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Società

Prima la messa, poi lo Spritz analcolico. Don Andrea Ricatti accende la polemica

L’aperitivo dopo la Messa organizzato da Don Andrea Ricatti al di là delle polemiche, ha aperto un dibattito importante su come la Chiesa possa avvicinarsi ai giovani, restando fedele ai suoi principi ma trovando nuovi linguaggi e modalità per comunicare con le nuove generazioni.

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    Sui social gliene hanno scritte di tutti i colori: Andrea Ricatti il Don Perignon di Urbino, Domenica tutti all’Aperimessa . Un semplice invito ha scatenato una tempesta mediatica a Urbino e non solo per una iniziativa non nuova che ripartirà da domenica 8 settembre alle 19,15.

    Frate Andrea Ricatti, è un giovane francescano impegnato nella pastorale giovanile. Ha pubblicato un manifesto rivolto agli studenti universitari che recitava così: 2XUNO: Messa e Spritz ogni domenica dalle 19:15. Dopo la messa, apericena e spritz offerti per tutti. L’intento del frate era chiaro: coinvolgere i giovani nella funzione religiosa e poi offrire loro un momento di convivialità. Tuttavia, l’iniziativa ha diviso l’opinione pubblica, dando vita a una vivace polemica per una iniziativa che peraltro va avanti già da qualche tempo.

    Reazioni contrastanti e critiche

    Il manifesto, condiviso sui social, è stato accolto con una miscela di ironia e critiche. Da un lato, c’è chi ha apprezzato l’approccio innovativo, considerandolo un modo giovane e attuale di avvicinare i ragazzi alla Chiesa, lodando l’iniziativa come non bigotta e moralista. Dall’altro, alcuni hanno espresso il loro disappunto, vedendo nell’accostamento tra la Messa e l’aperitivo un segno di degrado spirituale. La rivista cattolica La Nuova Bussola quotidiana ha titolato: L’edonismo ecclesiale si svende ai saldi, sottolineando il rischio di banalizzare il rito religioso.

    La risposta di frate Ricatti

    Di fronte alle critiche, frate Ricatti ha sentito la necessità di intervenire per chiarire le sue intenzioni. In un’intervista, ha spiegato che il suo obiettivo era quello di attirare l’attenzione degli studenti, invitandoli prima a partecipare alla Messa e poi a un momento di condivisione. “La liturgia è sacra e non si tocca“, ha affermato, “ma dopo il rito viene l’agape fraterna, dove si sta insieme e si condivide il cibo“. Il frate ha anche ricordato che la tradizione cristiana prevede sin dai primi secoli un momento conviviale dopo l’eucarestia, e che l’idea dell’apericena dopo la Messa è già diffusa in molte parti d’Italia.

    Modifica del manifesto e conferma dell’iniziativa

    Per placare le polemiche, frate Ricatti ha deciso di modificare il manifesto, pur mantenendo l’iniziativa dell’apericena dopo la Messa. Ha ribadito che lo scopo non era mettere Messa e aperitivo sullo stesso piano, ma piuttosto creare un’occasione per i giovani di avvicinarsi alla Chiesa in un ambiente accogliente e familiare. “Il papa ci spinge a una Chiesa in uscita e vicina ai giovani. E noi facciamo questo, senza dimenticare affatto la liturgia“.

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      Società

      Contante, la BCE avverte: “Fondamentale nelle crisi, tenetene sempre in casa”

      Dal blackout ai conflitti internazionali, i momenti di emergenza mostrano come il contante resti il mezzo più sicuro per affrontare situazioni impreviste. La raccomandazione: tenere da parte una piccola somma per ogni membro della famiglia.

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        Nonostante il crescente uso dei pagamenti digitali, la Banca centrale europea ricorda che il contante non deve sparire. Anzi, in caso di crisi è una risorsa preziosa. Nel bollettino economico, in un articolo dal titolo eloquente “Keep calm and carry cash” (“Mantieni la calma e porta con te il contante”). La BCE sottolinea come le banconote siano «una componente essenziale della preparazione nazionale alle crisi». Utili non solo per le necessità quotidiane, ma anche per la stabilità del sistema economico.

        La raccomandazione è chiara: conservare in casa una piccola scorta di contanti sufficiente a coprire le spese essenziali per almeno 72 ore. La cifra indicata varia tra i 70 e i 100 euro a persona. Suggerimenti simili sono già stati diffusi da vari governi europei, tra cui Olanda, Finlandia e Austria.

        Lo studio della BCE prende in esame diversi momenti critici: la pandemia di Covid-19, la guerra in Ucraina, la crisi del debito greco e il blackout che ha colpito la penisola iberica nell’aprile 2025. In ognuno di questi casi, si è visto come la domanda di contante sia cresciuta rapidamente.

        Un esempio concreto arriva dal 2020: alla fine di quell’anno, l’emissione di banconote nell’area euro era aumentata di oltre 140 miliardi di euro. Un fenomeno simile si è ripetuto all’inizio della guerra in Ucraina. Nei Paesi confinanti, nel primo mese di conflitto l’emissione media giornaliera di banconote è salita del 36%, con un picco di 80 milioni di euro in un solo giorno a fine febbraio 2022.

        Secondo la Bce, il contante resta «l’unica passività della banca centrale accessibile direttamente a tutti». Ciò significa che, a differenza dei pagamenti elettronici, le banconote non dipendono da sistemi tecnologici o dalla connessione a internet e per questo rappresentano un punto fermo in situazioni di emergenza.

        Lo studio avverte: «In tutti i diversi episodi di crisi, l’utilità del contante cresce in modo significativo quando la stabilità viene minacciata. A prescindere dalla natura dell’emergenza o dal livello di digitalizzazione». In altre parole, quando la fiducia vacilla, i cittadini si affidano ancora alle banconote come mezzo sicuro di pagamento e come riserva di valore.

        Il messaggio è chiaro: pur in un mondo che corre verso la digitalizzazione, il contante resta un’ancora di sicurezza. Tenere qualche banconota in casa non è solo una precauzione personale, ma anche un contributo alla resilienza dell’intero sistema economico.

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          Società

          Il lutto diventa un diamante: le ceneri dei defunti trasformate in gemme.

          Il carbonio delle ceneri viene convertito in pietre preziose attraverso un processo chimico ad alta pressione. Per i sostenitori è un modo moderno di custodire il ricordo, per i critici un gesto “immorale” che minaccia la sopravvivenza dei cimiteri tradizionali.

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            Un diamante per ricordare chi non c’è più. Non è una metafora, ma una possibilità concreta che in Germania sta diventando realtà. Due Länder – la Renania-Palatinato e la Sassonia-Anhalt – hanno infatti approvato una normativa che consente la trasformazione delle ceneri dei defunti in gemme commemorative. Una pratica che in Svizzera è già consolidata da anni, ma che in Germania rappresenta una piccola rivoluzione culturale.

            Il principio è tanto semplice quanto controverso: il carbonio contenuto nelle ceneri viene estratto e sottoposto a un processo chimico che replica, in laboratorio, le stesse condizioni che in natura creano i diamanti. Alte pressioni, temperature elevatissime e settimane di lavorazione. Alla fine, una pietra preziosa che – almeno simbolicamente – custodisce ciò che resta del corpo di una persona amata.

            Il primo Paese a sperimentare la “diamantificazione” del lutto è stata la Svizzera, dove dal 2004 la società Algordanza ha iniziato a offrire questo servizio. Un “business etico”, come lo definiscono i promotori, che nel tempo si è diffuso anche all’estero. Dal 2010, le richieste di “diamanti della memoria” arrivano persino dall’Italia, dove la legge non consente di portare a casa le ceneri se non in casi eccezionali.

            La Germania, però, è sempre stata più rigida in materia. Le nuove norme dei due Länder segnano un cambio di passo profondo in un Paese in cui il 75% dei defunti viene cremato, ma dove le urne devono essere custodite in luoghi autorizzati. Il nuovo via libera apre la possibilità di consegnare ai familiari le ceneri per farle trasformare in gioielli.

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              Lifestyle

              Cresce il numero dei giovani infetti da malattie veneree. Serve una campagna di sensibilizzazione rivolta a ragazzi e famiglie

              L’aumento delle infezioni sessualmente trasmesse tra i giovani richiede un intervento urgente in termini di informazione, educazione e accesso ai servizi di salute. Solo attraverso una maggiore consapevolezza e prevenzione si potrà arginare questa preoccupante tendenza.

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                Per le malattie trasmesse sessualmente tra i giovani sotto i 25 anni si potrebbe parlare di una vera e propria epidemia. Crescono infatti del +50% i casi di gonorrea e del +20% quelli di sifilide. Si è abbassata la guardia e a farne le spese sono i meno esperti e informati. Lo dicono i dati dell’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research (ICAR) sulle infezioni sessualmente trasmesse (IST), in particolare HIV, epatiti virali, papilloma virus, clamidia, gonorrea e sifilide. ICAR mette in evidenza un inaspettato e repentino aumento di queste infezioni, specialmente tra i giovani.

                Incremento preoccupante delle infezioni

                Secondo i sistemi di sorveglianza sentinella delle IST coordinati dal Centro Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), si assiste a un significativo incremento dei casi. Ben 1.200 casi di Gonorrea rispetto agli 820 del 2021 (+50%) a cui si aggiungono 580 di sifilide (+20%). In parte si addebitano questi aumenti alla maggiore socializzazione avuta in questi ultimi due anni post-pandemia che aveva avuto effetti nefasti sulle relazioni, e non solo tra i giovani. Anche la clamidia mostra una crescita significativa: dai 800 casi del 2019 ai 993 del 2022 (+25%). Ci si interroga sul ruolo dell’informazione rivolta a giovani e famiglie con campagne mirate sulle malattie sessualmente trasmettibili.

                I giovani denotano una mancanza di consapevolezza

                Barbara Suligoi, direttore del COA dell’ISS, sottolinea l’alto tasso di infezioni tra i giovani, in particolare tra le ragazze under 25. La prevalenza della clamidia in questa fascia d’età è del 7%, mentre sopra i 40 anni è solo dell’1%. Spesso l’infezione è asintomatica, con tre casi su quattro non rilevati per lungo tempo.

                Caranza di informazione e scarsi controlli

                Una delle principali cause di questo aumento è la scarsa informazione sulle IST. I giovani spesso non sanno dove reperire informazioni affidabili o dove effettuare i controlli necessari. La consultazione regolare di specialisti come ginecologi e andrologi è meno frequente rispetto agli adulti. Molti si affidano al web per informazioni, spesso trovando fonti imprecise o fuorvianti. Questo porta a una mancanza di consapevolezza e a comportamenti a rischio, specialmente durante momenti di socializzazione intensa.

                Uso di droghe e sesso occasionale

                Un altro fattore di rischio è l’uso di droghe o la pratica del chemsex, attività occasionali, che i giovani non considerano situazioni di rischio. Il direttore del COA evidenzia la necessità di una maggiore educazione all’affettività nelle scuole e percorsi chiari sul territorio per fornire consulenza tempestiva in caso di sospetto di infezione.

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