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Cinema

Chaplin amò oltre duemila donne! Ma che playboy l’indimenticabile interprete di Charlot…

In una nuova biografia su Charlie Chaplin, lo scrittore Peter Ackroyd getta luce su aspetti oscuri della vita del leggendario attore-regista. Rivela una sconcertante ossessione di Chaplin per le giovani donne, una tematica che sta scuotendo l’opinione pubblica. Attraverso una narrazione avvincente, Ackroyd esplora le intricanti sfaccettature della vita sentimentale e sessuale di Chaplin, offrendo uno sguardo penetrante sul genio e sulle ombre che lo hanno accompagnato lungo la sua straordinaria carriera.

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    Per lui le giovani donne rappresentavano una specie di ossessione. E’ quello che sostiene lo scrittore Peter Ackroyd che, di recente, ha pubblicato una biografia su Charlie Chaplin. Un libro che, visto il suo contenuto, sta facendo discutere non poco l’opinione pubblica. Il geniale attore-regista avrebbe coltivato, durante la sua memorabile carriera, diverse presunte ossessioni sessuali. Avvalorate anche da una sregolata vita dal punto di vista sentimentale.

    Al centro dell’attenzione in tutti le feste ad Hollywood

    L’autore Peter Ackroyd è scrittore molto stimato e, per assemblare questa biografia, ha raccolto le dichiarazioni e testimonianze in tribunale delle ex mogli di Chaplin, alcune delle quali lo hanno definito come “irascibile”. Uomo di grande temperamento, non saltava un party fra quelli che venivano organizzati ad Hollywood, riuscendo sempre a porsi al centro dell’attenzione. Grazie alla sua mimica eccezionale, al suo modo di porsi che risultava vincente non solo con gli spettatori al cinema ma anche con le donne.

    Un numero impressionante di conquiste

    Sul genere femminile diceva: “Il mio ideale di donna? Potrei non essere davvero innamorato di lei, ma lei dovrebbe essere totalmente innamorata di me”. Questa la frase che compare in un’intervista a Vanity Fair nel 1926, opportunamente riportata nel libro in questione. Chaplin viene dipinto come un uomo “ossessionato” dalle donne, soprattutto minorenni. Un vero e proprio tipo “incorreggibile” nel corteggiare tutte le sue partner di set. Sembra che abbia confessato di aver avuto rapporti sessuali con più di 2.000 donne!

    Ossessionato dalla paura della perdita

    Non si poteva certo definire un adone… basso di statura e con la testa leggermente troppo grande per il suo corpo esile. Anche se con i suoi occhi azzurri, i capelli neri e la pelle chiara come l’avorio era comunque considerato da molti di bell’aspetto. Il suo vero problema era quello di non fidarsi mai delle donne: ossessionato dalla paura della perdita e dell’abbandono e incline a epici scatti di gelosia. Un atteggiamento – a pensarci bene col senno di poi – che si ritrova anche in alcuni suoi film, nei quali il protagonista risulta è schivo nei confronti delle donne ma spesso usa il bastone per agganciare i loro colli, gambe e trascinarle a sé.

    Edna e Mildred
    La 19enne collega Edna Purviance, conosciuta quando lui aveva 25 anni. La loro relazione naufragò a causa dell’attaccamento al lavoro di Charlie, capace di girare la stessa scena anche 50 volte, prima di giudicarla perfetta. Poi ci fu la 16enne Mildred Harris, conosciuta ad una festa: per conquistarla le inviò mazzi di rose rosse, aspettandola dopo le riprese in auto. I due divennero ben presto amanti: lei gli raccontò di essere incinta e un matrimonio riparatorio fu organizzato in brevissimo tempo. Divorziarono nel 1920 e in tribunale Mildred accusò Chaplin di “crudeltà”, raccontando di lui: “Era irascibile, impaziente e mi trattava come fossi una cretina”. 

    Lita Grey

    Dopo il flirt con la cacciatrice di dote Peggy Hopkins Joyce, fu il turno di Lita Grey di soli 15 anni, selezionata per il film La febbre dell’oro. Anche lei rimase incinta e per Chaplin fu come rivivere l’incubo di Mildred; le suggerì di abortire, ma lei rifiutò. Con lo spauracchio dei 30 anni di carcere destinati a chi si fosse reso colpevole di sesso con minori, l’attore confessò isuccessivamente: “Ero scioccato e pronto a togliermi la vita quando Lita mi disse che non mi amava ma che dovevamo sposarci”. L’attrice dichiarò ai giornalisti dell’epoca che Charlie era una vera “macchina del sesso”, capace di fare l’amore anche sei volte in una notte. Senza neanche faticare troppo! I due alla fine divorziarono e in tribunale lei l’accusò di aver tentato di minacciarla con una pistola ad abortire…

    Mildred Harris
    Poi ci fu Paulette Goddard che, conoscendo i suoi gusti, gli disse di avere 17 anni quando invece ne aveva 22. Con lei recitò in Tempi moderni e si vociferava nell’ambiente che si fossero sposati in segreto, anche se nessun documento legale lo comprovò mai. Fu la donna in seguito a raccontare di aver subito dei veri e propri atti di “bullismo” da parte di Chaplin. Qualche giorno prima della prima de Il Grande Dittatore nel 1940 lei lo lasciò. Altro che la maschera triste di Charlot,

    Chaplin era una sorta di gaudente Harvey Weinstein ante litteram…

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      Cinema

      Anne Hathaway, altro che diva: il red carpet di “Verity” è nel caos e lei mette in riga tutti. «Guardate qui, adesso lì»: il video è irresistibile

      Alla première di New York l’attrice decide che la foto di gruppo deve venire bene e prende il comando, organizzando fotografi e colleghi come una regista. Peccato che il film stia raccogliendo giudizi tutt’altro che entusiasti

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        Se Anne Hathaway decide che la fotografia di gruppo deve venire bene, evidentemente non c’è fotografo, collega o addetto stampa che possa impedirglielo. Alla première newyorkese di “Verity”, il nuovo thriller tratto dal bestseller di Colleen Hoover nel quale divide la scena con Dakota Johnson e Josh Hartnett, l’attrice si è ritrovata nel mezzo del consueto caos da red carpet, con decine di fotografi che cercavano contemporaneamente di attirare l’attenzione del cast e ciascuno pretendeva naturalmente che tutti guardassero dalla propria parte. Hathaway ha osservato per qualche istante quello che stava succedendo e, invece di limitarsi a sorridere aspettando che qualcuno risolvesse il problema, ha deciso di prendere direttamente in mano la situazione.

        Nel video diventato rapidamente virale la si vede infatti coordinare la fotografia di gruppo, indicare ai colleghi dove guardare e soprattutto organizzare gli stessi fotografi, stabilendo praticamente l’ordine degli scatti in modo che ciascuno potesse portarsi a casa la foto desiderata. Per qualche minuto la protagonista di “Verity” ha così cambiato mestiere, trasformandosi da attrice e produttrice in una sorta di regista del red carpet, mentre Dakota Johnson, Josh Hartnett e gli altri componenti del cast si lasciavano disciplinatamente guidare. Nessuna scenata da diva e nessuna irritazione, semplicemente la determinazione di una donna che ha visto una situazione confusa e ha pensato che il sistema più rapido per risolverla fosse occuparsene personalmente.

        Anne Hathaway organizza fotografi e colleghi: sul red carpet comanda lei

        La scena è diventata irresistibile proprio per la naturalezza con cui Hathaway ha assunto il controllo della situazione. Il red carpet hollywoodiano segue normalmente una liturgia piuttosto precisa, con fotografi che chiamano gli attori da ogni direzione, addetti stampa che cercano di governare gli spostamenti e star che devono riuscire a distribuire sguardi e sorrisi senza perdere la pazienza. Anne ha semplicemente ribaltato il meccanismo e, invece di aspettare istruzioni, ha cominciato a darle lei, coordinando la sequenza delle fotografie e indicando al gruppo quando fosse il momento di spostare lo sguardo verso un’altra parte della platea.

        A rendere ancora più singolare la scena c’era il fatto che Hathaway si fosse presentata alla première incinta del terzo figlio e fasciata in uno spettacolare abito nero a sirena firmato Prabal Gurung, ricoperto di ricami e paillettes e completato da una lunga mantella trasparente. Invece di rimanere immobile per un tempo indefinito mentre una selva di fotografi cercava di richiamare l’attenzione del gruppo, l’attrice ha preferito accelerare personalmente le operazioni, dimostrando un’efficienza che sui social ha inevitabilmente ricordato a molti il suo passato cinematografico da principessa, e poi regina, di Genovia in Pretty Princess. Evidentemente, dopo tanti anni, qualcosa del ruolo deve esserle rimasto.

        Poi Anne si rivede nel video e ammette l’imbarazzo

        La stessa Hathaway, però, quando ha rivisto le immagini ha trovato la propria intraprendenza molto meno elegante di quanto l’avessero giudicata i fan. Ospite di Jimmy Fallon, ha raccontato di essere entrata in quella che ha definito sostanzialmente una “modalità mamma”, convinta in quel momento di stare semplicemente dando una mano a tutti e rendendo più semplice il lavoro dei fotografi. Guardandosi successivamente dall’esterno, invece, ha provato un certo imbarazzo per quell’istinto quasi automatico a prendere il comando e ha scherzato sulla scena arrivando anche a scusarsi con le persone coinvolte.

        È stata probabilmente proprio questa spontaneità a rendere il filmato così popolare, perché Hathaway non appare come una star che pretende di imporre le proprie regole, ma come una donna che vede una situazione disordinata e interviene istintivamente per sistemarla. Del resto non è neppure la prima volta che l’attrice si ritrova involontariamente a dirigere le persone che ha intorno. Nel 2022 era diventato virale un altro filmato girato durante un evento di Valentino in Italia, quando davanti a una folla particolarmente agitata aveva cercato di tranquillizzare tutti ripetendo «calma». Quattro anni dopo il salto di qualità sembra completato: invece di limitarsi a tranquillizzare la folla, Anne organizza direttamente il lavoro.

        “Verity” divide la critica, ma Hathaway sembra divertirsi parecchio

        L’ironia della storia è che, mentre Anne Hathaway ha dimostrato una notevole capacità nel dirigere il proprio red carpet, “Verity” non sta raccogliendo dalla critica un entusiasmo altrettanto unanime. Il film diretto da Michael Showalter e in uscita il 2 ottobre nasce dal bestseller di Colleen Hoover e racconta la storia di Lowen Ashleigh, interpretata da Dakota Johnson, una scrittrice in difficoltà che riceve l’incarico di completare i romanzi della celebre Verity Crawford dopo che quest’ultima non è più in grado di farlo.

        Lowen si trasferisce così nella casa della scrittrice, dove incontra Jeremy, il marito di Verity interpretato da Josh Hartnett, e scopre soprattutto un manoscritto contenente segreti inquietanti. Da quel momento la storia si trasforma in un thriller psicologico costruito tra attrazione, sospetti, manipolazioni e continui ribaltamenti, con Hathaway chiamata a interpretare un personaggio volutamente eccessivo che sembra averle permesso di divertirsi parecchio.

        Un film devvero terribile?

        Le prime recensioni, però, sono molto divise. C’è chi considera proprio l’interpretazione sopra le righe di Hathaway uno degli elementi più riusciti e chi giudica invece l’adattamento confuso, poco incisivo o incapace di sfruttare fino in fondo la follia del materiale originale. Alla vigilia dell’uscita il film registra il 46 per cento di recensioni positive su Rotten Tomatoes, abbastanza poco da aver già scatenato battute cattivissime sul suo possibile futuro nella stagione dei premi, naturalmente quelli che nessun attore vorrebbe ricevere.

        Parlare già di Razzie Awards sarebbe prematuro, perché candidature e verdetti sono ancora lontani, ma qualcuno ha cominciato inevitabilmente a scherzarci sopra. E la scena della première offre almeno una consolazione: qualunque sia il destino di “Verity”, se un giorno il cast dovesse davvero ritrovarsi su un altro red carpet per una fotografia di gruppo, non ci sarà bisogno di chiamare qualcuno per organizzare lo scatto. Anne Hathaway ha già dimostrato di saper fare anche quello.

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          Cinema

          Brad Pitt, i figli cancellano il suo cognome: anche Zahara diventa solo Jolie. E ora tocca a Vivienne

          Dei sei figli avuti con Angelina Jolie, ormai soltanto Pax e Knox non hanno chiesto formalmente di eliminare il cognome paterno. Ma anche Knox lo avrebbe già tolto dal diploma. Una fonte vicina all’attore: «C’è pochissima comunicazione fra Brad e i figli»

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          Angelina Jolie e sua figlia Zahara

            Prima Shiloh, poi Maddox, adesso Zahara. E tra poco potrebbe arrivare anche Vivienne. Uno dopo l’altro, i figli di Brad Pitt e Angelina Jolie stanno cancellando legalmente il cognome del padre e quella che inizialmente poteva sembrare una scelta individuale sta assumendo le dimensioni di una clamorosa frattura familiare.

            L’ultima decisione è arrivata lunedì 28 settembre. Un giudice californiano ha accolto la richiesta presentata da Zahara Marley, 21 anni, che da questo momento non si chiamerà più Zahara Marley Jolie-Pitt, ma semplicemente Zahara Marley Jolie. Via Pitt. Ufficialmente e legalmente.

            La ragazza aveva presentato la richiesta il 9 giugno, sulla base di una domanda datata 28 aprile, completando successivamente gli adempimenti previsti dalla legge californiana. Ma Zahara, in realtà, aveva cominciato a prendere pubblicamente le distanze dal cognome paterno molto prima di ottenere il via libera del tribunale.

            Zahara aveva già smesso di chiamarsi Pitt

            Il primo segnale evidente era arrivato nel novembre 2023, durante il suo ingresso nella Alpha Kappa Alpha, storica associazione studentesca femminile statunitense. Quando si era presentata davanti al pubblico, la ragazza aveva scandito il proprio nome senza lasciare spazio a equivoci: «Zahara Marley Jolie». Niente Pitt.

            Lo stesso è accaduto nel maggio scorso durante la cerimonia di laurea allo Spelman College di Atlanta, quando sul palco è stata chiamata utilizzando soltanto il cognome della madre.

            Mancava dunque soltanto il passaggio legale. Ora è arrivato anche quello e Zahara può ufficialmente utilizzare il nome che aveva già scelto da tempo nella propria vita pubblica. Ma il suo caso è tutt’altro che isolato.

            Prima Shiloh, poi Maddox: il cognome Pitt sparisce

            La prima mossa clamorosa era arrivata da Shiloh, la prima figlia biologica di Brad Pitt e Angelina Jolie. Nel 2024, proprio nel giorno del suo diciottesimo compleanno, aveva presentato la richiesta per eliminare il cognome del padre e diventare legalmente Shiloh Nouvel Jolie.

            Una decisione che aveva immediatamente fatto il giro del mondo, soprattutto perché arrivava dopo anni di indiscrezioni sui rapporti sempre più complicati tra Pitt e alcuni dei suoi figli.

            Poi è arrivato Maddox. Il primogenito ha ottenuto il via libera per passare da Maddox Chivan Jolie-Pitt a Maddox Chivan Jolie il 14 settembre scorso. Una data che porta con sé una coincidenza impressionante: esattamente dieci anni prima, il 14 settembre 2016, era avvenuto il controverso episodio a bordo di un aereo privato che segnò uno dei momenti più drammatici della separazione tra Pitt e Jolie.

            Dopo quell’episodio l’attore venne accusato di avere avuto un comportamento verbalmente violento e fisicamente aggressivo nei confronti di uno dei figli. Le autorità federali svolsero accertamenti e non formularono accuse contro Pitt. Dieci anni dopo, proprio il 14 settembre, Maddox ha ottenuto legalmente la cancellazione del cognome paterno.

            Adesso manca Vivienne: udienza fissata il 2 novembre

            La prossima potrebbe essere Vivienne Marcheline, figlia biologica della coppia e gemella di Knox. Anche lei, raggiunta la maggiore età lo scorso luglio, ha presentato la domanda per trasformare il proprio nome da Vivienne Marcheline Jolie-Pitt a Vivienne Marcheline Jolie.

            L’iter è già partito, l’avviso previsto dalla procedura è stato pubblicato e adesso manca soltanto il passaggio davanti al giudice. L’udienza è fissata per il 2 novembre. Se la richiesta verrà accolta, quattro dei sei figli di Angelina Jolie e Brad Pitt avranno eliminato formalmente il cognome del padre: Maddox, Zahara, Shiloh e Vivienne.

            Un dato che racconta da solo quanto siano diventati complicati negli anni gli equilibri della famiglia che per oltre un decennio Hollywood aveva trasformato nella celeberrima tribù dei “Brangelina”.

            E anche Knox ha già usato soltanto Jolie

            Restano Pax Thien e Knox Léon, gli unici due che al momento non risultano avere avviato una procedura legale per cambiare cognome.

            Anche su Knox, però, c’è un particolare che non è passato inosservato. Il ragazzo avrebbe utilizzato soltanto Jolie sul diploma di scuola superiore, rinunciando quindi almeno in quella circostanza pubblica al cognome Pitt.

            Il quadro diventa così ancora più netto: tre figli hanno già ottenuto legalmente la modifica, una quarta ha presentato la domanda e attende il giudice, mentre un quinto avrebbe già utilizzato pubblicamente soltanto il cognome materno.

            Brad Pitt e Angelina Jolie, una guerra durata anni

            Dietro questi cambiamenti c’è inevitabilmente la lunga e tormentata separazione tra Brad Pitt e Angelina Jolie. I due, che per anni sono stati una delle coppie più famose del mondo, si sono separati nel 2016, ma hanno dovuto aspettare dicembre 2024 per arrivare alla conclusione del divorzio dopo otto anni di scontri legali.

            Nel frattempo i rapporti familiari sono cambiati profondamente e, almeno con alcuni dei ragazzi, la distanza da Pitt è diventata evidente anche pubblicamente.

            Una persona descritta come vicina all’attore ha recentemente raccontato che tra Brad e i figli ci sarebbe ormai «pochissima comunicazione», definendo la situazione «una vera tragedia». Pitt non ha commentato pubblicamente l’ultima decisione di Zahara.

            Da Jolie-Pitt a Jolie: il segnale più evidente della frattura

            Per anni Jolie-Pitt era stato quasi un marchio familiare, il cognome dei figli della coppia più fotografata e raccontata di Hollywood. Adesso quel doppio cognome sta scomparendo, un figlio alla volta.

            Shiloh lo ha cancellato appena diventata maggiorenne. Maddox ha fatto lo stesso. Zahara aveva già cominciato a presentarsi pubblicamente soltanto come Jolie e ora ha ottenuto anche il riconoscimento legale. Vivienne aspetta novembre. Persino Knox ha già utilizzato il cognome della madre senza quello del padre.

            A dieci anni dall’inizio della separazione che distrusse la favola dei Brangelina, dunque, non sono più soltanto Brad Pitt e Angelina Jolie ad avere preso strade diverse. Anche il cognome che li teneva simbolicamente insieme attraverso i loro figli sta lentamente scomparendo.

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              Cinema

              Benedetta Porcaroli, la confessione: «Detesto stare sola perché penso». Poi parla di Scamarcio e della paura di essere dimenticata

              L’attrice racconta il bisogno del confronto con gli altri, la relazione con Riccardo Scamarcio e le montagne russe del cinema: «Ti portano in alto e poi sembra che si siano dimenticati di te. Puoi restare ferma cinque anni e poi trovare il film giusto».

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                Benedetta Porcaroli detesta stare sola. Non perché non sappia farlo e neppure perché abbia bisogno di qualcuno che riempia continuamente le sue giornate, ma per un motivo molto più intimo: quando rimane da sola, comincia a pensare. E evidentemente quei pensieri possono diventare molto più ingombranti del silenzio.

                «Detesto stare da sola, perché quando sono sola penso», racconta l’attrice, 28 anni, che negli ultimi anni ha vissuto un’ascesa velocissima nel cinema italiano e internazionale e oggi si prepara a una nuova avventura nella seconda stagione di The Gentlemen, la serie firmata da Guy Ritchie.

                Nella sua vita privata c’è invece da tempo Riccardo Scamarcio, con il quale la relazione è cominciata nel 2021, attraversando anche momenti complicati e una separazione prima del ritorno insieme. I due hanno ormai smesso di nascondersi e si sono presentati insieme anche sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, trasformando una storia a lungo vissuta lontano dai riflettori in una relazione ormai pubblica.

                Porcaroli, però, quando parla del bisogno di avere qualcuno accanto non limita il discorso all’amore. Racconta piuttosto qualcosa del proprio carattere e del rapporto che ha con i pensieri, con gli altri e forse anche con le proprie insicurezze.

                «Quando sono sola penso»

                La frase potrebbe sembrare quasi una battuta, ma Benedetta la spiega immediatamente. «Sto bene anche da sola, mi piace fare una passeggiata, ma il confronto con l’altro è una fonte di arricchimento».

                Non c’è quindi l’incapacità di trascorrere del tempo con se stessa, quanto la necessità di non rimanere troppo a lungo chiusa dentro ciò che le passa per la testa. È nel rapporto con un’altra persona che Porcaroli dice di trovare una prospettiva differente: «Mi sento vista, capita, i problemi non sono più solo miei».

                Una confessione che racconta molto anche del modo in cui vive i sentimenti. L’altro non appare soltanto come un compagno con cui condividere il tempo, ma come qualcuno capace di alleggerire il peso delle cose attraverso il semplice fatto di ascoltarle e condividerle.

                E nella vita dell’attrice quell’«altro», sentimentalmente, ha da diversi anni il volto di Riccardo Scamarcio.

                Benedetta Porcaroli e Riccardo Scamarcio, una storia iniziata nel 2021

                La relazione tra i due attori è nata sul set e ha immediatamente attirato un’enorme attenzione anche per la differenza d’età: Scamarcio ha 46 anni, Porcaroli 28. La loro storia non ha seguito una traiettoria perfettamente lineare e i due hanno attraversato una fase di separazione, prima di ritrovarsi.

                Negli ultimi tempi, però, la coppia sembra avere definitivamente abbandonato la stagione della clandestinità sentimentale. A Venezia 83 sono arrivati insieme sul red carpet e Benedetta parla dei sentimenti con una serenità che non ha bisogno di trasformarsi in continue dichiarazioni pubbliche sul compagno.

                La sua idea di coppia emerge semmai proprio dalle parole dedicate alla solitudine: avere accanto qualcuno significa sentirsi «vista» e «capita» e soprattutto poter condividere problemi che, altrimenti, resterebbero soltanto propri.

                Ma se sul fronte privato sembra avere trovato un equilibrio, Benedetta non nasconde che il lavoro continui a essere un territorio nel quale le certezze possono scomparire molto velocemente.

                «Ti portano in alto e poi sembra che si siano dimenticati di te»

                Porcaroli conosce bene l’effetto di un successo arrivato quando era ancora giovanissima. Il grande pubblico ha cominciato a riconoscerla grazie alla televisione e poi soprattutto a Baby, che l’ha trasformata in uno dei volti emergenti della sua generazione. Da lì sono arrivati cinema, produzioni internazionali, festival e ruoli sempre più importanti.

                Eppure essere improvvisamente molto richiesta non significa avere conquistato per sempre il proprio posto.

                «È normale che ti portino in alto e poi ti sembri che si siano dimenticati di te», ammette.

                È una delle confessioni più interessanti perché arriva da un’attrice che, vista dall’esterno, sembrerebbe trovarsi esattamente nella situazione opposta. Porcaroli continua a lavorare e adesso entra anche nell’universo di Guy Ritchie con The Gentlemen 2, ma conosce perfettamente la precarietà di un mestiere nel quale un momento puoi essere considerata il volto del futuro e quello successivo chiederti perché il telefono non squilli più con la stessa frequenza.

                La sua risposta è imparare ad aspettare.

                «Puoi restare ferma cinque anni e poi trovare il film giusto»

                Benedetta sembra aver capito che inseguire continuamente il successo rischia di diventare una trappola. «Si semina piano, è un percorso lungo, puoi restare ferma cinque anni e poi trovare il film giusto», spiega parlando della carriera.

                Un pensiero che ridimensiona anche l’ossessione per la presenza continua, particolarmente forte in un’epoca nella quale attori e personaggi pubblici sembrano obbligati a mostrare ogni giorno qualcosa di sé per evitare di scomparire dal radar.

                Per Porcaroli il cinema funziona diversamente. Ci sono periodi nei quali tutto accelera e altri in cui bisogna accettare di aspettare, senza interpretare necessariamente il silenzio come la fine di una carriera. Il progetto capace di cambiare nuovamente tutto può arrivare anche dopo anni.

                Adesso, per lei, quel progetto potrebbe essere proprio The Gentlemen 2, che la porta dentro una produzione internazionale legata a uno dei registi britannici più riconoscibili degli ultimi decenni.

                Dal successo improvviso a una nuova Benedetta

                La ragazza diventata popolarissima quasi all’improvviso ha quindi imparato a convivere con un paradosso: nel lavoro deve accettare l’attesa e persino il rischio di sentirsi dimenticata, mentre nella vita privata continua ad avere bisogno del confronto con gli altri per non restare troppo a lungo prigioniera dei propri pensieri.

                Sono due aspetti che nelle parole di Porcaroli finiscono per incontrarsi. Da una parte c’è l’attrice che sa di poter attraversare periodi nei quali il cinema sembra non cercarla più e ha imparato che una carriera non si misura soltanto sulla quantità di film girati in un determinato momento; dall’altra c’è la donna che ammette senza costruirsi addosso un personaggio invulnerabile di preferire la condivisione alla solitudine.

                Accanto a lei oggi c’è Riccardo Scamarcio, mentre davanti c’è una carriera che continua ad allargarsi anche fuori dall’Italia. Ma Benedetta non sembra più credere che successo e serenità debbano procedere secondo una linea continuamente ascendente. Può arrivare un grande film dopo cinque anni di silenzio, così come si può stare bene da soli e contemporaneamente detestare ciò che accade quando il silenzio lascia troppo spazio ai pensieri.

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