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Password più usate, milioni di persone scelgono ancora 123456: ecco gli errori che mettono a rischio conti bancari, email e dati personali

Le password sono una delle prime linee di difesa nel mondo digitale, ma troppo spesso vengono trascurate.

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    La password che protegge il conto corrente potrebbe essere la stessa utilizzata da milioni di altre persone. Sembra incredibile, eppure le ricerche sulle password più usate nel mondo continuano a mostrare quanto siano diffuse combinazioni banali come 123456, password e qwerty. Una cattiva abitudine che espone gli utenti a furti di credenziali, accessi non autorizzati e possibili truffe informatiche.

    Password più usate: gli errori che facilitano gli hacker

    Le classifiche Top 200 Most Common Passwords di NordPass documentano la popolarità di sequenze numeriche, parole comuni e combinazioni ricavate dalla tastiera.

    Tra gli esempi più ricorrenti figurano 123456, 123456789, 12345 e qwerty. Anche parole apparentemente più originali, come iloveyou, dragon e monkey, sono facilmente individuabili attraverso gli strumenti utilizzati dai criminali informatici.

    Il problema non riguarda soltanto la semplicità delle password. Molti utenti utilizzano infatti la stessa combinazione per diversi servizi, permettendo a un malintenzionato di tentare l’accesso a più account dopo una singola violazione.

    Password in Italia: calcio, nomi propri e poca fantasia

    Anche in Italia le sequenze numeriche rimangono una scelta frequente. Accanto a queste compaiono nomi propri e riferimenti calcistici, come juventus e napoli, che possono sembrare personali ma risultano prevedibili.

    Una password debole può essere individuata rapidamente attraverso tentativi automatizzati, soprattutto quando non esistono adeguate protezioni contro gli accessi ripetuti.

    I rischi aumentano quando le stesse credenziali vengono utilizzate per posta elettronica, servizi bancari e piattaforme professionali. Compromettere un account email, per esempio, può consentire di tentare il recupero delle password di altri servizi collegati.

    Come scegliere quelle sicure e proteggere gli account

    Gli esperti consigliano di privilegiare password lunghe, uniche e difficili da prevedere. Una combinazione di almeno 16 caratteri generati casualmente, oppure una frase d’accesso sufficientemente lunga, offre generalmente una protezione migliore rispetto a una parola breve arricchita con qualche simbolo.

    È fondamentale utilizzare una password diversa per ogni servizio. Un gestore di password affidabile può generare e conservare le credenziali, evitando di doverle memorizzare tutte.

    Inoltre, conviene attivare l’autenticazione a più fattori, preferibilmente attraverso un’app dedicata o una chiave di sicurezza. Le password non devono necessariamente essere cambiate ogni sei mesi: è più utile sostituirle quando risultano compromesse o quando esiste il sospetto di un accesso abusivo.

    Passkey, il futuro della sicurezza

    Una soluzione sempre più diffusa è rappresentata dalle passkey, credenziali crittografiche che consentono di accedere ai servizi senza digitare una password tradizionale.

    Il sistema può utilizzare l’impronta digitale, il riconoscimento facciale oppure il PIN del dispositivo per autorizzare l’accesso. I dati biometrici non vengono comunicati al sito utilizzato.

    Le passkey offrono inoltre una maggiore protezione contro il phishing, perché sono associate al servizio autentico e non possono essere semplicemente inserite in una pagina contraffatta.

    La sicurezza digitale, dunque, comincia dalle abitudini quotidiane. E abbandonare definitivamente 123456 potrebbe essere il primo passo.

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      Tech

      Dalla plastica al cibo, la scoperta che potrebbe rivoluzionare il futuro: i batteri trasformano i rifiuti in proteine, ma è davvero sicuro?

      Le biotecnologie aprono la strada a nuove possibilità per affrontare alcune delle sfide più urgenti del nostro tempo: liberarsi della plastica.

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        La plastica è uno dei materiali più diffusi al mondo e rappresenta una grave minaccia per l’ambiente. Lo sappiamo bene che tonnellate di rifiuti ogni anno finiscono negli oceani e nelle discariche. Una sorprendente innovazione potrebbe trasformare questo problema in una risorsa. Ovvero? L’idea è quella di utilizzare la plastica come fonte di cibo. Un concetto, che sembra fantascientifico. Ma che sarebbe possibile grazie alla biotecnologia avanzata e potrebbe offrire una soluzione sia per la gestione dei rifiuti sia per la sicurezza alimentare globale. Vediamo come.

        Come funziona la trasformazione plastica-cibo

        Il processo di conversione della plastica in cibo inizia con la scomposizione chimica del materiale. Ad esempio, il polietilene tereftalato (PET), comunemente usato nelle bottiglie di plastica, può essere degradato in componenti organici più semplici grazie a sostanze chimiche come l’idrossido di ammonio. Questo processo rompe i legami chimici della plastica, rendendola assimilabile per specifici batteri.

        La conversione dei batteri

        I batteri selezionati sono in grado di nutrirsi di queste sostanze derivate dalla plastica e, durante il processo digestivo, le convertono in macronutrienti come proteine, carboidrati e grassi. Questi nutrienti possono poi essere estratti e purificati per creare una polvere proteica, potenzialmente utile per l’alimentazione umana.

        Idea innovativa ma complessa

        Sebbene l’idea di mangiare cibo derivato dalla plastica possa sembrare poco appetibile, va ricordato che molti degli alimenti che consumiamo come yogurt e formaggio, sono prodotti proprio con l’aiuto di batteri e microrganismi. In questo caso, il processo sarebbe simile, ma con un obiettivo aggiuntivo ovvero ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti plastici.

        Con un’occhio alla sicurezza alimentare

        Alcuni gruppi di ricerca, sostenuti da agenzie come la DARPA negli Stati Uniti, stanno testando queste tecnologie. I risultati preliminari sono promettenti. Ma restano molte sfide da affrontare, soprattutto in termini di sicurezza alimentare. I test attualmente in corso sono fondamentali per garantire che questi alimenti siano sicuri per il consumo umano.

        La plastica tra utopia e realtà

        La possibilità di trasformare la plastica in cibo potrebbe rappresentare una svolta epocale nella gestione dei rifiuti e nella sicurezza alimentare, soprattutto in situazioni di emergenza globale. Tuttavia, prima che questa tecnologia diventi ampiamente utilizzata, sarà necessario superare ostacoli tecnici e normativi, garantendo la sicurezza e la sostenibilità di questo nuovo tipo di alimentazione.

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          Tech

          Smart home, la casa intelligente che non dorme mai: i vantaggi della domotica e i rischi di affidarsi troppo alla tecnologia

          La smart home non è più un lusso da visionari, ma una realtà accessibile. Parla con noi, si adatta alle abitudini, regola la luce, la musica, la temperatura. Eppure, tra comfort e controllo, resta una domanda sospesa: fino a che punto la tecnologia può anticipare i nostri desideri senza sostituirli?

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            Non serve più chiedere di accendere la luce. In una smart home, basta entrare in casa perché l’illuminazione si attivi, il termostato raggiunga la temperatura desiderata e la musica preferita cominci a suonare. Quello che sembrava uno scenario da film di fantascienza è diventato una possibilità concreta grazie alla diffusione della domotica.

            Termostati intelligenti, serrature connesse, assistenti vocali e lampadine Wi-Fi stanno cambiando il rapporto tra le persone e gli spazi domestici. La casa non è più soltanto un luogo da abitare, ma un ambiente capace di rispondere a comandi, programmi e abitudini quotidiane.

            Smart home: come funziona una casa intelligente

            Il principio della smart home è collegare diversi dispositivi attraverso una rete domestica, permettendo loro di comunicare e svolgere determinate operazioni automaticamente.

            Un sensore di movimento può accendere le luci quando qualcuno entra in una stanza, mentre un termostato programmabile può ridurre il riscaldamento durante le ore di assenza. Le tapparelle motorizzate possono seguire orari prestabiliti e gli elettrodomestici più evoluti consentono di controllare alcune funzioni attraverso lo smartphone.

            Non tutte queste tecnologie richiedono un assistente vocale: molte funzionano mediante applicazioni, sensori e automazioni impostate direttamente dall’utente.

            Domotica e risparmio energetico: quali sono i vantaggi

            Uno degli aspetti più interessanti della casa intelligente riguarda la gestione dei consumi. Termostati, prese connesse e sistemi di illuminazione possono contribuire a ridurre gli sprechi, soprattutto quando vengono programmati correttamente.

            Anche la sicurezza domestica può beneficiare della tecnologia, attraverso sensori per porte e finestre, rilevatori di perdite d’acqua e videocamere controllabili a distanza.

            Il risparmio, tuttavia, non è automatico: dipende dalle caratteristiche dell’abitazione, dai dispositivi installati e dal modo in cui vengono utilizzati.

            Smart home e privacy: quanto sanno di noi gli assistenti vocali?

            La comodità della domotica comporta anche nuove responsabilità. Alcuni dispositivi raccolgono informazioni sulle abitudini domestiche, sugli orari di utilizzo e sulle preferenze degli utenti.

            Gli assistenti vocali, inoltre, utilizzano microfoni per riconoscere i comandi. Le modalità di trattamento delle registrazioni variano secondo il produttore e le impostazioni selezionate.

            Per proteggere la privacy è importante controllare le autorizzazioni, aggiornare regolarmente i dispositivi, utilizzare password robuste e verificare quali informazioni vengono condivise con i servizi online.

            Quando la tecnologia diventa un’abitudine difficile da abbandonare

            Una casa capace di anticipare ogni esigenza può rendere più semplice la quotidianità, ma anche creare una crescente dipendenza dai sistemi automatici.

            Se un dispositivo smette di funzionare o la connessione internet viene interrotta, alcune funzioni potrebbero non essere disponibili. Per questo è utile scegliere apparecchi che mantengano anche controlli manuali.

            La vera evoluzione della smart home non consiste nell’eliminare ogni gesto umano, ma nel lasciare alle persone la possibilità di decidere quando e come utilizzare l’automazione.

            Una casa intelligente dovrebbe essere soprattutto una casa più comoda, efficiente e sicura, nella quale la tecnologia rimane uno strumento al servizio di chi la abita.

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              Tech

              Occhiali smart e privacy a rischio: come i nuovi dispositivi identificano i passanti a loro insaputa scatenando i primi divieti

              Un caso emblematico arriva dalla Norvegia, dove due studenti dell’Università di Harvard hanno dimostrato come sia possibile combinare la microcamera integrata negli occhiali con software di riconoscimento facciale per risalire istantaneamente all’identità e ai dati personali dei passanti a loro insaputa.

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              Occhiali smart e privacy a rischio: come i nuovi dispositivi identificano i passanti a loro insaputa scatenando i primi divieti

                La tecnologia indossabile sta attraversando una fase di rapida evoluzione, ma con la diffusione degli occhiali smart si moltiplicano i dubbi legati alla sicurezza e alla tutela della vita privata. A differenza degli smartphone, che richiedono un gesto esplicito per scattare una fotografia o avviare una registrazione video, i visori di nuova generazione consentono di catturare immagini in modo estremamente discreto. Questa caratteristica ha fatto scattare un campanello d’allarme tra gli esperti di privacy e le autorità di controllo.

                L’assenza di un segnale visivo inequivocabile rende spesso impossibile per chi sta intorno rendersi conto di essere ripreso.

                L’esperimento sui dati personali e il riconoscimento facciale

                A dimostrare i rischi concreti legati a questi dispositivi è stato un esperimento condotto da due studenti dell’Università di Harvard, la cui eco ha raggiunto rapidamente l’Europa e la Norvegia. I giovani hanno modificato un paio di occhiali smart collegandoli a un programma di riconoscimento facciale basato sull’intelligenza artificiale e a banche dati pubbliche.

                Inquadrando semplicemente il volto dei passanti per strada, il sistema è stato in grado di restituire in tempo reale nomi, indirizzi di residenza, numeri di telefono e persino legami di parentela delle persone incrociate casualmente. L’allarme principale riguarda la facilità con cui chiunque può essere identificato e tracciato senza alcun consenso.

                Le prime reazioni a Londra e i divieti nei luoghi pubblici

                Le ripercussioni di queste vulnerabilità non si sono fatte attendere e hanno spinto diverse attività commerciali e istituzioni a correre ai ripari. A Londra, capitale da sempre attentissima al tema delle tecnologie d’avanguardia, diversi gestori di pub, teatri, club privati e palestre hanno deciso di vietare l’ingresso a chi indossa gli occhiali smart.

                La decisione nasce dalla volontà di garantire ai clienti uno spazio sicuro, al riparo da registrazioni non autorizzate e da possibili violazioni della riservatezza durante i momenti di svago o di vita quotidiana.

                La sfida per i legislatori tra innovazione e tutela del cittadino

                L’emergere di questi divieti evidenzia un vuoto normativo che i Paesi europei si trovano ora a dovere colmare con urgenza. Se da un lato i produttori difendono i propri articoli definendoli strumenti di assistenza e intrattenimento, dall’altro la facilità con cui possono trasformarsi in strumenti di sorveglianza di massa pone interrogativi etici non più rinviabili.

                Tracciare un confine netto tra il diritto all’innovazione e la protezione della sfera personale rappresenta la sfida principale per i legislatori nei prossimi anni.

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