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Spettacolo

“A Viale Mazzini al posto del cavallo ci vorrebbe la statua di Pippo Baudo”: Fiorello si inchina al maestro che per lui è stato la televisione

Il comico, visibilmente commosso, ha sostato in preghiera davanti alla bara del presentatore. Poi l’appello: “La Rai gli deve moltissimo. Era qualcosa di più dei suoi 13 Sanremo, era la televisione stessa”.

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    Rosario Fiorello non ha scelto le parole leggere né le frasi di circostanza. Rientrato a Roma dalla Sardegna, si è presentato alla camera ardente di Pippo Baudo, allestita al Teatro delle Vittorie, e vi è rimasto diversi minuti, raccolto in silenzio, in preghiera. Poi, all’uscita, con la voce rotta dall’emozione, ha consegnato ai cronisti un ritratto che più di tanti ricordi restituisce la statura del conduttore scomparso.

    «Per noi siciliani sapere di essere siciliani come Pippo era un vanto e noi lo seguivamo più di altri, anche per Antenna Sicilia», ha detto. E subito ha chiarito: «Non sento il peso della sua eredità: non sono io il suo erede. Non ho un aggettivo per dire cosa rappresenti per la tv italiana. La Rai gli deve moltissimo».

    Poi la frase che è già diventata un manifesto: «A Viale Mazzini dovrebbero sostituire la statua del cavallo con quella di Pippo. Ci ha insegnato tanto solo a guardarlo». E la domanda, quasi una confessione di smarrimento: «Ora chi insegnerà ai giovani di oggi a fare la tv?».

    Fiorello ha ripetuto più volte che Baudo era qualcosa di diverso e più grande dei suoi record: «Pippo era qualcosa di più dei 13 Sanremo, o delle centinaia di pagine di televisione scritte. Pippo era la televisione. Lui ha tracciato un solco in cui tutti siamo andati dietro a fare quella televisione fatta di grandi professionalità, ma anche genuina, che lasciava spazio all’umanità».

    Il ricordo è quello di un maestro che non voleva esserlo: «Ci ha insegnato senza volere insegnare», ha detto ancora Fiorello, indicando in quelle doti di naturalezza e rigore insieme la lezione più grande lasciata dal presentatore.

    Un omaggio che non è solo personale, ma generazionale: il riconoscimento che senza Baudo la televisione italiana non sarebbe stata la stessa.

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      Speciale Sanremo 2026

      La prima serata di Sanremo? È una sit-com con Conti, Pausini e… Sandokan 2.0

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        Altro che tisane rilassanti: la prima serata di Sanremo 2026 è stata una bella centrifuga di emozioni, look scintillanti e siparietti divertenti… almeno nelle iniziali speranze degli autori! Il sipario dell’Ariston si è alzato tra applausi, meme già pronti a nascere e un’aria frizzante che sapeva di lacca, aspettative e polemiche preventive. In platea abiti da sera e sopracciglia alzate, sul palco artisti pronti a giocarsi tutto in tre minuti. L’assortito trio di presentatori ha divertito, forse proprio per la sua eterogeneità: il compassato Conti, la ruspante Pausini e lo statuario Yaman.

        La ripartenza sanremese

        Una gara partita con il piede sull’acceleratore, anche se la strada verso le 2:00 di notte è risultata lunga e a tratti sofferta. C’è chi ha emozionato, chi ha convinto, chi ha spaccato il pubblico in due come l’ananas sulla pizza. E mentre l’orchestra cuciva tappeti sonori impeccabili, rendendo migliori anche le canzoni più brutte rivelate dai preascolti di qualche settimana fa, i social correvano più veloci di un razzo sparato verso le stelle. Insomma, la macchina del Festival targata Carlo Conti è ufficialmente ripartita: tra acuti, inciampi e prime classifiche provvisorie, la maratona musicale più amata d’Italia ha acceso i motori. E noi eravamo lì, pronti a raccontarvi tutto, ma proprio tutto. Partiamo dalle pagelle, una prima panoramica dettagliata su promossi, rimandati e bocciati del Festival.

        I nostri voti

        Ditonellapiaga – «Che fastidio» (Voto 5.5)

        Ditonellapiaga porta sul palco un brano dal concept interessante, una critica ironica a tutto ciò che oggi “va per la maggiore” in Italia. Tuttavia l’arrangiamento live, con equalizzazione spinta e base drum and bass più aggressiva rispetto alla versione in studio, penalizza l’insieme. L’idea c’è, la resa un po’ meno.

        Michele Bravi – «Prima o poi» (Voto 5)

        Serata complicata per Michele Bravi. In passato aveva abituato il pubblico a esecuzioni impeccabili anche con brani non certo memorabili. All’Ariston paga l’emozione: la voce non è sempre stabile e l’interpretazione perde incisività. Peccato, perché il pezzo ha intensità. Lo aspettiamo alle prossime esecuzioni in settimana.

        Sayf – «Mi piaci tanto» (Voto 7)

        Sayf propone un pop dalle sfumature gitane che prova ad ampliare l’orizzonte del pubblico sanremese. Il ritornello non è particolarmente originale, ma la performance è solida e la presenza scenica convincente. Una delle sorprese positive della prima serata.

        Mara Sattei – «Le cose che non sai di me» (Voto 4)

        Total black, orchestrazione classica, crescendo al ritornello: una costruzione sanremese quasi scolastica. Mara Satteisceglie la strada della tradizione, ma il risultato è prevedibile e poco emozionante. Elegante, ma noiosetta.

        Dargen D’Amico – «Ai Ai» (Voto 6)

        Dargen D’Amico firma uno dei primi brani festivalieri dedicati (più o meno esplicitamente) all’intelligenza artificiale. Il dancefloor coinvolge e il pezzo funziona, anche se da lui ci aspettavamo qualcosa in più.

        Arisa – «Magica favola» (Voto 6)

        Canzone classica, arrangiamento orchestrale ancora più classico. Arisa canta molto bene e il pubblico dell’Ariston la sostiene con entusiasmo. Intendiamoci… niente di innovativo, ma una interpretazione solida e professionale.

        Luchè – «Labirinto» (Voto 6)

        La svolta pop di Luchè funziona. L’identità urban si attenua ma il risultato finale scivola molto piacevolmente.

        Tommaso Paradiso – «I romantici» (Voto 5)

        Revival anni ’80 per Tommaso Paradiso, con un chiaro ammiccamento nel ritornello a Anna e Marco di Lucio Dalla. L’atmosfera nostalgica risulta interessante ma l’interpretazione non è cerro impeccabile e il brano non vola.

        Elettra Lamborghini – «Volià» (Voto 3)

        La “Lambo” punta tutto sullo show: coreografie, piume e scenografia burlesque, anche se vocalmente il brano – con una martellante cassa in 4 – regge poco. Più spettacolo visivo che performance musicale. Nonostante tutto… siamo di fronte ad un potenziale tormentone estivo.

        Patty Pravo – «Opera» (Voto 7)

        Brano di spessore, scritto da Giovanni Caccamo, valorizza lo stile inconfondibile di Patty Pravo. I dubbi sulla resa live vengono superati con eleganza: performance raffinata e piena di grazia, anche se con qualche imprecisione vocale. Ma a 77 anni suonati le si può perdonare questo ed altro.

        Samurai Jay – «Ossessione» (Voto 3)

        Noioso reggaeton senza particolari guizzi, con un testo dalle rime prevedibili. Tra le esibizioni meno riuscite della prima serata di Sanremo 2026.

        Raf – «Ora e per sempre» (Voto 6)

        Ballatona in perfetto stile Raf, molto anni ’80 e un richiamo alle atmosfere di Michele Zarrillo.

        J-Ax – «Italia starter pack» (Voto 5)

        Country-pop in chiave ironica sull’Italia contemporanea. Nel testo qualche immagine efficace anche se vocalmente la performance non è impeccabile.

        Fulminacci – «Stupida sfortuna» (Voto 7)

        Classico brano che resta in testa già al primo ascolto. Pop leggero, immediato e decisamente radiofonico: uno dei pezzi più orecchiabili della serata.

        Levante – «Sei tu» (Voto 6.5)

        Ballata amorosa sofisticata per Levante, il testo più bello fra le 30 canzoni in gara. Raffinata ma a tratti leziosa: una maggiore semplicità avrebbe forse reso il brano più incisivo.

        Fedez & Marco Masini – «Male necessario» (Voto 6.5)

        Lo strano duo che non t’aspetti… e che funziona! Il brano è serio, ben costruito e il pubblico dell’Ariston risponde con entusiasmo.

        Ermal Meta – «Stella Stellina» (Voto 6)

        Ermal Meta affronta un tema importante – la guerra che colpisce i bambini in Medio Oriente – optando per un arrangiamento ritmicamente leggero. Il contrasto è interessante, ma l’equilibrio non è perfetto.

        Serena Brancale – «Qui con me» (Voto 7)

        Tra le cose migliori della serata. La Brancale, musicista preparata e con un solido background, presenta una ballata pianistica intensa, impreziosita da un’interpretazione sentita e tecnicamente impeccabile. Finale emozionante e meritato consenso.

        Nayt – «Prima che» (Voto 5)

        Rap banalotto, privo di particolari guizzi d’inventiva. Performance ordinata ma poco memorabile.

        Malika Ayane – «Animali notturni» (Voto 6.5)

        Atmosfere anni ’70 per Malika Ayane, che sceglie leggerezza e ritmo. Una versione più sdrammatizzata e luminosa che convince più del previsto.

        Eddie Brock – «Avvoltoi» (Voto 4)

        Eddie Brock tenta la carta del pop malinconico ma l’operazione appare costruita e poco spontanea.

        Sal Da Vinci – «Per sempre sì» (Voto 5)

        Sal Da Vinci propone una ballata dal sapore partenopeo. Nel suo genere l’esecuzione è impeccabile, ma resta confinata in un ambito molto tradizionale.

        Enrico Nigiotti – «Ogni volta che non so volare» (Voto 4)

        Una riflessione sul tempo che scorre, musicata con soluzioni che suonano scontate. Poco incisiva.

        Tredici Pietro – «Uomo che cade» (Voto 5)

        Il figlio di Morandi deve fare i conti con problemi tecnici al microfono che costringono a ripartire dall’inizio. La canzone è furbacchiona, lui gestisce la situazione con professionalità.

        Chiello – «Ti penso sempre» (Voto 5.5)

        Chiello presenta una ballata sul tema ipersfruttato dell’amore finito, fortemente influenzata dal rock alternativo anni ’90. Ambiziosa ma non convince appieno.

        Bambole di Pezza – «Resta con me» (Voto 7)

        Una ballad pop-rock energico che regala una bella sferzata di energia. Attitudine rock con look delle grandi occasioni.

        Maria Antonietta & Colombre – «La felicità e basta» (Voto 6)

        Il duo formato da Maria Antonietta e Colombre firma un pop gradevole e orecchiabile.

        Leo Gassmann – «Naturale» (Voto 4)

        Brano introspettivo che però fatica a lasciare il segno. Troppo trattenuto e poco incisivo.

        Francesco Renga – «Il meglio di me» (Voto 5)

        Francesco Renga resta fedele al suo pop melodico. Rassicurante e riconoscibile, senza particolari slanci innovativi.

        LDA & Aka7 – «Poesie clandestine» (Voto 4)

        Il duo punta su sonorità latine e ritornelli romantici. Qualche frase ad effetto nel testo ma, nel complesso, il brano si fa dimenticare.

        La classifica provvisoria

        La prima serata del Festival di Sanremo 2026 mette in scena un equilibrio tra tradizione e sperimentazione: ballate classiche, revival anni ’80, pop alternativo e urban. Le esibizioni sono state votate esclusivamente dalla giuria della sala stampa, tv e web. Al termine, Carlo Conti e Laura Pausini insieme a Can Yaman hanno letto la classifica provvisoria della prima serata, svelando solo le prime cinque canzoni in testa, senza precisare la posizione di ognuna. Sono quelle di Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e Masini-Fedez.

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          Speciale Sanremo 2026

          Sotto Sanremo, il Festival segreto conquista RaiPlay: il dietro le quinte parla il linguaggio dei social

          In un’epoca in cui tutto viene condiviso, anche il segreto diventa spettacolo. E così Sanremo, simbolo della tradizione televisiva, scopre una nuova identità: quella nascosta, fragile e sorprendentemente vicina ai giovani che lo guardano da sotto, e forse per questo lo sentono più loro che mai.

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            Il Festival più famoso d’Italia raddoppia e, per la prima volta, si guarda da sotto. Non è un gioco di parole ma la nuova scommessa di RaiPlay, che dal 23 febbraio al 1° marzo propone “Sotto Sanremo”, un racconto parallelo pensato per il pubblico digitale. Mentre Carlo Conti conduce il tradizionale spettacolo sul palco del Teatro Ariston, tre giovani voci femminili aprono una porta rimasta finora chiusa: quella delle emozioni prima del debutto.

            Anna Lou, Elisa e Nicole non conducono dal palco né dalla sala stampa, ma da un luogo volutamente misterioso, descritto come uno spazio nascosto e abbandonato sotto il teatro. Una scelta narrativa precisa, che trasforma il dietro le quinte in un vero e proprio set, dove il Festival diventa racconto intimo più che spettacolo.

            Qui arrivano artisti e ospiti per mostrare il lato più fragile della gara. Tra loro il cantautore Michele Bravi, la performer Ditonellapiaga e la giovane Angelica Bove. Non si parla solo di musica, ma di attese, scaramanzie, paure e sogni. Confessioni lontane dalle luci ufficiali, che restituiscono la dimensione più umana di un evento seguito da milioni di spettatori.

            Il progetto nasce all’interno della struttura digitale della Rai. “È un prodotto fresco, spontaneo, che rappresenta il nostro pubblico”, ha spiegato Marcello Ciannamea, direttore Rai Contenuti Digitali e Transmediali. Non una semplice cronaca, ma un’immersione creativa che utilizza il linguaggio diretto dei social per intercettare le nuove generazioni, sempre più lontane dalla televisione tradizionale.

            La regia è affidata a Massimiliano Sabini, che costruisce una narrazione quasi cinematografica, fatta di corridoi, attese e silenzi. Il risultato è una sorta di “Festival parallelo”, dove il tempo scorre in modo diverso rispetto alla diretta ufficiale.

            Il Festival di Sanremo, nato nel 1951 e diventato il principale evento musicale italiano, negli ultimi anni ha già avviato una trasformazione digitale, con clip virali e contenuti esclusivi online. “Sotto Sanremo” rappresenta però un passo ulteriore: non più solo estensione, ma racconto autonomo.

            Il pubblico non vede soltanto ciò che accade, ma ciò che si prova. Il momento prima di salire sul palco, l’ultimo respiro, la tensione che precede la prima nota. È lì che il Festival cambia volto e diventa esperienza personale.

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              Speciale Sanremo 2026

              A cena con Elettra Lamborghini: un sondaggio elegge lei come commensale perfetta

              A dircelo non è un critico musicale in piena estasi armonica, ma una ricerca di mercato firmata TheFork con YouGov

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                C’è stato un tempo in cui il Festival di Sanremo era, banalmente, una gara di canzoni. Sembra incredibile, ma accadeva davvero: si discuteva di arrangiamenti, di modulazioni ardite, di finali in crescendo e di quelle stecche così clamorose da diventare leggenda. Le polemiche nascevano su un cambio di tonalità, non su un cambio d’abito. I giornali il giorno dopo titolavano sulle performance, non sui follower guadagnati durante la diretta. Era un’epoca quasi mitologica, in cui il dibattito verteva su chi meritasse il podio e chi fosse stato penalizzato dall’orchestra. Il Festival continua a essere un gigantesco rito collettivo, un appuntamento che ferma il Paese e accende discussioni nei bar, nei salotti e sui social. Ma tra monologhi, ospiti internazionali, outfit passati al microscopio e share analizzati come bollettini di guerra, la canzone è diventata un intermezzo tra uno spot e un meme. Si aspetta il momento virale più del ritornello. Si commenta la mimica più della melodia. Il Festival continua a essere un gigantesco rito collettivo, un appuntamento che ferma il Paese e accende discussioni nei bar, nei salotti e sui social. Ma la vera notizia è un’altra: con chi andremmo a cena durante la settimana del Festival!

                A dircelo non è un critico musicale in piena estasi armonica, ma una ricerca firmata TheFork con YouGov. Perché se c’è una cosa che la kermesse ha mantenuto intatta negli anni, è la capacità di farci venire fame. Non di note, ma di carboidrati. Non di armonie, ma di antipasti condivisi.

                Secondo il sondaggio, la cantante con cui gli italiani over 24 sceglierebbero più volentieri di condividere una cena è – udite udite – Elettra Lamborghini. Il 20% la indica come compagna perfetta per una serata informale, percentuale che sale al 28% tra gli utenti della piattaforma gastronomica. Un trionfo culinario più che canoro. D’altronde, in un Festival dove le polemiche durano più delle canzoni in classifica, è comprensibile voler puntare su qualcuno che prometta almeno un dessert esplosivo, se non altro per coerenza scenica.

                La classifica continua con Arisa, Francesco Renga e Malika Ayane. Tutti artisti di spessore, certo. Voci riconoscibili, carriere solide, brani che hanno segnato stagioni radiofoniche. Ma il punto non è chi canterebbe meglio tra una portata e l’altra, né chi saprebbe reggere un duetto tra primo e secondo. Il punto è che la conversazione si è spostata definitivamente dal palco alla tavola.

                Un tempo si dibatteva su chi avesse osato di più con l’orchestrazione; oggi su chi ordinerebbe il vino giusto. Una volta si analizzavano i testi riga per riga; adesso si valuta la simpatia da condividere in una “serata informale e non convenzionale” – che tradotto significa: speriamo almeno sia divertente. La musica “capace di unire generazioni”, recita il comunicato di TheFork. Ed è vero: unisce tutti nella fila per il ristorante, mentre si commenta l’outfit visto pochi minuti prima in TV.

                Sanremo resta Sanremo, certo. Un palco che amplifica tutto: carriere, polemiche, cadute e rinascite. Ma se il momento più discusso è con chi divideremmo l’antipasto, forse è il caso di ammetterlo: più che una gara musicale, è diventato il più lungo aperitivo d’Italia, con sottofondo live. E a giudicare dal sondaggio, la colonna sonora è ormai solo un contorno. Il piatto forte? La compagnia. Con o senza bis.

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