide della vita perché sono stati protetti eccessivamente dai noi genitori esposti senza controllo ai pericoli della rete. Questa combinazione ha reso gli adolescenti più fragili e ansiosi.
Ci si incontra meno e in fretta
Uno degli effetti più gravi dell’uso degli smartphone è la riduzione delle interazioni sociali reali. I ragazzi passano meno tempo con gli amici e più tempo online, perdendo le opportunità di sviluppare relazioni profonde e significative. Inoltre, la frammentazione dell’attenzione e la dipendenza da notifiche continue minano la loro capacità di concentrazione e di riflessione.
La tecnologia non va demonizzata, va usata meglio
Haidt non è un luddista, non demonizza la tecnologia in sé, ma invita a una riflessione critica sul modo in cui la usiamo. È importante, dice, distinguere tra le opportunità offerte dalla rete e le distorsioni create dai social media, che alimentano una visione binaria e semplificata del mondo. Le soluzioni, secondo lui, non risiedono nel rifiuto della tecnologia, ma nell’educazione e nella regolamentazione del suo uso.
Serve una riconnessione con la realtà
Il libro si chiude con consigli pratici per genitori, insegnanti e governi su come affrontare questi problemi. Haidt suggerisce una discussione aperta tra genitori e figli, e un uso più consapevole degli smartphone, spegnendoli quando necessario per riconnettersi con la realtà e tra di loro.
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