Lifestyle
La città eterna vista dall’AI…? Era mejo Cinecittà
La storia prende vita in questo modo nel video pubblicato dal portale The Archaeologist e che in pochi giorni ha totalizzato milioni di visualizzazioni.

Il video che ricostruisce la vita nella ‘città eterna’, Roma visto con gli occhi dell’Intelligenza Artificiale non è stato proprio un successo. Il video è stato realizzato con i programmi Midjourney un laboratorio che crea programmi di intelligenza artificiale partendo da descrizioni testuali. Alla creazione del video ha collaborato anche Luma’s Dream Machine, un vero e proprio strumento di visual storytelling, che utilizza l’AI per creare video partendo da prompt testuali.
Per Roma si tratta di un esperimento riuscito a metà…
L’esperimento lascia molto a desiderare. Non sembra riuscito particolarmente bene. Molti lo hanno confrontato con l’immagine che noi tutti abbiamo dell’antica Roma ricostruita negli studi di Cinecittà. Molti film del passato, ma anche recenti, sono stati creati con quinte teatrali e ricostruzioni veritiere se non addirittura molto meglio dei dipinti che hanno ritratto nel corso dei secoli la città ‘eterna’.
Tutto nasce dal portale The Archaeologist
La storia prende vita in questo modo nel video pubblicato dal portale The Archaeologist e che in pochi giorni ha totalizzato milioni di visualizzazioni. E’ stata una operazione secondo molti mal riuscita perché quella riprodotta dall’Intelligenza Artificiale non sembra proprio molto diversa, anzi è considerata molto peggio, di quella ricreata a livello cinematografico.
L’AI deve andare ancora a scuola
La storia di Roma comprende la storia della città di Roma così come la civiltà dell’antica Roma. La storia romana può essere suddivisa in doversi periodi. Il periodo della dominazione etrusca e del periodo regio, la Repubblica Romana, l’Impero Romano a cui seguì la Repubblica, che tramontò con l’ascesa di Giulio Cesare. Un periodo di civilizzazione che si conclude con la vittoria del figlio adottivo di Cesare, Ottaviano, nel 27 a.C. su Marco Antonio. Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, il potere di Roma declinò e alla fine divenne parte dell’Impero Romano d’Oriente, come Ducato di Roma fino all’VIII secolo. In quel momento, la città visse uno dei suoi peggiori periodi dal punto di vista sociale e la popolazione risentì del ridimensionamento della città. Un agglomerato urbano ridotta a una frazione delle sue dimensioni precedenti. Tra il V e il VI secolo fu saccheggiata più volte e addirittura per qualche tempo si spopolò quasi completamente.
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Animali
Salutare un cane per strada cambia la giornata: dagli ormoni del benessere ai vantaggi sociali di un semplice gesto quotidiano
Incrociare lo sguardo di un quattro zampe al guinzaglio e rivolgergli un saluto affettuoso non è solo un’abitudine spontanea. Questo piccolo gesto innesca reazioni neurochimiche immediate nel nostro cervello, diminuendo i livelli di cortisolo e favorendo la connessione umana
Capita a quasi tutti, prima o poi, di camminare per strada, incrociare uno sconosciuto al guinzaglio con il proprio pet e provare la tentazione irresistibile di rivolgere una parola dolciastra o un cenno al quattrozampe. Spesso ci si rivolge al cane prima ancora che al proprietario. Questo comportamento, estremamente comune e spontaneo, nasconde in realtà meccanismi psicologici e fisiologici profondi capaci di influenzare positivamente il nostro stato d’animo e di regalarci un’immediata sensazione di benessere quotidiano.
La reazione neurochimica e l’aumento dell’ossitocina
Quando interagiamo visivamente o verbalmente con un animale, anche solo per pochi secondi sul marciapiede, il nostro cervello reagisce rilasciando neurotrasmettitori legati alla felicità e al relax. Il contatto visivo con un cane stimola la produzione di ossitocina, conosciuta come l’ormone dell’affetto e della fiducia.
Al contempo, questo scambio riduce la secrezione di cortisolo, il principale ormone responsabile dello stress. Il semplice atto di distogliere la mente dai propri pensieri o dalle preoccupazioni lavorative per concentrarsi sulla presenza festosa di un animale crea un’interruzione positiva nella routine della giornata, funzionando come un vero e proprio micro-snack di meditazione e presenza mentale.
I benefici sulla socialità e il senso di comunità
Oltre all’impatto biologico individuale, salutare i cani per strada agisce come un potente facilitatore sociale all’interno del contesto urbano. Negli ambienti cittadini, dove spesso prevale un clima di indifferenza o isolamento tra i passanti, la presenza degli animali crea quello che i sociologi definiscono un fattore di triangolazione.
Il cane diventa un ponte neutrale che abbassa le barriere difensive tra le persone. Un sorriso rivolto a un animale offre la possibilità di avviare un’interazione breve, positiva e disinteressata con il padrone, favorendo un senso di appartenenza al quartiere e migliorando il percepito della sicurezza e della cordialità dello spazio pubblico.
L’effetto empatico e la connessione con la natura
Rivolgere la nostra attenzione verso un essere vivente che esprime emozioni in modo autentico e senza filtri attiva le nostre aree cerebrali legate all’empatia. I cani comunicano una gioia spontanea attraverso il linguaggio del corpo, una caratteristica che il nostro cervello interpreta istintivamente come un segnale di accoglienza e sicurezza.
Interagire anche solo per un secondo con questa spontaneità ci permette di riconnetterci con la nostra parte più genuina, riducendo quella sensazione di solitudine o alienazione che spesso accompagna la vita nelle grandi città.
Lifestyle
Perché troviamo le bustine di silice nelle confezioni: a cosa servono e come riutilizzarle per la casa
Presenza fissa all’interno delle scatole di scarpe, delle confezioni di elettronica e dei capi d’abbigliamento nuovi, questi involucri contengono un disidratante straordinario. Invece di finire nella spazzatura, il gel di silice può diventare un valido alleato domestico
Chiunque abbia aperto la scatola di un paio di scarpe nuove, la confezione di un dispositivo elettronico o l’imballaggio di un capo d’abbigliamento si è imbattuto nelle celebri e minuscole bustine bianche con la scritta “do not eat”. Le bustine che troviamo nelle confezioni di silice (o gel di silice) sono desiccanti potenti che assorbono umidità. Troppo spesso considerate un semplice rifiuto da smaltire immediatamente insieme all’imballaggio primario, queste bustine racchiudono in realtà una tecnologia chimica semplice quanto efficace, capace di offrire un’utilità sorprendente anche nella vita quotidiana di tutti i giorni.
La composizione chimica e la funzione del gel di silice
Il gel di silice è un polimero del diossido di silicio, caratterizzato da una struttura altamente porosa. La sua conformazione microscopica crea una superficie interna vastissima che attira e trattiene le molecole d’acqua presenti nell’aria circostante attraverso un processo fisico noto come adsorbimento.
Nelle catene di produzione e distribuzione industriale, l’umidità rappresenta uno dei nemici principali della conservazione dei prodotti. Sbalzi termici durante i trasporti marittimi o nei magazzini di stoccaggio possono generare condensa all’interno degli imballaggi sigillati. La presenza del gel di silice impedisce la formazione di muffe sui tessuti, la corrosione delle componenti metalliche, la degradazione delle pelli e il malfunzionamento dei circuiti elettronici.
I riutilizzi pratici e intelligenti nell’ambiente domestico
Conservare queste bustine invece di gettarle via consente di risolvere piccoli e grandi problemi legati all’umidità in casa. Posizionate all’interno dei cassetti della biancheria o nelle custodie degli abiti nei cambi di stagione, le bustine prevengono gli odori di chiuso e la formazione di condense dannose.
Risultano utilissime anche per chi pratica sport o viaggia spesso: inserite nella borsa della palestra o nella valigia, neutralizzano l’umidità residua di scarpe e indumenti usati. In ambito tecnologico, tenere qualche sacchetto di gel di silice nella borsa della macchina fotografica o della videocamera protegge le lenti degli obiettivi da appannamenti e muffe interne. Un altro utilizzo molto diffuso riguarda la protezione di documenti cartacei importanti, fotografie d’epoca e collezioni di monete, che soffrono particolarmente il deterioramento causato dall’aria umida.
La rigenerazione del materiale e la sicurezza
Una delle caratteristiche più vantaggiose del gel di silice risiede nella sua natura riutilizzabile. Quando i granuli hanno saturato la propria capacità di assorbimento, non perdono definitivamente la loro efficacia.
È infatti possibile rigenerare il materiale sottoponendolo a una fonte di calore moderata, ad esempio all’interno di un forno elettrico tradizionale a basse temperature per un breve periodo di tempo. L’evaporazione dell’acqua incamerata restituisce alle perline la loro capacità disidratante originale. Riguardo alla sicurezza, sebbene le confezioni riportino l’avvertenza di non ingerire il contenuto, il gel di silice di per sé non è tossico, ma l’avviso viene apposto per evitare rischi di soffocamento o l’ingestione di eventuali additivi chimici usati come indicatori di umidità.
Cucina
Scorze di limone candite fatte in casa: la ricetta perfetta con tre ingredienti per ottenere un sapore unico e una croccantezza dorata
Un classico della tradizione dolciaria da preparare tra le mura domestiche con dosi bilanciate di acqua, zucchero e buccia d’agrume. Il triplo passaggio nell’acqua bollente elimina la nota amara, regalando un dolcetto morbido all’interno e delicatamente zuccherato all’esterno
Preparare i canditi in casa permette di riscoprire i sapori autentici della pasticceria artigianale e di valorizzare al meglio le materie prime naturali. Le scorze di limone candite rappresentano una preparazione versatile e profumata, perfetta da gustare come piccolo sfizio a fine pasto o da utilizzare per arricchire grandi lievitati, torte da credenza e dessert al cucchiaio. Seguire una proporzione precisa tra gli ingredienti e rispettare i tempi di sbollentatura consente di ottenere un risultato morbido, lucido e privo di quelle note troppo amare che spesso caratterizzano la buccia grezza dell’agrume.
Gli ingredienti necessari per la preparazione
La riuscita della ricetta si basa su una proporzione identica tra il peso dell’ingrediente principale, del dolcificante e del liquido di cottura.
Per la realizzazione occorrono 210 grammi di scorze di limone, preferibilmente ricavate da frutti biologici con buccia edibile e non trattata, 210 grammi di zucchero e 210 millilitri di acqua. A questi elementi si aggiunge un’ulteriore quota di zucchero extra, destinata alla spolverata e alla copertura finale per regalare la tipica consistenza croccante all’esterno.
Il triplo passaggio in acqua per eliminare l’amaro
La lavorazione comincia riducendo le scorze di limone a striscioline sottili e regolari. Per eliminare l’eccesso di amaro presente nella parte bianca della buccia, è necessario effettuare un’operazione preliminare fondamentale.
Si trasferiscono le striscioline in una pentola colma d’acqua, si porta il tutto a ebollizione e si lascia cuocere per dieci minuti prima di scolare. Questo passaggio va ripetuto per altre due volte, immergendo ogni volta le scorze in acqua pulita e fresca per ulteriori dieci minuti di cottura. Questa tripla sbollentatura ammorbidisce i tessuti e rende il gusto finale bilanciato e piacevole.
La caramellatura nello sciroppo e la finitura
In una padella capiente si uniscono i 210 grammi di zucchero e i 210 millilitri di acqua, scaldando a fuoco medio per creare lo sciroppo base. Si aggiungono quindi le scorze sbollentate e si prosegue la cottura per circa venti minuti, mescolando delicatamente fino a quando il liquido si addensa e le bucce assumono un aspetto traslucido.
Completata la cottura, le scorze vanno trasferite su una gratella per dolci o su un foglio di carta da forno, lasciandole asciugare completamente a temperatura ambiente. Come ultimo passaggio, si passano le striscioline nello zucchero extra fino a ricoprirle in modo omogeneo prima di servirle o conservarle.
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